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Soggetti disabili -. sentimenti e sessualità

Autore: Emidio Tribulato

    

 

 

Le difficoltà sono il pane quotidiano e sembrano accompagnare tutta la vita di questi bambini.

Si capisce benissimo lo scoraggiamento a cui queste difficoltà possono portare, come si comprende  il desiderio, a volte, di  gettare la spugna non solo da parte della persona e della famiglia interessata ma anche, e questo è molto più grave, da parte degli operatori e della  società.

    Tuttavia queste stesse difficoltà possono e devono essere lette anche come una sfida alla persona colpita, alla sua famiglia e anche a tutti noi. Sfida alla  nostra capacità di accettazione, alla nostra apertura mentale, alla nostra duttilità e intelligenza; sfida inoltre, io credo, tanto più interessante quanto più difficile da affrontare e risolvere.

 

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Educazione sessuale. Il ruolo della scuola

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Autore : Armando Savignano

 

 

 

 

Nel recente viaggio a Panama, Il Papa ha riaffermato il ruolo fondamentale dell’educazione sessuale sia  nell’ambito della famiglia sia nella scuola. Ciò è impellente specialmente alla luce di tanti femminicidi e distorte relazioni tra le persone nell’ambito affettivo. «Nelle scuole – ha affermato il Pontefice -  bisogna dare un’educazione sessuale, il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema. Ma bisogna dare un’educazione sessuale oggettiva, senza colonizzazione ideologica. Se inizi dando un’educazione sessuale piena di colonizzazione ideologica distruggi la persona».

Dinanzi alla sessualità umana - e non meramente  animale ¬ risultano ineludibili presupposti di  ordine antropologico e specificamente etico. Ora indipendentemente dalla questione  della fondazione di tali presupposti, in presenza di approcci pluralistici sia sul piano storico-culturale  che  nell'ambito teorico,  essi  dovrebbero  costituire  altrettanti requisiti irrinunciabili e basilari con speciale riguardo al dovere di  rispettare  la persona sempre   come  fine  e mai semplicemente come mezzo.

La  sessualità  non  si risolve in  una  funzione  meramente biologica, fisiologica  o  fisica, né concerne  l'esercizio di  determinate tecniche, neppure  può  essere limitata  ai  pur  necessari   momenti preventivi di patologie ed anche di devianze,  bensì è  essenzialmente un atto che si incarna e  vive nella libertà  della persona

E' solo il caso di rilevare quanto emblematicamente osservava Freud, secondo il quale siamo "ben lungi dal sapere abbastanza sui processi biologici, nei quali risiede  l'essenza della sessualità" . Sebbene i dati biologico-scientifici   possano sovente stemperare e, in alcuni casi, addirittura dirimere approcci unilaterali, tuttavia non è  possibile, in ultima analisi,  ridurre la sfera della sessualità solo a quegli elementi, poiché i  fenomeni sessuali sono più complessi e dipendono anche da componenti ambientali, psicologiche , sociali , antropologiche, etiche  e religiose . Riguardo poi alla genetica, è possibile   desumere alcune indicazioni che fanno giustizia di tanti atteggiamenti fuorvianti   sia a livello teorico che sul piano   storico comportamentale, con  speciale riferimento alla parità  dei  sessi pur   nella   specifica  distinzione e differenza, alla   loro complementarietà quale  dato ineludibile per  ogni processo  di auto-identificazione oltre che di valutazione morale. Di qui l'importanza del giudizio morale, dal momento che tutto ciò che l'uomo fa è morale o immorale, in quanto non esistono atti indifferenti. La sessualità poi, lo è in modo superlativo perché implica l'apertura ad altri esseri umani con i quali si instaura una relazione interpersonale che coinvolge gli aspetti e le dimensioni più intime e profonde; si tratta di una relazione di amore che dovrebbe essere alla base anche della donazione di sé all'altro/a nell'atto sessuale. Non casualmente, la sfera sessuale implica la salvaguardia e la tutela del diritto alla privacy; si tratta, in effetti, di un diritto umano fondamentale che nessuno, neppure gli Stati, possono violare, a meno che non ci si trovi dinanzi a conseguenze oggettivamente gravi arrecate a terzi. Perciò, la propria e l'altrui sessualità meritano il massimo rispetto. La sfera sessuale implica, pertanto, il carattere dell'intimità poiché è l'ambito in cui ci si confida e si nutre reciproca fiducia sulla base del rispetto. Senza tali   requisiti e specialmente l'amore, si   sconfina facilmente nell'egoismo. E’ in quest’ottica che occorre valutare anche le varie tecniche anticoncezionali, il cui giudizio morale muta ovviamente a seconda delle tipologie che vanno dai metodi naturali fino a vere e proprie tecniche abortive.

