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Intervista al dott. Giancarlo Marcone su Don Paolo Liggeri e sull'UCIPEM

 

 

1) Quando don Paolo Liggeri ha pensato al Consultorio Familiare da chi ha preso ispirazione?

                  

Durante la guerra don Paolo (nato ad Augusta in Sicilia il 12 agosto 1911, sacerdote paolino dal 1935) nel settembre del '43, dopo i bombardamenti che avevano colpito Milano organizza, in via Mercalli, un centro di assistenza sociale chiamato "La casa". Simbolo dell'iniziativa: due colombi che cercano rifugio a ridosso, appunto, di una casa. Ma don Paolo non si limita ad assistere coloro che avevano avuto distrutta la propria abitazione; a poco a poco si aggiunge anche l'ospitalità offerta ai perseguitati politici e razziali e, in collegamento con Radio Vaticana, la registrazione e l'inoltro di messaggi ai familiari di militari prigionieri o dispersi. È stato calcolato che da "La casa" siano stati trasmessi (fungeva da antenna della trasmittente clandestina un filo che pendeva da un parafulmine), oltre 172.000 messaggi.

A causa dell'attività di protezione dei perseguitati, don Paolo venne arrestato e deportato. Il 24 marzo 1944 don Liggeri finisce nelle mani dei fascisti e deportato, dopo una sosta nel carcere di San Vittore, ove venne visitato e confortato dal cardinaleAlfredo Ildefonso Schuster O.S.B (Benedettino) ora Beato, che si inginocchiò avanti a lui. Cominciò la prigionia nei campi di Fossoli, e di Bolzano, nei lager di Mauthausen, di Gusen, di nuovo di Mauthausen e, infine, nel lager di Dachau.

A Mauthausen, mi raccontò che, gettati gli occhiali per essere più anonimo, nella sua divisa con il triangolo rosso, quello dei prigionieri politici, lungo la "Scala della morte" dove gli internati, nella tipica fila per cinque imposta nei lager, salivano sulla, con dei massi caricati sulle spalle, facendo contemporaneamente un passo alla volta tutti insieme, per il necessario equilibrio della schiera sulla ripida scalinata di 186 gradini, sperò ed immaginò di tornare in Italia, ove si sarebbe dovuto ricostruire non le case, ma anche le famiglie, dilaniate per lutti e separazione dalla guerra.

Liberato dalle truppe americane il 29 aprile 1945 a Dachau, ove esisteva uno speciale "Blocco dei sacerdoti", il "26". In esso furono imprigionati 2.720 sacerdoti (2.579 dei quali, cattolici, tra cui un vescovo e un cardinale); 1.034 morirono.

Ritornato a Milano, riprende la sua opera a "La casa" in via Mercalli. Al tempo stesso pensa alla creazione di quello che il 15 febbraio 1948, diventerà il primo Consultorio familiare prematrimoniale e matrimoniale costituito in Italia, con l’obiettivo di offrire a chiunque ne abbia necessità una vera e propria "casa" simbolica per promuovere il valore della famiglia, accogliere il suo disagio e offrire servizi di supporto.

 

 

2) Se non ricordo male sei stato uno del fondatori dell'UCIPEM, da chi è scaturita l'idea? A Quale necessità si voleva rispondere e quale lo scopo?

          

 

Nel frattempo in Italia erano sorti nel privato sociale del volontariato cattolico Centri con un contenuto simile a quello consultoriale. Promotori erano medici, sacerdoti, assistenti sociali, il Centro Italiano di Sessuologia dei prof. Giacomi Santori e Olindo La Pietra [per inciso Santori pubblicò nel 1960 il primo libro di sessuologia in Italia].

Erano quelli sorti negli anni '50 a Firenze, Padova, Roma, Verona e negli anni '60 a Bologna, Catania, Cuneo, Faenza, Ivrea, Mantova, Messina, Napoli, Trento, Treviso, Udine, Varese, Vicenza.

La stessa OMNI [Opera nazionale maternità e infanzia, istituita dalla legge del 10 dicembre 1925] con il prof. Aldo Marcozzi aveva sperimentato l'istituzione di due consultori familiari pubblici a Roma. Già allora operavano in Italia i cinque consultori familiari dell'Unione italiana Centri Educazione Matrimoniale Prematrimoniale (UICEMP del 1967).

