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Salute e prestazioni inutili oggi

 

 

 Autore: Gabrio Zacchè

           Il benessere è direttamente legato allo stato di salute del nostro essere corporeo, e la medicina ci aiuta a mantenerci sani e soprattutto a curarci quando siamo ammalati. Per questo la disponibilità e la qualità dei servizi sanitari sono i principali indicatori di progresso civile e sociale. 

La medicina, tuttavia, è pervasa da molte prestazioni inutili, inefficaci e talvolta potenzialmente dannose come per esempio gran parte delle vitamine e degli integratori dietetici, i check-up, gli ECG eseguiti alle persone in buona salute o la maggior parte degli antibiotici presi per il mal di gola o l’influenza. 

Ma perché in medicina si fanno cose inutili e dannose? A chi giova?  Le ragioni sono tante e spesso si associano tra loro.

-         La prima ragione è di tipo economico.

Le attività umane, comprese quelle sanitarie, sono spesso guidate dalla convenienza economica e dall’esigenza di aumentare i consumi a prescindere dall’utilità o meno di ciò che si pone in vendita. Tramite la pubblicità, la propaganda, l’informazione di parte, il marketing, siamo spesso indotti a consumare anche ciò di cui non abbiamo alcun bisogno, e le prestazioni sanitarie non fanno eccezione.

-         La seconda ragione è di natura culturale.

Essa nasce dall’idea che fare di più sia sempre meglio, che tutto ciò che è nuovo sia vantaggioso e che ogni problema si possa risolvere con l’aiuto della tecnologia. Così le persone sono indotte a richiedere qualsiasi prestazione sanitaria venga loro suggerita, anche quando non vi sono prove certe che sia veramente utile e soprattutto che non abbia effetti indesiderati. Spesso, la paura di non fare tutto quello che potrebbe servire ci spinge a fare più di quello che è utile, sprecando risorse e mettendo a repentaglio la salute a causa dei potenziali effetti dannosi connessi alle procedure diagnostiche e terapeutiche, agli effetti collaterali dei farmaci.

-         Terza ragione,

i professionisti della salute tendono spesso a fare più di quello che sarebbe ragionevole sulla base delle conoscenze scientifiche e della buona pratica clinica per il timore di lasciarsi sfuggire qualcosa d’importante e di essere successivamente coinvolti in contenziosi di natura medico-legale. 

          Questi presupposti hanno portato ad una crescente medicalizzazione dalla nascita agli ultimi giorni di vita. Eventi fisiologici come la gravidanza, l’allattamento, la crescita, la menopausa, la vecchiaia, sono oggetto di un’attenzione esasperata da parte della medicina, che si illude di sostituirsi alla natura e in nome della sicurezza e della salute assegna un’etichetta medica ad ogni malessere, anche se piccolo, trasformando le persone in pazienti ansiosi e altamente preoccupati per il futuro. 

          Un’indagine condotta nel 2007 da “Altroconsumo”, associazione di consumatori italiani, su 1.700 donne gravide ha messo chiaramente in evidenza che la gravidanza è eccessivamente medicalizzata, con una prescrizione di esami del sangue, ecografie e integratori che vanno ben oltre quello che suggerisce la letteratura medica.

Il 60% delle donne intervistate, ad esempio, riferisce di far uso di integratori e vitamine e ognuna di loro esegue mediamente almeno 6 ecografie rispetto alle 3 consigliate dai protocolli ministeriali. 

Per sfuggire a questo meccanismo perverso è necessaria sempre più una educazione sanitaria indipendente, responsabilizzante, libera da sponsor interessati e critica verso le lusinghe dalle sirene del mercato e del consumismo. 

Il compito è immane. Una parte consistente della spesa sanitaria (almeno il 20%, secondo l’OCSE) è utilizzata per garantire prestazioni inutili. 

Il ruolo dei professionisti della salute è difficile ma determinante, sia perché le conoscenze scientifiche sono molte e cambiano in continuazione, sia perché queste conoscenze non sono sempre assolute e molte scelte mediche o chirurgiche sono ancora, e lo saranno, oggetto di ricerca. 

Rimane fondamentale la competenza e l’onestà del professionista, l’inclinazione all’ascolto, la disponibilità a fornire spiegazioni, insieme alla capacità di tener conto delle particolari esigenze della persona.

 

 

 

                                                                                                       

 

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