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Generazione Z post Covid


Come esce l’adolescenza da questa pandemia

 

Autore: Matteo Ciconali

Il CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) nell’ottobre del 2021 ha contattato migliaia di psicologi per cercare di capire come e se fossero cambiate le richieste di aiuto con la pandemia. L’espetto più eclatante emerso riguarda le richieste d’aiuto da parte degli adolescenti, apparentemente aumentate del 30%. Il dato, in linea con altre rilevazioni internazionali, non può sorprendere nessuno che abbia lavorato con gli adolescenti in questi anni, sia da un punto di vista clinico che educativo.

 

 

 

Si è assistito a un generale aumento del disagio adolescenziale sotto diversi punti di vista, come se il livello “medio” di malessere percepito dai giovani si fosse alzato, come se i ragazzi che fin al 2019 avrebbero potuto reagire in una maniera più adattiva o fisiologica a diversi problemi, oggi si sono trovati maggiormente in difficoltà. La platea dei disagi aumentati è stata piuttosto eterogenea ed ha riguardato sia problematiche esternalizzanti (le risse organizzate alla fine del lockdown da gruppi di ragazzi, le babygang milanesi balzate agli onori della cronaca) sia internalizzanti (fobia scolastica, ansia prestazionale, depressione o apatia, autolesionismo).

A differenza degli adulti, mi pare che solo in alcuni casi i malesseri psicologici di questi anni siano stati una diretta conseguenza della paura legata alla contrazione del Covid-19. Anche gli aspetti legati alla reclusione del primo lockdown, da marzo a maggio 2020, paiono essere stati più limitati: in quell’occasione i ragazzi erano per buona parte andati “in letargo”, dimenticati dagli adulti, ma per un periodo relativamente breve e assolutamente non convenzionale. L’aumento dei problemi insorti nei ragazzi potrebbe invece risiedere nelle politiche di convivenza con la pandemia che hanno visto la scuola in presenza e le attività ricreative bloccate per lungo tempo o aperte a singhiozzo e, in generale, in una modalità di relazione interpersonale necessaria da un punto di vista sanitario, ma fortemente penalizzante per i loro percorsi di crescita. La ricerca di novità, la vita in gruppo, l’esplorazione, la trasgressione, l’intimità: sono tutti aspetti fondamentali in adolescenza, utili a conoscere se stessi e gli altri, a creare legami, a definire una propria identità. Tutti questi aspetti sono stati limitati, complicati o negati in questi due anni.

Da tempo si dice, a ragione, che i nuovi giovani siano profondi, svegli, capaci, ma anche estremamente fragili, confusi, sensibili all’altrui giudizio. Due anni di mancate relazioni ed esperienze (e quindi anche di mancate figuracce, insuccessi e fatiche) hanno portato questi giovani ad avere ancora più difficoltà nel confrontarsi con gli altri quando poi si è tornati a una vita simile a quella precedente. Inoltre, le aspettative già alte che i ragazzi nutrivano verso di sé sono ulteriormente aumentate: il tempo per fare esperienze era poco, dovevano spicciarsi, e avevano meno tempo per farlo. L’esempio della scuola è emblematico: due anni di DAD e di richieste modeste hanno portato a una ancora più diffusa ansia prestazionale, riscontrabile nei numerosi casi di drop out scolastico o ritiro che gli operatori stanno verificando nel corso di quest’anno. Descrivere questi meccanismi non è sempre semplice per gli adolescenti, che possono avvertire un disagio “senza nome”, una malinconia pervasiva, un senso di vuoto senza apparente causa.

Possono per questo ricorrere ad agiti, come i tagli sulle braccia o le risse che richiamano un immaginario nichilista, per dare forma a un dolore che diviene fisico, tangibile e concreto; oppure possono divenire succubi di questo senso di apatico malessere, e ritirarsi nella loro cameretta, accusando talvolta dolori fisici, non mostrando motivazione per alcunché. L’adolescenza è un periodo di trasformazioni. Non ho modo di dubitare che i numerosi ragazzi che hanno riportato malessere in questo periodo potranno sbloccarsi e trovare una propria serenità, così come molti loro coetanei l’hanno trovata nel corso di questi mesi. È però importante poter inquadrare il periodo storico e evolutivo dei ragazzi per comprendere il contesto di queste problematiche e non lasciarsi spaventare.

 

Matteo Ciconali

Rivista La Casa, aprile 2022

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