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Figli in difficoltà tra legami familiari fragili e

pressione sociale e mediatica.

                              Congresso UCIPEM di Oristano 2016

 Autore: Emidio Tribulato

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Per capire le difficoltà nelle quali si vengono a trovare i minori quando le famiglie e la società nel suo complesso non riescono ad assolvere pienamente i loro compiti è necessario esaminare quali sono le componenti che incidono sullo sviluppo psichico di un bambino.

 

 

Queste sono numerose:

  • È  sicuramente importante la componente genetica, cioè il patrimonio presente nei nostri geni già al momento del concepimento.
  •  Sono anche importanti la presenza o meno di malattie che in qualche modo possono incidere sul normale sviluppo dell’encefalo.
  • Anche da noi in passato e ora nei paesi più poveri ha sicuramente la sua influenza l’alimentazione.
  • Incidono pesantemente tutte le sostanze che in qualche modo, passando la barriera emato-encefalica, possono influenzare negativamente le aree cerebrali: le droghe, l’alcool, gli psicofarmaci ecc.
  • E infine, ma non ultimo per importanza, è fondamentale  l’ambiente affettivo-relazionale nel quale vive il bambino.  

L’ambiente affettivo relazionale

 

 

Per quanto riguarda quest’ultimo elemento anche se non riusciamo a quantificare esattamente la sua influenza, sappiamo però che questa è notevole e preponderante rispetto a tutti gli altri elementi che abbiamo elencato.

Per Osterrieth:  “Si può senz’altro affermare che le circostanze della vita e le esperienze dell’individuo determinano in larga misura il modo in cui la sua struttura ereditaria troverà espressione”.

 Nonostante ciò, soprattutto in questo periodo storico, questa componente spesso viene messa in secondo piano, altre volte, viene sottaciuta o è quasi nascosta all’opinione pubblica.

E ciò per vari motivi:

  • Spesso prevalgono le esigenze personali.
  • Altre volte prevalgono quelle economiche-finanziarie.
  • In altri casi prevalgono le esigenze partitiche, politiche o quelle delle varie lobby.

Per queste e altre motivazioni è comodo pensare e sottolineare le altre cause, cercando di negare a tutti i costi, a volte anche in modo ridicolo, l’influenza che hanno i fattori affettivo-relazionali nello sviluppo dei minori.

Dicevo anche in modo ridicolo, tanto che per spiegare il notevole aumento del disagio dei minori, le società occidentali vanno a ricercare le cause più improbabili pur di non accettare che l’ambiente di vita del bambino è fondamentale per il suo benessere o malessere psicologico.    

Le parole d’ordine sono:

  • mai responsabilizzare o comunque mettere in causa le famiglie, soprattutto le madri;
  • mai  incolpare i vari governanti o le tante lobby che imperversano nella nostra società condizionando i comportamenti di minori e adulti;
  • meglio, molto meglio pensare a qualche strana misteriosa causa che provoca questi disturbi!  

 

Ricordo a questo proposito un bambino che venne alla nostra osservazione. Questi presentava dei chiari segni di autismo. La madre, un’insegnante di scuola materna, non si era accorta di questa grave patologia del bambino in quanto la sera, ritornando a casa dopo una giornata di studio e lavoro, nel mettere a letto il figlio, il quale restava tutto il giorno con la vecchia nonna e con varie baby-sitter, lo vedeva calmo e tranquillo.

Nulla di anormale aveva notato fino a quando, allo scopo di averlo più vicino, non ottenne di iscriverlo nella stessa classe dove lei insegnava. Solo allora, confrontando gli atteggiamenti ed i comportamenti del figlio con quelli degli altri bambini presenti nella sua classe, si accorse della grave patologia presente. Invitata e stimolata ad un maggior coinvolgimento, impegno e presenza nei confronti del piccolo, non trovò di meglio che accusare noi di averla colpevolizzata, con quell’invito a un maggior impegno materno, nel mentre continuò senza battere ciglio a far seguire il figlio da operatori a pagamento, piuttosto che occuparsi del figlio in prima persona!

Ambiente favorevole e sicuro e ambiente sfavorevole e insicuro

Fondamentalmente vi sono due tipi di ambienti:

Uno favorevole e sicuro e uno sfavorevole e insicuro.

 

Un ambiente favorevole e sicuro permette al bambino di  crescere  in modo fisiologico e sano, fino al raggiungimento di una buona maturità. Questa gli potrà permettere, in un futuro, di assumersi facilmente, come uomo o come donna, i compiti e le responsabilità ai quali sarà chiamato: impegni e bisogni personali, di coppia e familiari, doveri morali, religiosi, sociali, lavorativi, politici ecc.

Per Bowlby, “Sappiamo che oggi il compito centrale della psichiatria dello sviluppo è proprio quello di studiare l’interazione senza fine tra mondo interno e mondo esterno e il modo in cui uno influenza costantemente l’altro, non solo durante l’infanzia, ma anche durante l’adolescenza e la vita.

Appare ormai evidente che gli avvenimenti accaduti all’interno della famiglia durante l’infanzia e l’adolescenza giocano un ruolo importante nel determinare se una persona crescerà mentalmente sana o no” .

Quando invece il bambino è costretto a crescere in un ambiente sfavorevole e insicuro, questa situazione con molta facilità altererà, limiterà, impedirà o renderà difficile il sano sviluppo del suo Io. Cosicché l’individuo che si formerà porterà in sé delle stigmate che impediranno, gli renderanno difficile o disturberanno la sua vita personale e sociale, nonché i futuri ruoli e compiti che la vita gli chiederà.

In questi casi, se le problematiche saranno abbastanza gravi e importanti, la società dovrà necessariamente farsi carico dei suoi limiti e dei suoi problemi mediante una serie di attività di cura e assistenza. Inoltre, poiché le problematiche infantili spesso si prolungano nell’adolescenza e nell’età adulta si avranno non solo dei bambini disturbati ma anche degli adolescenti e degli adulti con problematiche psichiche più o meno gravi.

Purtroppo buona parte delle problematiche infantili non scompaiono con l’età ma spesso, durante la crescita, si modificano soltanto i sintomi, che poi sono i  segnali della sofferenza che li provoca.

Un ambiente favorevole e sicuro è fatto sostanzialmente di persone.

