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news ucipem n. 913 – 5 giugno 2022

Unione Consultori Italiani Prematrimoniali E Matrimoniali

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“Notiziario Ucipem” unica rivista ufficiale - registrata Tribunale Milano n. 116 del 25.2.1984

Supplemento online. Direttore responsabile Maria Chiara Duranti. Direttore editoriale Giancarlo Marcone

News gratuite  si propongono di riprendere dai media e inviare informazioni, di recente acquisizione, che siano d’interesse, d'aggiornamento, di documentazione, di confronto e di stimolo per gli operatori dei consultori familiari e quanti seguono nella società civile e nelle comunità ecclesiali le problematiche familiari e consultoriali. Sono così strutturate:

Notizie in breve per consulenti familiari, assistenti sociali, medici, legali, consulenti etici ed altri operatori, responsabili dell’Associazione o dell’Ente gestore con note della redazione {…ndr}.

Link diretti e link per pdf -download a siti internet, per documentazione.

            I testi, anche se il contenuto non è condiviso, vengono riprese nell’intento di offrire documenti ed opinioni di interesse consultoriale, che incidono sull’opinione pubblica. La responsabilità delle opinioni riportate è dei singoli autori, il cui nominativo è riportato in calce ad ogni testo.

            Il contenuto delle news è liberamente riproducibile citando la fonte.

            In ottemperanza alla direttiva europea sulle comunicazioni on-line (direttiva 2000/31/CE), se non desiderate ricevere ulteriori news e/o se questo messaggio vi ha disturbato, inviate una e-mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con richiesta di disconnessione.

            Chi desidera connettersi invii a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la richiesta indicando nominativo e-comune d’esercizio d’attività, e-mail, ed eventuale consultorio di appartenenza. [Invio a 1.129 connessi]

Carta dell’U.C.I.P.E.M.

Approvata dall’Assemblea dei Soci il 20 ottobre 1979. Promulgata dal Consiglio direttivo il 14 dicembre 1979.

1. Fondamenti antropologici

1.1 L’UCIPEM assume come fondamento e fine del proprio servizio consultoriale la persona umana e la considera, in accordo con la visione evangelica, nella sua unità e nella dinamica delle sue relazioni sociali, familiari e di coppia

1.2 L’UCIPEM si riferisce alla persona nella sua capacità di amare, ne valorizza la sessualità come dimensione esistenziale di crescita individuale e relazionale, ne potenzia la socialità nelle sue diverse espressioni, ne rispetta le scelte, riconoscendo il primato della coscienza, e favorendone lo sviluppo nella libertà e nella responsabilità morale.

1.3 L’UCIPEM riconosce che la persona umana è tale fin dal concepimento.

 

02 CENTRO GIOVANI COPPIE           La registrazione della conferenza su "Casa. Cantiere e progetto"

02 CENTRO INT. STUDI FAMIGLIA Newsletter CISF -n. 21, 1° giugno 2022

04 CHIESA DI TUTTI                            Corpi, sessualità e potere oltre il confine della sfera spirituale

05 CHIESA IN ITALIA                          La Chiesa alla prova

06 CHIESA NEL MONDO                    Chiesa del “silenzio” di papa Wojtyla e crisi di sistema nata dall’ossessione del sesso

07 CITTÀ DEL VATICANO                  Il Concistoro di Papa Francesco e i nuovi equilibri nella Chiesa

08                                                          Il concreto dello spirito

11                                                          "Vos estis": 5 possibili correzioni per far funzionare il documento del papa sugli abusi

14 CONF. EPISCOPALE ITALIANA    Le violenze sui minori e la «strada italiana». Un compito per la nuova Presidenza

16                                                          La geografia ecclesiastica in Italia

18 CONSULENTE FAMILIARE            «Riconoscere il consulente familiare nelle strutture pubbliche»                         

19 CONSULTORI UCIPEM                  Cremona. Videogiochi, social e televisione: i bambini davanti agli schermi

19                                                          Faenza. I consulenti in piazza per la Giornata della consulenza familiare

19                                                          Pescara. Video-intervista al Presidente del consultorio don Cristiano Marcucci

19 CORTE COSTITUZIONALE             Nel cognome dei figli l’eguaglianza fra i genitori

20 DALLA NAVATA                             Pentecoste - Anno C

21                                                          Commento di p. Ernesto Balducci

21 GENITORI                                        Giornata Mondiale dei Genitori (ONU)

22                                                          La petizione online e la campagna COOP

23 MATERNITÀ                                    Libere di essere madri

23 NATALITÀ                                       4 mila nati in meno a marzo: l’Assegno Unico non basta!

24                                                          Fertilità: denatalità. Di questo passo entro il 2045 gli uomini diventeranno sterili

25 RIFLESSIONI                                   Il cammino della Chiesa

26                                                          Pensare la fede

27 SESSUOLOGIA                                Mamma, ma che lavoro fa la cicogna?

28 SIN0DALITÀ                                    Che cosa pensa il papa del Sinodo

30                                                          Roberto Repole "Sinodalità. Il contributo della teologia"

31                                                          La preghiera nel dinamismo sinodale della Chiesa

31                                                          Ministeri e presidenza da ripensare sinodalmente

33 SINODI DIOCESANI                       Roma. Cammino sinodale diocesano: ecco i frutti dell’ascolto

34                                                          Sintesi del cammino sinodale della diocesi di Imola

36                                                          Una Chiesa sinodale, nell’annunciare il Vangelo, cammina insieme. Come?

 

 

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CENTRO GIOVANI COPPIE

La registrazione della conferenza su "Casa. Cantiere e progetto"

Il mondo cambia perché mutano le condizioni che trovano le nuove generazioni nell’entrata nell’età adulta, ma anche perché cambiano le scelte che esse operano in risposta a tali condizioni e in coerenza con i propri obiettivi di vita. Se si confrontano i giovani italiani con i coetanei europei non si riscontrano differenze rilevanti in termini di ambizioni e progetti desiderati, ma maggiori difficoltà incontrano nella loro piena realizzazione.

Arrivare a 30 anni vivendo ancora con i genitori è una condizione comune, data per scontata e accettata, ma non è per nulla auspicata dai più. Risulta quindi un compromesso su cui pesano le difficoltà oggettive ma favorito anche da fattori culturali. La pandemia di Covid-19 ha avuto un forte impatto sulla realtà giovanile, ma emerge anche la voglia di reagire positivamente, di guardare oltre i limiti della normalità passata, di sperimentare nuove opportunità, assieme ad una maggiore propensione a contare su sé stessi e sugli altri.

L’esposizione del relatore: prof. Alessandro Rosina, ordinario di demografia UCSC Milano,  di giovedì 26 maggio 2022 è disponibile su

centrogiovanicoppiesanfedele.it/2022/05/conferenza-di-alessandro-rosina-del-26-maggio-2022-ecco-qui-sotto-la-registrazione

Sono presenti anche le registrazioni delle precedenti conferenze

¨       www.centrogiovanicoppiesanfedele.it

¨       e sul canale YouTube del Centro                                              www.youtube.com/watch?v=1kRalmNLa-4

Il prossimo ciclo d'incontri che inizierà a ottobre e avrà come tema "La grammatica dell'imprevisto".

https://mailchi.mp/0ecefcc28f02/centro-giovani-coppie-san-fedele-registrazione-della-conferenza-di-gioved-26-maggio?e=dc6e7d7dc1

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CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI SULLA FAMIGLIA

Newsletter CISF - n. 21, 1° giugno 2022

This is us, il finale della serie che ha raccontato la bellezza della famiglia. Negli Stati Uniti è andato in onda il finale di This Is Us, la serie che più di qualsiasi altra ha raccontato la grandezza, la complessità, la bellezza dell'essere famiglia. Jack e Rebecca sono la coppia che, in un continuo flashback tra presente e passato, e con le intense vicende dei loro tre figli, ha commosso e permesso a tanti spettatori di identificarsi nella "straordinaria normalità" di questa storia. Qui il trailer dell'ultima puntata - senza spoiler! [su YouTube - 1 min 58 sec].                                                        www.youtube.com/watch?v=sE0c7FBvXZw

Catholic global compact for the family. Il 24 e 25 maggio 2022 si è tenuto un seminario internazionale on-line, con la partecipazione di oltre trenta Centri di ricerca sulla famiglia attivi in varie parti del mondo presso le Università che si ispirano alla Dottrina Sociale della Chiesa, all’interno del progetto per la realizzazione di un Catholic Global Compact for the Family. Il percorso, promosso congiuntamente dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, con la collaborazione operativa del CISF, ha l’obiettivo di valorizzare il lavoro di ricerca e conoscenza scientifica della concreta condizione di vita delle famiglie nel mondo, a supporto delle azioni che la Chiesa universale e le Chiese locali svolgono a favore della famiglia. Il lancio del Catholic Global Compact for the Family è previsto per novembre 2022: più che la fine del lavoro, si configura come l’inizio di un impegnativo percorso di dialogo per promuovere la famiglia nello spazio pubblico alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa [qui il comunicato stampa]

www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/news/amorislaetitia/catholic-global-compact-for-the-family.html

v  Presentazione di "Alta fedeltà". È il titolo del nuovo libro di don Francesco Pesce, dedicato al matrimonio cristiano e alla coppia felice e generativa. Il libro sarà presentato il prossimo 8 giugno alle ore 18 presso la Libreria Paoline di Treviso (piazza Duomo, 1). Sarà presente l'autore, che è membro del comitato scientifico del CISF, in dialogo con due coppie di sposi, Daniela e Andrea Pozzobon insieme a Marina e Francesco Carraro. L'evento ha il patrocinio del CISF, del Centro della Famiglia di Treviso e dell'Istituto di Scienze Religiose Giovanni Paolo I [qui per info la locandina].

https://unicalmondo.musvc2.net/e/t?q=A%3dLUNgPU%265%3da%269%3dRPb%260%3dSKaUU%26D%3dFEK9_Plti_av_Ij1k_Sy_Plti_Z1ExUDCxRE6A.QvE990C8B482RvC.2R_Crlx_M7vGD7_Aynq_KDvKC9x96C9KB9v2t_Plti_Z1C8AvEwG92-tJE2-yCy65Rv.GwD%26y%3dDDQG4K.LzK%262Q%3dPZQZ

Cina/nuove politiche abitative a favore delle famiglie con tre o più figli. "La casa è per vivere, non per speculare" è lo slogan adottato dalle autorità governative cinesi, che nelle secche della natalità (10,6 milioni di nuovi nati nel 2021, un tasso al minimo storico) ha deciso di sostenere un altro aspetto fondamentale nella pianificazione di una famiglia: la casa. Almeno 13 grandi città in tutta la Cina (tra cui Nanchino, Hangzhou, Dongguan) hanno attuato politiche abitative preferenziali, a partire da maggio, per incoraggiare le famiglie numerose ad acquistare casa, forzando anche il limite di acquisto di proprietà (che consente di avere una sola abitazione) e l'offerta di prestiti e sussidi per l'acquisto, oltre a lunghi periodi di fiscalità agevolata (su Global Times)   www.globaltimes.cn/page/202205/1265938.shtml

Anziani, transizione e generatività. Un'impresa congiunta tra le generazioni. È il titolo del convegno conclusivo, che si è tenuto a Milano, relativo al progetto Redesign-Città amiche e nuove reti di care per gli anziani, finanziato da Fondazione Cariplo e coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in collaborazione con Università degli studi di Verona e l’Università degli studi del Molise. La ricerca ha avuto come obiettivo quello di co-costruire conoscenza sulla transizione all’età anziana in situazioni di vulnerabilità, per sviluppare e implementare nuove reti comunitarie per la promozione della salute e del benessere, dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni

https://redesignanziani.com/eventi

www.youtube.com/watch?v=XQg8JbJ2hA0

Accogliere un bambino, rinnovare il mondo. Convegno che l'Associazione Cometa     www.puntocometa.org

v  nell'ambito delle iniziative congiunte del Tavolo nazionale affido per la creazione di una Giornata nazionale dedicata all'affido familiare - ha dedicato per riflettere sulle radici dell’affidamento familiare. Sono intervenuti Fabrice Hadjadj, filosofo e scrittore, e Mario Rivardo, medico e psicoterapeuta. Sono emersi temi di riflessione davvero interessanti, che vi invitiamo a seguire: l'intero evento è disponibile  www.youtube.com/watch?v=Ab083X5d8Z4

Verso il X incontro mondiale delle famiglie. Presentazione e programma dell'evento mondiale. Si è svolta ieri la conferenza stampa di presentazione del X Incontro Mondiale delle Famiglie, dal 22 al 26 giugno. L'incontro avrà come centro di riferimento la città di Roma, dove il Papa riceverà i delegati delle Conferenze episcopali del mondo, ma sarà anche multicentrico e diffuso nei vari paesi. Ogni fase dell'Incontro Mondiale è illustrata nel programma                  https://romefamily2022.com/it/programma

Dalle case editrici

  • AaVv, Famiglia. Gli scritti della Civiltà Cattolica - Raccolta Monografica - Collana Accenti, 2022 [qui il link di presentazione]                                                                                   www.laciviltacattolica.it/news/famiglia
  • Granados, D. de Freitas (a cura di), Azione sacramentale e agire familiare: quale sinergia?, Cantagalli, Siena, 2021, p.144
  • Andrea Dondi (a cura di), I gruppi di siblings adulti. Una proposta di metodo per sostenere fratelli e sorelle di persone con disabilità, San Paolo, Cinisello B. (MI), 2022, pp.220

Nel 2018 lo psicologo Andrea Dondi ha scritto un libro che è diventato un punto di riferimento nell’esperienza educativa delle famiglie che hanno un figlio con disabilità (...). Questo nuovo volume sposta il focus dell’analisi ai siblings adulti e a tutte le problematiche che essi affrontano in questa fase più matura, legata a molti aspetti della vita della famiglia (solo per fare un esempio, l’invecchiamento progressivo dei genitori) e dei loro fratelli disabili (...) (Benedetta Verrini)

https://unicalmondo.musvc2.net/e/t?q=0%3dEWHfIW%26y%3dZ%262%3dTJa%263%3dUEZNW%268%3dE8M3_Oevc_Zo_Kdzd_Us_Oevc_YtGrT7ErQ885.PoG383E2Aw0vQoE.vQ_6tfw_F9pF79_5xgs_ECoM78qAzB2M68o4n_Oevc_YtGrT76vPtUDYF_4yIs0nQ3Ev96B.3At%267%3dzR7OpY.287%26F7%3dXLeF

Save the date

¨       Webinar (IT) - 6 giugno 2022 (14.30-18.30). "Immigrazione e disabilità: conoscenze, politiche e (buone) pratiche. A che punto siamo?”, a cura di Ism

www.ismu.org/webinar-immigrazione-e-disabilita-conoscenze-politiche-e-buone-pratiche-a-che-punto-siamo

¨       Giornata di formazione (IT) - 10 giugno 2022 (16.00-19.30). "Il valore della famiglia nel mondo contemporaneo", organizzato da Upra

www.upra.org/evento/il-valore-della-famiglia-nel-mondo-contemporaneo

¨       Eventi (Brescia) - 10/12 giugno 2022. "Biennale della prossimità", promossa da un network di associazioni del privato sociale                                       www.biennaleprossimita.it/brescia-2022-il-programma

¨       Webinar (Web/Firenze) - 11 giugno 2022 (9.30-13.30). "Estensioni dei paradigmi dell’ascolto. Dialogando a partire dalla scena clinica", a cura dei Centri Psicoanalitici di Firenze, Milano e Roma

www.cmp-spiweb.it/estensionedeiparadigmi

¨       Evento (Web/Roma) - 15 giugno 2022 (inizio ore 19.00). "Prendersi cura ai tempi della tecnoliquidità. Transizioni profetiche: il docufilm", introdotto e moderato da Tonino Cantelmi, organizzato da Fondazione don Gnocchi col patrocinio dell'Ufficio CEI di Pastorale della salute

www.toninocantelmi.it/index.php/convegni/prendersi-cura-ai-tempi-della-tecnoliquidita-transizioni-profetiche-il-docufilm

¨       Meeting (Ue) - 28/30 giugno 2022. "EurofamNet meeting", si terrà a Faro (Portugal)

https://eurofamnet.eu/calendar/8-mc-eurofamnet-meeting-faro-portugal

Iscrizione               http://cisf.famigliacristiana.it/canale/cisf/newsletter-cisf.aspx

Archivio   http://cisf.famigliacristiana.it/canale/cisf/elenco-newsletter-cisf.aspx

https://a4e9e4.emailsp.com/f/rnl.aspx/?fgg=wsswt/e-ge=s/fh0=nwu49a1:a=.-4&x=pv&65kac&x=pp&qzb9g6.b9g9h/:i4-7d=uz1sNCLM

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CHIESA DI TUTTI

Corpi, sessualità e potere oltre il confine della sfera spirituale

Volgendo lo sguardo alla storia della Chiesa cattolica, si nota come, soprattutto nell’ultimo cinquantennio, i temi che incrociano la sessualità hanno assunto uno spazio sempre più rilevante: l’Humanæ Vitæ di Paolo VI (1968), con il divieto della contraccezione artificiale; negli anni ‘70 le battaglie contro divorzio e aborto in Italia; poi l’esplosione degli scandali della pedofilia del clero, il ruolo delle donne, le persone omosessuali, le unioni civili, il celibato obbligatorio, fino al gender.

Eppure nella bibbia, nei Vangeli e finanche nella tradizione, il sesso non è un argomento né centrale – Gesù non ne ha mai parlato – né monolitico, se si pensa che il modello di famiglia presentato nelle Scritture non è propriamente quello della «legge naturale» proclamata dai pontefici, che l’obbligo del celibato per preti e religiosi è diventato legge canonica solo nel XII secolo e che persino l’aborto fino al Concilio Vaticano I (1869-70) era considerato peccato grave ma non equiparato all’omicidio.

Allora, visto che non ha solidi fondamenti né biblici né nel «deposito della fede», la ragione del peso conquistato dalla questione sessuale è un’altra, cioè il potere. L’anno chiave – è la tesi dello storico Daniele Menozzi ¤1947 – è il 1789. Quando cioè la Chiesa, in seguito alla Rivoluzione francese che ha promosso l’autodeterminazione dei comportamenti politici, inizia a ritenere che l’unico ambito nel quale può tentare di continuare a esercitare una forte influenza è quello della morale sessuale. Perché controllare la sessualità e i corpi significa controllare le persone e rilanciare il progetto di «riconquista cristiana» della società. Ecco allora l’emanazione di documenti magisteriali ad hoc, l’insistenza ossessiva nella confessione sacramentale sui peccati sessuali, fino ai ratzingeriani «principi non negoziabili», dove spicca la «struttura naturale della famiglia», come unione uomo-donna fondata sul matrimonio.

Un immobilismo dottrinale che si costituisce come faglia nel rapporto con la modernità, che confligge con una società in movimento e che provoca quello «scisma silenzioso» che, iniziato ai tempi dell’ Humanæ Vitæ, oggi è sempre meno sommerso. A rompere il muro del silenzio sono stati lo scandalo pedofilia negli Usa (dai primi articoli di Jason Berry negli anni ‘80, fino al deflagrante caso Spotlight a Boston) e le inchieste giornalistiche sugli abusi dei preti sulle suore (del National Catholic Reporter negli Usa e di Adista in Italia) che hanno fatto saltare il tappo, aprendo il dibattito nella società e nella Chiesa, su tutti i temi sensibili: abusi sessuali, ma anche ruolo delle donne, condizione delle persone omosessuali, celibato dei preti. Insomma le situazioni di «irregolarità».

A delineare questo percorso in maniera documentata e chiara e a dare conto della discussione in atto nella Chiesa è il libro del vaticanista Iacopo Scaramuzzi ¤1976(Il sesso degli angeli. Pedofilia, femminismo, lgbtq+: il dibattito nella Chiesa, edizioni dell’asino, pp. 216), arricchito da interviste a storici (Menozzi e Adriana Valerio), giornalisti (Berry), attivisti per i diritti delle donne e degli omosessuali e all’ex presidente irlandese Mary McAleese.

Come si colloca papa Francesco in questa storia? Come un papa «paradossale», che da un lato ha contribuito a sollevare il coperchio su molte questioni e dall’altro sembra frenare i processi che egli stesso ha avviato: «il papa argentino ha aperto porte e finestre per fare entrare aria nuova, poi le ha accostate per evitare il vento», sintetizza efficacemente Scaramuzzi. Sullo stesso tema ma dedicato esclusivamente alla «questione omosessuale» è un altro volume, di cui è appena uscita la nuova edizione: Antonio De Caro, La violenza non appartiene a Dio. Relazioni omosessuali e accoglienza nella Chiesa (Calibano editore, pp. 242). Di taglio «militante» rispetto al Sesso degli angeli, De Caro intreccia esperienze di vita, esegesi biblica e riflessioni teologico-morali per svelare le ossessioni omofobiche della Chiesa cattolica e aprire nuove piste di ricerca, in un orizzonte secondo il quale in ogni autentica relazione d’amore, anche se non eterosessuale, «si rivela la benedizione di Dio».

Luca Kocci          “il manifesto”   1° giugno 2022

https://ilmanifesto.it/corpi-sessualita-e-potere-oltre-il-confine-della-sfera-spirituale

hwww.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202206/220601kocci.pdf

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CHIESA IN ITALIA

La Chiesa alla prova

C’è un'aria di diffusa liberazione nel Paese dai forti vincoli di una pandemia che, per troppo tempo, ha condizionato le nostre vite. Una liberazione che ha avuto il suo clou nel Primo maggio scorso, tornato a essere festeggiato in molte piazze d'Italia, proprio nei giorni in cui sono state abolite le restrizioni anti Covid. E ciò pur sotto la cappa di piombo del dramma bellico che si sta consumando in Ucraina. Tuttavia, accanto alla voglia di voltare pagina e celebrare il ritorno alla normalità, continua nella parte più sensibile del Paese l'esigenza di riflettere sulle conseguenze della pandemia sui più svariati ambiti della società. Si tratta di un discernimento che coinvolge anche la Chiesa e il cattolicesimo italiano, che escono frastornati da un periodo che da un lato ha scompaginato la normale vita delle comunità cristiane (e gli equilibri religiosi sin qui prevalenti) e dall'altro ha innescato varie sfide (dagli esiti incerti) circa il futuro della fede cristiana.

