logotype
Valutazione attuale:  / 0

 

Stefano Grandi

 

 

Dieci passi

 

                  per non fallire
                                            in Amore

 

 

Verifica del cammino di coppia per non scoppiare

 

 

 

Per scaricare gratuitamente l'intero libro clicca qui

Valutazione attuale:  / 0

Uomini e donne al bivio

Quali strade per l'amore?

 

Autore: Emidio Tribulato

Edito da: Centro studi Logos - Messina

Distribuito da: Il mio libro

 

 

CLICCA QUI PER SCARICARE GRATIS L'INTERO LIBRO

 

Le strade dei sentimenti amorosi nelle quali gli uomini e le donne si cercano e percorrono insieme, nella speranza di trovare obiettivi comuni il più possibile gratificanti e soddisfacenti, se non perfetti, sono tante e diverse.

Sono strade antiche come il mondo. Nonostante ciò, ancora oggi e so­prattutto oggi, non riusciamo a capire il modo migliore per sceglierle e vi­verle bene. Ancora oggi, e soprattutto oggi, non abbiamo im­parato a distinguere le vie che uniscono da quelle che dividono; le vie che portano all’intesa da quelle che portano allo scontro. Le strade che costruiscono le civiltà e quelle che preparano la barbarie. Le vie che aiutano le società umane nella loro crescita e quelle che le conducono alla degenerazione e al conflitto.

Ancora oggi non riusciamo a trovare le modalità migliori per percorrerle insieme, uomini e donne, mano nella mano, con stima e disponibilità reciproca, con reciproca comprensione e te­nerezza, senza inutili infatuazioni ma anche con tanta cura ed attenzione verso l’altro. Senza illusioni, certo, ma anche con la giusta fiducia e speranza.

L’autore pur non volendo dare “ricette” sul modo migliore di vivere i sentimenti e le emozioni amorose, si propone di chiarire alcuni fondamentali quesiti: che cos’è e quando nasce l’amore? A che serve? Perché ci innamoriamo? Di chi ci innamoriamo? Perché scegliamo e viviamo un certo tipo d’amore piuttosto che un altro? Come mai molti amori finiscono? Ed infine quali sono i comportamenti e gli apporti personali, di coppia, familiari e sociali che facilitano l’intesa e quali gli atteggiamenti che portano alla conflittualità e allo scontro.

 

 

L'autore                         

Emidio Tribulato, medico, neuropsichiatra e psicologo, attualmente lavora come consulente psicologico del Consultorio Familiare U.C.I.P.E.M. di Messina ed è Direttore del Centro Studi Logos ( Centro di ricerche psicopedagogiche) della stessa città. L’autore è da vari anni impegnato nella prevenzione e nella cura delle situazioni di disagio che colpiscono i minori, le coppie e le famiglie. Tra le sue pubblicazioni: L'educazione negata - Voglia di crescere - Autismo e gioco libero autogestito - Mondo affettivo e mondo economico - Il bambino  e l'ambiente.

 

 

Valutazione attuale:  / 0

Contro gli asili nido

Autrice: Paola Liberace

Editore: Rubettino

Oggi, nel nostro Paese, le donne (e gli uomini) che lavorano sono costrette ad allontanarsi dai figli sin dalla prima infanzia; oppure, se non ne hanno intenzione, a dimettersi. Se dichiarano qualche insoddisfazione, è piuttosto verso la mancanza di un sistema capillare di strutture di assistenza alla prima infanzia realizzate e gestite dallo Stato. Ma è giusta una simile soluzione, che antepone esigenze diverse - la produttività, l'eguaglianza tra i sessi, l'emancipazione femminile - al bisogno conclamato dei figli di trascorrere i primi anni il più possibile accanto ai genitori; che scoraggia l'assunzione della responsabilità educativa in prima persona; che, proponendo lo Stato come sollecito tutore, genera la convinzione che un compito fondamentale come l'allevamento dei figli, in particolare nella prima infanzia, possa essere delegato ad altri? Davvero il principale desiderio di madri e padri è quello di lavorare, sempre e comunque, anche mentre i figli sono ancora in fasce? Che riflessi avrà questa lontananza sul futuro dell'attuale generazione infantile, abituata a crescere sin da piccolissima senza famiglia? Con uno stile brillante e di alta divulgazione, l'autrice passa in rassegna significativi casi storici e analisi finanziarie, fornendo infine una proposta di policy economicamente sostenibile e realisticamente fondata sui dati strutturali, congiunturali e antropologici del "modello italiano".