È, quindi, fatto di rapporti, gesti, scambi, pensieri, immagini, idee, sentimenti, emozioni, dialogo e attività ludiche.

Per costruire accanto al bambino un ambiente umano favorevole al suo sviluppo sono necessarie alcune condizioni.

La presenza

La prima condizione è data dalla presenza umana:

  • Presenza fisica
  • Presenza affettiva.
  • Presenza dialogante.
  • Presenza emotiva.
  • Presenza relazionale.

Sul problema della presenza una volta per tutte sarebbe bene che mettessimo in soffitta quanto si ripeteva continuamente durante il periodo del femminismo più acceso: che la qualità della presenza riesca a sopperire alla scarsa quantità.

Tutti gli studi confermano che ogni bambino, per crescere bene, ha bisogno di una notevole quantità  e qualità di presenza genitoriale.  Il motivo è semplice: l’essere umano è estremamente complesso per cui i suoi bisogni affettivo-relazionali sono altrettanto complessi e numerosi. Pertanto non possono essere soddisfatti da brevi apparizioni giornaliere, tra un impegno e l’altro.

Per quanto riguarda la qualità della presenza ricordiamo che sono importanti:

Le caratteristiche di personalità e la disponibilità delle persone che hanno cura del bambino.

Pur non essendo necessaria la perfezione, non vi è dubbio che le persone vicine al bambino, specialmente i genitori, devono possedere oltre a una buona maturità e disponibilità anche una sufficiente serenità e un buon equilibrio interiore. Ricordiamo che le paure, le ansie, la depressione, i comportamenti ossessivi, gli atteggiamenti aggressivi o peggio violenti dei genitori e familiari, se superano una certa soglia, sono molto dannosi per il fragile animo del bambino.

La disponibilità affettiva.

È  necessario inoltre che queste persone siano in grado di dare tutto l’amore e l’affetto dei quali il bambino necessita per il suo sano sviluppo, in modo da creare attorno a lui un nido caldo, tenero e gioioso.

Le capacità di ascolto e comunicazione.

Atre qualità importanti dei genitori sono date dalle loro  capacità di ascolto e comunicazione. Qualità queste indispensabili per capire  e rispondere adeguatamente e coerentemente ai bisogni del bambino, tenendo conto della sua età e del suo sviluppo.

Le caratteristiche dell’ambiente familiare.

Tutte le persone che sono vicine al bambino dovrebbero  saper creare attorno a questi un ambiente sicuro e sereno, ricordando che un ambiente dà sicurezza e serenità quando le persone vivono tra loro in buona armonia e rispetto reciproco, per cui i contrasti sono rari, di breve durata e sono risolti rapidamente.

Al contrario un ambiente insicuro e ansioso è quello che provoca nel bambino inquietudini, paure, conflitti interiori e lo costringe a schierarsi: “Mio padre è buono, mia madre è cattiva”. “I nonni sono buoni, papà e mamma sono cattivi”. Spesso lo costringono anche a chiedersi qualcosa che non vorrebbe mai chiedersi: “Chi ha ragione?” “Chi ha torto?” “A chi devo voler bene?” “Chi devo odiare?” “Chi devo amare”, in quanto il bambino vorrebbe amare e rispettare tutti i suoi familiari.

 

 

 

 L’ampiezza e la funzionalità della rete familiare.

E' importante anche il numero delle persone accanto al bambino.

A volte ci si illude di essere autosufficienti: “Io e mio figlio bastiamo l’uno all’altro”. Ricordiamoci che quanto più una famiglia è piccola tanto più è fragile e problematica.

Il bambino ha molte più possibilità di crescere bene quando può godere di una rete familiare funzionale, ma anche ricca e numerosa, che gli permetta di realizzare molti possibili legami, fatti di dialogo, accoglienza, cure, intesa e sostegno, utilizzando i rapporti con le persone più sane, equilibrate e disponibili del gruppo familiare.

Le caratteristiche e i ruoli sessuali.

Il bambino ha bisogno di persone che abbiano caratteristiche e ruoli sessuali chiari e ben definiti.

Anche in questo caso ci si illude dicendo a se stessi di potere essere per i propri figli ciò che si vuole: maschio o femmina, padre o madre.

E' molto limitante per il bambino confrontarsi e identificarsi solo con un sesso. Per il suo mondo interiore è prezioso l’arricchimento che può ottenere  quando ha la possibilità di scoprire, confrontarsi e amare persone con caratteristiche sessuali diverse e complementari. È molto utile, in vista delle future relazioni affettivo- relazionali, poter  accogliere nel proprio Io  la tenerezza, la capacità di accoglienza, le capacità di cure della figura materna, insieme alla forza, alla determinazione, alla sicurezza, all’intraprendenza e al coraggio della figura paterna.

 I ruoli.

Il rapporto con i minori è bene che sia attuato  da persone che hanno contezza del loro ruolo, così da poter soddisfare pienamente i bisogni essenziale del bambino. Come non sottolineare, infatti, che  un padre non può sostituire sempre e in ogni situazione una madre e viceversa; che un nonno o una nonna pur essendo figure fondamentali per la crescita dei minori non hanno la stessa valenza educativa e affettiva dei genitori del bambino; così come le insegnante o le babysitter  pur essendo preziose in alcune precise situazioni e condizioni non possono certo sostituire  altre figure familiari di accudimento.

La stabilità dell’ambiente.

Il bambino ha bisogno di avvertire che l’ambiente e le persone attorno a lui hanno caratteristiche di stabilità.

Egli deve potere dire a se stesso, prima che agli altri con tranquillità e sicurezza: “Questo è mio padre”, “Questa è mia madre”; “Questa è la mia casa” “Questa è la mia famiglia” “Questi sono i  miei fratelli e le mie sorelle” “Questi sono i  miei nonni, questi sono i miei zii”.

Al contrario si sente confuso, in preda all’ansia e alle paure quando l’ambiente intorno a lui è troppo vario e non possiede quei confini chiari e netti che gli offrono certezza e sicurezza. “Qual è la mia casa? Quella della mamma o quella del papà? O forse la mia casa è quella della fidanzata del papà o quella dell’amico della mamma?”

