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news UCIPEM n. 892 – 9 gennaio 2022

Unione Consultori Italiani Prematrimoniali E Matrimoniali

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“Notiziario Ucipem” unica rivista ufficiale - registrata Tribunale Milano n. 116 del 25.2.1984

Supplemento online. Direttore responsabile Maria Chiara Duranti. Direttore editoriale Giancarlo Marcone

News gratuite si propongono di riprendere dai media e inviare informazioni, di recente acquisizione, che siano d’interesse, d'aggiornamento, di documentazione, di confronto e di stimolo per gli operatori dei consultori familiari e quanti seguono nella società civile e nelle comunità ecclesiali le problematiche familiari e consultoriali. Sono così strutturate:

Notizie in breve per consulenti familiari, assistenti sociali, medici, legali, consulenti etici ed altri operatori, responsabili dell’Associazione o dell’Ente gestore con note della redazione {…ndr}.

Link diretti e link per pdf -download a siti internet, per documentazione.

            I testi, anche se il contenuto non è condiviso, vengono riprese nell’intento di offrire documenti ed opinioni di interesse consultoriale, che incidono sull’opinione pubblica. La responsabilità delle opinioni riportate è dei singoli autori, il cui nominativo è riportato in calce ad ogni testo.

            Il contenuto delle news è liberamente riproducibile citando la fonte.

            In ottemperanza alla direttiva europea sulle comunicazioni on-line (direttiva 2000/31/CE), se non desiderate ricevere ulteriori news e/o se questo messaggio vi ha disturbato, inviate una e-mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con richiesta di disconnessione.

            Chi desidera connettersi invii a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la richiesta indicando nominativo e-comune d’esercizio d’attività, e-mail, ed eventuale consultorio di appartenenza.    [Invio a 1.391 connessi]

Carta dell’U.C.I.P.E.M.

Approvata dall’Assemblea dei Soci il 20 ottobre 1979. Promulgata dal Consiglio direttivo il 14 dicembre 1979.

1. Fondamenti antropologici

1.1 L’UCIPEM assume come fondamento e fine del proprio servizio consultoriale la persona umana e la considera, in accordo con la visione evangelica, nella sua unità e nella dinamica delle sue relazioni sociali, familiari e di coppia

1.2 L’UCIPEM si riferisce alla persona nella sua capacità di amare, ne valorizza la sessualità come dimensione esistenziale di crescita individuale e relazionale, ne potenzia la socialità nelle sue diverse espressioni, ne rispetta le scelte, riconoscendo il primato della coscienza, e favorendone lo sviluppo nella libertà e nella responsabilità morale.

1.3 L’UCIPEM riconosce che la persona umana è tale fin dal concepimento.

 

02 ABUSI                                              Oltre il grande silenzio – #italychurchtoo

02 ADOZIONI                                       Appello a tutto il mondo: "Il diritto di essere figlio

03                                                          Ma chi sono realmente i bambini “con bisogni speciali”

04                                                          Quando termina un progetto di Adozione a Distanza

05 AFFIDO                                            L’affido, psicologicamente è molto più impegnativo dell’ adozione?

06 BIBBIA                                             La Bibbia conquista «I millenni»

08 CHIESA IN ITALIA                          Quel Sinodo che non volevamo e che ora ci serve

09                                                          Diocesi italiane in crisi. L’episcopato italiano sta per subire un grande scossone.

10 CHIESA UNIVERSALE                    Tre crepe nella Chiesa. I problemi per Francesco

11                                                          USA. Irrimediabile spaccatura con la Chiesa e lo Stato

12 CHIESE EVANGELICHE                  La Chiesa deve imparare ad annunciare il Signore, senza sostituirsi a Lui

14 CITTÀ DEL VATICANO                  Il papa e la Curia fra sinodo, finanze a rischio, Giubileo e nomine

15 DALLA NAVATA                             Battesimo del Signore – Anno C – 9 gennaio 2022

16 DEMOGRAFIA                                 Inverno demografico finirà se ci adeguiamo a norme Ue x lavoro giovani e donne

17                                                          Senza istruzione nessuna eredità per i giovani

19 DIBATTITI                                        Suicidio assistito e eutanasia. Lezioni da nove paesi in Europa e in USA

23 DONNE NELLA (per la )CHIESA   Chiesa e donna, il papa in difficoltà

24 FARIS                                               Chi siamo. Programmi-

25 FORUM ASS. FAMILIARI              Assegno unico. De Palo: “Sarebbe stato meglio il quoziente alla francese

27 FRANCESCO VESCOVO ROMA    Adozione non è un ripiego, ma la più alta forma d’amore e d’essere padri e madri

28                                                           Trovare nuovi “alfabeti” per dire la fede

29 GOVERNO                                       Legge di Bilancio: tutte le misure per i giovani in vigore dal 1° gennaio 2022

30 RELIGIONE                                      Una religione bloccata nel passato sarà la cosa + ortodossa di questo mondo, ma.. 31RIFLESSIONI                                         Generare e prendersi cura: gli umani con gli animali e come animali

32 SIN0DO                                           Tradizione e Democrazia in stile sinodale

34                                                          Preghiera per il Sinodo: Adsumus Sancte Spiritus

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ABUSI

Oltre il grande silenzio – #italychurchtoo

                Nasce il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo.

                Presentazione pubblica degli obiettivi e del programma, con l’intervento di alcuni sopravvissuti e testimoni il 15 febbraio 2022, ore 10.30 sulla piattaforma Zoom e in diretta sulle pagine Facebook delle associazioni aderenti.

                 Info e accrediti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

by Redazione Web         9 gennaio 2022

https://retelabuso.org/2022/01/19/oltre-il-grande-silenzio-italychurchtoo

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ADOZIONI

Appello a tutto il mondo: "Il diritto di essere figlio

  1. "Il diritto di essere figlio". È la frase-chiave alla quale si ispira l'attività dell'Ai.Bi. – Associazione Amici dei Bambini  - nata nell’ottobre del 1983, dall’iniziativa di due genitori adottivi, oggi presieduta da Marco Griffini. Proprio oggi, nel giorno della prima udienza generale di Papa Francesco, il Papa ha sottolineato la bellezza dell’adozione, una scelta “tra le forme più alte di amore e di paternità e maternità” e Griffini ha voluto sottolineare il pronunciamento del capo della Chiesa esprimendo gratitudine per le sue parole. “Milioni di bambini soli e abbandonati - ha detto il presidente dell'Ai.Bi - saranno felici di sapere che proprio il Papa abbia lanciato un appello a tutto il mondo per il loro futuro e per il loro diritto di crescere in una famiglia che li ami".

                Dopo 16 anni dal varo di una legge che imponeva l'istituzione di una Banca Dati dei Minorenni adottabili e delle coppie disponibili all’adozione, nel 2017 finalmente questa venne resa operativa. Ci si accorse però che le coppie intenzionate e decise a adottare erano drasticamente in calo. Una tendenza che si è confermata anche negli anni successivi. Tutti i 29 Tribunali dei Minorenni italiani infatti, dopo aver installato il sistema informatico necessario per avviare la Banca dati hanno confermato che le adozioni sia nazionali che internazionali stavano diminuendo in maniera preoccupante.

                In tutto il mondo si contano a milioni i bambini che affollano le neglect list, il tragico elenco di minori abbandonati, inviati periodicamente dai Paesi di origine agli enti autorizzati, nella speranza che qualcuno di loro possa essere adottato. Elenchi tutti uguali, contenenti i nomi di minori adolescenti dai 12 anni in su con storie pressoché identiche: abbandonati nei primi anni della loro infanzia e costretti a vivere per anni e anni all’interno degli orfanotrofi. Minori abbandonati e mai adottati e che mai conosceranno i sentimenti che legano i genitori con i propri figli.

                L'auspicio - ha ribadito in sostanza il presidente di Ai.Bi - è che questo appello di Francesco alle Istituzioni venga accolto anche dagli Stati e soprattutto dalle organizzazioni internazionali, Unicef in prima linea, affinché si decida finalmente a redigere un report dedicato ai minori in stato di abbandono, che popolano gli orfanotrofi nel mondo e si decida a considerare l’adozione internazionale, un vero sistema di protezione dell’infanzia abbandonata. Dalle autorità degli Stati di accoglienza, come dai sottoscrittori della convenzione dell’Aja, affinché aiutino i Paesi di origine, attraverso lo strumento della cooperazione internazionale, a dotarsi di leggi, di istituzioni e di prassi, che abbiano a cuore il diritto dei bambini a crescere in famiglia. 

                La speranza, inoltre, è che questo appello venga recepito da quegli Stati che hanno interrotto le procedure di adozione internazionale e per i quali auspichiamo una pronta ripresa, come la Romania, la Polonia, il Kenya, l’Etiopia, la Cambogia, il Nepal, il Guatemala. Ma soprattutto che finalmente l’adozione venga accolta per quella che è realmente: non un problema di una coppia che non ha figli e che vuole soddisfare il suo desiderio di diventare genitori, ma il più grande atto di giustizia che una persona possa mai compiere nella propria vita: ridare dignità di figlio ad un minore abbandonato.

                Bambini adottabili in Italia: un migliaio ogni anno. Sebbene, gran parte dei minori adottabili trovi una famiglia adottiva in tempi relativamente brevi - circa 90 decreti di adozione ogni 100 dichiarazioni di adottabilità - resta una percentuale di minorenni che rimangono in una condizione di abbandono perché ormai grandi e/o con disabilità accertata. Non vengono comunque forniti dati sull’età e su eventuali disabilità dei minori adottabili. Inoltre, i casi dei bambini adottabili non sono “abbinabili” a tutte le disponibilità delle famiglie, presentate nei diversi Tribunali per i Minorenni italiani.

                Adozioni internazionali. Per quanto riguarda i bambini adottati dall’estero, la progressiva diminuzione delle domande ha molto a che fare con i costi troppo elevati che le coppie devono sostenere. Una recente ricerca, peraltro neanche tanto recente, fissava in almeno 7.500 euro il costo medio per l'adozione di una bambina o un bambino straniero. A conferma di questo, risultano sempre più numerose le segnalazioni di famiglie che si avvicinano all’istituto dell’adozione internazionale, ma poi vi rinunciano proprio a causa dei crescenti oneri economici. Altro elemento che ostacola il percorso adottivo è l’innalzamento dell’età media dei bambini adottabili e nella tipologia di bimbi proposti per l’abbinamento. Si ha insomma sempre più bisogno di essere adottati quando si è più grandi, oppure quando esistono problemi di salute o di disabilità.

                I tempi di attesa e gli Enti autorizzati. I tempi d'attesa, che sono molto lunghi: dai 2 ai 4 anni. Mentre gli Enti autorizzati - che sono 65, iscritti all’Albo - risultano troppi, sia per le coppie che devono sceglierne uno, sia per la Commissione Adozioni Internazionali (CAI), che deve garantire un controllo sulla loro operatività in Italia e all’estero. Sarebbe auspicabile – così come raccomandato dal Comitato ONU – prevedere una riduzione numerica degli Enti autorizzati all’adozione internazionale, elevando gli standard di qualità.

La Repubblica   05 gennaio 2022

www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2022/01/05/news/adozioni_l_appello_a_tutto_il_mondo_a_favore_di_milioni_di_bambini_abbandonati-332747605

 

Ma chi sono realmente i bambini “con bisogni speciali”

                Nel 2009 il Permanent Bureau della conferenza dell’Aja ha pubblicato una “Guida alle buone prassi” dedicando una sezione proprio all’adozione dei bambini “special needs”. In particolare, sollecitato dall’aumento di bambini con bisogni speciali che hanno necessità di trovare una famiglia, il Bureau ha elaborato delle Linee Guida per facilitare la loro adozione e sono stati invitati gli Stati a non alimentare speranze irrealistiche di bambini “sani e molto piccoli”.

                I minori con bisogni speciali vengono quindi classificati secondo queste quattro categorie:

1.    Minori che soffrono di disturbi del comportamento o di traumi

2.    Minori che hanno una disabilità fisica o mentale

3.    Bambini grandi (di solito sopra i 7 anni di età)

4.    Bambini che fanno parte di un gruppo di fratelli

                Tutti i Paesi che hanno firmato o ratificato la Convenzione dell’Aja, hanno accolto nella loro legislazione queste indicazioni, ma anche i Paesi non ratificanti aderiscono più o meno allo stesso tipo di classificazione. La composizione delle liste speciali, dunque, è molto variegata e comprende appunto minori che, in quanto tali, vanno da 0 a 17 anni di età, gruppi di fratelli, talvolta anche numerosi come 6 o 8, che sulla base delle indicazioni sociopsicologiche redatte dai professionisti che li hanno in carico, possono essere eventualmente suddivisi in coppie o triplette da collocare in uno stesso nucleo familiare e possibilmente nello stesso Paese di accoglienza, per preservare il loro legame affettivo.

                Per quanto riguarda le categorie delle disabilità e dei disturbi invece, si va da lievi problematiche che possono essere risolte con una o più operazioni chirurgiche, a malattie croniche come le varie forme di epatite, la sieropositività o l’epilessia, a problemi ancora più rilevanti come un’amputazione, un’agenesia o varie tipologie di sindromi; sul fronte disturbi e ritardi si va dall’iperattività, al ritardo psicomotorio o cognitivo, al ritardo mentale di vari livelli e alle patologie psichiche più o meno importanti. Alcune di queste problematiche si possono risolvere nel giro di qualche anno con cure mediche o psicologiche adeguate, alcune possono essere tenute sotto controllo con cure farmacologiche, ci sono invece situazioni di disagio o malattie permanenti che non sono suscettibili di cambiamento attraverso cure specifiche e adeguate: è necessario dunque che le coppie, di fronte alla eventuale decisione di accogliere bambini con bisogni speciali, siano estremamente consapevoli.

Sempre all’interno del documento citato vengono inoltre promosse alcune azioni di sensibilizzazione per favorire l’adozione di bambini con bisogni speciali, tra queste: l’implementazione di banche dati su tali minori, le campagne di sensibilizzazione, l’attuazione di percorsi specifici nelle fasi di pre e post-adozione per i genitori adottivi, la priorità di questi procedimenti, la corretta e completa trasmissione delle notizie sui minori ed anche l’attivazione di metodologie per cercare attivamente i futuri genitori adottivi; proprio a questa sollecitazione risponde l’avvio del nostro progetto “Figli in attesa

www.aibi.it/ita/attivita/adozione-internazionale

                                Da gennaio a dicembre 2021 abbiamo pubblicato nella rubrica “Figli in attesa” gli appelli di 74 bambini adottabili: 180 coppie hanno chiesto informazioni, ma solo 7 hanno iniziato l’iter adottivo

www.aibi.it/ita/adozione-internazionale-quei-74-bambini-in-attesa-che-nel-2021-hanno-bussato-al-nostro-cuore

                Anche nei vari Paesi di origine, soprattutto quelli del Sudamerica e in qualche Paese asiatico e dell’Est Europa, sono stati implementati alcuni progetti simili, dalle Autorità centrali in collaborazione con gli Enti e le Autorità straniere, per la ricerca attiva di famiglie disponibili all’adozione di bambini con bisogni speciali ed essi contemplano la diffusione di storie e dati, fatti salvi quelli sensibili e identificativi, sui bambini che stanno aspettando una famiglia, anche attraverso l’utilizzo di foto e video, decisamente importanti per mostrare il bambino nel suo essere appunto un bambino e non il nome di una patologia o un coagulo di esperienze negative e di disturbi correlati.

                I casi di bambini special needs sono migliaia in tutti i Paesi e sono i primi destinatari dell’adozione internazionale, sia perché fanno maggiore fatica a trovare accoglienza nei loro Paesi di origine, sia perché sono coloro che hanno maggiormente bisogno di potersi affidare alle cure di persone amorevoli a loro esclusivamente dedicati, come possono essere solamente un papà ed una mamma.

Monica Colombo – ufficio Adozioni Internazionali. Responsabile rubrica “Figli in Attesa”.

www.aibi.it/ita/adozione-internazionale-ma-chi-sono-realmente-i-bambini-con-bisogni-speciali-e-perche-non-vengono-adottati

 

Quando termina un progetto di Adozione a Distanza

In questo caso i sostenitori possono scegliere una nuova iniziativa a loro piacimento

                Quando termina un progetto di Adozione a Distanza, è possibile scegliere a quale altro progetto che si sente vicino per imputare la propria donazione. Un’Adozione a Distanza di un orfanotrofio si conclude quando per svariati motivi termina la collaborazione di quell’orfanotrofio con Ai.Bi. Questo non vuol dire che i bambini ospiti non verranno più sostenuti anzi di certo continueranno ad essere aiutati o da enti locali o da altre associazioni con cui il centro ha stretto nuovi accordi. I motivi per cui a volte chiudiamo le collaborazioni sono legati per esempio all’impossibilità di monitorare i bambini all’interno del centro e dato che per noi è importante redigere report e dare aggiornamenti dei bambini sostenuti ai nostri sostenitori preferiamo collaborare con orfanotrofi che possano garantirci tale monitoraggio.

                Quando riceviamo una valutazione finale, sia che si tratti di un Adozione a Distanza di un orfanotrofio sia che si tratti di un’Adozione a Distanza di un bambino, provvediamo ad inviarla al sostenitore con la proposta di un nuovo abbinamento che può essere confermato o meno dal sostenitore. La donazione verrà imputata sul progetto che uno sente più vicino, ad esempio l’Adozione a Distanza del progetto Siria. In Siria i due terzi della popolazione vive in povertà e oltre 11 milioni di siriani, di cui il 40% sono bambini, non hanno accesso ai servizi di base e ai beni di prima necessità. La Siria oggi è un Paese distrutto nelle sue infrastrutture: strade, case, scuole, ospedali e fabbriche. I luoghi più vulnerabili restano i campi informali nel nordovest del Paese, dove sono ammassati oltre 2.7 milioni di civili siriani, di questi, l’80% sono donne e bambini. I sistemi scolastico e sanitario sono ormai al collasso. Circa 700 operatori sanitari sono stati uccisi dall’inizio del conflitto e oltre il 50% delle strutture sanitarie sono state danneggiate o distrutte durante i combattimenti.

                                               Ai.Bi. Staff Adozione a Distanza                               5 gennaio 2022

www.aibi.it/ita/quando-termina-un-progetto-di-adozione-a-distanza-in-questo-caso-i-sostenitori-possono-scegliere-una-nuova-iniziativa-a-loro-piacimento

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AFFIDO

L’affido, psicologicamente è molto più impegnativo dell’ adozione?

                Sul come e quando “preferire” un Progetto all’altro non è possibile compiere una sorta di calcolo matematico sul quanto possa mostrarsi “impegnativo psicologicamente” un percorso a discapito o a beneficio dell’uno o dell’altro. L’affidamento familiare e l’adozione rappresentano due scelte di vita e di esperienza differenti ma con delle particolarità comuni.

                L’affido è un intervento temporaneo di aiuto e di sostegno a un minore che proviene da una famiglia che non è in grado di occuparsi in modo adeguato e funzionale alla sua crescita, bisogni e necessità. L’adozione esprime la volontà di essere pienamente padri e madri di un bambino/a che non è nato in famiglia e che diviene figlio.

