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Le capacità comunicative dei genitori

 

AUTORE: Emidio Tribulato

 

 

Accanto ad una buona maturità i genitori dovrebbero possedere buone capacità nella comunicazione verbale e non. Già il dialogo madre-bambino inizia nella fase embrionale. E’ una comunicazione biochimica, ormonale, immunologica che poi, gradualmente, con lo sviluppo delle capacità percettive, diventa piena e completa.[1]

Una buona capacità nella comunicazione necessita non solo di saper ascoltare e capire le necessità del bambino che si tiene tra le braccia, ma soprattutto comporta un adeguarsi alle sue esigenze di base fornendo risposte corrette, coerenti e valide.

 

Per Winnicott “Molte donne, infatti, temono questo stato e hanno paura di diventare dei vegetali, con la conseguenza che si aggrappano alle vestigia di una carriera come a una vita preziosa e non si concedono neppure temporaneamente a un coinvolgimento totale. E’ probabile che in questo stato le madri imparino a mettersi nei panni del loro bambino, cioè a perdersi quasi in una identificazione con il bambino, in modo tale che sanno (genericamente se non proprio in modo specifico) di che cosa ha bisogno il bambino in quel dato momento.”[2]

Per ottenere ciò è necessario possedere buone capacità di ascolto.

Vi sono persone che hanno grandi capacità linguistiche, sanno dissertare su tutto, hanno una cultura enciclopedica, riescono a dire la propria su ogni argomento, ma non riescono a porsi correttamente in ascolto dell’altro, specie se si tratta di un bambino o peggio di un neonato, che utilizza nella comunicazione soprattutto messaggi non verbali. A volte è proprio l’eloquio eccessivo la causa delle loro difficoltà nella comprensione la quale “comporta un processo di empatia, di identificazione e di proiezione”.[3] Queste persone non sono in grado di creare nel proprio animo il silenzio, che è presupposto indispensabile sia per la corretta decodifica dei messaggi, sia per programmare ed attuare la o le risposte più consone ed adeguate.

La difficoltà nell’ascolto la ritroviamo, a volte, in persone che hanno un Io ipertrofico. Queste persone non sono in grado di ascoltare in quanto pensano erroneamente di avere già tutte le informazioni che servono a prendere delle decisioni. Inoltre, la loro eccessiva sicurezza, impedisce di soffermarsi a controllare la corrispondenza o non, l’utilità o non delle risposte date e quindi hanno difficoltà ad accorgersi degli errori a cui vanno incontro.

 

 

In altri casi si tratta di difficoltà legate all’ansia, allo stress e alle preoccupazioni.

L’ansia e lo stress creano, nell’animo umano, come un rumore assordante dal quale è difficile, non solo isolare i messaggi esterni, ma anche rispondere adeguatamente.

In altri genitori la difficoltà a mettersi in ascolto è causata dalla presenza nel loro animo di problematiche psicologiche. Queste possono essere acute, e quindi essere limitate ad un certo periodo della vita, come possono essere croniche, e quindi possono perdurare nel tempo. In ogni caso, le conseguenze sono quelle di un notevole disturbo nella vita di relazione.

Succede allora che il bambino lanci dei segnali, con il pianto, i mugugni, le vocalizzazioni, i movimenti del corpo, ma questi non vengono ricevuti in quanto i problemi interiori dei genitori, le loro ansie, le paure, la depressione, impediscono un ascolto corretto, mentre nel contempo rendono estremamente difficili risposte efficaci e coerenti.

Questi genitori sono vittime, quindi, di una congerie di emozioni, sentimenti e pensieri che impedisce un sereno ascolto ma impedisce anche delle risposte efficaci.

Accanto al non ascolto vi possono essere difficoltà nella decodifica dei messaggi. Questa difficoltà non sempre è causata dalla presenza di un ritardo intellettivo e cognitivo. Spesso chi non sa decodificare i messaggi presenta ai test intellettivi dei punteggi normali.

Si tratta allora di persone apparentemente intelligenti, a volte con una o due lauree, che hanno buone capacità nel comprendere le richieste esplicite, mentre hanno difficoltà, più o meno gravi, a comprendere i messaggi meno evidenti ed impliciti, in quanto mancano della necessaria sensibilità e degli strumenti adeguati per tradurli correttamente.

Questi genitori, quando il loro bambino esprime verbalmente in modo chiaro il bisogno, la sofferenza ed il malessere, comprendono il messaggio e vi si adeguano. Portano il bambino dal medico, evitano di dare cibi non adatti o somministrano i farmaci più opportuni, ma se il bambino piange e si dispera senza però riuscire a comunicare il suo problema in modo esplicito, non riescono a comprendere il messaggio o lo interpretano in modo errato: “Questo bambino è capriccioso, viziato; vuole focalizzare l’attenzione sempre su di sé; ci vuole fare disperare; ci vuole punire perché non l’abbiamo accontentato nei suoi capricci; è un monello.” I genitori che presentano questi problemi riescono spesso a fare mille ipotesi ma non sono in grado di scegliere quella corretta.

Le cause di questa difficoltà nella comprensione dei messaggi possono essere fatte risalire a difficoltà congenite; il più spesso, però, questo handicap nasce dalla presenza di un afflusso massiccio di messaggi disturbanti. Una buona comprensione necessita di un sufficiente tempo per la pausa e per la riflessione. Cosa molto difficile da ottenere quando nella mente i pensieri e le emozioni vorticosamente si rincorrono, si incrociano, a causa dell’ansia o dello stress nati a sua volta dai tanti impegni ai quali i genitori non riescono a fare fronte con serenità ed equilibrio.

In altri casi il problema è dovuto a difficoltà ad utilizzare una chiave corretta di lettura. Nelle comunicazioni criptate, utilizzate dalle spie, sia in tempo di pace sia in tempo di guerra, se il nemico non ha i codici appropriati non riesce a comprendere i messaggi.

In questo caso è come se questi genitori non fossero in possesso, per vari motivi, dei codici corretti. A volte la mancanza è già nel patrimonio genetico. Altre volte la causa va ricercata in un deficit educativo. E’ quello che succede oggi, nelle moderne società occidentali, nelle donne di nuova generazione nelle quali, non viene educato e adeguatamente valorizzato ed esaltato l’istinto materno, caratteristico dell’essere femminile. In queste società, giacché non viene accettato il tradizionale ruolo femminile, non vengono trasmesse o vengono perdute le specifiche peculiarità istintive fatte di intuizione e immediato contatto con l’animo degli altri esseri umani, specie se bambini. Queste peculiarità, indispensabili per un corretto e sano rapporto educativo e di cura, sono sminuite o sovvertite da un’educazione che da molti anni esalta le qualità tecniche o quelle manageriali e professionali. Tale difficoltà si aggrava anche per la mancanza di un lungo e corretto tirocinio da effettuare con i fratelli più piccoli, e dall’assenza di un valido, continuo ed efficiente tutoraggio materno. La difficoltà di utilizzare le chiavi di lettura corrette può essere causata, inoltre, dalla presenza di chiari disturbi psichici. L’ansia, la depressione, l’irrequietezza interiore provocano, come un rumore assordante a livello mentale, impedendo il sereno ed attento esame della realtà. In tutti questi casi vi potrà essere una più o meno grave difficoltà nella comprensione dei messaggi.



[1] E. TRIBULATO, L’educazione negata, p.175.

[2] D. W. WINNICOTT, I bambini e le loro madri, p.93.

[3] E. MORIN, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano, 2001, p. 99.

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