Valutazione attuale:  / 0

 

 

 

 

 

Un’autobiografia della terza età

 

AUTORE: Alberto Zanoni

Questa recente fatica di Enzo Bianchi è un libro che parla di vecchiaia ma fondamentalmente è un testo autobiografico, in cui l’ex priore di Bose parla della propria vecchiaia. Così, nell’ultimo capitolo, titolato Diario della vecchiaia, l’autore descrive i vari gradini che sta discendendo nel cammino della propria vita, cominciando dal primo segnale di invecchiamento del proprio corpo, il calo dell’udito, quel senso che è alla base della fede cristiana (“fides ex auditu” dice Paolo ai Romani 10,17). L’udito è indispensabile anche all’ascolto degli altri e, senza ascolto, sappiamo che non possiamo entrare in relazione con gli altri. Con il passare del tempo, Bianchi ha poi avvertito una riduzione di forza nelle gambe, così da rendergli faticoso il salire e scendere le scale che lo portavano nella sua stanza all’eremo di Bose, al punto di dover chiedere di installare un corrimano, cui appoggiarsi.

E il ricordo va alla nonna, che ripeteva di essere diventata come un corrimano per il marito incerto nel cammino. Anche la vista negli anni si è indebolita, impedendogli per prima cosa di leggere bene il titolo dei vari libri allineati sugli scaffali. Inoltre, per l’insorgere di una cataratta, non riesce più a percepire la luce in tutta la sua intensità; la luce, questo dono meraviglioso di Dio, la luce abbagliante dei luoghi del mediterraneo da lui visitati, l’isola di Santorini, la Provenza, la Sardegna.

Con grande sofferenza Bianchi ha vissuto la morte di amici cari, sacerdoti per lui maestri come David Maria Turoldo ed Ernesto Balducci, persone note e persone comuni ma a lui legate dal vincolo speciale dell’amicizia, che è poi un’esperienza di amore, tanto che gli amici che se ne sono andati sono ancora vivi dentro di noi.

Bianchi ricorda poi con nostalgia le lunghe passeggiate, che oggi non riesce più a fare nella loro interezza: la debolezza muscolare non gli permette più di andare come un tempo nel bosco, gli occhi non vedono più nitidamente gli alberi con i mutamenti stagionali dei loro colori, la quercia secolare cui si appoggiava cercando inutilmente di abbracciarla, i tigli profumati, i massi portati dai ghiacciai. L’orecchio non coglie più il gorgogliare dell’acqua del ruscello che risuona tra i ciottoli levigati, i canti degli uccelli, il fruscio tra le foglie delle lucertole e dei serpentelli che si allontanano, il canto sommesso delle fronde agitate dal vento. Il silenzio è meno interrotto dalle voci della natura e lo fa sentire più solo. Ha ridotto anche le passeggiate nella sua città, Torino, occasione per rivedere luoghi, colori, persone, volti, per sentire odori antichi di caffè, di pane, do dolci. Anche la preghiera è cambiata con gli anni, è diventata meno ossequiosa nella forma, è fatta più da seduti che in ginocchio, e più scarna nel contenuto, tanto il Signore sa tutto e non dobbiamo farla troppo lunga, quasi in preparazione all’ultimo amen. Proprio in relazione alla propria morte, l’autor svela di avere redatto la sua D.A.T., dichiarazione anticipata di trattamento, il testamento biologico in sostanza, in cui dichiara come vorrebbe essere trattato nella fase finale di vita. Accetta che vengano messe in atto cure proporzionate e con mezzi ordinari e che si cerchi di eliminare il dolore, che di per sé è un valore negativo, ricorrendo alle cure palliative, rifiutando sia l’accanimento terapeutico che l’eutanasia. Il suo desiderio intimo è di non morire solo ma circondato da persone che abbiano di lui compassione, che sappiano cioè soffrire insieme con lui. In questo modo la morte nemica, di cui parla Paolo ai Corinti, può diventare sorella morte di Francesco d’Assisi. Un ultimo cenno viene fatto alle recenti dimissioni dal ruolo di priore della comunità di Bose, rinuncia e non abbandono, ritirandosi da alcune responsabilità dirette ma non dai principi fondatori della comunità stessa.

Sulla scorta della descrizione della propria vecchiaia, nei capitoli precedenti Bianchi analizza vari aspetti della vecchiaia in generale, di come è ai nostri giorni e di come vorrebbe invece che fosse. Base di un corretto invecchiamento è una vita buona, bella e felice, il che non significa vita senza fatica, senza contraddizioni e avversità.