                Per rispondere pienamente alla domanda bisogna considerare elementi e variabili diverse e non sempre prevedibili che orienterebbero verso una probabilità, e non certezza, di un’esperienza che assume connotazioni e significati molteplici. Sul come e quando “preferire” un Progetto all’altro non è possibile, a mio avviso, compiere una sorta di calcolo quasi meramente matematico sul quanto possa mostrarsi “impegnativo psicologicamente” un percorso a discapito o a beneficio dell’uno o dell’altro.

                Da dove nasce il mio bisogno di aprirmi all’accoglienza? Se fossi una persona che, in coppia o individualmente, avverte il desiderio di accogliere un minore cercherei di comprendere da cosa e perché nasce il mio bisogno di aprirmi all’accoglienza tout court. Sapere che un bambino, per un periodo circoscritto e generalmente predefinito, vive la necessità di dover essere inserito in una famiglia che lo affiancherà e supporterà nella crescita con l’obiettivo di ritornare nella sua famiglia di origine mi fa sentire in grado di gestire la mia responsabilità senza sentirmi manchevole o non pienamente riconosciuta la mia disponibilità? Accogliere un figlio, da un certo punto in poi della sua vita, per costruire e far crescere insieme la propria famiglia e storia di vita mi restituisce il senso della mia preferenza? Il sentirsi chiamare mamma o papà costituisce una necessità imprescindibile unitamente al famoso “per sempre” o ascoltare il proprio nome non stimola un echeggiare negativo e non lo accosto all’idea che l’orientarmi verso un iter temporaneo mi fa sentire non riconosciuto?

                Le risposte alle proprie domande, quelle che ognuno dovrebbe porsi, sono ovviamente imprescindibili dalle proprie caratteristiche personali, dalle relazioni, dallo status, dalle possibilità soggettive che raccontano una storia specifica e tutto questo si andrà ad incontrare, intersecare ed intrecciare con quella individuale ed altrettanto particolareggiata di un bambino che, al di là delle proprie specificità chiede, a volte urlando altre volte sottovoce, di essere accompagnato nel proprio percorso di vita.

                La famiglia come risorsa. La consapevolezza di rappresentare un punto di riferimento al quale riferirsi durante l’arco di vita accompagna e costituirà la certezza per i bambini che saranno scelti, in un caso o nell’altro, dalle famiglie accoglienti. Il vissuto particolareggiato, l’essere portatore di una propria storia dolorosa, chiede, in entrambi i casi, di essere pienamente riconosciuto ed accompagnato nella vita da adulti che, responsabilmente, siano capaci di uno sguardo fiducioso ed amorevole sulle sue possibilità di realizzarsi e crescere umanamente. L’atteggiamento di apertura accomuna sia l’affido temporaneo che l’adozione verso il passato del minore accolto nella propria casa, fino ad amarne tutta la sua storia, la sua famiglia, la sua diversità rendendola dignitosa di essere vissuta, riconosciuta ed amata. E che cos’è l’Amore, nella sua essenza e forma più pura, se non gratuità?

                Così come ogni famiglia costituisce una propria storia e regole intrinseche specifiche anche ogni esperienza adottiva e di affidamento appare in tutta la sua specificità e pragmaticità che non possono offrire una sorta di “calcolo” sul peso e/o carico affettivo, emotivo e personale che si dovrà impiegare quotidianamente e giorno dopo giorno per contribuire alla crescita armonica ed equilibrata dei bambini.

                Sicuramente è una scelta possibile per le famiglie che si possano sentire risorsa e, in entrambi i casi, di un’esperienza significativa ed “impegnativa” e psicologicamente avvolgente per tutti.

                Dott.ssa Giovanna Buonocore, psicologa della sede Ai.Bi. di Salerno      6 gennaio 2022

www.aibi.it/ita/psicologia-delladozione-affido-e-adozione-e-vero-che-laffido-psicologicamente-e-molto-piu-impegnativo-dell-adozione

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ASSOCIAZIONE ITALIANA CONSULENTI CONIUGALI E FAMILIARI

Webinar ”Professione Consulente Familiare: parliamone insieme”

                Per ascoltare le richieste e i bisogni dei Soci e coordinare le iniziative e gli interventi dell'Associazione per la tutela, la qualificazione e la promozione della professione del Consulente della Coppia e della Famiglia, abbiamo organizzato un incontro on line, riservato ai Soci, a cui Vi invitiamo a partecipare.

                Il webinar, dal titolo Professione Consulente Familiare: parliamone insieme,  si svolgerà sabato 19 febbraio 2022 sulla piattaforma Zoom. Avrà la durata di 4 ore dalle 15,30 alle 19,30 e rilascerà 30 CFP.

L'evento è gratuito.

                Inizieremo con analizzare le richieste, i bisogni e le aspirazioni che saranno da Voi formulate in relazione all'esercizio della professione. Per questo scopo sarà sottoposto a tutti i Soci un Questionario consultivo, per raccogliere le opinioni di ognuno. Sarà inviato il prossimo mese di febbraio 2022.

                Durante l'incontro saranno toccati anche varie aree di interesse, come l'avvio alla professione con i suggerimenti del commercialista; gli aspetti legali dell'emergenza sanitaria; la formazione permanente; la strategia dell'Attestazione di qualità; la centralità della supervisione; il 'nuovo' tirocinio professionale.

                Come di prassi sarà possibile rivolgere domande ai relatori attraverso chat. Interverranno al webinar:

¨       Stefania Sinigaglia, presidente dell'Associazione;

¨       Nicola Cavina, commercialista;

¨       Susanna Lombardi, consigliera e consulente legale;

¨       Sabrina Marini, consigliera delegata alla formazione permanente;

¨       Licia Serino, consigliera;

¨       Maria Pia Pagliuso, consigliera e supervisore;

¨       Ivana De Leonardis, consigliera referente nazionale dei tirocini.

www.aiccef.it/it/news/professione-consulente-familiare-parliamone-insieme.html#cookieOk

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BIBBIA

La Bibbia conquista «I millenni»

                «Amo Dante quasi quanto la Bibbia»: così confessava un insospettabile James Joyce (1882-1941), allineandosi alla lista sterminata di autori e artisti che nei secoli hanno considerato la Bibbia «il grande codice» della cultura occidentale, come si è soliti ripetere adottando lo stereotipo coniato da William Blake (1757-1827),ma reso famoso con la titolatura del noto saggio di Northrop Frye (1912-1992). È, allora, naturale che un editore «laico» come Giulio Einaudi, inserisca finalmente nella sua più prestigiosa collana, «I millenni», una nuova imponente e sontuosa edizione della Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, che sono una vera e propria biblioteca costituita da 73 libri, diversi per autori, cronologia ed estensione, posti dalla teologia all'insegna dell'«ispirazione» divina. Certo, questa proposta editoriale - già auspicata da Cesare Pavese (1908- 1950) nel 1945 - è destinata al pubblico più vasto possibile, che può essere collocato anche fuori dal perimetro confessionale.

                A questa impresa sono stati convocati 12 esegeti qualificati sotto la direzione di una figura di alto rilievo nella cultura religiosa contemporanea, Enzo Bianchi, il quale si è ritagliato un suo spazio luminoso, traducendo in modo affascinante e commentando quel gioiello poetico che è il Cantico dei cantici. A questi interpreti si sono aggiunti anche coloro che hanno approntato strumenti di lavoro come le tavole storiche, le mappe, i cataloghi delle unità di misura e di conio monetario, i calendari, le cartine, le appendici, e soprattutto una mirabile sequenza iconografica commentata di oltre cinquanta tra miniature, affreschi, tele, vetrate e così via che spaziano dai primi secoli cristiani e approdano, ad esempio, a Chagall e Guttuso e al timpano musivo del portale della cattedrale di Laval, opera di Marie-Noëlle Garrigou nel 2015-2016.

                Siamo, così, di fronte a un trittico di tomi che assommano quasi a 4mila pagine in un'edizione raffinata, com'è nello stile della collana, ma che conquista per un dato fondamentale, la nuova traduzione che presenta in modo veramente originale e sorprendente (anche per uno specialista) la cattedrale storico-letteraria delle Sacre Scritture ebraico-cristiane, distribuite in tre navate.

t La prima ha al centro la Torah e ai lati i Profeti «anteriori» (i libri storici) e i «posteriori» (i testi profetici secondo la comune accezione).

t La seconda ospita gli «Scritti», cioè i testi sapienziali a cui si uniscono anche le opere deuterocanoniche composte in greco.

t Infine ecco la grandiosa navata del Nuovo Testamento, fatta nell'originale greco di 138.020 parole.

                A questo punto il lettore comprenderà quanto sia arduo elaborare una descrizione o un giudizio su un'impresa così straordinaria, soprattutto se si tiene conto che le Bibbie ora in circolazione optano prevalentemente per la versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, pur pregevole ma inferiore per qualità di resa a questa esperienza. Certo, la molteplicità degli interpreti rende più fluido e variegato il risultato, come si evince anche nelle esemplari introduzioni a ciascuna opera biblica e soprattutto nei commenti. Alcuni di essi si estendono in profondità storico-critica ed ermeneutica; altri optano per un'essenzialità che spesso si affida al rimando ai passi paralleli per cui è la stessa Bibbia che commenta se stessa, così come non mancano gli spunti di critica testuale.

                L'esito rimane, comunque, superbo e fa sperare che si smentisca la stizza di Lutero (Martin Luther 1482-1546), che nei suoi Discorsi a tavola osservava: «In Italia la S. Scrittura è così dimenticata che rarissimamente si trova una Bibbia». Si deve riconoscere che ora nelle case cristiane, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, questo vuoto è stato spesso coperto. Con la Bibbia Einaudi si spera che negli scaffali di persone non credenti approdi un testo capitale per la stessa cultura e soprattutto - nonostante la bellezza grafica che può intimorire - se ne affronti la lettura e la conoscenza diretta.

                Ovviamente è ora impossibile appuntare le tante impressioni specifiche della nostra lettura. Abbiamo, così, scelto di far gustare soltanto qualche squarcio nelle traduzioni, pur consapevoli -come suggeriva già Cervantes (Miguel de Cervantes Saavedra 1547-1616) - che «ogni versione è come il rovescio di un arazzo». La selezione è quasi casuale e minima, lasciando ai lettori l'accostamento ai Vangeli o all'esemplare resa dell'epistolario paolino o al fascino dell'Apocalisse o all'emozionante «cantabilità» dei Salmi, iridescenti di tenebra e luce, o al potente e fin roccioso testo di Giobbe, creativamente affidato

all'endecasillabo italiano.

                Scegliamo, allora, i due incipit ideali dei Testamenti:     

                «Quando Dio cominciò a creare il cielo e la terra, mentre la terra era vacua e vuota, la tenebra era al di sopra dell'abisso e l'alito di Dio aleggiava al di sopra delle acque, Dio disse: Sia luce! E luce fu» (Genesi 1,1-3);

            «In principio era il Logos e il Logos era in cospetto a Dio, e il Logos era Dio. Era lui in principio in cospetto a Dio» (Giovanni 1,1-2).

                Aperte a caso le poche pagine con le 1.250 parole ebraiche del Cantico dei cantici, ecco Lei, la donna protagonista: «Chi è costei che avanza come l'aurora, bella come la luna, splendente come il sole, temibile come una cometa?». «Io non so... il mio desiderio mi trascina via come un cocchio di un principe...» (6,10 e 12): gli esegeti che si sono accaniti sul secondo versetto frammentario e oscuro possono ammirare questa versione folgorante).

                E ancora ecco l'avvio di Qohelet: «Assoluto soffio, dice Qohelet, assoluto soffio; tutto è un soffio».(1,2), ove si fa esalare l'impressionante polisemia dell'ebraico havel havalim. Ma ecco anche un frammento di tenerezza nella pur fremente poesia profetica: «Ma può una donna dimenticare il suo poppante? Cessare di amare il figlio del suo ventre? Ma anche se lei si dimenticasse, io non mi dimenticherò di te» (Isaia 49,15). E per finire un salto nel testamento di san Paolo: «Io sto per essere versato come offerta sacrificale e il tempo di salpare incalza. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede...» (2Timoteo 4,6-7).

                Sullo sfondo possiamo far risuonare l'eco del Signore dell'Apocalisse: «Io sono l'Alfa e l'Omega,

Colui che è, che era e che viene, che su tutto ha potere!».

Bibbia, a cura di Enzo Bianchi, Mario Cucca, Federico Giuntoli, Ludwig Monti Einaudi,

I vol. pagg. LXXXI-1538;        Il vol. pagg. XLIX-1302;                     III vol. pagg. LIII-869, € 240

Gianfranco Ravasi, cardinale, arcivescovo, biblista ebraista       “Il Sole 24 Ore”                 9 gennaio 2022

www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202201/220109ravasi.pdf

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CHIESA IN ITALIA

Quel Sinodo che non volevamo e che ora ci serve

 

               

                La Chiesa italiana s’appresta a celebrare il suo primo Sinodo nazionale sette anni dopo l’invito che papa Francesco le aveva rivolto, aprendo il Convegno ecclesiale nazionale a Firenze nel 2015. Da quella prima richiesta all’ultima, fatta il 30 gennaio 2021, nell’udienza ai partecipanti al Convegno dell’Ufficio catechistico nazionale, la Chiesa italiana ha preso tempo e finalmente, il 27 febbraio 2021 scorso, la Presidenza della CEI ha presentato al papa una proposta per avviare il cammino sinodale della Chiesa italiana e il 27 maggio 2021 la 74a Assemblea della CEI ha deciso di procedere all’avvio del Sinodo nazionale, pubblicando il 1° giugno 2021 la Carta d’intenti per il «Cammino sinodale».

https://ilregno.it/documenti/2021/13/linee-per-il-cammino-sinodale-cei

                Dunque si apre un tempo d’ascolto e riflessione per le diocesi e tutte le realtà ecclesiali italiane.

                Due Sinodi contemporaneamente? C’è però un secondo elemento. La contemporaneità di due Sinodi: quello nazionale e quello universale, dedicato a «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione».                                                                                           http://secretariat.synod.va/content/synod/it.html

                Che senso ha? Essa non presenta forse il rischio di una qualche confusione o nascondimento dell’uno nell’altro? Quando il papa li ha voluti entrambi, ha evidentemente inteso, come vescovo di Roma, che la Chiesa italiana avesse necessità di un suo cammino particolare, speciale, una necessità sua propria, e tuttavia ha inteso che quella necessità fosse essa stessa significativa per tutta la Chiesa. Come è avvenuto per altre realtà, come il Cammino sinodale tedesco, il Concilio australiano, la 1° Assemblea ecclesiale dell’America Latina e dei Caraibi

ilregno.it/attualita/2021/22/america-latina-i-assemblea-ecclesiale-testimone-di-sinodalita-gabriella-zucchi

–così pure per l’Italia si apre una strada innovativa ancora in via di definizione.

                Sull’Annale 2021, i temi all’ordine del giorno. Anche per questo l’Annale Chiesa in Italia 2021 (pag. 128) presenta un utile indice dei temi che dovranno essere messi all’ordine del giorno:

t il percorso che ci ha portato al Sinodo (G. Brunelli),

t i fondamenti ecclesiali su cui si basa la sinodalità (Dianich, Noceti, Luciani),

tla questione donna (A. Deoriti),

la traduzione concreta in forme procedurali (H. Legrand),

t come affrontare l’inevitabile dissenso o il disaccordo a partire dalla lezione del Vaticano II (J. Komonchak) e dall’esperienza del card. Bernardin (B. Cupich).

www.mondadoristore.it/Chiesa-Italia-2021-Annale-de-na/eai978888623603

                A queste «interpretazioni», che sono per lo più la ripresa di alcuni materiali già apparsi sulla rivista, abbiamo aggiunto due «documenti»: la Carta d’intenti della CEI e il Documento preparatorio del Sinodo dei vescovi. Così riordinati, questi materiali mettono in comunicazione due realtà: quella relativa al Sinodo e alla sinodalità in generale, tematizzando il significato ecclesiologico dello strumento sinodale; e quella relativa allo specifico della Chiesa italiana, sottolineandone le criticità.

                Potremmo dire così: quel Sinodo che non volevamo ora ci costringe a guardare e intendere la Chiesa italiana, la nostra Chiesa, nella situazione inedita nella quale si trova, «a ripensare il presente e il futuro della fede e della Chiesa in Italia» nell’oggi della nostra storia.

Gianfranco Brunelli - Maria Elisabetta Gandolfi               Re-blog                9 gennaio 2022

 

L’episcopato italiano sta per subire un grande scossone.

Sarà necessario un esame di coscienza. Cambia anche la presidenza della CEI.

                Le vocazioni presbiterali sono pochissime, in particolare nelle diocesi. Qualche rara eccezione si vede nelle comunità tradizionali che curano molto l’aspetto identitario e puntano la loro pastorale su questo. Diverse problematiche sta affrontando la Chiesa, dai numerosi casi di pedofilia ai sacerdoti che abbandonano per fare una vita differente. Il Pontificato di Francesco, annunciato come un evento che avrebbe reso la Chiesa la porta aperta per chi era scappato, sta diventando l’occasione per far uscire anche chi dentro c’era già. Nonostante i diversi problemi giuridici su cui deve concentrarsi anche l’ordinario all’interno della diocesi, la scelta di Francesco cade sempre su soggetti che è di grazia se hanno il baccellierato in sacra teologia.

[titolo di studio di primo grado, dopo 2 anni, corrispondente alla laurea italiana e a un bachelor britannico.]

                Vengono meno così quelle regole non scritte che però hanno funzionato. Come la nomina di un presbitero appartenente alla regione ecclesiastica, norma non scritta che però era ben ponderata e permetteva che il nuovo vescovo fosse libero da condizionamenti del presbiterio da cui proveniva ma allo stesso tempo garantiva la conoscenza del popolo di Dio e dei sacerdoti. Francesco sceglie invece, fra i tanti, di prendere un fiorentino e spedirlo in Calabria. Quale attenzione al popolo viene data? Quale preoccupazione per il vescovo? Non si pensa al presbiterio? Facile poi dire che le cose non funzionano.

                 Il frutto di questo governo dispotico e sconclusionato è un episcopato incattivito che da un lato tenta di incensare il Pontefice auspicando di entrare nella sua aurea cerchia, dall’altro una rabbia che potrà trovare sfogo all’alba di un nuovo conclave. Per non parlare di quei vescovi che hanno iniziato a pronunciare omelie volte a far cambiare idea a Francesco su di loro, nella semplice speranza di non avere più il mirino puntato e che da Santa Marta non ci siano emissari che vadano a controllare i preventivi per le pianete commissionate dall’episcopio.

                L’episcopato italiano. Una delle Congregazioni più in difficoltà in questi anni è stata quella per i Vescovi. L’ Eminentissimo Cardinale Marc Ouellet, ¤ 1944, canadeseha dovuto più volte rivedere fascicoli e fascicoli di vescovi che non sapevano presentare candidati che avrebbero potuto ricevere lo zucchetto paonazzo. Numerose sono state le volte in cui la Congregazione è stata elegantemente estromessa dalle scelte degli ordinari, con un intervento diretto di Francesco che ha chiamato a guidare alcune diocesi soggetti su cui non si è avuto neppure modo di effettuare una indagine previa. Fra l’altro in un momento in cui, lo abbiamo visto con l’Arcivescovo di Parigi, le indagini debbono essere il più accurate possibile onde evitare scandali che spuntano per far fuori il vescovo di turno.