Anche in questo caso con molta faciloneria ci si illude che il bambino possa adattarsi facilmente, quando si modificano o vengono alterati, da un momento all’altro, i suoi punti basilari di riferimento. Questa idea, purtroppo, non è realistica in quanto le capacità di adattamento sono una risorsa molto importante, ma spesso non sono sufficienti a limitare o contrastare i danni causati dall’instabilità, la quale, con facilità, tende a generare nel piccolo aggressività, irritabilità, paure, ansie e conflitti interiori.

 Il caso di Fabio è emblematico.

Questo bambino di nove anni, era nato da una donna la quale aveva vissuto delle situazioni sentimentali sempre molto varie e complicate. La madre si era sposata una prima volta con un uomo dal quale aveva avuto una figlia.

Separatasi dal marito aveva convissuto per due anni con il padre di Fabio, dal quale si era allontanata quando il bambino aveva solo due anni. Subito dopo aveva iniziato una relazione con un uomo sposato. Relazione che era durata diversi anni.

Quando la donna prese la decisione  di lasciare l’amante per un altro uomo, questi iniziò a perseguitarla, minacciandola in vario modo. Tale comportamento spinse la donna a decidere di trasferirsi con il figlio in un’altra regione d’Italia, allontanando così da lei il pericolo rappresentato dall’ex amante.

Con tale decisione però, il figlio sentiva di essere costretto a restare lontano dal padre, dai nonni, dai compagni, nonché dalla casa e dalla città natale, nella quale fino a quel momento era vissuto. Il bambino, molto risentito per questa situazione, nella ricerca di un minimo di benessere interiore, avvertiva nel suo intimo il bisogno di difendersi e punire chi gli aveva fatto e gli stava facendo del male.

Come possiamo notare da questo suo racconto, il bisogno di difesa e di sanzioni, nella sua fantasia aveva assunto degli aspetti drammatici.

Il cavaliere, il drago e la strega

“C’era una volta un cavaliere che andò con il suo cavallo tanto lontano. Un giorno giunse a un punto e lì ha visto un drago. Pian piano avvicinandosi alla bestia il drago si svegliò e se ne andò via. Però il cavaliere con il suo cavallo lo inseguì e lo uccise. Lo uccise perché il suo comandante, il suo re, gli disse di uccidere il drago perché era una minaccia per il Paese.

Quando uccise il drago lo portò al Paese e lo mise davanti al re. Però il cavaliere non sapeva che il re era una strega che lanciò una maledizione sul cavaliere e lo fece diventare una rana. Il ranocchio andò a casa di una principessa. Questa ragazza era la figlia di un re di un altro Paese. Quando arrivò a casa della principessa, questa gli disse: “Ma tu chi sei?” Il ranocchio gli rispose: “Sono il cavaliere ma la strega mi ha fatto una maledizione. La principessa capì il problema e allora lo baciò, ed il cavaliere tornò normale.

Il cavaliere e la principessa corsero insieme con le guardie dalla strega e la imprigionarono nelle segrete. Da quel giorno in poi la strega era nelle segrete, così il cavaliere e la figlia del re vissero felici e contenti”.

Se interpretiamo il racconto di Fabio alla luce della sua storia familiare e personale, capiamo benissimo che egli, come un bravo cavaliere senza macchia e senza paura, sente prepotentemente il bisogno di ubbidire al suo re (in questo caso a suo madre) eliminando, in maniera definitiva, l’essere cattivo che attenta alla sicurezza sua e della sua famiglia, nel suo caso l’amante della madre che egli descrive come un drago. A questo proposito è però da notare che il bambino non è molto convinto della cattiveria di quest’uomo. Infatti il drago si allontana dal cavaliere e scappa piuttosto che affrontarlo!

Tuttavia, dopo aver eliminato il drago, capisce che i suoi problemi non sono solo all’esterno della sua famiglia, ma stanno dentro la sua casa e vivono accanto a lui: il problema maggiore è proprio la madre che con i suoi comportamenti incongrui  (il bambino diceva che la madre faceva sempre “casini”) lo aveva messo in passato e continuava metterlo in situazioni di gravi difficoltà. A questo punto la soluzione non può che venire dall’esterno della sua famiglia. La soluzione può venire solo da una ragazza, una buona principessa, figlia di un vero re e non di una strega. Ed è alleandosi con questa ragazza che gli è possibile fare in modo che la madre, causa di buona parte dei suoi problemi, sia rinchiusa nelle segrete, così che non possa più nuocergli.

Che cosa succede quando un ambiente non è favorevole allo sviluppo di un bambino?

Quando ciò avviene frequentemente compaiono le conseguenze della sofferenza causata dalle situazioni di stress, dalle frustrazioni, dai traumi subiti.

Noi chiamiamo  “sintomi”  i segnali attraverso i quali il bambino manifesta la sua sofferenza ma anche le difese che il bambino mette in atto per fronteggiare o diminuire il danno provocato dalle situazioni traumatiche o eccessivamente frustranti e stressanti che è costretto a subire.

I sintomi possono essere molto diversi:

  • La chiusura.
  • Le difficoltà nella socializzazione.
  • Le difficoltà nella comunicazione e nel dialogo.
  • Le ansie, le paure, le fobie.
  • I disturbi del comportamento.
  • Le stereotipie.
  • Le manifestazioni regressive.
  • L’aggressività.
  • Le manifestazioni psicosomatiche.
  • I sintomi depressivi.
  • I disturbi alimentari.
  • I disturbi dell’apprendimento.
  • I disturbi dell’attenzione.
  • Le manifestazioni fobiche - ossessive.
  • L’instabilità .
  • La scarsa fiducia e le maggiori difficoltà nei futuri legami affettivi ed amorosi.
  • I problemi di identità e identificazione. E così via

 

Purtroppo questi disturbi, come abbiamo detto, non cessano con l’età, ma soltanto si modificano in altri sintomi. Ne è un esempio la storia di Maria, la quale nonostante la sua tenerissima età aveva ben compreso:

  • Che cosa permette al cuore di un bambino di crescere e svilupparsi.
  • Che cosa, invece, lo fa rattrappire fino a portarlo a una grave regressione .
  • Come può migliorare un bambino quando gli viene offerto l’aiuto necessario.
  • Cosa resta della sofferenza subita, anche quando sono scomparsi o si sono attenuati i sintomi più grossolani.

Questa bambina aveva  appena cinque anni quando ha iniziato a frequentare il nostro centro. Era di famiglia agiata, i genitori si erano separati. Quando la piccola è stata da noi visitata  lamentava uno stato di grave regressione psicologica.

