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 I bisogni e le risorse della famiglia oggi

 AUTORE:  Maria Grazia Antonioli

 

 

 

Famiglia.

Scorrono davanti agli occhi le immagini standard di nuclei familiari sorridenti, volti di politici accalorati nella sua difesa, testi letti, feste con palloncini colorati, code di profughi: di famiglia si può parlare da punti di vista differenti, dal biblico all’economico, sottolineando la dimensione emotiva, valoriale o razionale.

 

Ne parlerò partendo dall’esperienza quotidiana, dai volti reali delle persone che incontriamo attraverso l’attività del Consultorio UCIPEM, organizzazione cremonese che cerca di porsi a servizio della famiglia con attività di consulenza familiare, psicologica, sociale, sanitaria ed educativa.

Senz’altro un osservatorio un po’ particolare, perché accoglie persone accomunate da quella che in fondo è una grande risorsa: l’accorgersi di aver un bisogno. Il bisogno riguarda spesso la difficoltà di gestione di una situazione di sofferenza, ma può anche essere il bisogno di essere affiancati in un momento di gioia, come i primi mesi della vita di un figlio.

Dall’ascolto dei bisogni delle persone emerge subito in filigrana la famiglia, con le sue criticità e risorse. Infatti ciascuno, anche chi viene individualmente e non come nucleo familiare, è portatore di una storia in cui i legami che l’hanno generato e fatto crescere e quelli che egli stesso ha costruito contribuiscono a creare la sua identità. Il venire in consultorio è dunque spesso un chiedere di prendersi cura di questi legami, fragili o feriti, ma comunque considerati importanti, perché costitutivi della propria esperienza di vita. La famiglia si mostra infatti come il luogo dei legami più solidi e quello della manifestazione delle maggiori vulnerabilità.

Incontrando le famiglie si ha una diffusa percezione di fragilità, talvolta per motivi connaturati con le sue dinamiche, talvolta per motivi più “esterni” ad essa, come quelli socio-culturali.

 Il lavoro ad esempio spesso non c’è o non è retribuito in modo adeguato alle esigenze di una famiglia. Questo incide per le ovvie difficoltà oggettive, ma anche perché i genitori si sentono frustrati non solo nella loro capacità di realizzarsi (il lavoro nobilita l’uomo…) ma anche nel loro ruolo di responsabilità e di cura dei famigliari. Questo provoca spesso incomprensioni familiari, aggressività o atteggiamenti depressivi che logorano i legami  e che possono portare ad un isolamento dalla vita sociale del nucleo ed a comportamenti a rischio nei figli. Dice a questo proposito la Laborem Exercens “Lavoro e laboriosità condizionano anche tutto il processo di educazione nella famiglia, proprio per la ragione che ognuno “diventa uomo”, fra l’altro, mediante il lavoro, e quel diventare uomo esprime appunto lo scopo principale di tutto il processo educativo» (LE, n. 10).

La mancanza di lavoro, come le statistiche mostrano, coinvolge poi pesantemente il mondo giovanile. Ormai siamo assuefatti a questo dato e sembra banale ricordarlo, ma quelli della casa e del lavoro sono i problemi reali che una famiglia incontra già nel suo desiderio di formarsi e che incidono molto anche nel modo di porsi dei giovani nei confronti della vita. Meno progettualità e speranza, meno sogni nel cassetto, un po’ più di fastidio verso frasi retoriche sull’importanza di sposarsi giovani e di avere tanti figli…

Anche la casa, luogo simbolo della cura dei legami, diventa a volte un miraggio, a volte un incubo (affitti e mutui non più proporzionati alle entrate), a volte il luogo in cui rinchiudersi. La solitudine è infatti tratto caratteristico del modo di vivere odierno. Questo vale per le famiglie straniere che faticano ad integrarsi, per quelle che hanno traslocato dalla città d’origine e stentano a costruirsi una rete amicale, ma anche per chi, per i ritmi di vita, non riesce a darsi il tempo o non trova le occasioni per condividere con semplicità la normalità della sua vita. Questa fragilità di reti relazionali a volte è imposta dalle circostanze, a volte legata a stereotipi relazionali o ad una non libertà di tempo per cogliere le occasioni di incontro che normalmente la vita offre.