Armando Savignano

 

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Alcool, fumo, onde elettromagnetiche:

tuteliamo i nostri figli fin dal grembo materno

Autrice: Alessandra Venegoni

 

 

 

I danni sul feto dovuti all’assunzione di alcol in gravidanza (sindrome feto alcolica) sono noti circa dagli anni Sessanta: anche se assunto in piccolissime dosi, l’alcol in gravidanza può rappresentare un rischio per la salute del nascituro. Se una donna incinta consuma bevande alcoliche, l’alcol giunge direttamente nel sangue del nascituro attraverso la placenta. Il feto, non essendo in grado di metabolizzare l’alcol, viene esposto più a lungo ai suoi effetti nocivi. I possibili danni causati dall’esposizione prenatale all’alcol sono malformazioni alla nascita, disturbi dell’apprendimento, del comportamento e disturbi mentali. La sindrome feto alcolica è invalidante per l’individuo sia a livello mentale che fisico, ma è una sindrome prevenibile al 100% se si evita di assumere alcolici in gravidanza.

 

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Prepariamoci al travaglio di parto!

Consigli pratici per affrontarlo al meglio

 

Autrice: Alessandra Venegoni 

 

Con questo articolo vorrei stilare una piccola guida pratica per le future mamme che si stanno avvicinando al tanto atteso, desiderato, ma altrettanto temuto travaglio. I momenti del travaglio e del parto spesso spaventano le donne in gravidanza più che per il dolore in sé, per il fatto di non conoscere cosa le aspetti, di non sapere cosa fare, come comportarsi e cosa accadrà. Sicuramente non possiamo rispondere a tutti questi loro enigmi (perché alcuni trovano risposta solo molto più in alto di noi), ma su alcuni possiamo fare chiarezza, perché conoscere è sicuramente un’ottima strada per raggiungere la meta più sereni.

 

Cosa indossare in travaglio?

La regola numero uno è che siano indumenti comodi, vestiti che facciano sentire bene, a proprio agio, che non stringano e che si possano sporcare. La temperatura corporea percepita durante il travaglio oscillerà in maniera estremamente variabile, ci saranno momenti in cui potrà essere necessario avere indumenti per coprirsi (felpa, calze) e momenti in cui non si vorrà avere nulla a contatto con la propria pelle. Anche chi accompagnerà ed affiancherà la donna durante il travaglio ed il parto dovrà indossare qualcosa di comodo, tenendo entrambi presente l’opportunità di trascorrere parte del travaglio sotto la doccia utilizzando l’acqua calda come analgesico (ciabatte per la doccia, cuffia per capelli).

 

Si può mangiare durante il travaglio?

Il travaglio può durare da qualche ora a diverse ore (anche 8 – 10) e travagliare, lo dice la parola stessa, è un percorso faticoso che necessita di energie, energie che vanno conservate mangiando. I cibi consigliati sono quelli in cui un buon apporto calorico è contenuto in piccoli quantitativi (frutta secca, miele, zucchero, cioccolato, caramelle). Anche in questo caso non dimentichiamoci di pensare all’accompagnatore!

 

Cosa portare per rendere più lieve la permanenza in sala parto?