Il suo bellissimo racconto fu effettuato quando, dopo aver attuato degli interventi sulla coppia genitoriale e una psicoterapia della bambina, la piccola era molto migliorata, tanto che la regressione era quasi totalmente scomparsa.

 

 

 

 

Un fiore, un diamante, un cuore e tanta puzza

 “C’era una volta una famiglia. Avevano una casa bellissima e avevano una figlia. La figlia un bel giorno ha guardato un fiore azzurro e ha detto: “Me lo voglio prendere”. Se l’è preso e dopo un po’ di giorni la bimba è diventata grande. E anche il fiore è diventato grande e dentro il fiore c’era un diamante e dentro il diamante c’era il cuoricino della bimba che stava crescendo. La bambina era felice perché aveva un diamante in casa.

Sua madre non se n’è accorta ed ha buttato il fiore con dentro il diamante ed il cuore. La figlia cercava il diamante ma non lo trovava e allora è diventata sempre più piccola, ed è diventata neonata e la mamma ha detto: “Come può essere che è diventata neonata?”

Questa bimba neonata parlava e ha chiesto alla madre il diamante e la madre ha detto che era nella spazzatura. Lei (la bimba), l’ha ripreso ed era tutto sporco. Dopo l’hanno pulito, ma faceva puzza di pesce. E la bimba è tornata grande, ma, nonostante questo, è rimasta puzzolente”.

Si rimane stupiti di come una bambina di appena cinque anni abbia potuto descrivere così bene la sua storia ed i suoi problemi attuali.

L’interpretazione di questo racconto non è affatto difficile.

Maria si trova a vivere in una famiglia agiata (avevano una casa bellissima). Tutto sembra andare per il verso giusto. Ella è di intelligenza normale, anzi molto vivace, ha una buona stima di se, e vuole crescere rapidamente (La figlia un bel giorno ha guardato un fiore azzurro e ha detto: “me lo voglio prendere". Se l’è preso e dopo un po’ di giorni la bimba è diventata grande. E anche il fiore è diventato grande e dentro il fiore c’era un diamante e dentro il diamante c’era il cuoricino della bimba che stava crescendo).

Ma c’è un grande “ma”. La madre, senza accorgersi del male che stava compiendo, mette la bambina in una situazione di grave disagio; la bambina probabilmente si riferisce ai notevoli conflitti con il padre (Sua madre non se ne accorta ed ha buttato il fiore con dentro il diamante ed il cuore). La conseguenza è stata, purtroppo, la regressione della bambina in alcuni settori dello sviluppo (La figlia cercava il diamante ma non lo trovava e allora è diventata sempre più piccola, ed è diventata neonata).

La madre, accortasi che qualcosa di grave ed importante era accaduto alla figlia, cerca di capirne il motivo (e la mamma ha detto: “Come può essere che è diventata neonata?”)

Maria, a questo punto, fa capire in modo esplicito alla madre il suo notevole disagio (Questa bimba neonata parlava e ha chiesto alla madre il diamante e la madre ha detto che era nella spazzatura). La madre, finalmente consapevole di aver commesso degli errori, cerca di affrontare e risolvere i problemi della piccola, accettando un percorso che l’aiuti a risolvere i conflitti di coppia e porta la figlia in un centro di neuropsichiatria, in modo tale che le venga dato l’aiuto necessario per risolvere i suoi problemi.

Per fortuna alcuni dei più gravi problemi dei genitori e della figlia vengono risolti (Lei (la bimba), l’ha ripreso ed era tutto sporco. Dopo l’hanno pulito, ma faceva puzza di pesce. E la bimba è tornata grande).

La bambina però si accorge che, nonostante l’impegno dei genitori e degli operatori, non tutti i suoi problemi sono stati eliminati. Qualcosa dei traumi subiti mentre aveva assistito per anni alle continue liti dei genitori era rimasto nel suo cuore ( E la bimba è tornata grande, ma, nonostante questo, è rimasta puzzolente).

Secondo racconto di Maria

Il secondo racconto di Maria che riportiamo, evidenzia in modo più evidente la sua più pressante e grave problematica: il conflitto tra i genitori.

 

 

I principi litigiosi

“C’era una volta una bellissima principessa che aveva un fidanzato con il quale andava a passeggiare in un prato fiorito. Un giorno hanno deciso di sposarsi e hanno fatto un figlio che si chiamava Davide. Ma litigavano e si volevano lasciare.

La mamma di Davide aveva già partorito ed era molto preoccupata perché non sapeva cosa dire al figlio quando sarebbe diventato grande. I genitori si sono lasciati per forza.

Quando Davide è cresciuto ha chiesto: “Ma io non c’è l’ho un papà?” E la mamma ha detto “Te lo spiegherò quando sarai diventato più grande!” E poi dopo gli ha detto: “Ci siamo lasciati per le (a causa delle nostre) famiglie”. Il bimbo era scappato dalla famiglia e cercava il suo papà e la mamma è andata a cercarlo. Dopo (la madre) ha trovato papà e figlio che passeggiavano e gli ha detto: “Ma tu che ci fai qui!” E ha rimproverato il papà. La mamma era disperata. Dopo hanno fatto tutti pace e vissero felici e contenti.”

 

In questo racconto ancora una volta Maria mette in evidenza come, nella sua famiglia, vi fossero tutti i presupposti per un matrimonio felice: la bellezza, la ricchezza, l’amore, un ambiente idilliaco, la nascita di un figlio.  Purtroppo, però, questi presupposti non bastano .

In questo racconto è evidente la paura più grande che assilla la bambina: il timore che la separazione dei suoi genitori possa comportare la perdita del rapporto con il papà (Dopo ha trovato papà e figlio che passeggiavano e gli ha detto: “Ma tu che ci fai qui!” E ha rimproverato il papà.)

 

 

Influenza dei mass media sui figli

 

La presenza degli strumenti elettronici è diventata, negli ultimi anni, invasiva. Questi strumenti si ritrovano in quasi tutte le stanze della casa, comprese le stanze dei bambini. In queste, insieme ai normali giocattoli, non è raro veder troneggiare un televisore al plasma, con accanto un computer collegato a Internet, un Tablet e una o più consolle per i video- giochi. Altri apparecchi elettronici più piccoli, ma delle notevoli prestazioni, si ritrovano nei loro zainetti e nelle loro tasche.