A detta di alcuni commentatori e figure religiose, l'esperienza della pandemia ha reso più evidente il declino della Chiesa e della cultura cattolica nell'Italia di oggi, la loro perdita di attrattività e di rilevanza sociale e spirituale. E ciò sia perché la Chiesa sembra essere stata del tutto marginale nella gestione dell'emergenza sanitaria, a fronte dell'apporto più fecondo e costruttivo offerto da altri attori sociali, quali i medici, gli infermieri, gli uomini di scienza. Sia, soprattutto, perché — a eccezione dell'importante ruolo avuto in tutto il periodo da papa Francesco — si è notata la carenza di figure religiose in grado di aiutare il Paese a riflettere in profondità sul dramma pubblico che si stava vivendo, sulle morti in solitudine e senza funerali, sulle bare accatastate, sul senso di eventi che hanno stravolto la vita umana, civile, ecclesiale.

Al riguardo, qualche teologo ha parlato di una preoccupante evanescenza della dimensione escatologica del cristianesimo. Di qui il lamento per un mondo cattolico che continua a fare "l'infermiere della storia" (con riferimento a una carità sociale ancor viva e operosa pure in questi due anni di pandemia), anche se non pare più in grado di incidere sulle coscienze e di offrire un apporto significativo per il discernimento spirituale nelle diverse situazioni.

Oltre a ciò, l'esperienza della pandemia ci consegna un mondo ecclesiale e cattolico sempre più diviso e frammentato al proprio interno, che sta perdendo il suo collante di fondo. Molte chiese e comunità locali hanno perlopiù subìto gli eventi, senza mostrare una qualche capacità reattiva, coltivando magari l'attesa velleitaria che, nel breve periodo, tutto possa ritornare come prima; mentre altre realtà ecclesiali hanno sperimentato nuove forme di comunicazione religiosa e spirituale pur in un contesto di blocco o di sconvolgimento dell'attività pastorale ordinaria.

In parallelo, l'esperienza della pandemia ha accentuato la distanza culturale e religiosa tra quanti vivono un'appartenenza cattolica nominale o anagrafica rispetto ai soggetti che esprimono un cattolicesimo più impegnato. E proprio l'area grigia della religiosità quella che ha vissuto il tempo della pandemia senza un particolare coinvolgimento religioso; e che nel post-pandemia appare restia a riprendere i contatti con gli ambienti ecclesiali, riducendo ulteriormente la sua presenza ai riti comunitari e la domanda di sacramenti.

Nell'operare un consuntivo dei cambiamenti intervenuti nel periodo, varie Chiese e comunità locali non si limitano, tuttavia, a riflettere sul calo della partecipazione ai riti comunitari, sulla difficoltà a riproporre nel tempo attuale le consuete attività pastorali, sul fatto che le quote giovani siano sempre meno presenti negli ambienti ecclesiali. Ciò in quanto — a detta di molti — la pandemia ha rappresentato per la Chiesa non solo un tempo di crisi, ma anche un "tempo di Grazia, ricco di Presenza e di presenze"; in particolare per le comunità e le parrocchie che l'hanno vissuto non in attesa che finisca, ma come un momento propizio per riflettere sulle cose che contano, anche da un punto di vista cristiano.

In questo quadro, la sospensione o la riduzione delle attività ha permesso alle Chiese locali più sensibili (certo, non a tutte) di dedicare più tempo alla preghiera e alla formazione personale e comunitaria, anche attraverso l'utilizzo delle modalità on line (e coinvolgendo le famiglie nelle loro situazioni di vita); di riscoprire e rafforzare le relazioni sia tra i membri della comunità (tra i preti, i laici e le famiglie assidue), sia con le persone in difficoltà sul territorio; di dare più spazio alle domande di senso che oggi interpellano le coscienze, agli interrogativi sulla presenza/assenza di Dio nei periodi più bui della storia umana, al significato del vivere e del morire, al discernimento dei segni dei tempi attraverso il Vangelo.

In altri termini, il lockdown (con i piani pastorali "saltati") sembra aver spinto la Chiesa di base a una presenza più essenziale nella società, più orientata all'annuncio e alla testimonianza del Vangelo, meno sbilanciata sul fare e sull'efficienza, più attenta alla relazione e alla collaborazione e fraternità interna. Qualcuno parla di una conversione spirituale della Chiesa di base, a seguito appunto del lockdown. Altri di una Chiesa che si comprende e prefigura come più leggera, più snella, in quanto la riduzione al minimo delle attività ha avuto un effetto purificante. Per altri ancora, il lockdown ha fatto emergere la fragilità delle comunità parrocchiali, che era già ampiamente visibile anche se perlopiù nascosta dall'attivismo. Una fragilità che solleva la questione centrale del tipo di fede che viene proposta e trasmessa dalle varie comunità, di quale rappresentazione di Dio venga veicolata oggi dalla presenza cristiana; vista la "poca fede" delle persone che prima frequentavano e ora sono disperse, e il grande vuoto dei ragazzi e dei giovani negli ambienti ecclesiali.

Franco Garelli                   “Vita Pastorale”              giugno 2022

www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202206/220602garelli.pdf

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CHIESA NEL MONDO

Pedofilia. La Chiesa del “silenzio” di papa Wojtyla e la crisi di sistema nata dall’ossessione del sesso

Quanto fa male il sesso alla Chiesa? Per citare il cardinale Martini, il cattolicesimo, in materia, è rimasto “indietro di 200 anni”. A differenza di altri campi della vita dove, invece, il Vaticano è stato dentro la storia. Iacopo Scaramuzzi, vaticanista di Askanews, affronta questa ossessione clericale (di cui non c’è traccia nel Vangelo) in maniera completa e densa di spunti nel suo saggio Il sesso degli angeli. Pedofilia, femminismo, lgbtq+: il dibattito nella Chiesa (edizioni dell’asino, 207 pagine).

La questione pedofilia è centrale e la prima notazione è decisiva: ormai siamo oltre lo scandalo. Gli abusi sui minori, che coprono interi decenni e coinvolgono tanti Paesi nel mondo, hanno provocato una crisi di sistema nella Chiesa, che mette in discussione il modello di governo dei cattolici. A cominciare dai vescovi. Per stare sull’attualità: venerdì scorso il neopresidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, ha annunciato un report annuale e un’indagine dal 2000 in poi. Aggiungendo: “Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci”. A prescindere ora dalle buone intenzioni di don Matteo, “prete di strada” voluto da Francesco, siamo sicuri che i vescovi siano le persone giuste per fare giustizia?

Leggendo la ricerca di Scaramuzzi il dubbio si radica in profondità. L’autore intervista Jason Berry ¤1949, “il primo cronista della storia a indagare sugli abusi sessuali del clero sui minori” (a partire da un caso del 1983 in Louisiana), e questi indica nella “segretezza patologica dei vescovi” il maggiore ostacolo alla verità. Di qui lentezze, omertà e vittime abbandonate a se stesse. E la Chiesa come fortino medievale che insabbia e si difende senza se e senza ma, proteggendo i suoi pastori accusati di essere predatori sessuali, si consolida soprattutto sotto il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, oggi santo. Il profilo del papa polacco si scorge varie volte nel libro ed emerge nella lunga testimonianza di Mary McAleese, presidente della Repubblica d’Irlanda dal 1997 al 2011 e oggi tra le voci più autorevoli del femminismo cattolico. McAleese parla del sistema sinodale (i vescovi, al solito) come di “un piccolo club clericale” e della “cultura del silenzio” sulla pedofilia. Rivela: “Durante la mia seconda visita a Giovanni Paolo II, nel 2003, ho incontrato il papa (…), poi ho avuto una conversazione molto più lunga con il cardinale Angelo Sodano, all’epoca Segretario di Stato. E l’allora “premier” vaticano, morto venerdì scorso a 94 anni, le fece “presente il desiderio della Santa Sede di avere un concordato con l’Irlanda che proteggesse gli archivi e la documentazione della Chiesa conservata nelle diocesi irlandesi e a Roma. Io sono rimasta sconcertata che anche solo sollevasse la questione con me”. Conclusione: “Gli ho detto subito che non avrei accettato. (…). Sodano non era per niente contento”.

Quello di Scaramuzzi non è però un j’accuse anti-clericale. Anzi. L’autore conosce bene la Chiesa e descrive la fatica di Francesco contro l’ossessione della morale sessuale, pilastro della dottrina e del clericalismo. E come nel 1978 la contraccezione segnò una frattura, uno scisma silenzioso tra la Chiesa e i credenti, oggi la frontiera decisiva è quella dell’omosessualità.

Francesco D’Esposito    “il fatto quotidiano        30 maggio 2022

www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/05/30/pedofiliala-chiesa-del-silenzio-di-papa-wojtyla-e-la-crisi-di-sistema-nata-dallossessione-del-sesso/6609222

www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202205/220530desposito.pdf

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CITTÀ DEL VATICANO

Il Concistoro di Papa Francesco e i nuovi equilibri nella Chiesa

A poco meno di 48 ore dalla definitiva uscita di scena del cardinale Angelo Sodano, onnipotente e controverso segretario di Stato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI (che ne accettò le dimissioni il 22 giugno 2006 per raggiunti limiti d’età), Papa Francesco ha ieri annunciato, dopo la consueta preghiera del Regina cœli, un nuovo concistoro per la creazione di 21 nuovi porporati. Di essi 16 avranno diritto di voto in un eventuale conclave.

Avendo invece superato gli 80 anni il giorno della solenne adunanza, che si terrà il 27 agosto, saranno cinque i non elettori: i due arcivescovi emeriti di Cartagena (Colombia) Jorge Enrique Jiménez Carvajal e di Cagliari Arrigo Miglio, il salesiano belga Lucas Van Looy, vescovo emerito di Gent, il camerlengo del Capitolo di San Pietro ed ex sottosegretario del Sinodo dei Vescovi Fortunato Frezza, l’insigne canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda. A quest’ultimo, già rettore della Pontificia Università Gregoriana dal 2004 al 2010, il pontefice ha voluto così riconoscere il fondamentale apporto alla stesura della Prædicate evangelium, la costituzione apostolica sulla riforma della Curia Romana in vigore dal prossimo 5 giugno. Documento che, come comunicato sempre ieri da Bergoglio, sarà oggetto di riflessione «di tutti i cardinali» il 29 e il 30 agosto

                È facilmente immaginabile la consistenza di una tale assise, dal momento che con l’imminente concistoro (ottavo del pontificato di Francesco) il Sacro Collegio sarà costituito da 229 cardinali, di cui 132 elettori e 97 non elettori. Non tutti, è vero, potranno parteciparvi per motivi di salute, età avanzata o impedimenti vari. Ma anche con tali limiti sarà preponderante la presenza di porporati bergogliani: 113 contro i 64 e i 52 rispettivamente creati da Benedetto XVI e da Giovanni Paolo II. Differenze ancora più evidenti, se si considerano i soli elettori: il 27 agosto saliranno infatti a 83 i bergogliani di contro ai 38 ratzingeriani e agli 11 wojtyłiani. E alla fine dell’anno – con sei “nuovi” ottantenni – saranno rispettivamente 82, 34 e 10.

                Ma a destare interesse sono soprattutto i profili dei 16 nuovi cardinali elettori, la cui creazione Francesco ha ieri annunciato. Più che i tre capi dicastero della Curia Romana, ossia il prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti Artur Roche, il prefetto della Congregazione per il Clero Lazzaro You Heung-sik, il presidente del Governatorato Fernando Vérgez Alzaga, a colpire sono i nomi dei restanti presuli, tutti alla guida di diocesi più o meno importanti. Di essi due gli italiani: il settantunenne vescovo di Como Oscar Cantoni e Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulan Bator in Mongolia, che coi suoi 48 anni diventa il componente più giovane del Sacro Collegio. L’altro europeo è invece l’arcivescovo di Marsiglia Jean-Marc Noël Aveline.

                Quattro, inoltre, gli asiatici e altrettanti quelli operanti nelle Americhe: si tratta dell’arcivescovo di Goa e Damao (India) Filipe Neri António Sebastião do Rosário Ferrão (India), dell’arcivescovo di Hyderabad (India) Anthony Poola, dell’arcivescovo di Dili (Timor Est) Virgílio do Carmo da Silva, dell’arcivescovo di Singapore William Seng Chye Goh e dell’arcivescovo di Manhaus (Brasile) Leonardo Ulrich Steiner, dell’arcivescovo di Brasilia Paulo César Costa, dell’arcivescovo di Asunción (Paraguay) Adalberto Martínez Flores, del vescovo di San Diego (Usa) Robert W. McElroy. Due, infine, gli africani: il vescovo di Ekwulobia (Nigeria) Peter Ebere Okpaleke e il vescovo di Wa (Ghana) Richard Kuuia Baawobr.

                Con tali porporati il Sacro Collegio appare sempre meno eurocentrico e più universale. Preconizzandoli, Francesco ha dato infatti nuovamente prova della sua predilezione per zone periferiche o per presuli impegnati in quelle che lui stesso chiama «periferie esistenziali».

                Un nome, in ogni caso, solleva qualche perplessità ed è quello del vescovo di Wa. Promosso all’episcopato da Papa Francesco il 17 febbraio 2016 dopo essere stato per un sessennio superiore generale dei Missionari d’Africa o Padri Bianchi e quindi dallo stesso Bergoglio designato, il 4 luglio 2020, a componente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Richard Kuuia Baawobr è indubbiamente un presule zelante. Ma è anche uno di quelli che si è sempre distinto per inequivocabili posizioni anti-Lgbt+ in un Paese come il Ghana, in cui i rapporti tra persone dello stesso sesso sono puniti fino a tre anni di carcere e in cui è all’esame una proposta di legge ancora più draconiana di quella russa contro la cosiddetta propaganda omosessuale. S’è reso soprattutto celebre il 7 aprile dello scorso anno, quando ha pubblicamente ringraziato il neoeletto presidente del Parlamento, Alban Sumana Kingsford Bagbin, per l’inflessibilità contro la promozione dei diritti Lgbt+ e l’ha esortato a non cedere ad alcuna pressione esterna. Di Baawobr è inoltre noto l’aperto sostegno alla conferenza regionale per l’Africa del World Congress of Families, tenutosi proprio nella capitale ghanese dal 31 ottobre al 1° novembre 2019.

                Tra i relatori, all’epoca, Brian Brown, presidente dell’International Organization of Families – Iof (noto in Italia per il ruolo protagonistico al Congresso di Verona, i legami con Pro Vita e l’aperto sostegno a Matteo Salvini), e Theresa Okafor, attivista nigeriana tra le proponenti della legge del 2014, che criminalizza le relazioni tra persone dello stesso sesso, lo scambio di effusioni in pubblico e persino la frequentazione di locali e associazioni Lgbt+.

Francesco Lepore            Linkiesta             30 maggio 2022

www.linkiesta.it/2022/05/concistoro-papa-francesco-cardinali 

 

Il concreto dello spirito

Appunti sparsi sulla riforma della curia

La Costituzione apostolica Prædicate Evangelium «sulla curia romana e il suo servizio alla Chiesa e al mondo» è stata pubblicata il 19 marzo 2022, nella festa di san Giuseppe: pubblicata con poca risonanza, almeno all’inizio, cosa che può sorprendere se si considera che la riforma della Curia era annunciata e dunque attesa da nove anni.              https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2022/03/19/0189/00404.html

 In parte ciò può dipendere anche dal fatto che il testo ha veduto la luce in lingua italiana: la scelta ha fatto discutere (tutti i documenti importanti della Chiesa vengono pubblicati in più lingue, di solito) e ha suscitato reazioni contrariate, soprattutto da parte dei vaticanisti stranieri, che hanno avuto più difficoltà a commentarla tempestivamente.

È pur vero che, se nuovo è il documento, la riforma in esso contenuta non è un evento improvviso: scaturisce da un lungo lavoro, iniziato con le congregazioni generali dei Cardinali nel pre-conclave del 2013 e proseguito dopo l’elezione di papa Francesco, di cui ha costituito il principale impegno ufficiale sin dall’inizio.

In questo senso probabilmente si muoveva il papa quando, pochi mesi dopo essere stato eletto, ha scelto nove cardinali di diverse parti del mondo, che avrebbero dovuto aiutarlo e consigliarlo nel governo della Chiesa universale. Naturalmente fu detto allora da qualcuno che questo Consiglio avrebbe sostituito, esautorato la Curia romana, cosa che non avvenne né poteva avvenire (tanto più perché dal 2018 il Consiglio dei Nove – di solito sbrigativamente indicato come C9 – si era ridotto a un C6); comunque tenne le sue riunioni, sotto la guida del Papa, dall’ottobre 2013 al febbraio 2022.

La Costituzione deve entrare in vigore nella solennità di Pentecoste, 5 giugno 2022 e sostituirà ufficialmente la Pastor bonus di Giovanni Paolo II (1998), che a sua volta prendeva il posto della Costituzione uscita dal Concilio, la Regimini Ecclesiæ universæ di Paolo VI (1967). Forse quello che impedisce di percepire la nuova Costituzione come ‘nuova’ in senso assoluto è il fatto che essa sancisce un percorso già conosciuto e quasi interamente attuato, attraverso continui aggiustamenti e accorpamenti che generavano organismi nuovi:

tra le più rilevanti novità formali vi è la sparizione delle vecchie congregazioni e la nascita di nuovi Dicasteri. Nel testo della Prædicate Evangelium si legge: «la Curia romana è composta dalla Segreteria di Stato, dai Dicasteri e dagli Organismi, tutti giuridicamente pari tra loro».

Viene detto esplicitamente che il documento è stato elaborato in modo sinodale: non certo nel senso del coinvolgimento di tutto il popolo di Dio ma solo, più modestamente, delle conferenze episcopali, a cui nel 2019 è stata inviata una bozza con l’invito a esprimere osservazioni, non sappiamo quanto e come raccolto.

Uno spazio di novità e di comunione. Il testo è lungo e di non facilissima lettura, nonostante la chiarezza espositiva che gli va riconosciuta. Sono 250 punti, per quattro quinti spiccatamente tecnici. All’inizio vi è un Preambolo (12 punti) di carattere teologico-pastorale in cui si riconosce molto lo spirito di papa Francesco e, in particolare, dell’Evangelii gaudium. Indubbiamente sembra spirare un certo soffio di aria nuova (che tanto più

colpisce in un testo in cui il carattere giuridico è prevalente) soprattutto in questa parte che riguarda i princìpi generali: qui si ricorda che ogni cristiano è un discepolo missionario (n. 10) e pertanto viene specificato che tutti, in virtù del Battesimo – dunque anche fedeli laici e laiche –, possono essere nominati in ruoli di governo della Curia romana: «Ogni cristiano, in virtù del Battesimo, è un discepolo- missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù. Non si può non tenerne conto nell’aggiornamento della Curia, la cui riforma, pertanto, deve prevedere il coinvolgimento di laiche e laici, anche in ruoli di governo e di responsabilità». Pur in un documento così vasto e con tanti apporti riconoscibilmente diversi, non è impossibile rintracciare un ‘filo rosso’ unitario: la centralità dell’evangelizzazione, la sinodalità che attraversa l’insieme degli articoli, accanto al primato della missione e della comunione. Il servizio, non indica solo la natura dell’agire della Curia, ma anche lo spirito con cui è chiamata a operare.

Seguono i principi e criteri della riforma – sempre articolati in dodici punti –, quindi ha inizio il documento di riforma propriamente detto, diviso in articoli.

Nuovi dicasteri, nuove priorità. La Costituzione apostolica presenta innanzitutto i Dicasteri dell’Evangelizzazione, della Dottrina della Fede e del Servizio della Carità. L’ordine di successione appare importante. Tra le novità più significative offerte dal documento vi è l’accorpamento del Dicastero per l’Evangelizzazione (che faceva parte della precedente Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli) e del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione: significativamente, il prefetto di questo nuovo dicastero è prefetto il papa, mentre i due capi dicastero diventano entrambi pro-prefetti.

Di nuova istituzione, e chiara espressione delle priorità ecclesiali di papa Francesco, è il Dicastero per il Servizio della Carità, chiamato (nome già esistente, ma riferito però a una realtà più ristretta) anche Elemosineria Apostolica: «… È un’espressione speciale della misericordia e, partendo dall’opzione per i poveri, i vulnerabili e gli esclusi, esercita in qualsiasi parte del mondo l’opera di assistenza e di aiuto verso di loro a nome del Romano Pontefice, il quale nei casi di particolare indigenza o di altra necessità, dispone personalmente gli aiuti da destinare». Con molta attenzione è sottolineata la necessità di comunione e partecipazione come tratti distintivi del lavoro interno della Curia e di ogni sua Istituzione (n. 8). Oltre agli incontri periodici dei responsabili dei dicasteri con il Papa, grande importanza assume la collaborazione, sia inter-dicasteriale sia intra-dicasteriale (n. 9).

Durante la tavola rotonda interconfessionale organizzata alla Pontificia Università Lateranense in forma di webinar, venerdì 29 aprile, il pastore teologo luterano Jens-Martin Kruse di Amburgo ha sottolineato «la notevole valenza teologica della Costituzione, tale da caratterizzarla rispetto a documenti analoghi, che hanno un taglio prevalentemente giuridico e istituzionale pratico ».

Il documento intende riordinare in modo generale le riforme di questi nove anni di pontificato, allo scopo di attuare una «salutare decentralizzazione» nella Chiesa cattolica, di porre la curia al servizio del papa e delle Chiese locali, di renderla più efficiente e competente, e in particolare ri-orientata alla missione specifica della Chiesa, che è l’evangelizzazione. Rendere la Curia più efficiente e competente sarebbe già un risultato apprezzabile, e il futuro dirà in che misura verrà conseguito (è chiaro che si parla di un futuro abbastanza vicino, perché i tempi lunghi, quando urgenze e segnali di crisi interpellano la chiesa da ogni parte, sarebbero di per sé una realtà perdente); ma occorrerà un impegno molto forte e trasformativo per rendere visibile l’orientamento

all’evangelizzazione.

Punti controversi. È ovvio che un documento di tale ampiezza, che non solo riguarda tutto il funzionamento della Chiesa ma coinvolge pure la sua natura e missione, non poteva suscitare solo consensi. E qui (tralasciando le reazioni di quelli che disapprovano per partito preso tutto quanto fa e dice papa Francesco), sfioriamo solo alcune possibili obiezioni ragionevoli.

