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news UCIPEM n. 897 – 13 febbraio 2022

Unione Consultori Italiani Prematrimoniali E Matrimoniali

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“Notiziario Ucipem” unica rivista ufficiale - registrata Tribunale Milano n. 116 del 25.2.1984

Supplemento online. Direttore responsabile Maria Chiara Duranti. Direttore editoriale Giancarlo Marcone

News gratuite si propongono di riprendere dai media e inviare informazioni, di recente acquisizione, che siano d’interesse, d'aggiornamento, di documentazione, di confronto e di stimolo per gli operatori dei consultori familiari e quanti seguono nella società civile e nelle comunità ecclesiali le problematiche familiari e consultoriali. Sono così strutturate:

Notizie in breve per consulenti familiari, assistenti sociali, medici, legali, consulenti etici ed altri operatori, responsabili dell’Associazione o dell’Ente gestore con note della redazione {…ndr}.

Link diretti e link per pdf -download a siti internet, per documentazione.

                I testi, anche se il contenuto non è condiviso, vengono riprese nell’intento di offrire documenti ed opinioni di interesse consultoriale, che incidono sull’opinione pubblica. La responsabilità delle opinioni riportate è dei singoli autori, il cui nominativo è riportato in calce ad ogni testo.

                Il contenuto delle news è liberamente riproducibile citando la fonte.

                In ottemperanza alla direttiva europea sulle comunicazioni on-line (direttiva 2000/31/CE), se non desiderate ricevere ulteriori news e/o se questo messaggio vi ha disturbato, inviate una e-mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con richiesta di disconnessione.

                Chi desidera connettersi invii a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la richiesta indicando nominativo e-comune d’esercizio d’attività, e-mail, ed eventuale consultorio di appartenenza. [Invio a 1.129 connessi]

 

Carta dell’U.C.I.P.E.M.

Approvata dall’Assemblea dei Soci il 20 ottobre 1979. Promulgata dal Consiglio direttivo il 14 dicembre 1979.

1. Fondamenti antropologici

1.1 L’UCIPEM assume come fondamento e fine del proprio servizio consultoriale la persona umana e la considera, in accordo con la visione evangelica, nella sua unità e nella dinamica delle sue relazioni sociali, familiari e di coppia

1.2 L’UCIPEM si riferisce alla persona nella sua capacità di amare, ne valorizza la sessualità come dimensione esistenziale di crescita individuale e relazionale, ne potenzia la socialità nelle sue diverse espressioni, ne rispetta le scelte, riconoscendo il primato della coscienza, e favorendone lo sviluppo nella libertà e nella responsabilità morale.

1.3 L’UCIPEM riconosce che la persona umana è tale fin dal concepimento.

 

02 ABUSI E MALTRATTAMENTI        20 anni dopo la Carta di Dallas, l'abuso sessuale del clero cattolico è stato "risolto"?

04                                                          Abuso riproduttivo nel contesto dell'abuso sessuale del clero in Chiesa cattolica

04                                                          Abuso sessuale: i campanelli di allarme a cui prestare attenzione

04                                                          Pedofilia e abusi sessuali: un’emergenza che cresce nel silenzio

05                                                          Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime?

06                                                           Pressioni sulla Chiesa italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali

07 ADOZIONE                                      La Cassazione a Sezioni Unite sull'adozione da parte di una coppia omosessuale

08 ASSEGNO DIVORZILE                   Divorzio: quando è possibile la revisione dell’assegno?

09 BIBBIA                                             La Bibbia un cammino di salvezza

09 CENTRO GIOVANI COPPIE           Conferenza on line. “Normalità. Rendere nuova l'abitudine”

10 CENTRO INT. STUDI FAMIGLIA  Newsletter CISF - n. 5, 9 febbraio 2022

12 CHIESA DI TUTTI                            Vaticano, i preti pedofili e gli scandali da silenziare

13 CHIESA IN ITALIA                          La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

14 CITTÀ DEL VATICANO                  Celibato facoltativo e sacerdozio femminile, la Chiesa non può barricarsi x sempre

15                                                          Hans Zollner: “La Chiesa deve chiarire tutto quello che è successo sugli abusi

16                                                          Etica-vaticana, Paglia contro la commissione sugli abusi indipendente

17                                                          "Ratzinger accetta il giudizio umano la sua lettera è una svolta epocale"

18                                                          «La Chiesa faccia come lui e chieda scusa per gli abusi»

19                                                          Al cospetto di Dio

19 CLERICALISMO                               Le vere radici del clericalismo sono nella chiesa, non nel mondo

23                                                          Avvocato canonico 'terrorizzato' dai giovani seminaristi conservatori

24 CONFED. METODI NATURALI     Corsi di base per l'apprendimento del metodo sintotermico Roetzer

24 CONSULTORI CATTOLICI             L’arcivescovo di Milano incontra i consiglieri dei consultori Fe.L.Ce.A.F.

27 DALLA NAVATA                             VI Domenica del tempo ordinario o della Parola di Dio (anno C)

27                                                          Scritto di p. Ernesto Balducci

28 DIRITTI                                             Il diritto di essere un bambino nell’era digitale

29 DONNE NELLA (per la )CHIESA   Che cos’è la lettura popolare della Bibbia

30                                                          Toledot: costruire il presente a partire dal futuro

31 FRANCESCO VESCOVO ROMA    Quell'incompletezza che riavvicina il pensiero alla vita

32 OMOFILIA                                       Autocompiacimento: due definizioni di atto omosessuale e partecipazione liturgica

33 RIFLESSIONI                                   La trappola dell’unità

34 SIN0DO                                           Cammino sinodale tedesco Trampolino dei coraggiosi

35                                                          Cammino sinodale tedesco. Con la forza della disperazione

 

 

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ABUSI

20 anni dopo la Carta di Dallas, l'abuso sessuale del clero cattolico è stato "risolto"?

La questione non è finita, ma ci sono molte ragioni per sperare.

                Gli abusi sessuali da parte del clero nella Chiesa cattolica [negli USA] non sono "finiti". Intendo questo in due modi.

¨       Primo, alcuni abusi sessuali da parte del clero sono indubbiamente ancora in atto. Ma soprattutto, non abbiamo davvero affrontato le situazioni che abbiamo già vissuto. Indagare sulle accuse, mandare i colpevoli in prigione, funzionari della Chiesa che fanno ammenda delle vittime, compresi i pagamenti finanziari, tutto questo è importante. Ma noi, come comunità ecclesiale più ampia, dobbiamo affrontare il fatto più ampio: un problema come l'abuso sessuale infantile ha molti livelli. Ogni incidente colpisce numerose persone, compresi i familiari e la comunità parrocchiale o scolastica. Non abbiamo "finito", non abbiamo "risolto" gli abusi sessuali del clero, finché non affrontiamo tutte queste questioni sociali, emotive e spirituali, insieme alle questioni legali e finanziarie. Prima di spacchettare tutto questo, però, ricapitoliamo alcune delle statistiche. Uno sguardo ai dati mostrerà senza ombra di dubbio che, sebbene gli abusi sessuali da parte del clero siano diminuiti nella Chiesa cattolica, non sono spariti.

                Il mio collega padre D. Paul Sullins [ricercatore senior del Ruth Institute e professore di sociologia recentemente ritiratosi della Catholic University of America] ha analizzato sistematicamente i dati sugli abusi sessuali del clero in due rapporti separati

  • "L'abuso sessuale del clero cattolico è correlato ai sacerdoti omosessuali?" pubblicato nel 2018
  • Receding Waves: Child Sex Abuse and Homosexual Priests Since 2000”,  pubblicato nel 2019. Il secondo rapporto includeva dati risalenti fino al 2018, sulla base dei rapporti diocesani richiesti dalla Carta di Dallas.                                                                              https://it.frwiki.wiki/wiki/John_Jay_report

                Per quanto ne so, padre Sullins è l'unico a fare un esame statistico dei dati che la Chiesa raccoglie diligentemente ogni anno. Ha trovato dati che suggeriscono che il problema è cambiato. Le vittime recenti sono più equamente divise tra maschi e femmine, invece della preponderanza di vittime maschili di epoche precedenti. È importante sottolineare che l'età delle vittime si è spostata verso le vittime più anziane: ci sono meno vittime in età prepuberale e più vittime adolescenti oggi. Ha trovato  alcune notizie di speranza, il che suggerisce che il problema è migliorato. Dati recenti mostrano un minor numero di casi segnalati tra i sacerdoti più giovani, recentemente ordinati. Quindi, è corretto affermare che la situazione è migliorata e c'è motivo di sperare.

                Tuttavia, fare affidamento sul fatto che di recente sono stati segnalati pochi incidenti non è un motivo per darci una pacca sulla spalla e dire che tutto va bene. Il problema è che la maggior parte dei sopravvissuti non denuncia i propri abusi se non molto più tardi. Infatti, nel suo primo studio, che ha utilizzato i rapporti del gran giurì della Pennsylvania, padre Sullins ha scoperto che il ritardo medio nella segnalazione era di oltre 28 anni. Ho notato questo problema nel 2019, quando è uscito il secondo rapporto di padre Sullins. Ha scoperto che nel periodo tra il 2 luglio 1017 e il 30 giugno 2018, un totale di 1.385 sopravvissuti ad abusi sessuali su minori da parte del clero si sono fatti avanti avanzando 1.455 accuse. Di tali denunce, solo 26 denunce hanno riguardato minori  avvenute nel corso del 2018. Possiamo essere certi che questi 26 siano gli unici incidenti avvenuti in questo periodo? Ovviamente no. La maggior parte degli incidenti segnalati di recente nel 2017-2018 non si è verificata durante quel periodo, ma è stata distribuita su tutti gli anni precedenti.

                Come ho detto all'epoca: “Padre Sullins ha affrontato la questione confrontando anno per anno le accuse di abusi attuali . In altre parole, è tornato ai dati storici e ha posto questa domanda: 'Nel 1950-1954, quante persone si sono fatte avanti per dire di aver subito abusi nel 1950-1954? Come si confronta con il numero di persone che si sono fatte avanti tra il 1955 e il 1959 per dire di aver subito abusi tra il 1955 e il 1959?' E così via. Portare questi numeri fino al presente non dipinge un quadro così roseo del rapido declino degli abusi sessuali da parte del clero”.

                È proprio qui che Padre Sullins ha riscontrato un preoccupante aumento degli abusi sessuali sui minori dal 2002. Gli abusi sessuali sui bambini da parte del prete sono scesi ai minimi storici subito dopo il 2002, ma da allora sono aumentati. È vero che gli abusi sessuali su minori da parte del clero rimangono ben al di sotto del picco raggiunto negli anni '80. Le segnalazioni di abusi in corso sono state in media di 8,2 all'anno dal 2010 al 2014. Negli anni '80, c'erano in media 26,2 segnalazioni di abusi in corso all'anno. 

Oltre all'analisi statistica, ci sono alcuni altri "dati" preoccupanti che non coinvolgono direttamente i reati contro i minori. La scoperta che mons. Jeffrey Burrell, il segretario generale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, aveva usato abitualmente l'app di incontri gay Grindr era inquietante, per non dire altro. Aveva svolto un ruolo critico di supervisione nella risposta della Chiesa cattolica alla recente ondata di abusi sessuali e scandali di cattiva condotta. mons. Burrill si è dimesso e si è ritirato dalla vista del pubblico.

¨       Le accuse di molestie sessuali ai danni di seminaristi del North American College (NAC) di Roma da parte di Anthony Gorgia, seminarista non coinvolgono minorenni e quindi non costituiscono atti criminali. Gorgia afferma di aver visto il vicerettore, padre Adam Park, toccare in modo inappropriato un seminarista. Gorgia ha affermato che altri seminaristi hanno riferito di incidenti simili. Dopo che la richiesta è stata depositata, un rappresentante della NAC  ha espresso  fiducia nel rettore e nel personale e nella loro difesa con "i fatti della questione". La causa di Gorgia contro la NAC è stata respinta per motivi tecnici, quindi le accuse non sono state esaminate in tribunale. Come mons. Burrill, padre Park è scomparso apparentemente senza lasciare traccia e senza spiegazioni.

                Niente di tutto questo ispira fiducia. Né francamente, lo fa il rapporto McCarrick (461 pg) del Vaticano

www.adnkronos.com/pedofilia-vaticano-su-mc-carrick-tutto-cambia-con-prima-accusa-abusi-papa-lo-laicizza-nel-2019_2z3wYgJ8ubgFdq3HV0jntF

www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=2ahUKEwjNxNS55b32AhXi8bsIHadMCmEQFnoECAMQAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.vatican.va%2Fresources%2Fresources_rapporto-card-mccarrick_20201110_it.pdf&usg=AOvVaw3TaCE9eGhEiSLRHliuUUzJ

                Gli autori del rapporto non hanno nemmeno menzionato James Grein, una delle vittime di McCarrick. Il rapporto non ha risposto adeguatamente alla domanda su come McCarrick abbia continuato la sua cattiva condotta per così tanti anni. Il rapporto ha lasciato l'impressione che la persona più colpevole di McCarrick fosse l'arcivescovo Carlo Vigano, l'ex nunzio pontificio negli Stati Uniti, che gli autori non hanno nemmeno intervistato.

                Prendendo tutto questo insieme, mi perdonerai se non sarò rassicurato dalle assicurazioni che tutto va bene. La mia migliore valutazione della situazione è che mentre alcune cose sono migliorate all'interno della Chiesa cattolica, non abbiamo finito. Il pio desiderio non ci fa favori. Ma guardare le statistiche graffia solo la superficie dell'affrontare una questione complessa come l'abuso sessuale infantile. Dobbiamo anche guardare all'impatto a lungo termine degli abusi sulle vittime, sulle loro famiglie e sulle loro comunità, e lavorare per curarle.

                Ora ho intervistato sopravvissuti ad abusi sessuali, così come i terapeuti che li curano. Posso dirtelo senza alcun dubbio. I bambini non "superano", in particolare quando hanno dovuto affrontarlo tranquillamente da soli senza nessuno che li sostenesse.

Jennifer Roback Morse *                     Registro nazionale cattolico - Washington (DC)                7 febbraio 2022

                *Ph.D. Doctor of Philosophy, è fondatore e presidente del Ruth Institute,

www-bishop--accountability-org.translate.goog/2022/02/20-years-after-the-dallas-charter-has-catholic-clergy-sex-abuse-been-solved/?_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

www.ncregister.com/commentaries/20-years-after-the-dallas-charter-has-catholic-clergy-sex-abuse-been-solved

 

Abuso riproduttivo nel contesto dell'abuso sessuale del clero nella Chiesa cattolica   estratto

                In un numero significativo di casi, gli autori di reati sessuali mettono incinta le loro vittime e le costringono a nascondersi, ad abortire o ad adottare. Questo fenomeno è indicato in questo articolo come abuso riproduttivo. Chiaramente, la maggior parte delle vittime di abusi riproduttivi sono adulti, ma anche tra le vittime minori di abusi sui minori da parte del personale, tra l'1 e il 10% potrebbe aver subito abusi riproduttivi. Sulla base di studi pertinenti, questo documento esplora il materiale d'archivio su diverse dozzine di accuse di abusi riproduttivi nel contesto di abusi sessuali su minori da parte del clero nella Chiesa cattolica degli Stati Uniti. Oltre ad alcune stime provvisorie della frequenza generale del fenomeno, questo articolo offre una distinzione di tre diversi tipi di abuso riproduttivo e un'analisi dell'interazione tra misoginia clericale e laica, che sembra essere in gran parte responsabile del silenziamento delle vittime, nonché per l'impunità dei colpevoli e porta all'invisibilità di questo fenomeno, nonostante l'elevata importanza attribuita alle questioni riproduttive nel contesto cattolico.

Doris Reisinger, Dipartimento di teologia cattolica, Università Francoforte sul Meno,  24 febbraio 2022

                Testo completo

www-mdpi-com.translate.goog/2077-1444/13/3/198/htm?_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

 

Abuso sessuale: i campanelli di allarme a cui prestare attenzione

                È importante tenere sempre presente che i campanelli d’allarme sotto riportati non necessariamente sono riconducibili ad una situazione di abuso; possono essere indicativi del fatto che il bambino stia vivendo una situazione di disagio o una particolare difficoltà e possono manifestarsi in seguito a molteplici situazioni vissute dal bambino come problematiche.

¨       Un bambino vittima di abusi, inoltre, può presentare alcuni di questi comportamenti, ma può anche non manifestarne nessuno.

¨       È inoltre importante non considerare il singolo segnale come da solo significativo di un’esperienza di abuso vissuta; solo una lettura globale del disagio del bambino è in grado di restituire una valutazione del pregiudizio.

¨       I bambini diventano molto riservati e introversi. Oppure, al contrario, sono inquieti se devono staccarsi dal genitore.

¨       La notte hanno incubi, oppure faticano ad addormentarsi la sera.

¨       Improvvisamente diventano molto insicuri.

¨       Hanno improvvise esplosioni di rabbia.

¨       Possono modificare le loro abitudini alimentari.

¨       Mostrano paura inspiegabile di determinati luoghi o persone.

¨       Manifestano comportamenti regressivi: quelli tipici sono la ricomparsa di suzione o pipì a letto.

¨       Diventano riluttanti a condividere ciò che fanno.

¨       Se questi comportamenti sono isolati, possono essere segnali di un normale sviluppo. Se questi segnali sono invece compresenti, possono essere segni che qualcosa non vada e che il bambino o ragazzo abbia bisogno di aiuto.

¨       Dolore o arrossamento inspiegabile attorno ai genitali.

¨       Comparsa di sintomi di malattie sessualmente trasmissibili.

                https://azzurro.it/abuso-sessuale-i-campanelli-di-allarme-a-cui-prestare-attenzione

 

Pedofilia e abusi sessuali: un’emergenza che cresce nel silenzio

                Complice la quarantena e la costrizione in casa, sempre più drammatiche le testimonianze di bambini e adolescenti vittime di violenza e abusi raccolti dalle Linee d’Ascolto. In occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia del 5 maggio, la chiamata di Telefono Azzurro per un piano condiviso. La campagna lanciata da Telefono Azzurro in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia del 5 maggio ha, già nel titolo, il senso dell’impegno e della responsabilità da cogliere: «Chiamiamo le cose con il loro nome».

                Il tema degli abusi sessuali e della pedofilia, nonostante la drammaticità dei numeri che macina ogni anno – confermati dalle chiamate e dalle testimonianze che pervengono alle Linee d’Ascolto e di Emergenza della nostra associazione – ha infatti il suo più grande e terribile nemico nel silenzio e nell’indifferenza che ancora circonda il fenomeno.

                Sia quello della violenza perpetrata offline, e che si consuma principalmente tra le pareti domestiche (50% nell’abitazione del bambino, cui si aggiunge un 12% che si consuma nell’abitazione di parenti), sia le nuove forme di violenza sessuale online faticano a rompere quel muro di omertà che le avvolge da sempre, rendendo ancora più difficile avere una fotografia corretta e completa del fenomeno, per poter così mettere a punto azioni coordinate di tutela e di intervento.

                È una battaglia più che trentennale che Telefono Azzurro sta combattendo fin dalla sua nascita, e intorno alla quale l’impegno costante e il know-how maturato negli anni hanno consentito di dar vita e partecipare a network sempre più attenti ed efficaci, e a politiche di contrasto che vanno al di là dei confini nazionali. Perché si tratta di un fenomeno globale. Con la diffusione ormai pervasiva degli ambiti digitali, social network, chat, instant messaging, web, anche il campo d’azione attraverso il quale bambini e adolescenti vengono messi a rischio si è eccezionalmente ampliato. Rendendo ancora più complessa questa sfida, perché oltre a dare al fenomeno dell’abuso sessuale forme e strumenti nuovi ha portato anche a un abbassamento della soglia di attenzione e auto-protezione nei ragazzi.

                Se si prende per esempio una delle «nuove forme» di violenza sessuale più diffusa, il sexting, [scambio messaggi, audio, immagini o video - specialmente attraverso smartphone o chat di social network - a sfondo sessuale o sessualmente espliciti] le analisi dicono che si tratta di un fenomeno con una ricorrenza tra la popolazione giovanile intorno al 26%. L’atto di postare i contenuti non sempre è preceduto da un’attenta valutazione rispetto alle possibili conseguenze e il 21% dei 12enni (quindi al di sotto dell’età minima richiesta per l’iscrizione dalla maggior parte dei social) ha messo online proprie immagini o video senza pensarci bene.

                Oltre all’impegno di rete, che deve vedere in prima linea Istituzioni, Autority, società civile, aziende del digital e i media, l’attenzione e il contrasto all’abuso sessuale chiama a un impegno e a una responsabilità forte e diretta tutti gli adulti, genitori, insegnanti, educatori, che nella quotidianità si trovano a dover affrontare le domande, le paure e le esperienze negative di bambini e adolescenti.