Le multinazionali che li producono, utilizzando una pubblicità martellante, fanno sentire questi strumenti oggetti “utilissimi” se non “indispensabili”, sia per i grandi, sia per i piccini, a motivo delle loro numerosissime e straordinarie prestazioni.

Le autorità statali, dal canto loro, per salvaguardare la libertà d’espressione, ma anche per la pressione delle lobby, evitano di effettuare ogni controllo sui contenuti che questi strumenti veicolano e diffondono. Pertanto, in questi ultimi decenni, l’aumento degli strumenti d’informazione e di comunicazione a disposizione dei minori appare più simile ad un’esplosione che non ad un’invasione.

I PREGI

I pregi di questi strumenti elettronici sono numerosi: si è arrivati ad avere, in un unico oggetto, per di più portatile, funzioni diversissime e complesse.

Già è possibile oggi con un unico strumento:

  • essere contattati e contattare altri in qualunque momento e in qualunque parte del mondo in video, a voce o per iscritto;
  • si può allargare la cerchia di amici e conoscenti con i quali dialogare e scambiare idee, foto, musica ed esperienze, iscrivendosi ai vari social network;
  • vi è la possibilità di scaricare ed inviare musica, immagini, film, giornali, libri;
  • volendo, lo stesso strumento può funzionare da computer, calcolatrice, orologio, tv portatile, macchina fotografica, videocamera, registratore, navigatore satellitare, consolle di video- giochi ecc.
  • ci si può collegare ad Internet per navigare nella rete informatica nella quale ritrovare miliardi di immagini e di informazioni;

Questa possibilità di avere le più svariate funzioni in un unico, piccolo oggetto, che nasconde un’alta tecnologia, accende la fantasia, ma anche il desiderio sia degli adulti sia dei minori. Gli uni e gli altri avvertono prepotentemente nel loro animo la sensazione di avere tra le mani qualcosa di prezioso ma anche di magico. Essi aspirano a comprare e poi toccare e accarezzare il loro oggetto elettronico, come fosse una lampada di Aladino, capace di soddisfare e rendere concreto qualunque desiderio.

Gli attuali strumenti tecnologici possono soddisfare, quindi, molte esigenze:

Intanto questi strumenti riescono a soddisfare le ansie di papà e mamma. I genitori, ma anche i nonni ansiosi, possono più facilmente sedare la propria ansia avendo la possibilità di contattare o di essere contattati dai figli o dai nipoti in qualunque momento. Pertanto, quando l’angoscia genitoriale è intensa e fa loro immaginare il pargolo solo, tra i mille pericoli della giungla cittadina, lo squillo del cellulare, la sua voce, ma anche la sua immagine, sono un viatico capace di rasserenare e tranquillizzare, almeno momentaneamente, le incombenti preoccupazioni. Per tale motivo, i genitori, ma anche i nonni ansiosi, avvertono l’importanza di questi straordinari strumenti tecnologici come fonte di serenità e sicurezza: ‹‹Se dovesse succedergli qualcosa potremmo subito essere informati così da provvedere ad aiutare il piccolino››.

I genitori percepiscono, inoltre, che questi oggetti elettronici possono essere utili ai figli per parlare, scambiare messaggi, fare nuove amicizie, possono, inoltre, stimolare i minori alla lettura e alla scrittura. Possono facilitarli nell’effettuare i compiti scolastici, in quanto, soprattutto l’uso della rete Internet può permettere ai minori di fare rapidamente ricerche su svariati temi ed argomenti, così da migliorare la cultura generale dei figli, in quanto in essi sono presenti diversi contenuti formativi, sotto forma di film, documentari, riprese di avvenimenti teatrali, musicali, dibattiti, interviste ecc.

Per quanto riguarda i videogiochi questi possono essere utili in quanto possono permettere: un miglior sviluppo logico e percettivo; una più efficace coordinazione visuo – motoria; una migliore gestione delle emozioni; una maggiore rapidità nell’affrontare le decisioni e le difficoltà che si dovessero presentare nella vita. Inoltre, quando i video - giochi sono inseriti in programmi didattici, essi possono essere preziosi per imparare con piacere, rapidamente e bene, non solo le lingue straniere ma anche molte discipline scolastiche.

I RISCHI

Questi strumenti, purtroppo, non sono esenti da rischi, in quanto i danni che i contenuti che sono presenti o che sono veicolati da questi apparecchi elettronici possono provocare, e difatti provocano, sia agli adulti sia, soprattutto, ai minori, sono, senza alcun dubbio, notevoli. Tanto notevoli che si parla di educazione mediatica nei bambini delle moderne società occidentali, in quanto si pensa e si teme che buona parte dell’educazione dei bambini, nelle nostre moderne società, proviene non dai genitori, non dai familiari e neanche dagli insegnanti o dagli altri educatori, ma dalla Tv, dai video –giochi, da Internet e dalle altre piattaforme comunicative.

Molte delle insidie di questi moderni strumenti elettronici sono legati proprio ai loro stessi pregi: alle molteplici funzioni che hanno incorporate, alla loro portabilità e alle notevoli, straordinarie possibilità e capacità.

I motivi del danno sono abbastanza comprensibili se solo ci si sofferma un attimo a riflettere sul fatto che molte delle società che producono e diffondono questi contenuti non si pongono alcun problema di natura educativa e formativa, né si sentono minimamente responsabile nei confronti dei minori. Pertanto l’inquinamento psichico, di cui conosciamo la gravità, viene diffuso a piene mani.

Il maggiore o minore disagio psicologico che questi strumenti possono provocare dipende da alcuni elementi:

  • la tipologia dei contenuti;
  • la frequenza con cui questi contenuti sono utilizzati;
  • l’età e la maturità del soggetto. Quest’ultima dipende solo in parte dall’età. Sono fondamentali le maggiori o minori capacità di critica. Pertanto, risultano molto più influenzabili i bambini che già presentano e soffrono di disagi psicologici. In questi casi l’incidenza dei possibili stimoli negativi è nettamente maggiore, ma anche imprevedibile.
  • la modalità con cui si adoperano questi strumenti e, quindi, la presenza o meno di genitori ed educatori, che potrebbero avere la possibilità di spiegare e criticare quanto visto e udito.

