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Dal Covid alla guerra

 

Autore: Gabrio Zacchè 

                                                            Lupus et agnus. Fedro (Fabulae 1.1)

 

              La crisi ucraina ci mette di fronte al senso di precarietà, di minaccia incombente e potenzialmente catastrofica come due anni fa lo scoppio della pandemia.

           Siamo scioccati, smarriti, preoccupati per uno scenario di guerra che ci illudevamo non potesse più verificarsi. La guerra invece ci è vicina e la comunità ucraina nel nostro Paese ci rende ancor più sensibili. Profughi in fuga sono accolti nelle nostre società e molti, in particolare parenti e conoscenti delle numerose badanti che hanno assistito i nostri vecchi, sono già presso di noi. Già si evidenziano le conseguenze sulla vita quotidiana delle nostre famiglie e riguardano l’economia, lo standard di vita e le abitudini di consumo. La nostra vita deve cambiare per forza e questo ci spaventa. Tutto costa più caro.  Pesa, oltre al costo dell’afflusso di rifugiati e l’innalzamento delle spese per la difesa, anche l’applicazione di sanzioni economiche sempre più estese imposte per indebolire, ma con risvolti inevitabili anche per noi a causa delle dipendenze energetiche ed alimentari. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi così ha risposto a cittadini critici con una significativa domanda retorica: “E’ meglio la pace o l’aria condizionata in estate?” (6 aprile).

          Su una questione così grave sono inevitabili posizioni diverse circa cause e soluzioni possibili. Il confronto tra le stesse è legittimo ed è espressione democratica, ma occorre badare a che il confronto non sia fondato su disinformazioni favorite purtroppo dalle numerose fake news provenienti dall’una e dall’altra parteal solo scopo di accendere la propaganda e condizionare l’opinione pubblica.La guerra infatti si prolunga, da noi, anche su stampa e social, mentre in Russia dove non esiste libertà di informazione si parla dell’aggressione come di una guerra santa, della lotta vincente del bene sul male, o non se ne parla.

            La reazione emotiva suscitata dalla brutale aggressione ha aperto le porte alla accoglienza, e sembrano finire quelle resistenze che fino a pochi mesi fa caratterizzavano la emigrazione forzata, con o senza barconi. Il respingimento polacco di profughi provenienti dal Kurdistan, bersagliati con gli idranti nel gelo invernale, è di pochi mesi fa. Si riscopre la risorsa della solidarietà. Sperimentata nelle settimane del lockdown si è espansa di fronte ai profughi in fuga dall’Ucraina, a dimostrare che gli europei sono “capaci di comportarsi ancora come il buon samaritano” (card. Michael Czerny). Ma, visto che la guerra in Ucraina andrà verso la cronicizzazione, - “la guerra sarà lunga” afferma Stontelberg, segretario della Alleanza Atlantica, - si deve tener presente che le emozioni tendono ad evaporare in tempi generalmente abbastanza brevi, a meno che non riescano a istituzionalizzarsi in nuove norme e strutture con la collaborazione tra istituzioni e cittadini.

          Il conflitto Russia- Ucraina tocca anche la sfera religiosa a causa del modo in cui è concepito il rapporto privilegiato tra lo Stato e la Chiesa Ortodossa russa: una “sinfonia” tra spirituale e temporale, che ricalca il modello bizantino dei rapporti tra Imperium e Sacerdotium. Abbiamo pertanto la chiesa ortodossa moscovita che appoggia la guerra, con grande discredito per quella chiesa ed indirettamente per tutte quelle chiese che sono strumenti del potere.

          E’ difficile comprendere le motivazioni che hanno spinto il dittatore ad una operazione bellica così sconsiderata e rischiosa, definita dagli esperti di politica internazionale un errore strategico e tattico, consumo di ingenti risorse economiche ed umane, in cambio di poco o niente. Una guerra che papa Francesco, senza mezze parole, ha definito “ripugnante, disumana e sacrilega” (20 marzo). Pertanto “che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?” (11 aprile).

“Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra” sono le parole, ancora una volta attuali, di Pio XII pronunciate nel 1939 per scongiurare il conflitto mondiale

Gabrio Zacchè

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