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Il galateo tra i sessi

 

Autore: Emidio Tribulato

Una delle tante conseguenze della presenza di una continua e incessante lotta tra uomini e donne, è stata la scomparsa quasi totale di ogni indicazione che, nelle generazioni passate, era presente nel galateo tra i due sessi. Queste indicazioni imponevano agli uomini e alle donne una serie di precisi comportamenti, atti a proteggere, curare, rispettare, far stare bene e rassicurare l’altro. Queste indicazioni e consigli che venivano dati dalla società nel suo complesso, ma soprattutto dai genitori ai figli, permettevano a ogni uomo e donna di avere una base sicura dalla quale muoversi, nel momento in cui volevano confrontarsi con il sesso opposto, per intraprendere e costruire un rapporto armonioso, rispettoso e stabile.

Sia agli uomini sia alle donne, tenendo presenti le loro caratteristiche peculiari, erano indicate le migliori norme per proteggere, aiutare, rassicurare, gratificare, rendere sereno e per quanto possibile lieto, l’altro sesso. Queste istruzioni erano così cogenti e numerose, da apparire oggi assolutamente poco credibili e fuori luogo. L’episodio personale che qui descrivo ne è un esempio.

 

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Generazione Greta: insieme per salvare la terra

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Autore: Armando Savignano

 

Le iniziative della sedicenne svedese che hanno scosso il mondo, ripropongono ancora una volta le gravi responsabilità individuali e collettive per la situazione climatica del nostro pianeta. Sembra che gli appelli dei singoli e della comunità internazionale, per sottacere delle stessa enciclica di Papa Francesco non abbiano avuto finora quell’esito che tutti auspicavano. Ogni tanto si levano voci sul disastro ambientale e sulla drammatica situazione climatica, ma dopo qualche sussulto di coscienza momentanea, la gente e le istituzioni per sottacere dei potentati economici se ne dimenticano.

Qui non è inopportuno riflettere sui gravi problemi dell’etica dell’ambiente in se stessa e soprattutto per le generazioni future, rispetto alle quali abbiamo la responsabilità di consegnare un mondo in cui si possa vivere in maniera più umana, insomma con una migliore qualità della vita.

Alcuni accusano - invero spesso immotivatamente - la tradizione ebraico-cristiana di antropocentrismo, che avrebbe condotto allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali; altri individuano la ragione ultima nell'approccio 'mercantilistico' alle nostre interazioni con la natura, favorite dal connubio tra neo-capitalismo e pur ineludibili conquiste scientifico-tecnologiche. Di qui varie tendenze per tentare di affrontare più organicamente la crisi ecologica: a) coloro che, rifiutando energicamente ogni dominio dell'uomo sulla natura (antropocentrismo) additano una rivoluzione copernicana sfociante nell'elaborazione di una 'nuova etica' che attribuisca valore morale agli oggetti naturali sulla base dell'interdipendenza tra tutti i viventi, umani e non umani. b) Altri sostengono che un approccio così radicale appare impossibile o quantomeno non necessario se si applicassero i principi etici che tengono conto della posizione dell'uomo nel mondo (antropocentrismo moderato o debole) e li si estendesse fino ad includere il rispetto per le altre specie non umane e i nostri doveri verso le generazioni future. Quest'ultima tendenza può, a sua volta, essere suddivisa in altrettanti indirizzi, a seconda   che si considerino gli oggetti naturali come dotati di valore intrinseco oppure si assegni una funzione strumentale. In tal caso si possono dare impostazioni che privilegiano i 'principi orientati verso il bisogno ' - con la considerazione della natura quale bene da preservare perché può soddisfare interessi e preferenze della specie umana - e i 'principi orientati verso l'ideale'-, che vedono nella natura l'espressione di simboli irrinunciabili per la vita umana.

In particolare, si può intravedere nella natura essenzialmente una risorsa morale ed educativa, onde poter diventare individui migliori dal punto di vista etico e, di conseguenza, cambiare i nostri rapporti con la natura e la percezione di noi stessi in relazione ad essa. Si tratta, insomma, di configurare gli ideali umani, il nostro stile di vita, i tratti caratterologici e i relativi comportamenti alla luce di una più adeguata esperienza tra uomo e natura. Di qui l’impegno per conservarla con saggezza e preservarla non alterandola o distruggendola senza motivo, poiché il nostro atteggiamento verso l'ambiente è, in un certo senso, indice di ciò che vogliamo essere.