I rischi nel campo dell’età evolutiva[1] possono riguardare:

  1. L’utilizzazione per un tempo eccessivo.
  2. La dipendenza.
  3. La possibilità di contatti rischiosi.
  4. La maggiore possibilità di commettere dei reati.
  5. Il contatto con dei contenuti inutili o peggio diseducativi o lesivi della personalità.

Utilizzazione per un tempo eccessivo

La vita di un minore dovrebbe essere ricca di numerose opzioni: lo studio, lo svago, il gioco, il rapporto e il dialogo con i coetanei e gli adulti, il contatto con la natura, il moto. Sono importanti per il suo sviluppo anche la riflessione, il silenzio, lo stare per qualche momento soli con se stessi, in modo tale da approfondire quanto si è vissuto.

Il tempo utilizzato in compagnia di questi strumenti, sommato alla notevole quantità di ore impegnate per la scuola e le attività didattiche collegate a questa, rischia spesso di monopolizzare buona parte della giornata del minore. Questi si ritrova, spesso, immerso, ma anche prigioniero, in un mare di voci, suoni, immagini, impossibilitato a sfuggire ad essi per vivere pienamente la sua vita di bambino. Egli, inoltre, non riesce ad approfondire o riflettere su quanto letto, visto o udito, come non riesce a godere delle attività libere, all’aria aperta, in comunione con i coetanei ma anche con gli animali, i vegetali e gli altri elementi della natura. Attività queste ultime indispensabili per una crescita ricca, sana e serena.

Poiché, inoltre, non gli è possibile metabolizzare l’eccesso di informazioni in arrivo mediante lunghe pause di riposo e di riflessione, il minore coinvolto soffrirà per l’aumento dell’ansia, dell’irrequietezza, mentre diminuiranno le capacità di attenzione e concentrazione. Tra l’altro, l’ipomobilità necessaria per vedere, ascoltare, leggere o inviare messaggi, diminuisce molto la possibilità di giochi di movimento, con conseguente alterazione dell’umore che tenderà ad una maggiore irritabilità, aggressività e depressione, mentre nel contempo si acuiscono l’ansia, la tensione interiore, l’instabilità, l’insonnia, l’apatia ed il disinteresse.

La dipendenza.

Questa condizione può applicarsi a una o più funzioni dei vari strumenti elettronici. Vi può essere allora una dipendenza dai messaggini, dalla tv, dai video giochi, dalla chat line ecc.

Dipendenza dai videogiochi

I più gravi e frequenti sintomi di dipendenza si hanno a causa dei videogiochi, in quanto questi sono strutturati in modo tale da favorire proprio tale condizione di assoggettamento. È insito in questo tipo di giochi elettronici, lo stimolo a ripeterlo per ottenere un punteggio maggiore, per passare ad un livello successivo, per vincere l’avversario, per ottenere il premio promesso. Poiché anche i compagni hanno lo stesso gioco, diventa una sfida a chi raggiunge il livello più alto. Inoltre, l’identificazione con i personaggi incontrati durante il gioco induce a non trascurarli o lasciarli, ma a continuare ad essere vicini a questi, come fossero degli amici con i quali condividere la propria esperienza e la propria esistenza.

Alcuni genitori hanno la sensazione che il figlio viva come drogato dal gioco, senza riuscire a liberarsene e, soprattutto, senza riuscire a partecipare ad altre attività libere e costruttive. Inoltre, i videogiochi più comunemente utilizzati e diffusi dai minori si basano essenzialmente su una continua, ripetitiva lotta, utilizzando varie armi e strategie, contro alieni e nemici immaginari, mostri da distruggere, prima di essere distrutti, da uccidere, prima di essere uccisi. Poiché in questi giochi non c’è pietà, tenerezza, comprensione, giustizia, ma soprattutto non ci sono sfumature, l’uso eccessivo può condurre ad atteggiamenti reattivi e aggressivi nei confronti degli altri, della vita, del mondo.

La portabilità e la diffusione di questi giochi su varie piattaforme (tv- Computer - Cellulari – i -Pod, ecc.), induce ad una eccessiva utilizzazione.

Pertanto gli effetti negativi, anche di quelli con contenuti accettabili, sono diversi e gravi: stress, fatica mentale, notevole perdita di tempo, tendenza al distacco dalla vita reale. Nella mente e nell’animo dei minori che soffrono di dipendenza predominano i personaggi e gli ambienti immaginari dei videogiochi, piuttosto che le persone presenti nel loro normale ambiente di vita. Sono, inoltre, trascurati i doveri e le occupazioni quotidiane, come lo studio e molte altre esperienze di gioco. Rari diventano i momenti di riflessione, i giochi di costruzione, il dialogo sociale tra pari, con i genitori e i familiari. Possono comparire in questi casi sintomi di malessere psicologico come: insonnia o sonno agitato, irrequietezza motoria, vomito, ansia e apatia. Sono presenti, spesso, anche sintomi di chiusura ed isolamento. Nel contempo tendono ad accentuarsi le problematiche nei rapporti con i familiari: con aumento dell’aggressività, soprattutto verso i più piccoli ed i più deboli, come i fratellini minori e gli anziani. Contemporaneamente peggiora il rendimento scolastico con difficoltà nella comprensione dei testi scritti.

 

Dipendenza dalla tv.

Non è da trascurare la dipendenza dalla tv. Sono molti i bambini che non si alzano la mattina, non mangiano, non vanno a dormire, non iniziano a studiare, senza il “conforto della televisione”. E poiché è possibile ricevere il segnale televisivo oltre che dai tanti apparecchi a grande schermo, distribuiti in ogni locale della casa, anche dai piccoli magici strumenti portatili, la televisione, con tutti i suoi programmi: alcuni utili, altri inutili, molti dannosi allo sviluppo e all’educazione dei minori, è presente e condiziona la vita e la mente dei bambini in ogni ora ed in ogni momento del giorno.