                Una gestione che è pessima quindi, la quale deve fare i conti anche con un numero esiguo di candidati all’episcopato e numerosi vescovi che raggiungono l’età del pensionamento. Saranno molti i Vescovi che nel corso di questo anno compiranno i 75 anni e saranno tenuti a presentare la lettera di rinuncia come previsto dal codex iuris canonici.

                Primo fra tutti è S. E. Rev.ma il Sig. Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che compirà 80 anni il prossimo 7 aprile 2022.

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                Poi vi sono diversi vescovi [10] che hanno già presentato la rinuncia al governo pastorale delle loro diocesi. Sono 6 le sedi vacanti. Molte diocesi [15] poi vedranno il loro vescovo compiere i 75 anni nel corso dell’anno. Il pontefice dovrà valutare se lasciarli per qualche anno o nominare i successori e magari unire le diocesi più piccole oppure, un compromesso trovato da Francesco, potrà unire in persona episcopi le diocesi vicine.

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                Anche il collegio cardinalizio subirà un notevole cambiamento. Attualmente è composto da 214 membri di cui 119 elettori. Di questi 52 sono europei, 16 dell’America del Nord, 7 dell’America Centrale, 12 dell’America del Sud, 15 dell’Africa, 15 dell’Asia e 3 dell’Oceania. Gli italiani sono 20.

                Oltre Tevere si attende ( o si scongiura, dipende) un nuovo concistoro. L’ultimo, Francesco lo ha convocato il 28 novembre 2020. Ciò che più preoccupa però è il modo in cui vengono creati cardinali questi soggetti che la pensano tutti nello stesso modo. Tutti scelti perché concordi nell’ottica di una Chiesa dedita al sociale e non a Cristo. Potrà lo Spirito Santo illuminare soggetti così annebbiati da ideologie e lotte di potere? Ricordiamoci che dovranno eleggere, e molto probabilmente da quel gruppo dovrà uscire, il successore di Francesco.

F. B. Redazione                silere non possum          9 gennaio 2022

https://silerenonpossum.it/diocesi-italiane-in-crisi

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CHIESA UNIVERSALE

Tre crepe nella Chiesa. I problemi per Francesco

                Ci sono profonde crepe su tre grandi arcate istituzionali del cattolicesimo:

¨       le conferenze episcopali in cui rivivono gli antichi concili provinciali,

¨       gli organi attraverso i quali il successore di Pietro esercita il ministero,

¨       le chiese locali per le quali il vescovo è costituito vicario di Cristo.

                Più difficili dei temi della cronachetta chiesastica - fatta di svolte del papa, di nemici del papa, di fatiche del papa - esse segneranno l'agenda della chiesa.

  1. La prima crepa attraversa l'Europa ecclesiastica, ed è paurosa. La Chiesa di Francia si è incenerita, in un tentativo di restauro maldestro (come Notre Dame...). Aver calcolato statisticamente (sic!) che dal dopoguerra circa 250mila abusi potrebbero essere stati compiuti dal clero cattolico, su 5,5 milioni di casi stimati nel Paese per gli stessi anni, doveva far capire che l'abuso dei bambini è il lato più spietato di una ferocia patriarcale, coperta d'omertà antiche e moderne, diffusa in tutti gli strati sociali. E anziché chiedersi quale teologia del maschio e del prete abbia impedito di denunciare o riconoscere quel male, i dati della commissione Sauvé son diventati occasione di vuote espressioni "vergogna", di coretti sulla "tolleranza zero", e di scommesse azzardate sulla possibilità di elevare il sospetto ad esorcismo del demone omertoso.

                La Chiesa tedesca non sta meglio. Il cammino sinodale, anziché darsi una agenda di penitenza e di unità, ha aperto tensioni interne e fornito a Roma il pretesto per far arrivare moniti o inutili o esasperanti o tutte e due. Così, nel vuoto lasciato da quel gigante teologico e politico come fu il cardinal Karl Lehmann (1936-2018), col primo governo federale composto tutto di atei, il polmone intellettuale della chiesa si esprime con coup de theatre come le (finte) dimissioni del cardinale Reinhard Marx (¤1953) o i deliri (veri) del cardinale Gerhard Ludwig Müller (¤1947).

                La Chiesa polacca perde fedeli e credibilità da tutti i lati: prelati che si sentivano intoccabili sono crollati sotto i colpi di due film [documentari] dei fratelli Tomasz e Marek Sekielski sugli abusi [Tylko nie mów nikomu (Non dirlo a nessuno].                                                                          www.youtube.com/watch?v=BrUvQ3W3nV4

                Ma i superstiti del repulisti post-wojtyliano sono invasati antieuropei che esaltano la "continuità biologica" delle nazioni e che definiscono le destre polacche, omofobe, e antimigranti, "una benedizione di Dio", e danno il la ai vescovi degradatisi a cappellani delle democrature mitteleuropee.

                Così che la Chiesa italiana - che ha decine di vescovi dediti full time a denigrare chi sta sulle sedi dove si vedevano o sedevano loro - è l'unica che abbia ancora una sua corporeità: e, se non riduce il sinodo a uno riunionificio, potrebbe forse resistere alle pulsioni autodistruttive e alle seduzioni fasciste (forse).

  1. La seconda crepa è nella curia. Essa attende la promulgazione di una riforma che, al netto della bolla che la precede, merita il giudizio severissimo con cui Eugenio Corecco [1931-1995, vescovo svizzero] seppellì la precedente: "senza un'anima ecclesiologica" e dunque incapace di contenere prepotenze e insufficienze. Attende che si fermi il sistema di ispezioni che azionano purghe dove ci potrebbe essere solo danno erariale. E attende l'esito del processo all’ ex cardinal Becciu, in certo modo finito quando il papa ha dovuto fare quattro leggi ad hoc per continuarlo: d'altronde l'illusione di produrre "più" giustizia mettendo il procuratore di Mafia Capitale presidente del tribunale e un avvocato difensore di quel processo a sostenere l'accusa con interrogatori di testi ricattabili, è cosa che ha suscitato meraviglia in tutte le cancellerie del mondo.
  2. La terza crepa è la più sottile, ma la più grave e tocca la dottrina dell'episcopato. Il Vaticano II insegna (infallibilmente) che ogni vescovo diventa successore degli apostoli per la consacrazione che riceve e non per il mandato che il papa gli dà. Oggi quella dottrina non è contestata: è sbiadita. Esemplare la vicenda di monsignor Michel Aupetit, ex arcivescovo di Parigi: una volta scoperti i trastulli amorosi del suo passato, non s'è dimesso dicendo che uno che ha tacitato ciò che la coscienza gli rimproverava non può insegnare la libertà cristiana. Ha "rimesso il mandato al papa", come fosse un prefetto. E il papa, anziché deporlo per pusillanimità, ha accettato le dimissioni dicendo però che lo faceva "sull'altare dell'ipocrisia": perché vedeva in quella vicenda l'esito di un "chiacchiericcio" più potente della verità. Episodio non unico, ma emblematico di una riduzione e autoriduzione dei vescovi a funzionari della giustizia papale con conseguenze incalcolabili, perché è "turpe assioma", avrebbe detto Pio IX, pensare così la Chiesa.

                Tre crepe nessuna delle quali si aggiusta a martellate. Per curarle serve passione per l'unità (dei cattolici, dei cristiani, di tutti) di cui la sinodalità è matrice. E prima si capisce che la sinodalità non è indeterminatezza, ma comunione, meglio è.

Alberto Melloni *                           La repubblica                   04 gennaio 2022

www.repubblica.it/commenti/2022/01/04/news/melloni-332654761/?ref=nl-rep-f-anr

  • nato a Reggio Emilia, (6 gennaio 1959) è uno storico delle religioni italiano, ordinario di storia del cristianesimo nell'Università di Modena-Reggio Emilia. Si è dedicato in particolare allo studio del Concilio Vaticano II. Titolare della Cattedra UNESCO sul pluralismo religioso e la pace dell'Università di Bologna, è socio dell'Accademia dei Lincei e segretario della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII

 

USA. Irrimediabile spaccatura con la Chiesa e lo Stato

                Eravamo in cammino per un mondo migliore. Grandi depositi di tecnologia, di sapienza, di esperienza, ci aspettavano. Avremmo saputo cose radicalmente nuove. Avremmo riorganizzato i sentimenti in modo da farne sentinelle sempre attive contro il male da fare e il male da ricevere. Avremmo costruito un altro tipo di pace che non è l’intervallo fra due guerre o la protezione dai pericoli attraverso confini blindati. Avremmo abolito i nemici, e accumulato benessere da ridistribuire, perché non è male arredare la vita secondo progetti di felicità che per la prima volta ci sembravano possibili.

                Naturalmente era speranza e immaginazione. È vero che vivevamo in un mondo mediocre e alquanto al di sotto della visione che continuavamo a prometterci e a raccontarci. Ma è anche vero che avevamo tutte le ragioni per pensare di andare nella direzione giusta. Ma qualcosa di totalmente inatteso è successo. Due fulmini hanno sconvolto con violenza e furore, non tanto tempo fa, due cieli apparentemente sconnessi, provocando una paurosa, e tuttora instabile, perdita di equilibrio.

¨                   Prima c’è stata l’improvvisa e scardinante apparizione di Trump, personaggio di vertice mai esibito prima perché dedito alla distruzione entusiasta e accanita di tutto ciò che l’America – e per imitazione il mondo – conosce come democrazia. Il mondo laico-politico legato, storicamente e moralmente, agli Stati Uniti è stato travolto da una convulsione che ha scardinato e continua a scardinare idee e principi, ma provocando anche un indebolimento inspiegabile della parte di politica e di cultura che dovrebbe reagire e respingere la tentazione malefica del suprematismo cieco attratto dal precipizio.

¨                   Intanto, in un altrove che non sarebbe mai stato possibile connettere, in passato, è stato scatenato un violentissimo attacco al Papa, come capo della Chiesa, come teologo, come predicatore, come insegnante, come analista sociale, come osservatore e partecipe della politica, come giudice, come protagonista della storia del tempo. È ragionevole connettere l’attacco violento, potente, immensamente volgare al Papa da parte di forti personaggi e distaccamenti della sua Chiesa con la violenza incredibilmente simile che spacca governo, Parlamento e presidenza negli Usa? Papa Bergoglio non soffre della debolezza fisica e psicologica di cui sembra patire il presidente Biden, che appare allo stesso tempo audace e immobile.

                Ma guardiamo dentro i contenitori delle due pericolose spaccature. La diversità è evidente. Una è la lotta per il controllo totale di un immenso potere politico e militare, per cui volano le parole “tradimento” e “golpe”. L’altra è lo screditamento del Papa, puntando alla rimozione per eresia o per scisma. Un fatto da notare è che ognuna delle due separate e diverse spaccature offre un prestito all’altra. I nemici del Papa sono i sostenitori di una rigida osservanza biblica spinta al punto da associarsi al creazionismo, primitivismo biblico che ordina di credere letteralmente e senza interpretazioni culturali alle Scritture. E respingono tutta la pedagogia cattolica.

                I suprematismi trumpiani dunque, tentano di rendere giuridicamente impossibile l’aborto ed esaltano la famiglia “tradizionale” (mamma, papà e bambino) come modo per bloccare anche giuridicamente ogni altra forma di legame e di rapporto sentimentale. Dunque c’è un potente patto che connette la profonda spaccatura politica con la profonda spaccatura religiosa. In tutti e due gli eventi si intravede il rigore di un progetto al quale né l’ex presidente Trump né i vescovi e cardinali che tentano di disattivare il Papa vogliono rinunciare.

                Non stiamo attraversando un momento o un episodio difficile della vita italiana. Stiamo vivendo una potente sbandata (che ha un suo punto drammatico e iniziale nell’assalto al Campidoglio americano, evento tuttora oscuro) che sembra avere lo scopo di rovesciare con forme di aggressione e di guerra il grande (e purtroppo fragile) progetto di pace della democrazia ispirata all’America e di Papa Francesco. La parola usata e amata dai suprematisti dei tempi di Reagan era “Armageddon”, lo scontro finale. [adattamento dell'ebraico har Mĕgiddō "monte di Megiddo", con probabile allusione alla città cananea di Megiddo, nell'antica Palestina, teatro d'importanti battaglie. - Nome usato in Apocalisse 16, 16 a. Simbolo di strage e disfatta].

                Adesso si sentono pronti.

Furio Colombo     “il Fatto Quotidiano” 9 gennaio 2022

www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/01/09/irrimediabile-spaccatura-con-la-chiesa-e-lo-stato/6449769/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=commenti&utm_term=2022-01-09

www.c3dem.it/wp-content/uploads/2022/01/irrimediabile-spaccatura-con-la-chiesa-e-con-lo-stato-furio-colombo.pdf

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CHIESE EVANGELICHE

La Chiesa deve imparare ad annunciare il Signore, senza sostituirsi a Lui

                In qualsiasi pagina delle Scritture si può cogliere in filigrana la relazione tra il mondo, creato da Dio, e un gruppo di eletti: i diversi protagonisti della narrazione biblica, il popolo d’Israele e, in seguito, la Chiesa. Difficile individuare un’altra relazione così costitutiva nella Bibbia. Perché il protagonista di quei racconti si presenta come il Dio che mette al mondo il mondo e dà alla luce ogni essere vivente. Fin dalla prima pagina, l’inno alla creazione, risuona una voce universale, che nomina l’intero mondo. Ma subito dopo ecco che quella medesima voce chiama per nome alcuni, domanda loro di collaborare alla realizzazione del suo sogno, quello della vita buona, da subito minacciata dalle tenebre. È il mondo intero l’oggetto dell’amore di Dio; ma la rivelazione di questo amore si manifesta attraverso l’azione di un piccolo gregge messo a parte per custodire e coltivare il sogno di un giardino in cui poter vivere la vita in abbondanza. Gli eletti non hanno senso se non in riferimento al mondo: sono chiamati in vista della benedizione di tutti, non certo al posto degli altri, come fossero dei privilegiati. E il mondo si vede privato del proprio senso profondo se vengono meno le sentinelle che scrutano l’orizzonte, le donne che lavorano la pasta con il lievito del Regno, gli uomini che pongono la lanterna in alto, una chiesa che sparge il sale dell’evangelo sulla terra.

                Molte vie, nessuna ricetta. Come ogni relazione, anche questa tra mondo e Chiesa, è a rischio di forzature e tradimenti. Vive di equilibri precari, da assestare continuamente, sulla base delle sfide a cui questa strana coppia è chiamata a rispondere. Non esiste un modo dogmatico, per relazionarsi col mondo: sia l'Antico Israele che la Chiesa hanno dovuto imparare, di situazione in situazione, a leggere il proprio momento storico per discernere come vivere bene. Integrazione, meticciato, distanziazione e persino mimetismo sono alcune delle tante strategie con cui il popolo di Israele, e a seguire la Chiesa, hanno provato a declinare questo rapporto  nei diversi momenti storici. Pienamente integrati in Egitto, all'epoca di Giuseppe, gli ebrei imparano a distinguersi, fino a diventare popolo santo, separato dagli altri, quando diventa forte il rischio di perdere la propria vocazione. Si pensi all'esperienza di Daniele e i suoi amici, deportati a Babilonia e al loro rifiuto di nutrirsi del cibo della mensa regale. In una situazione simile, invece, Ester, nasconde la propria identità. Difficile, dall'esterno, cogliere in quella regina persiana una figlia di Sion. Anche la Chiesa ha messo in atto comportamenti differenti per rispondere alle sfide davanti a sé. E se l'apostolo Paolo esorta i suoi a resistere alle pressioni sociali senza  omologarsi per dar vita ad una comunità anticonformista (Rm 12,2), la Chiesa della generazione successiva sembra già muoversi tra ubbidienza alle leggi dello stato e fedeltà a Dio (1 Pt 2,18).

                Non è stato facile per Israele e la Chiesa capire come rimanere fedeli alla propria singolarità in dialogo con il mondo. In un equilibrio sempre da rinegoziare, entrambi gli eletti  hanno commesso errori e tradimenti. Israele ha faticato a custodire la propria luce quando ha amministrato la terra con le stesse logiche di potere da cui era stato liberato e la Chiesa ha dimenticato la propria vocazione quando ha smesso di essere quella comunità di fratelli e sorelle dove nessuno è chiamato padre (Mt 23,9). La Chiesa faticherà a riconoscere che alcuni elementi costitutivi della propria realtà, esiliati dalla Chiesa, trovano accoglienza proprio nella società “mondana” come i diritti delle donne, negati dalla società del tempo, ma vissuti fin dagli albori nelle comunità cristiane della prima ora.

                Come Giovanni Battista. Tra fedeltà e tradimenti, cosa può significare oggi essere Chiesa nel mondo e per il mondo? Come riscoprire la chiamata a illuminare il mondo con la luce di Cristo? Per questo nostro presente, la scena iniziale dei racconti evangelici può essere significativa. Tutti i Vangeli aprono la vicenda di Gesù puntando i riflettori sulla figura di Giovanni il battezzatore. È lui la voce che chiede a noi di preparare la via al Signore che viene. E se oggi la vocazione della Chiesa fosse quella di aderire a questo testimone che indica il Messia senza mai sostituirsi a lui? Se il problema di una Chiesa, spaventata per la perdita di consenso e per lo stillicidio di vocazioni, fosse in parte legata alla sovrapposizione tra chi testimonia e annuncia (la Chiesa) e l'annunciato (il Cristo)? Identificarsi in Cristo non significa sostituirsi a lui! Secondo l’evangelista Giovanni, il Battista è il testimone dello spuntare della luce in mezzo alle tenebre. È testimone del Messia, ma prima ancora è testimone del sogno che Dio ha fatto “in principio”. Dunque, testimone di un mondo nel quale il Signore desidera camminare e per il quale gli eletti sono chiamati a lavorare, raddrizzando la via. Di fronte alla domanda diretta: “chi sei?”, il Battista risponde senza giri di parole: “io non sono il Cristo”, e neppure un profeta. Sono un uomo che presta la sua voce alla parola dei profeti, che crede nella possibilità che il mondo, immerso nelle tenebre, possa essere nuovamente immerso/battezzato nella luce divina.

                Con le mani vuote. Nel leggere il resoconto di questo strano interrogatorio, la prima impressione che ne ricaviamo è l’apprezzamento per l’umiltà del testimone, così libero da ambizioni. L’eletto, il testimone del sogno di Dio, dice al mondo: io non sono Dio, non confondete i miei goffi tentativi – nient’altro che acqua! - col disegno divino. Mentre la mia voce invita ad accogliere l’ “Io sono”, risvegliando il sogno divino di una vita buona per tutte e tutti, subito dopo ecco: “io non sono” quel sogno. Anch’io sono mondo, via storta che dev’essere raddrizzata. Sono voce che tiene viva l’attesa ma non sono ciò che dobbiamo attendere. E quando vedrò all’orizzonte profilarsi la presenza divina, la indicherò a quanti mi seguono: “ecco l’agnello di Dio”; e farò in modo che quanti stavano con me si allontanino da me, per seguire quell’Altro. Io non sono la casa per gli affamati di giustizia; sono solo il dito che indica una direzione. Sarà un Altro a mostrare loro dove abita la presenza divina, dove prende forma il sogno originario del mondo come Dio lo vuole.