Fondamentale è fare in modo di sentirsi il più possibile a proprio agio evitando il più possibile interferenze con il travaglio, tutto ciò che può scatenare il rilascio di adrenalina, l’ormone della paura, è per noi un acerrimo nemico durante il travaglio. Compatibilmente con le necessità degli addetti ai lavori e con le proprie preferenze, può essere piacevole abbassare le luci, ascoltare musica, usare incensi, oli essenziali, fare vocalizzazioni, visualizzazioni, cantare.

Come dicevamo prima, durante il travaglio sono frequenti le variazioni di temperatura: nel caso in cui avvertiate delle vampate può essere utile avere un ventaglio ed uno spruzzino con acqua potabile da vaporizzare per rinfrescarvi e bere. In sala parto vi verranno proposti ed offerti anche altri oggetti che potranno aiutarvi a diminuire la percezione del dolore, la palla da pilates ad esempio, lo sgabello olandese, impacchi fatti con pezze inumidite di acqua calda o fredda.

Trovate nella/e ostetrica/e che vi affiancherà durante il travaglio una grande alleata: spiegatele quello che vorreste succedesse (vedi piano da parto), provate con lei le varie alternative e se in un

momento una non la doveste gradire comunicatelo, troverete un’altra soluzione che in quel frangente vi appaghi di più.

 

Alessandra Venegoni

Ostetrica del Consultorio

 

 

 

 

 

 

 

 

Prepariamoci al travaglio!

Consigli pratici per affrontarlo al meglio

 

 

 

 

Con questo articolo vorrei stilare una piccola guida pratica per le future mamme che si stanno avvicinando al tanto atteso, desiderato, ma altrettanto temuto travaglio. I momenti del travaglio e del parto spesso spaventano le donne in gravidanza più che per il dolore in sé, per il fatto di non conoscere cosa le aspetti, di non sapere cosa fare, come comportarsi e cosa accadrà. Sicuramente non possiamo rispondere a tutti questi loro enigmi (perché alcuni trovano risposta solo molto più in alto di noi), ma su alcuni possiamo fare chiarezza, perché conoscere è sicuramente un’ottima strada per raggiungere la meta più sereni.

 

Cosa indossare in travaglio?

La regola numero uno è che siano indumenti comodi, vestiti che facciano sentire bene, a proprio agio, che non stringano e che si possano sporcare. La temperatura corporea percepita durante il travaglio oscillerà in maniera estremamente variabile, ci saranno momenti in cui potrà essere necessario avere indumenti per coprirsi (felpa, calze) e momenti in cui non si vorrà avere nulla a contatto con la propria pelle. Anche chi accompagnerà ed affiancherà la donna durante il travaglio ed il parto dovrà indossare qualcosa di comodo, tenendo entrambi presente l’opportunità di trascorrere parte del travaglio sotto la doccia utilizzando l’acqua calda come analgesico (ciabatte per la doccia, cuffia per capelli).

 

Si può mangiare durante il travaglio?

Il travaglio può durare da qualche ora a diverse ore (anche 8 – 10) e travagliare, lo dice la parola stessa, è un percorso faticoso che necessita di energie, energie che vanno conservate mangiando. I cibi consigliati sono quelli in cui un buon apporto calorico è contenuto in piccoli quantitativi (frutta secca, miele, zucchero, cioccolato, caramelle). Anche in questo caso non dimentichiamoci di pensare all’accompagnatore!

 

Cosa portare per rendere più lieve la permanenza in sala parto?

Fondamentale è fare in modo di sentirsi il più possibile a proprio agio evitando il più possibile interferenze con il travaglio, tutto ciò che può scatenare il rilascio di adrenalina, l’ormone della paura, è per noi un acerrimo nemico durante il travaglio. Compatibilmente con le necessità degli addetti ai lavori e con le proprie preferenze, può essere piacevole abbassare le luci, ascoltare musica, usare incensi, oli essenziali, fare vocalizzazioni, visualizzazioni, cantare.

