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Non solo “ostetrica“

 

Autrice: Cristina Danielis

 

          Alle 18 e 30 il buio è calato da un pezzo in Via Veneto. La giornata è stata lunga tra consulenze, riunioni e visite. Raccolgo le mie cose e mi avvio a chiudere la porta del consultorio. Sono l'ultima ad uscire.

         Le scale che portano al parcheggio sottostante hanno una illuminazione scarsa e l'esperienza mi dice di tenere gli occhi aperti perché non di rado quella scala riserva incontri, oramai quasi ordinari.

          Ho ragione. Quasi inciampo in una figura conosciuta in consultorio.

 

          Juri (nome di fantasia). Juri è coricato in maniera scomposta sugli scalini, gli occhi semichiusi e la testa inclinata verso lo scalino più alto. E’ visibilmente “ fatto “, sotto l'effetto di sostanze che assopiscono la sua coscienza e il suo cervello da tanto tempo avvezzo a questo genere di droghe.

          Ciononostante mi riconosce. Avrei voluto chiamare l'ambulanza ma Juri mi prende la mano, stretta, e mi fa cenno di sedere accanto a lui.

          Resto lì, seduta su quegli scalini lerci, con chiari segni di vita frantumata, lesa da malesseri profondi come quello di Juri.

          Lui è cosciente. Passano alcuni minuti che sembrano secoli. Non ho la forza di andarmene, rimango lì, accanto a lui senza che la mia mente riesca a pensare qualcosa.

          Lo guardo e basta, come in attesa.

           Finalmente, sembra che Juri riacquisti energia: un po' di vita sta nuovamente entrando in quel corpo così giovane ma da troppo tempo maltrattato, abusato.

Mi guarda, accenna un sorriso e a fatica si solleva in piedi; barcollando si appoggia al

corrimano della scala ritrovando un po' di equilibrio e dice “grazie“.

Lo sguardo è spento, bonario, rassegnato.

          Juri è un ragazzo a cui la vita ha riservato grandi sacrifici, grandi prove da superare: prove spesso troppo pesanti che lo hanno spezzato e che noi non capiremo mai.

          Seduta vicino a lui, non sono l'ostetrica, non sono il sanitario che cura, perché non c'é nessuna medicina che può curare la malattia dell'anima, un’anima calpestata e martoriata da eventi che nessuno saprà. Una solitudine profonda che lo accompagna da sempre e che solo la siringa riesce a sedare un poco.

         Questa sera Juri non è solo, questa sera abbiamo “condiviso“.

 

          In questa occasione, e paradossalmente, sento che questo è il mio posto.

          Aspettare, ascoltare, semplicemente tacere, ma soprattutto non giudicare…

          Scende le scale con passo malfermo e se ne va.

Io resto seduta sulla scala sporca, con chiari segni del passaggio di ragazzi come Juri . Il mio sguardo cade su una siringa che forse ha usato proprio lui, oppure no.

Mi alzo a fatica, le gambe pesano come macigni, e lo stesso la mia anima.

E’ ora di tornare a casa, dalla mia famiglia.

E’ tardi…

E’ una giornata davvero interminabile.

Cristina Danielis

Ostetrica

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