Una vita che vale la pena di essere vissuta è la vecchiaia, forse è un autunno i cui cadono le foglie ma la natura si carica di colori caldi, forse è una sera al termine di una giornata di lavoro ma è il momento dell’incontro a cena con le persone care.

Certo è che, in un’epoca pervasa dal mito della giovinezza, la vecchiaia è spesso rimossa e, in chi le si avvicina, diventa fonte di paure, la paura di perdere il senno e di ammalarsi di Alzheimer, la paura di perdere l’autosufficienza e di dover dipendere da altri, la paura di rimanere soli e di soffrire soli. Eppure, la Bibbia, soprattutto i libri più antichi del Vecchio Testamento, attribuiva grande valore alla vecchiaia, alla “barba”, ai “capelli bianchi”, sinonimo di saggezza e di benedizione divina. Anche gli autori sacri però successivamente si sono confrontati con la realtà più dura dei vecchi insipienti, ingiusti, lussuriosi. Molto realistica è la descrizione del vecchio che si trova in Qoelet 12,1-8, con immagini poetiche del decadimento delle varie parti e funzioni del corpo. Il salmo 90 parla di anni di fatica e di dolore, che fuggono rapidamente. Pieno di speranza invece è il vecchio del salmo 70, che ringrazia Dio per quanto ha ricevuto in tutta la sua vita per cui nella vecchiaia è certo di non essere abbandonato.

Bianchi invita ogni uomo a prepararsi alla vecchiaia, prendendo coscienza del proprio limite, facendo scelte, attuando uno stile di vita sano, imparando dai vecchi che ci stanno vicini. Prepararsi significa avere il coraggio di invecchiare mantenendo la speranza, non lasciandosi sorprendere dal suo arrivo, amando ed essendo amati, camminando assieme agli altri verso quella meta che per i cristiani non è la fine del viaggio ma la penultima tappa del cammino verso la vita piena. Importante nel percorso della vecchiaia è il distacco graduale dai mille impegni che in precedenza sembravano dare senso alla vita. Certi distacchi sono naturali, come il pensionamento, altri sono non voluti e dolorosi ma ugualmente da accettare, come la perdita del coniuge o di un amico. Occorre accettare anche di lasciare qualcosa di incompiuto, sicuri che altri porteranno avanti il nostro lavoro. “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere” (1 Cor 3,6). Le cose compiute poi rimangono nella memoria di chi invecchia, quale patrimonio da elargire ai più giovani. La memoria di Bianchi poi è colma dei ricordi della sua terra natale, di quel Monferrato ricco in colori e profumi, dell’orto e dei sui frutti stagionali, del bosco che circonda la casa di Bose, degli odori della cucina, del pane, delle vivande preparate col cuore per un buon pasto con gli amici, per esprimere loro il proprio affetto.

Ritroviamo poi i consigli per esercitare attività utili per un buon invecchiamento, cioè leggere, scrivere, ascoltare e vedere, praticando l’otium degli antichi latini, che non è vuoto, passività, ma il nutrire la propria vita interiore lontano dai clamori della vita di ogni giorno. Leggere è il presupposto per pensare, meditare, conoscere; leggere le Sacre Scritture, ispirate da Dio, ma leggere anche il pensiero di altri uomini per viaggiare con la mente, per imparare cose nuove, per esprimere le nostre idee rispetto a chi la pensa diversamente da noi. Per gli anziani non abituati a leggere può essere utile vedere programmi televisivi di carattere storico o naturalistico. Se l’udito non è poi particolarmente compromesso l’ascolto della musica è un’attività consigliata, dalla musica classica concertistica od operistica alle canzonette. Chi si sente può anche avvicinarsi alla scrittura, per dettare le sue memorie, per trasmettere ad altri la vita di un tempo, gli usi e costumi della tradizione, i proverbi popolari.

In conclusione, abbiamo parlato di un libro il cui autore, attraverso la sua storia personale, cerca di spiegare la propria vecchiaia ed in generale quella di tutti, filtrata dalla sua esperienza, non limitandosi ai ricordi del passato ma cercando di vivere il futuro che resta, in modo sereno, accettando i limiti, allentando la presa, lasciando alle nuove generazioni qualcosa di incompleto da perfezionare.