                Affrontare un argomento delicato, quale quello dell’abuso sessuale, non è un compito semplice per i genitori o per adulti di riferimento. Da dove iniziare il discorso? Quale momento scegliere? A quale età iniziare? Ecco perché è sempre più fondamentale che questo delicatissimo tema venga affrontato da soggetti che abbiano le giuste competenze, che sappiano come far emergere il fenomeno dal silenzio, ma anche dare risposte comprensibili e corrette ai bambini, aiutandoli a superare paure e ferite. Insegnandogli, con le dovute attenzioni, a «chiamare le cose con il loro nome».

https://azzurro.it/wp-content/uploads/2020/05/Guida-per-genitori_Telefono-Azzurro.pdf

Glossario dell’abuso per genitori e figli

https://azzurro.it/pedofilia-e-abusi-sessuali-unemergenza-che-cresce-nel-silenzio

               

Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime?

                Nasce il database del settimanale Left in collaborazione con Rete L'Abuso, che documenta i casi di violenza su minori nella Chiesa cattolica italiana: il primo in Italia realizzato da una testata giornalistica. Curato dal giornalista e redattore Federico Tulli in collaborazione con Rete L’Abuso, l’archivio sarà messo online venerdì 18 febbraio su https://chiesaepedofilia.left.it/ mostrando i primi 50 casi censiti e accertati, con più di 140 vittime. Tuttavia sono oltre 300 le vicende già sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

                Queste sono le informazioni sui singoli casi contenute nel database: il nome del sacerdote (laddove è stato reso noto) condannato o sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza, l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico.

                Un numeratore terrà aggiornato il conteggio degli ecclesiastici coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo.

                https://chiesaepedofilia.left.it/larchivio

                Tulli, autore di numerose inchieste su Left e di diversi libri sul tema è uno dei massimi esperti in Italia. Per la cura del database si avvale di testimonianze dirette, di documenti originali, di fonti giornalistiche, della collaborazione di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi – e della collaborazione dell’unica onlus esistente in Italia che si occupa della tutela dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti a stupri di matrice ecclesiastica – Rete L’Abuso. È grazie al prezioso archivio dell’associazione fondata da Francesco Zanardi nel 2010 se oggi esiste una prima mappatura dei crimini pedofili nelle diocesi italiane dalla quale emerge che sono almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni. È nostra ferma intenzione andare fino in fondo a queste storie e verificare se ce ne siano altre, cosa che purtroppo sappiamo già di non poter escludere. La violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico», tuttavia il nostro Paese è l’unico al mondo in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni.

                Da tempo su Left chiediamo che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente inascoltato. Vogliamo pertanto sopperire con il nostro database a questa grave mancanza, che è anche una inaccettabile disattenzione nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini. L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e sulle istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime.

                               Federico Tulli                    Il punto della Rete l'abuso          11 febbraio 2022

https://retelabuso.org/2022/02/11/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-quante-sono-le-loro-vittime

 

Pressioni sulla Chiesa cattolica italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali su minori

                Stime non ufficiali affermano che il paese potrebbe avere il più alto numero di vittime di preti pedofili al mondo. Aumentano le pressioni sulla Chiesa cattolica in Italia per affrontare una resa dei conti sugli abusi sessuali su minori tra le stime non ufficiali secondo cui il Paese potrebbe avere il più alto numero di vittime di preti pedofili al mondo.

                Indagini schiaccianti sulla portata degli abusi sessuali e delle accuse di insabbiamento hanno inferto un duro colpo alla reputazione della chiesa negli Stati Uniti, in Irlanda, in Cile, in Francia e, più recentemente, in Germania. Ma in Italia la questione è stata per lo più sepolta.

                Un gruppo di associazioni religiose e laiche si sono ora riunite per spingere per un'indagine indipendente e per sollecitare lo stato italiano a promulgare leggi più severe per assicurare i sacerdoti pedofili alla giustizia e elaborare un piano per proteggere i bambini dagli abusi sessuali da parte del clero. Il gruppo utilizza l'hashtag #ItalyChurchToo e delineerà i suoi obiettivi durante un evento online il 15 febbraio.

                “Il problema in Italia è enorme ma è stato nascosto”, ha detto Cristina Balestrini, che guida un gruppo per le vittime di abusi e le loro famiglie. “Ad esempio, due dei sacerdoti che hanno celebrato il mio matrimonio si sono rivelati pedofili. Poi c'era il prete che... ha violentato mio figlio. Quindi sono tre preti pedofili, proprio nel mio piccolo mondo".

                L'appello ha preso slancio dalla pubblicazione di rapporti indipendenti in Francia e Germania, dove l'ex papa Benedetto è stato criticato per non aver agito contro quattro sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori quando era arcivescovo di Monaco tra il 1977 e il 1982. Benedetto XVI questa settimana  si è scusato per "gravi colpe"  nella gestione di quei casi di abuso sessuale, ma il suo team legale ha negato qualsiasi illecito personale, provocando la furia delle vittime.

                Hans Zollner, sacerdote tedesco su incarico di papa Francesco per la tutela dei minori, ha più volte chiesto negli ultimi mesi di puntare i riflettori sull'Italia. "Abbiamo bisogno che queste indagini siano fatte e pubblicate in modo obiettivo", ha detto a “La Stampa”. "E ne abbiamo bisogno anche in Italia, così possiamo guardare in faccia la realtà e non continuare a negare qualcosa che viene continuamente negato".

                Nonostante la questione sia discussa dalla Chiesa italiana, i vescovi sono divisi sulla questione se l'indagine debba essere commissionata in modo indipendente. Gualtiero Bassetti, che a maggio si è dimesso dalla carica di presidente della Conferenza episcopale italiana, si è espresso a favore di un'indagine, così come due dei suoi potenziali successori, anche se interna.

                "Il motivo per cui ora dicono 'oh, stiamo pensando di fare qualcosa' è perché vogliono controllare la narrazione", ha affermato Robert Mickens, editore con sede a Roma dell'edizione in lingua inglese del quotidiano cattolico. "L'iniziativa delle associazioni li sta spaventando a morte, e stanno pensando 'facciamo qualcosa che possiamo contenere', perché sanno che se lo aprono al mondo esterno, sono fregati".

                Non ci sono dati ufficiali sul numero delle vittime di abusi del clero in Italia, ma la principale associazione delle vittime, Rete L'Abuso, ha registrato 360 casi di sacerdoti accusati o condannati negli ultimi 15 anni. Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano significa che la maggior parte delle indagini sugli abusi sui minori in Italia sono condotte dietro un muro di segretezza all'interno della giurisdizione della Santa Sede. Se giudicati colpevoli da un tribunale vaticano, la maggior parte dei sacerdoti finisce per essere trasferita in una nuova diocesi piuttosto che essere sfrattata o incarcerata. Di quelli giudicati colpevoli da un tribunale italiano, pochi sono incarcerati.

                L'indagine della Francia ha rilevato che 216.000 bambini sono stati maltrattati dal clero in sette decenni. Confrontando il numero dei sacerdoti in Francia, circa 21.000, con i 52.000 italiani, Francesco Zanardi, fondatore di Rete L'Abuso, ha affermato che il numero delle vittime in Italia potrebbe essere tre volte quello della Francia. «È ovvio che l'Italia è il Paese in cui lo scandalo potrebbe essere peggiore, perché è uno dei Paesi con il più alto numero di sacerdoti al mondo», ha detto Zanardi, che racconta di essere stato maltrattato da un parroco dagli 11 anni fino a 15. “Ci sono anche molti sacerdoti stranieri accusati di pedofilia che hanno trovato rifugio in Italia. Abbiamo bisogno di un'indagine indipendente; se la Chiesa ne fa uno interno, non sarà credibile».

                Nel frattempo, il governo italiano deve ancora soddisfare la richiesta di una commissione delle Nazioni Unite, che nel 2019 lo accusava di essere complice nella protezione dei preti pedofili dalle accuse penali, di ideare un piano nazionale per prevenire gli abusi sessuali sui bambini. Gli attivisti chiedono al governo di emanare una legge, simile a quella francese, che obbliga i cittadini a denunciare la conoscenza di abusi da parte del clero. Sebbene il numero dei fedeli in Italia sia in costante calo, la Chiesa cattolica esercita ancora una notevole influenza nella società. Il tema degli abusi sessuali da parte degli impiegati, almeno quando si parla di Italia, è raramente trattato dalla stampa. Un talk show televisivo italiano è stato criticato per non aver interrogato papa Francesco sulla questione durante la prima intervista del pontefice alla tv italiana la scorsa settimana.

                “Penso che gli italiani potrebbero accettare un'inchiesta, ma i media avrebbero più difficoltà perché c'è questo tipo di timore reverenziale, soprattutto nella tv di stato, sul Vaticano e in generale sul pontificato”, ha affermato Emiliano Fittipaldi, giornalista il cui libro del 2017 Lussuria ha accusato papa Francesco di non fare "quasi nulla" per fermare gli abusi sessuali del clero in Italia. "L'unico modo per un'indagine sarebbe se Francis lo ordinasse".

                Il Vaticano è stato contattato per un commento.

Angela Giuffrida                             The Guardian [Londra]                 11 febbraio 2022

www.theguardian.com/world/2022/feb/11/pression-on-italy-catholic-church-face-child-sexual-abuse-reckoning

www-bishop--accountability-org.translate.goog/2022/02/pressure-on-italian-catholic-church-to-face-child-sexual-abuse-reckoning/?_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

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ADOZIONE

                               La Cassazione a Sezioni Unite sull'adozione da parte di una coppia omosessuale

                In Italia la stepchild adoption viene disciplinata con l'art. 44 della legge 4 maggio 1983, n. 184, che permette l'adozione del figlio del coniuge. Questo tipo di adozione, denominata "adozione in casi particolari" vuole tutelare, sia il rapporto già creatosi tra il minore ed il nucleo familiare con cui ha sviluppato legami affettivi, sia i minori che si trovino in particolari situazioni di disagio I casi in cui si può far ricorso a questo tipo di istituto sono tassativi:

¨       persone unite al minore da parentela fino al sesto grado, o da un rapporto stabile quando il minore sia orfano di padre e di madre;

¨       il coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell'altro coniuge;

¨       i minori che nelle condizioni indicate dall'art. 3 della legge n. 104/92, e siano orfani di entrambe i genitori ovvero una constatata impossibilità di affidamento preadottivo.

                Perché si parla di adozione in casi particolari? Quale è la differenza con l'adozione "piena"?

                La differenza è che l'adozione piena fa venir meno ogni rapporto del minore con la famiglia d'origine; viceversa, l'adozione in casi particolari no.

                Ma in Italia è consentita per legge l'adozione da parte di una coppia gay?

                No, in Italia l'adozione del figlio da parte di coppie omosessuali non è riconosciuta a livello legislativo, tuttavia come vedremo, in casi "particolari" la giurisprudenza ha esteso questa possibilità anche alle coppie omosessuali.

                La giurisprudenza come si è espressa di fronte a queste limitazioni?

                La risposta è nell' art. 44 comma 1 lett. d) della legge sulle adozioni, che sancisce che può essere adottato anche un bambino che non sarebbe adottabile in modo tradizionale in quanto non in stato di abbandono. Ebbene, questo è proprio il caso del minore che ha un genitore e può essere adottato dal partner del genitore biologico.

                Il partner del genitore biologico potrebbe essere sia convivente con l'altro sia parte di un'unione civile (quindi di due persone dello stesso sesso), sia parte di una coppia omosessuale che si è unita in matrimonio all'estero. Questo è quanto è stato stabilito in numerose sentenze che si sono avvalse di una interpretazione estensiva dell'art. 44 lett. d).

A quali condizioni ciò è possibile?

                1) ricevendo il consenso del genitore del minore: ossia o del genitore che lo ha partorito o del genitore che lo ha avuto tramite una maternità surrogata o del genitore che lo ha avuto tramite una fecondazione assistita all'estero.

                2) che ci sia di un rapporto continuativo e stabile tra genitore "sociale" e minore.

                Cosa ha stabilito da ultimo la Cassazione a Sezioni Unite?

                Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 9006/31 marzo 2021 hanno stabilito che l'adozione fatta all'estero da una coppia omosessuale può essere trascritta nei registri dello Stato Civile italiano.                           https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9006-del-31-03-2021

                Il caso. Con un provvedimento a New York, il giudice americano attribuiva ad una coppia di uomini americani lo status di genitori adottivi di un minore americano. Uno dei due genitori otteneva successivamente la cittadinanza italiana, e la coppia desiderava trascrivere l'adozione anche nei registri dello Stato Civile italiano. Il Sindaco del Comune di Samarate (Lombardia), si opponeva alla trascrizione e il genitore adottante naturalizzato italiano ricorreva alla Corte d'Appello di Milano, che invece riconosceva lo status di adottato del minore, e ordinava la trascrizione dell'atto di nascita e del provvedimento di adozione. Il sindaco pertanto ricorreva in Cassazione impugnando la decisione della Corte D'Appello, poiché violativa delle norme italiane sull'adozione. Tuttavia, la Corte di Cassazione stabiliva che il figlio, adottato legittimamente all'estero da un cittadino italiano, deve essere considerato figlio adottivo della coppia anche in Italia. Pertanto, la sentenza del giudice straniero che certifica che il bambino è stato adottato deve essere trascritta in Italia, cosicché anche nei registri dello Stato Civile italiano il bambino risulta figlio adottivo della coppia ex lege.

                Decisione rivoluzionaria delle Sezioni Unite secondo cui l'orientamento sessuale non è rilevante in nessuna controversia sull'affidamento dei minori, poiché ciò che rileva è l'interesse del minore a vedere salvaguardati i suoi interessi fondamentali.

Maria Luisa Missiaggia Studio Cataldi   04 febbraio 2022

www.studiocataldi.it/articoli/43323-la-cassazione-a-sezioni-unite-sull-adozione-da-parte-di-una-coppia-omosessuale.asp#ixzz7KTzWqKuN

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ASSEGNO DIVORZILE

Divorzio: quando è possibile la revisione dell’assegno?

Corte di Cassazione, sesta Sezione civile, ordinanza n. 1983, 24 gennaio 2022

news.avvocatoandreani.it/allegati/cassazione/Cassazione-civile-ordinanza-1983-2022.pdf

                La Corte di Cassazione chiarisce la nozione di giustificati motivi sopravvenuti che possono fondare una revisione dell'assegno. Con ordinanza n. 1983\2022, ha affrontato il tema della revisione dell’assegno divorzile, operando alcune importanti precisazioni circa la nozione di “giustificati motivi sopravvenuti” contenuta nella Legge sul divorzio.

                A tale proposito, occorre infatti ricordare che la norma di riferimento è l’art. 9  L. n. 898/01 dicembre 1970, il quale al comma primo dispone che, qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale in camera di consiglio può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere.                                                                            www.brocardi.it/legge-sul-divorzio/art9.html

                Tanto premesso, si può dar conto di quanto di recente precisato dalla giurisprudenza di legittimità circa i presupposti per la revisione dell’assegno. Ebbene, la Suprema Corte ha chiarito che ai sensi del citato art. 9 “il mutamento sopravvenuto delle condizioni patrimoniali delle parti attiene agli elementi di fatto e rappresenta il presupposto necessario che deve essere accertato dal giudice perché possa procedersi al giudizio di revisione dell’assegno”. Ciò chiarito, gli Ermellini hanno altresì aggiunto che non può costituire un elemento di fatto valorizzabile ai fini della revisione un sopravvenuto mutamento giurisprudenziale. Per la Corte, infatti, attribuire alla formula dei “giustificati motivi” un significato che includa anche una diversa interpretazione delle norme applicabili avvallata dal diritto vivente giurisprudenziale è un’operazione esegetica non percorribile. I giustificati motivi sopravvenuti possono consistere, pertanto, soltanto in oggettivi mutamenti delle situazioni patrimoniali delle parti.

                Il caso di specie, in particolare, aveva ad oggetto l’assegno divorzile (di €980,00) che era stato disposto a favore di una donna a seguito della cessazione degli effetti civili del matrimonio con l’obbligato. A seguito di una nuova convivenza instaurata dall’ex moglie, quest’ultimo aveva dunque presentato istanza di modifica delle condizioni di divorzio e di revoca dell’assegno. Il Tribunale, tuttavia, aveva rigettato tale domanda e l’ex marito aveva proposto reclamo. La Corte d’appello, dunque, aveva accolto il suddetto reclamo, ritenendo

                a) irrilevante che la convivenza della donna fosse già nota al reclamante alla data del precedente giudizio di revisione;

                b) non necessaria, in ossequio ad un nuovo orientamento giurisprudenziale, la prova della modifica in melius delle condizioni economiche dell’avente diritto per effetto della convivenza more uxorio stabile e continuativa.

                L’ex moglie, pertanto, aveva proposto ricorso in Cassazione dolendosi, per quanto qui di interesse, della violazione dell’art. 9 L. n. 898/1970. Ritenendo fondato tale profilo dell’impugnazione, dunque, la Suprema Corte ha chiarito i confini della nozione di giustificati profili sopravvenuti.

                Redazione Giuridica      Brocardi

www.brocardi.it/notizie-giuridiche/divorzio-quando-possibile-revisione-dell-assegno/2775.html

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BIBBIA

La Bibbia un cammino di salvezza

                Video della Conferenza di Enzo Bianchi- Incontri organizzati da Alberto Albertini (VE)

www.youtube.com/watch?v=uokLZjP0XQY

                Incontri organizzati in streaming da Alberto Albertini (VE). «cammino che stiamo iniziando è una grande occasione per capire il fondamento profondo di questa Biblioteca universale fatta da tanti libri ma anche da tante esperienze, Enzo Bianchi vuole farci camminare su strade inesplorate per capire di più. Buon Cammino a tutte e tutti.»                                                                                  www.vonalbert.org/author/alberto

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CENTRO GIOVANI COPPIE

Conferenza on line. ”Normalità. Rendere nuova l'abitudine”

                All'interno del ciclo di conferenze 2021-22 "Parole di coppia" avrà luogo la Conferenza di giovedì 17 marzo 2022 ore 21 "Normalità. Rendere nuova l'abitudine", Relatore: Andrea Prandin, pedagogista

                A causa del perdurare della pandemia di Covid19, la conferenza avrà luogo a distanza con l’impiego della piattaforma Zoom. Per garantire la sicurezza della connessione siamo costretti ad adottare una procedura per l'accesso piuttosto rigida: ce ne scusiamo, ma è indispensabile.

                Per iscriversi basta inviare una e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro le ore 12 di mercoledì 16 marzo 2022 indicando come oggetto "Conferenza marzo". Riceverete in tempo utile un link col quale connettervi entro le ore 21.00 del 17 marzo. Attenzione! A partire dalle ore 21,15 verrà chiusa la possibilità di accedere, per garantire regolarità alla serata

                L'accesso è limitato a 100 partecipanti. Chi non riuscisse a collegarsi, potrà comunque vedere e ascoltare (come per le precedenti) la conferenza in differita sul canale YouTube del Centro Giovani Coppie San Fedele, all'indirizzo:                                              www.-youtube.com/channel/UCYmTqw5sH7Qr2kxo-7F89kw

                Il relatore Andrea Prandin è laureato in Scienze dell’Educazione. Grazie ad alcuni fortunati- e “irrimediabili”– incontri, ha conosciuto l’epistemologia sistemica, il pensiero di Gregory Bateson [1904-1980]

https://it.wikipedia.org/wiki/Gregory_Bateson

e, più in generale, l’antropologia culturale. Ha conseguito diverse specializzazioni post laurea e attualmente si occupa della promozione di processi di cura con famiglie e gruppi di professionisti attraverso l’utilizzo di linguaggi estetici, soprattutto quelli poetici e simbolici. Insegna alla Scuola in analisi biografica a orientamento filosofico di Philo – Milano nel percorso “Analisi e lettura del contesto”

                Gran parte della sua esperienza come consulente, formatore e supervisore è maturata nel lavoro con famiglie “multiproblematiche” (meglio dire “multispettinate”) che accedono ai servizi che afferiscono all’area dei servizi sociali. È in questi contesti che rimane sempre affascinato dalla possibilità di trasformare la ‘multiproblematicità’ in ‘multipossibilità’, i ‘casi’ in ‘biografie’ e di provare a comporre prosa e poesia, logica e fantastica. Collabora col gruppo di ricerca di Pedagogia della famiglia e Consulenza Familiare – Università Bicocca. Insieme a Laura Formenti e Silvia Luraschi conduce dal 2014 il Circolo Permanente di Pratiche e Sguardi Sistemici “GRASS“. Collabora col gruppo di ricerca sulle Hope skills di Antonia Chiara Scardicchio – Università di Bari/Foggia.

                È docente presso il Centro di Ricerca delle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica all’interno del corso “Supervisione Pedagogica: culture educative, sguardi estetici, competenze complesse”.

https://centrogiovanicoppiesanfedele.it/schede/normalita-rendere-nuova-labitudine

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CENTRO INTERNAZIONALE. STUDI FAMIGLIA

Newsletter CISF - n. 5, 9 febbraio 2022

Safer internet day: cari genitori fate la vostra parte! #PlayYourPart è stato l'hashtag più fortunato nella campagna internazionale del Safer Internet Day 2022: il tema di quest'anno infatti concentrava la riflessione sui giochi online e sulla fatica, per i genitori, di "entrare" nel mondo dei videogiochi dei figli e comprenderli meglio. Vi proponiamo un video divertente e significativo, in cui un ragazzo ammette che sua madre sa tutto di lui, ma della sua passione per i videogiochi davvero poco. In Italia la campagna procede per tutto il mese di febbraio con il coinvolgimento di scuole e associazioni sulla piattaforma di Generazioni Connesse.                                                   www.youtube.com/watch?v=94ILqgg_3f4

                www.generazioniconnesse.it/site/it/home-page

v  CISF: prima riunione del nuovo comitato scientifico. Il 4 febbraio scorso il CISF ha ospitato nella sua sede di Milano la prima riunione del suo nuovo Comitato Scientifico: un gruppo di esperti e ricercatori in diversi campi (tra cui economia, sociologia, urbanistica, bioetica, pastorale familiare, psicologia, psichiatria, pedagogia, comunicazione digitale, assistenza sociale, lavoro, demografia) hanno dialogato sulla famiglia e sulle linee di ricerca del Centro per il prossimo triennio.

