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FAMIGLIE FRAGILI E CONSULTORIO: RIFLESSIONI SU UNA SPERIMENTAZIONE

 

Il Centro di Consulenza Familiare – Consultorio Prematrimoniale e Matrimoniale di Mantova - aderente all’UCIPEM, sta realizzando un’importante sperimentazione, in linea con le linee programmatiche di welfare regionale lombardo di ampliamento e integrazione delle funzioni consultoriali a sostegno delle famiglie fragili (in base alle D.G.R 937/2011 e 3239/2012). La diffusa esigenza di lavorare con nuovi modelli di intervento capaci di rispondere alla crescente complessità assistenziale che riguarda l’individuo e la famiglia lungo tutto il ciclo di vita trova nel progetto Mission Family Net - Famiglie Collaboranti in Rete – una risposta originale ed efficace.

 

Nel 2011 viene attivato uno sportello per la sperimentazione della funzione di ascolto, orientamento e supporto psico-socio-educativo rivolto alle famiglie in difficoltà, in relazione alla presenza di un proprio componente giovane, anziano, disabile. Nel 2012 ha inizio una nuova fase progettuale che porta al consolidamento delle prassi sperimentate l’anno precedente, alla diversificazione degli interventi e al  rafforzamento della rete di collaborazione con altri servizi. Questa seconda fase si è conclusa a luglio di quest’anno e ha dato avvio ad una terza che si protrarrà fino al gennaio 2014, e che prevede l’apporto di azioni migliorative al progetto.

Il Consultorio ha costituito fin dalla prima fase un’équipe multiprofessionale con la finalità di  elaborare  una valutazione multidimensionale dei bisogni e delle problematiche implicite ed esplicite portate dalle famiglie, e fornire una risposta adeguata, complessa e puntuale. Attualmente è composta da un responsabile di struttura, tre psicologi, un assistente sociale, due educatori professionali, un psicopedagogista. Nella terza fase è previsto anche l’inserimento di un mediatore familiare, figura professionale non nuova ma innovativa rispetto agli standard attuali, con la quale si prevede di rispondere con sempre maggior appropriatezza assistenziale ai bisogni espressi dal territorio.

Obiettivo dello sportello è offrire alla famiglia un accompagnamento non solo nei momenti di passaggio tra le diverse fasi della vita (nascita, maternità/paternità, educazione dei figli, adolescenza), ma anche nell’evoluzione dei bisogni del membro fragile: il sostegno è rivolto all’intera famiglia portatrice di un disagio psicosociale, con particolare attenzione al caregiver in situazioni a rischio di burn-out, conseguente, ad esempio, all’aggravarsi di un genitore anziano o di un familiare disabile.

Con tale intervento si estendono di fatto le tipiche funzioni consultoriali a tipologie di destinatari sinora ancora residuali ma in forte aumento e che si possono ricondurre ai seguenti ambiti:

famiglie fragili, nuclei famigliari con scarse risorse e competenze, incapaci di sapersi gestire autonomamente dal punto di vista relazionale, economico e nelle relazioni con le istituzioni;

famiglie con disabili, nuclei famigliari con persone affette da disabilità fisiche e/o psichiche;

famiglie con anziani, nuclei famigliari col carico assistenziale di familiari anziani.

Uno dei dati più interessanti emersi dal privilegiato osservatorio dello sportello riguarda infatti l’esistenza di una fascia di popolazione con bisogni che, per la loro complessità o novità, non trovano risposta esclusiva in nessuno dei servizi del territorio: genitori anziani con figli disabili a loro carico, anziani soli ma autosufficienti in difficoltà ad accettare la vulnerabilità tipica della loro età, famiglie bisognose di sostegno nel percorso e dialogo coi servizi che gestiscono la presa in carico dei familiari/parenti multiproblematici. A tal proposito il progetto ha registrato significativi interventi per favorire sia l’incontro tra famiglia e istituzioni agevolandone la fruizione, sia il dialogo e la collaborazione tra più servizi coinvolti nella gestione di una stessa situazione.

La fragilità della famiglia va intesa sia come scarsità di risorse/competenze, sia nel senso della rottura di un’omeostasi emotiva: lo spazio di ascolto propone un sostegno alla famiglia intera e all’individuo perché i momenti di crisi si trasformino in occasioni di crescita e chances evolutive, supportati dal consultorio nel maturare risposte ai propri disagi affrontando l’empasse transitoria e riguadagnando un nuovo equilibrio.

Nella fase di sperimentazione tra agosto 2012 e 31 luglio 2013 sono stati incontrati un numero totale di 43 casi, di cui 11 famiglie fragili, 23 famiglie con disabili, 9 famiglie con anziani.