Vi è un rischio concreto di accentramento sulla figura del papa: tanto più in quanto la Segreteria di stato è riconosciuta e definita come «Segreteria papale». Questo è uno degli aspetti che ha maggiormente colpito l’attenzione dei commentatori. Viene anzi nettamente precisato, come a voler evitare ogni possibile equivoco, che la Curia (tutta) è uno strumento al servizio del Vescovo di Roma; anche se a utilità della Chiesa universale e dunque degli episcopati e delle Chiese locali. «La Curia romana non si colloca tra il Papa e i Vescovi, piuttosto si pone al servizio di entrambi secondo le modalità che sono proprie della natura di ciascuno». La descrizione degli organismi e delle finalità della Curia è certo corretta, ma leggendo non ci si può sottrarre all’impressione che l’effetto di tanto riordinare e rafforzare possa essere alla fine in contrasto con le intenzioni dichiarate.

Il Dicastero per la Dottrina della Fede, rispetto all’altezza di propositi che caratterizza molte parti del documento, è declinato in termini un po’ limitati e sostanzialmente conservatori nell’art. 69: «Compito del Dicastero per la Dottrina della Fede è aiutare il Romano Pontefice e i Vescovi nell’annuncio del Vangelo in tutto il mondo, promuovendo e tutelando l’integrità della dottrina cattolica sulla fede e la morale, attingendo al deposito della fede e ricercandone anche una sempre più profonda intelligenza di fronte alle nuove questioni». E nell’art. 73, dove si affronta il modo di vegliare su «la verità della fede e l’integrità dei costumi», il compito della Sezione Dottrinale è espresso in modo tradizionalissimo, che dispiace quasi più per lo stile che per il contenuto («… 1. Esamina gli scritti e le opinioni che appaiono contrari o dannosi alla retta fede e ai costumi; cerca il dialogo con i loro autori e presenta i rimedi idonei da apportare, secondo le norme proprie; 2. si adopera affinché non manchi un’adeguata confutazione degli errori e dottrine pericolosi, che vengono diffusi nel popolo cristiano»), soprattutto considerando quanto oggi l’opinione pubblica è indifferente e impermeabile alle confutazioni, che possono funzionare come una paradossale forma di pubblicità.

Uno degli accorpamenti riguarda la Commissione per la tutela dei minori, «che entra a far parte del Dicastero per la Dottrina della Fede, continuando ad operare con norme proprie e avendo presidente e segretario propri». Lascia perplessi l’inserimento nel Dicastero per la Dottrina della Fede, che rischia di rendere astratto e ‘di principio’ un problema che è tragico guardando alle vittime, ai colpevoli e anche alle ramificate ‘complicità’ storiche e strutturali. In ogni caso per contrastare il problema degli abusi nella Chiesa sarebbe stato forse molto preferibile l’opera di una Commissione ad hoc, indipendente nel suo agire ma non separata dall’insieme della chiesa.

Appare evidente fin d’ora la tensione dialettica «fra strutture pregresse e nuove istituzioni. Se al dicastero per la dottrina della fede, anche nelle più recenti formulazioni (…), il richiamo è a precise e già organiche competenze, il nuovo dicastero sulla carità può attingere alle pratiche dell’ex-elemosineria apostolica e deve ancora trovare gli spazi propri per rendere concreta la vicinanza del papa ai poveri, ai vulnerabili e agli esclusi.

L’individuazione delle competenze non sarà immediata. Una seconda tensione che attraversa alcuni dei dicasteri riformulati è quella fra la gestione e l’innovazione creativa». Anche cultura e educazione accorpate nello stesso dicastero possono dar luogo a una miriade ingestibile di organismi e di iniziative disparate. Un’innovazione in sé buona e opportuna qual è l’equiparazione di tutti i dicasteri può essere generatrice di confusione e di tensioni, venendo meno la tradizionale funzione direttiva (ma anche di filtro e di raccordo) della Segreteria di stato.

Un punto che riguarda la sfera organizzativa, ma appare importante e suscettibile di valutazioni diverse, è quello della durata del mandato per chierici e religiosi in servizio nella Curia: «Di regola dopo un quinquennio, gli Officiali (…) che hanno prestato servizio nelle Istituzioni curiali e negli Uffici fanno ritorno alla cura pastorale nella loro Diocesi/Eparchia, o negli Istituti o Società d’appartenenza. Qualora i Superiori della Curia romana lo ritengano opportuno il servizio può essere prorogato per un altro periodo di cinque anni». Chi apprezza la disposizione evidenzia come positivo il fatto che una durata relativamente breve degli incarichi non consentirà di trasformare i dicasteri – soprattutto quelli tradizionalmente considerati più prestigiosi, nonostante l’asserita parità –, in feudi inamovibili; e questo è vero. D’altra parte è stato anche rilevato che lavorare in Curia in modo serio e ad alti livelli è qualcosa che richiede anni di apprendimento, e decadere dall’incarico dopo cinque o dieci anni potrebbe significare lo spreco di preziose conoscenze e competenze acquisite nel tempo.

Un punto di diverso carattere, ma decisivo, riguarda la spiritualità dei membri della Curia, anch’essi – come ogni cristiano – «discepoli missionari». Si evidenzia in particolare la sinodalità come modalità di lavoro usuale per la Curia: si tratta di un percorso già avviato, ma che richiede sviluppo e approfondimento. L’idea di fondo (e non vorremmo che dovesse rimanere troppo «di fondo», fino a perdere visibilità e capacità di testimonianza) è l’indistinguibilità della riforma esteriore da quella interiore: «La riforma della curia romana sarà reale e possibile se germoglierà da una riforma interiore, con la quale facciamo nostro il paradigma della spiritualità del concilio, espressa nell’antica storia del buon Samaritano» (n. 11).

 

"Vos estis": 5 possibili correzioni per far funzionare il documento del papa sugli abusi

A tre anni dalla sua promulgazione ad experimentum, è ormai chiaro che il motu proprio di papa Francesco Vos estis lux mundi sulla gestione degli abusi nella Chiesa, in particolare da parte dei vescovi, è inefficace ed è stata ampiamente disattesa.

www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio-20190507_vos-estis-lux-mundi.html

Ma potrebbe funzionare, se si apportassero delle correzioni di rotta. Le propone Anne Barrett Doyle, co-direttrice di BishopAccountability.org - archivio online dei casi di abusi negli Stati Uniti, fondato nel 2003 -  in un articolo pubblicato sul settimanale cattolico statunitense National Catholic Reporter (25/5) col titolo "Francis' clergy abuse law, 'Vos Estis,' isn't working. Here's how to fix it". Lo proponiamo in traduzione italiana.

 

Tre anni fa, mentre la Chiesa cattolica affrontava una resa dei conti senza precedenti nel campo degli abusi sessuali da parte del clero, papa Francesco ha introdotto una legge ecclesiastica che prometteva di ritenere i vescovi e i superiori religiosi responsabili degli abusi che commettono o insabbiano. Intitolata Vos Estis Lux Mundi, la normativa è stata propagandata dai portavoce papali come un punto di svolta nella lotta agli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica. È "rivoluzionario", ha affermato il cardinale Blase Cupich di Chicago. "Il silenzio, l'omertà e gli insabbiamenti possono ora diventare un ricordo del passato", ha dichiarato l'arcivescovo maltese Charles Scicluna, fidato investigatore degli abusi del papa.

                Vos Estis, motu proprio firmato il 9 maggio 2019, è stato originariamente promulgato per un periodo di prova di tre anni che termina questo 1° giugno. Nell'attesa di vedere se Francesco ora renderà la legge permanente, è un buon momento per valutare quale sarà probabilmente la risposta più significativa di questo papa alla crisi degli abusi cattolici. Finora, il Vaticano non ha rilasciato informazioni sul numero o sui nomi dei vescovi indagati in base a Vos Estis. BishopAccountability.org è stato in grado di identificare 28 casi in cui è stato utilizzato per procedere con accuse di insabbiamento o abuso da parte dei vescovi. Ci auguriamo che venga utilizzato più ampiamente di così: i vescovi cattolici sono 5.600! Ma non possiamo esserne sicuri.

                Almeno 11 dei casi ricaduti sotto Vos Estis o simili a questi si sono verificati negli Stati Uniti. Due di questi vescovi sono stati sanzionati, tre sono stati "tolti di mezzo" e sei devono affrontare indagini in corso. Ma la più grande concentrazione di casi, curiosamente, è stata in Polonia, dove le procedure di Vos Estis sono state applicate contro 16 dei 209 vescovi attivi o in pensione del Paese. Undici sembrano essere stati giudicati colpevoli dal Vaticano di negligenza, con sanzioni annunciate in otto di questi casi; un arcivescovo si è "autopunito"; altri due sono stati allontanati; e altri due casi sono in corso. Perché concentrarsi sulla Polonia? È probabile che i funzionari vaticani abbiano visto un'opportunità per limitare i danni in questo Paese cattolicissimo, che è diventato un punto critico nella crisi globale della chiesa. Dal 2019, in conseguenza di inchieste mediatiche e di due roventi documentari, la Polonia è scossa da rivelazioni di diffusa complicità da parte dei suoi vescovi. La metà di tutti i polacchi intervistati lo scorso autunno ha affermato che l'intero episcopato dovrebbe dimettersi. E nonostante l'ondata di sanzioni, un gruppo di presunti favoreggiatori rimane al potere nella Chiesa polacca.

                Il cardinale Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, è accusato di aver concesso di esercitare il ministero a due diversi sacerdoti dopo che erano stati condannati per reati sessuali su minori. Il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia, è stato recentemente assolto dall’accusa di negligenza in un caso di abuso clericale, nonostante un sacerdote che aveva denunciato insistesse di aver informato Dziwisz di persona dell'abuso. Il verdetto del Vaticano riguardava solo un caso polacco; non ha preso in considerazione le accuse secondo cui Dziwisz, in qualità di segretario di Papa Giovanni Paolo II, avrebbe respinto le segnalazioni di abusi sia contro p. Marcial Maciel Degollado, il fondatore disonorato dei Legionari di Cristo, sia contro l’ex cardinale Theodore McCarrick.

                La nostra valutazione, fino a questo momento, di Vos Estis, basata sui casi che abbiamo monitorato in Polonia, negli Stati Uniti e altrove è che troppo pochi vescovi sono stati giudicati colpevoli, sono stati puniti con troppa leggerezza e quasi nessuna informazione sui loro misfatti è stata divulgata. Certo, con Vos Estis una dozzina o più di vescovi complici o abusivi sono stati rimossi dall'incarico, ed è già qualcosa.

                Ma è una goccia nel mare. La complicità collettiva della gerarchia cattolica, che va dalla negligenza all'ignoranza volontaria fino all'inganno scaltro, ha facilitato gli stupri e le aggressioni sessuali di centinaia di migliaia, se non milioni, di bambini. Una Chiesa pentita, impegnata a porre fine alla sua cultura e al suo sistema di insabbiamento, avrebbe allontanato e dimesso dallo stato clericale centinaia di vescovi complici, non una o due dozzine. Inoltre, la maggior parte dei casi sanzionati da Vos Estis era un atto dovuto per motivi di pubbliche relazioni. In tutti i casi statunitensi tranne due, ad esempio, la capacità del vescovo di guidare era già compromessa da accuse pubbliche. Allo stesso modo, quasi tutti i vescovi polacchi penalizzati da Vos Estis erano già stati colpiti da uno scandalo pubblico. La debolezza di Vos Estis risiede principalmente nella sua concezione: è una autoregolamentazione travestita da trasparenza.

                In Vos Estis, il papa ha dato priorità all'isolamento e al contenimento, mantenendo la gerarchia nel controllo totale del processo di segnalazione e investigazione. Ha scelto di non richiedere la denuncia alle autorità civili. Ha scelto di omettere qualsiasi obbligo di informare il pubblico. Ha limitato il coinvolgimento dei laici a ruoli frammentati, senza alcun potere e (quasi certamente) vincolati alla riservatezza.

                Per essere lo strumento di trasformazione necessario, Vos Estis deve essere rinnovato. Ecco cinque (importanti) modifiche che potrebbero renderlo efficace.

  1. Obbligo alla denuncia alle autorità civili. Con Vos Estis, la maggior parte dei vescovi del mondo è autorizzata a non dire alle autorità civili che un prete sta violentando un bambino. Questo perché nella maggior parte delle giurisdizioni civili, il clero non sono obbligati a denunciare e Vos Estis al massimo richiede la segnalazione solo quando lo richiede il diritto civile. Bisogna cancellare l' articolo 19, cenno minimo di Vos Estis alla cooperazione con il diritto civile, e sostituirlo con una segnalazione obbligatoria alle autorità civili indipendentemente dal fatto che la legge locale lo richieda o meno. Cioè, istruire ogni sacerdote e religioso a notificare alle autorità civili reati sessuali sospetti o noti, così come sospetti insabbiamenti da parte di funzionari della Chiesa. Bisogna esentare il clero da questo requisito in quelle poche giurisdizioni del mondo in cui vi sono buone ragioni per temere che tale segnalazione possa mettere in pericolo la sicurezza degli accusatori e/o sospetti delinquenti. Rinomate organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International potrebbero essere chiamate a redigere l'elenco dei Paesi esentati.
  2. Allentare la presa del Vaticano. Vos Estisha comportato un raddoppio del controllo del papa e del Vaticano su questioni di disciplina episcopale: una mossa ironica, da parte di un papa che denuncia il clericalismo. Con Vos Estis, il Vaticano controlla ogni decisione chiave. Solo il Vaticano ha il potere di autorizzare un'indagine, di emettere un verdetto e di determinare sanzioni. Il problema? Quasi invariabilmente, il papa e i funzionari vaticani sono indulgenti nei confronti dei vescovi accusati. Si consideri la decisione di Francesco del 2020 di reintegrare il vescovo argentino Gustavo Zanchetta in un incarico vaticano, anche se il vescovo era ancora sotto inchiesta nel suo Paese natale per presunti abusi sessuali (Zanchetta alla fine ha dovuto tornare in Argentina per il processo ed è stato recentemente condannato a quattro anni di carcere.) Oppure si consideri lo scioccante verdetto del Vaticano, lo scorso anno, nel caso canonico del vescovo Joseph Hart, che ha guidato la diocesi di Cheyenne, nel Wyoming, dal 1978 al 2001. Nonostante le accuse secondo cui Hart avrebbe aggredito sessualmente più di 15 bambini e nonostante l'incrollabile insistenza dell'attuale vescovo di Cheyenne nel ribadire che le vittime sono credibili, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha scagionato Hart su ogni punto. (Nota: il caso di Hart non era un caso ricadente sotto Vos Estis, presumibilmente perché il Vaticano iniziò la sua indagine prima della sua emanazione, ma il processo canonico era simile.)
  3. Rottamare il "modello metropolitano". Gli arcivescovi non possono indagare obiettivamente sui loro vicini. Vos Estis incarica i metropoliti - arcivescovi ordinari che governano simbolicamente le loro province ecclesiastiche nel mondo - di valutare e supervisionare inizialmente le indagini sulle accuse contro i vescovi nelle loro province. Non sorprende che il risultato sia stato un conflitto di interessi, reale e percepito. Gli arcivescovi stanno indagando sui vescovi vicini che sono loro colleghi, loro collaboratori e, a volte, loro amici. Consideriamo il caso Vos Estis del vescovo in pensione di Brooklyn Nicholas Di Marzio. Dopo essere stato accusato di abusi sessuali su minori alla fine del 2019, il Vaticano ha incaricato il suo metropolita, il cardinale Timothy Dolan dell'arcidiocesi di New York, a supervisionare le indagini. Nel suo podcast poche settimane dopo, Dolan non ha fatto alcuno sforzo per apparire imparziale. «Adoro quest’uomo, è un buon amico», ha detto del suo collega. (Nel settembre 2021, Dolan ha annunciato che il Vaticano aveva ritenuto Di Marzio innocente.) In un altro caso ricadente sotto Vos Estis, il metropolita è implicato in un presunto atto di insabbiamento insieme al vescovo su cui sta indagando. Il vescovo Richard Stika di Knoxville, Tennessee, è indagato per insabbiamento dall'arcivescovo in pensione di Louisville Joseph Kurtz, che ha preceduto Stika come vescovo di Knoxville. Stika sta affrontando una serie di accuse, inclusa una emersa in una causa che ha risolto lo scorso luglio. Una donna ha accusato la diocesi di negligenza nella risposta al presunto abuso e sfruttamento sessuale che aveva subito da parte di un sacerdote diocesano di lunga data, p. Michael Sweeney. Nel 2005, Sweeney aveva ammesso al suo allora vescovo - nientemeno che Kurtz - di aver iniziato a fare sesso con la donna dopo averla convertita al cattolicesimo e aver servito come suo direttore spirituale. Kurtz mantenne il sacerdote nel ministero nonostante la sua cattiva condotta conclamata, e quando Stika successe a Kurtz, mantenne anche lui il sacerdote nel ministero.
  4. Autorizzare i laici a giudicare i casi di Vos Estis. Se il controllo del Vaticano viene allentato e il modello metropolitano demolito, chi giudicherà le accuse contro i vescovi? Che ne dite dei laici? Molti hanno osservato che Vos Estis non prescrive il coinvolgimento dei laici. In pochi hanno sottolineato che esso, in realtà di fatto vieta la possibilità che i laici in qualsiasi ruolo possano esaminare le accuse contro i prelati. Consente solo l'arruolamento di singoli esperti laici in casi ad hoc (articolo 13). Queste persone devono essere giudicate "idonee" e sono tenute a prestare giuramento. Anche questo deve cambiare: il controllo esterno è fondamentale. In ogni Conferenza episcopale dovrebbe esserci una commissione permanente di laici dedicata alla valutazione dei vescovi. Sarebbe simile al modello promosso nell'autunno del 2018 dall'arcivescovo Allen Vigneron e dal cardinale Daniel Di Nardo, ma più indipendente e potente di quanto proposto da quei vescovi. Non dovrebbe includere alcun membro del clero, ma comprendere persone che criticano esplicitamente la gestione degli abusi da parte della Chiesa, e deve avere il potere di denuncia alle autorità civili.
  5. Richiedere la divulgazione al pubblico. Vos Estis consente la segretezza. Secondo Vos Estis, è lecito tenere il pubblico all'oscuro dall'inizio alla fine. Non prevede alcun obbligo di informare i fedeli. Questo va cambiato. Obbligo della divulgazione. Per citare Scicluna, «l'informazione è essenziale se vogliamo davvero lavorare per la giustizia». È anche fondamentale al fine di scoraggiare crimini e insabbiamenti. Si cominci a pretendere che il pubblico sia informato di tutte le accuse plausibili contro il clero e i vescovi. Si chieda anche la notifica pubblica degli esiti. Si adotti la ragionevole raccomandazione della Royal Commission australiana sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali su minori di «rendere pubbliche le decisioni in materia disciplinare relativa agli abusi sessuali su minori e fornire motivazioni scritte per le decisioni [della Chiesa]». Soprattutto, si rispetti il diritto all'informazione di un denunciante. Si richieda alle autorità ecclesiastiche di tenere regolarmente aggiornate le vittime e gli altri denuncianti sullo stato delle indagini. Su richiesta, si rilascino alla vittima i fascicoli relativi al suo caso, oscurando i nomi delle altre vittime.

In gioco c’è la fiducia. Ad aprile, Francesco ha chiesto alla Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori di produrre relazioni scritte che tracciassero le iniziative anti-abuso della Chiesa. Spera che queste relazioni mostrino passi avanti. «Senza questo progresso», ha avvertito, «i fedeli continueranno a perdere la fiducia nei loro pastori». È sconcertante che questo papa non abbia ancora attuato le riforme coraggiose che renderebbero la gerarchia più corretta, responsabile e onesta nel prevenire abusi e insabbiamenti. Il problema è che il papa vuole ristabilire la fiducia alle sue condizioni impossibili. Vos Estis riflette il suo rifiuto di accettare la lezione inconfutabile di questa crisi catastrofica: la gerarchia cattolica non può autodisciplinarsi.

                È possibile che Vos Estis, insieme alla rimozione del segreto pontificio nei casi di abuso, sia l'ultima grande legislazione sugli abusi del papato di Francesco. Speriamo possa essere rivisto. Nella sua forma attuale, non otterrà la trasformazione di cui i bambini e i cattolici hanno così disperatamente bisogno e che meritano.

Redazione          Adista                   29 maggio 2022

www.adista.it/articolo/68143

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CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Le violenze sui minori e la «strada italiana». Un compito per la nuova Presidenza della CEI

Un tema che la rivista Il Regno ha sempre seguito da vicino è quello delle violenze e degli abusi sui minori e le persone vulnerabili in ambito ecclesiastico. Ripercorriamo alcune tappe di questo percorso come si è snodato in Italia, indicando le domande aperte lasciate in eredità al nuovo presidente della CEI, il card. Matteo Zuppi.

Dal 2010 al 2014. Si sapeva da tempo che l’Italia era un osservato speciale sulla questione della pedofilia del clero sia da parte delle vittime, che recentemente si sono organizzate in coordinamento sia da parte di chi si occupava delle denunce e della legislazione in curia a Roma. Memorabile fu il non tanto velato rimprovero, formulato dall’allora promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede (CDF), mons. Charles Scicluna ¤1959, nell’intervista del 13 marzo 2010 ad Avvenire, di «una certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola» rimprovero reiterato in un’intervista a Jesus nel 2012. Ufficialmente nessuna reazione. Però Scicluna fu temporaneamente spedito a Malta. Erano altri tempi. Oggi Scicluna è tornato alla CDF come segretario aggiunto.

                Così arrivarono le prime Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici in Italia: sono state approvate dalla CEI nel 2012 a seguito dell’input venuto dalla lettera della CDF nel maggio 2011 affinché tutte le conferenze episcopali e le conferenze di religiosi elaborassero entro un anno uno strumento normativo in materia il più possibile uniforme. Il punto delicato era il rapporto con le autorità civili e la mancata obbligatorietà della denuncia da parte dell’ordinario, secondo quanto previsto dalle norme concordatarie: su questo nel 2013, la CDF inviò una lettera – mai resa nota – con osservazioni alle Linee guida italiane, che poi furono recepite in una nuova versione delle stesse uscita nel 2014: nel testo pubblicato mettemmo in evidenza le parti modificate, in particolare al n. 5, intitolato «Cooperazione con l’autorità civile». Nella frase delle Linee guida che ribadisce che «nell’ordinamento italiano il vescovo» non ha «la qualifica di pubblico ufficiale» e che quindi «non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria» le notizie di reato, viene inserita l’espressione «salvo il dovere morale di contribuire al bene comune» e un ulteriore paragrafo non presente nell’edizione del 2012.