Australia: il mercato immobiliare influenza la natalità. Il tasso di natalità in Australia potrebbe essere intrinsecamente legato al suo mercato immobiliare in ascesa, secondo un nuovo studio (intitolato Housing wealth, fertility intentions and fertility) condotto dall'Università di Sydney e pubblicato sul Journal of Housing Economics .

https://ideas.repec.org/a/eee/jhouse/v54y2021ics1051137721000371.html

Il team di ricercatori ha analizzato un campione di donne residenti - proprietarie e affittuarie - di età compresa tra i 25 ei 45 anni. È emerso che la crescita dei prezzi delle abitazioni aumenta le intenzioni di fertilità e il progetto di figli per le donne proprietarie di case, invece riduce le intenzioni di fertilità per chi si trova in affitto

Cina: la soddisfazione coniugale incide sulla salute mentale del bambino. Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Beijing ha effettuato uno studio qualitativo su un gruppo di bambini tra gli 8 e i 13 anni per esaminare l'associazione tra la soddisfazione coniugale di ciascun genitore, il funzionamento familiare percepito dal bambino e l'ansia e la depressione del bambino. Lo studio ha previsto anche la visione condivisa di programmi sui vari device, da parte di un genitore, per valutare se ciò aumentasse nel figlio il senso di benessere. I risultati hanno indicato che una maggiore co-visione da parte del padre ha migliorato l'associazione positiva tra la soddisfazione coniugale materna e il funzionamento familiare percepito del bambino [al link l'articolo integrale].                                                                                                                www.mdpi.com/2227-9067/9/2/216

Carta europea delle persone con disabilità. Sulla Gazzetta Ufficiale del 23 dicembre 2021 è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio che disciplina i criteri per il rilascio della Disability Card e le modalità per la realizzazione, la distribuzione e lo sviluppo di tale strumento, che permetterà un più facile accesso ai vari servizi, da parte delle persone con disabilità, in un regime di reciprocità con gli altri Paesi dell’Unione Europea.

www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2021-12-23&atto.codiceRedazionale=21A07501&elenco30giorni=true

Toscana: povertà, aumentano i coniugati che si rivolgono alla caritas. Si intitola "Intrappolati" l'ultimo report del 2021 dell'Osservatorio delle povertà di Caritas Firenze, con cui è stato raccontato come la pandemia stia continuando a cambiare il volto della povertà nel territorio. Il “profilo del nuovo povero” riguarda sempre più persone coniugate (dal 37,3% del 2019 al 43% del 2021); persone in età lavorativa; coppie con minori a carico; gli occupati, che pur avendo un impiego non riescono ad arrivare a fine mese (superano il 10% del totale); coloro che vivono in affitto e non riescono a far fronte al canone di locazione (il 32,7% nel 2021).

                https://unicalmondo.musvc2.net/e/t?q=4%3d2VFZ6V%26w%3dT%26o%3dSEX%26p%3d-S%266%3d9uL1J_ssdq_43_3rTr_C7_ssdq_388Nx.8zEe3A0pFpJpDt5bJt6u3n2sA52t.A5_IRua_SgO1-4pF56oL_3rTr_C7v2b3lHwFb64_IRua_SgTKSA_JbtQ_Tqa6_JbtQ_TqIfHzIu-SE-joL32qHzCbLt-EfDw2-qG76sLl.Ge8%26o%3dDvK7

Radiorizzonti a Saronno: un esempio di supporto alle reti del territorio. Sino a mercoledì 13 aprile 2022 Radiorizzonti (del circuito RadioInBlu2000) racconta le diverse realtà di volontariato attive nel territorio della città di Saronno (VA), in una "campagna di comunicazione radiofonica e multimediale per scoprire i servizi (sociali, caritativi, solidali) presenti" nella città (l'iniziativa si chiama IN ONDA: Fare radio x fare rete). L'iniziativa ci pare interessante anche per altri territori, perché offre ai cittadini la possibilità di conoscere da vicino le realtà presenti e attive nel proprio Comune, nella consapevolezza che ciascuna di essi è parte di una rete più ampia di solidarietà in azione. I Podcast sono riascoltabili sul sito della Radio                                                                                         www.radioinblu.it

Dalle case editrici.          Per capire meglio, un libro e un film.

¨       Abby Johnson, Scartati. La mia vita contro l’aborto (Unplanned), Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2015, pp. 262.

La recente uscita nelle sale cinematografiche italiane del film “Unplanned – La vera storia di Abby Johnson”, grazie alla distribuzione nel nostro Paese ad opera della Dominus Production, ha riportato sulle nostre scrivanie un volume del 2015, “Scartati” (il titolo inglese è proprio Unplanned), l’emozionante e coinvolgente racconto autobiografico della storia in una cittadina del Texas, passata da direttrice di una clinica della Planned Parenthood, associazione pro-choice e abortista, a diventare membro della Coalizione per la Vita della stessa città (...).[recensione di Francesco Belletti]

                https://unicalmondo.musvc2.net/e/t?q=8%3d9WAdCW%26r%3dX%26v%3dT0b%26w%3d-T%261%3dC2Mv_MYvV_Xi_KWxX_Ul_MYvV_WnGkR1EkO28x.NiGv6wEu9q0oOiE.oO_ztYu_09iD19_xvas_8AiMz6kAs0vMy_MY6i4gvV_WnGkR16oNncAW0_4rGm0gOwEo7zB.v9n%267%3dsP1OiW.v8z

Save the date

¨       Webinar (IT) - 11 marzo 2022 (inizio h. 16.00). "Radici a metà. Trent'anni di immigrazione romena in Italia", presentazione del volume, promossa da Idos, Istituto S. Pio V, Accademia di Romania e Università Babes-Bolyai.     www.dossierimmigrazione.it/wp-content/uploads/2022/03/accad.jpg

¨       Webinar (EU) - 22 marzo 2022 (9.30-11.00 CET). "Incluso – A training and resource centre for professional staff in non-formal education", nell'ambito del ciclo Breakfast Bites di COFACE.

https://coface-eu.org/event/webinar-training-and-resource-centre-for-professional-staff-in-non-formal-education

¨       Webinar (USA) - 24 marzo 2022 (12.00-13.00 GMT-5). "Correlates of Juvenile Justice Involvement among Fragile Families and Child Wellbeing Study", a cura del Centro Fragile Families Princeton University.

fragilefamilies.princeton.edu/events/correlates-juvenile-justice-involvement-among-fragile-families-and-child-wellbeing-study

¨       Webinar (FR) - 24 marzo 2022 (17.00-19.00). "Sexualités ordinaires" : la sexualité conjugale en débat" a cura dell'Institut Société & Famille dell'Università Cattolica di Lione

www.ucly.fr/l-ucly/agenda/sexualites-ordinaires-la-sexualite-conjugale-en-debat-institut-societe-famille

¨       Convegno (IT) - 10 maggio 2022 (14.30-17.30). “Invecchiamento della popolazione e passaggi generazionali” è il titolo del progetto in cui è inserito il seminario "Le successioni mortis causa, Italia e Spagna a confronto", organizzato da Aiaf Veneto e Università di Verona

https://unicalmondo.musvc2.net/e/t?q=5%3dEWMaIW%264%3dU%262%3dTMV%263%3dUJUNW%26C%3d08M8K_6tkr_G4_0sgs_J8_6tkr_F9sAo9-D728BG.wM_0sgs_J8AI-uG2MwF8_Kiud_UxM4E73rL_0sgs_J8FcJT3o4s_6tkr_F9RT_6tkr_F9dGq466wGs-e3GD7uG7-w2BD76L1Lo-TR-Eo0yA3-URTF-U.86t%267%3d5M7OuT.28B%26A7%3dXPaJ

¨       Congresso (La Spezia) - 13/14 maggio 2022. "La bufera e altro. La cura delle famiglie nell’onda lunga post-Covid.", Congresso internazionale SIRTS (Società Italiana di Terapia Sistemica)

 

Iscrizione               http://cisf.famigliacristiana.it/canale/cisf/newsletter-cisf.aspx

Archivio   http://cisf.famigliacristiana.it/canale/cisf/elenco-newsletter-cisf.aspx

https://a4e9e4.emailsp.com/frontend/nl_preview_window.aspx?idNL=147 

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CHIESA DI TUTTI

Vaticano, i preti pedofili e gli scandali da silenziare

                I panni sporchi si lavano in famiglia. È questo il senso della lettera che il cardinale Luis Ladaria ¤1944, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex sant’Uffizio), nel febbraio 2015 inviò al cardinale Philippe Barbarin ¤1950, allora vescovo di Lione, che chiedeva come comportarsi con don Bernard Preynat, sul cui conto erano arrivate in diocesi diverse denunce per pedofilia.

                «Questa Congregazione, dopo aver accuratamente studiato il caso di Preynat, ha deciso di affidarvi il compito di prendere gli adeguati provvedimenti disciplinari, evitando scandali pubblici», si legge nella lettera di Ladaria, riportata ieri sul quotidiano Domani da Emiliano Fittipaldi. «Fermo restando – conclude la lettera –che in queste condizioni non può essere affidato un altro ministero pastorale che includa eventuali contatti con i minori».www.editorialedomani.it/politica/italia/vaticano-pedofilia-papa-francesco-lettere-silenzio-waa6o5ex

                Barbarin obbedì, e tutto rimase nascosto ancora per un anno. Nel 2016, infatti, in seguito alle denunce penali di alcune vittime, Preynat fu processato e nel 2020 condannato a cinque anni di reclusione per abusi sessuali su minori. Barbarin invece – che nel marzo 2020 si è dimesso da vescovo -, dopo essere stato condannato in primo grado per omessa denuncia, l’anno scorso è stato definitivamente assolto.

                Quella a Barbarin non è stata l’unica lettera scritta da Ladaria, nel 2008 nominato da papa Ratzinger segretario della Congregazione per la dottrina della fede, promosso prefetto dello stesso dicastero nel 2017 da papa Francesco, il quale l’anno successivo lo ha creato cardinale. Ve ne è un’altra pressoché identica, datata 2012, inviata all’allora vescovo di Lucera (Foggia), a proposito di don Giovanni Trotta, dimesso dallo stato clericale perché pedofilo, ma con la raccomandazione che la destituzione del prete restasse in penombra, per non «generare scandalo ai fedeli». Così accadde anche stavolta, ma le conseguenze della consegna del silenzio furono ben più gravi: da laico, Trotta iniziò ad allenare una squadra di calcio giovanile e commise abusi sessuali su diversi piccoli atleti, venne denunciato dalle famiglie di alcune vittime e due anni fa è stato condannato in appello a venti anni di carcere.

                Le lettere «fotocopia» di Ladaria testimoniano che non si tratta di due casi, ma di una prassi che vuole coprire i preti pedofili per difendere l’istituzione. Non quindi un «sistema Ladaria», ma un «sistema vaticano» che, come rileva Luis Badilla, direttore del Sismografo (sito di informazione indipendente, ben accreditato in Vaticano), http://ilsismografo.blogspot.com/2022/02/vaticano-codice-di-diritto-canonico-per.html

 obbedisce a un articolo del Codice di diritto canonico: «Per una trasgressione occulta non si imponga mai una penitenza pubblica». [Canone 1340, § 2]

                A questo punto papa Francesco, se vuole davvero dare concretezza alla «tolleranza zero» nei confronti della pedofilia clericale, non può non prendere tre decisioni:

¨       rimuovere Luis Ladaria,

¨       modificare il Codice di diritto canonico

¨       imporre l’obbligo di denuncia alle autorità civili dei preti pedofili (per scongiurare nuovi casi Trotta).

                In Italia intanto qualcosa si muove. Se la Cei è ferma nel non volere una commissione di inchiesta indipendente sulla pedofilia (come quella della diocesi di Monaco che ha messo sotto accusa Ratzinger, o quella della Chiesa francese), prendono l’iniziativa dal basso le associazioni che martedì prossimo daranno vita al Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica. «L’Italia è rimasto praticamente l’unico Paese dove non si è nemmeno pianificata un’indagine indipendente sugli abusi», spiega al manifesto Ludovica Eugenio, direttrice dell’agenzia di informazioni Adista, promotrice dell’iniziativa (insieme, fra gli altri, a Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Noi siamo Chiesa e le associazioni delle vittime L’abuso e Comitato vittime e famiglie).

                «Poiché tutto fa ritenere che il numero di casi in Italia sia molto elevato, un’indagine indipendente è urgente e necessaria come primo passo di un cammino di giustizia soprattutto nei confronti delle vittime, le cui vite sono devastate anche dall’omertà e dagli insabbiamenti.

Luca Kocci          “il manifesto”   12 febbraio 2022

https://lucakocci.wordpress.com/2022/02

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CHIESA IN ITALIA

La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

                L'onda lunga del rapporto sulle molestie nell'arcidiocesi di Monaco dal 1945 al 2019 scuote e divide la Chiesa. Resistenze da un lato, desiderio di chiarezza dall'altro. Chi decide e cosa succederà

                Non solo la Germania, non solo l’operato del Papa emerito Ratzinger sotto i riflettori. Il rapporto sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco dal 1945 al 2019, che ha fatto emergere con drammaticità lo scandalo pedofilia nella Chiesa, potrebbe avere ripercussioni anche in altri Paesi. Spagna e Italia, da sempre “resistenti” a questo tipo di indagini, in primis. Mentre echeggiano ancora le parole di Ratzinger – che ha parlato di vergogna e dolore ma ha anche respinto ancora una volta le accuse di avere taciuto su casi di pedofilia – l’ipotesi di un’indagine tra le nostre canoniche scuote e divide la Chiesa.

                Tra i dubbi sul se e come procedere, tra opposizioni interne e passi in avanti, tutto è rimandato a dopo l’elezione (a maggio) del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti. “Già da qualche tempo stiamo riflettendo sull’avvio di una ricognizione approfondita e seria della situazione italiana. Intanto, vogliamo raccogliere le informazioni che arrivano dai nostri Servizi diocesani per la tutela dei minori, per avere un riscontro dell’attività di questa rete del tutto nuova in Italia”, aveva detto al Corsera lo stesso Bassetti, nelle scorse settimane. Bassetti spiegava di volere adottare un approccio metodologico ”dal basso” per non avere proiezioni o statistiche “ma arrivare ai numeri reali”.

                I tempi per un’inchiesta potrebbero quindi essere maturi, anche su sollecitazione di Papa Francesco. “La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista”, ha annunciato il 21 gennaio lo stesso Bergoglio nel corso di un incontro con i partecipanti all’Assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede.In questa luce ho recentemente proceduto all’aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con il desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria – ha aggiunto – . Questa, da sola, non può bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo”.

www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/january/documents/20220121-plenaria-cdf.html

                Pro indagine anche il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”.

                Netto anche il gesuita tedesco padre Hans Zollner, teologo e psicologo, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. “Siamo devastati – ha detto dopo la pubblicazione del rapporto sulla Germania – dalla dimensione numerica e dal proseguimento nel tempo, per decenni, di queste violenze. Siamo sotto choc per il report sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga”. Queste inchieste per Zollnerservono, e ne occorrerebbe una anche in Italia”. Anche se “ormai il fenomeno è chiaro: nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

                Numeri spaventosi sono quelli snocciolati da Francesco Zanardi ¤1971, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso”, l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania: “In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse”. Il 15 febbraio vedrà la luce il  Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia  #ItalyChurchToo.

                Mentre in Italia si inizia a ragionare sul tema, in Spagna l’iter sembra più avanti. L’attenzione mediatica è stata alzata anche dal racconto dello scrittore Alejandro Palomas ¤1967– noto per alcuni suoi libri e per riconoscimenti letterari ottenuti – il quale si è dichiarato, in interviste con diversi media, vittima di pedofilia da parte di un religioso. Secondo l’agenzia Ansa, la Procura generale dello Stato, che coordina le azioni delle procure territoriali, ha chiesto ai vari pubblici ministeri di inviare dati sulle inchieste aperte in materia, in modo da conoscere in termini globali in quali casi si è attivata la giustizia spagnola. Dall’altro è al vaglio dell’organo di gestione della Camera dei deputati l’ammissione di una richiesta avanzata da tre partiti di aprire una commissione d’inchiesta parlamentare sugli abusi nella Chiesa, informa la stampa iberica.

                Redazione web  Today                 10 febbraio 2022

www.today.it/cronaca/preti-pedofili-abusi-inchiesta-italia.html

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CITTÀ DEL VATICANO

Celibato facoltativo e sacerdozio femminile, la Chiesa non potrà barricarsi per sempre

                La scelta della Chiesa tedesca di superare il celibato obbligatorio piomba su Francesco, il cui pontificato sta entrando lentamente nella fase finale. Il “cammino sinodale”, condotto in Germania congiuntamente dai vescovi e dal laicato cattolico organizzato, si muove gradualmente ma con nettezza. E quando verrà il momento decisivo sarà inevitabile che esplodano tensioni, perché il celibato (benché largamente disatteso) è il feticcio degli ultraconservatori.

                In questi giorni è stata approvata dai delegati sinodali, riuniti a Francoforte, una risoluzione per la redazione di un documento a favore del celibato facoltativo e quindi dell’ordinazione di uomini coniugati, inclusa l’autorizzazione agli attuali sacerdoti di prendere regolarmente moglie. La risoluzione è passata con l’86 per cento dei voti.

                Contemporaneamente un altro voto ha sancito la non esclusione delle donne dai ministeri ordinati, cioè il loro accesso al diaconato e al sacerdozio. I documenti veri e propri saranno presentati per il voto finale nella sessione sinodale di autunno e, diplomaticamente, chiederanno al pontefice di prendere le decisioni in proposito o che altrimenti siano sottoposte ad un concilio.

                Recentemente l’ex presidente della conferenza episcopale tedesca, cardinale Reinhard Marx, aveva già preso autorevolmente posizione: “Alcuni preti starebbero meglio se fossero sposati. Non solo per motivi sessuali, ma perché sarebbe meglio per le loro vite”. Lo steso presidente attuale, vescovo Georg Baetzing, ha dichiarato di non vedere una contrapposizione tra servizio sacerdotale e stato matrimoniale, che al contrario potrebbero arricchirsi vicendevolmente. I preti dovrebbero essere “liberi di scegliere”.

                Fu Paolo VI a riservare a sé la questione del celibato, togliendo al concilio Vaticano II la possibilità di discutere dell’eventuale ordinazione sacerdotale di cosiddetti “viri probati”, cioè uomini coniugati di provata moralità. [enciclica Sacerdotalis cælibatus- 24 giugno 1967]

www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_24061967_sacerdotalis.html

                I suoi successori – da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI – non hanno mai riaperto la questione benché papa Ratzinger avesse permesso ai preti anglicani, passati al cattolicesimo, di restare coniugati. D’altronde nella Chiesa cattolica esiste da secoli un clero sposato di rito orientale.

                Giovanni Paolo II, da parte sua, si è ripetutamente e categoricamente espresso contro ogni ipotesi di sacerdozio femminile. In una dichiarazione del novembre 1995 il cardinale Joseph Ratzinger, nella sua qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, ribadì che il veto di Giovanni Paolo II è una “dottrina proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale”, poiché Gesù aveva chiamato “soltanto uomini e non donne al ministero ordinato e gli apostoli hanno fatto lo stesso”.

                Nel 2018, regnante papa Francesco, il cardinale Luis Ladaria, prefetto attuale della Congregazione per la Dottrina della fede, ha confermato in un articolo sull’Osservatore Romano che il “no” di papa Wojtyla è da considerarsi definitivo. Ma l’orologio della storia non si ferma. È evidente che l’esclusione della donna dal ruolo sacerdotale, basata sulla tradizione del sacerdozio ebraico e della cultura veterotestamentaria in violenta contrapposizione al sacerdozio femminile delle altre religioni orientali, è frutto di un dogma culturale.

                L’idea che solo il maschio sia degno di essere mediatore tra i fedeli e la divinità nasce e muore con l’esaltazione del patriarcato. Non soltanto le chiese cristiane riformate a partire dal secolo scorso hanno aperto la strada al sacerdozio e all’episcopato femminile – la Chiesa luterana d’America ha nominato nel settembre scorso a San Francisco il primo vescovo transgender, reverendo Megan Rorerà – ma anche le correnti innovatrici dell’ebraismo e dell’islam hanno ormai portato alla ribalta donne come rabbine e imam.

