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LA CONSULENZA ALLA COPPIA E ALLA FAMIGLIA

 

LA CONSULENZA ALLA COPPIA e ALLA FAMIGLIA

Relazione tenuta al Seminario del Corso Scuola C.I.S. Centro Italiano Sessuologia (Bologna- Castel San Pietro) 18/04/1998

Autrice: Gabriela Moschioni

 

La problematicità incontrata dal sistema famiglia, nella normalità del suo vivere quotidiano, è cosa ormai indiscussa. Sempre più spesso, ciascun membro o la famiglia nella sua interezza, non riuscendo ad intravedere le proprie risorse interne, e quindi ad attivare quelle abilità che le sono proprie, non solo va incontro a delle difficoltà contingenti e temporanee, ma anche a quelle crisi che, per eccessiva durata ed intensità, sono in grado di compromettere, paralizzare o arrestare, sia nel presente che nel futuro, il suo ciclo di vita familiare nonché quello dei suoi singoli componenti.

Il processo di sviluppo che accompagna e coinvolge la famiglia fin dal momento della sua costituzione, impone alla stessa infiniti cambiamenti che mirano a stabilire, o ristabilire, un preciso e personale equilibrio interno (adattamento), attraverso l’attivazione di nuovi processi cognitivi ed affettivi che, interagendo con i fattori interni all’individuo e con la rete di relazioni di cui egli è parte, gli permettono di affrontare la riattivazione, ad un livello di maggiore complessità, dei conflitti già superati in passato, ma anche di evolvere verso una singolare ristrutturazione che risulta essere più consona alla nuova situazione realmente in atto. L’energia psichica utile ad un tale processo, ha una portata non indifferente rispetto all’intero funzionamento  della persona, poiché, se da prima, ne induce una disorganizzazione a livello di struttura personale e relazionale (con relativa perdita dei precedenti punti di riferimento), poi, ne rivitalizza le risorse affinché possa sorgere un nuovo modello di organizzazione che pone fine al conflitto.

 

 

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Gruppo di parola per genitori di adolescenti

Gruppo di parola per genitori di adolescenti

 

 AUTORI: Chiara Cometa  -  Giuseppe Cesa 

Un’osservazione ormai comune è che negli ultimi decenni la struttura sociale e culturale della nostra realtà è molto cambiata; cambiata nella direzione di una maggiore complessità e diversificazione delle strade potenzialmente percorribili da un individuo in evoluzione. Per di più, oggi come oggi, al fianco di un ampio ventaglio di potenziali ed ipotetici percorsi si sta configurando un prepotente restringimento delle vie effettivamente percorribili.

In un passato neanche tanto remoto il figlio del fornaio avrebbe fatto il fornaio, il figlio dell’agricoltore avrebbe fatto l’agricoltore e la scuola aveva prevalentemente il compito di integrare lo sviluppo della persona con l’insegnamento di alcune materie di base per l’identità (italiano e storia, geografia e far di conto).

La formazione reale della persona si sviluppava prevalentemente con l’osservazione e l’emulazione dei genitori nel tempo.

Oggi questa situazione non rappresenta più la realtà maggiormente diffusa e spesso genitori e figli si trovano proiettati in percorsi lavorativi ed esistenziali divergenti. Addirittura, può succedere che anche qualora il figlio seguisse la strada dei genitori (ad esempio lo stesso lavoro) gran parte delle competenze del padre potrebbero risultare obsolete.

Ovviamente in un contesto del genere non è facile essere genitori ed affiancare i figli nel loro sviluppo. Di questo ce ne rendiamo conto quotidianamente nelle richieste che ci giungono presso il Consultorio, presso i nostri studi come pure da semplici conoscenti. Problematica questa che a volte si manifesta in situazioni di patologia e che tante volte si manifesta anche in situazioni di normalità.