Un uso incontrollato, eccessivo o improprio della tv può comportare:

  • riduzione nelle capacità di concentrazione, memorizzazione e concettualizzazione;
  • minori capacità di riflessione, rielaborazione e integrazione dei contenuti visti o ascoltati, per cui il bambino si abitua a vedere e sentire parlare passivamente e non ad esprimere le proprie idee e i propri concetti;
  • difficoltà a smaltire la vivacità istintiva ed il bisogno di movimento, in un’età nella quale il piccolo dovrebbe, invece, impiegare buona parte del suo tempo nel gioco libero, nella scoperta di sé, nella relazione con i compagni e con gli adulti e nella scoperta del mondo che lo circonda.
  • difficoltà a dare giudizi critici sereni ed elaborati;
  • diminuzione delle capacità immaginative;
  • scarsa individualità del pensiero con tendenza all’omologazione nelle parole, nei gesti, nei desideri e negli ideali;
  • allontanamento dal contatto con la vita reale per un tempo eccessivo;
  • tendenza a semplificare eccessivamente i concetti;
  • aumento dell’instabilità, dell’ansia e dell’irritabilità;
  • limitazione del gioco con i coetanei e del dialogo con i genitori;
  • diminuzione dell’interesse nei confronti della scuola in quanto, avendo la possibilità di utilizzare un gran numero di informazioni e di immagini in tempo reale, i minori giudicano le lezioni scolastiche noiose, arcaiche, inutili;
  • se l’uso dei mass-media è precoce, prima dei tre anni, si può avere, tra l’altro, anche una difficoltà nell’apprendimento del linguaggio, in quanto il bambino per acquisire questa funzione, ha bisogno di un lungo, continuo contatto e dialogo con le figure genitoriali, soprattutto con la madre, e non con degli strumenti privi di capacità relazionali;
  • acquisizioni di abitudini alimentari scorrette. L’obesità che ne consegue comporta oltre che un danno estetico anche un danno fisico in quanto l’aumento eccessivo di peso è l’anticamera di diverse malattie organiche ma anche psicologiche, in quanto vengono alterati l’immagine positiva di se stessi ed il rapporto con i coetanei;
  • visione deformata della realtà e allontanamento dal reale. Il bambino e poi il giovane immerso per giorni in un mondo fantastico pieno di eroi, fate, magie, può essere stimolato ad attuare dei comportamenti irrazionali e rischiosi, senza prevedere le nefaste conseguenze;
  • come per tutte le dipendenze vi sono delle conseguenze che riguardano la coazione della libertà interiore e quindi l’isolamento sociale, la perdita delle vere e sane amicizie, lo scarso rendimento nello studio;
  • infine il contatto con realtà rischiose o con contenuti diseducativi o lesivi della personalità può comportare l’insorgere di paure, inquietudine interiore, tendenza ad imitare parole, gesti ed atteggiamenti triviali, poco consoni al vivere civile;

Dipendenza dalle chat line

Molti minori lasciano l’I- Pod o il computer sempre acceso sia di giorno sia di notte per poter dialogare con gli amici e con chiunque abbia voglia di chiacchierare.[3] Spesso l’I– Pod sta accanto al piatto nell’ora di pranzo, accanto al libro quando si dovrebbe studiare, sotto il banco a scuola, in tasca quando il minore gioca con i coetanei. Non vi è momento o luogo nel quale non si riceva un messaggio al quale ci si sente in dovere di rispondere subito, interrompendo ogni altra occupazione. Spesso questi messaggi sono inviati, come avviene su Facebook, a più di una persona. Il rischio è che non si riesca a godere della presenza delle persone fisicamente e affettivamente vicine che avrebbero diritto ad un dialogo profondo e vero, pur di dare risposte superficiali e stereotipate a persone lontane o anonime. Vi è poi un ulteriore rischio di mettere a disposizione di tutti immagini e pensieri che dovrebbero rimanere privati.

Nell’uso di Internet, le persone contattate mediante i messaggi sono sì reali, e pertanto è possibile un dialogo ed un confronto, ma lo schermo permette, mediante l’anonimato, di nascondere non solo la vera identità ma soprattutto le vere intenzioni. Internet, inoltre, incoraggia l’espressione di emozioni e parole senza alcuna censura e quindi incoraggia l’uso di espressioni volgari, violente o perverse. Si instaurano allora dei rapporti d’amicizia senza riuscire a valutare né i rischi, né le prospettive future.[4]

Alcune applicazioni permettono di perseguitare la vittima designata mediante parole aggressive e immagini offensive e compromettenti. Il cyber bullismo, come viene chiamato, può provocare nei minori più fragili un’accentuazione delle loro problematiche psicologiche o esistenziali con conseguente depressione, che può comportare anche il suicidio.

Si ripete continuamente che non bisogna demonizzare alcun tipo di strumento, ma aiutare i bambini, ed i minori, in genere, a saperli ben utilizzarli. Ciò è solo in parte vero, in quanto vi sono degli strumenti di per se molto rischiosi, soprattutto se messi nelle mani dei minori o peggio di minori che hanno già dei problemi psicologici. Non possiamo, allora che consigliare di ritardare quanto più e possibile questo tipo di regali in modo tale da permettere al minore di raggiungere una buona maturità. Quando poi siamo certi che lo utilizzerà bene scegliamo un apparecchio che abbia solo alcune funzioni essenziali: come telefonare e ricevere telefonate. E nient’altro. Ad un’età successiva è sicuramente utile e necessario controllare che il minore al quale è stata dato, ne faccia un uso corretto e adeguato.

La possibilità di contatti rischiosi.

Se è vero che questi strumenti elettronici possono permettere l’instaurarsi di sane e profonde amicizie con coetanei ben educati, sinceri e corretti, è anche vero che facilitano molto anche l’incontro con minori e adulti maleducati, triviali, disturbati, bugiardi. Sono noti gli “scherzi” tra coetanei nei quali uno o un gruppo di ragazzi invia al malcapitato/a di turno frasi offensive, immagini o parole oscene. Così come sono ben conosciute le vicende poco edificanti di ragazzini e ragazzine che filmano o fotografano le parti intime proprie o di altri coetanei o i primi rapporti sessuali e le inviano o peggio le pubblicano in Internet, per gioco o per deridere e squalificare qualcuno. Allo stesso modo spesso la cronaca ci informa dei comportamenti ricattatori di minori verso altri coetanei o adulti, messi in opera utilizzando questi strumenti tecnologici. Se è positivo un rapporto costruttivo e serio con adulti conosciuti dalla famiglia maturi, responsabili, sereni e affidabili, è sicuramente molto rischioso il contatto con persone sconosciute che possono essere disturbate o peggio malate e perverse. Anche in questo caso le cronache giornaliere ci informano dello scambio effettuato da adulti senza scrupoli i quali si fanno inviare dalle ragazzine e dai ragazzini delle foto osé in cambio di ricariche telefoniche o altri piccoli regali. Sono ben note, infine, le strategie effettuate dai pedofili per contattare minori, più o meno consenzienti; nonché l’uso che di questi strumenti fanno gli spacciatori per avvicinare delle facili prede. Per Silvia Bonino “Si ha l’impressione che l’euforia per la grande libertà concessa dalla rete abbia impedito a molti di prendere consapevolezza dei rischi insiti quando mancano del tutto regole e controlli capaci di garantire responsabilità e trasparenza”.[5]

La maggiore possibilità di commettere dei reati.