Alberto Zanoni

Geriatra

 

Enzo Bianchi, La vita e i giorni. Sulla vecchiaia. Il Mulino, Bologna 2018. Euro 13,00

Valutazione attuale:  / 0

Il bambino e l'ambiente

 

 

Autore: Emidio Tribulato

Edito da Centro studi Logos  - Messina

Distribuito da Lulu.com/it/

 CLICCA QUI PER SCARICARE GRATIS L'INTERO VOLUME

 

 

 CLICCA QUI PER SCARICARE GRATIS L'INTERO VOLUME

 

 

L'autore                         

 

Emidio Tribulato, medico, neuropsichiatra e psicologo, è attuale consulente psicologico del Consultorio Familiare U.C.I.P.E.M. di Messina e Direttore del Centro Studi Logos ( Centro di ricerche psicopedagogiche - ONLUS) della stessa città. L’autore è da vari anni impegnato nella prevenzione e nella cura delle situazioni di disagio che colpiscono i minori, le coppie e le famiglie. Tra le sue pubblicazioni: L'educazione negata - Voglia di crescere - Uomini e donne al bivio - Mondo affettivo e mondo economico - Autismo e gioco libero autogestito

 

 

 

 

Da cosa nasce la sofferenza psichica del bambino? Come prevenirla, affrontarla o alleviarla?

Le cause ambientali e relazionali sono fondamentali per conoscere, capire e curare i disturbi psicologici dell'età infantile.

L'autore le mette in evidenza proponendo numerosi casi clinici corredati dai disegni e dai racconti degli stessi bambini.

Disegni e racconti dai quali è più facile comprendere e monitorare nel tempo il mondo interiore dei minori che in essi si riflette.

Prefazione

Gioia e sofferenza accompagnano gli esseri viventi durante tutta la loro vita.

Soffrono le piante quando il sole picchia sulle loro foglie e rende queste aride, accartocciate e pallide, o peggio ancora, le brucia e secca. Soffrono gli alberi quando la bufera strappa loro le foglie e poi, senza pietà, spezza i rami e li travolge in un infernale turbinio.

Soffrono le piante quando chicchi di grossa grandine le colpiscono e feriscono o, ancor peggio, quando la ruspa crudele degli uomini le travolge e le condanna a morte certa.

Soffrono gli animali quando li trascuriamo, quando li aggrediamo, quando, con inaudita leggerezza li abbandoniamo per ore in una casa vuota o in luoghi che dovrebbero essere di ricovero, ma che portano fino alla follia, perché troppo affollati e sporchi. Soffrono quando li abbandoniamo sulle strade, così da condannarli a una morte certa e atroce, in balia delle ruote delle auto e dei camion.

Ma anche noi uomini soffriamo.

Già quando nasciamo, il primo contatto con il mondo è un lacerante grido di sofferenza e di protesta per essere stati strappati dal caldo, morbido e confortevole nido, rappresentato dal ventre materno, per essere deposti in un freddo, inospitale e sterile lettino. Nel tempo la sofferenza ci accompagna per tutta la vita. Spesso, senza che ce ne accorgiamo, il dolore è presente e accomuna molti bambini, anche quelli che riteniamo a torto “felici, contenti e soddisfatti” delle mille cose di cui li circondiamo. Anche questi possono soffrire.

Possono soffrire per le nostre assenze, per i diritti che a loro neghiamo, per le cure maldestre che offriamo, per le battaglie quotidiane e per le guerre delle quali li circondiamo. Possono soffrire per la nostra distrazione, per il nostro difficile carattere, a volte irritabile, aggressivo, scontroso, chiuso, ansioso, malinconico o eccessivamente pignolo. Soffrono per i baci, per la presenza, per l’ascolto, per gli esempi, per i consigli, per le parole, per una guida sicura e serena che non offriamo loro.

A volte piangono in silenzio. Altre volte gridano la loro sofferenza, nel tentativo di comunicarla meglio e perché meglio possiamo capirla, affrontarla e risolverla.

A volte reagiscono con irrequietezza, per cui si agitano a scuola, in casa o nelle chiese e in tutti i luoghi nei quali “bisogna star fermi”. A volte aggrediscono gli altri o se stessi lacerandosi il volto e il corpo in un impeto di ribellione, rabbia e autodistruzione. Spesso, nonostante un’intelligenza vivace, non imparano, non ricordano, sono indifferenti a ogni istanza culturale. Altre volte si chiudono in se stessi, soffocati e atterriti dalle loro intense e angosciose paure. Travolti dall’angoscia, si allontanano da noi e dal mondo che li circonda, sfuggendo ai nostri occhi o guardandoci assenti, da un angolo della casa o di una classe, per ritrovare, nella solitudine di un gioco senza fine e nel silenzio, un minimo di serenità interiore.