Come dicevamo prima, durante il travaglio sono frequenti le variazioni di temperatura: nel caso in cui avvertiate delle vampate può essere utile avere un ventaglio ed uno spruzzino con acqua potabile da vaporizzare per rinfrescarvi e bere. In sala parto vi verranno proposti ed offerti anche altri oggetti che potranno aiutarvi a diminuire la percezione del dolore, la palla da pilates ad esempio, lo sgabello olandese, impacchi fatti con pezze inumidite di acqua calda o fredda.

Trovate nella/e ostetrica/e che vi affiancherà durante il travaglio una grande alleata: spiegatele quello che vorreste succedesse (vedi piano da parto), provate con lei le varie alternative e se in un

momento una non la doveste gradire comunicatelo, troverete un’altra soluzione che in quel frangente vi appaghi di più.

 

Alessandra Venegoni

Ostetrica del Consultorio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Prendersi cura del perineo

in gravidanza e nel post partum 

 

 

 AUTRICE: Alessandra Venegoni

Il perineo è una zona molto delicata: durante la fase espulsiva del parto naturale i muscoli del pavimento pelvico sopportano una forte pressione e subiscono un notevole stretching, può accadere che questi tessuti si lacerino in maniera spontanea oppure che l’ostetrica valuti la necessità di eseguire un’episiotomia (incisione del perineo e della parete posteriore della vagina volta ad allargare l’orifizio vaginale).

Durante la gravidanza è possibile praticare quotidianamente per dieci/quindici minuti a partire dalla trentaquattresima settimana di gravidanza il massaggio del perineo; tale massaggio promuove la distensione dei muscoli, favorisce la conoscenza, l’ascolto e la consapevolezza del corpo, aiuta a contenere il dolore della pressione della testa fetale nell’ultima fase del travaglio e previene le lacerazioni spontanee. Si tratta di un massaggio molto semplice ed estremamente importante, pertanto rivolgiti alla tua ostetrica perché te lo possa mostrare, ti servirà in gravidanza, nel post partum e per prenderti cura del tuo pavimento pelvico per tutto il resto della tua vita!

Già nell’immediato post partum è fondamentale prestare attenzione alla zona del pavimento pelvico e all’eventuale ferita perineale, può essere che anche le comuni azioni quotidiane diventino fastidiose, come lo stare semplicemente sedute oppure il bruciore generato dall’urina che viene in contatto con la ferita.

In primis sarà necessario prestare molto attenzione all’igiene intima, tutte le volte che ci reca in bagno è utile lavarsi: è sufficiente anche solo con acqua; è consigliabile invece usare il sapone solo una volta al giorno, al termine dell’igiene intima accertarsi di asciugare bene la zona, molto importante è anche cambiare spesso l’assorbente.

Spesso capita che la donna abbia paura di andare in bagno a scaricarsi per timore di avvertire dolore o che i punti saltino, invece i punti sono resistenti ed è indicato assecondare lo stimolo appena viene avvertito così da non consentire alle feci di rimanere nell’intestino dove si disidratano diventando più dure e difficili da espellere (per mantenere le feci morbide idratarsi, assumere frutta e verdura). Spesso anche durante la minzione la donna può avvertire dolore: è consigliabile urinare davanti al getto del bidet così che l’urina non tocchi la ferita.

Potrebbe essere molto utile anche contattare un’erborista esperta così che possa indirizzare sul corretto utilizzo ad esempio di calendula ed iperico i quali hanno proprietà cicatrizzanti ed antisettiche, proteggendo dalle infezioni.

I punti di sutura sono costituiti da un filo riassorbile in modo tale che dopo una decina/ventina massimo di giorni cadano; nel caso in cui i punti diano particolare fastidio, dolore, prurito o tirino è consigliabile effettuare una visita di controllo dal proprio ginecologo, per valutare se sia necessario rimuoverli. Diversamente, se il fastidio è leggero, è sufficiente aspettare che i punti si stacchino da soli.

 

Alessandra Venegoni

Ostetrica del Consultorio

 

 

 

 

 

 

 

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