                Il Battista vive in bilico tra due realtà, di entrambe le quali è testimone. Messo a parte per Dio e per il suo desiderio di salvezza universale e semplicemente essere umano, solidale con quel mondo che sente insufficiente, di cui patisce l’ingiustizia. La testimonianza del Battista domanda ai credenti di non sciogliere la tensione dialettica tra la responsabilità dell’eletto e la solidarietà con quel mondo di cui sono pienamente parte. E di riconoscere che questa relazione rimanda ad un terzo, quel Regno di Dio, verso cui camminiamo insieme, senza poter dire di averlo tra le mani. Perché le mani dei credenti, e dunque della Chiesa, devono rimanere vuote e pronte ad indicare ciò che sta oltre, quella salvezza per tutte e tutti che è dono dell’Agnello di Dio.

Lidia Maggi, teologa e pastora battista Messaggero Cappuccino Emilia Romagna            5 gennaio  2022

www.messaggerocappuccino.it/parola/1601-2022mc01-par-1

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CITTÀ DEL VATICANO

Il papa e la Curia fra sinodo, finanze a rischio, Giubileo e nomine

                La pandemia sta incidendo anche sul governo della Chiesa universale rallentando il già non facile cammino di riforma e riorganizzazione della Curia romana promosso da papa Francesco. Fra le altre cose il covid ha messo ulteriormente in crisi le traballanti entrate finanziarie: sono diminuite infatti le offerte a causa del virus e delle sue conseguenze sulla vita civile e sociale, lo stesso dicasi per le risorse provenienti dalle Conferenze episcopali, è calato drasticamente il numero di pellegrini e visitatori di tanti luoghi d’arte e di culto, non solo a Roma fra l’altro, ma anche per esempio in Terra Santa. Fatto, quest’ultimo, ricordato dallo stesso pontefice nel corso del discorso pronunciato in occasione della benedizione «urbi et orbi» del giorno di Natale.

                L’altra grande preoccupazione di Francesco resta il sinodo generale in programma per il 2023, che dovrà aprire – almeno nelle intenzioni – la Chiesa all’ascolto della società contemporanea dando voce alle aspettative e ai bisogni dei popoli di questo tempo. Per la verità i sinodi precedenti celebratisi sotto questo pontificato non lasciano ben sperare: tutti – da quelli sulla famiglia all’assise sull’Amazzonia – avevano generato grandi aspettative all’inizio, ma si sono chiusi con risultati minimalisti lasciando emergere il volto di una Chiesa fortemente divisa al suo interno, in cui ormai si contrappongono visioni differenti del mondo e del cristianesimo, non di rado chiusa in un tradizionalismo esasperato.

                Oppure è stata la Santa Sede a frenare il cambiamento all’ultimo momento per paura di generare nuove spaccature, come nel caso del sinodo sull’Amazzonia con la possibile apertura ai laici alla guida di comunità di fedeli nelle regioni dell’America Latina dove è forte la carenza di sacerdoti. È vero che il prossimo sinodo è dedicato proprio alla partecipazione alla vita della Chiesa – uno snodo fondamentale, a questo punto – e arriva dopo che il papa ha riformato l’istituto rendendolo, di fatto, un organismo con potere decisionale e non più meramente consultivo (già così per l'Amazzonia, ma l'assise era regionale, in quel caso), quindi molto dipenderà dal livello di partecipazione che si svilupperà nel corso di questi due anni; di tutto questo Bergoglio ha in ogni caso parlato nel tradizionale discorso per gli auguri di Natale, rivolto alla Curia il 23 dicembre 2021 scorso.

                Il Giubileo sotto la guida Gualtieri-Fisichella

                Ma andiamo con ordine. Dei problemi finanziari che assillano le casse vaticane c’è stato un accenno significativo del papa nel discorso “natalizio” rivolto ai dipendenti del Governatorato, cioè dello Stato vaticano: «E per quanto riguarda il lavoro, come vi dicevo un anno fa, abbiamo cercato di garantire l’occupazione; ci siamo impegnati a non lasciare nessuno senza lavoro». «Certo – ha aggiunto Francesco – la gestione del periodo di chiusura non è stata facile; so che c’è stato qualche problema, lo so; spero che si possano trovare soluzioni soddisfacenti attraverso il dialogo, cercando di venirsi incontro, sempre nel rispetto dei diritti dei lavoratori e del bene comune». Garantire livelli occupazionali e salari in una situazione insieme di crisi e riassetto finanziario non è semplice, e i problemi traspaiono dalle parole del pontefice.

                Nel frattempo il Vaticano, d’intesa col Governo e col Comune di Roma, punta molte delle sue carte sul Giubileo del 2025, pandemia permettendo. La preparazione dell’evento è stata affidata dal papa a un vecchio volto della Curia, esperto in relazioni politiche con l’Italia, mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione. Per comprendere le aspettative che circondano Oltretevere il prossimo Giubileo, si tenga conto che, come informava un comunicato vaticano, Fisichella in vista del nuovo incarico aveva già incontrato «i Superiori della Segreteria di Stato, dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e della Segreteria per l’Economia». Sarà insomma anche una questione d’affari come quasi sempre è avvenuto in passato.

                Del resto, il neosindaco di Roma, Roberto Gualtieri, è già stato nominato, su proposta del presidente del Consiglio Mario Draghi, Commissario straordinario per il Giubileo; nel frattempo però, già all’inizio di dicembre, Fisichella e Gualtieri si erano incontrati per cominciare a programmare gli investimenti. Non è un caso: per il 2025 Roma riceverà infatti 2 miliardi di euro, una cifra importante per una capitale ormai ridotta allo stremo da anni di crisi profonda. Certo il rimedio che si profila all’orizzonte ha un sapore antico, il Giubileo come occasione per interventi straordinari. Un po’ il revival di quanto avvenne nel 2000? Si vedrà, in ogni caso forse sarà di nuovo un patto trono (Stato)-altare a salvare Roma.

                Da rilevare infine che il papa ha commissariato la basilica patriarcale di Santa Maria Maggiore, ancora nella capitale, per gestirne in modo razionale e trasparente l‘ingente patrimonio immobiliare e finanziario.

                Il mega dicastero cambia guida. Sul fronte della riforma della Curia, invece, va sottolineata l’uscita di scena del card. Peter Turkson, ghanese, dalla guida del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. In tal modo l’Africa perde l’ultimo posto di prestigio di cui era titolare in Curia; vedremo se il papa riequilibrerà gli incarichi anche da un punto di vista geopolitico (sta crescendo viceversa il peso dell’Asia). Il dicastero, creato nel 2016, che riassume in sé quattro ex dicasteri comprendenti in pratica tutti i campi d’azione della dottrina sociale, era stato sottoposto l’estate scorsa a una ispezione per verificarne il funzionamento – come sta avvenendo per tutti gli organismi vaticani – guidata dal cardinale americano Blase Cupich, arcivescovo di Chicago. L’indagine aveva rilevato difficoltà e carenze organizzative e di coordinamento fra le varie componenti del dicastero; per ora il nuovo prefetto «ad interim per la gestione ordinaria», è il gesuita card. Micheal Czerny, e Segretario sarà invece suor Alessandra Smerilli, entrambi già membri dell’organismo. Con questa nomina, suor Smerilli è ora la donna che in Curia ricopre l’incarico più alto. Per il futuro, invece, si parla della figura del card. Francesco Montenegro, ex arcivescovo di Agrigento (molto attivo sul fronte Lampedusa-migranti) come possibile nuovo prefetto, ma l’indiscrezione fino ad ora non ha trovato conferme.

                Una Curia di lotta e di governo. In quanto al sinodo, papa Francesco, di fronte alla Curia, ha riaffermato come l’assise, «che ci vedrà impegnati per i prossimi due anni», ha senso solo nell’ascolto dell’altro, mentre «il clericalismo che come tentazione – perversa – serpeggia quotidianamente in mezzo a noi fa pensare sempre a un Dio che parla solo ad alcuni, mentre gli altri devono solo ascoltare ed eseguire. Il Sinodo cerca di essere l’esperienza di sentirci tutti membri di un popolo più grande: il Santo Popolo fedele di Dio, e pertanto discepoli che ascoltano e, proprio in virtù di questo ascolto, possono anche comprendere la volontà di Dio, che si manifesta sempre in maniera imprevedibile».

                Tuttavia ha aggiunto: «Sarebbe sbagliato pensare che il Sinodo sia un evento riservato alla Chiesa come entità astratta, distante da noi. La sinodalità è uno stile a cui dobbiamo convertirci innanzitutto noi che siamo qui e che viviamo l’esperienza del servizio alla Chiesa universale attraverso il lavoro nella Curia romana». Poiché, ha detto ancora il papa, «la Curia – non dimentichiamolo – non è solo uno strumento logistico e burocratico per le necessità della Chiesa universale, ma è il primo organismo chiamato alla testimonianza, e proprio per questo acquista sempre più autorevolezza ed efficacia quando assume in prima persona le sfide della conversione sinodale alla quale anch’essa è chiamata. L’organizzazione che dobbiamo attuare non è di tipo aziendale, ma di tipo evangelico».

Francesco Peloso            Adista Notizie    08 gennaio 2022

www.adista.it/articolo/67276

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DALLA NAVATA

Battesimo del Signore – Anno C – 9  gennaio 2022

Isaia                        40, 05. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché                                    la bocca del Signore ha parlato.

Salmo                   103, 30. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.

a Tito                      03, 04. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli                                               uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua                                                misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha                                         effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché,                                  giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

Luca                        03, 21. Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il                                               battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in                                    forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio                                         mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

 

                Noi non siamo - ed ecco una coincidenza che mi sembra, anch'essa, molto attuale e molto illuminante - come cristiani, un popolo di Dio che si propone al mondo come idoneo a promettere e a realizzare la salvezza, perché Dio opera la salvezza anche senza di noi. Non esiste un popolo di Dio visibile, ben determinato da proporsi al mondo come portatore di una salvezza. Non dobbiamo trasferire il vecchio orgoglio cattolico in un orgoglio post­conciliare di nuovo tipo.

                Occorre ricominciare daccapo. Occorre riconoscere che lo Spirito di Dio non fa preferenze di persona e che dunque il suo Regno si compie in tutti i luoghi, là dove non ce lo aspettiamo; e che Gesù - questo Sconosciuto - si trova nel Sud Africa, in America, in Asia, anche là dove non sono arrivati i segni della Croce. Se no ricadremmo nella carnalità del popolo giudaico che presumeva di essere il lume delle nazioni, mentre era diventato tenebra. Non è forse avvenuto anche per noi? Non possiamo rinnovare il progetto senza esserci convertiti al punto da calare nelle acque del Giordano, dove entrò un uomo sconosciuto, uno dei tanti, e su di Lui si posò lo Spirito.

                La salvezza che Egli ha portato è appunto la salvezza che non avrà tramonto; perché il Regno di Dio cresce, la potenza di Dio lo custodisce e noi lo vediamo risplendere ogni qual­volta crediamo nell'uomo al punto di modificare la nostra intelligenza arricchendola di questa intuizione che la fa essere del Regno. Ecco perché non dobbiamo mai essere scoraggiati. Il Regno di Dio c'è ed io ne ho le prove. E queste prove non sono trasferibili nel registro delle esperienze fisiche né in quelle delle deduzioni intellettuali. Ma il Regno di Dio c'è, lo vedo, lo sento ed esso cresce per opera dello Spirito. Ogni orgoglio di casta, ogni medesimo centrismo, ogni presunzione di sottoporre alle misure ed alle planimetrie dei magisteri questo Regno, sono tutte illusioni. Perché la Chiesa è segno e strumento di questo Regno, che è al di là di lei, la trascende. E nessuno possiede la via di questo Regno, perché il Battesimo di cui siam battezzati non è solo un battesimo di acqua, cioè visibile, tangibile, misurabile, ma un battesimo di Spirito Santo. Quando diciamo questa parola, oggi, la diciamo in senso forte. Cioè è battesimo secondo una potenza di Dio che costantemente abbatte gli strumenti che sembrano indispensabili. Ci elegge e ci mette da parte, ci dà la speranza e domani la spegne in noi, questo Spirito di Dio che nessuno può controllare. Noi siamo battezzati secondo questo Spirito. Non è facile vivere con questa tensione. Il bisogno di riposarci sulle sicurezze è una delle definizioni della no­stra miseria sostanziale.

                Avere delle sicurezze! Potremmo essere poveri di denaro, poveri di salute ma non vorremmo mai esser poveri di sicurezza. Invece la povertà più vera è la povertà di sicurezza. Solo allora ci affidiamo veramente alla potenza dello Spirito. Questa è la buona notizia, destinata non per nulla ai poveri che non hanno nessuna sicurezza. Sento che il Regno di Dio passa da lì, e che noi siamo in qualche modo lambiti dalla luce di questo Regno nel momento in cui siamo poveri, incapaci, in cui ci sentiamo al limite della disperazione, in cui siamo come il Cristo nel Getsemani, nel momento in cui gli uomini che fanno il calcolo delle forze per lottare avrebbero detto: «Quello non conta nulla, non è più capace di nulla ». Sono quelli i momenti in cui noi dobbiamo riscoprire la sicurezza che ci viene dal­lo Spirito di Dio. Il discorso ha preso strade sue, ma mi sembrano strade adatte a ricongiungermi alla domanda di partenza: «Chi è Gesù? » L'esperienza di vita, che ho cercato di indicare vagamente, è già l'esperienza di Gesù di Nazareth secondo lo Spirito. Il passaggio dei culturali - quanti ne sono avvenuti da Cristo ad oggi! - non toccano in niente questa condizione radicale, trascenden­tale dall'esistenza. È da qui che dobbiamo sempre rico­minciare.

Ernesto Balducci (¤1922-†1992) –  “Il mandorlo e il fuoco” – vol. 3

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DEMOGRAFIA

L'inverno demografico finirà se ci adegueremo alle norme Ue per il lavoro di giovani e donne

                Papa Bergoglio è tornato a sottolineare l'inverno demografico italiano. Cani e gatti, per l'egoismo di molti, avrebbero occupato in molte famiglie il posto dei figli. Ma l'egoismo non è l'unica spiegazione delle culle vuote per Alessandro Rosina, ordinario di Demografia alla Cattolica di Milano che nel libro Crisi demografica, politiche per un Paese che ha smesso di crescere propone soluzioni concrete per invertire il declino.

                Cani e gatti hanno soppiantato il desiderio di un figlio?

                «Il numero desiderato di figli è in linea con gli atri Paesi ma in Italia si ha un terzo in meno dei figli che si vorrebbero avere. I giovani rimandano per la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, soprattutto dal lato femminile, per la difficoltà di avere un percorso lavorativo non discontinuo e si ritrovano a 40 anni a vedere che le prospettive ormai non hanno consentito la realizzazione di paternità e maternità, e magari compensano con un cane e un gatto. Ma questo fa capire in ogni caso la voglia di avere qualcuno di cui occuparsi».

                Quando è cominciata la crisi demografica in Italia?

                «C'è stato un crollo molto consistente tra la metà degli Anni 70 e la metà degli 80. Siamo scesi sotto il fatidico numero che rappresenta l'equilibrio tra generazioni, la media di due figli per donna, l'1.5. Le scelte di lavoro e di vita non sono andate insieme come è accaduto in altri Paesi, le coppie hanno dovuto posticipare le scelte, rinviando la nascita di un figlio. Questo ha prodotto squilibri, l'aumento della popolazione anziana e la diminuzione di quella giovanile che dovrebbe subentrare e sostenere il welfare. L'Italia è il Paese che si trova da più lungo tempo sotto la media di 1,5 figli per donna. E adesso siamo ancora scesi: a 1,24».

                È per egoismo che non facciamo figli?

                «Non possiamo dire che gli italiani siano più egoisti dei francesi, dei tedeschi o dei finlandesi. È che nel nostro Paese mancano le condizioni per favorire una scelta. La Germania nel primo decennio del 2000 era nelle nostre stesse condizioni ma è riuscita a invertire la tendenza perché ha fatto politiche più solide e robuste di noi a sostegno delle famiglie».

                È una crisi irreversibile?

                «Se non ci sono condizioni adeguate, percorsi che aiutino i giovani a rendersi autonomi rispetto alle famiglie di origine, politiche per conciliare lavoro e famiglia, servizi sociali adeguati, anche i desideri che ci sono si indeboliscono e il rischio è quello che le difficoltà si trasformino in una visione al ribasso del desiderio di diventare genitori. Inoltre, come conseguenza della denatalità passata si stanno riducendo le coppie in potenziale età riproduttiva, quindi le potenziali madri. Nel 2021 le donne di 35 anni erano 334mila, 100mila in meno delle donne di 45 anni ma 50mila in più delle ragazze di 25 anni».

                C'è ancora tempo?

                «Siamo nell'ultimo momento possibile per intervenire. Il rimbalzo che ci può essere dall'uscita dalla pandemia con il recupero dei progetti che l'emergenza ha portato a sospendere, la ripresa della natalità come uscita dalla depressione potrebbe esserci solo se unita a politiche familiari all'altezza».

                Cosa dovremmo fare?

                «Occuparci dei percorsi dei giovani per l'autonomia, facilitando le politiche abitative, il lavoro, i servizi per l'infanzia e il congedo di paternità, fondamentale per un cambiamento culturale. Dobbiamo ispirarci al meglio che si è fatto in altri Paesi, avendo a disposizione un Pnrr che apra prospettive nei confronti del futuro. L'Italia destina meno spesa sociale sulle politiche familiari, nel 2018 appena l'1,1% del Pil contro una media europea del 2,4% e il 3,3% tedesco».

                Chi ha tre bambini ha il triplo di possibilità di scivolare nella povertà assoluta. Basta l'assegno unico?

                «L'assegno unico va nella direzione giusta. Parte alla nascita a va avanti fino a 21 anni. Lo strumento in sé è giusto ed è quello che serve. Deve essere potenziato, l'auspicio è che sia un punto di partenza, perché per portaci alle migliori esperienze europee non possiamo pensare che i servizi per l'infanzia possano fermarsi al 33%: devono arrivare almeno al 50%, come in Francia e Svezia».

intervista al prof. Alessandro Rosina*, a cura di Maria Berlinguer            “La Stampa” del 6 gennaio 2022

* ¤ 1968, ordinario di Demografia e Statistica sociale UCSC- Milano

www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202201/220106rosinaberlinguer.pdf

 

Senza istruzione nessuna eredità per i giovani

                Nella frenesia comunicativa che caratterizza il percorso verso l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica, è ben possibile che la nostra classe politica abbia trascurato il richiamo del Papa - nel discorso pronunciato a Capodanno, in occasione della Giornata Mondiale della Pace - ai tre elementi necessari, a suo avviso, per una pace duratura:

¨un più intenso e costruttivo dialogo tra le generazioni "quale base per la realizzazione di progetti condivisi";

¨l'istruzione e l'educazione come "fattori di libertà, responsabilità e sviluppo";

¨ il lavoro come motore per "una piena realizzazione della dignità umana". ì

                Colpisce il legame instaurato tra questi elementi, spesso genericamente associati allo sviluppo sostenibile, e la "pace duratura". È verosimile che, nella visione del Pontefice, lo sviluppo sostenibile, pur importante, sia soltanto un obiettivo intermedio rispetto a quello, più alto e nobile, del superamento dei conflitti (e magari dei confini) e di una stabile convivenza pacifica. In ogni caso, già (cercare di) realizzare l'obiettivo intermedio richiede grande lungimiranza politica e prevalenza del senso dello stato sulla stretta convenienza dei partiti, e perciò disponibilità a rinunciare a obiettivi elettoralmente vantaggiosi nel breve periodo ma potenzialmente dannosi nel lungo. E richiede la ferma volontà di promuovere istruzione ed educazione, lavoro e cura, ricerca e innovazione come basi su cui costruire una società in grado di generare non soltanto ricchezza materiale ma anche progresso civile, giustizia, coesione e solidarietà. In ogni caso, se la mirabile sintesi offerta dal Pontefice descrive la strada da percorrere, il nostro Paese pare averla smarrita da tempo, e non certo (non soltanto) per colpa del Covid o della crisi finanziaria che l'ha preceduto.

