logotype
Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 

Dignità della vita e diritto di morire

Aspetti bioetici

 

 

Autore: Armando Savignano

Il Papa ha recentemente affermato che non c’è un diritto alla morte, che va vissuta umanamente non praticando l’accanimento terapeutico ma ricorrendo alle cure palliative. «Dobbiamo essere grati per tutto l'aiuto che la medicina si sta sforzando di dare, affinché attraverso le cosiddette 'cure palliative', ogni persona che si appresta a vivere l'ultimo tratto di strada della propria vita, possa farlo nella maniera più umana possibile", ha sottolineato Papa Francesco.

Ma, avverte il Papa, «Dobbiamo però stare attenti a non confondere questo aiuto con derive anch'esse inaccettabili che portano a uccidere». Ecco perché, occorre accompagnare alla morte, ma non provocarla o aiutare qualsiasi forma di suicidio. «Va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati. Infatti, la vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti».

Anche il Parlamento si sta occupando del problema per addivenire ad una formulazione legislativa in presenza di un quesito referendario che dovrebbe celebrarsi il prossimo anno.

        

          Più in generale, bisogna ricordare che non è la libertà che costituisce la dignità dei nostri comportamenti, anche se oggi, nella nostra cultura sembrerebbe che sia così: l’agire liberamente viene identificato con l’agire con dignità. Non è però la libertà che

dà dignità al comportamento umano. E’ vero tuttavia che l’atto può essere degno della persona solo se è un atto umano, cioè libero.

Ma non sempre è degno ciò che è libero; vi sono tanti comportamenti che sono liberi e non sono degni della persona, nè della persona su cui si agisce, né della persona che agisce. Esistono azioni libere indegne della persona umana. Se ad esempio viene compiuto un atto di stupro nei confronti di una donna, tale comportamento è indegno per l’uomo. Supponiamo che sia stata compiuta quell’azione liberamente, in piena autonomia da parte dell’uomo. Ma è un atto degno della persona? La libertà quindi, non dà la dignità alle proprie azioni, ma dà la possibilità di agire in modo degno o indegno. Ma la dignità o indegnità di un atto libero non dipende dal fatto che sia libero, ma dalla corrispondenza di quella scelta libera alla dignità delle persone altrui e della propria. Ecco perché offendere liberamente l’altro è un comportamento indegno.

L’equivalenza “morte degna” = eutanasia, perché scelta libera, è falsa. Infatti, se un soggetto chiedesse insistentemente di essere torturato, questa opzione non sarebbe opzione degna, né rispetterebbe la sua dignità, anche se la richiesta fosse del tutto libera. Vi sono molti mascheramenti in tal senso, soprattutto se si rispondesse al soggetto in modo affermativo: “Sì, ti aiuto”. In tal modo viene compiuta un’azione che rispetta la sua libertà ma non la sua dignità. La vita è un bene indisponibile non solo riguardo alla vita altrui, ma prima di tutto riguardo alla propria vita. Un’opzione volontaria, cosciente, libera, di suicidio assistito, può essere lesiva della propria dignità. Pertanto, l’eutanasia, nel senso attuale dato alla parola, non è univocamente assimilabile a morte degna anche se la persona muore in pace e senza sofferenza.

Occorre discriminare tra vite degne e non degne di essere vissute? Bisogna evitare di cadere in un’antropologia dualista, spesso presente in coloro che difendono l’eutanasia. Tipica è infatti l’espressione: “Ormai è solamente una vita biologica, non c’è più vita personale, è un vegetale”. E’ anche frequente la distinzione radicale tra “vita biologica” e “vita biografica”, considerando la seconda come l’unica che dia senso all’esistenza della persona, e la prima come qualcosa di sub-umano. Ma chi si trova in “stato vegetativo persistente” è ancora una persona degna di rispetto? La persona è un’unità: non c’è mai un corpo umano che sia solo una specie di vegetale, un fenomeno biologico vivente, senza che sia il corpo di un io, di una persona. In questo senso bisogna affermare che la vita biologica di un individuo umano è sempre vita umana, e forma parte sempre della sua vita biografica. Ecco perché è necessario sostenere l’identità biologica, ontologica, morale e giuridica della persona.

 

Armando Savignano

2022  UCIPEM NAZIONALE   globbers joomla templates