Il 24 marzo 1968 a Bologna, 28 centri che svolgevano da anni le attività proprie di un consultorio familiare costituirono l'Unione Consultori Italiani Prematrimoniali e Matrimoniali - UCIPEM- Il loro riferimento ideale ed operativo era costituito dal consultorio familiare dell'Istituto "La Casa" di Milano.

Il consultorio eporediese (da eporedia in latino) che era entrato in funzione nel maggio del 1965, firmò l'atto costitutivo. Infatti, già da alcuni anni incontravamo altri per promuovere la costituzione di un collegamento operativo ed ideale. All'inizio ad Ivrea eravamo un quattro: un canonico della Cattedrale, assistente della Fuci fervente propugnatore, due medici non ginecologi, un'assistente sociale.

 

 

3) Da chi ha sentito parlare per la prima volta del Consulente Familiare?

            Negli anni '70 si iniziò a valutare che non era sufficiente l'opera professionale autonoma e debolmente coordinata e collegata di assistenti sociali, avvocati, educatori, medici, sacerdoti. Si promosse l'équipe pluriprofessionale e gradatamente quella interdisciplinare.

Inoltre si confrontò l'esperienza del consulente familiare in Canada con padre Luciano Cupia, in Francia con Jean Georges Lemaire tramite Alice Calori inviata da don Liggeri, negli Usa con Carl Rogers tramite Giovanni Bartholini per valutare se era riproponibile in Italia e con quale modalità.

A cavallo degli anni 1973 e 1974 il Centro Internazionale Studi sulla Famiglia, CISF, diretto all’inizio da Giovanna Bartholini iniziò a proporre anche in Italia la figura del consulente familiare, sino ad allora conosciuta, quasi esclusivamente tramite le vignette umoristiche pubblicate nella “settimana enigmistica” Organizzò anche “simulate”. Nella prima io stesso interpretai il ragazzo, che messa incinta la ragazza, si rifiutava di sposarla.

L’UCIPEM, essendo presidente il prof. Sergio Cammelli, nel suo quarto Congresso, a Recoaro nel fine maggio del 1975, proponeva formalmente la figura del consulente familiare nelle due relazioni fondamentali dello stesso Cammelli e soprattutto di don Paolo Liggeri, direttore del consultorio familiare dell’Istituto la casa Milano. (Esistono gli atti del congresso).

Nel frattempo il Parlamento stava votando la legge quadro n. 405 “istituzione dei consultori familiari”, approvata il 29 luglio 1975, pubblicata nella gazzetta ufficiale il 27 agosto 1975.

La figura del consulente familiare, con la sua professionalità propria e specifica, compariva tra gli operatori del consultorio familiare solo nella Legge della Regione Piemonte, la n. 39 del 9 luglio 1976 all’art. 5 «i consultori familiari possono avvalersi di altri esperti quali consulenti familiari e pedagogisti.» Detta norma, peraltro applicata solamente dai consultori del privato sociale, fu richiesta ed ottenuta dall’avv. Giovanni Dardanello, direttore del consultorio CCF di Torino e da me nella veste di direttore del consultorio di Ivrea e di delegato regionale dell’UCIPEM. Eravamo ai tempi precedenti all’istituzione dell’AICCeF.

            Nel frattempo un gruppetto si riuniva, in privato, nell’abitazione di Giovanna Bartholini, per progettare il percorso da seguire e stendere lo statuto della nuova Associazione. Lo ricorda la stessa Bartholini nell’articolo che scrisse in occasione dei venticinque anni di attività dell’Associazione dal titolo significativo: «Nozze d’argento per un ideale» e riportato nel n.1\2012 della rivista “il consulente familiare”. Citava il prof. Sergio Cammelli (l’ideatore), don Paolo Liggeri, l’amica Anna Giambruno, l’avvocato Roberto Lino (tutti ormai defunti),

In quell’articolo la storica fondatrice e prima Presidente (scomparsa il 21 marzo 2010), descrive gli entusiasmi, i timori, le perplessità e le aspirazioni che hanno spinto i fondatori a creare l’AICCeF. Io ero in quel gruppetto, che si riuniva periodicamente e frequentemente con Giovanna Bartholini e con l’avv. Roberto Lino. Predisponemmo l’atto costitutivo firmato a Bologna il 5 febbraio 1977 e il primo statuto.