Ci si relaziona poco con altre famiglie, ma, nonostante ciò,  molte occasioni di incontro, offerte da parrocchie ed altre realtà, vengono disertate. Le opportunità di organizzarsi come reti di famiglie, anche per avere alcuni vantaggi sociali, spesso non vengono colte.

Forse si è stanchi di attenzioni calate dall’alto e che non si percepiscono come rispondenti ai propri bisogni?

Forse si ha bisogno di una normalità che permetta ad ogni famiglia di sentirsi protagonista e di cogliere le risorse di cui è portatrice.

La famiglia risente profondamente dell’essere inserita in una realtà complessa ed in continuo veloce cambiamento. Basti pensare al mondo delle comunicazioni, alle trasformazioni tecnologiche, ma anche alla velocità di circolazione di notizie e soprattutto di stili di vita. Questo spesso porta a vivere gli eventi in modo emotivo ed a fare delle scelte con immediatezza e sull’onda della emotività. Non c’è il tempo per quella rielaborazione di quanto si vive che permette di ritrasmetterlo con un approfondimento di significati. Questo è molto evidente nel campo educativo. I genitori vedono i figli inseriti in un contesto estremamente diverso dal loro e con potenzialità e pericoli che non sempre riescono a cogliere. Questo li può rendere fragili nel loro ruolo. Eccessiva apprensività o accondiscendenza ne sono due conseguenze pratiche. L’ansia di inadeguatezza, la paura di non essere accolti si diffondono poi spesso nei figli: forse per questo  sono diventati molto frequenti tra i ragazzi gli attacchi di panico.

La famiglia avrebbe bisogno di essere sostenuta culturalmente, di essere aiutata a riflettere per rapportarsi con le criticità esterne e con la complessità decodificandole, senza cadere nella facile tentazione delle risposte veloci ed appaganti che non vanno in profondità e non coinvolgono la persona nel processo che porta alla scelta di un comportamento. Nel campo educativo il rischio di chiedere, o dare, delle “ricette di comportamento” è molto frequente, così come nella lettura della realtà spesso c’è un approccio un po’ semplificato che rischia di diventare giudicante. Il ruolo di affiancamento nel cammino delle famiglie spetta a chi, come il consultorio ed altre realtà, si trova ad incontrare le famiglie, anche in percorsi specifici, alle parrocchie, alla scuola, ma forse, visto che ciascuno di noi è inserito in una famiglia, a tutti noi , anche nella informalità delle relazioni  quotidiane. Si dovrebbe, e la fantasia e la passione dovrebbero aiutarci, accendere il desiderio di confronto.

E’ nel quotidiano che si vede quanto la realtà delle famiglie è variegata e da  accogliere ed è nell’incontro personale che ci si accorge di quante sono le sofferenze, ma al tempo stesso le grandi risorse, delle famiglie. Si incontra infatti la solitudine della famiglia monogenitoriale, la fatica educativa di quella ricomposta, la malattia, la aggressività del figlio di fronte al silenzio dei  genitori, il dolore nell’accorgersi  che la persona con cui si pensava di condividere la vita è drammaticamente diversa da quanto si credeva...

Si vede allo stesso tempo chi si apre all’affido, chi nascostamente vive gesti di solidarietà, chi con pazienza accudisce anziani e disabili, chi quotidianamente spera, chi, anche con una passione un po’ arrabbiata, va avanti e chi semplicemente vive, a volte col sorriso, la complessità che gli è data.

Forse questi sono i segni di un Regno di cui ci si deve innanzitutto accorgere con stupore, per farli crescere, per dar loro spazio ed energie, anche economiche se possibile, ma anche per imparare uno stile.

Nella famiglia, per quanto fragile, vengono dati dei legami con gli altri, un dono che richiede cura: forse il bisogno primo è ricordarsi che nella dinamica che vi è iscritta c’è una logica di oblatività che dimentichiamo, perché più abituati a ricercare il benessere e l’affermazione personale.

 Il Concilio Vaticano II afferma che dalla famiglia «trae origine la vita sociale» (GS, n. 32) e che essa è «una scuola di arricchimento umano» (ivi, n. 52): la logica dell’attenzione al bene comune nasce dunque in famiglia e anche per questo la famiglia, al di là di ogni retorica, dovrebbe essere al centro delle attenzioni ecclesiali e socio-politiche.