                La Chiesa cattolica non potrà barricarsi per sempre. Francesco, all’inizio del pontificato, aveva tentato di aprire la strada al diaconato femminile, istituendo una commissione di studio che però si è arenata perché spaccata irrimediabilmente tra aperturisti e conservatori. Una seconda commissione non ha finora prodotto nulla che sia stato pubblicato.

                Il tema del celibato facoltativo del clero è tuttavia più pericoloso per la stabilità del pontificato. Perché la spinta tedesca rischia a fine anno di mettere in moto dinamiche imitative in altre zone dell’Occidente. Il “No perché no” sta diventando sempre più insostenibile a fronte della carenza catastrofale di preti, che non riescono a “coprire” le parrocchie. Ad Amburgo, nella più grande diocesi di Germania (32.520 chilometri quadrati) , il vescovo Stefan Hesse rileva che non esiste un solo candidato al sacerdozio.

                Francesco, lucidamente, aveva tentato di governare il cambiamento autorizzando (e sostanzialmente incoraggiando) il Sinodo dei vescovi dell’Amazzonia ad affrontare il problema del clero sposato. I vescovi amazzonici nell’ottobre del 2019 avevano votato, a maggioranza di due terzi, un documento finale in cui chiedono al Papa che in casi eccezionali siano ordinati sacerdoti anche diaconi sposati.

                La violenta opposizione del fronte conservatore, rafforzato da un libro scritto a due mani dall’ex papa Ratzinger e dal cardinale di curia Robert Sarah in cui si negava appassionatamente ogni legittimità all’introduzione di un clero latino sposato, ha bloccato nel 2020 papa Francesco. Che non ha sconfessato il sinodo amazzonico, lasciando anzi sul tavolo le sue risoluzioni finali, ma non ha fatto nemmeno un passo per realizzarle.

                 Sentendosi messo con le spalle al muro. E temendo una spaccatura planetaria nella Chiesa. Le tensioni – sembra ormai inevitabile – torneranno. Resta da vedere quanto la mossa in avanti del cattolicesimo tedesco riuscirà ad animare il dibattito del sinodo mondiale 2021-2023, indetto da Francesco per discutere della Chiesa del XXI secolo: della sua struttura come “comunità”, della partecipazione di tutti fedeli – uomini e donne – e della sua missione.

                Non c’è dubbio che l’esito influenzerà anche le candidature al successivo pontificato.

                Marco Politi, giornalista e scrittore                         Il fatto quotidiano          8 febbraio 2022

www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/07/celibato-facoltativo-e-sacerdozio-femminile-la-chiesa-non-potra-barricarsi-per-sempre/6484539

 

Hans Zollner: “La Chiesa deve chiarire tutto quello che è successo sugli abusi”

Titolo originale: Hans Zollner: “La Iglesia debe aclarar todo lo sucedido sobre los abusos

                “La Chiesa deve chiarire tutto quello che è successo sugli abusi” a prescindere dal “danno alla sua immagine”, il gesuita tedesco Hans Zollner, membro della commissione per la protezione dei minori istituita da papa Francesco e uno dei massimi esperti mondiali sugli abusi del clero. Questo psicologo, direttore dell’Istituto di Antropologia per gli Studi Interdisciplinari sulla Dignità Umana e la Cura delle persone vulnerabili dell’Università Gregoriana, è favorevole a indagini indipendenti che chiariscano i casi e le responsabilità perché, sottolinea, “è evidente” che le vittime hanno perso la fiducia nella Chiesa.

                “Dobbiamo chiarire tutto quello che è successo con questi reati di abusi sui minori, di insabbiamento, di offuscamento, perché come Chiesa dobbiamo guardare in faccia la realtà”, afferma davanti al rigetto di alcune conferenze episcopali, come gli spagnoli o gli italiani ad aprire le indagini.

                Una commissione senza la chiesa non funzionerà. Riguardo all’iniziativa promossa dal Partito Socialista (PSOE) in Spagna per creare una commissione d’inchiesta indipendente composta da esperti e diretta dal difensore civico, Zollner avverte della necessità che non vi sia “nessuna strumentalizzazione politica” e “l’adozione di una persona dotata di impeccabile autorità morale e imparzialità insieme a un team indipendente di esperti”. “La politicizzazione non aiuta le vittime, perché sono di nuovo strumentalizzate”, aggiunge, sottolineando anche che la commissione deve avere “la collaborazione della Chiesa cattolica perché altrimenti non funzionerà”. “A volte nella discussione pubblica crediamo che la magistratura abbia poteri illimitati, ma non è così. Non possono fare cose fuori dalla legge, come quando sono entrati negli archivi della Chiesa belga per confiscare documenti e poi non hanno potuto usarli perché non erano stati ottenuti legalmente”, dice il gesuita tedesco.

                Ma in più, spiega, a volte il percorso legale non è favorevole alle vittime, perché servono prove inconfutabili che è molto difficile trovare nei casi di abusi e molte vittime parlano solo 25 anni dopo i fatti, quindi è impossibile – dice – confermare ciò che è successo il 28 febbraio 1965. «Ciò che serve è un vero cambiamento da parte della Chiesa, non solo per accogliere ma anche per dialogare con le vittime», dice.

                Un cambio di mentalità nei vescovi. In merito alle denunce, Zollner spiega che le leggi e i passi compiuti sono dovuti a Francesco, che ha lavorato sul quadro normativo e inasprito le leggi – anche un vescovo che non ha fatto nulla se c’è una denuncia può essere perseguito – ma che La Chiesa ei suoi vescovi hanno bisogno “è di ammettere ciò che è successo in passato, non solo gli abusi, ma l’abbandono: assumersi la responsabilità e dire che per un motivo o per l’altro non è stata fatta la cosa giusta”.

                Perché questa riluttanza da parte dei vescovi spagnoli o italiani ad aprire le indagini?Perché ci sono casi che non sono noti e loro stessi o i loro predecessori sanno di non aver fatto quello che dovevano fare ed ammetterlo è difficile”, spiega. Inoltre, c’è poi la questione della compensazione finanziaria che rallenta le indagini, secondo Zollner, che aggiunge: “La realtà è che dobbiamo offrire un equo compenso, anche se la giustizia non sarà mai completa”.

                L’esperto ribadisce che ciò che manca, soprattutto, è un cambio di mentalità nella Chiesa «che deve dimenticare che tipo di ripercussioni avranno queste indagini. Bisogna pensare al danno che è stato fatto a queste persone. Alla Chiesa non dovrebbe interessare se queste indagini danneggiano la sua facciata, la sua immagine».

                «Come diceva san Giovanni Paolo II nel 2002, è un tempo di purificazione per la Chiesa e di ammissione che la Chiesa non è un’istituzione immacolata come alcuni pensano. È il momento del pentimento, della confessione e, quando possibile, della riparazione, è come quello che la Chiesa propone alle persone in confessione. È il momento in cui è necessaria una confessione istituzionale», spiega.

                Tuttavia, ammette che «purtroppo nella gerarchia i vescovi non capiscono che è meglio affrontare le cose, ammettere i crimini, i peccati, chiedere perdono, e poi includere le vittime in questo cammino» e che per molti nel Chiesa “le vittime sono ancora viste come persone scomode, che danno fastidio”.

Cristina Cabrejas/EFE byRedazione WebCittà del Vaticano  11 febbraio 2022 (traduzione con Google)

https://listindiario.com/las-mundiales/2022/02/09/708340/hans-zollner-la-iglesia-debe-aclarar-todo-lo-sucedido-sobre-los-abusos?fbclid=IwAR1muFWpn4gBzlafYGTtF5-5EJY6i1FRp5nqmwjCdlSm2sG27kWGOlunRzs

https://retelabuso.org/2022/02/11/hans-zollner-la-chiesa-deve-chiarire-tutto-quello-che-e-successo-sugli-abusi

 

Etica-vaticana, Paglia contro la commissione sugli abusi indipendente

Titolo originale: Vatikan-Ethiker Paglia gegen unabhängige Missbrauchskommission

                Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia, si è espresso contro una commissione indipendente per indagare sugli abusi nella Chiesa italiana. Bisogna stare attenti a non credere che ci sia un terzo potere al di fuori della chiesa che può giudicare dall’interno, ha detto Paglia giovedì a Radio 24. Il Presidente dell’Accademia ha invece sottolineato l’importanza della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuna diocesi è autosufficiente, ma ne è direttamente controllata. L’indipendenza si basa sulla responsabilità e sulla separazione dei poteri, e questo esiste anche nella chiesa, secondo il 76enne. “I tribunali nella Chiesa hanno funzionato fin dal Medioevo”. Paglia ha aggiunto che ci sono da tempo luoghi in Italia a cui le persone colpite potrebbero rivolgersi. Tuttavia, ha ammesso che la velocità con cui vengono risolti i casi di abuso varia da diocesi a diocesi. Questo deve essere cambiato e accelerato.

                Dopo le indagini sugli abusi in Germania e Francia, si sono levate voci anche in Italia chiedendo un’indagine indipendente sui casi di abusi nella chiesa italiana. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, ha recentemente affermato che gli sforzi in questa direzione vanno avanti da tempo. Le associazioni delle persone colpite in Italia intanto ampliano la propria rete. Martedì prossimo numerose iniziative costituiranno un centro di coordinamento congiunto sotto l’hashtag #ItalyChurchToo.                

www.kathpress.at/goto/meldung/2111576/vatikan-ethiker-paglia-gegen-unabhaengige-missbrauchskommission

Redazione Web  in Città del Vaticano      11 febbraio 2022 (traduzione con Google)

https://retelabuso.org/2022/02/11/etica-vaticana-paglia-contro-la-commissione-sugli-abusi-indipendente

 

"Ratzinger accetta il giudizio umano la sua lettera è una svolta epocale"

                «Il cuore del mea culpa di Ratzinger è nella condivisione del suo esame di coscienza davanti a Dio e agli uomini su un tema attuale e di rilievo. Benedetto XVI non intende riferirsi "solo" al giudizio di Dio, come per fuggire dalle responsabilità nei confronti dell'umanità dei tempi e luoghi del suo governo ecclesiale».

                Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, definisce «bella e intensa» la lettera diffusa dal Papa emerito in risposta al rapporto sugli abusi sessuali commessi nell'arcidiocesi di Monaco. È un testo «nobile, spirituale, umano ed indica una risposta ai problemi che ci sono: esorta la Chiesa a combattere contro il peccato chiamandolo per nome».                                       https://silerenonpossum.it/ratzinger-abusi        Però nella galassia cattolica c'è chi ritiene che sia una manifestazione troppo personale per un

pontefice: lei che cosa ne pensa?

                «Io credo il contrario: la forza di aprirsi e di raccontare le riflessioni compiute da uomo e da credente rappresentano la sincerità e l'autenticità della "grandissima colpa", facendo sue le responsabilità della Chiesa. Benedetto chiede perdono per le inadempienze mostrando dolore e profonda vergogna, dando una lezione di umiltà e responsabilità e prova di coraggio».

                In che senso?

                «Affidarsi "solo" al giudizio di Dio può diventare un modo per sfuggire al riconoscimento di sbagli di fronte agli altri uomini e donne. Joseph Ratzinger invece ha armonizzato le due direzioni verso cui si è rivolto: la responsabilità nei confronti dell'umanità nei tempi e luoghi in cui ha avuto incarichi di guida all'interno della Chiesa, e il rapporto con Dio. Si è espresso in una dimensione da grande uomo e credente, lanciando un messaggio di umanità e di fede».

                Lei pensa che sarà compreso?

                «È la preoccupazione che ho. Spero che sia capito nella sua altezza, universalità, mentre oggi è molto più facile pensare che l'unico criterio che conta è quello soggettivo. È l'individualismo diffuso nelle nostre società, dove esiste soltanto l'io. In Ratzinger invece coesiste la spinta a mettersi di fronte agli uomini e abbandonarsi con fiducia al giudizio finale di Cristo. Certo, riconosce che "nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere motivo di spavento e paura", ma dice anche di sentirsi "con l'animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l'amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato". Questo passaggio è da leggere e rileggere».

                Quali sono le differenze da altri celebri mea culpa papali?

                «Questo affronta una piaga aperta e sanguinante, mentre altri si riferivano a malefatte compiute da uomini di Chiesa in tempi precedenti e anche lontani. Ovviamente ciò non significa dare un ordine di importanza. Ratzinger dice: "Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi". Qui c'è un coinvolgimento personale che aiuta tutti quanti a non sfuggire dai propri doveri ancora presenti».

                C'è chi sostiene che la missiva di Ratzinger getta un'ombra incancellabile sul suo pontificato e sulla sua persona, minandone l'immagine nella storia: è d'accordo?

                «No. Anzi: con questa ammissione ha ulteriormente rafforzato la sua autorevolezza di uomo, sacerdote, vescovo e Papa emerito. Già da cardinale si era espresso chiaramente più volte, sul tema. Peraltro lui esprime il dolore, che è anche un interrogativo, per chi utilizza una svista per dubitare della sua veridicità. Tutti siamo sempre inadeguati. È ipocrita chi si scandalizza delle fragilità umane. Dio non si scandalizza del peccato. È san Pietro che si dispera per la propria debolezza, tanto che cerca di esorcizzarla affermando ciò che non farà: "Non ti tradirò mai"; per poi sentirsi perduto quando tradisce. Dio ci aiuta a essere davvero liberi dal peccato non facendo finta, fuggendolo, ma ammettendolo e affrontandolo».

                La Chiesa che cosa dovrebbe apprendere da questa lettera?

                «La Chiesa tutta è chiamata a combattere compatta il peccato, mai il peccatore. In questo papa Francesco è un esempio per tutti. Tutti siamo chiamati a metterci di fronte al giudizio di Dio, che è anche un grande aiuto. E farlo come è indicato nella lettera: con equilibrio, fede, lealtà, e allo stesso tempo affidandosi a Lui come avvocato».

                Non è un modo per assolversi?

                «No. Perché alla giustizia si arriva con il giudizio sulle colpe. Difesa non è il modo di evitare il giudizio, anzi, abbiamo bisogno del giudizio. Per i credenti entrambi i ruoli li ricopre il Signore. Ecco perché è importante non scappare dalle verifiche, umane e di fede».

                Papa Francesco ieri mattina ha detto che sono belle le parole di Benedetto XVI sulla morte…

                «Ratzinger ci ha spiegato come non lasciare prevalere il timore e l'angoscia davanti alla "porta oscura": guardarla negli occhi ci aiuta a vivere meglio».

intervista a Matteo Zuppi, a cura di Domenico Agasso   La Stampa” 10 febbraio 2022

www.lastampa.it/speciale/vatican-insider-it/2022/02/10/news/caso_raztinger_l_arcivescovo_zuppi_ha_accettato_il_giudizio_umano_la_sua_lettera_e_una_svolta_epocale_-2851879/

 

«La Chiesa faccia come lui e chieda scusa per gli abusi»

                «Il fatto è che Joseph Ratzinger, coltissimo teologo e intellettuale raffinato, non è mai stato un uomo di governo, neanche all’università. Si è sempre fidato dei collaboratori, che talvolta non l’hanno servito bene: com’è accaduto in questo caso, con l’errore commesso dagli esperti di diritto canonico nella memoria difensiva, per il quale è stato accusato di mentire. E lui, da gran signore, come al solito si è accollato la colpa».

                A Giovanni Maria Vian, storico, docente di Filologia patristica alla Sapienza, per undici anni direttore dell’Osservatore Romano, la crisi di questi giorni suona familiare, «come la Lettera ai Galati…».

                In che senso?

                «Che è successo qualcosa di analogo alle polemiche che seguirono, nel 2009, la remissione della scomunica ai lefebvriani».

                Uno era negazionista della Shoah e nessuno avvertì il Papa...

                «Benedetto XVI non si aspettava che l’avrebbero azzannato così, e scrisse un testo drammatico, una “lettera delle lacrime” che citava san Paolo: “Se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri”».

                Perché in Germania sono così duri con Ratzinger?

                «Credo si debba risalire alla seconda metà degli anni Sessanta, Ratzinger era uscito dal Concilio come enfant prodige molto progressista. La svolta fu il ’68. Lui ne avvertì e denunciò le degenerazioni, diceva: “Non sono cambiato io, sono cambiati loro”. La sua biografia autorizzata scritta da Seewald e i racconti autobiografici di Küng vanno letti in parallelo. La sfortuna mediatica di Ratzinger è cominciata allora. Ma non si tratta solo di questo».

                Che altro?

                «Ratzinger non si è mai lamentato dei giornali. Nella lettera scrive: mi hanno dato del bugiardo. Ma non parla dei giornali. Si riferisce alle polemiche nella Chiesa perché sa bene, conoscendo la storia del cristianesimo, che tutti i problemi più grandi vengono dall’interno».

                E adesso?

                «Lo scandalo degli abusi è stato sottovalutato enormemente. L’unica via d’uscita che ha la Chiesa è riconoscere e assumersi la colpa, come ha saputo fare con parole commoventi Benedetto XVI».

intervista a Giovanni Maria Vian di Gian Guido Vecchi “Corriere della Sera10 febbraio 2022

www.corriere.it/esteri/vaticano-news/22_febbraio_10/vian-la-chiesa-faccia-come-ratzinger-chieda-scusa-gli-abusi-104d9e52-8a98-11ec-afd5-bce3c64c5293.shtml

 

Al cospetto di Dio

                «Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». [...] E detto questo aggiunse: «Seguimi»”. Finisce così l’ultimo dialogo fra Gesù e Pietro narrato nel Vangelo di Giovanni. Un dialogo che consegna al discepolo il dono di lasciarsi chiamare quando, caduta ogni sua forza, resta solo quella della grazia. Appartiene a questa dimensione spirituale la struggente lettera che Benedetto XVI ha diffuso le ultime drammatiche vicende che lo hanno colpito con atti senza precedenti.

                Sia chiaro: Ratzinger è stato tutt’altro che uno spettatore nel percorso con cui lo stupro “pedofilo”, espressivo di una violenza patriarcale spalmata uniformemente sul maschio occidentale, è invece diventato un delitto che sembra tipico del clero cattolico e interessa solo se coperto dal clero cattolico. L’attuale Papa emerito, trent’anni fa, era cardinal prefetto quando la conferenza episcopale americana provò a dotarsi di linee guida imperative: egli intervenne per difendere in nome della sua ecclesiologia l’autonomia dei vescovi (invocata dal cardinal Law, l’arcivescovo di Spotlight) che li lasciò allo sbando. Anni dopo, quando apparvero chiare grazie al coraggio dei sopravvissuti le dimensioni dei delitti commessi dai chierici e delle omertà perpetrate in nome di una ragion di Stato chiesastica, fu Benedetto XVI ad inaugurare un registro molto solenne e molto scivoloso, con cui esprimeva la “vergogna” sua e della Chiesa: vergogna sincerissima, che colpì i media. Ma che rinviava l’analisi (mai iniziata) di quelle pseudo-spiritualità sacerdotali nelle cui pieghe incuba la violenza del clero che anziché uccidere le donne, uccide con la stessa ferocia la loro capacità di proteggere i figli.

                Ma questo non c’entra con quanto accaduto in Germania negli ultimi giorni. Dopo che il rapporto di uno studio legale bavarese ha ritrovato alcuni casi accaduti a Monaco durante l’episcopato di Ratzinger e dopo che egli aveva risposto con una memoria redatta dai suoi segretari, monsignor Georg Bätzing, presidente della conferenza episcopale, ha infatti chiesto in tv che l’anzianissimo Papa emerito domandasse perdono per non aver ricordato di aver partecipato alla riunione del 15 gennaio 1980 e le sue omissioni. Chi conosce Ratzinger sa immaginare la scena in cui l’arcivescovo si sarà ritratto schifato davanti ad argomenti che ha sempre trattato come “sporcizia”, con quell’impasto di candore personale e inconsistenza di governo, che avrebbe segnato e accorciato anche il suo papato. Secondo Bätzing non bastava aver capito questo: bisognava che Benedetto XVI si liberasse di chi lo aveva aiutato a ricostruire i fatti e “chiedesse perdono”. Appello che rivelava quanta confusione ci sia nell’episcopato fra masochismo e penitenza, platealità e giustizia, autocombustione e perdono. Appello al quale Benedetto XVI ha risposto con una profondità che, se volesse essere ascoltata, segnerebbe un prima e un poi nella comprensione degli stupri perpetrati dai chierici cattolici e ahimè da tanti altri. Perché quel delitto irreparabile, e mai tacitabile, sta in un orizzonte in fondo al quale sta il giudizio di Dio. Che non sottovaluta quel delitto (ove c’è delitto, Dio è la vittima), ma non ignora nemmeno le omissioni miserabili, i compromessi sottili, le infamie invisibili, il piccolo male che la fede insegna essere sempre contiguo alla malvagità più grande: e così impedito ad inorgoglirsi d’essere stato solo efferatamente meschino e mai “davvero” efferato, il credente si consegna con tremore e fiducia a quel giudizio ultimo che inizia l’ultima sequela.