Proprio quest’ultima considerazione ha stimolato in alcuni operatori del Consultorio l’idea di avviare un progetto di supporto ai genitori di adolescenti che fosse svincolato dalla dimensione clinica, quindi con una composizione possibilmente eterogenea. Uno spazio per dei genitori in cui questi potessero confrontarsi tra loro su tematiche tipiche della loro fase, in cui l’operatore fungesse più che altro da accompagnatore, da stimolatore e da moderatore.

È con questo spirito che nel tempo abbiamo lasciato maturare l’idea e abbiamo raccolto le prime richieste. Quest’autunno, nel mese di ottobre, finalmente il gruppo si è avviato. La prima cosa che abbiamo notato, però, è l’assenza del padre! Il gruppo, almeno al momento in cui scriviamo, non ha visto la partecipazione di neanche un padre.

Può essere che nell’evolversi dell’esperienza le cose cambino ma al momento la constatazione è questa. Eppure, la necessità della figura paterna la si sente durante gli incontri quando al cospetto di alcune situazioni da più parti sorge spontanea l’espressione: “… e il padre?”

In fase di avvio, abbiamo scelto la formula degli incontri ogni 15 giorni di un’ora e mezza circa per un totale di sei incontri. Il gruppo viene coordinato dalla dr.ssa Chiara Cometa e dal dr. Giuseppe Cesa, entrambi psicologi e psicoterapeuti.

Dopo una presentazione, al fine di attivare il lavoro nel gruppo sono state proposte delle stimolazioni quali la recita di scenette o dei questionari inerenti situazioni tipiche dell’adolescenza. Dobbiamo però riconoscere che queste stimolazioni - pur essendo utili per orientare le tematiche - non erano strettamente necessarie in quanto la voglia e il bisogno di parlare dei genitori presenti erano alti, così che da soli partivano a raccontare e alla fine dell’incontro a fatica si fermavano.

Le tematiche emerse ruotano prevalentemente attorno al vissuto di rabbiosa impotenza che alcuni atteggiamenti degli adolescenti inducono nei genitori. Come operatori abbiamo cercato di trattenerci dall’intervenire troppo lasciando fluire i racconti ed i confronti. È stato bello constatare come in un incontro alcuni genitori, dopo aver espresso la loro rabbia e fastidio verso i figli, riuscissero spontaneamente a lasciar emergere un atteggiamento di tutela e tenerezza verso l’adolescente. Un po’ come dire che - seppur nel bel mezzo della tempesta - non sono completamente alla balia dei marosi.

Queste dinamiche e la calda partecipazione ci inducono a proseguire nell’esperienza.

Chiara Cometa psicologa psicoterapeuta  

Giuseppe Cesa psicologo psicoterapeuta

Lavorare sul tema del perdono nei gruppi per separati - Esperienze e proposte

Lavorare sul tema del perdono nei gruppi per separati

Esperienze e proposte

 

Autore: Paolo Breviglieri 

 

Premessa: la nuova dignità psicologica di un concetto dimenticato

Parlare di perdono in ambito psicologico è stato per molto tempo un discorso interdetto e quasi censurato dalla cultura psicoterapeutica presente nel nostro paese. Probabilmente il concetto è sempre stato associato ad una riflessione e pratica religiosa e ha risentito anche di una sorta di ambiguità presente nella sua non facile definizione. Ben diverso è stato invece il lavoro svolto dalla psicologia in ambito anglosassone dove il processo psichico del perdono è stato indagato e teorizzato in modo approfondito. Tra questi lavori non si può non ricordate quello di Robert Enright, uno psicologo nordamericano considerato il pioniere negli studi sul perdono. Ha prodotto uno scritto dal titolo “Il perdono è una scelta” nel quale ha illustrato un modello di processo del perdono basato su venti punti. Questo modello cerca di comprendere gli aspetti cognitivi, comportamentali e affettivi e si estrinseca in alcune fasi che di seguito indichiamo:

 

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.Professionalità e amore nella consulenza

Professionalità e amore nella consulenza

 

 

Autore: Tommaso Guadagno

 

XXV Congresso Nazionale UCIPEM – Bologna, 5 maggio 2018

Se inseriamo queste due parole in internet compare la pubblicità di ristoranti, gelaterie, agenzie di viaggi e avvisi su tripadvisor.