La portata innovativa del progetto, rispetto a quelli tradizionali messi in campo dalle unità d’offerta di area consultoriale, emerge soprattutto dalle tipologie di intervento e dalle modalità operative messe a punto:

Counselling Familiare Domiciliare, prevede che l’azione di counselling-orientamento venga svolta al domicilio della persona e dei caregivers impossibilitati, a causa delle loro problematiche, ad accedere al Consultorio; gli interventi sono stati realizzati presso 5 nuclei famigliari, 4 dei quali comprendevano un componente disabile e 1 un membro anziano. In totale sono stati effettuati 46 incontri a domicilio.

Skills Family Team Sono stati attivati gruppi omogenei e reti di mutuo aiuto tra gruppi di famigliari che condividono il medesimo bisogno, con l’obiettivo di diminuire l’isolamento sociale della famiglia ed aumentare la consapevolezza che è possibile trovare soluzioni efficaci. Sono state realizzate un’esperienza di 4 incontri con 7 nuclei famigliari di un’associazione costituta da genitori di persone disabili adulte ospiti di un Centro Diurno Disabili, e un’esperienza di 10 incontri con 9 nuclei familiari ospiti di un centro di accoglienza per immigrati, che vivevano in condizione di scarsa integrazione e che vedevano soprattutto nelle donne il componente famigliare più fragile. La finalità è favorire il cambiamento della percezione che la famiglia ha di se stessa, da portatrice di un problema all’essere portatrice di capacità e risorse, promuovendo il senso di autoefficacia e la percezione di non essere lasciata a sé stessa nella difficoltà;

Scuola per le Famiglie Consiste in un’attività informativa finalizzata a sensibilizzare le famiglie alle problematiche che si presentano nel momento in cui si trovano a dover gestire un membro fragile (anziano non autosufficiente, disabile da trauma, ecc…), informare sulla rete dei servizi a supporto della fragilità e aumentare la consapevolezza del ruolo attivo che possono acquisire nel rapportarsi con essi. Ha coinvolto 108 partecipanti, in 10 incontri realizzati in luoghi frequentati comunemente dalle famiglie, come le Parrocchie, ma anche in luoghi in cui tali tematiche vengono toccate quotidianamente, quali Centri per disabili, RSA. L’intervento intende sollecitare la riflessione e la condivisione di esperienze tra chi vive già la situazione di avere un membro fragile in casa e chi tale situazione non la sta vivendo ma potrebbe viverla un giorno. L’elevato livello di gradimento della Scuola per le Famiglie, rilevato da appositi questionari, ha messo in luce la sua capacità di stimolare, rafforzare e valorizzare i legami di solidarietà famigliare e di comunità proprio a partire da un elevato senso di appartenenza dei gruppi di familiari espresso attraverso l’associazionismo familiare.

Per le altre 22 famiglie è stato approntato l’intervento Front-Office Spazio d’Ascolto, spazio dedicato ai colloqui individuali/familiari di ascolto, supporto ed orientamento.

Dall’analisi dei questionari di gradimento degli interventi le valutazioni migliori emergono in merito all’accoglienza e primo contatto con i professionisti del progetto, e la percezione che il rapporto/contatto con l'operatore abbia permesso di affrontare meglio la problematica personale. Da sottolineare inoltre quanto elevata sia stata percepita la capacità del servizio di essere flessibile incontrando le esigenze della famiglia nel caso dell’intervento domiciliare: ci pare un riscontro molto importante considerata l’aspirazione del progetto a sostenere il miglioramento della qualità di vita nella quotidianità delle famiglie che assistono un proprio caro in condizione di fragilità, e di promuovere l’inclusione sociale e il benessere di persone che, altrimenti, non potrebbero fruire del servizio.

Rispetto alla rete socio-sanitaria il progetto si prefigge di realizzare un modello sinergico, che tenga conto degli interessi, delle richieste e delle necessità della persona e della famiglia e che valorizzi appieno le opportunità offerte dalla rete integrata di interventi e servizi. In questo senso preziosa è stata la collaborazione di numerosi partners istituzionali e non, tra cui Servizi Sociali dei Comuni, Caritas, Associazione di Genitori con figli disabili, Associazione per la promozione della salute mentale, ANFFAS, Residenze Socio Assistenziali, Parrocchie, Medici di base, Azienda Sanitaria Locale, Azienda Ospedaliera.