                Il primo passo. Il fatto che la Chiesa italiana fosse ancora tra le poche a non aver fatto un «momento di verità» sulla situazione delle violenze era stato sollevato con forza anche dal gesuita p. Hans Zollner ¤1966, responsabile del Centro per la protezione dei minori alla Gregoriana e influente membro della Pontificia commissione per la protezione dei minori, in un’intervista al Corriere della sera del 2018. Anche questo contribuì a far arrivare all’approvazione, nel febbraio 2019, del Servizio nazionale per la tutela dei minori e del relativo Regolamento. Il 24 giugno successivo la CEI, assieme alla Conferenza italiana dei superiori maggiori, pubblicò quindi le nuove Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, terza e definitiva versione.

Dopo la nascita del Servizio nazionale, tutte le diocesi sono state invitate a designare dei referenti diocesani che si coordinano anche a livello regionale: ormai la mappatura territoriale è pronta, anche se mai ufficialmente pubblicata. Questi servizi non sono i luoghi ai quali si rivolgono le vittime, quanto piuttosto centri di proposte di formazione e approfondimento del tema per operatori pastorali e sacerdoti. Sono invece i centri d’ascolto a essere deputati, appunto, all’ascolto delle vittime e, a quanto scrive Avvenire, a oggi vi sono 98 centri d’ascolto che operano su 157 diocesi.

                Il Servizio nazionale ha pubblicato tre sussidi – come ha sottolineato mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio – che sono uno strumento per prevenire ogni forma di abuso in ambito ecclesiale e favorire la nascita di nuovi atteggiamenti e di una nuova coscienza: i primi due nel settembre 2020 – Le ferite degli abusi e Buone prassi di prevenzione e tutela dei minori in parrocchia; il terzo il 9 marzo 2022, che riguarda la formazione di seminaristi e religiosi e in generale dei «candidati agli ordini sacri».

Le 5 linee d’azione. La pressione attorno alla Chiesa italiana, però, è cresciuta via via che le conferenze episcopali vicine venivano pubblicando corposi lavori d’indagine a opera di commissioni «indipendenti», come in Germania, in Francia, in Portogallo e in Spagna, anche se sull’aggettivo «indipendente» si sono fatti i distinguo più vari. Il fatto è che l’Italia – come osservava anche un editoriale di La Croix – costituiva un’«eccezione», perché comunque non si era fatto nulla sin qui. Molto preoccupati dalle cifre delle proiezioni emerse dalla Commissione Sauvé francese, nessuno dei vescovi italiani aveva voglia di mettere mano a un’opera d’indagine, anche se ormai non si poteva più eludere la domanda. Emergevano segnali di dibattito interni alla CEI, ma la presidenza Bassetti ha consegnato il tema al suo successore.

                Nella recente intervista data a Il Regno, padre Federico Lombardi affermava: «Per quanto riguarda la Chiesa in Italia penso che il contributo di una “commissione indipendente” possa essere utile. Ma bisogna che la Conferenza episcopale sia unita e decisa nel prendere l’iniziativa e che se ne specifichino bene i compiti e si curi la sua autorevolezza, affinché i risultati (…) siano assunti come contributo o riferimento per un impegno comune forte ed efficace e non diventino occasione di confusione e di scoraggiamento».

                E dopo che alla presenza del nuovo presidente della CEI è stato proiettato il video-intervento del card. S. O’Malley ¤1944, uomo di fiducia di papa Francesco che presiede la Pontificia commissione per la tutela dei minori, che invitava a «dare inizio a un processo costruttivo di revisione, di riforma, e di riconciliazione», al card. Zuppi ¤1955 è stato affidato il compito di dare la risposta che in molti attendevano. Questa è arrivata alla conferenza stampa di ieri, dove il cardinale ha parlato di una «strada italiana» che ponga la Chiesa in ascolto delle vittime senza che il dovuto rispetto dello ius si traduca in iniuria o che si faccia affidamento a «certi dati discutibili»: leggendo tra le righe, ciò significa innanzitutto grande cautela e un «no» netto al modello d’indagine statistica francese. Ciò si vede anche dalle 5 linee d’azione presentate ieri, su cui si sofferma anche il Comunicato finale della CEI.

                Innanzitutto (1) il potenziamento della rete del Servizio nazionale, formato – ha sottolineato Zuppi – da laici professionisti in stragrande maggioranza donne, e dei centri d’ascolto (2). Poi «i vescovi hanno anche deciso di realizzare un primo report nazionale sulle attività di prevenzione e formazione e sui casi di abuso segnalati o denunciati alla rete dei Servizi diocesani e interdiocesani negli ultimi due anni (2020-2021). I dati saranno raccolti e analizzati da un Centro accademico di ricerca. I report avranno poi cadenza annuale» (3).

                Inoltre vi sarà un altro report (4), in collaborazione con la CDF, per «conoscere e analizzare, in modo quantitativo e qualitativo, i dati custoditi presso la medesima Congregazione, garantendo la dovuta riservatezza. Tali dati fanno riferimento a presunti o accertati delitti perpetrati da chierici in Italia nel periodo 2000-2021. L’analisi verrà condotta in collaborazione con istituti di ricerca indipendenti, che garantiranno profili scientifici e morali di alto livello, e consentirà di pervenire a una conoscenza più approfondita e oggettiva del fenomeno».

                Il quinto e ultimo passo è la collaborazione della CEI «in qualità di invitato permanente» con «l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito con legge 269/1998» presso il Ministero della famiglia, come segno di un impegno della Chiesa a beneficio dell’intera società.

Le 5 linee non hanno incontrato l’entusiasmo dei giornalisti né delle associazioni delle vittime presenti alla conferenza stampa, in particolare sul lasso di tempo su cui verrà prodotto il «report» della CDF.

                Il card. Zuppi comunque si è detto disponibile a un incontro personale: e, come ha ribadito parlando del Cammino sinodale, l’ascolto è necessario e se è vero è un «ascolto che ferisce».

Maria Elisabetta Gandolfi, caporedattrice Attualità per “Il Regno             28 maggio 2022

https://re-blog.it/2022/05/28/le-violenze-sui-minori-e-la-strada-italiana-un-compito-per-la-nuova-presidenza-della-cei

 

 

La geografia ecclesiastica in Italia

Le Chiese che sono in Italia sono coinvolte da due processi che, almeno per il momento, si stanno sviluppando in paniera parallela:

  • l’avvio del cammino sinodale
  • la riorganizzazione della modalità della presenza nel territorio nazionale.

Sebbene tra i due processi vi siano profonde connessioni – l’accorpamento delle circoscrizioni ecclesiastiche nella persona del vescovo è un farle camminare insieme, spesso per la prima volta nella loro storia – essi sono stati tenuti distinti: il cammino sinodale sta coinvolgendo migliaia di persone tra laici, consacrati e chierici, la riorganizzazione delle diocesi è condotta dai soli vescovi e da qualche loro collaboratore.

Questo è ciò che è avvenuto finora, ma è auspicabile che lo stile sinodale venga esteso anche alla riflessione sulla forma della Chiesa nel territorio italiano, in vista sia di una crescita delle singole Chiese, sia del conseguimento di un risultato migliore.

La necessaria novità di un metodo sinodale. Proprio l’applicazione del metodo sinodale rappresenterebbe l’inserimento di una novità all’interno di una questione di per sé antica, dal momento che nel tempo la Chiesa ha più volte modificato la propria presenza nel territorio, a seconda dei differenti periodi storici e delle mutate concezioni ecclesiologiche.

Nel contesto storico italiano più recente, è dopo il conseguimento dell’unità nazionale, fra 1861 e 1866, che si inizia a ritenere eccessivo il numero delle diocesi. Questa idea matura in ambito politico, dal momento che i gruppi di governi ritengono «pericolosa» la capillare diffusione delle Chiese particolari. Si comincia, così, a pensare di fare coincidere il numero delle circoscrizioni ecclesiastiche con quello delle province, anche per favorire il controllo dell’autorità politica su quella ecclesiastica. Questa discussione gradualmente, sulla spinta di un criterio di tipo funzionalista, penetra anche nel mondo ecclesiale e prosegue durante le trattative per il Concordato fra il Regno d’Italia e la Santa Sede, stipulato nel 1929, ma non giunge mai a pieno compimento. Purtuttavia, nel corso dei primi decenni del XX secolo ha inizio quel fenomeno di riduzione delle diocesi italiane che trova poi una spinta propulsiva negli anni del Concilio Vaticano II e che porta alla riforma avviata tra 1964 e 1966 e conclusa nel Parroco, direttore dell’archivio della Diocesi di Città di Castello e professore di Storia della Chiesa all’Istituto Teologico di Assisi (facoltà Lateranense) 1986, salvo pochi adeguamenti successivi.

La riorganizzazione delle diocesi è un processo delicato e necessario, da condurre in maniera prudente (cfr. Christus Dominus, 22), per evitare che invece di favorire l’azione della Chiesa la renda più difficoltosa: il pericolo da scongiurare è sempre quello di rendere la Chiesa disincarnata, cioè estranea alla vita della comunità locale.

L’approccio quantitativo che ha caratterizzato a prima fase del processo di riforma seguito al Concilio Vaticano II non ha condotto a soluzioni soddisfacenti, come evidenzia il fatto che l’argomento venga nuovamente affrontato. Più che partire da un approccio di tipo quantitativo (numero di diocesi, di abitanti, di preti), è opportuno condurre la riflessione sulla necessità di modellare la presenza della Chiesa nel territorio italiano sulla base di criteri ecclesiali, funzionali all’evangelizzazione e alla missione prima ancora che all’amministrazione. Il punto di partenza è dato dalla storia, passata e presente, delle comunità e non da un’idea astratta di diocesi, che rischia di non avere riscontro nella vita reale. Un utile apporto potrebbe essere fornito anche da una valutazione, serena e obiettiva, della riforma portata a termine nel 1986 (soprattutto in ordine alla comunione tra le diocesi unificate e alla loro vitalità ecclesiale), così come dal contributo paritetico che le diocesi possono dare alla discussione: l’ascolto di tutti permetterà la definizione di un quadro più rispondente al reale vissuto delle comunità locali. Papa Francesco ha ricordato che «non esiste un Pastore standard per tutte le Chiese» (discorso alla Congregazione per i Vescovi, 27 febbraio 2014). Allo stesso modo si può dire che non esiste una forma standard per tutte le diocesi; quindi, «la nostra sfida è entrare nella prospettiva di Cristo, tenendo conto di questa singolarità delle Chiese particolari» (ibidem).

Riorganizzarsi sulla base di chiari criteri storici e pastorali. Per individuare questi criteri è utile riflettere su alcuni ambiti, a partire dall’idea che la Chiesa ha di se stessa e della propria missione, alla luce della figura di vescovo delineata dal Concilio Vaticano II (Christus Dominus, 16): un pastore vicino al suo gregge, pienamente inserito in esso; un vescovo che può conoscere direttamente persone e situazioni per sostenere, confortare, incoraggiare, correggere, orientare.

Un ambito imprescindibile è quello storico, dal momento che «il domani della Chiesa abita sempre nelle sue origini» (papa Francesco alla Congregazione per i Vescovi, 27 febbraio 2014). Questo aspetto è il più peculiare della situazione italiana e di tale caratteristica occorre tenere conto per arricchire il presente dell’esperienza di una tradizione unica a motivo della lunghissima durata, della capillarità sul territorio e degli apporti da essa dati alla cultura, al costume, alla coscienza popolare. Tutt’altro che una debolezza, come talora sembra che venga percepita, questa caratteristica rappresenta uno dei maggiori punti di forza della Chiesa in Italia. Adottare modelli che prescindano dalla storia porterebbe a una pericolosa disconnessione tra la Chiesa e il resto della comunità locale, le cui storie, reciprocamente feconde per secoli, verrebbero recise, con grave danno per entrambe.

Riflettendo sulla forma che la Chiesa intende assumere all’interno di un territorio non si può escludere l’apporto dell’analisi geografica, sia fisica che antropica. Non è secondario il fatto che l’Italia conti due sole metropoli (cioè comuni con oltre un milione di abitanti: Roma e Milano) e sia caratterizzata da un policentrismo, urbanistico e culturale, diffuso e ricco di molteplici peculiarità economiche e sociali. Queste ultime, sono oggi mutate rispetto ad alcuni antichi poli di attrazione, poiché vi sono conurbazioni che uniscono in un unico grande centro abitato città e paesi situati anche in regioni diverse, zone nelle quali i confini amministrativi attualmente dividono strade e piazze densamente popolate da persone che, nonostante la separazione amministrativa, si rapportano tra di loro in tutti gli aspetti della vita sociale.

Il limite di una marcatura dei confini regionali è emerso chiaramente nella gestione della fase più acuta della pandemia da Covid-19 e nella susseguente vaccinazione di massa, per cui farsi condizionare eccessivamente dal rispetto dei limiti amministrativi (secondo quanto avvenuto fra 1964 e 1986) potrebbe condurre a soluzioni non in linea con la vita reale delle popolazioni.

In sintesi, ciò che è primario è capire l’identità presente di una terra, ricordando che il tempo (la storia) è più importante dello spazio e la realtà è superiore all’idea (papa Francesco, Evangelii gaudium, 222-230, 233).

Coinvolgere le comunità. Il metodo con il quale affrontare la discussione non può che essere quello della sinodalità. Finora, almeno in passato, si è più volte sentito dire che ascoltare le comunità locali avrebbe impedito il raggiungimento dell’obiettivo, dal momento che il campanilismo sarebbe stato un fattore deterrente. Tuttavia, il ridurre le identità locali e le storie ecclesiali alla banale categoria di campanilismo non rispetta la complessità della situazione e porta a pensare a una incapacità argomentativa, ma soprattutto non impedisce il verificarsi di quelli che in sociologia vengono definiti «effetti perversi», che sorgono al di là delle aspettative iniziali degli attori sociali, singoli e collettivi. Tali effetti si eviterebbero se si portasse la discussione a livello di riflessione sinodale, senza paure, investendo le comunità stesse della decisione sul loro futuro.

Come «ha ricordato Francesco Vespasiano nella conferenza tenuta a Benevento il 30 agosto 2021, gli effetti perversi si verificano «quando si crede che gli attori sociali possano essere tenuti sotto controllo da modelli standard più o meno condivisi e quando non si tiene conto delle diverse costellazioni valoriali a cui fanno riferimento gli attori locali». Nel nostro caso, proprio la sinodalità è la risposta per evitare questo tipo di conseguenza attraverso il coinvolgimento di tutte le componenti ecclesiali nella riflessione sul loro futuro, mediante l’esercizio di una sinodalità concreta che favorirebbe una crescita delle Chiese coinvolte. Probabilmente sarà necessario impiegare un po’ più di tempo, ma giungeremmo a soluzioni meno banali, e più efficaci, di quelle ottenute in passato. Inoltre, il coinvolgimento delle Chiese locali farà sì che la scelta finale sia un’evoluzione della vita delle comunità coinvolte, che non la percepiranno come una decisione esterna ed estranea.

Come fase preliminare di studio non è da escludere l’ascolto di tutti coloro (ad esempio storici, geografi, sociologi, demografi e pastoralisti) che, ciascuno dal proprio punto di vista, possa aiutare a conoscere meglio la situazione attuale, permettendo così di giungere alle decisioni più adatte. La scelta di come ridisegnare la geografia ecclesiastica in Italia non può avere a fondamento un mero calcolo delle forze e dei mezzi, come vorrebbe il funzionalismo efficientista non evangelico (cfr. papa Francesco, discorso alla Diocesi di Roma, 9 maggio 2019).

www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/may/documents/papa-francesco_20190509_convegno-diocesi-diroma.html

È preferibile partire dalla storia (che è storia sacra, in quanto luogo visitato da Dio, e tradizione, in quanto trasmissione del Vangelo), dalla geografia, fisica e antropica, da un’analisi sociologica del presente. Tutto questo con uno stile sinodale coinvolgente tutte le componenti ecclesiali, con una rinnovata fiducia in Dio che non abbandona il Suo popolo e con un rinnovato slancio profetico, per essere oggi luce del mondo e sale della terra (cfr. 5, 13-14).

Andrea Czortek , presbitero, storico e archivista italiano,              Rocca 1° giugno 2022

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CONSULENTE FAMILIARE

«Riconoscere il consulente familiare nelle strutture pubbliche»

«Chiediamo alle istituzioni di riconoscere la figura del consulente familiare all’interno di strutture pubbliche, una legittimazione che ancora manca in molte regioni, compreso il Lazio. Qualcosa si è fatto in Lombardia e Toscana mentre il Veneto con una direttiva regionale già promuove luoghi di consulenze socio-educative». È la richiesta avanzata sabato 28 maggio 2022 da padre Alfredo Feretti, direttore del consultorio Centro La Famiglia di Roma, in occasione della seconda edizione della Giornata della consulenza familiare, promossa dall’Aiccef, l’Associazione italiana consulenti coniugali e familiari. Quella del consulente familiare è una figura professionale regolamentata dalla Legge n° 4 del 14 gennaio 2013 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate” ma non ufficialmente riconosciuta.

                Nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella sede del Centro, nel palazzo del Vicariato di via della Pigna, sono state illustrate le attività svolte nel primo consultorio fondato a Roma nel 1966 per volontà di padre Luciano Cupia, degli Oblati di Maria Immacolata. Solo nel 2021 sono stati effettuati 2.700 colloqui con 600 persone tra donne, uomini, coppie, adolescenti. Nel 46% dei casi sono stati affrontati disagi personali imputabili alla bassa autostima, a problemi relazionali o legati alla perdita del lavoro. Difficoltà a relazionarsi in famiglia, con il partner o derivanti da una separazione sono emerse nel 30% dei casi mentre il restante 24% ha riguardato la gestione del rapporto genitori-figli o le problematiche proprie dell’adolescenza.

                Alla conferenza hanno partecipato Nella Converti, Erica Battagli, Mariano Angelucci, rispettivamente presidenti della V, VI e XII commissione di Roma Capitale, che si sono impegnati «a convocare il prima possibile le parti interessate, compresa la Regione Lazio, per ottenere il riconoscimento pubblico dei consulenti familiari» mentre Luisa Laurelli, assessore alle Politiche sociali del IX Municipio, ha espresso la volontà di far conoscere il servizio e metterlo in rete con altre realtà territoriali.

                La «sana laicità» è la peculiarità del consultorio “Centro la famiglia”, luogo protetto e sicuro che vuole essere una «sentinella sul territorio per accompagnare le persone, le coppie, le famiglie e gli adolescenti che necessitano di un aiuto non terapeutico – ha detto padre Feretti -. Il nostro compito è quello di favorire lo sviluppo delle risorse e dei talenti di ognuno». Cinque i centri associati a Roma, dislocati nelle periferie: Centocelle, Tor Bella Monaca, Nuovo Salario, Flaminio e l’ultimo nato a Tor Marancia.

                Dal 1976 il Centro è anche sede della Sicof, Scuola italiana consulenti della coppia e della famiglia, frequentata «da studenti, impiegati, insegnanti, professionisti dai 19 ai 65 anni – ha aggiunto la direttrice della scuola Marina Piccialuti -. Complessivamente il corso di studi dura 5 anni, ci sono 3 sessioni di tesi l’anno con una media di 30 diplomati a sessione».

 Sarah Hawker, vice presidente Aiccef – associazione professionale a tutela dei consulenti familiari, fondata nel 1977 – ha evidenziato che la «pandemia non ha fermato le consulenze. In un momento storico in cui si aveva maggiore bisogno di sostegno abbiamo attivato gli appuntamenti online partiti nel giugno 2020 e che abbiamo deciso di mantenere anche in futuro».

Roberta Pumpo                                               Roma settembre 30 maggio 2022

www.romasette.it/riconoscere-il-consulente-familiare-nelle-strutture-pubbliche

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CONSULTORI UCIPEM

Cremona. Videogiochi, social e televisione: i bambini davanti agli schermi

Incontro on line sui rischi e le potenzialità, le capacità dei bambini ed il ruolo degli adulti nell'accompagnare i piccoli nel mondo virtuale.

26 maggio 2022. Interventi di Luca Soregaroli, psicologo e di Marta Lucchi, educatrice

http://ucipemcremona.it/content/videogiochi-social-e-televisione-i-bambini-davanti-agli-schermi

 

                Faenza. I consulenti in piazza per la Giornata della consulenza familiare

I consulenti familiari del Consultorio Ucipem di Faenza sono presenti in Piazza della Libertà a Faenza dalle 9:00 alle 12:30 di sabato 28 maggio in occasione della Giornata Nazionale della Consulenza Familiare promossa dall’A.I.C.C.e F. Associazione Italiana Consulenti Coniugali e Familiari.

Ai presenti e ai visitatori viene distribuito in piccolo omaggio floreale e materiale illustrativo sulla consulenza familiare e sull’attività del Consultorio Ucipem di Faenza, fondato nel 1967 dai coniugi Nino Pezzi e Vittoria Zucchini e da mons. Silvano Montevecchi.

www.ravennanotizie.it/societa/2022/05/27/in-piazza-della-liberta-a-faenza-appuntamento-con-i-consulenti-familiari-del-consultorio-ucipem

 

Pescara. Video-intervista al Presidente del consultorio don Cristiano Marcucci

In occasione della giornata nazionale della consulenza familiare promossa dall’AICCeF per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sulla funzione e sull’efficacia della Consulenza Familiare condividiamo con voi l’intervista a don Cristiano Marcucci, presidente del nostro Consultorio, in cui racconta la sua esperienza come Consulente della coppia e della famiglia.