Direi che la professionalità e l’amore sono come il sapore e il profumo, qualcosa che non si vede (è difficile da definire), ma se c’è se ne avverte subito la presenza o viceversa l’assenza.

Questo tema non l’ho scelto personalmente, poiché mi è stato assegnato, ma l’ho accolto con piacere, perché riguarda il tema / orizzonte dei valori, verso cui tendiamo e che orientano la prassi quotidiana

  • Valore innato: l’amore, come capacità di amare, che però cresce nella misura in cui lo riceviamo e lo doniamo

  • Valori acquisito: la professionalità

La professionalità è un insieme di capacità e qualità che distinguono il professionista dal dilettante, permettendogli di svolgere il proprio lavoro con competenza, ed efficacia. Richiede una adeguata preparazione, ma anche il desiderio di apprendere e migliorare continuamente. Non consiste solo nell’acquisizione di tecniche specifiche (formazione iniziale e permanente) e nell’abilità ad utilizzarle maturata attraverso l’esperienza (tirocinio), ma richiede una adesione – partecipazione interiore e il rispetto di un codice deontologico. È un modo di procedere competente, ma anche eticamente corretto.

È necessaria per le varie figure di volontari che operano nel Consultorio, ognuna nel suo ambito:

  • Segreteria

  • Consulenti

  • Psicologi

  • Psichiatri

  • Sessuologi

  • Ginecologi / andrologi

  • Medici

  • Avvocati

Ma anche nel monitoraggio e coordinamento dei vari servizi e nell’organizzazione:

  • Supervisioni

  • Incontri d’Equipe

  • Responsabili dei vari servizi.

Come pure nell’organizzazione generale, nella gestione e negli aspetti giuridici e amministrativi.

Cioè non è solo una qualità o esigenza richiesta ai singoli operatori, ma al Consultorio nel suo insieme.

Ma come si esprime, si manifesta la professionalità nel comportamento, concretamente nel campo operativo?

Anzitutto la professionalità non è una qualità innata, un dato di natura, ma una competenza che si acquisisce e si perfeziona progressivamente. Comporta 3 dimensioni che sono tra loro interdipendenti: la dimensione morale o etica, quella della competenza, quella relazionale.

  1. La dimensione morale si collega direttamente con i valori, i principi etici e le finalità della persona e dell’istituzione. Sono proprio questi valori che ispirano e orientano il comportamento del professionista, e allo stesso tempo ne permettono la verifica e l’eventuale correzione. Non solo è necessario un’adeguata consapevolezza e interiorizzazione dei valori di riferimento del proprio agire professionale, ma non è possibile – o almeno è molto difficile – collaborare in modo costrittivo e in sintonia, senza una comune base di valori condivisi.

Che sia o no iscritto ad un albo, il professionista rispetta un codice deontologico, espressione di questa base di valori condivisi. Ecco qualche citazione dal codice deontologico dell’albo degli psicologi.

  • Considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità (art. 3)

  • Rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. (art 4)

  • È tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali opera (art. 5)

Un aspetto da tenere presente è anche l’asimmetria informativa, ovvero il divario di conoscenze specialistiche, esperienze, informazioni e retroterra culturale, che pone il professionista in una posizione di vantaggio rispetto a chi ricorre alla sua prestazione professionale, o al suo aiuto. Il professionista serio ne è consapevole, ma non ne approfitta per dominare l’altro e tenerlo in una situazione di inferiorità, cerca invece di accoglierlo e farlo sentire a suo agio, adoperando un linguaggio semplice e chiaro, comprensibile per chi ha di fronte. Si creano così le condizioni per un rapporto di fiducia reciproca, che è condizione indispensabile per una relazione di aiuto.