L’implementazione del progetto ha permesso di rafforzare modalità operative valorizzanti per l’attività consultoriale, quali:

forte integrazione multidisciplinare, ogni caso ha come punto di riferimento un professionista dell’equipe, una sorta di care manager che è anche referente per l’intero progetto personalizzato e la altre istituzioni coinvolte;

dinamismo e flessibilità, gli interventi vengono effettuati in risposta ai bisogni, necessità e disponibilità delle famiglie, quindi svincolati dai consueti orari di funzionamento dei Consultori Familiari;

tempi brevi di risposta alle richieste, le richieste di ascolto vengono soddisfatte fissando appuntamenti in un brevissimo arco di tempo, e così riservando un’accoglienza sollecita.

La scelta di declinare le linee regionali secondo le tipologie di intervento e modalità operative  descritte rispecchia la volontà del Centro di Consulenza Familiare di Mantova di rafforzare l’idea che il consultorio sia innanzitutto un luogo di accoglienza dove le persone a margine possono intravedere pieno protagonismo nel proprio progetto di vita, grazie ad una relazione di aiuto connotata da competenza professionale, umanità e ascolto empatico libero da pregiudizi, e dove anche i servizi del territorio possono trovare una reale collaborazione per realizzare progetti sempre più integrati in risposta ai bisogni tipici dell’attuale fase di evoluzione sociale delle famiglie.

Se, infatti, occuparsi di relazioni familiari oggi significa confrontarsi con un contesto di crescente complessità e disagio diffuso, e con la frammentarietà delle risposte che il territorio (inteso in termini di servizi alla persona) offre, non ci si può sottrarre dalla constatazione che la famiglia resta il centro e il perno attorno cui ruotano le aspettative dei suoi membri e si plasmano interazioni destinate a impregnare in modo significativo l’esistenza delle persone.

La nostra disponibilità sperimentale trae fondamento dalla convinzione che proprio dalla famiglia, con le questioni antiche e nuove che pone, si debba ripartire, accompagnandola nel suo transito, non sempre lineare, attraverso tutti i cicli della vita famigliare e individuale, e supportandola nel riappropriarsi della titolarità di istituzione educativa primaria che le compete, anche nelle situazioni di fragilità.

 

STORIA DI E.

E. vive sola, non ha problemi economici e quello che la turba è il timore che chi la circonda possa approfittare del suo bisogno di affetto e della sua paura della solitudine per trarne vantaggi di tipo economico. E. ha 84 anni. Si presenta chiedendo “permesso” al nostro sportello, l’ha consigliata il medico di base preoccupato per il suo benessere, negli ultimi tempi è perennemente preoccupata, fantastica brutti pensieri. E. non sa bene chi siamo e cosa facciamo e, in un atto di fiducia di chi non può farne a meno, racconta la sua storia. Nel lucidissimo discorrere intorno alla sua vita si coglie il rimpianto per un figlio non avuto a causa dell’interruzione di una gravidanza volontaria. “Se almeno avessi avuto quel bambino, oggi…”. Quel bimbo non c’è tuttavia lei lo rivede nella figlia della sua colf che è diventata la sua ragione di vita; la coccola, la segue, la istruisce, le offre opportunità culturali non comuni, a sue spese, con la sollecitudine, la tenerezza e i sogni che solo una nonna ed una madre insieme potrebbero avere. “È la mia principessa”. La colf però fa spesso richieste di soldi, alle quali non riesce ad opporsi.  Di settimana in settimana la relazione di aiuto con E. evolve verso un percorso impegnato e intenso, frutto di una granitica motivazione della donna a risolvere le sue preoccupazioni e l’angoscia di sempre, essere importante per il suo danaro ma, negli affetti, sola. Il suo investimento nella relazione con gli operatori è tale che il distacco tra un incontro e l’altro ha in lei un’eco profonda e dolorosa. E. è alla ricerca disperata di una relazione affettiva autentica e disinteressata. In noi coglie la parvenza di questa relazione, guardata ancora con una legittima diffidenza. Il servizio vicaria in questa fase le funzioni di una famiglia che non c’è, svolgendo un ruolo protettivo da potenziali minacce alla sua vulnerabilità. E. è oggi consapevole che il meccanismo sotteso alle sue laute donazioni a parenti e amici hanno generato questa sua solitudine, frequenta regolarmente il consultorio che per lei è diventato un appuntamento irrinunciabile. Oggi il suo respiro è meno affannato e il suo parlare più cheto, si sente meno sola, guidata per il suo benessere e, in qualche modo, voluta bene.

 Talvolta le richieste di aiuto si esprimono nella frase: “non so dove andare, non so perché sto male”: sono domande di senso e richieste di speranza che nessun essere umano può eludere, dalla nascita fino alla vecchiaia.

È innanzitutto in questa ricerca di senso che il consultorio intende esserci, e a questa richiesta di speranza che il consultorio intende rispondere.

Silvias.

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