Alberto Melloni                              la Repubblica” 9 febbraio 2022

www.repubblica.it/commenti/2022/02/09/news/melloni-337008269

www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202202/220209melloni.pdf

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CLERICALISMO

Le vere radici del clericalismo sono nella chiesa , non nel mondo

                Un amico prete che stimo tantissimo da più di trent’anni, sentendomi perplesso di fronte alle affermazioni di papa Francesco sul clericalismo, mi ha cortesemente invitato a distinguere tra diversi tipi di clericalismo. Un po’ per la stima nei suoi confronti e un po’ per l’oggettiva polivalenza della parola “clericale”, ho perciò deciso di approfondire sia le parole del papa durante l’intervista concessa a Fabio Fazio nel programma televisivo Che tempo che fa, sia il tema delle derive clericali nelle chiese più in generale.

                Partiamo citando per intero le parole di Francesco: «Oggi il male più grande della chiesa, il più grande, è la mondanità spirituale. Una chiesa mondana. Un grande teologo, il cardinale de Lubac, diceva che la mondanità spirituale è il peggiore dei mali che possono accadere alla chiesa, peggio ancora del male dei papi libertini. Peggio ancora, dice, peggio ancora. E questa mondanità spirituale dentro la chiesa fa crescere una cosa brutta, il clericalismo, che è una perversione della chiesa. Il clericalismo che c’è nella rigidità, e sotto ogni tipo di rigidità c’è putredine, sempre. Queste sono le cose brutte che succedono oggi nella chiesa, la mondanità spirituale che crea questo clericalismo e che porta a posizioni rigide, ideologicamente rigide, e l’ideologia prende il posto del Vangelo.»

                Visto che Francesco cita esplicitamente la fonte a cui attinge il termine “mondanità spirituale”, sono andato a mia volta a cercarla nelle opere di Henri de Lubac (1896-1991), teologo gesuita ed esponente di quella Nouvelle théologie che influenzò profondamente la teologia del concilio Vaticano II, pur essendo anche noto per alcune posizioni relativamente intransigenti verso la cultura moderna e le altre religioni. De Lubac afferma di riprenderlo dal benedettino anglo-tedesco Anscar Vonier (1875-1938), che nel 1935 aveva fatto ricorso a “mondanità spirituale” definendola «    un atteggiamento che si presenta praticamente come un distacco dall’altra mondanità, ma il cui ideale morale, nonché spirituale, non è la gloria del Signore, ma l’uomo e la sua perfezione. Un atteggiamento radicalmente antropocentrico; ecco la mondanità dello spirito. Essa diverrebbe imperdonabile nel caso – supponiamolo possibile – di un uomo che sia dotato di tutte le perfezioni spirituali, ma che non le riferisca a Dio.»

                Nelle sue Meditazioni sulla chiesa, de Lubac afferma perciò commentando Vonier «:    Se questa mondanità spirituale dovesse invadere la chiesa e lavorare per corromperla attaccandosi al suo principio stesso, sarebbe infinitamente più disastrosa di ogni mondanità semplicemente morale. Peggio ancora di quella lebbra che, in certi momenti della storia, sfigurò così crudelmente la Sposa diletta, quando la religione pareva introdurre lo scandalo nel “santuario stesso e, rappresentata da un papa libertino, nascondeva il volto di Gesù sotto pietre preziose, sotto belletti ed orpelli”. Nessuno di noi è totalmente sicuro da questo male. Un umanesimo sottile, avversario del Dio vivente, e non meno nemico dell’uomo, segretamente, può insinuarsi in noi attraverso mille vie tortuose. La curvitas [curvatura] originale non è mai in noi definitivamente raddrizzata. Il “peccato contro lo Spirito” è sempre possibile.

                Mondanità spirituale è perciò operare con strumenti puramente umani, senza riferire il nostro cercare e il nostro agire a Dio, che renderebbe dunque vane e addirittura imperdonabili le nostre eventuali “perfezioni spirituali”.                 Chi conosce la teologia (dunque in realtà poche persone) sa bene che questo modo di intenderla non è né l’unico possibile, né il solo (neppure in ambito cattolico). Grandissimi teologi del XX secolo, come Karl Rahner, Dietrich Bonhoeffer e Hans Küng (per citarne solamente alcuni, due dei quali cattolici) non avrebbero mai sottoscritto una contrapposizione tra ricerca umana a prescindere da Dio o a partire dalla sua rivelazione. E sebbene il dibattito attorno a quanto eventualmente la rivelazione cristiana consenta di sapere che la sola ragione umana non può raggiungere sia vivo e aperto da secoli, non di meno anche in seno alla teologia cattolica contemporanea sono in pochi a ritenere che l’uso della sola ragione condurrebbe necessariamente all’errore o sarebbe addirittura un “peccato contro lo Spirito”.

                Accogliendo prospettive di questo genere, non ci limitiamo a dire solamente che il cristianesimo annuncia la verità necessaria alla salvezza umana, ma aggiungiamo di fatto che chi non si ispira al Dio di Gesù Cristo o non lo riconosce non può avere un vero messaggio umano e umanizzante. Anzi, finiamo per dire che qualsiasi ricerca umana all’infuori del cristianesimo è fallata e fallace.

                Certo, fede e ragione non sono la stessa cosa, sono dei cammini che avviano a conoscenze in ambiti spesso (ma non sempre) diversi e per vie certamente diverse. Ma credo che si possa ritenere un male la mondanità spirituale sopra definita solo se si crede alle dottrine agostiniane del peccato originale, che avrebbe menomato la nostra intelligenza e la nostra libertà, che possono essere liberate e guarite solo dalla luce della grazia. Ancora una volta, si tratta di impostazioni che rivelano da un lato come la chiesa cattolica (e altre chiese con lei, sebbene forse non tutte) non abbia ancora accettato le sfide postele da quasi tre secoli dalla ragione moderna; su tutte, l’idea che ogni essere umano sia dotato degli strumenti necessari per vivere una vita pienamente compiuta e umana, a prescindere dal proprio credo religioso, implicito o esplicito che sia. Dall’altro lato, sono ragioni che sembrano dettate dal timore che la ragion d’essere della chiesa verrebbe a cessare se il suo messaggio umano fosse raggiungibile anche senza di essa.

                Ma allora non è necessario essere cristiani, e il cristianesimo non aggiungerebbe niente? Non ho risposte certe a una simile domanda, e sarei tentato di dire: il cristianesimo annuncia (e dunque in qualche modo “aggiunge”) il Vangelo, che non è un insieme di verità morali o sul mondo fisico e naturale, ma la rassicurazione che non esiste ombra che non può essere raggiunta dalla luce, e non esiste morte che non possa essere risollevata dalla vita. Per dirla con Paolo: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi… Quando eravamo suoi nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del figlio suo” (Rm 5,6-8). Se una tale “verità” sia o meno raggiungibile con la sola ragione, mi interessa relativamente: come cristiano mi sento semplicemente chiamato a vivere ciò che ho udito e a farlo riverberare nel mondo amando il mio prossimo e aiutandolo sempre a rialzarsi, non importa quanto sia caduto in basso o quanto male possa avermi fatto. E se mi imbatto in persone che vivono una vita umana e capace di grande amore e misericordia, ma che si professano atee o non attribuiscono a nessun essere superiore tutto ciò, mi interessa solo di rallegrarmi per la bellezza delle loro vite, e non di “battezzarle” o di definirle a tutti i costi “cristiane”. Men che meno mi passa per la mente di andare a cercare ragioni per screditarle.

                Dunque, con umiltà ma anche profonda franchezza, mi sento di dissentire con forza dall’impostazione di base di questo pensiero di Francesco sul “male più grande della chiesa”, perché la mondanità spirituale è un concetto che di per sé denota solo giudizio (negativo) sul mondo, nonché scarsa comprensione di ciò che arde nel cuore di moltissime donne e uomini che, per i motivi più diversi, non sono cristiani ma sono persone straordinarie. In fin dei conti, è un porsi in una dialettica con la modernità che non cerca alcuna sintesi virtuosa, ma solo una lotta apocalittica tra il bene e il male. Nel resto del suo ragionamento, il papa ritiene che alla radice del clericalismo vi sia per l’appunto la mondanità spirituale. Perché seguendo lo spirito del mondo i cristiani cederebbero alla tentazione del clericalismo. Di quest’ultimo concetto non ci viene offerta una spiegazione, ma ci viene detto che porta “a posizioni rigide, ideologicamente rigide, e l’ideologia prende il posto del Vangelo”. Diventa perciò più difficile commentare, e si rischia di mettere in bocca al papa cose che non ha detto e (forse) mai vorrebbe dire. Da un lato (lettura ottimistica), c’è qualcosa di molto bello in queste parole: il Vangelo è – come direbbe il mio amato Bergson [Henri-Louis 1859-1942]– l’anima della religione dinamica, che porta costantemente a promuovere la vita e a spezzare qualsiasi argine o irrigidimento (tratto invece della religione statica). Dunque se i cristiani fossero sempre disposti in nome del Vangelo a non fossilizzarsi su nessuna posizione sarebbero più liberi e meno schiavi di qualsiasi moda, anche consolidata, del momento, dettata da pure considerazioni “umane”.

                Per contro, alla luce della sottolineatura della mondanità spirituale presa esplicitamente in prestito da Henri de Lubac, le affermazioni di Francesco si aprono anche a letture di tenore assai diverso. Potrebbero anche voler dire che se i cristiani non fanno riferimento al Vangelo – inteso a questo punto come insieme di dottrine non negoziabili non solo su Dio ma anche di natura antropologica e morale – finiscono per accogliere valori mondani che non sarebbero compatibili con il Vangelo stesso. Quali? E qui purtroppo ognuno rischia di poter aggiungere ciò che vuole, dalla difesa dell’amore e delle unioni tra persone di sesso diverso, a un atteggiamento comprensivo verso l’eutanasia, alla convinzione che sia lecito l’uso delle armi. L’elenco diventa pericolosamente “personalizzabile”, a seconda che si sia più “di destra” o maggiormente “di sinistra”.

                Non me ne vogliano i molti estimatori del pontificato di Bergoglio, ma siamo classicamente di fronte a un esempio dell’ambiguità di alcune sue prese di posizione su temi delicati che, soprattutto perché non accompagnate da cambiamenti chiari nella dottrina o nella prassi, rischiano di lasciare confusi tutti quei fedeli cattolici che pur non nutrendo alcuna ostilità specifica nei confronti dell’attuale vescovo di Roma, faticano a capire dove vorrebbe portare realmente la barca della chiesa.

                Molti hanno ripreso queste parole che ho commentato. A questo punto mi pare chiaro che il motivo fondamentale di tale entusiasmo popolare non è tanto la logica del ragionamento bergogliano, quanto piuttosto la netta presa di posizione di Francesco contro il “clericalismo”, che ovviamente fa piacere a tutti (tranne agli ultraconservatori preconciliari, piccola minoranza vociante e fin troppo ascoltata nella chiesa e sui rotocalchi nazionali). Tuttavia, in realtà, risulta molto difficile collegare ciò che a noi tutti dà fastidio e che etichettiamo per l’appunto con tale termine con ciò che Francesco ha detto nel passo della sua conversazione concordata con Fabio Fazio.

                Partiamo da una prima definizione di clericalismo, quella del vocabolario Treccani online: “clericalismo s. m. [der. di clericale]. – L’atteggiamento di chi sostiene la partecipazione attiva e determinante del clero e del laicato cattolico al governo dello stato, e di chi, prendendo parte alla vita pubblica, subordina le sue scelte politiche agli interessi della Chiesa. In questa accezione “laica” del termine, il clericalismo ha una valenza negativa o perché lo si ritiene un uso di parte della cosa pubblica, o perché si teme che l’ispirazione a valori divini e non negoziabili dell’azione politica da parte di alcuni finisca per delegittimare le posizioni di chiunque non sostenga tali valori. Non penso sia certamente questo il clericalismo denunciato da Bergoglio. Per contro, nella comprensione cattolica (e cristiana più in generale) “clericalismo” designa la posizione di chi tende a ridurre la partecipazione attiva dei laici nella chiesa o a ridurre la chiesa stessa a ciò che pensano o fanno le sue autorità costituite, dividendo i fedeli in gruppi o “generi” che avrebbero intrinsecamente un valore diverso. È forse a questo che allude Francesco? L’irrigidimento denunciato sarebbe quello del clero, che prenderebbe il posto del Vangelo? Lo spero vivamente, anche se dalle sue parole è difficile poterlo dedurre o avvalorare. A questo punto lasciamo da parte l’intervista da cui siamo partiti e proviamo a rischiare un’analisi di quale sia realmente la radice del clericalismo che a noi tutti dà fastidio.

                Come sa chiunque abbia studiato le origini cristiane, l’emergere di un sacerdozio particolare, solo di alcuni, non avvenne dall’oggi al domani nella chiesa primitiva. Nel Nuovo Testamento la parola sacerdozio è riferita unicamente all’intero popolo di Dio. Non di meno man mano che la chiesa si sviluppò sia in singoli luoghi, sia quale comunione di comunità sparse per il mondo, sorse l’esigenza di ministeri e di una strutturazione dell’autorità. Un fatto molto umano, facilmente spiegabile ricorrendo alle scienze sociali.

                Il cristianesimo – per volontà di Dio, secondo alcuni, per cedimento alle strutture “religiose” intrinseche agli esseri umani secondo altri – finì tuttavia per sacralizzare i suoi ministri, rendendoli in tal modo non solo “a vita” ma in qualche misura “separati”, altri rispetto a qualsiasi battezzato su cui non fossero state “imposte la mani” in un rito di consacrazione o ordinazione. L’unico “laico” che riceveva a sua volta una consacrazione era il re o l’imperatore, a cui veniva riconosciuto in tal modo un ministero di governo nell’alveo della cristianità (comprendente al suo interno anche la chiesa). Al termine del Medio Evo, con la divisione della cristianità occidentale in più rivoli e la secolarizzazione del potere politico, le chiese si sono ritrovate a dover definire ulteriormente il ruolo dei loro ministri ordinati. Rispetto al mondo esterno, la chiesa cattolica ha vissuto una contrapposizione polemica durata di fatto, con pochi compromessi, fino al concilio Vaticano II, che in una certa misura ha riconosciuto la legittimità del potere politico e delle democrazie moderni.

                All’interno della chiesa, però, alla sacralizzazione dei ministri ordinati si è aggiunto il riconoscimento solo nei loro confronti della pienezza dei cosiddetti tre munera: insegnamento, santificazione e governo. Ciò – va detto per inciso – è avvenuto in maniera solenne proprio in un documento del Vaticano II, la Costituzione dogmatica sulla chiesa, la Lumen Gentium, che prima definisce come tali funzioni spettino in pienezza ai vescovi (§§25-27) per poi specificare come i presbiteri (§28) partecipino di tali munera in comunione con il loro vescovo.

                Sulla Lumen Gentium si è basato in seguito il Codice di Diritto Canonico del 1983, in cui all’articolo 1009, paragrafo 3, si dice: «Coloro che sono costituiti nell’ordine dell’episcopato o del presbiterato ricevono la missione e la facoltà di agire nella persona di Cristo Capo.»

                Vescovi e preti si trovano perciò nel cattolicesimo ad avere una funzione sacrale e una pienezza di poteri che nessun altro membro della chiesa possiede. Inoltre, a tutto ciò vanno aggiunti gli elementi della sola ammissione degli uomini (in termini laici: “un patriarcato”) a una simile condizione, e l’obbligo del celibato che sancisce una ulteriore separazione a priori “dal mondo”.

                La radice del clericalismo, a mio modesto parere, sta tutta qui: nel momento in cui si conferisce a un gruppo separato e minoritario (e per di più composto unicamente da maschi celibi) un ruolo sacrale e poteri che altri non hanno (o non possiedono in pari grado), chiedere ai membri di tale gruppo di esercitare tutto ciò senza abusare della loro posizione e senza credersi migliori o diversi rispetto al resto del popolo di Dio è una sorta di missione impossibile, in cui solo una percentuale molto ridotta di presbiteri può avere qualche chance di successo. Gli amici cattolici mi diranno: ma allora ci vorrebbe una rivoluzione in seno al cattolicesimo? Come cambiare seriamente qualcosa senza rinunciare a rimanere fedeli alla nostra confessione cattolica o senza stravolgere la dottrina? Il dibattito è aperto, ovviamente. Sicuramente qualsiasi passo che porti a ridurre la sacralizzazione dell’autorità ecclesiastica aiuterà a ridurre il clericalismo. Senza toccare tutto ciò, sarà invece come combattere contro i mulini a vento.

  1. La prima cosa fondamentale sarebbe non conferire a una sola categoria di cristiani (preti e vescovi) la pienezza di tutte e tre le funzioni che attualmente sono loro riconosciute. Ad esempio, consentire una vera sinodalità, in cui ogni credente abbia un diritto reale di partecipare alle decisioni nella chiesa, senza essere solo un collaboratore o con una funzione consultiva. È tanto elementare quanto vitale.
  2. La seconda è muovere in direzione di una desacralizzazione delle figure dei ministri ordinati, non collegando automaticamente l’accesso a tali posizioni all’obbligo del celibato. Molte chiese cristiane lo hanno fatto ormai da decenni (alcune addirittura da secoli), consentendo tra l’altro ai loro ministri di essere percepiti come più vicini alla gente e più ricchi in umanità.
  3. La terza è ovviamente spezzare il monopolio maschile nei ministeri, che come minimo porta a far tesoro solo di una parte della sensibilità umana – quella maschile – e di fatto contribuisce inesorabilmente a riproporre in ogni epoca strutture patriarcali che soffocano le donne (e non solo…).

                I tre passi indicati, oltre a non contraddire in alcun modo il Nuovo Testamento, sono ciò che viene chiesto non tanto “dalla mondanità” che si anniderebbe nella chiesa (ammesso e non concesso che il mondo sia equiparabile al male…) quanto ormai da una parte consistente anche dei fedeli cattolici di ogni parte della terra, che in termini teologici sono dotati a loro volta del sensus fidei. Altri passi potrebbero essere indicati, come ad esempio quello di non conferire ministeri “eterni” (che fa rima con “sacri”) a nessuno, per impedire tra l’altro la creazione di un sempre pericolosissimo spirito di casta nel clero.

                È chiaro che ognuna di queste riforme porterebbe anche a una profonda revisione della formazione dei futuri ministri della chiesa. Un cambiamento, quest’ultimo, che peraltro su aspetti come l’abolizione delle comunità residenziali e separate dal mondo potrebbe iniziare fin da subito, ma a cui dedicherò un contributo specifico in altra sede e occasione.

Riccardo Larini (già segretario nazionale FUCI, 11 anni a Bose)   Riprenderealtrimenti    11 febbraio 2022

https://riprenderealtrimenti.com/2022/02/11/le-vere-radici-del-clericalismo-sono-nella-chiesa-non-nel-mondo

 

Avvocato canonico 'terrorizzato' dai giovani seminaristi conservatori

  1. Una "aristocrazia clericale" nella Chiesa deve essere sfidata, ha affermato padre Tom Doyle. La generazione più giovane di seminaristi può essere "terrificante" nella misura del suo conservatorismo, ha affermato un eminente giurista canonico. P. Tom Doyle ¤1944, che da decenni si batte a favore delle vittime di abusi sessuali da parte del clero, ha espresso preoccupazione per gli uomini conservatori che escono dai seminari che sono “così dottrinari” e “del tutto privi di un vero lavoro pastorale”.  Intervenendo a un webinar, “Vite rubate: abuso e corruzione nella Chiesa cattolica”, ospitato dai gruppi di riformatori laici Root and Branch Reform e Scottish Laity Network, il sacerdote americano ha dichiarato: “Questi giovani ultraconservatori vogliono andare in giro con tutti i paramenti degli anni Cinquanta e recitare la messa in latino. È una specie di romanticismo». Ha detto che “credono fermamente in questa idea che una volta ordinati sono esseri sacri, che sono radicalmente diversi”.

                Criticando una "mitologia" dei sacerdoti come uomini che sono ontologicamente cambiati al momento dell'ordinazione, ha affermato che questo insegnamento francese del XVI secolo è stato resuscitato da Papa Giovanni Paolo II. Era stato utilizzato per rafforzare l'atteggiamento del "noi siamo migliori di te e possiamo fare ciò che vogliamo" che aveva portato molti nella Chiesa a vedere il clero come "al di sopra della responsabilità". Padre Doyle, che è un terapeuta delle dipendenze, ha avvertito che la cattiva gestione da parte della Chiesa delle accuse di abusi e molestatori era collegata a “un'idea sbagliata del clero e dei vescovi come l'essenza della Chiesa” e “essenziale” per la salvezza.

                “Credere che abbiamo bisogno dei rituali, che abbiamo bisogno dei vescovi e che abbiamo bisogno del clero per passare da questa esistenza all'altra è fallace”, ha detto. Questa convinzione aveva creato "un'aristocrazia clericale" nella Chiesa che doveva essere contestata. «Sappiamo tutti cos'è il clericalismo. È una malattia. È un virus che ha la Chiesa cattolica, il che significa che il clero e lo stile di vita del clero, ei suoi valori, vengono prima di tutto. È una totale sciocchezza", ha detto. La crisi è stata anche legata alla volontà di proteggere l'istituzione. “Il bene della Chiesa significa proprio il bene della burocrazia. Alcuni vescovi lo hanno ammesso negli ultimi anni”.