  1. La dimensione della competenza professionale o tecnica è quella che si nota più facilmente nel modo di procedere del professionista, ed è quella che consente di distinguerlo dal dilettante. Può essere considerata un’abilità acquista e consolidata, versatile e applicabile in situazioni e contesti diversi rispetto a quelli in cui è stata appresa. Richiede tutto un bagaglio di conoscenze, competenze, intuito, esperienza maturata nel lavoro e nel confronto con gli altri, creatività, capacità di comprendere, affrontare e risolvere i problemi e gli ostacoli, che si presentano. Consiste nel mettere a disposizione degli altri tutto il sapere e il saper fare, per conseguire gli obiettivi di volta in volta concordati con chi ricorre all’aiuto del professionista. Per acquistarla occorrono un’adeguata formazione teorica e pratica, impegno, passone e sacrificio.

Rientrano in questa dimensione alcuni aspetti importanti sia a livello del singolo consulente, sia a livello del Consultorio nel suo insieme:

  • Autodisciplina, serietà e affidabilità nel mantenere gli impegni assunti

  • Orari efficienti e ben concordati

  • Puntualità e rispetto dei tempi

  • Compostezza e decoro, aspetto esteriore curato (ma non eccentrico)

  • Assumersi le proprie responsabilità e ammettere i propri errori (invece che accusare gli altri)

  • Lasciare i drammi personale fuori la porta del Consultorio

  • Attenzione e disponibilità nel rispondere a domande e reclami

  • Ambienti accoglienti, ordinati e curati

  • Adeguata organizzazione e preparazione del lavoro personale e del lavoro comune (riunioni a scadenza fissa e regolare, con orari precisi, persona responsabile, ordine del giorno e verbale)

  • Pianificazione e programmazione concordata e anticipata delle attività

  • Comportamento rispettoso e amichevole fra collaboratori, chiarire equivoci e malintesi, astenersi da pettegolezzi, strumentalizzazioni, rivalità e competizioni, che danneggiano l’unione e la collaborazione

  • Amministrazione corretta e trasparente

  • Collaborazione con altre figure professionali e con istituzioni private e pubbliche

  • Mantenersi al passo con i tempi: aggiornamento (gli standard professionali evolvono nel tempo).

 

  1. La dimensione relazionale si dà spesso per scontata, ma può essere la più complessa o carente. Possiamo considerarla come un insieme di abilità sociali ed emotive, che consentono una interazione positiva ed efficace con gli altri. Richiede una buona capacità di riconoscere, gestire ed esprimere in maniera socialmente adeguata pensieri, emozioni e stati d’animo, per governare la complessità delle dinamiche interpersonali. Competenze emotive sono l’empatia, la stabilità emotiva, la capacità di rialzarsi dopo un’esperienza negativa, la padronanza di sé e il self-control, la gestione dell’ansia e dello stress: competenze che permettono di affrontare e gestire situazioni critiche o problematiche nei rapporti interpersonali, come tensione, incomprensione, conflitto, perdita.

Tra di esse l’empatia è molto importante nel nostro lavoro. Ci rende consapevoli di avere di fronte a noi una persona, che prima di essere un utente del nostro servizio professionale è un essere umano con i suoi problemi, i suoi desideri, i suoi valori, le sue perplessità e aspettative, che andranno attentamente ascoltati e rispettati. Il consulente mostra la sua professionalità proprio a partire dalla relazione che stabilisce con chi fa ricorso alla sua competenza e al suo aiuto, offrendo un ascolto empatico che gli permette di entrare in punta di piedi nel vissuto emotivo dell’interlocutore. È come un mondo sconosciuto e altro da sé, che il consulente è chiamato a comprendere e in cui deve entrare, facendo però attenzione a non lasciarsene condizionare o travolgere. Se ciò accedesse, si produrrebbe un serio danno per la qualità e il risultato della prestazione professionale.