Video intervista    https://it-it.facebook.com/consultoriofamiliare.ucipem/videos/5074893229258998

www.ucipempescara.org

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CORTE COSTITUZIONALE

Nel cognome dei figli l’eguaglianza fra i genitori

Sentenza n. 31/2022

www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2022&numero=131

L’automatica attribuzione del solo cognome paterno “si traduce nell’invisibilità della madre” ed è il segno di una diseguaglianza fra i genitori, che “si riverbera e si imprime sull’identità del figlio”. Ciò comporta la contestuale violazione degli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

È quanto si legge nella sentenza n. 131 depositata oggi (redattrice la giudice Emanuela Navarretta), con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 262, primo comma, del Codice civile “nella parte in cui prevede, con riguardo all’ipotesi del riconoscimento effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, che il figlio assume il cognome del padre, anziché prevedere che il figlio assume i cognomi dei genitori, nell’ordine dai medesimi concordato, fatto salvo l’accordo, al momento del riconoscimento, per attribuire il cognome di uno di loro soltanto”.

L’illegittimità costituzionale è stata estesa anche alle norme sull’attribuzione del cognome al figlio nato nel matrimonio e al figlio adottato.

Nella motivazione della sentenza (anticipata con il comunicato stampa del 27 aprile 2022), la Corte ha spiegato che il cognome “collega l’individuo alla formazione sociale che lo accoglie tramite lo status filiationis”, “si radica nella sua identità familiare” e perciò deve “rispecchiare e rispettare l’eguaglianza e la pari dignità dei genitori”. Lo stesso, eventuale, accordo fra i genitori per attribuire un solo cognome presuppone una regola che ripristini la parità, poiché senza eguaglianza mancano le condizioni per un autentico accordo.

Pertanto, attraverso la dichiarazione di illegittimità costituzionale, la Corte ha stabilito che il cognome del figlio “deve comporsi con i cognomi dei genitori”, nell’ordine dagli stessi deciso, fatta salva la possibilità che, di comune accordo, i genitori attribuiscano soltanto il cognome di uno dei due. Sarebbe, infatti, in contrasto con i principi costituzionali invocati impedire “ai genitori di avvalersi, in un contesto divenuto paritario”, dell’accordo per rendere un unico cognome segno identificativo della loro unione, capace di farsi interprete di interessi del figlio.

Di conseguenza, l’accordo è imprescindibile per poter attribuire al figlio il cognome di uno soltanto dei genitori. In mancanza di tale accordo, devono attribuirsi i cognomi di entrambi i genitori, nell’ordine dagli stessi deciso. Qualora vi sia un contrasto sull’ordine di attribuzione dei cognomi, si rende necessario l’intervento del giudice, che l’ordinamento giuridico già prevede per risolvere il disaccordo su scelte riguardanti i figli. Tutto ciò, fintantoché il legislatore non decida di prevedere, eventualmente, altri criteri.

La Corte ha inoltre rivolto un duplice invito al legislatore.

a)       In primo luogo, ha auspicato un “impellente” intervento per “impedire che l’attribuzione del cognome di entrambi i genitori comporti, nel succedersi delle generazioni, un meccanismo moltiplicatore che sarebbe lesivo della funzione identitaria del cognome”. Nella sentenza si legge, in proposito, che proprio per la funzione svolta dal cognome, è opportuno che il genitore titolare del doppio cognome scelga quello dei due che rappresenti il suo legame genitoriale, sempre che i genitori non optino per l’attribuzione del doppio cognome di uno di loro soltanto.

b)      In secondo luogo, ha rimesso alla valutazione del legislatore “l’interesse del figlio a non vedersi attribuito – con il sacrificio di un profilo che attiene anch’esso alla sua identità familiare – un cognome diverso rispetto a quello di fratelli e sorelle”. Anche al riguardo la sentenza segnala una possibile soluzione, e cioè che la scelta del cognome attribuito al primo figlio sia vincolante rispetto ai figli successivi della stessa coppia.

Infine, la Corte ha precisato che tutte le norme dichiarate costituzionalmente illegittime riguardano l’attribuzione del cognome al figlio.

Pertanto, dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, la sentenza troverà applicazione alle ipotesi in cui l’attribuzione del cognome non sia ancora avvenuta. Eventuali richieste di modifica del cognome seguiranno la disciplina prevista a tal fine, salvo specifici interventi del legislatore.         

Ufficio Comunicazione e Stampa della Corte costituzionale               Comunicato del 31 maggio 2022

www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_20220531141101.pdf

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DALLA NAVATA

Pentecoste- -Anno C

Atti degli Apostoli            02, 03. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi

Salmo                                   103, 30. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.

Paolo ai Romani                08, 14. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio

Giovanni                               14, 25. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

 

Commento

La nostra società è piena di celebrazioni, è sostanzialmente necrofila perché non riesce a pensare se non in termini di passato, mentre il futuro che incombe attende risposte creative, le quali non possono esserci se noi non nobilitiamo la lingua di tutti gli uomini; cioè se non siamo in grado di dare messaggi che ciascuno ascolti con la convinzione di averli ascoltati nella propria lingua. Questo è il miracolo che deve avvenire. «E perché ascoltando, ciascuno ascolta nella propria lingua?». Ecco il miracolo che deve avvenire.

Non possiamo camuffarci e nemmeno possiamo negare tutto ciò che ci è stato trasmesso, ma se noi parliamo secondo lo Spirito parliamo in modo tale che la nostra parola, pur essendo quella che è, collocata in una certa forma nella molteplice storia delle lingue umane, trasmette qualcosa che ciascuno raccoglie secondo la propria lingua. Abbiamo bisogno di questo miracolo perché l’alternativa è la crescita della paura. Quando osserviamo tentativi di restaurazione dobbiamo cogliervi, con comprensione umana, un bisogno di difesa. Come si fa se si vive scoperti di fronte a prospettive nuove? Dobbiamo esaltare la potente creatività che è in tutti gli uomini perché tutti gli uomini aspirano a parlare una lingua comune e, come si è detto, c’è dentro di noi una grammatica generativa come potenzialità di un linguaggio comune.

Abbiamo pericoli comuni, un futuro comune senza più distinzione. Le lontananze si sono accorciate, anzi sono scomparse e perciò non possiamo che pensare in modo globale. Ogni speranza che io addito a me ad a voi nel futuro deve valere per ogni uomo della terra. Già questo ci permette di liberarci delle illusioni di cui invece la nostra società impaurita è feconda. Quali sono queste illusioni? Per esempio quella di scandire dinanzi a noi un progresso economico che vale solo per noi. Se si parla di progresso economico dobbiamo domandarci se si tratta del progresso economico dell’umanità intera o del progresso economico di una parte a danno dell’altra. Se così è, questo progresso non ci libera dalla paura, anzi l’aumenta. E così si dica di ogni altro aspetto che costituisce l’orizzonte provocante e minaccioso che abbiamo davanti. Questo modo di pensare in universale non è il modo che ci è stato insegnato nelle scuole, né quello con cui gli eredi delle rivoluzioni hanno proclamato la libertà, l’uguaglianza e la fraternità. In nome di quei valori abbiamo conquistato il mondo e lo abbiamo reso schiavo!

La storia di questi ultimi duecento anni è questa: con quelle bandiere abbiamo fatto schiavi. Abbiamo sfruttato il prossimo con la parola «fraternità». Abbiamo instaurato dittature coloniali con la parola «libertà». Questo abbiamo fatto. Non possiamo più perseguire una universalità che non passi attraverso il rispetto delle molte lingue, delle molte attese degli uomini per il semplice fatto che siamo una sola famiglia. Nessuno lo ha mai saputo come noi in questa fine del secolo. Lo Spirito ci deve liberare dall’immagini più care. Io non posso più pensare a Gesù Cristo come ci pensavano – per andar lontano – Sant’Agostino o Dante Alighieri devo pensarci in modo totalmente nuovo. La fedeltà a Lui non è la fedeltà ad una immagine forgiata nelle officine del magistero del  passato, ma che non è più al livello dell’umanità di oggi. È lo Spirito che mi suggerisce tutto questo, non l’arbitrio, il capriccio. È lo Spirito che ci deve suggerire nuovi modi di annunciare il Vangelo…

Ernesto Balducci – da: “Gli ultimi tempi” – vol. 3

www.fondazionebalducci.com/05-giugno-2022-domenica-di-pentecoste-anno-c

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GENITORI

Giornata mondiale

Nel 2021, c’erano 197 milioni di nuclei familiari nell’Ue, di cui il 24% aveva figli: di questi, il 49% aveva un figlio solo, il 39% aveva due figli e il 12% aveva tre o più figli. Il 13% delle famiglie con figli era formato da un genitore single (6 milioni di famiglie). In occasione della Giornata mondiale dei genitori, è l’ufficio europeo di statistica, Eurostat, a pubblicare oggi questi dati e ad avvicinarli ai dati sulle differenze dell’occupazione part-time tra donne con o senza figli.

In 24 Stati membri dell’Ue, la fetta di donne tra i 25 e i 54 anni che lavorano a tempo parziale è maggiore di quella delle donne senza figli, con un divario più alto negli Stati Ue centrali e occidentali: in Germania è del 34%, in Austria del 32,3%, nei Paesi Bassi del 27,3%. Solo in Danimarca, Portogallo e Lettonia sono più le donne senza figli di quelle con figli a beneficiare del part-time (rispettivamente 2,7%, 2,3% e 1,8% in più). Dati relativi al 2020 mostravano che, in presenza di figli, è il 72,2% di donne contro il 90% di uomini a lavorare. La percentuale italiana è la più bassa, con il 57,3% di donne con figli al lavoro.

Oggi Eurostat ha pubblicato anche i dati relativi all’occupazione: ad aprile 2022 il tasso di disoccupazione nell’area dell’euro era del 6,8%, stabile rispetto a marzo 2022 e in calo rispetto all’8,2% di aprile 2021. Quanto all’Ue, sempre ad aprile il tasso di disoccupazione era del 6,2% (stabile rispetto a marzo) e in diminuzione rispetto al 7,5% registrato ad aprile 2021. Significa cioè che ad aprile nell’Ue c’erano 13.264 milioni di uomini e donne disoccupati (11.181 milioni nell’area dell’euro). Per i giovani, il tasso di disoccupazione era del 13,9% (14,0% a marzo).

Redazione          Agenzia SIR        1° giugno 2022

www.agensir.it/quotidiano/2022/6/1/eurostat-il-24-dei-nuclei-familiari-in-europa-hanno-figli-6-milioni-le-famiglie-con-genitore-single-resta-stabile-la-disoccupazione

 

Giornata Mondiale dei Genitori (ONU): la petizione online e la campagna COOP

Il 1° giugno è la Giornata Mondiale dei Genitori. Festa istituita dall’ONU nel 2020, vuole essere un momento di valorizzazione e riflessione sull’importante compito educativo delle mamme e dei papà. Educazione che passa dalla vicinanza e presenza accanto al bambino di entrambi i genitori in tutte le fasi della sua vita ed in particolare nei primissimi mesi.

Da questa considerazione prende le mosse l’edizione 2022 della campagna Coop sull’uguaglianza di genere “Close the Gap. Riduciamo le differenze”, che concentra la propria attenzione sul principio dell’uguaglianza genitoriale, dell’uguale carico di cura condiviso tra madri e padri. Secondo recenti indagini, in Italia la quota di donne che ha lasciato il lavoro dopo la nascita dei figli è cinque volte superiore rispetto agli uomini (25% contro 5%) e il 12% delle donne è passata al part-time a differenza del solo 7% degli uomini. E se sono solo il 5% gli uomini che dopo la nascita del bambino non hanno ripreso a lavorare, il dato sale al 15% per le donne.

                Una disparità quindi esiste ed è evidente. Da qui la decisione di Coop di affiancare e sostenere la petizione online “Genitori#allapari: aumentiamo il congedo di paternità” promossa su change.org da Movimenta, il laboratorio di attivismo civico e politico che da tempo sostiene la necessità di andare oltre i 10 giorni di congedo obbligatorio, peraltro inseriti nell’ultima Legge di Bilancio in ottemperanza a una Direttiva Europea. Al fianco di Movimenta anche la community Papà Pinguino: un collettivo di giovani attivisti, creatori di un dibattito sull’essere padri oggi.

                “Ci siamo convinti che riequilibrare il carico di cura tra i genitori possa essere il primo grimaldello con cui far saltare una serie di meccanismi che limitano spesso la donna nelle proprie scelte e nella sua partecipazione al mondo del lavoro – spiega Maura Latini, Amministratrice Delegata Coop Italia – Vivere una dimensione di genitori #allapari può rivelarsi il primo strumento in mano alle mamme per essere e rimanere madri e lavoratrici. Ma al tempo stesso è un grimaldello anche per riconoscere un diritto fino a oggi negato ai padri, quello di potersi occupare dei propri figli fin dalla loro nascita.”

                Già lo scorso anno, la volontà di stimolare un dibattito pubblico sul tema aveva dimostrato di poter generare i suoi frutti. Nel 2021 l’avvio della campagna “Close the Gap” aveva visto Coop affiancare l’associazione Onde Rosa e Tocca a Noi nel sostegno alla petizione “Stop tampon tax” per abbassare l’Iva sui prodotti igienico-sanitari femminili. Una proposta tra le più firmate della storia di Change.org in Italia, che con circa 700mila firme è riuscita a creare un cambiamento sostanziale per il 2022, imponendosi nell’agenda dell’esecutivo e portando all’abbassamento dell’aliquota su questi beni dal 22% al 10%. In tale percorso di riscrittura di una cultura della gender equality, Coop si fa portatrice e sostenitrice del cambiamento, aprendosi a collaborazioni con chi ha a cuore temi analoghi.                                                              1° giugno 2022

www.noidonne.org/articoli/giornata-mondiale-dei-genitori-onu-la-petizione-online-e-la-campagna-coop.php

www.legacoop.coop/quotidiano/2022/06/01/in-occasione-della-giornata-mondiale-dei-genitori-coop-rilancia-la-petizione-genitori-allapari

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MATERNITÀ

Libere di essere madri

Leggiamo quasi ogni giorno articoli, ascoltiamo discorsi sul patologico calo della natalità italiano. Ora anche Elon Musk [imprenditore miliardario] se ne interessa e ci dice che siamo in via di estinzione. Pochi secondo me arrivano al nodo centrale, alla ragione profonda della sparizione dei bambini in Italia. Ne parlano come se un pifferaio magico li avesse portati e nascosti nella caverna. Dove sono? Perché non nascono? Cosa si deve fare? Si parla anche giustamente dei servizi assenti, dell’eroismo che è richiesto in Italia ai genitori quando decidono di fare un bambino. Tutto questo è vero ma io credo che ci sia un fattore non visto più importante: fare un bambino non ha mai avuto un vero valore pubblico riconosciuto, non ha più un valore privato. La maternità nella Storia è sempre stata un prodotto dell’amore e del sesso, fino all’introduzione della pillola era un destino delle donne o un terrore, e spesso si ricorreva all’aborto.

Una delle conquiste più importanti del movimento femminista è stato sganciare il sesso dalla procreazione. La sessualità libera delle donne e degli uomini è la grande scoperta della nostra epoca. Fare l’amore fortunatamente può non produrre più inevitabilmente un bambino ma può ancora produrlo? Questa è la domanda? “Ancora” è un avverbio importante in questa questione, indica la persistenza di qualcosa che dovrebbe continuare a verificarsi, a esistere. C’è ancora un legame tra l’amore, il sesso e il bambino? Esiste ancora un rapporto tra il reciproco desiderio dell’uomo e della donna e il desiderio di generare? Secondo me esiste ancora (le indagini Istat lo confermano), potente ma inespresso, castrato, negato da numerosi imperativi sociali, culturali, estetici. L’idea errata che la maternità sia quella di prima, quella delle donne nel privato, quella di sempre, ne impedisce la trasformazione in un sentimento nuovo, libero, moderno, bello e utile alla comunità. Le giovani donne hanno paura di dover rinunciare alla carriera, paura di partorire (aumento vertiginoso dei cesarei) quando il parto indolore è ormai pratica, hanno paura di perdere il loro corpo di ragazze, hanno paura di non essere all’altezza, hanno paura di essere sole. E tutto questo viene loro confermato ogni giorno, nessuno dice loro che è proprio l’inverso: che procreare è importante come lavorare, che si fa in due, che le società private e pubbliche dovrebbero avere al primo posto questo valore perché una donna e un uomo genitori assicurano molte cose in più di una popolazione senza figli. La maternità nuova deve diventare un problema politico, dello Stato, e devono essere messe in pratica tutte le azioni non solo per «assistere» le donne (siamo sempre in attesa ) ma per mettere al centro dell’agenda politica la procreazione, che non è più un tema privato delle donne ma una questione di tutti, portata dalle donne libere a tutta la società. Le giovani donne di oggi dovrebbero imporre a gran voce, come un tempo la generazione precedente ha imposto la libertà sessuale, la loro libertà di essere madri, di desiderare un corpo anche per fare nascere un’altra, un altro.

Cristina Comencini ¤1956           “la Repubblica”                30 maggio 2022

www.repubblica.it/commenti/2022/05/30/news/maternita_donne_diritti_liberta_procreazione-351721998

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NATALITÀ

4 mila nati in meno a marzo: l’Assegno Unico non basta!

29.496 nuovi nati a marzo 2022. 4 mila in meno rispetto al marzo del 2021. Certo, all’Assegno Unico bisogna concedere ancora del tempo prima di valutarne gli effetti, ma la sensazione è che ci voglia altro per ridare fiducia ai giovani e invertire il trend delle nascite. Gli Stati Generali della Natalità; i ripetuti allarmi e i conseguenti appelli; gli aiuti promessi e messi in campo per le famiglie… Tutto questo sembrava aver aperto uno spiraglio per l’inversione di quel trend di denatalità che ormai da decenni attanaglia l’Italia: nel corso del 2021 c’era stata una leggera ripresa, confermata nei primi due mesi del 2022. Ma i dati di marzo zittiscono chi sperava in un rimbalzo a lungo termine, segnando 4.000 nascite in meno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso per un totale di 29.496 nuovi nati.

Non si ferma l’emorragia di nascite in Italia. Questo andamento sembra suggerire che gli aumenti registrati già nel corso del 2021 siano da attribuire più che altro alla fine delle restrizioni del lockdown, quando le coppie che avevano magari rimandato i loro progetti a causa del Covid hanno “ripreso il discorso”. A conferma di questa interpretazione c’è il dato che mostra come siano state soprattutto le donne maggiori di 35 anni ad aver guidato il recupero, probabilmente spinte dalla sensazione che la pandemia avesse sottratto loro del tempo prezioso nell’ottica della creazione di una famiglia.

Evidentemente minor peso hanno avuto le riforme pensate per aiutare le famiglie, in primis l’Assegno Unico Universale. È vero che la sua piena introduzione è arrivata solo nel marzo del 2022 e, quindi, i suoi effetti non sono ancora giudicabili; ma i primi cambiamenti sono stati introdotti nel luglio del 2021, ovvero proprio 9 mesi prima di quel “meno 4000” certificato dall’Istat a marzo. I più ottimisti speravano che già la promessa e la garanzia di una futura introduzione dell’Assegno Unico potessero dare proprio ai più giovani un’iniezione di fiducia e spingerli verso la decisione di concepire un figlio, ma, al momento, i dati e le sensazioni non sembrano andare in questa direzione.

Servono maggiori aiuti e un cambio di mentalità. L’impressione, dunque, è che sarà necessario ancora del tempo per infondere fiducia nei più giovani e dare loro delle prospettive di futuro tali da spingerli verso la formazione di una famiglia, anche pensando, di fronte a uno scenario geopolitico ed economico così incerto, di aumentare le misure di sostegno in tal senso. Certo è, però, che più passa il tempo e più diventa difficile invertire la rotta, soprattutto per il rischioso sedimentarsi di una cultura che veda la famiglia come un “di più” e non come il fondamento della società e l’unico pilastro possibile su cui costruire il futuro, personale e della comunità.

AiBinews            3 giugno 2022

www.aibi.it/ita/4mila-nati-meno-marzo-assegno-unico-non-frena-denatalita

 

Fertilità: denatalità. Di questo passo entro il 2045 gli uomini diventeranno sterili

Il nostro stile di vita sta minacciando la fertilità e quindi il futuro del pianeta. Ne è convinta Shanna H. Swan, epidemiologa ambientale e riproduttiva americana, professoressa di medicina ambientale e salute pubblica alla Icahn School of Medicine del Mount Sinai di New York. Nel 2017, la dottoressa Swan e il suo team hanno condotto una ricerca per valutare quale fosse l’impatto delle esposizioni ambientali, comprese le sostanze chimiche come gli ftalati e il bisfenolo A, sulla salute riproduttiva di uomini e donne e sullo sviluppo neurologico dei bambini. Il risultato della sua indagine è spiegato nel libro Countdown (Conto alla rovescia).

                In particolare, dalla ricerca sembra emergere come, proprio a causa di tali esposizioni, dagli anni 1970 ad oggi, i livelli di sperma degli uomini nei Paesi occidentali siano crollati di oltre il 50%, come, in generale, lo sviluppo sessuale di uomini e donne stia mutando e come il mondo si stia avviando verso il declino della fertilità.

La famosa attivista per i diritti ambientali, Erin Brockovich, in un articolo sul the Guardian scrive: “Il numero di spermatozoi è sceso di quasi il 60% dal 1973. Seguendo la traiettoria che stiamo percorrendo, la ricerca di Swan suggerisce che il numero di spermatozoi potrebbe raggiungere lo zero entro il 2045. Zero. Lasciatevelo dire. Significherebbe niente bambini. Niente riproduzione. Niente più esseri umani. Perdonatemi la domanda: perché l’ONU non convoca subito una riunione d’emergenza su questo tema?”

Ambiente e fertilità: un connubio davvero importante!. Una riprova ulteriore, qualora ce ne fosse bisogno, di come l’ambiente in cui viviamo, l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, qualora intrisi di determinate sostanze chimiche, possano incidere sulla nostra salute e, oggi si scopre anche sulla nostra fertilità. “Le sostanze chimiche – si legge sul Guardian- responsabili di questa crisi si trovano in ogni cosa, dai contenitori di plastica agli involucri per alimenti, dai vestiti impermeabili alle fragranze dei prodotti per la pulizia, dai saponi agli shampoo, fino all’elettronica e alla moquette. Alcuni di essi, chiamati PFAS, sono noti come “sostanze chimiche per sempre“, perché non si decompongono nell’ambiente o nel corpo umano”.