Io non sottoscrissi l’atto costitutivo in quanto al mattino ero impegnato in una riunione concernente i consultori familiari presso una commissione della Regione Piemonte e fui avvisato, quando mi accingevo a partire che non era necessaria e indispensabile la mia presenza per redigere l’atto notarile.

Negli incontri preparatori e, in seguito, nei primi Consigli direttivi ci ponevamo vari problemi:

  • La consulenza familiare era una professione propria ed autonoma o una posizione funzionale degli operatori in un consultorio, come previsto dalla legge della Regione Veneto del 17 febbraio 1977 (art. 4) e, in seguito, dalla legge n. 21 del 24 luglio 1978 della Regione Sicilia (art.6).
  • La consulenza familiare aveva uno spazio specifico tra la professioni dell’assistente sociale e quella dello psicologo.
  • La consulenza familiare si esercita solamente in un consultorio familiare o anche nella libera professione.
  • Per istituire un Albo professionale, si doveva richiede ai soci una laurea, e in quale settore accademico

 

 

 

4) La Legge 405/1975 che istituiva i consultori Familiari, in che modo si è ispirata ai già esistenti Consultori di Ispirazione Cristiana e all'UCIPEM?

            Il Parlamento quando discusse ed approvò la legge 29 luglio 1975, n. 405 che provvedeva all'«istituzione dei consultori familiari» non la raccordò con le leggi che interessavano la famiglia, quali quella varata solamente due mesi prima concernente la "riforma del diritto di famiglia [19 maggio 1975, n. 151], quella relativa alla "disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio"[1 dicembre 1970, n. 898], quella attinente alla "tutela della lavoratrice madre" [30 dicembre 1971, n.1204]. Non si fece nemmeno cenno alle norme che si riferiscono all'adozione e all'affidamento dei minori, al diritto di famiglia e alle competenze dei Tribunali per i minori, alla prevenzione delle separazioni e dell'aborto, allora sempre criminoso, non essendo ancora decriminalizzata, a certe condizioni, l'interruzione volontaria della gravidanza. Né si tenne conto della Legge in discussione [n. 698 del 23 dicembre 1975] che sopprimeva l'Opera Nazionale per la protezione della Maternità e dell'Infanzia (OMNI istituita nel 1925).

  • Non furono convocati ed ascoltati gli esperti dei consultori familiari già esistenti, utilizzando la loro esperienza sul campo. La stessa ONMI nel 1957 aveva sperimentato l'istituzione di due consultori familiari pubblici a Roma (prof. Aldo Marcozzi) e a Monfalcone, e nel 1963 a Reggio Emilia.
  • Già allora operavano in Italia i cinque consultori familiari dell'Unione italiana Centri Educazione Matrimoniale Prematrimoniale (UICEMP del 1967) e i 44 dell'Unione Consultori Italiani Prematrimoniali e Matrimoniali, (UCIPEM) costituita nel 1968.
  • I parlamentari  non tennero conto dell'esperienza degli altri Paesi europei (in particolare di Francia, Germania ed Inghilterra) e degli USA già attivi dal 1942 con l'American Association of Marriage and Family e con la normativa del 1949 sulla professione del consulente familiare, secondo la quale chi opera in consultorio, dopo il suo titolo di studio in antropologia, giurisprudenza, pedagogia, medicina, psicologia, servizio sociale, sociologia, teologia deve specializzarsi ulteriormente nella consulenza familiare.

I consultori familiari aderenti all'UCIPEM, di cui era presidente il prof. Sergio Cammelli di Bologna, intervennero allora su Amintore Fanfani, segretario della D.C. affinché il servizio non fosse ridotto a semplici prestazioni sanitarie paramutualistiche e riservato alle strutture pubbliche. Infatti, si tendeva a ripetere la struttura essenzialmente sanitaria dell'ONMI, ignorando il servizio già sperimentato e consolidato dai consultori del privato sociale del volontariato e dei servizi professionali a fatturazione.

La legge quadro infine fu varata, con un comma non previsto nel Proposta di Legge, prevedendo al primo comma del primo articolo (e ciò ha un profondo significato) "l'assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità e alla paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alla problematica minorile".