Aggiungerei anche una parola sull’ottimismo e la passione per il proprio lavoro. L’ottimismo è un atteggiamento positivo che davanti alle difficoltà e ai problemi si trasforma in coraggio, tenacia, determinazione, creatività. La passione non si accontenta della sufficienza, ma punta al meglio, a risultati eccellenti, fino a considerare la propria professione come una “missione” personale, in cui avviene la piena realizzazione o attualizzazione di se stesso. Così il professionista acquista fiducia in se stesso, sulla base di una solida autostima e di una profonda convinzione sull’efficacia del proprio lavoro. Aspetti di grande importanza nelle situazioni critiche, ma anche quando andranno affrontati obiettivi importanti per la crescita e lo sviluppo dall’attività professionale.

Il vero professionista possiede una marcia in più (situazione asimmetrica), è in grado cioè di offrire servizi e prestazioni di qualità superiore, perché non ha solo la capacità di soddisfare la domanda iniziale e le aspettative dell’utente, ma riesce anche a superarle, andando più in profondità, avviando processi di cambiamento e di crescita personale.

 

Per concludere una parola sull’amore

In effetti, ne ho già fatto cenno più volte parlando della professionalità.

Come per la professionalità, e forse ancora di più per l’amore si nota subito la presenza o la carenza.

Permettetemi un riferimento a s. Ignazio

  • L’amore va messo nei fatti più che nelle parole, 230 (se ne parla troppo, spesso a sproposito e soprattutto quando non c’è)

  • L’amore è comunicazione reciproca da cha ha a chi non ha, 231.

Possiamo riconoscere nell’amore una duplice dinamica o movimento:

  • L’amore che ci spinge fuori da noi stessi, cioè verso l’altro

  • L’amore che ci unisce.

 

Eppure sono due movimenti perfettamente congruenti nella famiglia consultoriale. È l’amore che ci tiene uniti nel servizio verso le persone e le situazioni che richiedono il nostro intervento.

Possiamo fare riferimento al canto dell’amore, che troviamo in 1Cor 13.

  • Anzitutto ci viene detto (1 – 2) che l’amore supera, trascende tutte le tecniche e le competenze

  • Che non coincide con la dedizione e la coerenza morale, perfino la più eroica (3)

  • Non viene fornita una definizione dell’amore, ma ne vengono presentati i tratti fondamentali che lo caratterizzano e permettono di riconoscerlo.

Tratti che permettono di riconoscere la presenza dell’amore sia nell’accompagnamento delle persone che usufruiscono dei nostri servizi, sia nella cooperazione e nei rapporti interpersonali fra le varie figure professionali che operano nel Consultorio.

Un solo amore su due versanti

  • Fra i volontari – all’interno della famiglia consultoriale

    • Collaborazione

    • Accoglienza ascolto e comprensione reciproca

    • Assenza di gelosie, rivalità e competizione

  • Verso gli utenti

    • Accoglienza

    • Servizio

    • Gratuità

Proprio nell’amore c’è anche la promessa e la speranza del futuro per i Consultori familiari, perché solo l’amore è fecondo

“La carità è magnanima, benevola è la carità;

non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio,

non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse,

non si adira, non tiene conto del male ricevuto,

non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità.

Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine” (1Cor 13, 4 – 8a).

 

Contro il bullismo - Sbulla-Mi: entra in rete fai la differenza

 

 

Contro il bullismo a Milano- Sbulla-Mi: entra in rete
fai la differenza

L’Istituto La Casa partner del progetto #Sbulla-Mi un modello di rete educativo territoriale contro le forme di bullismo e cyberbullismo a Milano

 

È partito a febbraio di quest’anno il progetto Sbulla-Mi, finanziato da Regione Lombardia, volto a contrastare il fenomeno del bullismo e cyberbullismo. L’iniziativa vede coinvolte diverse realtà del territorio milanese, già attive nell’azione di educazione e sostegno per preadolescenti ed adolescenti, e quattro istituti scolastici e di formazione professionale della città. Obiettivo primario del progetto è formare ragazzi e ragazze più consapevoli delle proprie risorse, con un buon grado di autostima, capaci di relazionarsi positivamente con il gruppo e con i genitori. Con un’azione corale, che si svilupperà lungo tutto l’anno e si concluderà a dicembre 2018, i partner del progetto hanno messo in campo la propria competenza per la realizzazione di attività finalizzate a educare, prevenire, sensibilizzare e contrastare le forme di bullismo e cyberbullismo. I destinatari del progetto sono: ragazzi delle classi seconde e terze delle scuole medie e superiori di Milano, genitori, insegnanti ed educatori.