Un problema che accomuna sia uomini che donne. Secondo quanto, infatti, descritto dalla dottoressa Swan, un uomo di oggi, ha in media la metà dello sperma che aveva suo nonno e “In alcune parti del mondo, la ventenne media di oggi è meno fertile di quanto lo fosse sua nonna a 35 anni”

                Ma non basta perché i PFAS sembrerebbero anche incidere sulla riduzione della qualità dello sperma e sul volume dell’apparato riproduttivo maschile.

Cosa si può fare? A livello governativo, occorre avere un occhio di riguardo in più verso l’ambiente e limitare le emissioni di sostanze chimiche nel nostro pianeta. “L’Unione Europea – sottolinea Erin Brockovich – ad esempio, ha limitato la presenza di diversi ftalati nei giocattoli e stabilisce limiti per gli ftalati considerati ‘reprotossici’ – ovvero che danneggiano le capacità riproduttive umane – nella produzione alimentare- mentre– Negli Stati Uniti, uno studio scientifico ha rilevato che l’esposizione agli ftalati è “diffusa” nei neonati e che le sostanze chimiche sono state trovate nelle urine dei bambini che sono entrati in contatto con shampoo, lozioni e polveri per bambini. Tuttavia, manca una regolamentazione aggressiva, anche a causa delle pressioni esercitate dai giganti dell’industria chimica”.

In tutto il mondo il tasso di fertilità è in declino. Tra il 1964 e il 2018, si apprende in un altro articolo del The Guardian “il tasso di fertilità globale è sceso da 5,06 nascite per donna a 2,4. Ora circa la metà dei Paesi del mondo ha tassi di fertilità inferiori al 2,1”.

                I motivi?              Secondo la Swan sarebbero molte: contraccezione, cambiamenti culturali, la spesa economica da sostenere quando si decide di “mettere su famiglia”, ma la ricercatrice pone l’accento anche sugli “indicatori – riporta il Guardian- che suggeriscono l’esistenza di ragioni biologiche, tra cui l’aumento dei tassi di aborto, un maggior numero di anomalie genitali tra i ragazzi e una pubertà più precoce per le ragazze”.

AiBinews            4 giugno 2022

www.aibi.it/ita/fertilita-denatalita-di-questo-passo-entro-il-2045-gli-uomini-diventeranno-sterili

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RIFLESSIONI

Il cammino della chiesa

Soffro un crescente e profondo disagio ogni volta che verifico come assodato l’attuale rapporto tra .la Chiesa e media: anche in occasione dell’elezione del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, un vescovo capace di aprire cammini ecclesiale nuovi, è significativo che le domande in conferenza stampa riguardassero il problema degli abusi sessuali sui minori. Ormai sembra che la Chiesa non desti più alcun interesse e non richiami l’attenzione se non sugli scandali o sulle pressioni che tenta di esercitare su percorsi legislativi che riguardano temi etici.

I credenti sono consapevoli della marginalità che diventa a volte estromissione delle voci della Chiesa dal dibattito culturale, pubblico, sociale? I delitti degli abusi sui minori sono gravissimi, e giustamente hanno destato scandalo, ma riguardano una percentuale minima di appartenenti al clero. Certo, occorre che la Chiesa si scuota dai torpori e s’interroghi su cammini aperti senza attenzione per i candidati al ministero, occorre una vigilante prevenzione che permetta il cambiamento di strutture e di stile, occorre l’assunzione di responsabilità riparative verso le vittime.

Ma, come ho sempre detto essendo ancora un cristiano che tenta di riconoscere un primato al Vangelo, bisognerà anche avere compassione e misericordia per i colpevoli, che sono in questi casi malati gravi, e comminare pene redentive più che punitive, che abbiano un termine e contengano la possibilità del perdono. Oltre agli abusi sessuali andrebbero più monitorati e denunciati tanti abusi che nella Chiesa si consumano nel silenzio: abusi che offendono la giustizia, che impediscono la difesa, che vivono di chiacchiere e calunnie con le quali si arriva a uccidere moralmente le persone, abusi di autorità nel rapporto tra superiori e inferiori in nome dell’ubbidienza. Una cultura dei diritti, della dignità e della libertà della persona non è ancora pienamente attestata nella Chiesa.

Sta di fatto che nella conferenza stampa finale il principale tema di discussione tra i vescovi non è stato evocato: il sinodo in atto. Questo cammino voluto da papa Francesco per la Chiesa potrà rappresentare, se realizzato, una novità assoluta, sconosciuta anche dalle altre Chiese cristiane: un sinodo inteso come un camminare insieme del popolo di Dio, dei pastori, del Papa, in una piramide rovesciata dove l’autorità sta in basso, al servizio del popolo di Dio che occupa una posizione più alta, secondo l’adagio forgiato dai cristiani del Medioevo: “Ciò che riguarda tutti da tutti deve essere discusso e deliberato”.

L’assunzione di questo principio può cambiare il volto della Chiesa, eliminare ogni forma di clericalismo e carrierismo, creare nel mondo una realtà nuova di fratelli e sorelle con la stessa dignità, in solidarietà, in plurale comunione. Papa Francesco ribadisce che questo è l’orizzonte della Chiesa del terzo millennio. Se lo sarà, questo significherà anche un accrescimento di umanesimo per tutti.

Enzo Bianchi “la Repubblica”      30 maggio 2022

www.repubblica.it/rubriche/2022/05/30/news/altrimenti_di_enzo_bianchi_di_lunedi_30_maggio_2022-351697585

 

Pensare la fede

Risposta a Enzo Bianchi, sulla crisi della fede

L’articolo di Enzo Bianchi apparso lo scorso 23 maggio su Repubblica   [newsUcipem n. 912, 29 maggio 2022, pag. 47]

“i vescovi italiani e la crisi della fede” ha il pregio di mettere in luce in poche righe gli elementi realmente in gioco nella crisi che il cristianesimo e la Chiesa in Italia stanno vivendo. Di fronte allo smarrimento prodotto dalle chiese vuote, che caratterizzano la (non) ripresa della vita comunitaria ecclesiale dopo lo stop impostato dalla pandemia, fratel Enzo ha il coraggio di riconoscere che le argomentazioni con le quali veniva normalmente spiegato il calo della partecipazione dei fedeli alla vita della Chiesa, da sole non reggono più: “secolarizzazione, mutamento di vita nella società del benessere, consumismo, relativismo morale” non sono sufficienti a spiegare un’accelerazione così dirompente nell’abbandono della pratica religiosa, soprattutto nella fascia giovanile e adulta. C’è in atto qualcosa di più serio e profondo, che lui identifica in una crisi di fede dentro la Chiesa, in particolare riguardo la risurrezione e la vita oltre la morte: “Se non si crede che Gesù Cristo è vivente, è risorto da morte e ha vinto la morte, che ragione c’è a professarsi cristiani? Se non si crede che la morte è solo un esodo, che ci saranno un giudizio sull’operato umano e una vita oltre la morte, perché si dovrebbe diventare cristiani e perseverare in questa appartenenza?” scrive.

                Personalmente condivido l’intuizione di Enzo Bianchi, ma credo vada approfondita. La mancanza di fede che denuncia, credo nasconda una questione più radicale, che riguarda la capacità del cristianesimo di presentarsi come opzione credibile e significativa per l’umanità di oggi, dentro e fuori la Chiesa. Il tema vero non è la mancanza di fede nella risurrezione e nella vita oltre la morte ma che dimensioni proprie della fede, quali risurrezione e vita oltre la morte, non siano più percepite da parte delle donne e degli uomini di oggi come rilevanti nel contribuire a dare significato alla vita. Di fronte ad esse la questione oggi non è credere o non credere, ma una domanda ancor più radicale: fosse anche vero, cosa me ne faccio?

                Il tema serio che, a mio avviso, la Chiesa non si è ancora davvero posta è la constatazione di come il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo porti con sé un mutamento dei luoghi esistenziali in cui uomini e donne cercano e trovano il senso per la propria vita. La domanda di senso non è sopita – come teme Enzo Bianchi – ma si esprime e si indirizza altrove rispetto a prima, facendo sì che le risposte di un tempo risultino non più pertinenti. Da questo punto di vista la proposta di fede cristiana, ad esempio per quel che concerne il tema della risurrezione e della vita oltre la morte, viene percepita, nelle fasce giovanili e adulte, come risposta a una domanda che non c’è, come offerta di uno strumento utile a qualcosa che nel contesto della vita occupa oggi una posizione irrilevante. Sta qui la radice dell’evidente sterilità di tanti sforzi pur generosamente profusi – riconosciuta lucidamente da Enzo Bianchi – e della riduzione del cristianesimo a etica e spiritualità senza passare per la fede, percepita come superflua.

                Il punto critico però non sta nella proposta cristiana in quanto tale: la fede ci consegna la certezza di un Dio che non smette mai di rivolgere alle donne e agli uomini di ogni tempo la sua Parola che feconda e vivifica. Se ciò che come Chiesa proponiamo risulta sterile e incomprensibile, significa che siamo noi cristiani a non riuscire a cogliere quale Parola Dio stia rivolgendo all’umanità di oggi. Da questo punto di vista serve un cambiamento di prospettiva. Siamo abituati a pensare che essere cristiani significhi credere e condividere qualcosa di fisso e sempre uguale nel tempo. Se questo è vero per i contenuti fondamentali della fede, non lo è per ciò che riguarda l’apporto specifico – la particolare Parola – che la fede offre agli uomini e alle donne in epoche diverse. Lo stesso messaggio in contesti diversi svela ed assume specificità e significati diversi. La domanda è: quali specificità e significati nuovi svela ed assume il Vangelo di Gesù nel contesto dell’umanità di oggi? Per l’umanità di oggi?

                Per rispondere è necessario intraprendere una riflessione che vada a cogliere in profondità le direzioni verso le quali si orienta la domanda di senso delle donne e degli uomini oggi; riflessione che, evidentemente, non può essere condotta in modo teorico, ma attraverso l’immersione nel mondo e nei vissuti delle persone (come non smette di chiedere Papa Francesco). Quale Parola invocano questi vissuti? Quali orizzonti nuovi? Quali speranze? E cosa della fede cristiana è capace di intersecarsi, di intercettare tutto questo?

                L’ultimo passaggio di questo percorso sarà il più impegnativo: servirà riformulare senza ambiguità la proposta cristiana mettendo al centro la Parola che Dio rivolge all’umanità oggi; rivedere le prassi, tenendo conto della realtà concrete della vita, al di là di ogni pur bellissima idea non più praticabile; reinventare tutto quello che, a partire dalla liturgia, appare distante e incomprensibile.

Gabriele Cossovich          Vino nuovo         30 maggio 2022

www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/risposta-a-enzo-bianchi-sulla-crisi-della-fede

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SESSUOLOGIA

Mamma, ma che lavoro fa la cicogna?

La sessualità va raccontata correttamente ai minori e adolescenti.

La sessualità è parte integrante della vita, si evolve per fasi dalla nascita fino alla pubertà. Per questo è importante ricordarsi di offrire ai bambini e agli adolescenti uno spazio di ascolto che sia accogliente e non giudicante. Una dimensione nella quale possano sentirsi liberi di porre domande e sollevare dubbi, che permettano loro di assimilare conoscenze, sia dal punto di vista scientifico, sia emotivo. Una buona educazione sessuale contribuisce a sviluppare il benessere generale della persona, la aiuta a crescere in armonia e relazionarsi serenamente con il proprio corpo.

Quando è giusto parlarne? Gli studi più recenti in ambito psicologico sostengono che la fascia di età ideale per una educazione sessuale, tra i banchi o tra le mura domestiche, è quella tra gli 11 e i 14 anni, quanto i ragazzi sono in preadolescenza e mostrano un certo coinvolgimento emotivo su questi argomenti. È nella preadolescenza che troviamo i primi segni della pubertà, gli impulsi, gli effetti dello sviluppo ormonale. Il corpo sembra sfuggire al loro controllo. Si presenta nuovo, quasi estraneo: non è più quello di un bambino e non è ancora quello di un adulto.

Tuttavia, fin dall’età di tre anni, i bambini e le bambine presentano sintomi e comportamenti che è bene saper leggere, e, incuriositi da letture ad alta voce o dialoghi che sollecitano il confronto, possono porre domande sui rapporti d’amore e sul sesso, alle quali è bene saper rispondere.

3- 6 anni. A questa età i bambini provano piacere per sfregamenti e toccamenti. Si possono verificare erezioni spontanee, tensioni muscolari cui seguono brevi stati piacevoli di rilassamento. Queste sensazioni all’inizio sono casuali, poi i bambini capiscono che possono anche essere ricercate in autonomia. È bene ricordare che tutto questo è normale e fisiologico. Significa che non c’è niente di negativo o di sbagliato, a meno che non diventi una tendenza insistente, che limita altre attività e di cui il bimbo non può fare a meno. A questa età i bambini esplorano il proprio corpo e scoprono il piacere che deriva della masturbazione. Di pari passo nasce il senso del pudore.

Di cosa possiamo parlare con loro? incoraggiamoli ad esprimere i propri pensieri, dubbi, desideri.

accertiamoci, con un dialogo delicato e sereno, che siano consapevoli che ci sono alcune parti del loro corpo che non bisognerebbe toccare in pubblico e ci sono parti che gli altri non sono autorizzati a toccare. Descriviamo con metafore ed esempi per loro comprensibili l’importanza di avere rispetto per il proprio corpo e per quello dell’altro. Parliamo dei generi e della differenza di genere (oggi sono disponibili numerose storie illustrate a cui ispirarsi).

Intorno ai 4-5 anni raccontiamo come sono stati concepiti e come sono nati; si possono utilizzare le foto di famiglia che ritraggono i loro genitori innamorati, il pancione della mamma o altri momenti che ritraggono il viaggio compiuto da mamma e papà per arrivare a loro. Utilizzando come esempio le loro relazioni familiari e quelle amicali parliamo della differenza tra amicizia e amore

6-9 anni. Il perdurare di episodi di masturbazione rientra nella normalità, a patto che non siano eccessivi oppure che avvengano in pubblico. In questa fase possono comparire giochi a carattere sessuale. Il manifestarsi o meno di questi comportamenti dipende dal contesto, dalle situazioni, dalle opportunità, ecc. Questi giochi nascono dalla curiosità di conoscere ed esplorare le differenze tra un sesso e l’altro. Quando questa curiosità si manifesta, si può guidare il bambino ad approfondire specifici aspetti della sessualità, avviando con lui/lei un dialogo che lo prepari a:

¨       conoscere in modo più accurato la differenza tra gli organi genitali maschili e femminili

¨       affrontare con serenità e naturalezza il futuro cambiamento del corpo: mestruazioni, eiaculazione

¨       sapersi difendere e valutare criticamente la rappresentazione della sessualità nei media prendersi cura di sé: praticando l’igiene e il rispetto del proprio corpo e di quello degli altri

¨       accogliere il concetto di amore tra persone dello stesso sesso

9-12 anni. A questa età, i giochi sessuali sono spesso legati alla necessità di capire, in maniera definitiva, quali siano le differenze fisiche tra maschi e femmine, e quanto questo sia legato a un’identità prima sessuale, e in seguito anche sociale: differenza nell’abbigliamento, nei giochi, ecc ....

La vera maturazione sessuale ha luogo nella pubertà. Entrano in funzione una serie di ormoni maschili e femminili, il cui meccanismo è complesso, ed avviene la differenziazione. Questa è l’età in cui compaiono gli impulsi sessuali veri e propri. È una fase particolarmente delicata, e gli argomenti di cui parlare richiedono una vera e propria competenza alla relazione da parte della famiglia e degli insegnanti. Di cosa parlare:

¨       incoraggiare il dialogo riguardo ai cambiamenti del corpo

¨       introdurre i concetti del piacere: masturbazione e orgasmo (10-12 anni)

¨       far comprendere scientificamente il concetto di fertilità

¨       presentare i pericoli del sesso non protetto e i modi per prevenirlo

¨       informare i piccoli del concetto di abuso con un linguaggio appropriato

¨       promuovere una riflessione sul il diritto al rifiuto: dir loro che è importante saper rifiutare esperienze “sessuali” non desiderate (baci, sfioramenti ecc.).

È particolarmente importante, in questa fase, riconoscere e rispettare il tempo di maturazione del bambino. È bene introdurre un argomento con estrema delicatezza e circospezione e verificare passo dopo passo la disponibilità del bambino a procedere. Insistere eccessivamente su certi temi e non porre sufficiente attenzione alle reazioni non verbali del piccolo può comportare il rischio che la sua sensibilità in ambito sensuale/para sessuale venga aggredita o iper stimolata, questo può effettivamente interferire con un sano e sereno sviluppo.

È importante tenere a mente che l’eventuale innamoramento si dimostrerà come un sentimento diverso dal piacere sessuale, qualcosa che può essere completamente scisso dal piacere fisico. L’innamoramento nei bambini, quando c’è, è spesso idealizzato, ovvero è un sentimento platonico e romantico, privo di etichette verbali.

Come affrontare le differenze di genere? Per tutta l’età prescolare e scolare i bambini dovrebbero giocare insieme, senza distinzioni di sesso. È dimostrato dalla letteratura scientifica sull’argomento che i bambini, quando si sentono liberi,  non fanno differenze di sesso nello scegliere i compagni di gioco  e scelgono il tipo di gioco che vogliono in base a criteri diversi da quelli legati all’appartenenza di genere, mentre quando si sentono controllati dall’occhio dell’adulto, rischiano di modificare il proprio comportamento.

Come parlare di sessualità ai bambini? Ricordiamoci di usare parole appartenenti al linguaggio dei bambini. Non è necessario usare termini scientifici. Non usare mai un linguaggio volgare, non dare del sesso un’immagine negativa e non serena, perché fa parte della natura umana. Oltre a trattare l’aspetto organico e fisiologico della sessualità, l’educazione sessuale è anche educazione sentimentale. Questo non può essere un aspetto secondario, anzi va integrato con le spiegazioni. Portiamo sempre avanti la connessione mente / corpo/cuore.

Un accento particolare deve essere dato al concetto di  rispetto del partner. Pensiamo a quanto, nei film o in pornografia, la donna venga trattata in un modo irrispettoso e in quale modo venga utilizzata nelle pubblicità per fini commerciali. La pornografia prende e tratta il corpo “a pezzi”, è importante far comprendere quanto il corpo abbia una sua totalità, una complessità non fatta di sola carne ma anche di emozioni, di sentimenti, di vulnerabilità personali e di insicurezze.

Articolo tratto da "Rubrica Alfabetizzazione Emotiva" di Ivana Carpanelli (counselor) Claudia Frandi (psicoterapeuta). 19 maggio 2022 -

www.noidonne.org/articoli/mamma-ma-che-lavoro-fa-la-cicogna.php

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SINODALITÀ

Che cosa pensa il papa del Sinodo

 

Per capire che cosa pensa papa Francesco del Sinodo e della sinodalità, quali sono la radice (la Conferenza di Aparecida del 2007) e il cuore pulsante («no» al parlamentarismo o al populismo) di questo impulso che sin dall’inizio del pontificato ha voluto dare alla Chiesa, è utile guardare il videomessaggio (in spagnolo) che egli ha rivolto il 26 maggio alla plenaria della Pontificia commissione per l’America latina.

www.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2022/documents/20220526-videomessaggio-plenaria-pcal.html

Il pensiero incompleto. La sinodalità è «un processo» che necessita innanzitutto di «una maggiore conversione personale e pastorale». Lo ricorda il papa nel videomessaggio – in spagnolo – inviato ai partecipanti dell’Assemblea plenaria della Pontificia commissione per l’America Latina (CAL; 24-27 maggio). Di qui la necessità di «riprendere a camminare insieme per affrontare le sfide e i problemi pastorali e sociali propri di questo cambio di epoca».

Esemplare è stato il cammino della Chiesa latinoamericana, che attraverso le sue conferenze generali, specialmente quella di Aparecida – ricorda Francesco – ha aperto la strada e ha «dimostrato che una corretta interpretazione degli insegnamenti del Concilio implica reimparare a camminare insieme di fronte alle sfide o ai problemi pastorali e sociali propri del cambiamento d’epoca. Dico “reimparare” perché per camminare insieme è sempre importante mantenere un pensiero incompleto. Sono allergico ai pensieri già completi e chiusi. Ricordo l’inizio della teologia della liberazione, che giocava molto con l’analisi marxista, alla quale il papa e il generale dei gesuiti reagirono molto duramente».

                Occorre «mantenere il pensiero incompleto» perché «niente è più pericoloso per la sinodalità del pensare che sappiamo tutto, comprendiamo tutto, controlliamo tutto». Il protagonista, invece, è lo Spirito Santo, che «crea la diversità dei carismi».

                La dimensione storica della comunione. C’è una «teologia pneumatologica», dietro alla sinodalità, così come c’è una «una teologia eucaristica». Infatti «la comunione con il corpo di Cristo è il segno e la causa strumentale di un dinamismo relazionale che plasma la Chiesa. C’è sinodalità solo quando celebriamo l’eucaristia e intronizziamo il Vangelo, in modo che la nostra partecipazione non sia un mero parlamentarismo, ma un gesto di comunione ecclesiale che cerca di mettersi in moto. Tutti i battezzati sono synodoi, amici che accompagnano il Signore nel suo cammino».

Per questo la sinodalità «non indica un metodo più o meno democratico o tanto meno “populista” della Chiesa, non è una moda organizzativa o un progetto di reinvenzione umana del popolo di Dio»: è la «dimensione dinamica, la dimensione storica della comunione ecclesiale fondata dalla comunione trinitaria» ed è basata sul sensus fidei di tutto il «santo popolo di Dio».

                «La collegialità apostolica e l’unità con il successore di Pietro deve animare la conversione e la riforma della Chiesa a tutti i livelli», raccomanda Francesco, che mette in guardia ancora una volta dalla «perversione» del clericalismo.