                Si prendano i rapporti tra le generazioni.

A testimoniarne il deterioramento è anzitutto la perdita di equilibrio demografico, rappresentato da una modesta crescita o almeno da stabilità della popolazione. L'Italia, invece, sta seguendo un andamento demografico quasi di auto-annientamento. Basta pensare che nei prossimi vent'anni il numero degli italiani diminuirà di oltre tre milioni (di 4,5 nei prossimi 40) e le uniche classi di età che mostreranno un aumento saranno quelle sopra gli ottant'anni. È difficile immaginare una visione positiva di società e di futuro in queste condizioni.

 Il secondo elemento negativo nei rapporti tra le generazioni - di cui oggi si comincia a prendere coscienza almeno a livello europeo - è quello ambientale, con il riscaldamento globale, l'insufficienza di fonti di energia pulite, la deforestazione ecc. La consapevolezza della criticità della questione climatica è cresciuta proprio grazie ai giovani (Greta Thunberg ¤ 2003per tutti), che hanno saputo mostrare e suscitare entusiasmo, passione, voglia di impegnarsi e anche disponibilità a sacrificare comodità nel presente: non esiste transizione ecologica senza sacrifici e questo i giovani, meno scettici e cinici, l'hanno compreso ben prima dei loro maggiori.

C'è poi il problema del debito pubblico e della sua sostenibilità, oggi sottotraccia per la necessità di spesa pubblica a sostegno di famiglie e imprese in epoca di pandemia e di restrizioni alle attività. Il debito pubblico è come un vulcano temporaneamente inattivo, sotto le cui ceneri il fuoco continua a surriscaldare il magma. Nessuno sa prevedere se e quando il vulcano tornerà attivo, ma prudenza e buon senso richiederebbero almeno di non alimentarlo, fuor di metafora, con nuovo debito per spese correnti (molti politici hanno già richiesto, in questi primissimi giorni dell'anno, di aumentare il disavanzo pubblico). Senza contare quella particolare forma di debito pubblico rappresentato da promesse pensionistiche fatte senza tener conto delle variabili demografiche, né delle difficoltà occupazionali e reddituali di una parte crescente dei lavoratori di oggi e di domani.

Di fronte a questi squilibri generazionali, una parte della popolazione - quella che ne ha avuto le possibilità - ha reagito accantonando ricchezza da trasmettere per via ereditaria, in una sorta di compensazione di un debito pubblico crescente con una maggiore ricchezza privata. Un gioco a somma positiva o almeno nulla? No, si tratta di un gioco a somma negativa, essenzialmente per due ragioni.

La prima è che questo processo rende più diseguale la distribuzione dei redditi e soprattutto della ricchezza, il che richiede correzioni affannose da parte della politica con misure di redistribuzione, che però non favoriscono lo sviluppo. Mentre in Francia, una commissione di nomina governativa ha appena pubblicato un rapporto intitolato "Ripensare le eredità", con proposte fiscali tendenti a rendere meno diseguali i punti di partenza, in Italia, il Parlamento si è appena opposto a "neutralizzare" i vantaggi derivanti ai ricchi dalla rimodulazione dell'imposizione fiscale.

La seconda è che l'ossessione di accumulare attività finanziarie e beni materiali (in particolare, case di abitazione) finisce col sacrificare la vera ricchezza da trasmettere ai giovani, ossia l'istruzione, che, in un'economia ben funzionante, dovrebbe rappresentare il presupposto per un lavoro dignitoso e la formazione di una famiglia. Spezzare questo circolo vizioso è possibile sin da subito. Il Covid stesso ne offre l'occasione: basta, per esempio, smettere di reagire a ogni inasprimento del virus con una nuova chiusura delle scuole o un prolungamento delle vacanze.

Ma avremo presto un'occasione importante anche dall'apertura delle trattative sulla nuova riforma previdenziale, dove si vedrà se ancora una volta, in nome di solidarietà spurie, si continuerà a penalizzare i giovani.

Prof. Elsa Fornero ¤ 1948,  emerita Università di Torino               La Stampa”       5 gennaio 2021

www.lastampa.it/editoriali/lettere-e-idee/2022/01/05/news/senza_istruzione_nessuna_eredita_per_i_giovani-2669311

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DIBATTITI

Suicidio assistito e eutanasia. Lezioni da nove paesi in Europa e in USA

                I nodi del lungo dibattito sulle varie forme di morte medicalmente assistita stanno ormai venendo al pettine. La sentenza della Corte Costituzionale, il referendum in arrivo e il disegno di legge in attesa di discussione sembrano diretti su una rotta di collisione nella cornice di un dibattito ancora decisamente polarizzato. Ma che cosa ci dicono le esperienze di quei paesi, come Svizzera, Belgio, Olanda, Canada, Usa, dove suicidio assistito e/o eutanasia sono già stati introdotti? L’analisi dei dati disponibili mostra che le dimensioni del fenomeno, e le sue dinamiche, sono tutt’altro che omogenee, e dipendono in larga misura dagli atteggiamenti verso l’eutanasia e da scelte istituzionali.

www.cattaneo.org/suicidio-assistito-e-eutanasia-lezioni-da-nove-paesi-e-trentanni-di-applicazione

                Il dibattito sulle varie forme di Morte Medicalmente Assistita (Suicidio Assistito e Eutanasia) si sta sviluppando prevalentemente nell’ambito etico e in quello giuridico, con posizioni progressivamente sempre più polarizzate. Poco invece si sa su quali siano stati gli effetti della depenalizzazione e della legalizzazione che sono state introdotto in alcuni paesi europei e americani. – L’analisi dei dati disponibili sull’andamento dei suicidi assistiti e dell’eutanasia rivela due aspetti, uno relativo alle dimensioni del fenomeno, l’altro relativo alla sua dinamica. Per quanto riguarda l’incidenza delle morti assistite, i dati mostrano livelli di eterogeneità tutt’altro che trascurabili. È plausibile che queste differenze dipendano dal diverso grado di disapprovazione della pratica nelle opinioni pubbliche. Per quanto riguarda l’andamento del fenomeno, invece, sono tre gli aspetti più rilevanti.

  1. Il primo è che in tutti i paesi in cui eutanasia o suicidio assistito sono stati depenalizzati o legalizzati, si è registrata una crescita nel tempo dei livelli di ricorso a queste procedure. Questa è variata, in media, tra l’8% e il 16% annuo a seconda del periodo e del paese, ma è la Svizzera il paese in cui è stata più elevata.
  2. Il secondo è che in nessuno di questi paesi si sono visti segni di interruzione o di rallentamento anche a trent’anni di distanza.
  3. Il terzo è che la crescita non sempre è stata lineare. Ad aumentare, infatti, non è solo il numero di morti assistite sul totale, ma anche il tasso di incremento annuo.

Prof. Asher Daniel Colombo, docenteordinario Università di Bologna, presidente Istituto Cattaneo

9 gennaio 2022                                 passim

            1. La svolta Il 25 settembre 2019 la Corte Costituzionale metteva sostanzialmente la parola fine alla vicenda del processo nei confronti di Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, impegnata a favore dell’introduzione in Italia dell’eutanasia legale. L’accusa si basava sull’aiuto fornito dall’attivista a Fabiano Antoniani, noto come DJ Fabo che, in seguito a un incidente stradale, era rimasto tetraplegico e non vedente. Come è noto, nel 2017 Cappato aveva materialmente accompagnato DJ Fabo da Milano alla clinica Dignitas di Zurigo dove l’uomo aveva potuto accedere alla morte medicalmente assistita, non disponibile in Italia.

                La sentenza della Corte riguardava l’articolo 580 del codice penale relativo al cosiddetto “omicidio del consenziente”, che punisce con pene comprese tra i 5 e i 12 anni, «l’istigazione o l’aiuto al suicidio». La Corte indicava quattro criteri che escludevano la punibilità:

¨       che la patologia dovesse essere irreversibile,

¨       che dovesse essere causa di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili,

¨       che il paziente vivesse solo ed esclusivamente grazie a trattamenti o apparati di sostegno vitale senza i quali non potrebbe sopravvivere,

¨       che lo stesso paziente fosse in grado di prendere una decisione autonoma, libera e consapevole. La Corte concludeva auspicando “un indispensabile intervento del legislatore” che tenesse conto dei paletti indicati. E proprio a questi fa riferimento, con alcune modifiche, l’attuale proposta di legge la cui discussione e votazione in Parlamento è prevista per febbraio 2022. Alimentato anche da una concomitante proposta di referendum abrogativo dell’intera norma del Codice penale relativa all’omicidio del consenziente – che probabilmente aprirebbe la strada non solo al suicidio assistito, ma anche all’eutanasia legale volontaria e collocherebbe l’Italia ai primi posti, se non al primo, in termini di livello di “apertura” all’eutanasia - ne è nato un dibattito piuttosto acceso e decisamente polarizzato. Le argomentazioni si sono mosse prevalentemente all’interno di due posizioni antitetiche. Entrambe ricalcano quelle emerse in contesti in cui questo dibattito si era già svolto in precedenza.

  1. La prima, contraria all’introduzione di norme sull’eutanasia e sul suicidio assistito, solitamente pone al centro un argomento etico, si appella al valore intrinseco della vita umana e considera inaccettabile l’idea che possa essere consentito porvi fine deliberatamente. È questa la posizione difesa in primo luogo dalla Chiesa Cattolica. A questa si accompagna, poi, il sospetto che suicidio assistito e eutanasia possano costituire mezzi per la soppressione di vite il cui mantenimento appare particolarmente oneroso in termini economici o organizzativi per chi resta, si tratti della collettività o dei familiari. Si paventa il rischio che le morti medicalmente assistite possano offrire scorciatoie comode, quando non fortemente incentivate, per chi si trova nelle condizioni di non poter sostenere finanziariamente trattamenti di sostegno vitale prolungati. Si teme, di conseguenza, che l’apertura di questo canale di gestione del fine vita possa avviare una crescita virtualmente indefinita del ricorso alla morte assistita per tutti i casi di vite “onerose” per la collettività. Una dinamica che rischierebbe di produrre effetti particolarmente marcati tra gli appartenenti agli strati più svantaggiati. È la tesi del “piano inclinato” o, come spesso viene chiamata con l’espressione inglese, della “slipperyslope” (Ellen Verbakel and Eva Jaspers, 2010).
  2. La posizione opposta, invece, auspica l’istituzione del suicidio assistito, dell’eutanasia, o di entrambe, e colloca al centro del proprio interesse un argomento giuridico, quello relativo al rispetto del diritto individuale all’autonomia. Si afferma che ai pazienti soggetti a sofferenze vissute come intollerabili debba essere concessa ogni opportunità di scegliere, determinare e controllare con pienezza tempo, luogo e modalità della propria morte. In quest’ottica la morte assistita è intesa come un diritto umano fondamentale. È forse il caso più evidente di quella che un sociologo britannico ha definito l’affermazione di un modello di morte “a modo mio”, radicato nel concetto di scelta (Tony Walter, 2002). A questa posizione si accompagna, poi, l’idea che la morte debba essere vissuta “con dignità” e che proprio questa caratteristica manchi in un’epoca in cui all’allungamento della durata della vita non sempre corrisponde un corrispondente miglioramento della sua qualità, in particolare nel suo ultimo tratto, quello a sempre più spesso si fa riferimento con il termine “fine vita”. Non a caso la parola “dignità” compare tanto nei nomi delle principali cliniche del suicidio svizzere, quanto nei titoli di buona parte delle leggi a favore del suicidio assistito adottate in alcuni stati Usa, che prendono il nome di “Death with Dignity Act” (è questo, fra gli altri, il caso di Oregon, Washington, Maine, District of Columbia). E la parola “scelta” compare, invece, nelle leggi approvate nel Vermont e nello stato delle Hawaii.

                Pur essendo radicalmente opposte, e anzi decisamente contrapposte, queste due posizioni condividono però un elemento. Entrambe contribuiscono a collocare il dibattito su Eutanasia e Suicidio assistito nel campo di valori non negoziabili, quello dei diritti individuali e della sfera etica (Verbakel and Jaspers, 2010). Vi trovano cittadinanza riferimenti a valori fondamentali, principi religiosi, ai fondamenti della civiltà giuridica. Il dibattito, quindi, tende a spostarsi su un piano in cui si contrappongono posizioni programmaticamente inconciliabili, che lascia sullo sfondo, quando non vi rinuncia completamente, la possibilità di sottoporre a verifica empirica almeno parte delle argomentazioni avanzate dai sostenitori dell’una e dell’altra. Tale verifica deve necessariamente partire dalla analisi delle conseguenze che l’introduzione di una legislazione che depenalizza, o che legalizza, suicidio assistito e eutanasia ha prodotto.

                Nelle pagine che seguono saranno ricostruiti, sulla base dei dati più affidabili disponibili al momento e di analisi rigorose, i modi in cui si sono affermate le varie forme di morte medicalmente assistita fin qui introdotte in alcuni paesi, le dimensioni che il fenomeno ha assunto e il suo andamento nel tempo, nella speranza di contribuire a spostare il dibattito dal campo delle opinioni a quello della valutazione basata su fatti accertabili.

            2. Il ruolo delle opinioni pubbliche. A oggi sono nove i paesi che hanno introdotto norme che consentono una o più forme di Morte medicalmente assistita, che vanno dal suicidio assistito all’eutanasia. Sei sono in Europa: Svizzera (dove la depenalizzazione del suicidio assistito risale al 1942, e dove dal 1982 opera la prima “clinica del suicidio”), Belgio (dal 2002), Paesi Bassi (dal 2011, ma preceduto da oltre un decennio di depenalizzazione di fatto), Lussemburgo (dal 2009), Germania (dal 2015), Spagna (dal 2021). Tre sono nelle Americhe: la Colombia (dal 1997), il Canada (dal 2016) e dieci stati Usa: Oregon (il primo a introdurre la legalizzazione nel 1998), California, Washington, Vermont, Colorado, District of Columbia, New Jersey, Hawaii, Maine, New Mexico a cui si può, secondo alcuni osservatori, aggiungere il Montana che ha depenalizzato l’aiuto al suicidio per via giudiziaria nel 2009. Per alcuni di questi paesi sono disponibili dati che consentono una prima grossolana valutazione delle dimensioni e dell’andamento nel tempo delle morti medicalmente assistite.

                Nelle pagine che seguono il termine “morte medicalmente assistita” o semplicemente “morte assistita” viene utilizzato per fare riferimento al complesso dei “suicidi medicalmente assistito”, e dei casi di eutanasia, volontaria o non volontaria. Con tutte le cautele da osservare nell’utilizzo di dati provenienti da fonti diverse (per le quali si rimanda alla nota metodologica in calce al rapporto), la tab. 1 rivela una notevole

variabilità nei livelli di ricorso alla morte assistita nei paesi in cui questa è ammessa. Si consideri il numero di morti medicalmente assistite sul totale dei decessi (tasso di morti assistite) a partire dall’anno della sua introduzione. Questo valore è indicato nell’ultima riga della stessa tabella 1. I valori inferiori di questo indicatore si registrano negli Stati Usa e in Canada. I valori superiori in Europa, con l’eccezione del Lussemburgo, e in particolare in Olanda. Belgio e Svizzera si collocano a metà strada tra il pavimento costituito dagli stati americani, e il tetto olandese.

Tab. 1. Morti medicalmente assistite per 1.000 decessi, valore medio assunto nel decennio in quattro paesi europei, in Canada, e in cinque stati Usa, 1998-2020

 

Fonte: Elaborazioni dell’Istituto Cattaneo su dati amministrativi; per i dettagli si rimanda alla nota metodologica. Con “Morti medicalmente assistite” si intende la somma dei Suicidi assistiti e dei casi di Eutanasia, dove sono presenti. Sotto il nome del paese, tra parentesi, è indicato il periodo per il quale sono disponibili i dati. Per il calcolo del tasso si rimanda alla nota metodologica in calce a questo rapporto.

                Il divario tra i diversi paesi, in particolare al di qua e al di là dell’Oceano, è tutt’altro che trascurabile. Nel decennio appena trascorso, in Olanda, oltre il 3% del complesso dei decessi è attribuibile a qualche forma di morte medicalmente assistita. In Oregon e nello stato di Washington, invece, questa quota è stata al di sotto dello 0,4%. Dato che la stragrande maggioranza delle richieste di accesso alla morte medicalmente assistita riguarda tipicamente pazienti oncologici (in Olanda e in Oregon, casi sui quali sono disponibili i dati, oltre i due terzi del totale) è possibile presumere che il diverso grado di ricorso alle morti assistite sia riconducibile alla diversa incidenza dei tumori. Tuttavia il tasso standardizzato per età di decessi per tumore è massimo in Olanda (152,8 per 100 mila residenti nel 2017), stato di Washington (143,4 per 100 mila residenti nel 2019) e Oregon (145,0 per 100 mila residenti nel 2019), e minimo in Belgio (132,3 per 100 mila residenti nel 2017) e Svizzera (102,8 per 100 mila residenti nel 2017). Non sembra quindi che le differenze nel ricorso alla morte medicalmente assistita possano essere ricondotte a divari nella diffusione dei tumori tra la popolazione. Anzi, i due stati Usa, in cui l’incidenza dei tumori è comparativamente elevata, sono anche quelli in cui il ricorso alla morte medicalmente assistita è più contenuto. È ragionevole, invece, supporre che tali differenze debbano essere ricondotte a fattori diversi dalla diseguale distribuzione delle patologie.

                Se in Olanda l’incidenza delle morti medicalmente assistite è superiore a quella di Svizzera e Belgio, e se l’incidenza delle morti assistite in questi paesi è superiore a quella che si registra nei due stati Usa menzionati, questo sembra piuttosto riconducibile a differenze nei livelli di resistenza da parte delle opinioni pubbliche ad accettare l’idea che alla vita possa essere messa fine in base a una scelta deliberata, sia essa di in individuo, di una famiglia, del personale medico, o anche di un’istituzione o di una qualche combinazione tra questi attori.

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3. Le morti medicalmente assistite corrono lungo un piano inclinato? Il grafico in fig. 2 mostra il numero di morti medicalmente assistite per 1.000 decessi dal 1998 all’ultimo anno per il quale sono disponibili dati. Gli andamenti di questo indicatore piuttosto grossolano sono abbastanza chiari.

Morti medicalmente assistite (insieme di casi di suicidio assistito e di eutanasia) per 1.000 decessi in tre paesi europei, Canada e sei stati Usa, 1998-2020. Sigle degli stati Usa: CA=California, CO=Colorado, OR=Oregon, VT=Vermont, WA=Washington.

