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Esserci fino all’ultimo. Ogni storia è importante

 

 

Autore: Angelo Rossi 

 

 

Cure Palliative: le testimonianze di pazienti,

familiari e operatori sanitari

nel libro di Angelo Rossi

 

          Dare un senso alla propria vita, nonostante la consapevolezza di affrontare un momento complesso e inaspettato. Un forte desiderio di reinventarsi, di non mollare e, al tempo stesso, trovare stimoli sia per sé stessi che per le proprie famiglie. Sentimenti e sensazioni condivisi dalle persone che si affidano al reparto di cure palliative dell’ospedale Carlo Poma di Mantova e trasmessi dall’autore Angelo Rossi nel suo

recente libro “Esserci fino all’ultimo. Ogni storia è importante” edito dalla casa editrice Il Rio Edizioni. Sono venti le testimonianze raccolte dall’autore durante gli incontri organizzati con pazienti, familiari, operatori sanitari grazie alla disponibilità dell’intero reparto, della direttrice Laura Rigotti e il sostegno dell’associazione Cav.

 

 

 

          Lorella Ballasini, onlus a supporto delle cure palliative. «Mi sono avvicinato a quello che ho percepito essere un campo di vita - racconta Angelo Rossi - in cui

l’attaccamento alla realtà esterna è veramente molto forte e ha permesso anche a me stesso di riflettere sul modo in cui affronto la quotidianità e gli ostacoli che si presentano».

 

          Ogni storia è importante. Ogni racconto, gesto, pensiero, ricordo. Ogni sguardo e sentimento. Storie eterogenee che coinvolgono persone di età diverse, tutte accumunate da un pensiero ricorrente ovvero trovarsi nel mezzo di una fase non semplice da attraversare. Ciò che è fondamentale per tutte le persone coinvolte in questo progetto editoriale è la determinazione nel vivere il presente nel miglior modo possibile. Testimonianze impegnative da reggere per l’autore che ricorda come ogni persona abbia avuto l’estrema capacità di coinvolgerlo e renderlo partecipe di un ricordo, di un aneddoto e del proprio passato. «Ho avvertito una forte disponibilità a raccontarsi da parte dei pazienti - spiega Rossi - e sono stato colpito dal modo in cui parlavano del loro vissuto, rivitalizzando le esperienze passate. La vita trascorsa acquistava un significato nuovo, diverso, profondo». Ricordi, ma anche la lucida consapevolezza di dover affrontare il presente. Dove trovare la forza ogni giorno?

 

           « Sia i familiari che gli operatori sanitari mi hanno raccontato che ogni paziente riesce a dimostrare di avere una grande forza interiore, per molti inaspettata. Tutti cercando di restare legati al mondo esterno attraverso un contatto anche se ricoverati in reparto grazie alla possibilità di essere visitati da parenti e conoscenti». Chi si trova a casa e riceve le cure domiciliari tende a circondarsi dei propri affetti per continuare a essere parte della quotidianità altrui, come tempo prima. «C’è chi organizza cene a casa, chi telefona agli amici e chi si dà obiettivi a breve termine per sollevarsi». In questi delicati momenti fondamentale è anche l’assistenza psicologica sia ai pazienti che ai familiari, oltre alle cure mediche. «Avvicinandomi a questa realtà mi sono reso conto del significato del 'prendersi cura’ delle persone. Ogni paziente è accompagnato, sostenuto per vivere dignitosamente questo periodo della propria vita alleviando ogni possibile sofferenza fisica e psicologica. Si cerca di salvaguardare chi è in cura e di venire incontro, per quanto possibile, ai suoi desideri». Esserci, quindi, fino all’ultimo. Con la presenza, le parole, l’affetto e il supporto da parte di chi può, anche con un semplice gesto, rendere il meno gravoso possibile questa fase inaspettata della vita.

 

Chiara Savignano

 

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