Maria Elisabetta Gandolfi, caporedattrice Attualità per “Il Regno”

https://re-blog.it/2022/05/30/che-cosa-pensa-il-papa-del-sinodo

 

Roberto Repole "Sinodalità. Il contributo della teologia"

Il tema della sinodalità si è ormai imposto in modo indiscusso tanto all’attenzione del più vasto mondo ecclesiale quanto a quella del più ristretto mondo teologico. In quest’ultimo non è certo nuovo e la svolta operata dall’ultimo Concilio ne ha propiziato lo sviluppo. In verità, qualche riflessione seria e preziosa sul tema è già rintracciabile alla vigilia del Vaticano II, nel momento in cui – specie dinanzi ad un’interpretazione massimalista del Vaticano I, che faceva sostenere ad alcuni persino la non necessità, ormai, di un Concilio – Giovanni XXIII aveva espresso la decisione di riunire un Concilio ecumenico.

È il caso di Congar, che, nel febbraio del 1959, affermando che i concili rispondono ad una necessità propria del corpo ecclesiale, mostrava come essi si radichino – diremmo oggi – in una natura sinodale della Chiesa. Diceva infatti il noto teologo domenicano: «La Chiesa è, per volontà del suo Signore, strutturata gerarchicamente: Gesù ha scelto e istituito i Dodici per essere le colonne del Nuovo Israele, del Tempio spirituale. Ma ha, sin dall’inizio, collocato accanto ad essi 72 discepoli, come i consiglieri di cui Mosè s’era attorniato (Lc 10,1). Il giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo è stato donato, non solamente agli Undici, ma all’insieme dei 120 fratelli che erano riuniti nell’unanimità della preghiera (At 1,13-15). Gesù aveva accordato un valore tutto particolare di presenza ed assistenza alla riunione unanime di diversi dei suoi (Mt 18,20). La Chiesa apostolica aveva compreso che questi fatti traducevano una volontà del Signore. Si è stupiti nel vedere, quando si leggono gli Atti degli Apostoli, come, senza interruzione, un regime collegiale si articoli con una evidente struttura gerarchica. Questo è vero, già, all’interno del “Collegio apostolico”. Questo è vero di tutta la Chiesa, che è propriamente una comunità, una comunione, nella quale i semplici membri sono associati, in un consenso vivente, alle decisioni che, dopo tutto, li concernono». Congar prevede in tale scritto che uno dei temi decisivi che il prossimo Concilio dovrà affrontare sarà quello della collegialità episcopale ma, come si può intuire dal passo riportato, esso non è per lui sganciabile dal tema della partecipazione attiva di tutti alle decisioni che li riguardano, che comporta la realizzazione di un consenso vivente. Peraltro, è sempre in questo stesso testo che il teologo domenicano ha cura di ricordare il principio improntato al diritto romano e richiamato dai cristiani in epoca medievale, oggi costantemente ripetuto da chiunque parli di sinodalità: quod omnes tangit, ab omnibus tractari et approbari debet.

È però dopo il Concilio che la riflessione teologica sulla sinodalità si farà maggiormente strada. Il Vaticano II non ne parlerà direttamente e sarà preoccupato di affrontare effettivamente anzitutto la questione della collegialità. Esso ha posto tuttavia le premesse perché si potesse non solo coniare un neologismo – sinodalità, appunto –, ma trattarne e sviscerarne il senso per l’essere stesso della Chiesa. Non foss’altro perché, come notava una decina d’anni dopo la chiusura del Vaticano II un illustre allievo di Congar, il padre Legrand, procedendo in maniera empirica più che prescrittiva, il Concilio «ha creato o confermato le conferenze episcopali, i consigli presbiterali, dei consigli per l’apostolato dei laici e dei consigli pastorali».

Giova tuttavia rammentare che nelle diverse fasi di ermeneutica e recezione del Vaticano II lo sviluppo teologico della tematica ha fatto registrare momenti diversi. Solo per fare un esempio che coinvolge la teologia italiana, quando nel 2005 l’Associazione Teologica Italiana dibatteva della sinodalità nel suo XIX congresso, la scelta tematica poteva apparire, nel contesto, piuttosto profetica e ad alcuni persino “politicamente non corretta”.

Testo completo             www.ftismilano.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/02/00_Repole.pdf

      Roberto Repole ¤1967             29 maggio 2022

Arcivescovo di Torino e vescovo di Susa dal 7 maggio 2022

www.alzogliocchiversoilcielo.com/2022/05/roberto-repole-sinodalita-il-contributo.html

 

La preghiera nel dinamismo sinodale della Chiesa

Prolusione di Enzo Bianchi, monaco e fondatore della Comunità di Bose

Istituto Madonna del Carmine - Ciampino (Roma) – 27 aprile 2022

XXX Assemblea Nazionale della Federazione Italiana Esercizi Spirituali (FIES)

Video                                     www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/162609

 

Ministeri e presidenza da ripensare sinodalmente

Sinodalità e Riforma: così si può riassumere con due parole guida il tentativo di orientare la vita della chiesa cattolica oggi. Non sono del tutto nuove. Infatti riecheggiano parole di cinquant’anni fa: allora si diceva “concilio” (con qualche richiesta di sinodalità) e “aggiornamento” (termine di Giovanni XXIII; l’ecclesia semper reformanda, principio riscoperto da Yves Congar, fu fatto proprio con prudenza da Paolo VI e solo recentemente ripreso). Per quanto ci sia una certa continuità concettuale, tuttavia il tempo è diverso sia per la chiesa sia per il mondo. La continuità rende manifesto che siamo nell’onda lunga della recezione del Vaticano II; la mutazione dei termini segnala che siamo coinvolti in un processo di interpretazione con tratti nuovi sia della chiesa sia del mondo.

                Il principio di sinodalità. La continuità deve però registrare anche le remore, le inerzie, le battute d’arresto, gli inadempimenti accumulatisi nel corso di quasi sei decenni; il mutamento, pur non disconoscendo il tesoro del passato, deve cogliere che il contesto interno ed esterno della chiesa non è più lo stesso, per evitare la mera ripetizione. E le esigenze del nostro tempo sono diventate impellenti.

                Il sinodo, quello indetto e in svolgimento, e gli altri, universali e locali, che l’hanno preceduto, insieme al principio di sinodalità, che lentamente emerge dal discorso teologico e, molto meno, dalla pratica ecclesiale, pongono il problema raramente esplicitato del potere nella chiesa, nel suo duplice significato: la capacità di iniziativa (potentia) propria ai credenti, loro donata, – il loro potere di essere e di fare, senza alcuna distinzione di rango, in nome della fede, della speranza e della carità e del battesimo – e l’attribuzione e la gestione della potestas e/o dell’auctoritas (ministeri, gerarchia, giurisdizione; e i munera docendi, sanctificandi et regendi); e, di conseguenza, l’intricato problema della loro relazione reciproca.

Duo sunt genera christianorum. Da un certo momento in avanti, ben prima del Decretum di Graziano del 1140, la chiesa ha preso la configurazione di duo sunt genera christianorum (due sono i generi di cristiani: clero/monaci e laici), mettendo in ombra il primo dei due aspetti segnalati del potere, quello di “iniziativa” di ciascun fedele, per quanto esso non sia mai venuto a mancare del tutto, spesso appellandosi a qualche carisma particolare e a successivi processi di riconoscimento canonico.

                Per quanto riguarda il primo dei generi, la questione della sacra potestas, nella distinzione di potere di ordine e potere di giurisdizione, ha attraversato i due recenti concili della chiesa cattolica (primato papale al Vaticano I e collegialità al Vaticano II) e non ha ancora trovato una concreta composizione, sulla quale da qualche tempo si sta affaticando la determinazione del principio di sinodalità.

                A sua volta, in tempi recenti, la distinzione dei duo genera, tra clero e laici, non ha trovato nessuna reale composizione, anzi in qualche caso s’è persino accentuata (le associazioni laicali sorte tra Ottocento e Novecento hanno avuto maggior peso in passato che non in tempi recenti dopo il loro riconoscimento nell’Apostolicam actuositatem, anche per la fine dell’“epoca della mobilitazione” com’è stata definita da Charles Taylor; le attuali attribuzioni di uffici a laiche e laici sono ad personam).

Autorità e potere. Nelle discussioni e negli studi sulla potestas e oggi sulla sinodalità solo raramente si pone la questione del potere e dell’autorità in quanto tale, tanto sul piano teologico, quanto sul piano canonico e su quello contestuale. I poteri si definiscono e si ridefiniscono sempre anche in base al contesto, lo si ammetta o no; non è la stessa cosa parlarne in regime imperiale, feudale, assolutista o democratico. Non solo: la nozione di potere nella chiesa rimanda a quella di Dio “onnipotente”, ampiamente discussa a fine medioevo e inizio dell’epoca moderna e poi lasciata cadere, raramente adeguata allo scandalo e alla follia della Croce. È singolare, ma in epoca recente una teologia del potere non è mai stata davvero elaborata.

                Questa assenza si fa sentire allorché si debba stabilire concretamente in che cosa consista il clericalismo, che Francesco ha avuto il coraggio di chiamare per nome e di denunciare; né si deve dimenticare che lo scandalo degli abusi ha a che fare che un esercizio perverso del potere tanto da parte di chi se n’è reso reo, quanto di chi ha silenziato o non ha ascoltato nel modo dovuto la voce delle vittime. La cosa in sé è ormai palese, ma non ha innestato un processo di riflessione teologica di più ampio respiro.

                Il fondamento battesimale. A ciò si aggiunge un problema recente, non intravisto al Vaticano II e in gran parte eluso nei decenni successivi: il concilio si occupò ampiamente del ministero episcopale ma non registrò la crisi ormai avviata del ministero presbiterale. Questa da tempo attraversa la chiesa cattolica in molte chiese storiche (e coinvolge anche il pastorato di molte chiese protestanti) e non è ancora assunta nei suoi contorni reali. La diminuzione del numero dei presbiteri, peraltro, raramente ha favorito un maggior coinvolgimento laicale, com’era possibile ragionevolmente prevedere.

                La centratura ecclesiologica sull’eucaristia, teologicamente ineccepibile e necessaria, di fatto fa sì che ci sia “chiesa” solo là dove c’è eucarestia: a qualunque costo, anche a quello clericale. Il fondamento battesimale – ben esplicitato da Francesco nell’Evangelii gaudium, nn. 119-121 – non è ancora recepito e quasi mai efficace a livello di riconoscimento, anche se gran parte della vita della chiesa ne dipenda (la catechesi e altri settori vitali).

www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html

Se si accetta il principio sinodale, anche solo nel suo abbozzo attuale, è il ministero stesso, in tutti i suoi ordini, a dover essere ripensato: qual è il suo ruolo e il suo modo di attuazione entro un contesto sinodale – dal parroco al papa, e viceversa? Fondamento e stile non devono essere disgiunti. Non è e non sarà un’operazione facile, a motivo di assetti strutturali secolari ormai sedimentati.

                Non è tutto qui, tuttavia. Infatti il ministero è sotto duplice pressione; oltre al principio sinodalità, non ancora realmente attivo, si deve prendere atto della mutazione di contesto ecclesiale e storico, che registra cumulativamente la crisi del ministero presbiterale, l’emersione del ministero diaconale, la questione femminile e il connesso accesso ai ministeri, i modelli democratici presenti o assenti nell’ambiente politico e culturale circostante, l’infosfera e la ragione digitale con le loro implicazioni sul piano della comunicazione.

                Una Chiesa trasformata dal popolo. Dentro questo quadro, abbastanza conosciuto ma raramente dichiarato nei suoi aspetti più critici, il ministero, a tutti i livelli, deve trovare nuovi stili e sperimentare nuove relazioni. Che cosa e come fare?

                Innanzitutto occorre ritornare al modello neotestamentario, anche per tenere viva la prospettiva ecumenica. Una buona guida può essere quanto Romano Penna ha proposto in Un solo corpo. Laicità e sacerdozio nel cristianesimo delle origini, Carocci 2020.

                Passando al futuro prossimo, è indispensabile precisare e articolare il principio sinodale in tutte le sue variazioni. Dall’ampia bibliografia traggo due sole indicazioni:

¨       Hervé Legrand, Michel Camdessus, Una chiesa trasformata dal popolo, Paoline 2021

¨       Rafael Luciani, Serena Noceti, Carlos Schickendantz, Sinodalità e riforma. Una sfida ecclesiale, Queriniana 2022.

È necessario però, e di questo ci sono poche tracce, controllare le dimensioni sinodali già esistenti e di cui in questo frangente troppo poco si parla: i consigli presbiterali, i consigli pastorali diocesani e parrocchiali, gli altri consigli. Esistono? Come operano? Con quale partecipazione e efficacia? Istituiti dopo il Vaticano II non sono mai stati oggetto di una reale ricerca teologica e pastorale. Senza questo ancoramento “alla base”, la sinodalità non vi arriverà mai; la riforma sinodale ha bisogno di due movimenti in contemporanea, dal basso all’alto e dall’alto verso il basso, dal momento eccezionale alla vita ecclesiale quotidiana. La stessa consultazione sinodale in atto dovrebbe essere coinvolta in questo reale controllo e studio, in ogni caso sarà necessario farne un bilancio.

                Se queste condizioni teologiche e pratiche saranno adottate, diventerà possibile elaborare nuovi modelli di presidenza, con gli indispensabili vincoli “sinodali” e con un’altrettanta indispensabile varietà di attuazioni. Un censimento delle buone pratiche potrebbe fin d’ora costituire una premessa per rendere possibile la trasformazione sperata.

                Un’ultima osservazione, che si riconnette al punto di partenza. La riforma non deve ridursi alla sola partecipazione sinodale, altrimenti si incaglierà nelle secche istituzionali e procedurali. Deve conferire con altri aspetti, non meno urgenti alla vita della chiesa e dei fedeli: i motivi della riforma sono povertà, libertà, fraternità, valori e stili concreti sintetizzabili in forme di comunione (koinonia) in grado di attraversare correttamente i conflitti e di salvaguardare generosamente la pluralità.

                Oreste Aime, presbitero della diocesi di Torino, docente di Filosofia presso la Facoltà teologica di Torino.

pubblicato il 20 maggio 2022

www.viandanti.org/website/ministeri-e-presidenza-da-ripensare-sinodalmente

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SINODI IN ITALIA

Roma. Cammino sinodale diocesano: ecco i frutti dell’ascolto

Il verbo “ripartire” è quello che meglio racchiude e sintetizza quanto emerso dalle attività di ascolto svolte nella diocesi di Roma, su più fronti e a più livelli, a partire dallo scorso ottobre in occasione del cammino sinodale della Chiesa italiana. «Non è stato semplice discernere e mettere insieme quello che abbiamo ritenuto maggiormente significativo – spiegano dall’équipe sinodale diocesana, che proprio in virtù dell’esperienza di sinodalità vissuta nel proprio lavoro di redazione di un documento di sintesi vuole coerentemente presentare i risultati di questa prima parte di attività in modo corale -. Sicuramente anche questo lavoro risulterà ancora mancante eppure il risultato è già sentirci a un punto di ri-partenza», perché «sentiamo che lo Spirito ci ha dato uno “scossone”, ci ha riaperto l’orecchio, rilevando la sete di tanti nell’essere veramente ascoltati».

www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=2ahUKEwjuvdzz7JP4AhVGg_0HHRuOAgIQFnoECAMQAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.diocesidiroma.it%2Farchivio%2F2022%2Fdiocesi%2FSintesi_finale_del_cammino_sinodale_nella_diocesi_di_Roma_doc_1056.pdf&usg=AOvVaw1RlcJgNFyj8TAAkNQBVEDJ

                L’ascolto vissuto nelle diverse realtà coinvolte – dalle scuole alle carceri, dagli ospedali alle comunità etniche – e nelle parrocchie romane, che nella quasi totalità hanno attivato processi di ascolto e per il 40% hanno già restituito i risultati di quanto vissuto, ha fatto emergere «il dato di una grande crisi di fede sia fuori che dentro alla Chiesa – sono ancora le parole degli incaricati diocesani -, ma grida più forte il desiderio di abitare il cambiamento d’epoca da testimoni di Cristo risorto, per ripartire dalla perenne novità della Pasqua, non temendo di metterci in dialogo e in discussione, consapevoli che il “camminare insieme” è lo stile della Chiesa, ricordando che la Via, la Verità e la Vita è Cristo stesso». A seguire, c’è l’evidenza di un «desiderio di umiltà e di comunità – fanno sapere i membri dell’équipe- e, ancora, l’esperienza del cammino ha aiutato le comunità a spostare l’attenzione dall’io al noi e agli altri, attraverso incontri concreti, personali, autentici e paritari».

                Pur nella gioia generale della condivisione, «si è notata anche qualche fatica – sono ancora le considerazioni degli incaricati diocesani -, come la difficoltà a coinvolgere chi solitamente non frequenta la Chiesa, specialmente i più giovani, e a superare la logica del gruppo per vivere invece un percorso comunitario». La sintesi prodotta (e fatta pervenire alla Cei) – lungi «dal fornire un mero dato sociologico esprime piuttosto cosa il popolo di Dio ci sta dicendo, dai desideri alle criticità, ed è il frutto di un processo spirituale – sono le parole dei referenti dell’équipe sinodale diocesana -, rappresenta il risultato di un’attività di concordia: mettere insieme davvero ciò che passa dal cuore delle persone, che è dove parla lo Spirito Santo». Una considerazione importante nasce infatti «dalla constatazione che chi si è messo in gioco e ha preso davvero parte a questo cammino condiviso della Chiesa si è riunito dapprima intorno alla Parola per favorire poi un confronto spirituale – spiegano -. Questa è una novità sicuramente da incentivare e da imparare a vivere come stile», dato che «quando la Chiesa ascolta se stessa, ascolta ciò che lo Spirito Santo vuole comunicare». Non a caso «qualcuno avverte la necessità di imparare l’arte del discernimento per comprendere se alcune delle cose emerse siano effettivamente frutto dello Spirito che parla o di ideologie dettate dallo spirito del mondo», fanno sapere ancora i membri dell’équipe.

                Da un punto di vista metodologico, gli incaricati diocesani evidenziano infine di aver «cercato di fare emergere i nuclei tematici più ricorrenti, scegliendo quelli che più risuonavano nelle risposte e nei contributi forniti», privilegiando «il sentire comune e la voce diretta delle persone, riportando spesso i loro virgolettati, anche a costo di sacrificare la forma linguistica», perché la sintesi prodotta «non è un testo teologico né accademico ma la tessitura delle voci della gente e non solo dei pastori ma di tutti, senza più neanche la distinzione tra “ad intra” e “ad extra”».

Michela Altoviti                                              Roma Sette 31 maggio 2022

 

Sintesi del cammino sinodale della diocesi di Imola

www.diocesiimola.it/cammino-sinodale

 

Volendo dare un contributo alla trasparenza del cammino sinodale, il sito web “Viandanti” pubblica sia le sintesi dei “gruppi sinodali”, sia gli interventi individuali che ci verranno inviati alla seguente casella di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

  vedi newsUCIPEM n. 905, pag. 22

www.viandanti.org/website/i-gruppi-sinodali

 

Comunità cristiane di base italiane

Alla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi

Alla Conferenza Episcopale Italiana

Carissimi fratelli vescovi,                                             come Comunità cristiane di base italiane, sentiamo importante accogliere il vostro invito a percorrere insieme un cammino sinodale, che veda la partecipazione ed il contributo di tutti e tutte, un cammino – come si legge nel documento preparatorio del Sinodo universale - che sia un “processo ecclesiale partecipato e inclusivo, che offra a ciascuno – in particolare a quanti per diverse ragioni si trovano ai margini – l’opportunità di esprimersi e di essere ascoltati per contribuire alla costruzione del Popolo di Dio”. In questo spirito e con la speranza che questo Sinodo possa davvero essere un momento di autentico ascolto reciproco, vogliamo qui portare il nostro contributo.

Non è la prima volta che vi scriviamo in questo percorso sinodale. Alcune singole comunità hanno già inviato un loro contributo specifico al Sinodo, che racconta il cammino e le scelte che hanno fatto, frutto di approfondimenti biblici e dei momenti storici che si sono trovate a vivere. Inoltre abbiamo contribuito ad elaborare e vi abbiamo inviato proposte firmate insieme ad altri numerosi gruppi e realtà della Chiesa, che si sono messi in rete per condividere un pezzo di cammino sinodale, in particolare tre lettere, del maggio e dell’ottobre 2021 e l’ultima del 22 febbraio 2022 sul tema LGBT+.

Qui, come movimento delle Comunità cristiane di base nel suo insieme, ci limitiamo ad evidenziare i nodi che consideriamo essenziale sciogliere e che crediamo richiedano un radicale ripensamento da parte della nostra Chiesa sulla propria presenza e missione evangelizzatrice nella società, senza il quale la distanza sempre più percepita tra insegnamento del Magistero e vita delle persone seguiterà inevitabilmente a crescere.

Prima vogliamo però dire qualcosa di noi. Le Comunità cristiane di base italiane (CdB) sono nate dall’intreccio tra gli stimoli scaturiti dal Concilio Vaticano II e il profondo desiderio di libertà che animava tante donne e tanti uomini del “neonato” Popolo di Dio. Le intuizioni innovative del Concilio, purtroppo non sviluppate, anzi represse negli anni successivi, hanno ispirato il nostro cammino e la nostra ricerca di fede, nel faticoso tentativo di mettersi alla sequela di Gesù e di vivere il messaggio evangelico nella nostra realtà di oggi. Un cammino sinodale, il nostro, che dura da più di 50 anni, che non si è lasciato scoraggiare dalle chiusure praticate dalla gerarchia vaticana nei decenni successivi al Concilio; in questo cammino è sempre stato centrale il rispetto dei percorsi plurali delle singole comunità, collegate in rete.

Le strade su cui la nostra sequela di Gesù si è sviluppata e prosegue possono essere così schematicamente illustrate:

¨       Riappropriazione comunitaria della Parola. È sempre stato centrale per noi lo studio della Bibbia, basato sul metodo storico-critico, per comprendere il testo calandolo nel periodo e nella cultura in cui è stato scritto, e sull’ermeneutica del sospetto, per far emergere parole, pensieri e profezie di donne, da un testo scritto da uomini che costringe il più delle volte le donne all’invisibilità e alla marginalità. Un approfondimento del testo che non è fine a sé stesso, ma che meglio ci permette di calarci dentro le nostre vite e di condividere con la comunità, partendo ciascuno e ciascuna da sé, le nostre riflessioni personali e i nostri vissuti, spingendoci ad interrogarci sul cambiamento di vita e la conversione che il messaggio evangelico ci chiede. Perché le donne passino dal silenzio e dalla sottomissione alla libertà e all’autodeterminazione, gli uomini dalla violenza della cultura patriarcale al riconoscimento della pari dignità di tutti gli esseri viventi, e perché per tutti e tutte siano centrali la solidarietà, la condivisione, il rispetto di tutte le differenze e l’impegno nelle lotte di liberazione. Questa ci pare la strada credibile e praticabile per l’affermazione della giustizia e della pace.