 

 

In primo luogo i valori riprodotti nel grafico confermano la già osservata esistenza di una rilevante eterogeneità nel ricorso  alla morte medicalmente assistita tra questi paesi. Al netto del lieve calo del 2020 dovuto agli effetti della pandemia sui sistemi sanitari, che non ha evidentemente risparmiato anche le procedure di accesso alla morte medicalmente assistita, almeno in Belgio, i paesi europei hanno valori di gran lunga superiori a quelli che si registrano negli stati americani. In Svizzera e Belgio le morti medicalmente assistite, oggi, hanno superato l’1% del totale, in Olanda il 4%. Negli Stati americani e in Canada, invece, il valore rimane ben al di sotto dell’1%, e quasi sempre sotto lo 0,5%.

In secondo luogo, in tutti i paesi in cui qualche forma di morte medicalmente assistita è stata introdotta si è registrata una crescita nel tempo. I dati sembrano mostrare che, oltre alle dimensioni, anche la velocità di questa crescita possa essere stata molto diversa. L’osservazione va considerata con cautela però.

In primo luogo, perché la rappresentazione del semplice andamento nel tempo non permette di tenere conto del diverso numero di anni trascorsi dall’introduzione della norma nei diversi paesi. Svizzera e Belgio hanno, per esempio, iniziato prima della gran parte degli stati americani, ad eccezione dell’Oregon.

In secondo luogo, perché i valori di partenza sono molto diversi. L’Olanda presenta valori molto lontani da quelli di tutti gli altri paesi fin dal primo anno per il quale disponiamo di dati.

                Per questa ragione è opportuno ridisegnare le serie temporali tenendo conto del diverso momento di introduzione della morte medicalmente assistita. È quello che fa il grafico in fig. 3. In questo caso l’andamento delle morti assistite non viene mostrato a partire da uno stesso anno, ma dal momento in cui la morte assistita è stata legalizzata, o depenalizzata. Questa scelta dipende soprattutto dalla necessità di comparare il caso olandese con gli altri. La legge olandese che legalizza eutanasia e suicidio assistito entra in vigore, infatti, nel 2002, ma già dalla fine del 1990 eutanasia volontaria e suicidio medicalmente assistito sono di fatto depenalizzati, quindi pienamente legali. Ed è confidando su questa depenalizzazione che medici, famiglie e pazienti prendono le proprie decisioni.

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                I dati non consentono, naturalmente, di stabilire se questa crescita sia riconducibile a una graduale semplificazione delle procedure a parità di domanda di accesso alla morte medicalmente assistita, a un progressivo rilassamento delle definizioni o dei criteri stessi di accesso, come paventano i sostenitori dell’ipotesi del piano inclinato, all'incremento della popolazione anziana o, ancora, a un processo che si autoalimenta dietro la spinta di un progressivo abbassamento delle resistenze a richiedere una pratica mano a mano che questa si diffonde e viene percepita come progressivamente meno disapprovata.

Appare sempre più chiara la necessità di disporre di analisi accurate di un fenomeno complesso, la cui conoscenza appare ancora decisamente molto lacunosa. Nessun paese interessato, per esempio, ha svolto analisi sistematiche e approfondite sull’ampia casistica che è andata accumulandosi, e anche la pubblicazione dei dati aggregati avviene con modalità e tempi lasciati alla buona volontà delle singole amministrazioni (la Svizzera ha interrotto da qualche anno la pubblicazione dei dati), mentre manca un consenso sulla classificazione delle morti medicalmente assistite.

                Anche se è lecito nutrire dubbi che possano davvero essere i fatti a indirizzare un dibattito etico o politico, tanto più se molto polarizzato come questo, è altrettanto chiaro che prendere posizione su un tema tanto controverso senza tenere conto dei fatti è decisamente poco auspicabile.

8 note                  www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2018/03/2022-01-10-suicidio-assistito.pdf

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DONNE NELLA (per la) Chiesa

Chiesa e donna, il papa in difficoltà

                Il rapporto Chiesa-donna è stato il tema con il quale Francesco ha aperto il 2022, prendendo lo spunto dal fatto che il primo gennaio è dedicato - liturgicamente - alla Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e alla ricorrenza della 55ma Giornata mondiale della pace. «Il nuovo anno - egli ha detto - inizia nel segno della Santa Madre di Dio, nel segno della Madre. E la Chiesa è madre, la Chiesa è donna. Per questo non possiamo trovare il posto della donna nella Chiesa senza rispecchiarla in questo cuore di donna-madre». Questa “ouverture” lascia presagire che tale tematica sarà dominante nel suo magistero, quest’anno.

                L’argomento, visto dal Vaticano, ha due versanti: l’uno sul mondo, l’altro sulla Chiesa. Sul primo, Bergoglio ha esclamato: «Diamoci da fare tutti per promuovere le madri e proteggere le donne. Quanta violenza c’è nei confronti delle donne! Basta! Ferire una donna è oltraggiare Dio, che da una donna ha preso l’umanità, non da un angelo: da una donna!». Una tale, forte denuncia, era stata da lui più volte espressa.

                Sul secondo lato, invece, all’apparenza più tranquillo, e che riguarda il ruolo delle donne all’interno della sua Chiesa, egli proprio a fine dicembre aveva compiuto una scelta non scontata: aveva nominato una donna - la suora salesiana Alessandra Smerilli - come “segretario” (così, al maschile, nel comunicato ufficiale) del dicastero per lo Sviluppo umano integrale. Tale nomina si allinea ad alcune altre, con le quali egli, innovando, ha voluto donne in ruoli apicali della Curia e dello Stato della Città del Vaticano.

                Invece Francesco rimane contrario ad ammettere donne nei ministeri “alti”, dal diaconato al presbiterato (per non parlare dell’episcopato). Per fare questo passo, infatti, non basta qualche passo audace a livello di prassi: occorrerebbe, invece, ridiscutere una radicata dottrina contraria. Sul diaconato, il mondo teologico è diviso tra chi pensa che, nei primissimi secoli, le “diaconesse” fossero poco più che chierichette, e chi invece che esse, al femminile, avessero lo stesso ruolo dei diaconi. Una commissione ad hoc, voluta da

Bergoglio, non è riuscita a risolvere il dilemma.

                Per escludere, poi, le donne dagli altri due gradi superiori, il vescovo di Roma regnante ha di fatto accolto i “diktat” dei papi Montini e Wojtyla, secondo i quali ammettere donne al presbiterato e all’episcopato sarebbe contro la volontà di Cristo. Idea che oggi gran parte dei teologi e delle teologhe ritiene non fondabile sulla Bibbia. D’altronde, le Chiese anglicane e luterane del Nordeuropa hanno ormai le pastore e le vescove. Il “no” di Roma a queste scelte è sempre meno difendibile; e il “sì”, invece, sempre più ritenuto ragionevole. Un’ipotesi, questa, non derivante dalle mode, ma da una più profonda comprensione dell’Evangelo. Però solo un Concilio - desiderato e necessario - composto da “padri” e da “madri”,

potrà cambiare un’aspra dottrina “maschilista” ereditata dalla storia, ma forse non da Gesù.

                 Luigi Sandri, vaticanista               “L’Adige”           3 gennaio 2022

www.c3dem.it/wp-content/uploads/2022/01/chiesa-e-donna.-il-papa-in-difficolta-l.-sandri-ladige.pdf

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FARIS

Chi siamo. Programmi

A fronte di una domanda crescente di formazione, consulenza e accompagnamento alla persona e alle famiglie nei diversi ambiti di vita, Ai.Bi. ha costituito FARIS – Family Relationship International School, un centro d’eccellenza dove l’esperienza di oltre 30 anni maturata sui temi di adozione, di affido familiare e di gestione dell’accoglienza sarà messa a disposizione delle famiglie, degli operatori del sociale, delle aziende e della comunità.

                for, fāris, fatus sum, fāri          dire, parlare, celebrare, palesare, manifestare, narrare, proferire

Tu parli, racconti….AiBi ti ascolta…ti accoglie…ti mette a disposizione gli strumenti per migliorare e arricchire  le relazioni familiari

ꙭꙭ inoltre ꙭꙭ

www.fondazioneaibi.it/faris/chi-siamo

Webinar: “Primi passi nel mondo dell’adozione”

9 febbraio 2022 –  ore 17.00 – 20.00

                Il webinar risponde all’esigenza di dare alle coppie che intendono avvicinarsi per la prima volta al mondo dell’adozione, le nozioni base sulla normativa di riferimento e le procedure da espletare, nonché sul significato stesso dell’adozione.

                Obiettivi del webinar: dare ai partecipanti gli strumenti per presentare domanda di idoneità per diventare genitori adottivi sia a livello nazionale che a livello internazionale.

                Metodologia: il webinar, partendo da un approfondimento della normativa di riferimento per l’adozione, farà conoscere le procedure da espletare passo dopo passo, affrontando anche il ruolo degli enti autorizzati all’adozione internazionale.

                Requisiti minimi di partecipazione al webinar: il webinar è rivolto a tutte le coppie di coniugi mai entrate in contatto con il mondo dell’adozione e che non hanno ancora presentato domanda per l’ottenimento di idoneità.

                Programma: il corso avrà una durata di 3 ore (17.00 – 20.00)

www.fondazioneaibi.it/faris/prodotto/webinar-primi-passi-nel-mondo-adozione-internazionale

 

Webinar. Incontro informativo sull’Affido Familiare

16 febbraio 2022 – ore 21.00-23.00

Costo: 10,00€ Iva incl.

                Quando una famiglia attraversa un momento di difficoltà e non riesce a prendersi momentaneamente cura dei figli, i minori possono essere accolti per un periodo di tempo determinato in un’altra famiglia, la famiglia accogliente. Chi può fare affido? Che età bisogna avere? Quanto può durare un affido? E che tipologie di affido esistono? Come funziona tutto il procedimento?

                Se sei un single, una coppia o una famiglia e sei interessata a conoscere e approfondire il tema dell’affido familiare, partecipa al nostro incontro informativo.

                L’incontro informativo è condotto da una famiglia affidataria di Ai.Bi. – Amici dei Bambini. Avrai modo di conoscere l’accoglienza familiare temporanea grazie alla testimonianza diretta di chi vive quest’esperienza.

www.fondazioneaibi.it/faris/prodotto/incontro-informativo-affido-familiare

 

Corso online per operatori – “L’Adozione Internazionale, oggi.

Bambini, Paesi, procedure, una realtà in continua trasformazione”

ore 15.00-17.00                                16, 23, 30 marzo, 06 aprile 2022              

                               Il costo è di 80€ (tutti i moduli inclusi).

Il corso “L’Adozione Internazionale, oggi. Bambini, Paesi, procedure, una realtà in continua trasformazione” è rivolto a operatori del sociale che si occupano di adozione, e a tutti coloro che, avendo a cuore la tematica – per lavoro o studio – possano orientare e applicare al meglio la propria competenza e professionalità. Il corso viene condotto dagli esperti di Adozione Internazionale di Ai.Bi. Amici dei Bambini. Il corso si articola in 4 moduli che saranno affrontati in modalità webinar e avrà una durata di complessiva di 8 ore.

                Obiettivi del corso: fornire agli operatori i necessari aggiornamenti rispetto alla realtà internazionale nella quale vivono i minori dichiarati adottabili per meglio comprendere quanto la disponibilità delle coppie sia rispondente ai bisogni dei bambini.

                Raffrontare tra le diverse normative quanto rispondente alla nostra legge nazionale e quanto invece sia difforme dai nostri criteri.

                Metodologia: Il corso prevede una parte illustrativa da parte del conduttore e momenti di interazione con i partecipanti.

                Skills conseguite al termine del corso: acquisizione di conoscenza e consapevolezza dei reali bisogni dei bambini che arrivano tramite l’adozione internazionale, delle diverse normative e dell’importanza di approfondimenti tematici con le coppie aspiranti l’adozione.

                 È prevista la consegna di Attestato di Partecipazione.

                Formatori: la formazione sarà condotta da operatori di Ai.Bi. Amici dei Bambini specializzati nella gestione di procedure adottive, il coordinamento didattico è a cura di Cinzia Bernicchi.

                Programma.

                1° Modulo, temi trattati.

“Le diverse procedure di Adozione nel mondo”

“Le peculiarità di alcuni Paesi”

“Come le Autorità straniere interpretano le relazioni psico-sociali e i decreti di idoneità”

“Ogni Paese elabora propri criteri predittivi per la valutazione della genitorialità adottiva, vediamo i principali”

                2° Modulo, temi trattati:

“I minori: le cause d’abbandono, l’istituzionalizzazione, le diversità culturali”

“I bambini “speciali” cosa hanno in più”

“Le problematiche sanitarie più frequenti nei diversi continenti”

“Le liste speciali”

                3° Modulo, temi trattati:

“Gli abbinamenti: come avvengono, quali informazioni”

“La presentazione di schede tipo di abbinamenti nei vari Paesi”

                4° Modulo, temi trattati:

“Il post adozione, gli impegni richiesti dai Paesi di origine”

“Adottare: quanto costa, comprendere motivazioni e differenze”

                Siamo disponibili ad organizzare presentazioni del corso su richiesta previo invio email

                Per chi volesse procedere all’iscrizione tramite bonifico scrivere a.

                Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria di FARIS a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.fondazioneaibi.it/faris/prodotto/corso-online-per-operatori-ladozione-internazionale-oggi

 Aree di intervento       https://www.fondazioneaibi.it/faris

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FORUM ASSOCIAZIONI FAMILIARI

Assegno unico. De Palo: “Sarebbe stato meglio il quoziente alla francese,

 ma migliorerà la vita delle famiglie

                Il 2022 sarà un anno a misura di famiglia? Dal primo giorno dell’anno si può fare richiesta dell’assegno unico, che andrà a sostituire il premio alla nascita (bonus mamma domani), l’assegno di natalità (bonus bebè), gli assegni per nucleo familiare e le detrazioni per i figli a carico al di sotto dei 21 anni. Chi maturerà il diritto all’assegno di natalità entro il 31 gennaio 2022 continuerà a percepirlo fino alla data di scadenza della prestazione nel 2022. Rimarrà invece vigente il bonus nido.

                Detrazioni e assegni familiari non saranno più presenti sui cedolini di stipendio dei lavoratori dipendenti e di pensione dal mese di marzo. Non c’è bisogno di presentare subito la domanda. È possibile farlo entro il 30 giugno 2022 senza perdere nessuna delle mensilità spettanti con decorrenza marzo. La domanda deve essere ripresentata anche da chi percepiva l’assegno temporaneo ad eccezione di coloro che hanno diritto al Reddito di cittadinanza che riceveranno l’assegno unico in automatico. Deve presentare la domanda uno dei due genitori esercenti la responsabilità genitoriale. La domanda si presenta online con procedura semplificata accedendo al sito Inps con Spid, Cie o Cns o tramite patronato. Dell’assegno unico, ma anche di manovra e nuova Irpef parliamo con Gigi De Palo, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari.

                Con il primo gennaio è iniziata l’era dell’assegno unico. È un risultato importante?

                Parto da una premessa. Se potessero decidere le politiche familiari nel nostro Paese, tutte le associazioni familiari sceglierebbero il quoziente familiare alla francese. L’Italia, però, è un Paese molto ideologico, dove il quoziente familiare viene visto come una misura che, in un certo modo, disincentiva il lavoro femminile. I sindacati, a loro volta, lo percepiscono come una misura che premia i redditi del ceto medio. Dunque, l’assegno è la soluzione percorribile in questa fase storica del nostro Paese anche alla luce della situazione ideologica in cui viviamo. Quindi, non è che noi abbiamo proposto l’assegno unico, ma era importante iniziare con qualcosa: l’assegno unico è finalmente il primo passo per dotare l’Italia di politiche familiari. Era necessario partire, l’assegno è una novità assoluta, porterà con sé grandi cambiamenti. Il primo anno non sarà facilissimo per tutti, sarà necessario un rodaggio. Quindi, nel primo anno ci saranno da calibrare alcuni aspetti. Ci saranno magari famiglie che perderanno qualcosina, ma nel lungo periodo nessuno ci andrà a perdere. Soprattutto, finalmente abbiamo le fondamenta su cui costruire la casa, prima non c’erano e per le politiche familiari si andava avanti a colpi di bonus, così quando cambiavano i governi cambiava tutto. Invece, ora l’assegno dà una struttura alle politiche familiari del nostro Paese. La cosa positivissima dell’assegno unico è che andrà a dare una risposta alle famiglie soprattutto giovani, più di due milioni di famiglie che finalmente avranno un assegno dedicato a loro per ogni figlio che avranno. Insomma, l’assegno unico andrà a migliorare la vita delle famiglie.

                L’assegno unico servirà anche per rilanciare la natalità?

                No. Per rilanciare la natalità servirà l’assegno unico, più una riforma fiscale che tenga conto della composizione familiare, più un piano shock per la ripartenza della natalità all’interno del Pnrr. Tutto questo insieme può far ripartire la natalità, facendola arrivare comunque a numeri inferiori rispetto al passato. Purtroppo, non si potrà mai recuperare perché quelli della natalità sono tempi lunghi, ma si potrà evitare il default del sistema pensionistico e del sistema sanitario.

                Come si ottiene l’assegno unico?

                Occorre fare richiesta. Già dal primo gennaio l’Inps nel suo portale ha un link al quale accedere per fare la richiesta dell’assegno. In quarantotto ore, nonostante fossero sabato e domenica, già centodiecimila persone hanno fatto richiesta. Ciò fa capire l’attenzione e l’interesse che ci sono riguardo all’assegno unico. Successivamente ci sarà da presentare l’Isee. Proprio noi avevamo chiesto al governo di mantenere dal primo gennaio fino a marzo l’assegno temporaneo per non mettere in difficoltà le famiglie, che spesso hanno bisogno degli assegni familiari per pagare, magari, l’affitto. L’idea è stata quella di partire in maniera soft. Quindi, prima la richiesta, in modo che la pratica venga gestita, e poi la presentazione dell’Isee per definire l’importo a cui si ha diritto. Infatti, l’Isee non è obbligatorio ma non presentandolo si ha diritto solo all’importo minimo previsto per l’assegno unico. Il tutto si può fare non solo sul portale dell’Inps ma anche presso i patronati. Per le domande presentate a gennaio e febbraio i pagamenti cominceranno ad essere erogati dal 15 al 21 marzo. Per le domande presentate successivamente il pagamento verrà effettuato alla fine del mese successivo a quello di presentazione della domanda. Per chi presenta la domanda entro giugno 2022 i pagamenti avranno sempre decorrenza per le mensilità arretrate dal mese di marzo.

                Qual è il giudizio sulla manovra e la nuova Irpef: che impatto avranno sulle famiglie?