Ma anche la gioia è universale e accompagna tutti gli esseri viventi. Vi è gioia negli alberi della foresta quando le prime piogge d'autunno lavano le foglie, sporche della sabbia accumulatasi durante tutta la torrida estate. Gioiscono quando l’acqua scrosciante della pioggia dà sollievo e speranza alla sete e all'attesa, dopo i lunghi mesi di arida calura estiva. Gioiscono le piante quando il contadino cura le loro malattie e le accompagna nella loro crescita, o quando alla loro ombra amoreggiano gli innamorati, giocano i ragazzi, si riparano dal sole cocente i viandanti, raccolgono i loro frutti uomini e donne di ogni età, per poi riporli come splendidi tesori nelle ceste odorose, prima per ammirarli e poi gustarli.

Gioiscono gli animali quando possono razzolare liberi sull’aia o su un prato rigoglioso, o quando, scorrazzando sui monti e nelle selve si cercano, s'incontrano, si piacciono e, felici, si accoppiano. E non vi è dubbio che i loro occhi siano colmi di gioia quando in primavera da loro nascono, e iniziano a camminare sulla terra i mille cuccioli di ogni specie.

Ma anche tra noi uomini sentimenti di gioia avvolgono teneramente il cuore quando una carezza si posa sul nostro capo; quando un abbraccio circonda il nostro corpo; quando qualcuno ci ascolta e accoglie; quando nell'animo scoppia l'amore o quando incontriamo, per caso o per fortuna, un volto aperto, un viso sorridente e caldo, disponibile a un incontro o a un affettuoso dialogo.

In questo libro ci occuperemo dell’influenza che ha l’ambiente esterno in un periodo particolare della nostra vita: l'età infantile.

Un’età questa sempre più “invisibile” agli occhi della società, come dice Campanini (1993, p.25): “Per la tendenza delle politiche sociali a privilegiare sistematicamente le fasce adulte ed anziane e a lasciare in ombra i diritti del bambino; “invisibili”, talora all’interno stesso della famiglia, perché nonostante il decantato “puerocentrismo” il bambino appare molto spesso alla periferia, piuttosto che al centro della famiglia e finisce per assumere il ruolo di una sorta di “variabile dipendente” rispetto ai progetti di auto-realizzazione dei genitori “.

Tutto ciò, nonostante sia noto che l’infanzia è il periodo cruciale nel quale si formano gli uomini e le donne del futuro. È a questa età che le speranze dell'umanità diventano realtà. È a questa età che l’animo umano può strutturarsi sereno e forte, così da librarsi leggero tra i suoi simili, per raggiungere le vette più alte dell'ingegno e della relazione umana, oppure, al contrario, può rimanere invischiato nella sofferenza e nel dolore, per poi maldestramente arrancare, malato e storpio, lungo le strade della vita, come fosse l’aborto di una umanità tradita.

Nel secondo volume dell’opera, invece, ci occuperemo di rendere visibili i segnali di sofferenza e dolore dei bambini, ma anche le loro attese e le loro richieste, nonché le possibilità che abbiamo tutti noi: genitori, specialisti ed educatori di evitare, diminuire o allontanare tale sofferenza dal loro animo mediante opportuni accorgimenti e terapie.

Per fare ciò, per rendere più evidenti al lettore i sentimenti e le emozioni presenti nell’animo dei fanciulli abbiamo utilizzato, oltre che la nostra esperienza e quella degli studiosi che ci hanno preceduto, anche molti disegni e racconti dei minori che sono giunti alla nostra osservazione.

Questi disegni e questi racconti, a volte teneri e ingenui, altre volte angoscianti e sconvolgenti, ci restituiscono in maniera chiara ed evidente non solo i motivi della sofferenza dei bambini ma anche i loro desideri più profondi, atti ad attenuarla o eliminarla. In definitiva questi disegni e questi racconti ci comunicano direttamente e in modo chiaro e senza veli perché un bambino può soffrire, cosa o chi è causa di questa sofferenza, ma anche cosa potrebbe contribuire a diminuire o a sconfiggere la sua angosciosa esistenza.

Questo saggio non è stato scritto per mettere alla gogna o accusare qualcuno in quanto, sul banco degli imputati, potremmo esserci tutti. Esso è nato dal bisogno di chiarire a noi adulti quale responsabilità abbiamo nei confronti dei minori e cosa significa rispettare il futuro dell’umanità, che cresce accanto a noi e da noi si aspetta il giusto riconoscimento.

 

2019  UCIPEM NAZIONALE   globbers joomla templates