¨       Riappropriazione comunitaria dei ministeri. Alla luce dell’insegnamento evangelico sui ministeri, intesi come servizio a cui discepoli e discepole sono invitati/e nei confronti della comunità, nelle CdB abbiamo cercato e ancora cerchiamo, non senza fatica e contraddizioni, di vivere comunitariamente i servizi necessari e utili, riconoscendo e valorizzando i carismi e le competenze di ognuno e ognuna. La formazione personale è frutto di ascolto, studio, scambio, riflessione e riconoscimento reciproco.

¨       Riappropriazione comunitaria dei sacramenti. Le pratiche sacramentali, pur nella diversità delle varie esperienze comunitarie, hanno acquisito a poco a poco nel tempo la funzione di riti di inserimento, accompagnamento e consolidamento nella vita della comunità. Centrale, in ogni CdB, è l’Eucarestia, memoria viva e costante dell’invito di Gesù a fare come lui, a spezzare il nostro corpo, a mettere la nostra vita a servizio delle persone che incontriamo e che hanno bisogno di aiuto, di solidarietà, di amore, ad immergerci nella quotidianità, riflettendo sui fatti sociali del nostro tempo alla luce dei principi evangelici e superando così la distinzione tra sacro e profano. L’amore è celebrato, in particolare, nei riti matrimoniali, liberati dai limiti imposti da dottrine omotransfobiche, che riteniamo contrarie al “grande comandamento”

evangelico dell’amore universale. Le differenze tra le pratiche sacramentali delle diverse CdB dipendono anche

dalla scelta di corrispondere ai desideri delle persone e delle famiglie: c’è chi vive il Battesimo come ingresso nella Chiesa cattolica, mentre per altri/e è la “presentazione” di figli e figlie alla comunità. La confessione individuale dei peccati è da molto tempo sostituita da forme diverse di confessione comunitaria, accompagnata dalla celebrazione del perdono. Infine, anacronistico è diventato, per le CdB, il sacramento dell’Ordine, proprio in conseguenza e funzione della centralità che, per la nostra vita di fede, ha via via assunto la dimensione comunitaria.

E veniamo ai nodi che auspichiamo i due Sinodi, pur nelle loro differenze, affrontino:

  • Nel momento in cui scriviamo, nel quale la guerra è arrivata in Europa, vorremmo che ci fosse un pubblico ed esplicito “mea culpa” per la benedizione degli eserciti e delle armi spesso impartita da parte di singole conferenze episcopali. In particolare, per la Chiesa italiana, sarebbe un importante segno di testimonianza rinunciare al privilegio concordatario di avvalersi di cappellani militari inquadrati nell’esercito con gradi di ufficiali ed offrire semplicemente il servizio di assistenza spirituale senza inquadramento nei ruoli militari.
  • È necessario un ripensamento dei ministeri nella Chiesa come servizio al Popolo di Dio, aperti a uomini e donne: il ruolo delle donne nella comunità, il servizio che intendono offrire, non possono che essere lasciati alla loro scelta. L’esclusione delle donne dalla presidenza della Cena del Signore è il segno di una Chiesa che ha dimenticato la parità voluta da Gesù, la sua scelta inaudita e scandalosa, ai suoi tempi, di circondarsi, oltre che di discepoli maschi, di un gruppo di donne, prime testimoni della sua resurrezione.
  • Un’accoglienza delle persone LGBT+ che chieda loro di mutilarsi della propria sessualità e della possibilità di viverla non è una vera accoglienza. C’è bisogno di cancellare il marchio di sporco e di peccato impresso su di loro e sulla loro sessualità da secoli di dottrina cattolica. Non considerare le nuove conoscenze che ci vengono dalla scienza, e seguitare a parlare nel catechismo di “atti di omosessualità intrinsecamente disordinati”, fa violenza sulle persone, le incolpa per ciò che sono, le umilia e tradisce il messaggio di amore e misericordia di Gesù. Non ci sono gli “atti”, ci sono le persone con la loro dignità, i loro amori e la loro sessualità, dono di Dio. Lasciamo che quel dono si possa esprimere perché le tante forme di amore ci raccontino l’amore a tanti colori di Dio.
  • La questione della pedofilia del clero, emersa in questi anni in molti Paesi, ha visto una diversa risposta da parte delle conferenze episcopali nazionali. Riteniamo necessario e urgente che in tutta la Chiesa la questione venga affrontata in tutti i suoi aspetti e che le conferenze episcopali, come la CEI, che non hanno ancora istituito commissioni indipendenti dalle gerarchie per esaminare il comportamento delle varie diocesi nelle loro nazioni, lo facciano al più presto.
  • Chiediamo che la Chiesa cattolica si faccia promotrice della fratellanza che deve legare tutte le Chiese cristiane, aprendosi alla ospitalità eucaristica verso tutti i seguaci dello stesso Gesù di Nazareth. Questo porterebbe serenità in tutti e tutte a partire dalle famiglie formate da coniugi appartenenti a Chiese di confessioni diverse.
  • Esprimiamo la speranza di trovare, come Chiesa, il coraggio di riguardare con onestà, alla luce del Vangelo, il percorso fatto negli ultimi cento anni almeno, riconoscere gli errori, chiedere perdono a coloro che sono stati offesi ed esclusi. Imparare a dire “abbiamo sbagliato”: una parola di verità per poter     essere credibili in quello che diciamo.

Le Comunità Cristiane di Base italiane                  1° aprile 2022

www.viandanti.org/website/wp-content/uploads/2022/01/CDB_Lettera-contributo-FF.pdf

 

Una Chiesa sinodale, nell’annunciare il Vangelo, cammina insieme. Come?

Riceviamo da amici di Genova, e volentieri pubblichiamo, una scheda sintetica, frutto di una serie di incontri di riflessione che un gruppo di credenti genovesi ha tenuto sul Sinodo in corso nella Chiesa italiana.

In una lettera ai vescovi del settembre 2021, la Cei scriveva: “è fondamentale costituire gruppi sinodali diffusi sul territorio: non solo nelle strutture parrocchiali, ma anche nelle case e dovunque sia possibile incontrare e ascoltare persone”. Per avere una visione d’insieme di quanto si sta muovendo a questo riguardo si veda la documentazione sui gruppi sinodali raccolta dall’Associazione Viandanti.

 

Una Chiesa sinodale nell’annunciare il Vangelo cammina insieme:

Gesù invita a seguirlo per proseguire la sua missione

¨       Punti di forza

*Comunità cristiane, Associazioni, Piccoli gruppi che meditano Il Vangelo

* Luoghi carismatici: le piccole comunità che propongono giornate, settimane di raccoglimento, in luoghi idonei

* Figure carismatiche: presbiteri attenti al Vangelo, donne e uomini laici di grande generosità, che fanno volontariato

* Le forme di servizio concreto ai poveri, emarginati, rifugiati, ecc.

¨       Passi da fare (Azioni)

  • Ampliare e diffondere le Comunità cristiane, Associazioni e quei piccoli gruppi che meditano il  Vangelo,  Promuovere Comunità Cristiane di Base che proseguano la missione di Gesù, come alle origini, che chiaramente mette al centro i più poveri ed oppressi privilegiando l’amore/servizio verso di essi (“opzione preferenziale per i poveri”).
  • È essenziale offrire soprattutto ai giovani occasioni di incontro e condivisione con Comunità che vivono il Vangelo, lavorano e pregano e farli incontrare con figure carismatiche ed esperienze che ci sono e non sempre sono conosciute, per una esperienza di fede “laica” e non clericale. Questa attività dovrebbe essere accompagnata da una azione costante di formazione e presa di coscienza cui ci richiama continuamente Papa Francesco per dare significato e fondamento all’impegno di servizio, nell’ottica dell’ ecologia integrale.
  • L’attuale contesto storico e il Vangelo stesso richiedono un rinnovato impegno per la giustizia, non un optional delegato ad alcuni incaricati. In particolare va colta e affrontata sul lungo termine la sfida dell’accoglienza e inclusione dei migranti. La risposta umana e sociale alle povertà e all’emarginazione deve unirsi ad un’azione coraggiosa, profetica di denuncia dei meccanismi di ingiustizia strutturale, delle mancanze dei poteri costituiti e delle violazioni dei diritti umani.

¨       Una Chiesa sinodale nell’annunciare il Vangelo cammina insieme:

  • Motivazione del seguimento di Gesù

Punti di forza                                   Punti di debolezza

*La Parola                                          * Scarsa conoscenza dei testi sacri

* catechismo troppo lungo, dogmatico, e mal studiato

                                                                                              * cristianesimo abitudinario che rasenta la superstizione

* sfiducia nella possibilità di cambiamento

*individualismo, aggravato dal lockdown

Passi da fare (Azioni)

  • Il seguimento di Gesù si fonda sulla Parola, che non è insegnamento dottrinale, ma esempio di vita: la sua vita.. Se si conoscono poco o male i testi sacri, si può cadere in un cristianesimo abitudinario, che rasenta la superstizione cadendo nel magico, cercando di riceverne un beneficio solamente personale. Solo la conoscenza corretta dei testi sacri aiuterà la rinascita della Chiesa, rendendo più vivaci le parrocchie e più partecipativa, attualizzata la liturgia, ridotta a rito. Ovviamente si dovrà ripensare al percorso catechistico, fino a rivederlo drasticamente: testimoniare fede, non insegnare religione.

La Parola: deve ritornare ad essere il fondamento della pastorale, in generale, e della liturgia della parola nella celebrazione Eucaristica in particolare, attraverso:

      -un servizio di avviamento alla lettura non fondamentalista ed alla comprensione della Bibbia, offerto a tutti i parrocchiani in via continuativa e strutturata

momenti di spiegazione delle letture della Messa domenicale, per una loro comprensione e contestualizzazione, su cui poi fondare l’omelia, al fine di provocare una “risposta” personale da parte dei partecipanti. Occorre mettere a sistema percorsi di catecumenato per giovani e adulti riferendosi ai primi secoli della chiesa, per rimediare all’assenza di una concreta, credibile formazione cristiana delle persone adulte.

Una Chiesa sinodale nell’annunciare il Vangelo cammina insieme:

                La Chiesa di Gesù rinasce per l’azione del suo Spirito

Punti di forza

* Desiderio di tante persone di condividere una “fede” autentica

*Consapevolezza crescente sui temi problematici: il celibato dei preti il ruolo delle donne, la liturgia, ecc.       

*Papa Francesco: interpreta le ansie e i drammi della contemporaneità; sostiene il cammino sinodale che spinge verso una Chiesa più comunitaria e non solamente di massa….

*Il cammino sinodale iniziato nelle Chiese locali e che culminerà con l’assemblea sinodale a Roma nel 2023

*L’ecumenismo: favorisce il rinnovamento della Chiesa

Passi da fare (Azioni)

*Vari elementi fanno pensare all’azione dello Spirito che agisce nella Chiesa di Gesù, come un vento che soffia dove vuole, benché spesso ostacolato dalla gerarchia ecclesiastica e da un malinteso senso di “sacralità” del passato, specie dell’impostazione antimoderna e antilibertaria

* Si nota in molte persone il desiderio di avere una fede più profonda e “autentica”, che deve essere interpretato e soddisfatto con opportune iniziative che rompano la routine ecclesiastica e servano di alimento alla fede intesa correttamente-vedi Concilio Vaticano II- come adesione al Dio di Gesù Cristo che abita in noi con il suo Spirito e non ad una “dottrina”: per es. momenti o scuole di preghiera , revisione sostanziale del cammino di preparazione al sacramento del matrimonio, costituzione di gruppi di giovani coppie che fanno queste esperienze insieme

* Appare generalmente diffusa una crescente consapevolezza circa i temi problematici. Sono ormai  maturi i tempi per una riflessione franca e aperta, su temi ritenuti ancora oggi esclusi dalla riflessione sinodale, da parte di tutto il popolo di Dio, legittimato a farlo in forza del suo Battesimo.

* La piena rivalutazione della sessualità, nel suo valore biblico e relazionale, mettendo al centro la responsabilità piena della coscienza della coppia credente, nel suo esercizio, superando i limiti interpretativi della “Humanæ Vitæ”.

* La comunione ai divorziati, l’omosessualità e la loro unione, intesa diversamente da “matrimonio”

*Celebrare l’Eucarestia come Cena del Signore in cui Gesù si dona all’umanità, in ubbidienza alla volontà del Padre, il che non ha nulla a che vedere con Altari in cui Gesù s’ immola al Padre per il perdono dei peccati di noi umani.  Come esempio non come obiettivo, celebrare l’Eucarestia nelle case per ridare il senso della Cena tra amici con Cristo e quindi riportarlo nelle chiese.

* Rivedere il senso e la forma della celebrazione dei Sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione restituendogli la sostanza di perdono tra i fedeli benedetto da Cristo e riservando la confessione auricolare ai casi di rispetto della persona.

*Il Sacramento andrebbe praticato collettivamente prima dell’Eucarestia in momenti solenni dell’anno, ad esempio all’inizio dei tempi “penitenziali” di Avvento e Quaresima, Andrebbe sottolineata la necessità di praticare la riconciliazione prima con i fratelli con i quali c’è stata rottura, e di confermare ai presenti la riconciliazione delle parti. (Matteo 5, 23-24). Al Vescovo, o a suoi delegati selezionati e appositamente incaricati, oppure ordinati, anche nelle comunità locali, sarebbe riservata la remissione di peccati gravi o che comportino la segretezza per evitare male ulteriore. La riparazione per quanto possibile del male fatto o di una azione di bene corrispondente va sostituita alla tradizionale pena dei Pater Ave Gloria.

*L’ecumenismo indubbiamente favorisce il rinnovamento della Chiesa, sempre che non si limiti a incontri solamente annuali ed informali, ma si dedichi a cercare ciò che ci unisce e studiare ciò che ci divide, per trovare un compromesso che soddisfi tutte le realtà ecclesiali.

*Dopo il Concilio Vaticano II, i grandi gesti ecumenici degli ultimi papi, specialmente di papa Francesco e le comuni riflessioni teologiche, l’ecumenismo deve penetrare ed essere percepito e praticato nel corpo vivo dei fedeli, con iniziative dal basso continuative e non occasionali;

*Lo scandalo delle divisioni dei cristiani non è più tollerabile all’inizio del III millennio.

* Il cammino sinodale iniziato: per un reale ed efficace “cammino sinodale” della chiese locali e della chiesa universale, è essenziale la presa di coscienza da parte di tutti i fedeli, che il Sinodo è una occasione irripetibile per un sostanziale rinnovamento, offerta dallo Spirito Santo alla Chiesa, per metterla in grado di annunciare il Vangelo nel III millennio: ritrovare la sua missione che è quella dell’annuncio del Regno- Tutti i semplici fedeli, uomini e donne, devono a tal fine riscoprire il loro ruolo di protagonisti e non di semplici collaboratori, nella missione della Chiesa, in forza del loro sacerdozio battesimale , accanto a quello ministeriale.

* Occorre costruire un ampio piano pastorale sulla cura della casa comune come definita nella Laudato Si’. L’ambiente è la sfida del secolo e la Madre Terra è il dono di Dio che non possiamo continuare ad uccidere, a partire dalla nostra città e dai nostri stili di vita.

* Occorre un maggiore coordinamento inclusivo con i movimenti ecclesiali, scoraggiando l’eventuale ricerca di spazi di potere per ambiti di influenza.

Una Chiesa sinodale nell’annunciare il Vangelo cammina insieme:

Chiesa più ecclesiastica che ecclesiale

Punti di debolezza

* struttura ecclesiastica ancora largamente clericale e gerarchica.

*Accentramento  clericale della gestione del potere e delle responsabilità nella Chiesa

* I laici sono solo suddite e sudditi

* discriminazione, esclusione delle donne

* tentativi da parte della gerarchia di pilotare e frenare il cammino sinodale

Passi da fare (Azioni)

¨       Pensiamo che sia necessaria una seria riflessione sulla relazione tra Chiesa e mondo, partendo dai documenti de Concilio Vaticano II. Soprattutto si dovrebbe riflettere sulla “Gaudium et spes”, che parla proprio della relazione Chiesa-Mondo, ove molto contano i laici e le laiche nella costruzione del Regno di Dio. Per l’autentica credibilità della Chiesa, ci vorrebbe un gesto eclatante: vendere tutte le ricchezze e dirottarle verso i bisogni reali della gente, a iniziare dai più poveri.

¨       Rendere più attiva la Pastorale Popolare che dopo il III secolo ha sostituito le Comunità Cristiane – attraverso una migliore formazione evangelica e una dinamica partecipativa alle celebrazioni liturgiche, soprattutto all’Eucarestia

Per la Chiesa genovese:

*Le parrocchie vivono la crisi di non corrispondere più alla vita dei quartieri e delle persone, come anche di dipendere eccessivamente dalla centralità del parroco, volente o nolente. Occorre un ripensamento della presenza territoriale, degli impegni quotidiani, e una desiderata, preparata, crescente autonomia dei laici. *Occorre investire sul diaconato permanente e coniugato per promuovere l’animazione pastorale ed organizzativa nelle comunità parrocchiali.

*Occorre una visibile e determinata promozione della donna, della parità di genere e del coinvolgimento nei ruoli decisionali, senza retoriche paternalistiche ma lasciando e aprendo spazi effettivi e paritari.

*Occorre una riforma dell’informazione (in particolare quella diocesana) perché sia capace di dare voce alla pluralità di una chiesa “poliedrica”, perché sia attenta ad evitare linguaggi e approcci clericali, perché sviluppi strumenti aggiornati e coordinati, con una maggiore autonomia di professionisti laici e del mondo giovanile.

*Occorre generare meccanismi di trasparenza nella gestione economica (in particolare nella nostra diocesi), con la pubblicazione dei relativi bilanci. Occorre ripensare evangelicamente la presenza diocesana e i rapporti di potere in consigli di amministrazione di enti e aziende, responsabilizzando persone laiche.

*Una primavera nella chiesa genovese non può che partire da un processo di ascolto e di confronto, per una lettura comunitaria e sincera dei segni dei tempi. È fondamentale la convocazione di un inedito Sinodo diocesano che abbia il coraggio di favorire una reale e plurale partecipazione, a servizio della chiesa diocesana e della città. Auspichiamo inoltre che la sinodalità possa diventare una prassi abituale nella nostra chiesa locale che contiene in sé molte energie vitali e iniziative meritevoli che potrebbero, se valorizzate e armonizzate, costituire i semi per una stagione di rinnovamento.

Una Chiesa sinodale nell’annunciare il Vangelo cammina insieme:

Il ruolo dei presbiteri oggi e domani

Punti di debolezza

*   Insufficienza o assenza di formazione psicologica e affettiva del prete

*l’ipocrisia di preti e laici che predicano Bene, ma razzolano male.

* il celibato obbligatorio del prete

* gli scandali sessuali (pedofilia)

* La visione cristiana di papa Francesco  non viene interiorizzata dal clero

* diminuzione di preti e seminaristi

Passi da fare (Azioni). Circa i presbiteri, partendo dai “punti di debolezza” che abbiamo riscontrato all’interno della Chiesa,  pensiamo quanto segue:

*che sia molto importante operare una seria revisione della formazione del clero, e dei Seminari in cui sono obbligati a vivere, quasi totalmente segregati dalla realtà esterna, in funzione della quale si dovrebbero preparare oppure sostituzione dei Seminari con altri tipi di strutture “esterne” di formazione.

* che si debbano approfondire le cause degli scandali provocati dalla pedofilia ecclesiastica anche dal punto di vista psicologico, medico e curativo.

* Occorre aggiornare la formazione dei preti, perché sia fortemente radicata nel Concilio Vaticano II e consenta così di abitare la complessità del mondo di oggi.

* Occorre applicare e vivere la riforma liturgica per passare da celebrazioni asettiche o teatrali a celebrazioni comunitarie.

* In nuovi Centri Universitari, che sostituiscano gradualmente i seminari, privilegiare le seguenti materie di formazione:

1) gli studi della Parola con tutti i mezzi per la sua comprensione, come lingue, storia, cultura, miti… degli scrittori

                2) le materie scientifiche che possono aiutare a comprendere il funzionamento della natura umana, onde evitare di classificare come peccati ciò che rientra nei “limiti” e condizionamenti naturali

* La diminuzione di preti e seminaristi sarà un “segno dei tempi” che stimola a nuove forme di vita comunitaria?

Si prospettano per il futuro quindi diversi tipi di servizio alla Chiesa locale nei quali il percorso vocazionale può includere:

  • voti di tipo monacale, quali castità e povertà nonché obbedienza non ad una gerarchia ma alla comunità locale o monacale nel servizio da rendere ad essa e nella quale il sostentamento è offerto da essa, oppure dalla congregazione che accoglie il monaco;
  • oppure percorso di uomini e donne, e coppie coniugate, che mantengono il proprio lavoro, specie se lavoro di servizio diretto. In questo servizio la funzione celebrativa, di presidenza dell’Eucarestia, potrebbe essere proposta dalla comunità locale al Vescovo che la valuta ed effettua l’ordinazione presbiterale o quella

La chiesa di cui abbiamo bisogno. Desideriamo invitare, stimolare e accompagnare la nostra chiesa locale perché, nel servizio della nostra città, sia in grado di mettersi con umiltà e determinazione di fronte a tutto questo; che abbia la capacità di ascoltare, chiedere consigli e sintetizzare la pluralità; che abbia la volontà di rendere conto delle sue scelte e delle sue azioni; che cerchi di includere e non di allontanare chi la pensa diversamente; che frequenti abitualmente le periferie esistenziali e gli “ultimi” del territorio. Una chiesa che sia presente nella vita delle persone, in particolare degli ultimi, e che sia facilmente riconoscibile. Una Chiesa che intenda seguire, imitare e applicare il magistero e lo stile di Papa Francesco.

 

Contributo frutto di una riflessione collettiva di un gruppo di amici desiderosi di fornirlo al Percorso sinodale, che mi ha incaricato di trasmetterlo.

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