                Arrivano i soldi dell’assegno unico, ma il timore è che se ne andranno via a causa del rincaro delle bollette, quindi c’è il rischio che le famiglie come sempre pareggeranno tra quanto riceveranno e quanto dovranno pagare. Questo è un problema, perché la sostenibilità è la parola d’ordine, ma deve essere inserita in un contesto familiare. In Italia, invece, più che considerare la famiglia, si pensa ai singoli. Nella tassazione, anche per quanto riguarda la nuova Irpef, non si tiene conto dei carichi familiari: se in una casa vivi da solo, in due, in tre, in sette è la stessa cosa, perché noi tassiamo i redditi senza tener conto della composizione delle famiglie. Nello specifico, la nuova Irpef porterà vantaggi nella misura in cui nelle famiglie ci sono dei lavoratori, ma non in quanto famiglie. Considerare il Paese una somma di individui, senza considerare le famiglie, in realtà non aiuta l’Italia. Dunque, non è una manovra che fa ripartire le nascite o che risolve i problemi delle famiglie italiane. Si poteva osare maggiormente: fermo restando l’apprezzamento per la serietà e il fatto che ci sia un’idea all’orizzonte, è una manovra che mostra come la somma degli interessi particolari non fa il bene comune, che invece è un’idea di Paese. Il rischio è che a forza di dare un pezzetto a tutti senza risolvere i problemi definitivamente si possono scontentare tutti e ritrovarsi in futuro altri problemi.

Gigliola Alfaro                  Agenzia SIR                        3 gennaio 2022

www.agensir.it/italia/2022/01/03/assegno-unico-de-palo-sarebbe-stato-meglio-il-quoziente-alla-francese-ma-migliorera-la-vita-delle-famiglie

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FRANCESCO VESCOVO DI ROMA

«L'adozione non è un ripiego, ma la più alta forma di amore e di essere padri e madri»

                Francesco all’udienza generale: «Oggi cani e gatti occupano il posto dei figli. Questo rinnegare la paternità e la maternità ci sminuisce, ci toglie umanità. Le istituzioni semplifichino l’iter per facilitare questo modo di donarsi e perché tanti orfani abbiano una famiglia»

www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2022/documents/20220105-udienza-generale.html

                Dopo averne parlato nell'Angelus del 26 dicembre 2021, alla prima udienza generale del nuovo anno il Papa torna sull'inverno demografico che ha investito l'Italia e l'Europa: «Tante coppie», dice parlando a braccio, «non hanno figli perché non vogliono o ne hanno soltanto uno perché non ne vogliono altri, ma hanno due cani, due gatti… Eh sì, cani e gatti occupano il posto dei figli. Sì, fa ridere, capisco, ma è la realtà. E questo rinnegare la paternità e la maternità ci sminuisce, ci toglie umanità. E così la civiltà diviene più vecchia e senza umanità, perché si perde la ricchezza della paternità e della maternità. E soffre la Patria, che non ha figli e – come diceva uno un po’ umoristicamente – “e adesso chi pagherà le tasse per la mia pensione, che non ci sono figli? Chi si farà carico di me?”: rideva, ma è la verità. Io chiedo a San Giuseppe», ha continuato il Pontefice, «la grazia di svegliare le coscienze e pensare a questo: ad avere figli. La paternità e la maternità sono la pienezza della vita di una persona. Pensate a questo. È vero, c’è la paternità spirituale per chi si consacra a Dio e la maternità spirituale; ma chi vive nel mondo e si sposa, deve pensare ad avere figli, a dare la vita, perché saranno loro che gli chiuderanno gli occhi, che penseranno al suo futuro. E anche, se non potete avere figli, pensate all’adozione

                Papa Francesco continua il ciclo di catechesi dedicato a San Giuseppe soffermandosi, in particolare, sul suo ruolo di padre putativo di Gesù che rappresenta un esempio calzante e un modello esemplare per la scelta che compiono tante coppie quando non possono avere un figlio biologico o per dare una famiglia a chi non ce l’ha. Per il Papa sono persone «che si aprono ad accogliere la vita attraverso la via dell’adozione». «Giuseppe», sottolinea, «ci mostra che questo tipo di legame non è secondario, non è un ripiego. Quanti bambini nel mondo aspettano che qualcuno si prenda cura di loro! E quanti coniugi desiderano essere padri e madri ma non riescono per motivi biologici; o, pur avendo già dei figli, vogliono condividere l’affetto familiare con chi ne è rimasto privo».

                Per questo invita a percorrere questa strada senza paura ma con consapevolezza: «Non bisogna avere paura di scegliere la via dell’adozione, di assumere il “rischio” dell’accoglienza». Il Papa invita i fedeli presenti nell'Aula Paolo VI a pregare il Santo con questa intenzione precisa: «San Giuseppe, tu che hai amato Gesù con amore di padre, sii vicino a tanti bambini che non hanno famiglia e desiderano un papà e una mamma. Sostieni i coniugi che non riescono ad avere figli, aiutali a scoprire, attraverso questa sofferenza, un progetto più grande. Fa’ che a nessuno manchi una casa, un legame, una persona che si prenda cura di lui o di lei; e guarisci l’egoismo di chi si chiude alla vita, perché spalanchi il cuore all’amore. Amen».

                Il Pontefice ricorda che sono gli evangelisti Matteo e Luca a presentare Giuseppe «come padre putativo di Gesù e non come padre biologico. Matteo lo precisa, evitando la formula “generò”, usata nella genealogia per tutti gli antenati di Gesù; ma lo definisce “sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù detto il Cristo” Mentre Luca lo afferma dicendo che era padre di Gesù “come si riteneva”».

                Francesco rievoca il contesto storico di questo ruolo: «Per comprendere la paternità putativa o legale di Giuseppe», spiega, «occorre tener presente che anticamente in Oriente era molto frequente, più di quanto non sia ai nostri giorni, l’istituto dell’adozione». Il Papa cita il «caso comune presso Israele del “levirato” così formulato nel Deuteronomio: “Quando uno dei fratelli morirà senza lasciare figli, la moglie del defunto non si sposerà con uno di fuori, con un estraneo. Suo cognato si unirà a lei e se la prenderà in moglie, compiendo così verso di lei il dovere di cognato. Il primogenito che ella metterà al mondo, andrà sotto il nome del fratello morto, perché il nome di questi non si estingua in Israele”». In altre parole, continua Bergoglio, «il genitore di questo figlio è il cognato, ma il padre legale resta il defunto, che attribuisce al neonato tutti i diritti ereditari. Lo scopo di questa legge era duplice: assicurare la discendenza al defunto e la conservazione del patrimonio».

                Per questo, continua, «come padre ufficiale di Gesù, Giuseppe esercita il diritto di imporre il nome al figlio, riconoscendolo giuridicamente. Anticamente il nome era il compendio dell’identità di una persona. Cambiare il nome significava cambiare sé stessi, come nel caso di Abramo, il cui nome Dio cambia in “Abraham”, che significa “padre di molti”, perché, dice il Libro della Genesi, sarà padre di una moltitudine di nazioni”. Così per Giacobbe, che viene chiamato “Israele”, che significa “colui che lotta con Dio”, perché ha lottato con Dio per obbligarlo a dargli la benedizione». Il Papa ricorda che secondo la Bibbia «dare il nome a qualcuno o a qualcosa significava affermare la propria autorità su ciò che veniva denominato, come fece Adamo quando conferì un nome a tutti gli animali. Giuseppe sa già che per il figlio di Maria c’è un nome preparato da Dio: “Gesù”, che significa “Il Signore salva”, come gli spiega l’Angelo: “Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Questo particolare aspetto della figura di Giuseppe ci permette oggi di fare una riflessione sulla paternità e sulla maternità», aggiunge Bergoglio.

                «Non basta mettere al mondo un figlio per dire di esserne anche padri o madri», avverte il Papa citando la Lettera apostolica Patris Corde scritta per proclamare l'Anno di San Giuseppe che si è concluso lo scorso 8 dicembre 2021, «“Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti”».

                E ricorda, elogiandoli, «tutti coloro che si aprono ad accogliere la vita attraverso la via dell’adozione. Giuseppe ci mostra che questo tipo di legame non è secondario, non è un ripiego».

                Francesco insiste sulla genitorialità e sull’inverno demografico e nota che oggi è più diffusa la scelta di circondarsi di animali domestici che non quella di fare figli. Per il Papa «questo rinnegare la paternità e la maternità … ci toglie umanità. E così la civiltà diviene più vecchia e senza umanità, perché si perde la ricchezza della paternità e della maternità, che sono la pienezza della vita di una persona».

                Il Papa riconosce che «è un rischio, sì: avere un figlio, sempre è un rischio, sia naturale sia d’adozione. Ma più rischioso è non averne. Più rischioso è negare la paternità, negare la maternità, sia la reale sia la spirituale» Francesco sottolinea inoltre che a un uomo e una donna che non sviluppano il senso della paternità e della maternità «manca qualcosa, qualcosa di principale, di importante».

                Al termine dell’udienza, nel salutare i pellegrini polacchi, il Papa ricorda che domani si celebra l’Epifania del Signore che «ci ricorda che Dio “per noi e per la nostra salvezza discese dal cielo”. Ci fa capire che il Figlio di Dio è presente nell’anima di ognuno che sinceramente lo cerca. Camminiamo in quest’anno nuovo seguendo la luce di Cristo. La Sua presenza penetri nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, negli ambienti di lavoro, nella vostra Patria».

                Poi, dopo aver ammirato lo spettacolo dei circensi del Rony Roller Circus presenti in Aula Paolo VI, li ringrazia perché hanno realizzato, dice, «uno spettacolo che ci mette in contatto con la bellezza, e la bellezza ci tira su, sempre, la bellezza ci fa andare oltre. E la bellezza è una via per andare dal Signore. Grazie: grazie a voi per questo spettacolo». E ricorda: «per questa vostra attività: è curioso, dietro quanto hanno fatto, dietro a questa bellezza, ci sono ore e ore e ore di allenamento, di lavoro per fare uno spettacolo così».

Antonio Sanfrancesco   Famiglia Cristiana           5 gennaio 2022

www.famigliacristiana.it/articolo/il-papa-all-udienza-generale-l-adozione-non-e-un-ripiego-ma-la-piu-alta-forma-di-amore.aspx

 

Trovare nuovi “alfabeti” per dire la fede

                Nel suo viaggio in Slovacchia in settembre 2021, nella cattedrale di Bratislava, un mese prima dell’apertura del sinodo per una Chiesa sinodale, papa Francesco invitava i cattolici d’Europa a non “trincerarsi in un cattolicesimo difensivo”, ma a far prova di “libertà”, di “dialogo” e di “creatività”.

www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/september/documents/20210913-

bratislava-religiosi.html

                Un estratto di quell’appello. Seconda parola – la prima era libertà, la terza dialogo –: creatività. Siete figli di una grande tradizione. La vostra esperienza religiosa trova il suo luogo sorgivo nella predicazione e nel ministero delle luminose figure dei Santi Cirillo e Metodio. Essi ci insegnano che l’evangelizzazione non è mai una semplice ripetizione del passato. La gioia del Vangelo è sempre Cristo, ma le vie perché questa buona notizia possa farsi strada nel tempo e nella storia sono diverse.

                 Le vie sono tutte diverse. Cirillo e Metodio percorsero insieme questa parte del continente europeo e, ardenti di passione per l’annuncio del Vangelo, arrivarono a inventare un nuovo alfabeto per la traduzione della Bibbia, dei testi liturgici e della dottrina cristiana. Fu così che divennero apostoli dell’inculturazione della fede presso di voi. Furono inventori di nuovi linguaggi per trasmettere il Vangelo, furono creativi nel tradurre il messaggio cristiano, furono così vicini alla storia dei popoli che incontravano da parlarne la loro lingua e assimilarne la cultura. Non ha bisogno di questo anche oggi la Slovacchia? Mi domando.

                Non è forse questo il compito più urgente della Chiesa presso i popoli dell’Europa: trovare nuovi “alfabeti” per annunciare la fede? Abbiamo sullo sfondo una ricca tradizione cristiana, ma per la vita di molte persone, oggi, essa rimane nel ricordo di un passato che non parla più e che non orienta più le scelte dell’esistenza. Dinanzi allo smarrimento del senso di Dio e della gioia della fede non giova lamentarsi, trincerarsi in un cattolicesimo difensivo, giudicare e accusare il mondo cattivo, no, serve la creatività del Vangelo. Stiamo attenti! Ancora il Vangelo non è stato chiuso, è aperto! È vigente, è vigente, va avanti. Ricordiamo cosa fecero quegli uomini che volevano portare un paralitico davanti a Gesù e non riuscivano a passare dalla porta di ingresso. Aprirono un varco sul tetto e lo calarono dall’alto (cfr Mc 2,1-5). Furono creativi! Davanti alla difficoltà – “Ma come facciamo?... Ah, facciamo questo” –, davanti, forse, a una generazione che non ci crede, che ha perso il senso della fede, o che ha ridotto la fede a un’abitudine o a una cultura più o meno accettabile, cerchiamo di aprire un buco e siamo creativi! Libertà, creatività… Che bello quando sappiamo trovare vie, modi e linguaggi nuovi per annunciare il Vangelo! E noi possiamo aiutare con la creatività umana, anche ognuno di noi ha questa possibilità, ma il grande creativo è lo Spirito Santo! È Lui che ci spinge a essere creativi! Se con la nostra predicazione e con la nostra pastorale non riusciamo a entrare più per la via ordinaria, cerchiamo di aprire spazi diversi, sperimentiamo altre strade.

“baptises.fr” 4 gennaio 2022

https://baptises-fr.translate.goog/content/trouver-nouveaux-alphabets-dire-foi?_x_tr_sl=fr&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202201/220104papafrancesco.pdf

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GOVERNO

Legge di Bilancio: tutte le misure per i giovani in vigore dal 1° gennaio 2022

            Dal Bonus prima casa per gli under 36 a quello per gli affitti. Dagli incentivi per il ritorno al lavoro delle giovani madri al fondo per la lotta alle dipendenze. Sono tanti i provvedimenti per i giovani presenti nella Manovra 2022. Non ci fosse il Covid sarebbe la notizia principale di tutte le testate: il “sì” della Camera che sostanzialmente dà il definitivo via libera alla Legge di Bilancio 2022. I tempi strettissimi per l’ok da dare entro la fine dell’anno non hanno mancato di suscitare qualche malumore, così come il ricorso alla fiducia, ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto e, con le ultime limature avvenute in dirittura  d’arrivo, la Manovra è pronta.

                Come normale che sia, all’interno si trovano tutte le principali disposizioni che regoleranno la vita economica del Paese nel 2021, ma qui, in particolare, vogliamo sottolineare le diverse misure prese a favore dei giovani, una categoria non sempre messa in prima fila quando si tratta di prendere decisioni politiche di un certo peso.

                Bonus affitti e prima casa per gli under 36. Partiamo dalla questione “casa”, per la quale il Governo ha deciso di ampliare la detrazione Irpef del 20% per gli affitti (entro il limite massimo di 2 mila euro) dei giovani inquilini tra i 20 e i 31 anni, con un reddito fino a 15.493,71 euro. Il beneficio spetta per i primi quattro anni di contratto, anziché i tre previsti finora. Per chi, invece, la casa vuole acquistarla la manovra ha prorogato per tutto il 2022 (il limite precedente era giugno 2022) i termini per richiedere le agevolazioni per l’acquisto della prima casa per i minori di 36 anni con un ISEE fino a 40 mila euro.

                Tante le misure per i giovani nella Legge di Bilancio sulla questione lavoro.  Sul capitolo lavoro, invece, è stato “rinforzato” il Fondo sociale per l’occupazione e la formazione. Tra le misure finanziate dal Fondo, scrive il Sole 24 Ore “quelle di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti delle imprese del settore dei call center (comparto che vede una presenza rilevante di giovani)”. 50 milioni per ciascuno degli anni dal 2022 al 2024 sono stati destinati anche ai percorsi formativi di apprendistato e di alternanza scuola – lavoro.

Sempre per quanto riguarda il lavoro, la Legge di Bilancio ha introdotto “in via sperimentale”, la riduzione del 50% dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici madri per un anno (massimo) dal loro rientro al lavoro dopo la maternità.

                Infine, sempre citando il Sole 24 Ore, la manovra “autorizza, per il 2022, la spesa di 5 milioni di euro per la promozione di iniziative volte a favorire la partecipazione dei giovani, nel quadro della celebrazione dell’Anno europeo dei giovani”. Viene inoltre istituito un fondo per finanziare progetti di prevenzione e contrasto alle dipendenze, con una dotazione di 2 milioni di euro all’anno per il 2022 e il 2023.

AiBinews            3 gennaio 2022

www.aibi.it/ita/legge-di-bilancio-tutte-le-misure-per-i-giovani-in-vigore-dal-1-gennaio-2022

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RELIGIONE

Una religione bloccata nel passato sarà la cosa più ortodossa di questo mondo

Ma sarà anche «un’offerta senza domanda».

                Scrivo il giorno dell’Epifania, quando le vacanze di Natale sono finite. Una festa religiosa che si è trasformata in vacanze utilizzate dalle persone per riposarsi, divertirsi, viaggiare, farsi regali, organizzare feste, ecc, ecc. E quello che dico del Natale, si può dire anche della Settimana Santa, delle feste patronali e di tante altre celebrazioni, iniziate nei templi e finite nelle discoteche, negli hotel, nelle agenzie di viaggio, ecc. ecc. Questo è il fatto. Ma cosa rappresenta questo fatto?

                È evidente che una notevole maggioranza della popolazione è sedotta più dal divertimento laico che dalla devozione sacra. In altre parole, ogni anno che passa aumenta il numero di persone che preferiscono trascorrere qualche giorno di riposo, anche se questo presuppone quanto poco interessino la nascita di Gesù in una mangiatoia e la morte di Gesù come un criminale, impiccato e giustiziato in mezzo a malfattori.

                 Tutto questo significa che la Società si è allontanata dalla Religione? O piuttosto che la Religione, per il fatto di essere fedele alla sua tradizione e alla sua storia, è rimasta indietro in una Società che cambia rapidamente senza sapere dove sta andando? Se di fatto la Religione è rimasta bloccata nelle idee e nei costumi dei secoli passati, allo stesso modo la Società cambia e produce fenomeni (ogni anno) più strani, che non sappiamo (né possiamo sapere) dove ci porteranno: manifestazioni come il «cambiamento climatico», l’«economia manipolata» dagli interessi di pochi magnati che controllano tutti noi, la politica al servizio dell’egoismo di pochi, la violenza e l’odio di alcuni contro altri e così via. Come la mettiamo? Dove ci fermeremo?

                Mi sembra che una Religione bloccata nel passato possa essere interessante per un libro di storia o forse per un museo. Ma una Società che avanza rapidamente, senza sapere dove sta andando, può ugualmente finire in disastri di cui non possiamo conoscere le conseguenze. Cosa fare in una situazione come questa, che forse non si era mai verificata? Una Religione bloccata nel passato sarà la cosa più ortodossa in questo mondo. Ma sarà anche una «offerta senza domanda» (Thomas. Pröpper). Gesù ci ha lasciato il suo Vangelo perché organizzassimo funerali, novene ed eventi religiosi a cui ogni giorno partecipano sempre meno persone? Ma, se questa domanda non ha né capo né coda, il problema posto dalla Società in cui viviamo ha meno comprensione e risposta. Non mi riferisco solo alla pandemia, che tanto ci sconvolge e ci limita. Mi riferisco, soprattutto, al fatto che il «potere oppressivo» comanda ogni giorno di meno. Perché chi comanda è il «potere seduttivo». I raduni notturni sono più potenti dei politici con tutti i loro poliziotti. La pubblicità televisiva e di strada non si stanca mai di offrirci non proprio ciò che ci «educa», ma ciò che ci «seduce».

