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Salviamo la terra del degrado

Un’etica della responsabilità per custodire il creato

 

 

Autore: Armando Sevignano

 

          L’uomo non considera più la terra come ‘madre’, ma come qualcosa da sfruttare avidamente, anche a costo di modificare il suo equilibrio e mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’umanità. Occorre prendere coscienza di alcune forme di inquinamento prodotte dall'uomo, quali l’immissione di gas serra nell’atmosfera, le foreste abbattute, le polveri sottili, i processi industriali incontrollati e pericolosi, Cernobil (URSS), Bopal (India), Seveso (Italia), le testate nucleari dismesse  e non neutralizzate, i milioni di tonnellate di petrolio versate nei mari, l’inquinamento industriale, i rifiuti, ecc. con conseguenze altamente pericolose per la salute del nostro ecosistema e dell’uomo (cambiamenti climatici, scioglimento dei ghiacciai, patologie tumorali, mucca pazza, pollo pazzo, aviaria, AIDS, ecc.).

 

 

 

Molti di questi fenomeni si autoalimentano creando così un effetto valanga. Ad esempio se i ghiacciai si sciolgono l’effetto ‘specchio’ dei raggi solari diminuisce e gli oceani si riscaldano di più aumentando lo scioglimento dei ghiacciai stessi. Di conseguenza si avrà l’innalzamento del livello dei mari, che porterà milioni di persone ad abbandonare le proprie abitazioni creando problemi di pressione demografica, che si sommerà a quella dell’aumento della popolazione, che a sua volta si sommerà alla crescente richiesta di energia, che produrrà maggior inquinamento, e così via a valanga. L'umanità sembra non rendersi conto dell'importanza del problema che cresce esponenzialmente e potrebbe condurci sull’orlo di un baratro.

 

          L'umanità pare che non sia disposta a fare i sacrifici necessari per evitarla. Ma siamo ancora in tempo a riportare la situazione a quella dell’anno 1990, considerato anno base dal Protocollo di Kyoto. Tutti ormai riconoscono che i cambiamenti climatici non sono fantascienza. E chi parla di cambiare il modello di sviluppo della società non viene più considerato un folle da isolare nell’interesse supremo del profitto. Tutti oramai siamo convinti che l’uomo e le sue attività stanno incidendo sul riscaldamento globale e che bisogna assolutamente prendere dei provvedimenti. Ognuno di noi contribuisce alla produzione di anidride carbonica e alla immissione di gas serra nell’atmosfera. Pertanto prima di tutto ognuno di noi deve iniziare a cambiare stile di vita e adeguarsi ad un comportamento sobrio, solidale e col minimo dispendio di energia. Iniziamo subito boicottando i prodotti troppo inquinanti. Il mercato è molto sensibile alle scelte dei consumatori. Pertanto non ci facciamo orientare dalla pubblicità e dai modelli propinati dalle multinazionali. Il pianeta e le sue risorse non sono infiniti e l’equilibrio non va rotto.

          E’ non solo un dovere civico ma anzitutto etico conservare e preservare l’ambiente non solo per la presente generazione ma anche per quelle future. Di qui le istanze del così detto ‘sviluppo sostenibile’ anche se, alla luce di un’approfondita riflessione, tale suggestiva espressione può rivelarsi ambigua e sovente contraddittoria specie nell’attuale epoca contrassegnata dalla globalizzazione. E’ superfluo rilevare che gli interessi in gioco sono molteplici a cominciare da quelli economici che riducono tutto a merce ivi compresa la salute delle persone. Il criterio economico non può essere la sola discriminante per affrontare le sfide poste dallo sviluppo sostenibile. La logica esclusiva del profitto produce inesorabilmente anche la mercificazione della salute che invece costituisce un valore non negoziabile. Anche il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi - nel corso del suo intervento alla Camera dei Deputati in merito al cambiamento climatico - è intervenuto sul rapporto fra economia e cambiamento climatico. L’aumento del Pil è in contrasto con la lotta al riscaldamento globale. «Il Pil dei singoli paesi sta alla base delle decisioni politiche e la missione dei governi sembra essere quella di aumentarlo il più possibile. Obiettivo che però è in profondo contrasto con l'arresto del riscaldamento climatico», ha detto Parisi. «Il prodotto nazionale lordo non è una buona misura dell'economia, cattura la quantità ma non la qualità della crescita», ha aggiunto.

Ma infine è necessaria una presa di coscienza nell’opinione pubblica poiché si tratta di salvaguardare gli interessi non solo della presente ma anche e soprattutto delle generazioni future. La questione ecologica e la difesa dell’ambiente sono infatti un bene troppo grande perché si possano assumere atteggiamenti reticenti e, ancor peggio, di disinteresse individuale e collettivo. A tal proposito una corretta informazione è condizione necessaria affinché si possano formare adeguate valutazioni da parte dell’opinione pubblica e non solo degli addetti ai lavori e dei tecnici sulla cui neutralità si è molto discusso. Questa è la sfida bioetica che attende tutti e ciascuno dal momento che sono in giochi le sorti delle stesse generazioni future.

Armando Savignano

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