Le speranze e le attese erano molte perché per la prima volta era prevista una struttura basata sull'integrazione psico-socio-sanitaria sia nei fini e negli obiettivi, sia nel gruppo di lavoro pluri e, per alcune Regioni, interdisciplinare, sia nel metodo del confronto senza "primari di stile ospedaliero che allora – prima della Legge n. n. 833 del 23 dicembre 1978, che istituì il "Servizio sanitario nazionale", con decorrenza dal 1º luglio 1980, decidevano tutto, anche la retribuzione dei collaboratori", sia nella possibile azione sul territorio a livello educativo e preventivo. Oltre allo psicologo era previsto anche il pedagogista.

Nonostante l'impegno sporadico di qualche legislatore regionale e di qualche assessore e funzionario culturalmente aperto, le attese furono deluse, perché non sono state attivate tutte le figure professionali previste dalla legge e perché non si è pensato alla formazione specifica del personale. Eravamo convinti, per la nostra esperienza allora e lo siamo tuttora, che per operare nel consultorio non è sufficiente avere ed esercitare sia pur validamente una professionalità, ma occorre una preparazione specifica di metodologia consultoriale centrata sui fruitori del servizio e non basata sul potere e sull'autorità della professione. Un semplice ginecologo, sia pur con i suoi undici anni di studi accademici, di per sé non è in grado di essere un buon operatore consultoriale. Ciò vale anche per altre professioni.

Nei consultori familiari gestiti dall'Ente pubblico non sono presenti l'avvocato matrimonialista, il pedagogista, il consulente etico; in molti non vi sono gli psicologi e gli assistenti sociali.

Soprattutto è mancata la figura del consulente familiare, che l'UCIPEM ha evidenziato come indispensabile nel suo quarto congresso nazionale a Recoaro. Oggi il consulente coniugale e familiare esiste ed opera quasi esclusivamente nei consultori di Organizzazioni private di ispirazione cristiana. Il 5 febbraio 1977 venne fondata l'Associazione Italiana Consulenti Coniugali e Familiari.

 

 

 

5) In base alla tua esperienza vissuta cosa e quanto è cambiato oggi nel mondo consultoriale?

La Carta dell'UCIPEM, promulgata il 14 dicembre 1979, indica all'art.4 "I consultori dell’UCIPEM essendo inseriti nella realtà territoriale, offrono il proprio servizio specifico agli individui e alle comunità, nella distinzione degli ambiti, degli strumenti e delle finalità proprie di ciascuno, e collaborano con quanti, persone ed enti, operano nella società per la promozione umana."

            Il consultorio familiare attraverso i suoi operatori, in proprio o tramite l'organizzazione dell'Ente gestore (associazione, onlus, fondazione, cooperativa, istituzione) è presente nella società contemporanea e nelle sue strutture.

Quindi collabora con gli Enti pubblici e organizzazioni collegate (Comuni, Regioni, Servizi sociali, Consultori familiari, Strutture sanitarie, Tribunali ordinari e Tribunali per i minorenni, Scuole primarie e superiori, Università, Albi delle Associazioni comunali, etc.) e con aggregazioni private (Forum delle Associazioni Familiari, Ordini e Associazioni professionali, Enti autorizzati per l'adozione internazionale) ed Enti religiosi diocesani (Uffici pastorali per la famiglia, per i giovani, per i migranti, per i laici, Tribunali ecclesiastici, Commissione per i matrimoni solo canonici).

            Si interessa, segue e s'aggiorna su tematiche politiche, matrimoniali e familiari, minorili di tipo preventivo, educativo, giudiziario, di tutela della vita e della maternità, delle migrazioni, di interesse sessuologico, di procreazione responsabile e della procreazione medicalmente assistita, dell'affido e dell'adozione dei minori, della pastorale ecclesiale.

 

Ivrea, 22 dicembre 2015

 

giancarlo marcone (nato a Saluzzo nel 1933)

sposato, 3 figli, 6 nipoti.

Delegato regione Piemonte della Fuci dal 1954 al 1958.

 

Medico, specializzato in medicina del lavoro e psicologia, consulente familiare, psicologo

Socio del Centro Italiano di Sessuologia dal 1965 .

Fondatore e direttore del consultorio familiare di Ivrea dal 1965 al 2013.

Dal 2000 al 2013 direttore della sede operativa dell'Ente autorizzato per le adozioni internazionali "istituto la casa" di Milano

Membro del Consiglio direttivo dell'UCIPEM dal 1977 al 2013.

Presidente dell'Ucipem dal 1987 al 2003.

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