 

L’Istituto La Casa è impegnato nell’attività destinata agli adulti: genitori, insegnanti/educatori. L’accompagnamento e la formazione riguarda il rapporto genitori e figli in età adolescenziale e la comunicazione social e digital tra i giovani. Questa azione di progetto prevede percorsi di tre serate condotti dal dottor Matteo Ciconali. Questi incontri, che si svolgono presso le sedi degli istituti scolastici, si incentrano sull’utilizzo che i ragazzi fanno delle nuove tecnologie, in particolare di Internet e Social Network, e sui disturbi nelle condotte sociali tra i pari e con gli adulti. I primi due percorsi, dei cinque previsti, sono già stati conclusi. L’attività è in corso e proseguirà con gli ultimi cicli tra settembre e ottobre. Oltre ai contenuti specifici degli incontri, questi percorsi si stanno rivelando un’opportunità importante di scambio tra genitori che, con la guida e l’aiuto dello psicologo, possono trovare uno spazio prezioso di confronto, riflessione e elaborazione personale e di coppia sui modelli educativi e sulle condotte dei propri figli. La formazione rivolta ai ragazzi coinvolgerà invece i giovani cittadini milanesi, tra gli 11 e i 18 anni, in diverse attività destinate a mettere al centro la persona e le sue risorse, per contrastare il bullismo e il cyberbullismo. Con i ragazzi si lavorerà su: l’uso costruttivo e consapevole della navigazione sul web, l’uso dei social, la conservazione dei dati nel cloud fino alla creazione di uno sportello anti-bullismo e cyberbullismo a scuola. Una delle azioni specifiche del progetto prevede un percorso di peer education nelle scuole che intende cioè formare i ragazzi più grandi perché siano loro i primi a promuovere tra i più giovani un positivo protagonismo adolescenziale. Altre attività, che coinvolgeranno oltre 300 studenti delle scuole medie, sono mirate ad allenare le competenze relazionali e le life skills, promuovendo la capacità di rispondere in modo flessibile e positivo alle difficoltà della vita quotidiana; laboratori sulla legalità e il rispetto dell’altro punteranno a insegnare come valorizzare le proprie potenzialità invece che assecondare le istanze dell’infrazione delle regole. Altro tema è quello della trasgressione che verrà affrontato anche tramite uno spettacolo teatrale e in dialogo con i detenuti delle carceri di Bollate, San Vittore e Opera. Saranno oltre 600 gli studenti che si confronteranno con chi ha fatto esperienza delle conseguenze della trasgressione. A conclusione di tutto il progetto Sbulla-Mi si svolgerà un evento aperto anche alla cittadinanza, che raccoglierà gli elaborati e i risultati delle attività, previsto indicativamente alla fine di novembre 2018.

 

I partner del progetto

Oltre alle attività dirette sui beneficiari - ragazzi, genitori, insegnanti - il progetto ha anche la finalità di creare una collaborazione sempre più attiva e partecipata tra i partner e una rete di competenza in materia di bullismo e cyberbullismo tra enti, associazioni, scuole, cooperative, che sia di scambio e aiuto reciproco anche per le realtà delle altre aree territoriali della città. Al progetto #Sbulla-Mi collaborano: Fondazione Padri Somaschi, Galdus, Il Gruppo della Trasgressione, I.I.S Oriani Mazzini, I.C E. Morosini e B. Savoia, I.C. Via De Andreis, Istituto La Casa, La Strada, Lo Scrigno.

 

 

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