                È un dato di fatto che il cambiamento che stiamo vivendo è così forte e così profondo che il peggio non sta nell’aspetto biologico (la pandemia), ma in quello neuropsicologico, che si manifesta in non pochi disturbi mentali come la violenza, le depressioni, le reazioni violente, l’instabilità degli individui e delle famiglie, l’insicurezza nei rapporti con gli altri, ecc., ecc. Come sarà il nostro futuro? Non è possibile saperlo. Ma una cosa è certa: solo la bontà può equilibrare i nostri rapporti sociali e religiosi in tutte le loro dimensioni. In modo che a partire da questo approccio si comprendano l’attualità, l’importanza e le conseguenze di una Religione aggiornata. Che così - e solo così - potrà essere il fattore determinante della Società e del futuro cui

aneliamo. Certo, ogni cultura, ogni società, ogni famiglia e ogni individuo sono (o devono essere) completamente liberi di celebrare le feste religiose come preferiscono. Comunque sia (in ogni caso), ciò che conta e apporta qualcosa di positivo è che tali feste siano celebrate in modo tale da avvertire in esse la bontà in modo palpabile. La bontà che possa portarci la convivenza e la sicurezza che tutti desideriamo.

                José María Castillo ¤1929, teologo        “Religión Digital” (www.religiondigital.com) 6 gennaio 2022

www.religiondigital.org/teologia_sin_censura/Castillo-Religion-atascada-ortodoxo-igualmente_7_2412128775.html

Traduzione  di Lorenzo Tommaselli             www.adista.it/articolo/67322

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RIFLESSIONI

Generare e prendersi cura: gli umani con gli animali e come animali

                Alcune parole pronunciate da papa Francesco mercoledì scorso 5 gennaio 2022, alla Udienza, nel corso del suo sesto discorso su S. Giuseppe, hanno suscitato reazioni appassionate. Ecco il cuore del testo:

www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2022/documents/20220105-udienza-generale.html

E oggi, anche, con l’orfanezza, c’è un certo egoismo. L’altro giorno, parlavo sull’inverno demografico che c’è oggi: la gente non vuole avere figli, o soltanto uno e niente di più. E tante coppie non hanno figli perché non vogliono o ne hanno soltanto uno perché non ne vogliono altri, ma hanno due cani, due gatti … Eh sì, cani e gatti occupano il posto dei figli. Sì, fa ridere, capisco, ma è la realtà. E questo rinnegare la paternità e la maternità ci sminuisce, ci toglie umanità. E così la civiltà diviene più vecchia e senza umanità, perché si perde la ricchezza della paternità e della maternità. E soffre la Patria, che non ha figli e – come diceva uno un po’ umoristicamente – “e adesso chi pagherà le tasse per la mia pensione, che non ci sono figli? Chi si farà carico di me?”: rideva, ma è la verità. Io chiedo a San Giuseppe la grazia di svegliare le coscienze e pensare a questo: ad avere figli.

 

                Il contesto del discorso, tuttavia, è introdotto da una distinzione, che può essere utile considerare con attenzione: la paternità non consiste nel “generare”, ma nell’assumere la responsabilità di una vita. La frase “forte”, che mette in relazione contraddittoria “culle” e “cucce”, si comprende del tutto solo alla luce di un orizzonte più ampio, che non è soltanto “morale”, ma direi allo stesso tempo “generazionale” e “sociale”. Una delle evidenze che scattano, in questo ambito, è quella della “differenza” tra uomo e animale. Avere figli è sempre rischioso. Ma, dice Francesco, non averne è ancora più rischioso. Come pensare questa sfida se la mettiamo in relazione al rapporto di “cura” verso gli animali? In quale senso la sostituzione degli animali ai bambini costituisce un problema e uno scandalo?

                Propongo solo alcune annotazioni, per cercare di comprendere meglio la questione. Anzitutto è proprio la “assenza di generazione”, una sorta di “estraneità” che segna il rapporto con l’animale, a rendere più chiaro e diretto il rapporto di “cura”. Nel famoso film di De SicaUmberto D.”, il rapporto tra il vecchio e il cane è un gioiello di poesia e di gratuità. Nessuno parlerebbe, in quel caso, di egoismo. Anzi, nel rapporto con il cane, non di rado gli uomini e le donne sanno essere più generosi rispetto al rapporto con gli umani. Ma perché tutto questo non è soltanto scandaloso?

                La ragione è che gli animali sono quasi dei santi. In loro non vi è doppiezza, non vi è coscienza, non c’è tempo. La loro vita “sempre presente” è una vita compiuta, pienamente aperta, nuda, senza vestiti e senza riserve. Insieme meravigliosa e spaventosa. Ogni animale attesta non solo meno, ma anche più dell’uomo e della donna. Essere “a immagine e somiglianza di Dio” è un titolo di privilegio umano, ma anche un peso, che l’animale non porta. L’animale non pecca perché non è libero. È impeccabile e muto: in quanto creatura senza la parola, è ciò che deve essere e deve essere ciò che è. Mentre all’uomo e alla donna sta di fronte un essere se stessi che è un delicatissimo intreccio di compito e di dono. Ognuno di noi, umani, non è già ciò che deve essere e deve/può lasciarsi donare se stesso dal prossimo e da Dio.

                La semplicità animale ci ricorda Dio. E può essere, per questo, anche una via di fuga dal prossimo. E possiamo anche chiederci: ma dove l’uomo e la donna scoprono la loro differenza dall’animale che essi stessi sono? La differenza sta in ciò che è più elementare: non zampe, ma mani e piedi ci sono propri, non muso, ma bocca. Proprio questo rapporto delicatissimo tra zampe che si fanno mani operanti e musi che divengono bocche parlanti dicono la differenza: Tommaso, sulla scorta di Aristotele, ha detto che la differenza è “ratio et manus”, ossia parola che permette di uscire dal presente e mani che trasformano e ricreano la realtà. L’animale, con la sua voce e con le sue zampe, non ha altro compito che esistere. Non ha nulla da cercare. Ha trovato già all’inizio tutto quello che gli basta. Gli umani, invece, nascono  poveri, e trovano lungo la via tutto ciò che li caratterizza come uomini e come donne.

                La cura per l’animale è più semplice: perché l’animale non tradisce mai, non illude, non finge, non aggira, non mente. Resta sempre infantile, perché non parla. Ogni animale, pur crescendo e cambiando fisicamente, resta sempre cucciolo, diretto, immediato, perché senza parola e senza mani.

                La cura per gli umani è sicuramente più complessa, perché cambiano continuamente. E hanno bisogno di una presenza non semplicemente affettiva, ma educativa, autorevole, liberante. E questo è un aspetto maledettamente (e lodevolmente) complicato.

                Capisco bene come anche gli animali possano essere funzionali a “borghesi piccoli piccoli”. Ma ogni animale, nella sua immediatezza, può essere sempre lo sfondamento di ogni chiusura borghese. Sull’Aventino, nei viali accanto a S. Anselmo, si vedono spesso “domestici” che accompagnano i cani alle loro incombenze fisiche. I padroni si godono solo il lato ludico della bestiola. Ma la logica profonda con cui un cane ha il suo “mondo” sfugge al nostro modo di pensare e solo uomini “marginali” come coloro che sono affetti da “autismo” possono capire fino in fondo la “ratio canina” e rivelarne aspetti singolarissimi.

                Il mondo non è percepito solo da uomini adulti: come ha scritto nel 1948 M. Merleau-Ponty, “animali, bambini, primitivi e pazzi percepiscono il mondo a modo loro” e noi dobbiamo ascoltarli, anche nelle cose che riguardano la fede. E in ognuno di noi sta, sempre, un animale, un bambino, un primitivo e un pazzo. Guai se non fosse così. Il “presepe” è forse la sintesi più impressionante di questa logica più complessa, più opaca e più ricca: non solo adulti (come Maria e Giuseppe) ma anche il bambino divino, gli animali (bue e asino), i primitivi (pastori) e i pazzi (Magi) compongono il quadro del rivelarsi del mistero. La trasgressione animale, senza la riduzione borghese  a soprammobile o a passatempo, può essere una risorsa per comprendere a quale cura dell’altro Dio ha chiamato ogni uom

Andrea Grillo                    blog: Come se non                         7 gennaio 2022

www.cittadellaeditrice.com/munera/generare-e-prendersi-cura-gli-umani-con-gli-animali-e-come-animali

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SINODO

Tradizione e Democrazia in stile sinodale

                Papa Francesco continua ad approfondire, alla luce del cammino sinodale, i temi della Tradizione e - soprattutto - del rapporto tra Chiesa e Democrazia. Il viaggio del Papa a Cipro e in Grecia, oltre ad aver mostrato quante perle possono crescere nel dialogo anche conflittuale, ha toccato alcuni nodi della «dimensione sinodale» (come l’evangelizzazione, la democrazia, il potere gerarchico, le strutture) relativi a questioni pastorali decisive che, come Chiesa, ci trasciniamo dietro ormai da anni. Dopo essermi qui soffermato sul nodo dell’evangelizzazione, affronterò ora quelli legati alla t/Tradizione e alla democrazia.

www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/december/documents/20211203-cipro-incontro-santosinodo.html

                la dinamicità (ecumenica) della Tradizione. Proprio per l’osmosi tra vangelo e cultura (grazia e natura), evidenziata in conclusione del precedente contributo, nel discorso al Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Cipro Papa Francesco ci ha esortato con forza a non permettere che «le tradizioni, al plurale e con la “t” minuscola, tendano a prevalere sulla Tradizione, al singolare e con la “T” maiuscola». A volte, ricorda Andrea Grillo, «confondiamo la tradizione ecclesiale con le forme tridentine o ottocentesche», per cui «ci sono cose della tradizione che è bene che muoiano perché la tradizione continui».

https://labarcaeilmare.it/rubriche/una-chiesa-che-ha-bisogno-dellaltro

 Possiamo e dobbiamo avere «il coraggio di spogliarci di ciò che, pur prezioso, è terreno» – insiste il vescovo di Roma – così da sottrarci «al rischio di assolutizzare certi usi e abitudini, non essenziali per vivere la fede», ma anzi pericolosi perché potenzialmente veicolo di atteggiamenti escludenti o violenti.

 

                Non procedere in tal senso – ossia non camminare guidati dalla luce di una “tradizione dinamica” – comporterebbe infatti il rischio (già segnalato)

www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/radicarsi-nel-magistero-o-mettere-in-moto-la-tradizione

di veder replicato in ogni dove e in ogni tempo dell’orbe cristiano, ma anche cattolico, quanto il Papa ha amaramente riconosciuto: «Quante volte nella storia tra cristiani ci siamo preoccupati di opporci agli altri [e] abbiamo ingigantito e diffuso pregiudizi sugli altri … Non mancano anche oggi falsità e inganni che il passato ci mette davanti e che ostacolano il cammino [e] ci hanno fatto assimilare, anche involontariamente, non pochi pregiudizi ostili nei riguardi degli altri, preconcetti basati spesso su informazioni scarse e distorte, divulgate da una letteratura aggressiva e polemica».

                Tale è l’importanza della questione che similmente – e forse in modo ancora più incisivo – Papa Francesco ha parlato all’Arcivescovado Ortodosso greco.

www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/december/documents/20211204-grecia-ieronimus-ii.html

                Da un lato, riconoscendo la causa delle «relazioni ferite» negli «errori commessi da tanti cattolici» («azioni e scelte che poco o niente hanno a che vedere con Gesù e con il Vangelo, improntate piuttosto a sete di guadagno e di potere»); dall’altro lato, confidando nei «tesori di grazia che riscopriremo nei fratelli», in coloro che simboleggiano per primi «l’alterità». Perché, se è sempre presente il rischio che «le tradizioni proprie e le specificità di ciascuno [possano] arroccarsi e a prendere le distanze dagli altri» (finendo per «restare paralizzati dalle negatività e dai pregiudizi di un tempo», dai «veleni mondani» e dalla «zizzania del sospetto»), è altrettanto vero che grazie alle «radici comuni» («sotterranee, nascoste, spesso trascurate»), e «nonostante le storture del tempo, la pianta di Dio cresce e porta frutti nello stesso Spirito. Ed è una grazia riconoscere gli uni i frutti degli altri e ringraziare il Signore insieme per questo». Se ciò vale per le relazioni ad extra della Chiesa Cattolica, tanto di più deve valere per quelle ad intra…

                il rapporto (ineludibile?) tra Sinodo e Democrazia. Questa attenzione ed apertura alla grazia dell’altro – di tutti gli altri – potrebbe spiegare perché Francesco, nel discorso alle autorità greche, evidenzi alcuni aspetti decisivi della democrazia che – a prescindere dalle intenzioni del Papa – riguardano anche la sinodalità: «oggi si registra un arretramento della democrazia. Essa richiede la partecipazione e il coinvolgimento di tutti e dunque domanda fatica e pazienza. È complessa … è un’esigenza fondamentale (…) perché risponde a quello che siamo: esseri sociali, irripetibili e al tempo stesso interdipendenti». Se la democrazia – come partecipazione di tutti – è collegata all’essenza (unica e relazionale) dell’essere umano, è poi difficile poterla negarla all’interno della vita e delle strutture ecclesiali, se non negando un’antropologia comune.»

www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/december/documents/20211204-grecia-autorita.html

                Anche qui, se Giuseppe Savagnone parla della democrazia e dei diritti umani come «grandi conquiste a livello spirituale» (nonostante le loro «ombre»),

www.c3dem.it/nel-sinodo-ripensare-il-nostro-modo-di-pensare-il-vangelo-e-di-viverlo-intervista-a-giuseppe-savagnone

Andrea Grillo ricorda che una Chiesa veramente sinodale è quella che «si lascia insegnare dai mondi della democrazia»: «qualcosa dal parlamento abbiamo imparato, nel senso che quel consenso lì è fondamentale non per prendere le decisioni in senso assoluto, ma per capire come stanno le cose», per cui «il punto di equilibrio è accettare che le norme fondamentali della vita della Chiesa abbiano qualcosa da imparare dallo sviluppo delle forme istituzionali moderne».

https://labarcaeilmare.it/rubriche/una-chiesa-che-ha-bisogno-dellaltro

                È dunque più sensato ed aderente al dato reale pensare che slogan ecclesiali come “la Chiesa non è una democrazia” o “il Sinodo non è un Parlamento” siano legate allo «scetticismo nei confronti della democrazia provocato dalla distanza delle istituzioni» e alle «polarizzazioni che animano la democrazia ma rischiano di esasperarla». Distanza e polarizzazioni che sono, in realtà, tutte caricature della vera democrazia, oltre ad essere molto simili a quegli atteggiamenti ecclesiali di autoreferenzialità, clericalismo e mondanità spirituale che stigmatizza anche il Papa quando ci esorta «a passare dal parteggiare al partecipare (…) per la promozione di tutti», all’«essere solidali, in particolare nei riguardi di quanti non appartengono al proprio popolo». Come la vera Chiesa è altra cosa da quelle che il vescovo di Roma chiama le “perversioni” di essa, così la vera Democrazia non può che essere altra cosa dalle sue “caricature”  (o “pecche” come le chiama Grillo) – e solo in quanto tale (si auspica) temuta e rifiutata dalla Chiesa.

                Interessante, in tal senso, è il fatto che, per Papa Francesco, «partire dalla realtà piuttosto che parteggiare sulle idee», «mettere la realtà dell’uomo prima delle idee e delle ideologie» comporta «grandezza di visione», «dilatare lo sguardo, immergerlo nei problemi complessi», «accompagnare i processi dal di dentro, per superare le ghettizzazioni e favorire una lenta e indispensabile integrazione, per accogliere in modo fraterno e responsabile le culture e le tradizioni altrui».

www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/december/documents/20211205-grecia-rifugiati.html

                 Questo significa una certa vicinanza da parte di Francesco – anche qui non sappiamo quanto intenzionale – alla convinzione che sia necessario evitare ogni riduzionismo procedurale della democrazia, a favore dell’elaborazione di «una visione d’insieme», di una «passione per l’insieme, che ci conduca – cattolici, ortodossi, fratelli e sorelle di altri credo, anche fratelli agnostici, tutti – ad ascoltarci reciprocamente, a sognare e lavorare insieme, a coltivare la “mistica” della fraternità (EG, 87)».

https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/december/documents/20211204-grecia-religiosi.html

                Credo che tanto basti per non dichiarare chiusa la questione dei rapporti tra democrazia e sinodalità.

Sergio Ventura                 VinoNuovo  7 gennaio 2022

www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/tradizione-e-democrazia-in-stile-sinodale-2

 

Preghiera per il Sinodo: Adsumus Sancte Spiritus

 

Siamo davanti a Te, Spirito Santo,

mentre ci riuniamo nel Tuo nome.

Con Te solo a guidarci,

fa’ che tu sia di casa nei nostri cuori;

Insegnaci la via da seguire

e come dobbiamo percorrerla.

Siamo deboli e peccatori;

non lasciare che promuoviamo il disordine.

Non lasciare che l’ignoranza ci porti sulla strada sbagliata

né che la parzialità influenzi le nostre azioni.

Fa’ che troviamo in Te la nostra unità

affinché possiamo camminare insieme verso la vita eterna

e non ci allontaniamo dalla via della verità

e da ciò che è giusto.

Tutto questo chiediamo a te,

che sei all’opera in ogni luogo e in ogni tempo,

nella comunione del Padre e del Figlio,

nei secoli dei secoli.

Amen.

www.synod.va/content/dam/synod/document/common/vademecum/IT-Vademecum-Full.pdf

Camminare insieme senza fare confusione. Il “Vademecum per il Sinodo sulla Sinodalità” presenta così la preghiera che ho riportato. Ogni sessione del Concilio Vaticano II iniziava con la preghiera Adsumus Sancte Spiritus, le prime parole dell’originale latino, che significano: “Noi stiamo davanti a Te, Spirito Santo”, una preghiera che è stata storicamente usata nei concili, nei sinodi e in altre assemblee della Chiesa per centinaia di anni e che è attribuita a Sant’Isidoro di Siviglia (560 circa – 4 aprile 636). Mentre intraprendiamo questo processo sinodale, questa preghiera invita lo Spirito Santo ad operare in noi affinché possiamo essere una comunità e un popolo di grazia. Per il cammino sinodale dal 2021 al 2023, proponiamo la seguente versione semplificata, affinché qualsiasi gruppo o assemblea liturgica possa recitarla più facilmente.

 

                Rispetto al testo originale della preghiera, l’aggiornamento sinodale ha diverse innovazioni tra le quali due forse sono le più importanti: l’aggiunta delle parole “camminare insieme” e di quelle che chiedono d’essere salvati dal rischio di “promuovere il disordine”. Se il Sinodo riuscirà a fare il suo cammino senza provocare disordine sarà gran cosa, quasi un miracolo. Ed è per questo che è bene affidare tale possibilità alla preghiera. – Segnalo che anche l’incipit della preghiera è stato modificato, perché la versione aggiornata sia indicata con un’intestazione, o titolo, specifico: non più Adsumus Domine Sancte Spiritus, ma Adsumus Sancte Spiritus.

Luigi Accattoli, vaticanista, già dirigente nazionale FUCI                3 gennaio, 2022

www.luigiaccattoli.it/blog/supplica-del-sinodo-non-lasciare-che-promuoviamo-il-disordine/

 

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