                Il 77enne ha detto che è stato “un errore intenzionale” intendendo dire che “sapevano quello che stavano facendo” quando stavano “sacrificando” le vittime e le loro famiglie – “tutti danni collaterali per la protezione della Chiesa perché della malriposta convinzione che la Chiesa istituzionale sia essenziale per la salvezza dei membri”. Ha avvertito che c'è “ancora un sacco di respingimenti e resistenze nella Chiesa” nei confronti delle vittime di abusi e ha affermato che il sinodo deve essere “qualcosa di più radicale che cambi la Chiesa dall'interno verso l'esterno”.

Sarah Mac Donald          The Tablet [Market Harborough, Inghilterra] 3 febbraio 2022

www.thetablet.co.uk/news/14957/canon-lawyer-terrified-by-young-conservtive-seminarians

www-bishop--accountability-org.translate.goog/2022/02/canon-lawyer-terrified-by-young-conservative-seminarians/?_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

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CONSULTORI CATTOLICI

L’arcivescovo di Milano incontra i consiglieri dei consultori Fe.L.Ce.A.F.

                Si è tenuto lunedì 31 gennaio2022, in arcivescovado a Milano, l’incontro tra i consiglieri delle fondazioni territoriali Fe.L.Ce.A.F. e l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini.

                Un segno di particolare attenzione e vicinanza alle realtà dei consultori lombardi da parte dell’arcivescovo che, anche a nome dei vescovi lombardi, ha espresso l’apprezzamento e la gratitudine della chiesa, per l’intenso e proficuo lavoro svolto dai consultori federati nei confronti delle famiglie.

                L’arcivescovo, ricordando la straordinaria capacità di tessitura di don Edoardo Algeri [1963-2019],

         ha richiamato l’importanza del radicamento ecclesiale, della costruzione di relazioni feconde e con la Pastorale Familiare. I consultori lombardi – ha affermato mons. Delpini – rappresentano uno straordinario patrimonio da custodire e sviluppare, affidato alla responsabilità e alla competenza dei consiglieri delle diverse realtà che costituiscono la federazione.

                Ha ricordato infine le emergenze educative e demografica, come ambiti nei quali l’azione dei consultori è chiamata a spendersi in modo incisivo. I consultori lombardi ringraziano per questo incontro con l’arcivescovo, dal quale sono si sono sentiti sostenuti ed incoraggiati a proseguire con rinnovato vigore il proprio servizio alle famiglie.

                Fierezza. Come vescovo di Milano e come Metropolita della Lombardia, sento una profonda fierezza nel poter contare su di voi; sono fiero di sapere che nelle chiese di Lombardia, nella diocesi di Milano ci sono consultori accreditati, qualificati. Sono fiero perché mi sembra una esperienza unica in Italia e perché i consultori rappresentano un supporto di grande incisività per i nostri territori. La fierezza dipende dalla gratitudine.

                Tutto questo non è nato da me, da voi, ma dalla lungimiranza, dalla dedizione e dalla lucidità con cui mons.  mons. Giovanni Battista Guzzetti (1912 –1996) ha seguito la nascita di questi servizi e dalla figura di straordinaria capacità di tessitura di don Algeri. Questi sacerdoti hanno creato questa realtà straordinaria che siete voi, come capacità di organizzazione, come quantità di prestazioni e sostenibilità, grazie al rapporto con la Regione. È una fierezza, una gratitudine, una storia che ci affida una grande responsabilità. Siamo responsabili di questo patrimonio e dobbiamo essere alla altezza di chi ci ha preceduto, all’altezza della capacità di relazione, all’altezza della lungimiranza, all’altezza nella interpretazione di quello che sta avvenendo e che si profila all’orizzonte. Questa la prima parola che mi preme condividere. Una parola che diventa gratitudine per voi, riconoscimento di quanto abbiamo ereditato, perché voi continuate questo patrimonio: continuate a tenerlo vivo, a qualificarlo, ad aggiornarlo, ad essere presenti.

                Radicamento ecclesiale. Una seconda raccomandazione riguarda l’importanza della appartenenza ecclesiale. Non è soltanto il fatto di essere nominati dall'arcivescovo o dalle istituzioni diocesane, non è soltanto la nomina di Fe.L.Ce.A.F., ma è proprio la tessitura di rapporti con la chiesa locale. Certamente sapete

che la costituzione delle fondazioni ha avuto, fin dall’inizio, una obiezione: centrare l’aspetto gestionale dei consultori nelle fondazioni poteva far correre il pericolo di sradicare il consultorio da quel territorio decanale in cui era nato e da cui era stato sostenuto. Ora questo pericolo non è finito. Più il consultorio acquisisce efficienza, prestigio nel territorio, più è occupato – e oggi anche un po’ anche “assediato” – dalle richieste, dalle urgenze, dalle liste di attesa e più rischia di chiudersi in sé stesso.

                Quando le urgenze sono troppe, diventa più difficile stabilire rapporti significativi con la Pastorale Familiare, il territorio, il decanato o i decanati quando si tratta di fondazioni “sopra-decanali”. Tuttavia, bisogna che il rapporto con la Pastorale venga messo a tema, ogni tanto. Non solo per chiedere supporti, collaborazioni, ma proprio per sentirsi dentro una sollecitudine della Chiesa per le famiglie. Voi prestate certamente servizi più specialistici, curate che siano prestati questo tipo di servizi, ma il rapporto con la chiesa locale non si realizza solo quando si manifesta un bisogno: voi avete anche una responsabilità di sensibilizzazione. Vorrei dire che la presenza del consultorio deve aiutare le parrocchie e gli organismi decanali, locali a percepire la drammaticità di alcuni problemi. Questo tema della tessitura dei rapporti, dell’incontro con le diverse istituzioni – anche civili – deve essere scelto. Qualche volta l’aspetto organizzativo si è consolidato e la macchina “va avanti per conto suo”, per cui non sente più il bisogno della interazione con le scuole, se non come clienti per pacchetti formativi, o con le parrocchie, se non per ottenere ambienti nel quali tenere qualche incontro. Raccomanderei perciò questo radicamento ecclesiale che non è soltanto di principio, di riferimento etico come attenzione alla morale cattolica, ma è proprio di rapporto concreto con le persone del territorio.

                Emergenza educativa e demografica. Una terza parola resta drammatica: è la consapevolezza della emergenza educativa che stiamo vivendo. Gli effetti collaterali della pandemia hanno aggravato tanti problemi educativi. La fascia degli adolescenti sembra particolarmente turbata e su questo si concentrano molte attenzioni. La scuola stenta a vigilare, ad accompagnare gli adolescenti che rimangono vittime delle loro paure, del contesto di isolamento di questi anni, dei danni che hanno subito. Ma dei ragazzi che non rispondono più agli stimoli, chi si cura? E poi l’aspetto di branco che si manifesta in forme drammatiche! Dobbiamo percepire la drammaticità di queste situazioni. Così come l’altra emergenza cronica che dobbiamo affrontare è l’emergenza demografica.

                L’amore per la vita. La condivisione di un desiderio di essere mamma e papà. Per i ragazzi e le ragazze di oggi diventa difficile. Non mi capita da tempo di vedere una ragazza di 20 anni che sogna di essere mamma. L’emergenza demografica sono è solo un problema sociale di prospettiva, demografico. Il tema risponde alla domanda concreta della vita della gente. Risponde alla domanda su cosa hanno in mente gli adolescenti di oggi a proposito della vita. Se questa vita meriti di essere vissuta, di essere generata. Una vita nuova. Anche il tema dell’aborto resta drammatico. Celebriamo la giornata della vita. Custodire ogni vita è il tema della giornata della vita di quest’anno. Il tema della vita nascente, del fine vita.              Tematiche molto complesse! I consultori si rivelano oggi una presenza particolarmente provvidenziale. Essi hanno di fronte delle sfide veramente complesse che richiedono a voi la responsabilità di amministrare, di fare il bilancio sociale, economico. Ma anche di suscitare pensieri, proposte, coraggio nell’affrontare la emergenza. Non dobbiamo, nell’ affrontare queste emergenze, deprimerci, come sopraffatti. Ma dobbiamo sentire la responsabilità. Non possiamo risolvere tutto. Ciascuno di noi, ciascun consultorio dà un piccolo contributo. Ma questa parte, anche piccola, va fatta con quella lucidità e lungimiranza che abbiamo imparato da chi ci ha messo su questa strada.

                Reciprocità. Un’ultima parola: reciprocità. Voglio mettere in evidenza due aspetti. Il primo aspetto potremmo esprimerlo così: io facendo del bene lo ricevo. Noi diventiamo uomini e donne migliori proprio perché facciamo quello che ci viene chiesto di fare, proprio perché incontriamo persone, un popolo a cui dedichiamo tempo, prestazioni generose e competenti. Ma ricevo anche: imparo qualcosa in più su di me, sulla mia vita, sull’umanità. La reciprocità la vediamo in questo senso. Un altro aspetto mi preme sottolineare. La reciprocità è proprio quella di chiederci in che modo i nostri consultori servono i bisogni. L’immagine del buon samaritano è molto suggestiva, ma sottolinea un solo aspetto della dinamica dell’aiuto. Gesù evidentemente contesta l’indifferenza di chi “non si fa prossimo” a colui che è povero. Qual è il limite – mi permetto – di questa immagine? È che quest’uomo esemplare che si fa prossimo al poveraccio, lo aiuta, poi va per la sua strada. L’attività del consultorio, la carità cristiana non soltanto offre un aiuto, ma offre un aiuto che permette all’altro di essere di aiuto. La reciprocità vuole dire un amore che rende capace di amore. Che suscita l’amore. Non perché la persona che aiuto mi ricambi, ma perché l’aiuto fa crescere la persona, in modo che non sia soltanto un povero che riceve per sopravvivere, ma un fratello o una sorella che riceve per vivere, per essere a propria volta capace di dare. La carità cristiana non è la beneficienza. Voglio che in un consultorio la prestazione sia principio di relazione.

                Queste sono le parole che desideravo condividere con voi, assicurando la mia benedizione, il mio incoraggiamento, la mia gratitudine per voi e tutti coloro che lavorano nei consultori.

Federazione Lombarda dei centri di Assistenza alla famiglia - FeLCeAF - è l’ente di «secondo livello» costituita da 19 enti gestori (10 Fondazioni, 7 Associazioni, 2 Cooperative)

FeLCeAF                              08 febbraio 2022

www.felceaf.it/joomla/news/larcivescovo-di-milano-incontra-i-consiglieri-dei-consultori-fe-l-ce-a-f

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DALLA NAVATA

V Domenica del tempo ordinario o della Parola di Dio (anno C)

 

Geremia                             17, 07.Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia.

                                                               È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende                                                   le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi,

                                                               nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti».

Salmo                                   01, 01. Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, non resta nella via dei                                                  peccatori e non siede in compagnia degli arroganti, ma nella legge del                                                               Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte.

Paolo ai 1Corinzi             15, 12. Se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra                                                        voi che non vi è risurrezione dei morti? Se infatti i morti non risorgono,                                                             neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e                                                      voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in                                                   Cristo sono perduti.

Luca                                      06, 17. Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla                                                 di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da                                                                       Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso                                                     i suoi discepoli, diceva:

               

                Quando uno si trova a vivere a ridosso della sua stessa condizione di essere, di puro esistente, perché non ha niente altro, allora in quel momento è molto facile poter cogliere la luce dell’esistenza allo stato sorgivo e poter accogliere parole che non troverete mai nei luoghi alti del sapere. Quando Gesù chiama «beati» i poveri non dice parole di pura consolazione per gli afflitti ma vuole rivelare che i poveri hanno nelle loro mani quel tesoro unico che è la speranza. Sono i poveri di Dio – come si dicono nella Bibbia – cioè gli uomini che non hanno altra ricchezza che la mano di Dio sulla loro testa.

                 È dalla loro parte che abita la verità sul mondo. Se io volessi sapere qualcosa sullo stato del mondo in quest’anno e mi fosse concesso, come alternativa, di poter passare un’ora in una tribù del sud Sahara dove si muore di fame continuamente, o passa­re un’ora di colloquio alla Casa Bianca, dove apprenderei di più sullo stato del mondo? Tra gli affamati o nella casa del potere?

                Lo dico con sicurezza: fra gli affamati, quelli che hanno fame hanno la verità del mondo nella carne, nelle viscere; la loro è una cognizione elementare, direi per metabolismo. Proprio a Firenze, l’ho saputo ieri, c’è un movimento di giovani che chiedono all’amministrazione di non chiudere subito le carceri che abbiamo in città, le Murate e Santa Verdiana, dopo che saranno vuoti degli attuali abitatori, destinati ad altra sede, ma di farne luogo di visite cittadine perché !a città sappia dove hanno abitato i nostri carcerati. E una pedagogia importante. Noi il carcerato lo sentiamo come un reietto, pensiamo che è giusto che sia lì. Ed è certo giusto, io non sto qui a difenderlo.

                Però se noi sapessimo come dentro la stessa cerchia che contiene il benessere c’è anche la sofferenza di questi criminali che sono – guarda caso – sempre o quasi sempre fra i poveri e potessimo vedere, con gli occhi, come vivono, noi capiremmo molto di più sulla città che non se fossimo informati dagli informatori autorizzati. Da tutto questo nasce una specie di atteggiamento metodologico nel nostro esistere che è di guardare il mondo dalla parte di coloro che sono beati agli occhi di Dio; guardarlo con quegli occhi. Non c’è nemmeno bisogno di incontrare fisicamente i poveri, i perseguitati, gli affamati, gli afflitti, anche se è molto bene che avvenga.

                Allora entriamo in una sapienza antichissima, antica come le montagne, alla luce della quale appare la grande stoltezza dei ricchi. Nel Vangelo non c’è l’odio contro le ricchezze e nemmeno contro i ricchi; la ricchezza e il potere rientrano in quella grande categoria che si chiama la stoltezza, cioè la grande idiozia che non sa di esser tale, altrimenti non sarebbe a quel posto. E allora le misure si capovolgono.

                                               Ernesto Balducci – da: “Il Vangelo della pace”.Vol.3

www.fondazionebalducci.com/13-febbraio-2022-vi-domenica-tempo-ordinario-anno-c

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DIRITTI

Il diritto di essere un bambino nell’era digitale

                I giovani sono il nostro futuro, la nostra immagine, la nostra proiezione, il nostro “specchio” e, non lo si dimentichi: la nostra emulazione. Quante volte abbiamo sentito le frasi: “Maledetti telefonini!  Questo computer te lo faccio a mille pezzi! I ragazzi non hanno più alcuna educazione; queste porcherie stanno distruggendo il mondo”. Esternazioni strampalate con cui noi adulti abbiamo “alleggerito” la nostra inadeguatezza di educatori addossando sugli adolescenti la colpa di ogni aspetto negativo della società moderna, di quell’uso schizofrenico della tecnologia, della nostra (e solo dopo la loro) sete di consumismo, senza mai fermarci  un attimo e capire, con un briciolo di attenzione e buon senso, cosa sta (e ci sta) accadendo. Immaginiamo, per esempio, che un impiegato, assunto intorno al 1995, da domani debba utilizzare una macchina da scrivere piuttosto che uno strumento di video scrittura; debba fare le copie con la carta vergatina e quella carbone piuttosto che con il fotocopiatore; imporre a una persona nata dopo gli anni ’50 di utilizzare penna e calamaio piuttosto che una Bic a sfera; raggiungere il posto di lavoro a piedi, con un asino o una vecchia bicicletta, piuttosto che con i moderni mezzi di trasporto.

                Quando si parla di social media si commette, troppo spesso, l’errore di rapportare un concetto comunicativo ai giovani e, altrettante volte, si parla in modo improprio di “nativi digitali”; nulla di più falso e fuorviante se, per un attimo,  si prova a guardare un po’ più avanti del proprio naso. I social media sono un’invenzione commerciale degli adulti (lasciamo stare il fatto che Mark Zuckerberg ¤1984 fosse un giovanissimo [20 anni] quando venne lanciato Facebook) che si è evoluta esponenzialmente negli anni riuscendo, con un business da capogiro, a contrattare alla pari con le potenze globali che decidono del nostro futuro. Quando si parla, poi, di “nativi digitali” pochi, probabilmente, sanno che si sta trattando di quei non più giovanissimi arrivati alla maggiore età agli inizi degli anni 2000, quindi oggi quasi quarantenni.

                Mentre con il prestito linguistico digital born deve essere inquadrata la fascia adolescenziale che è nata nell’era del telefonino; che ha preso le pappette tra ciuccetto e il touch screen [unione di uno schermo e un digitalizzatore] piuttosto che guardando un carillon con le farfalle o ascoltando le fiabe sonore. Se volessimo addossare ai ragazzini ogni responsabilità del loro modo di comunicare, di parlare – tra acronimi e inglesismi

– avremmo fallito in partenza. Probabilmente i “ragazzini” nati nel 1983 avranno coniato un modo di scrivere rivoluzionario, fatto di faccine in grado di rappresentare, attraverso una piccola stringa di testo, le emozioni che la sintesi di un sms potrebbe nascondere e farci fraintendere il contenuto di quel prezioso strumento di comunicazione.

Quelli nati qualche decennio dopo avranno, altrettanto,  introdotto nella sociolinguistica di tutti i giorni uno slang comunicativo caratteristico delle comunità digitali, fatto di acronimi, prestiti di parole, e conii che continuano, di giorno in giorno, ad arricchire il repertorio di un virtuale dizionario linguistico. Ma si stia parlando di mobile born o di nativi, tardivi, immigrati accademici e lavorativi “digitali”, si dovrà considerare che tutte le categorie di utilizzatori di questa “appendice bionica” chiamata cellulare  hanno in comune una

cosa: l’emulazione. Eppure, se ci pensiamo bene, si sta parlando di un concetto che risale alla seconda metà dell’Ottocento quando Jean Gabriel Tarde [1843-1904] iniziò a parlare del concetto di “apprendimento sociale” e di “processo di emulazione”.

                Se, ancora, guardandoci intorno, assistiamo a una forma di degrado etico, culturale, sociale, ambientale, faremmo buona cosa a leggere qualche studio sulla psicologia topologica e sugli spazi di vita; magari senza andare troppo indietro, negli anni ’80 troveremo le riflessioni di George L. Kelling [1935-2019] e James Q. Wilson [1931-2012], sulle “finestre rotte: la Polizia e la sicurezza dei quartieri”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_delle_finestre_rotte

                O, forse, vorremmo dare ai ragazzini la colpa che la “casa di tutti” continua a essere oggetto di scempio generazionale, con un processo di emulazione che non sta facendo altro che portarci all’autodistruzione? Allora, quando ci mettiamo in bocca paroloni come influencer, youtuber, opinionista e quanto altro, dovremmo renderci conto che si sta parlando di “entità” in grado di condizionare un già fragile processo educativo non solo di adolescenti e giovanissimi, ma di tutti noi.

                Ecco il distinguo: se a 50 anni suonati decido di seguire l’onda di un terrapiattista, di un no vax o di un santone, devo mettere in conto che quel processo di emulazione che mi ha condizionato potrebbe, a sua volta, turbare a cascata le altre generazioni successive alla mia. Distinguo che mi impone di cautelare le generazioni più fragili dall’utilizzo distorto di uno strumento che, probabilmente, ha messo le fondamenta con la mia generazione poi evo(invo)lvendosi.

                Ammesso che a me piaccia ascoltare musica recante messaggi subliminali o con contenuti che inneggiano all’uso delle droghe (Mary Jane ¤1971, che inneggiava alla cannabis, o Yellow Sub Marine [Beatles 1966], che rimandava alle pasticche di LSD, sono datati agli anni ’60) devo considerare che la stessa musica potrebbe indurre in generazioni fragili un processo di assimilazione negativo? Assolutamente no, e questo è lapalissiano! I ragazzini si fanno due grasse risate con “coca casa e chiesa”[Vasco Rossi Bollicine 1983] o con “sex and drug and rock and roll [Ian Dury 1977l”; oggi la moda che gira attraverso i canali social, soprattutto quelli musicali, rimanda alla trap music. Un inno alla droga, allo stupro, alla misoginia, al razzismo, alla violenza, alla disgregazione e all’aggressione dei simboli sociali e della democrazia; ma secondo voi dietro questa spazzatura ci sono solo ragazzini influencers o, alle spalle, vi è una architettura commerciale imponente e spregiudicata?

                Potremmo disquisire non so quanto sul tema, portando esempi a iosa, ma la verità di fondo rimane una sola: i giovani sono il nostro futuro, la nostra immagine, la nostra proiezione, il nostro “specchio” e, non lo si dimentichi: la  nostra emulazione. Eppure l’origine etimologica di adolescenza è il processo di crescita, che presuppone uno stadio evolutivo di educazione; cioè noi dobbiamo educare gli adolescenti e non viceversa come sempre più spesso accade! Ma come lo si fa se ciò che architettiamo serve solo a diseducarli.

                Un filtro sarebbe quello di un “garante” che sia in grado di filtrare contenuti non adatti a un ragazzino, censurarli, vietarli, sanzionarli; ma se andate a leggere il testo unico sugli stupefacenti, ad esempio, troverete un’illuminata annotazione del legislatore che “cautela” non il ragazzino, bensì il brillante artista che non può essere sanzionato per il reato di “istigazione, proselitismo e induzione al reato di persona minore”   né, tantomeno, per “propaganda pubblicitaria” sugli stupefacenti; una norma, né più né meno, come quella “licenza poetica” che potrebbe arricchire, addirittura, un lessico sgrammaticato.