La natura, inoltre, può rappresentare un principio ideale, in quanto costituisce una risorsa culturale ed estetica, il cui misconoscimento rappresenterebbe sicuramente un impoverimento della nostra civiltà con contraccolpi negativi anche sul versante etico. Perciò bisogna preservare la natura, poiché è anche espressione di valori, simboli storico-culturali ed estetici attinenti alle tradizioni nazionali, regionali o locali, che rappresentano un patrimonio della stessa civiltà umana. Taluni, specie gli ecologisti profondi, hanno visto in ciò un'espressione dello sciovinismo umano, anche se non si può negare che considerare la natura in funzione degli interessi umani non implica necessariamente il misconoscimento della tutela dalle interferenze umane in nome della 'prudenza ecologica'.

Alle drastiche posizioni dell’ecologia profonda, basate su un’attitudine biocentrica, vi sono quelli che hanno ritenuto più consono alle istanze del cristianesimo un antropocentrismo, per così dire, debole e moderato; il che non implica alcuno sfruttamento arbitrario della natura, che è  invece affidata alla responsabilità dell’uomo, come la casa nella quale egli deve abitare, come luogo di soggiorno nel quale egli deve adempiere alla sua vocazione. Di qui le teorie del così detto ‘sviluppo sostenibile’ che rappresenta un ‘obiettivo globale’ poiché costituisce uno dei principali strumenti di programmazione per superare il circolo vizioso tra degrado ambientale-sottosviluppo-consumi eccessivi da parte del così detto Primo Mondo e far sì che la crescita si traduca in uno sviluppo effettivo dei paesi del Terzo Mondo. A buon diritto ha osservato il Papa che “Il degrado ambientale rende insostenibile l’esistenza dei poveri”. Perciò è urgente salvare la terra dal degrado.      

 

 

 

                 

 

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IL BULLISMO A SCUOLA: COME PREVENIRLO

 

A cura di: Cristiana Butti, Silvia Cagliani, Laura Pozzi

 

 

IV Circolo Lecco

Anno scolastico 2006/ 2007

 

 

                     

      

 

   

Viviamo in una società pluralista caratterizzata da un alto livello di conflittualità; nella scuola primaria, oltre a rilevare un aumento di bambini con difficoltà relazionali, egocentrici, incapaci di ascolto e di tolleranza  delle frustrazioni, fragili emotivamente, cominciano già a manifestarsi casi di bullismo, di mobbing, di prevaricazione e di aggressività non indifferenti, che diventano sempre più eclatanti nelle scuole medie.

I ragazzi che danno vita a fenomeni di bullismo spesso hanno disturbi nella regolazione e gestione delle emozioni, da cui deriva l’impulsività. Soffrono di instabilità emotiva, crisi di umore e di rabbia che tendono  a risolvere con comportamenti impulsivi, distruttivi e prevaricatori. Una delle loro più gravi difficoltà consiste nell’oscillazione tra l’inibizione delle emozioni e il rimanerne sopraffatti. Agiscono impulsivamente e con scarsa consapevolezza dei propri stati mentali.

 

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Genitori e figli adolescenti

 

 

 

Autore: Giuseppe Cesa

Tempo fa lessi il libro "Lettere a Lucilio" di Seneca, filosofo dell'antica Roma. In una delle lettere indirizzate ad un allievo immaginario, Seneca si chiedeva se fosse meglio, nell'educare una persona, che il saggio trasmettesse i principi generali o fosse meglio dare di volta in volta dei consigli pratici alla luce dei principi generali.

Seneca non arrivò a decidere quale fosse preferibile tra le due opzioni, ma certamente non venne meno il fatto che l'educatore dovesse avere lui per primo raggiunto quella saggezza che, poi, avrebbe dovuto in qualche modo trasmettere ad altri. Credo che queste considerazioni ci facciano riflettere su come genitori o educatori possano trasmettere solo ciò che hanno loro stessi effettivamente raggiunto.

 

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Autorevolezza ed educazione

 

 

Autore: Emidio Tribulato       

 

L’ambiente autorevole è realizzato da adulti maturi, saggi ed equilibrati, nettamente consapevoli dei propri diritti ma anche dei propri doveri.

Questi adulti riescono a porsi nei confronti dei minori con amore e spirito di servizio[1]. Essi sono capaci di amare, ascoltare, rispettare ed educare i minori in quanto possiedono una grande forza interiore che riescono a trasmettere agli educandi, così che questi possano meglio affrontare i tanti problemi e le mille difficoltà della vita. Per tali motivi, questi adulti sentono profondamente la necessità di essere lineari e coerenti, tra ciò che dicono e ciò che fanno, in modo tale da incarnare pienamente i valori che propongono.

 

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