                Se i nostri bambini emulano ciò che respirano ogni giorno la colpa è solo nostra e di quanti dovrebbero vigilare sul futuro dei nostri figli ma, lo si sa, il dio denaro ha sempre la meglio su tutto, anche sugli innocenti. Riflettiamo su queste poche righe, forse dipende da ognuno di noi cambiare le cose; siamo noi i custodi di quella “Casa” e le nostre scelte, siano esse politiche, etiche, culturali o ecologiche si riverberanno sul nostro prossimo; non è cosa da poco.

Michelangelo Di Stefano, master in criminologia e scienze giuridiche forensi     Altalex 13 febbraio 2022

www.altalex.com/documents/news/2022/02/13/il-diritto-di-essere-un-bambino-nell-era-digitale

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DONNE NELLA CHIESA (per la) CHIESA

Che cos’è la lettura popolare della Bibbia

                Lettura. È una lettura delle nostre esperienze, dei nostri cammini e percorsi che stiamo facendo, della vita in cui siamo immersi e che ci circonda quotidianamente. Leggiamo con la convinzione profonda che la prima "Parola" che Dio dice è la vita; è con la vita e nella vita che Dio ci parla, ci incontra e fa storia con noi. Egli ci interpella, soprattutto, con la vita dei più deboli, degli oppressi, degli ultimi ed esclusi. Vite crocifisse che diventano annuncio di un Dio che libera e fa risorgere. "Ti ringrazio o Padre-Madre perché hai rivelato queste cose ai semplici e le hai nascoste ai sapienti." (Mt 11, 25)

                Popolare. Nel senso che la Bibbia è affidata e posta nelle mani di ogni cristiano-a e nelle mani di ogni comunità cristiana. È un libro che può essere aperto e può parlare ad ogni donna, ogni uomo, ogni popolo. Popolare perché a tutto il popolo di Dio è affidato il compito di dare spessore storico, di far diventare carne questa Parola. Ai maestri ed ai biblisti, agli studiosi e studiose ed esegeti chiediamo di mettere a disposizione di tutte le persone gli strumenti per leggere e capire la Bibbia.

                Della Bibbia. La Bibbia non è un libro di storie edificanti, né contiene pagine tutte pulite ed entusiasmanti, pagine di eroi e di santi. È storia di successi e insuccessi...giusti e peccatori...fatti violenti e gesti d’amore…È la storia di Dio con l'umanità, di Dio con ciascuno-a di noi.

                "Ti farò mia sposa, ti fidanzerò con me per sempre" Osea 2,21. È per ricordare e testimoniare questo fidanzamento eterno e divino che noi la prendiamo in mano e la leggiamo. Essa è parola che riscalda i cuori e fa sgorgare vita. Una vita piena ed abbondante.

                               Nara Zanoli                        28 gennaio 2022

http://www.donneperlachiesa.it/2022/01/28/che-cose-la-lettura-popolare-della-bibbia

Toledot: costruire il presente a partire dal futuro

                L’importante novità nella Costituzione della Repubblica italiana: con le modifiche approvate l’8 febbraio 2022 si introduce il principio del rispetto per l’ambiente e gli altri viventi, in un’ottica di giustizia trans-generazionale. Profonde le consonanze con le istanze della teologia femminista, ma anche utili suggerimenti per la sostenibilità ecclesiale.

 

                La Costituzione italiana è nata dopo il dramma dei totalitarismi e di una guerra mondiale e ha saputo trasfondere in un testo giuridico la speranza di una società pacifica, condivisa da uomini e donne – le ventuno madri costituenti – di diversa ispirazione ideologica e politica. Doppiato il secolo e dunque il millennio, mantiene il suo orizzonte luminoso, e le recenti modifiche ne interpretano lo spirito. L’approvazione definitiva della proposta di modifiche agli articoli 9 e 41 in materia di tutela dell'ambiente aggiunge nell’articolo 9, alla promozione della cultura e della ricerca e alla tutela del paesaggio e patrimonio storico e artistico, un nuovo comma: «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

                Tra il dire e il fare… vigilare. Si potrebbe dire che abbiamo ormai l’acqua alla gola o, come ci ha insegnato Greta Thurnberg, è tardi per fare solo “bla bla” e soprattutto non è il momento di vantare primati di transizione e trasformazione, cancellando mondi, come ha spiegato Vanessa Nekate, la giovane ugandese che era stata tagliata fuori da una foto del Forum di Davos nel 2020.

                Anche nel 1946 era stata la più giovane delle donne presenti, Teresa Mattei, a chiedere di apporre al secondo comma dell’art. 3 un “di fatto”: nello stesso modo non basterà bearsi di aver nominato biodiversità, ecosistemi e animali, ma sarà necessario vigilare affinché nella prassi, personale e collettiva, di fatto tutto questo sia tutelato.

                Sappiamo bene come la retorica vuota e la mistificazione deliberata siano sempre in agguato, anche ammantate di green o di esibizioni di candidature femminile, a prescindere dai loro programmi. La modifica successiva, all’art. 41, inserisce un elemento di verifica concreta: lavoro e salute, giustizia sociale e ambiente o vanno di pari passo o non vanno da nessuna parte.

                Per la giustizia, rovesciare le generazioni. Sulla scorta di “tutto è connesso” molti e molte in questi decenni hanno operato nella cura della giustizia e dell’ambiente, nella vigilanza sui mari – a raccogliere le persone e a curare almeno al minimo l’ecosistema. La loro testimonianza ha superato il silenzio e, se parliamo in termini ecclesiali, è diventata magistero nella Laudato si’. La lezione viene da lontano e da molte vie, di uomini e di donne, di persone di scienza avvertite dei problemi e di persone di culture contadine, in Occidente, ma anche in India o in Amazzonia.

                Come questione di giustizia è orizzontale – ci sono contesti che pagano un prezzo più alto – e verticale, riguarda le generazioni. La Bibbia conosce un importante sistema di “generazioni”, dette toledot, che è un modo per fare la storia, di dipingere il passato. Oggi come non mai siamo chiamate a rovesciare le toledot: se c’è una speranza di futuro, la generazione si deve in un certo senso “fermare” e ripartire. Oggi, non domani. Greta e Vanessa – loro due come parte per un popolo di ragazze e ragazzi – possono essere, biblicamente parlando, come Noè, inizio di un mondo diverso possibile, perché la cura per domani, pur se ipotecata da ieri, si specchia nell’oggi.

                E intanto nella Chiesa si rischia il “bla bla”. Nelle considerazioni fatte, anche se poche, è evidente la posta in gioco eco/femminista: l’ingiuria all’ambiente è ingiuria a tutti e tutte, soprattutto a chi più è escluso; la discriminazione delle donne o di chiunque per motivi di genere è danno globale. Nello stesso senso, non è fuori luogo l’estensione alle problematiche che sta vivendo la Chiesa cattolica.

                L’osservazione di Vanessa Nekate è preziosa: attivista per l’ambiente soprattutto a partire dalle problematiche africane, è stata notata perché ha protestato quando nella foto graziosa dei giovani protagonisti, lei è rimasta fuori campo. Togliere lei è stato cancellare, ha detto, un continente. Non è stato fatto appositamente – questa la risposta – era solo questione di spazio.

                Ecco, comunque sia andata nella foto di Davos, una bella metafora per le donne nella Chiesa cattolica e per la riserva maschile dell’ordine. Nessuna malizia, si dice, in questa operazione. Faremo – inutile stressare il soggetto sottinteso di questo maestoso noi – persino un Simposio, bello accogliente e perfino con una quota rosa e diremo che le amiamo molto. Ma bla bla: non cambieremo, né il celibato per gli uomini, né l’esclusione delle donne dall’ordine, perché nella foto sacra non c’è posto. Mi sbaglio? Spero con tutto il cuore di sì.

                In ogni caso, se il mondo/ambiente non può sopravvivere a una modalità che non rispetti la biodiversità e gli animali, neanche il mondo/chiesa può andare avanti in modalità escludente. Oggi, non domani. Toledot, toledot: dobbiamo ripartire e non sarà un Symposium a dire l’ultima parola.

Cristina Simonelli,                          Il Regno               delle donne       13 febbraio 2022

https://ilregno.it/regno-delle-donne/blog/toledot-costruire-il-presente-a-partire-dal-futuro-cristina-simonelli

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FRANCESCO VESCOVO DI ROMA

Quell'incompletezza che riavvicina il pensiero alla vita

                Più volte il Papa ha sostenuto che un’idea è feconda se aperta alla relazione. Questo genera comunicazione e riconnette teoria e pratica. In Ritorniamo a sognare, pubblicato alla fine del 2020, papa Francesco aveva scritto: «Un pensiero fecondo dovrebbe essere sempre incompleto per dare spazio a sviluppi successivi». Di recente, nel Quaderno 4417 della “Civiltà Cattolica”, Diego Fares,gesuita argentinoè tornato a riflettere sul significato di tale richiamo alla incompletezza. L’invito del Papa interroga non solo le forme del pensare, spesso erroneamente date per definitivamente acquisite, ma anche la missione stessa di filosofia e teologia.

                Come non ricordare che già nella Veritatis gaudium del 2018, Francesco aveva avvertito che «il buon teologo e filosofo ha un pensiero aperto cioè incompleto»? Il gesuita Fares propone di declinare tale dimensione costitutiva del pensiero in tre direzioni: l’adozione di una mentalità dialogica, l’inclusione, la presa in carico dell’altro. Ovviamente, persino di fronte all’evidente fecondità di tali proposte, non viene meno il pungolo costituito da alcune obiezioni che possono essere mosse al 'pensiero incompleto'. La maturità del pensare non si misura forse dal modo in cui un approccio teorico è in grado di organizzare una comprensione sistematica del reale? Di fronte a tale istanza fondativa, la proposta del pensiero incompleto non equivale a un indebolimento del modo stesso di essere della razionalità? In realtà, l’incompletezza auspicata dal Papa solo superficialmente può essere abbinata a un disincarnato idealismo.

                Al contrario, si tratta di una fine strategia per porre il pensiero nella condizione di affrontare appropriatamente le sfide planetarie che ci attendono (si pensi alla recente pandemia e all’approccio integrato da essa richiesto per essere superata). Oggi, l’urgenza di predisporre «altre mappe, altri paradigmi, che aiutino a riposizionare i nostri modi di pensare», auspicata da Francesco negli auguri alla curia romana in occasione del Natale 2019, può utilmente essere colta in relazione a due ulteriori scenari: da un lato il ripensamento del nesso tra teorie e pratiche; dall’altro l’avvio di un effettivo dialogo tra saperi. Sul primo versante, non vi è dubbio che teorie e pratiche rappresentino ambiti diversi. D’altro canto, se si guarda alle odierne prassi accademiche, è difficile sottrarsi alla sensazione che proprio tali ambiti siano intesi al modo del congedo delle prime dalle seconde. In questi casi, il pensare stesso incorre nel rischio di teoreticismo, la tendenza all’astrazione indifferente rispetto alle esigenze della realtà.

                L’antidoto a tale deriva è un pensiero che, realmente in grado di ascolto, superi ogni “duologo”, espressione del filosofo Abraham Kaplan (1918-1993), mutuata dal Papa in occasione del Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni, per indicare l’assenza di una virtuosa osmosi comunicativa con gli altri. Sul secondo versante, una volta che il ponte tra teorie e pratiche sia stato opportunamente rinforzato, occorre riscoprire il senso del dialogo tra saperi. In tal senso, alle fuggevoli occasioni di confronto tra esperti di campi diversi andrebbe sostituita la capacità di effrazione dei confini disciplinari. Non si tratta di essere intellettuali à la page o di rinunciare a quanto la tradizione della conoscenza ci ha consegnato. Tutt’altro: sono proprio le urgenze segnalate dai contesti a richiedere di comporre la frammentazione disciplinare esistente nell’unità del sapere, riscoprendone così le ragioni fondanti che possono avviare verso una autentica interdisciplinarità. Il conseguimento di questi due obiettivi, ovvero la riscoperta del nesso teoria\pratica e l’avvio del dialogo tra saperi, ha un’unica e comune condizione di possibilità: superare l’autoreferenzialità di cui è espressione la placidità con la quale si guarda il mondo. Oggi più che mai, abbiamo bisogno di sguardi inquieti, pronti a mettere in discussione la propria monologia e coraggiosamente in grado di abbracciare orizzonti nuovi. Così l’incompletezza richiamata dal Papa ci aiuta a riavvicinare il pensiero alla vita, mediante una rinnovata capacità di discernimento. Solo un vigile e consapevole sguardo su se stessi, infatti, potrà conciliare la necessità di pensare l’esperienza con la vitale istanza di esperire il pensiero.

                Giovanni Scarafile 1968*                                                            Avvenire             12 febbraio 2022

* ricercatore di filosofia morale e professore di etica e deontologia della comunicazione Università del Salento

www.avvenire.it/agora/pagine/lincompletezza-che-riavvicina-il-pensiero-alla-vita

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OMOFILIA

“Autocompiacimento”: due definizioni di atto omosessuale e partecipazione liturgica

                Quando ho letto, alcuni giorni fa, il §. 7 della Lettera della Congregazione per la Dottrina della FedeHomo sexualitatis problema (1° ottobre 1986 firmata da Joseph Card. Ratzinger, Prefetto e approvata  dal Sommo Pontefice Paolo II), sono rimasto colpito da molte cose, ma soprattutto dal modo icastico e diretto

www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19861001_homosexual-persons_it.html

con cui si conclude il penultimo paragrafo di quel capoverso, che suona così:

            «L’attività omosessuale non esprime un’unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un’esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l’essenza stessa della vita cristiana. Ciò non significa che le persone omosessuali non siano spesso generose e non facciano dono di se stesse, ma quando si impegnano in un’attività omosessuale esse rafforzano al loro interno una inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento.»

                Qui il documento traduce le categorie classiche della “inclinazione sessuale disordinata” e lo fa con un gesto rapido, forte, diretto, che non lascia scampo. Con uno stile teologico di alta scuola, in una sola parola vuole dire il senso di una intera realtà. Questo è tipico della grande teologia: la “reductio ad unum”. Tutti hanno imparato da Aristotele a sussumere tutta intera una categoria di fenomeni sotto un solo genere. Così si afferma che la condizione omosessuale (orientamento e azione omosessuale) sarebbe “di per sé autocompiacimento”, ossia mancanza di alterità, immanenza, incapacità di trascendenza, chiusura al prossimo e a Dio. Quante cose in una sola parola!

                Una esperienza simile mi era già capitata leggendo un altro testo, non magisteriale, ma teologico, a firma di Hans Urs von Balthasar [1905-1988]. Nel famosissimo “Solo l’amore è credibile(pag. 46, nota. 15) il teologo costruisce una infinita catena di genealogie nelle quali sono collocati, con un solo gesto, centinaia di autori diversi. Si resta ammirati da tutta questa organizzazione della storia del pensiero teologico in sole due grandi categorie: modello cosmologico e modello antropologico, con infinite sfumature e dialettiche. Ma a un certo punto, in una noticina, si trova una espressione molto simile a quella della Lettera citata sopra: “Nel movimento liturgico si riflette paradossalmente qualche cosa di queste concezioni (da Kant a Marx a Leonhard Ragaz (18681945), perché quella maggior partecipazione dei fedeli alla liturgia, che giustamente si vorrebbe realizzare, sotto sotto si tramuta in un’autoesperienza e in un autogodimento della coscienza religiosa comunitaria. Persino nell’architettura troviamo i riflessi di quelle concezioni”. Non vi è dubbio che qui Balthasar, per collocare il movimento liturgico nell’ambito della “riduzione antropologica”, debba fare un salto mortale tanto spettacolare quanto rischioso. La buona teologia è sempre così: molto bella, quasi incantevole, ma molto rischiosa e spesso azzardata.

                Così sia la accusa di “autocompiacimento” rivolta all’azione omosessuale, sia quella di “autogodimento” rivolta alla azione liturgica partecipata suonano singolarmente simili. Che cosa le accomuna? La eventualità di interpretare una forma di vita o una forma di partecipazione come “negazione autoreferenziale della apertura a Dio”? La messa in guardia contro la “deriva soggettivistica” è un grande classico della teologia del XX secolo, con tutte le sue ragioni. Nel caso specifico ho ragione di dubitare che la definizione del movimento liturgico e la definizione dell’atto omosessuale riescano a cogliere nel segno. Che il movimento liturgico sia, “sotto sotto”, non un passaggio dello spirito, ma un inquinamento dello spirito, è un piccolo cono d’ombra antimodernistico nello splendore della lode alla “credibilità dell’amore”. Ma più grave è la riduzione dell’amore omosessuale ad autocompiacimento. Ogni amore è sempre anche “amore di sé”. Ma che l’amore omosessuale non possa aprirsi all’altro, non viva alterità e non sia capace di trascendenza, questa mi pare una “definizione apodittica” elaborata solo a priori. Non importa da dove sia venuta e di quanta autorità si sia dotata: se una teologia generica e astratta pretende di ridurre le forme di vita ad una definizione indiscutibile, sotto la forma di una grande sintesi propone in realtà una lettura teologicamente troppo fragile e culturalmente troppo marginale. Ad aggravare le cose vi è il fatto che la “definizione” che troviamo in Von Balthasar è comunque formulata con cautela. Mentre la definizione magisteriale non lascia scampo: le azioni omosessuali sarebbe “di per sé”, ossia “oggettivamente”, ossia “intrinsecamente”, chiuse in se stesse. Questa condanna definitiva avviene però in contumacia. Dunque c’è ancora margine per un ricorso e per onorare non solo una ragione astratta che sistema tutto, ma anche una esperienza concreta e aperta alle sorprese.

Autocompiacimento: il rispetto delle persone, che tutti affermano con grande foga, chiederebbe che i concetti portanti delle lettere scritte a Vescovi con autorità non fossero formulati solo dalla scrivania, a nome di una Chiesa che così facendo si mostra purtroppo “inesperta in umanità”. Perché parla di ciò che non conosce. Forse per un certo “autocompiacimento”.

Andrea Grillo                    blog: Come se non          13 febbraio 2022

www.cittadellaeditrice.com/munera/autocompiacimento-due-definizioni-di-atto-omosessuale-e-partecipazione-liturgica

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RIFLESSIONI

La trappola dell’unità

                Non solo abusi sessuali nella chiesa, anche gli abusi spirituali-psicologici rappresentano un pericolo nelle comunità così come nelle famiglie

                Siamo tutti convinti che la chiesa vive una situazione drammatica a causa degli scandali soprattutto gli abusi sessuali che oggi emergono e ricevono una decisa condanna dell’opinione pubblica, che certamente non legge più questi delitti come li leggeva cinquant’anni fa. Nelle chiese come nella società, soprattutto negli spazi educativi, in quelli di lavoro come in quelli familiari, gli abusi sessuali sono una realtà frequente che finalmente spinge a interrogarsi sulle strutture, sul sistema che li permette o addirittura che li fomenta.

                Ma accanto a questi delitti andrebbero anche presi in considerazione gli abusi spirituali-psicologici ben più frequenti, con giustificazioni tradizionali praticate da secoli nella chiesa, attraverso la copertura di un’ideologia che li vuole far rientrare nell’“eroismo della santità”. Questi abusi sono attestati non solo in seminari e comunità religiose, ma anche nei rapporti personali tra il direttore spirituale e la persona che ha chiesto questo aiuto per uno sviluppo della sua vita cristiana. Sono convinto che questo sia un terreno veramente minato che richiede oggi più che mai la revisione della spiritualità tradizionale, l’esercizio del discernimento e soprattutto quello della libertà di coscienza.

                Nella vita di un gruppo, ma in modalità diverse anche nella vita di una famiglia, il bene dell’unità può diventare facilmente una trappola che impedisce pensieri e atteggiamenti diversi, che chiede uniformità e spegne ogni possibile creatività e libertà personali. Significativamente è in nome dell’unità che si finisce per diffidare dei rapporti esterni con chi non appartiene al gruppo, fino a considerarsi non capiti e perseguitati dal mondo esterno. La comunità, il gruppo,  la famiglia devono proteggersi da sguardi e parole di altri, devono sentirsi compatti. Questa volontà di uniformità porta a controllare l’informazione, a non dire tutto ma solo verità parziali, a essere ossessionati dall’imposizione di “cose segrete” che non devono essere comunicate all’esterno. Queste sono derive settarie anche se rivestite di religiosità e giustificazioni spirituali.

                In una spiritualità dell’obbedienza davvero evangelica, il superiore di una comunità non è mai il termine ultimo dell’obbedienza ma è solo una possibile occasione di obbedienza al Vangelo. Quello che il superiore dice non è parola di Dio, anche se Dio può anche parlare attraverso di lui, come del resto tramite quello che dice l’ultimo componente della comunità. Ogni comando del superiore va necessariamente interpretato, chiede discernimento e va respinto se contraddice il Vangelo, come già scriveva Francesco d’Assisi! Chi propone l’“obbedienza cieca”, o “l’obbedienza come quella di un cadavere” è veramente stolto perché questo è negazione di ogni libertà e di ogni responsabilità. Certo il fervore, la lettura e la citazione acritica dei Padri del deserto, voci di un radicalismo entusiastico quanto irreale, possono portare a questa comprensione dell’obbedienza, ma nulla di tutto ciò è coerente con il Vangelo e con la ragione umana, assolutamente indispensabile in ogni nostro pensare e agire!

                La volontà del superiore non è la volontà di Dio e la rinuncia alla propria intelligenza è un gravissimo peccato, perché significa omissione di discernimento.

                Il priore della Grande Certosa, p. Dysmas de Lassus ¤ 1956, in uno straordinario libro, Schiacciare l’anima, appena pubblicato in Italia, esamina con chiarezza gli abusi spirituali nella chiesa, ma da questa lettura possono imparare anche quelli che vivono in famiglia e in ogni altro ambito comunitario, perché pressioni per una pretesa di assoluta trasparenza, pressioni per impedire la libertà dell’altro, diffidenza verso l’esterno, limitazioni del comportamento altrui sono possibili ovunque si vive insieme.

Enzo Bianchi                      La Repubblica - 07 febbraio 2022

www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/152245/

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SINODO

Cammino sinodale tedesco Trampolino dei coraggiosi

Il progetto di riforma cattolico Cammino Sinodale "synodale Weg" acquista improvvisamente forza

                Il progetto del Cammino Sinodale è stato visto come una specie di parco giochi per bambini della Chiesa cattolica: i veri potenti lasciano giocare un po’ i fratelli e le sorelle con i loro piccoli sogni di riforma. Dei laici super-occupati e degli ecclesiastici sotto-occupati si riuniscono, scrivono documenti e formulano emendamenti. Alla fine dell’evento, iniziato nel 2019, i grandi del Vaticano distruggeranno i castelli di sabbia. O semplicemente non succederà niente.

                Il sospetto che il Cammino non porti da nessuna parte può permanere anche dopo la terza assemblea generale che si è tenuta a Francoforte. Infatti, molte cose volute dai cattolici tedeschi rimangono solo espressione delle loro opinioni, perché alla fine sarà Roma a decidere. E la maggior parte delle decisioni di Francoforte, nella loro logica, non sono nemmeno definitive, ma hanno bisogno di almeno un altro giro (di riunione e approvazione). E inoltre tutto è terribilmente complicato, già il termine “Cammino Sinodale” non è una passeggiata.

                Tutto questo è vero, e tuttavia qualcosa di importante è successo a Francoforte. Forse c’è qualcosa di più di quanto si potesse immaginare in questo dialogo tra vescovi, rappresentanti di associazioni, religiosi e professoresse di teologia. Il progetto acquista forza. Contrariamente alla tradizione della Chiesa maschilista, in uno dei testi adottati si richiede che non sia da giustificare la partecipazione delle donne a tutti i ministeri e uffici della Chiesa. Ma che a giustificarsi debbano essere coloro che escludono le donne dai ministeri ordinati. Concretamente, l’assemblea chiede a Roma che le donne possano diventare diacone, e questo, certo, è solo il livello più basso del ministero ordinato, ma sarebbe comunque un primo passo. Anche gli uomini sposati dovrebbero poter essere preti – cosa che dovrebbe essere decisa dal papa o da un concilio della Chiesa universale.

                A favore della fine del celibato obbligatorio si era già espresso il cardinale Reinhard Marx poco prima dell’incontro di Francoforte. Questo dimostra che le rivelazioni degli scandali degli abusi stanno creando una pressione a cui i vescovi reagiscono. Negli ultimi anni, nonostante la grave carenza di preti, i prelati avevano nel migliore dei casi aggirato questa richiesta. Improvvisamente, la posizione favorevole alla fine del celibato sta diventando maggioritaria tra i vescovi in Germania. L’assemblea ha anche sfidato le vecchie regole della morale sessuale cattolica. L’atteggiamento secondo il quale è peccato amare una persona dello stesso sesso è da superare. E si chiede anche che la contraccezione venga permessa dal papa.

                Si è perfino deciso un modo per far partecipare i laici all’elezione di un vescovo. In molte diocesi tedesche, i capitoli delle cattedrali, organi del clero anziano, presentano una lista di candidati al papa. Qui una rappresentanza di laici dovrebbe essere autorizzata a dire la sua. Alla fine, il papa manterrebbe il potere di decidere. Poi, come ora, il vescovo può essere deposto solo dal papa, e di regola continua semplicemente fino al compimento del 75° anno e a volte anche oltre. Ma avere almeno un piccolo brandello di influenza nell’elezione del vescovo sarebbe già sensazionale. Il popolo di Dio avrebbe improvvisamente almeno un po’ di voce in capitolo.

                Ma anche solo per quel minimo brandello sarebbe necessario un iter complicato. Perché sono ancora in vigore antichi trattati tra lo Stato e la Sede apostolica, come il concordato della Prussia e del Baden. I capitoli delle cattedrali delle diocesi dovrebbero accettare di cedere la metà della loro influenza alla rappresentanza di semplici membri della Chiesa. In Baviera sarebbe ancora più difficile a causa del concordato lì vigente. Ma l’esperimento è avvincente: si può creare qualcosa di legalmente vincolante anche solo a livello tedesco? Per esempio, questa proposta ha non solo la maggioranza necessaria dei membri del sinodo. Anche più dei due terzi dei vescovi sono d’accordo. Anche il testo fondamentale sul potere e sul controllo del potere è stato approvato da un numero così alto di vescovi da indicarne l’urgenza, di cui Roma dovrebbe tener conto.

                Ma qual è lo scopo del Cammino Sinodale? A cosa servono le sue risoluzioni? Idealmente sono una voce rivolta alla Chiesa universale. Papa Francesco sta preparando un sinodo mondiale per il 2023. Il Cammino Sinodale tedesco sta formulando una posizione in questo contesto. Finora i tradizionalisti di Roma potevano dire: i tedeschi continuano a litigare e vogliono portare la loro disunione nella Chiesa universale. Ma ora vengono assunte decisioni di cui si può già dire che sono ciò che vogliono i tedeschi. Le decisioni dell’assemblea di Francoforte sono un’opportunità per tutti coloro che si aspettano ancora qualcosa dalla loro Chiesa in Germania. Lottano per questa comunità in cui sono radicati e in cui vivono la loro fede. Tra loro ci sono anche i preti che vogliono benedire le coppie gay e lesbiche. O i vescovi che, sotto la pressione della società, vogliono finalmente abolire la discriminazione nel diritto del lavoro nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori omosessuali alle dipendenze della Chiesa cattolica. Sono le donne che già svolgono un ruolo importante nelle celebrazioni e forzano le vecchie regole. Sono le persone che infrangono le regole e semplicemente vanno avanti fino a quando qualcuno non li blocca. Chi ha la fede cattolica, ma non è rimasto tranquillo e obbediente e neppure è diventato cinico, non si è meritato disprezzo, ma rispetto.

                Anche chi non è cattolico dovrebbe chiedersi se sorride di quelle persone che vogliono salvare la loro Chiesa. In una società sempre più frammentata c’è bisogno di grandi istituzioni di centro. Come i sindacati, le associazioni per la difesa dell’ambiente, e la Chiesa. Uniscono persone che non hanno in comune né orientamento politico, né professione, né l’età. Proprio così. Quindi è una perdita, se la Chiesa muore.

La Chiesa dei coraggiosi – dove ancora esiste – ora può forse avere un’altra possibilità. Finora

queste persone hanno incontrato divieti, i loro avversari invocano il diritto canonico e la dottrina.

                Chi vuole qualcosa, non può ancora riferirsi a regole giuridicamente sicure. Ma ora può basarsi sulla posizione della Chiesa in Germania. I testi del Cammino Sinodale non sono leggi né dottrina. Ma sono già qualcosa a cui fare riferimento. Per i coraggiosi le decisioni sinodali possono agire come un trampolino da cui prendere lo slancio. Per il salto mortale dovranno esercitarsi. Bisogna avere il coraggio di farlo. Ma non è il salto mortale ciò che uccide questa comunità. La Chiesa muore quando rimane ferma.

                Georg Löwisch                  www.zeit.de (Christ & Welt)”                   10 febbraio 2022

(traduzione: www.finesettimana.org)

www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202202/220213lowisch.pdf

 

Cammino sinodale tedesco Con la forza della disperazione

                Il cammino sinodale tedesco ha approvato testi fondamentali e raccomandazioni. Ciò che rimane spetta ai vescovi – e al Vaticano – deciderlo. Una relazione di quanto è stato fatto finora. Una cosa bisogna riconoscerla ai cattolici tedeschi: il Cammino Sinodale si tiene per un tempo sorprendentemente lungo sotto forma di processo di dialogo che, dal punto di vista romano, non dovrebbe proprio esistere. E visto che i suoi risultati e le sue decisioni dipendono da così tanti fattori imprevedibili per poter dispiegare forse la loro efficacia, anche il fascino che suscita è sorprendente. Anche per la terza assemblea generale quasi tutti i delegati sono venuti a Francoforte sul Meno. Coloro che desiderano le riforme, benché ripetano per l’ennesima volta che la loro pazienza è finita. E coloro che vi si oppongono in maniera insistente benché ritengano questo impegno come una terapia occupazionale del cattolicesimo di professione e sappiano molto bene che con il clic giusto al momento giusto possono bocciare i documenti. Comunque sia: si discute apertamente per sostenere l’argomento migliore.

                Fino ad ora tuttavia l’interesse alla base, cioè nelle parrocchie, non è stato particolarmente vivo. Molti non sanno né che cosa sia il Cammino Sinodale né hanno espresso un accresciuto interesse per teologia o politica ecclesiastica. Nemmeno i giornali della Chiesa sanno bene quale spazio dare alle relazioni. Ora le cose potrebbero cambiare, dopo che gli argomenti, le richieste e le posizioni sono state messe chiaramente in tavola: accesso delle donne a tutti i ministeri sacramentali, una valutazione diversa dell’omosessualità e della morale sessuale cattolica, benedizioni in chiesa per coppie che si amano, indipendentemente dal sesso dei partner; riforma del diritto del lavoro della Chiesa; abolizione dell’obbligo di celibato come requisito per l’ordinazione presbiterale; coinvolgimento dei fedeli nella nomina del vescovo.

                A Francoforte per tre giorni si è appassionatamente discusso, sostenendo argomenti o mettendo in guardia sulle conseguenze, esprimendo lodi o critiche. Ben 200 emendamenti per documento hanno dovuto essere introdotti già in partenza. Le richieste di interventi sono state talmente numerose che, nonostante la limitazione di parola ad un solo minuto, non è stato possibile rispettare il programma e le sedute si sono trascinate fino a tarda notte. La desiderata inculturazione della democrazia in ambito cattolico ha funzionato sorprendentemente bene. Come valvola di sfogo e come spazio per sognare nella Chiesa, il Cammino Sinodale funziona sicuramente.

                Ci sono cose che imbarazzano persino i vescovi. Anche alcuni vescovi hanno colto l’occasione per una parola franca. Per esempio, l’amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Colonia, il vescovo ausiliare Rolf Steinhäuser, ha detto a proposito delle sue esperienze e del ritorno di cardinale e arcivescovo Rainer Maria Woelki [assentasi per quasi sei mesi per un periodo di riflessione]: “Non abbiamo bisogno né di un assolutismo non illuminato né di uno illuminato”. Felix Glenn di Münster ha definito “semplicemente imbarazzanti” quei passaggi del catechismo della Chiesa cattolica che si riferiscono all’omosessualità e che ruotano ripetutamente attorno all’atto genitale. Karl-Heinz Wiesemann di Speyer ha ammesso che il Magistero è diventato “autoreferenziale”. Reinhard Marx di Monaco ha detto in tono spiritoso che il catechismo, dopo tutto, non è il Corano, e che quindi non è un sacrilegio cambiarlo. La rinuncia al lirismo untuoso che solitamente caratterizza i discorsi episcopali mostra anche una nuova fiducia dei vescovi in se stessi – anche se molti prelati veterani ammettono liberamente che se avessero pensato e parlato così vent’anni fa, non sarebbero mai diventati vescovi.

                Tuttavia: “Non sono i discorsi ma gli atti che adornano l’uomo” (Adolph Kolping 1813-1865). Anche il testo teologico di base ha mostrato quanto velocemente un documento fondamentale può naufragare a causa dei vescovi. Già in seconda lettura, oltre alla maggioranza dei due terzi di tutti i membri del sinodo, è richiesta la maggioranza dei due terzi di tutti i vescovi presenti. E questo è stato raggiunto solo con un margine molto stretto: 41 voti a favore e 16 contrari, cioè un tasso di approvazione di appena il 71,5%. Se il cardinale Woelki e il suo vescovo ausiliare Dominikus Schwaderlapp non fossero ancora nel loro "anno sabbatico", se tutti i vescovi ausiliari di Ratisbona avessero esercitato il loro diritto di voto - la posa teologica della prima pietra di una nuova Chiesa sarebbe diventata la posa della lapide, e tutti avrebbero potuto tornare a casa già giovedì.

                Di che cosa si trattava? Si trattava della questione di come i segni dei tempi debbano essere presi in considerazione come fonte di conoscenza teologica. E non è un cavillo in un testo di teologi per teologi. È invece qualcosa che va al cuore della questione e che gli oppositori del progetto hanno riconosciuto immediatamente. Questo perché il desiderio delle teologhe e dei teologi che sono a favore di riforme di dar valore ai “segni dei tempi” come fonte di conoscenza teologica porta logicamente a relativizzare le altre fonti, in primo luogo la tradizione e il magistero, e all’occorrenza anche affermazioni bibliche nel loro significato per la dottrina cattolica. Se, per esempio, la parità di genere ha un autentico significato teologico come segno dei tempi ed è quindi un’indicazione che Dio vuole dire qualcosa alla Chiesa, allora il semplice riferimento alla tradizione, alle decisioni magisteriali e alle immagini bibliche della sposa e dello sposo non è più sufficiente per giungere ad una risposta adeguata. E se la violenza sessuale è uno di tali segni dei tempi, allora non basta semplicemente stabilire controlli più severi nel quadro del sistema esistente e della dottrina esistente. “Problemi sistemici richiedono risposte sistemiche”, ha detto Thomas Söding di Bochum, studioso di Nuovo Testamento e vicepresidente del ZdK (Comitato centrale dei laici cattolici tedeschi).

                Ma i vescovi non vogliono condividere il loro magistero. Né con la teologia accademica, né con le donne, né con le vittime di abusi sessuali. Lo ha mostrato in maniera esemplare la disputa sulla frase che si può far risalire al vescovo Overbeck del magistero speciale delle vittime. Nella seconda assemblea generale del cammino sinodale, l’autunno scorso, il vescovo Rudolf Voderholzer di Ratisbona, dopo il rapporto del consiglio consultivo delle vittime, aveva inveito contro un presunto “magistero infallibile” delle persone colpite da abusi, con l’aiuto del quale si volevano attuare determinate richieste di politica ecclesiale. Overbeck contrastò questa polemica ricordando quanto Gesù tenesse in considerazione le persone sofferenti. In questo senso si poteva parlare di magistero delle vittime. Questa formulazione è piaciuta così tanto a molti sinodali che è stata inclusa nella proposta. Ma ha dovuto essere sostituita da una formulazione simile nel contenuto, ma linguisticamente meno forte – anche perché molte sinodali a favore delle riforme temevano che altrimenti l’intero testo sarebbe stato bocciato.

                Ma quanto conta la discussione sulla formulazione, se non si fanno progressi nella sostanza? Johannes Norpoth del Consiglio consultivo delle vittime della Conferenza episcopale tedesca non ha usato mezzi termini: “Cari vescovi: da settimane e mesi predicate su sinodalità, su responsabilità condivisa per il superamento di questa crisi, su apertura e trasparenza. Ma poi decidete diversamente. Su uno degli ambiti tematici centrali della riflessione sulla violenza sessuale ci mettete in panchina”.

                Deprimenti ma anche illuminanti sono state le numerose relazioni sugli enormi danni psicologici causati a cattoliche e cattolici da un magistero invasivo e aggressivo. La benedettina Philippa Rath ha riferito di religiose che le hanno chiesto se fosse possibile lasciare la Chiesa e rimanere ancora nell'ordine. Il livello di paura che regna nella Chiesa è vergognoso, ha detto. “Quasi due hanno fa, nella cattedrale di Francoforte, avevo detto: ‘Soffro per la mia Chiesa, ma la amo’. Devo confessarvi che oggi non sono più sicura di poter amare ancora la mia Chiesa”. E ha aggiunto che solo gradualmente si sta sgretolando il muro della paura, e che di questo è grata all’iniziativa #outinchurch. Le rappresentanti delle associazioni femminili cattoliche hanno riferito qualcosa di simile: in particolare le aderenti più anziane erano profondamente amareggiate perché loro avevano preso sul serio per tutta la vita l’insegnamento cattolico sulla morale sessuale, ed ora dovevano vedere come i vescovi avevano tollerato senza vergogna gli abusi sessuali da parte del clero. Hanno affermato che l’esagerazione e l’idealizzazione smisurata del matrimonio e del celibato devono finire e che è necessario presentare delle scuse alle donne.

                               fuori dalla camera da letto! Diverse donne e diversi teologi nei loro interventi hanno chiesto una netta delimitazione. La fissazione nevrotica e lo sguardo legalistico sulla sessualità devono cessare. “Mia moglie mi ha sposato 35 anni fa non per trovare un partner sessuale legittimo, ma per unirsi per la vita”, ha detto il teologo Andreas Lob-Hüdenpohl. Eberhard Tiefensee, professore emerito di teologia di Erfurt e prete, ha aggiunto: “In nessun altro ambito l’insegnamento della Chiesa entra così nel dettaglio come nella camera da letto. Bisogna mettere un limite”. E ha relativizzato anche il celibato: il suo valore simbolico, a suo avviso, è oggi molto limitato, alla luce della doppia morale clandestina e della cultura oggi prevalente di persone che vivono da single. Benché il voto sulla revisione della morale sessuale e della dottrina sul matrimonio, così come sulla valutazione positiva dell’omosessualità abbia avuto una chiara maggioranza in prima lettura, molti membri del sinodo temevano che il testo potesse essere bocciato in seconda lettura a causa del blocco dei vescovi di minoranza. E non avevano torto. Colpiva la frequenza impressionante di interventi nei quali l’enciclica Humanæ Vitae, la dottrina cattolica del matrimonio e la sottostante “teologia del corpo” di Giovanni Paolo II erano considerate estremamente valide. E che non si dovrebbero ribaltare gli insegnamenti della Chiesa e cercare la rottura. Tali dichiarazioni avevano aumentato il nervosismo in sala. Non è però stata ammessa in quella riunione una mozione d’ordine per vedere quali fossero le proporzioni della maggioranza dei vescovi. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca ha però assicurato che cercherà di influenzare i suoi confratelli nell'ambito delle sue possibilità, ritenendo che essi siano ben consapevoli della natura esplosiva della questione. Il vescovo Overbeck ha dichiarato: “In questo ambito abbiamo perso credibilità presso il 99% delle persone”. L’unica possibilità di riconquistarla sta nello sviluppare un’etica delle relazioni libera dalla teologia.

                Un clamore di indignazione è stato provocato da una dichiarazione della filosofa vincitrice del premio Ratzinger Barbara Gerl-Falkovitz. Nel testo sull’omosessualità si sostiene che tutti gli esseri umani sono stati creati da Dio, ma a suo avviso “questo non ha valore argomentativo”. È discutibile l’affermazione che gli omosessuali “sono nati così”. L’imprinting e le preferenze sessuali possono cambiare, “altrimenti tanto vale dire che anche i pedofili sono stati creati da Dio”. Che l’omosessualità e la pedofilia fossero nominate nella stessa frase ha indignato il plenum. “Qui si è raggiunto un limite”, ha sottolineato Birgit Mock, che dirige il forum sulla sessualità insieme al vescovo Dieser. La questione di fondo se e in che misura le preferenze sessuali siano condizionate o modificabili a livello socio-culturale non è stata discussa ulteriormente. Michael Berentzen ha esortato il pubblico a smettere di combattere contro le conoscenze scientifiche - "abbiamo sempre perso queste battaglie".

                L'Assemblea sinodale avrà un "impatto notevole" sui cattolici in Germania, ha promesso il vescovo Bätzing nell’ordine del giorno. Presumibilmente questo dovrebbe riguardare principalmente il diritto del lavoro della Chiesa. L’orientamento sessuale, l’unione di persone dello stesso sesso o il matrimonio di persone divorziate potrebbero non essere più in primo piano. Un altro documento sull'introduzione della giustizia penale e amministrativa è già presente a Roma. Per quanto riguarda le nomine vescovili, i laici devono essere coinvolti attraverso un cosiddetto auto-impegno volontario degli organi decisionali. “La Chiesa cattolica è in grado di fare dei sinodi”, ha detto Thomas Söding alla fine. Ma anche la parte romana della Chiesa universale è in grado di fare sinodi?

                Irme Stetter-Karp ha detto di non volere più “fratelli nella nebbia, ma una Chiesa chiara e illuminata”. Il suo desiderio giunga all’orecchio di Dio.

Michael Schrom               “www.publik-forum.de” 9 febbraio 2022

(traduzione: www.finesettimana.org)

www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202202/220212schrom.pdf

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