L’uso di questi strumenti, facilita di molto la possibilità di incorrere in comportamenti penalmente perseguibili: basta un clic per scaricare file musicali, film, foto o altro materiale protetto dai diritti d’autore, o con contenuti pedopornografici. Bastano pochi clic per inserire su siti specializzati immagini o filmati che violano la privacy oppure offensivi per adulti o coetanei che possono far incorrere nelle maglie della giustizia civile e penale.

 

Alessio: un ragazzino intraprendente.

 

A questo proposito mi viene in mente Alessio, un ragazzino di undici anni, il quale aveva pensato bene di utilizzare il telefonino regalatogli dal papà per il suo compleanno per fotografare le gambe delle sue insegnanti quando queste, con le gonne svolazzanti, passavano accanto al suo banco, per poi distribuirle come piccanti souvenir ai suoi compagni.

Non contento di ciò aveva studiato il modo per raggranellare qualche euro in più rispetto a quelli dati dalla mamma con la paghetta settimanale: inviava messaggi ricattatori alle insegnanti della scuola elementare da poco lasciata!

Quando a casa del padre sono arrivati i carabinieri, in seguito alla denuncia delle insegnanti, il papà è rimasto di stucco di fronte alle “prodezze” del suo precoce pargolo.

Quello che ci colpì in quell’occasione fu l’atteggiamento del padre nel raccontare ciò che il figlio aveva fatto. Atteggiamento che, se da una parte appariva scandalizzato, dall’altro era quasi orgoglioso per il fatto di avere un figlio così intraprendente!

Il contatto con dei contenuti inutili o peggio diseducativi o lesivi della personalità.

Nel momento in cui i mass-media: stampa periodica, radio, televisione, hanno perduto la funzione educante e formativa, in quanto sono state messe al servizio del mercato per reclamizzare, e quindi vendere, dei prodotti, nel mentre è aumentata la quantità dei programmai offerti gratuitamente o a pagamento, si è verificato, nel contempo, un notevole calo nella qualità dei contenuti proposti. Lo scopo principale è diventato quello di garantire maggiori ascolti, in modo tale da incrementare il numero degli spettatori, con il minor dispendio di denaro. Date queste premesse le famiglie ed i minori sono stati invasi da programmi non solo scadenti sul piano tecnico, estetico e culturale, ma anche poco consoni al sano sviluppo dei minori e fuorvianti per gli adulti.

A questo proposito riportiamo il netto giudizio di GALLI DELLA LOGGIA

‹‹È nello spazio trasbordante dei programmi d’intrattenimento che soprattutto si compie la manipolazione distruttiva dell’antropologia italiana. In quei programmi dove – pure senza arrivare ai livelli postribolari di cose come L’isola dei famosi o del Grande fratello - si mischiano presentatori-guitti, comicastri, sound triviali, corpi seminudi, trovate quizzistiche da quattro soldi e torrenti di chiacchiere sul nulla ››.[6]

Molti programmi, senza preoccuparsi minimamente del possibile danno che possono arrecare, diffondono in ogni ora del giorno e della notte continue scene di violenza, morte, ostentazione di nudità, contenuti e immagini volgari o ad esplicito contenuto sessuale. In definitiva, sono messi a disposizione dei bambini idee, sentimenti e immagini nettamente diseducativi, pervasi da disvalori, spesso lesivi della personalità umana. Se a questo si aggiunge il notevole aumento del tipo di apparecchi riceventi (radio, Tv, computer, palmari, I -Pod ecc.), nonché la scarsa e saltuaria presenza del controllo degli adulti e dei genitori su questi mezzi, si comprende molto bene il danno psicologico, formativo ed educativo conseguente a questo tipo di scelte politiche e manageriali. I contenuti di questi strumenti tecnologici, ricchi e a volte saturi di volgarità, crudeltà, malvagità, terrore, morte, violenza, sopraffazione, trasgressione e sesso esplicito, ma anche pornografia, da una parte tendono ad instaurare o aggravare il disagio e la sofferenza psicologica soprattutto dei più piccoli, dall’altra hanno anche la capacità d’instillare negli adulti comportamenti, stili di vita, linguaggi, modalità di relazioni, scarsamente adeguati ai rapporti interpersonali e al vivere sociale. La cosa più grave è che tutte queste realtà ad alto rischio entrano in ogni casa ma anche in ogni zainetto dei minori.

 

LE POSSIBILI CONSEGUENZE NEGATIVE INDIRETTE

Le conseguenze negative di questi strumenti possono essere in parte dirette, cioè collegabili ad un rapporto diretto del minore con i mass media, e in parte indirette, dovute alla modifica degli atteggiamenti e dei comportamenti degli adulti.

Intanto sul fronte economico sono notevolmente aumentate le spese da parte degli adulti per comprare l’ultima meraviglia della tecnica che rende obsoleto il vecchio televisore, il computer, l’I-Pod precedente. Ciò comporta una riduzione del risparmio e quindi una maggiore fragilità delle famiglie di fronte alle insicurezze economiche ma anche una minore possibilità da parte dei figli di accedere, nei momenti di necessità, ai risparmi dei genitori.

Per quanto riguarda poi il tempo trascorso dai familiari con i minori, dedicato all’impegno educativo e formativo, tempo già falcidiato dal lavoro, dagli spostamenti, dagli impegni sociali, politici e ludici, questo tempo, con l’invasione massiccia di quegli strumenti all’interno delle famiglie, risulta ancora più ridotto, in conseguenza dell’uso e dell’abuso che ne fanno i genitori e gli altri familiari vicini al bambino.

Le “distrazioni” nelle quali sono coinvolti gli adulti riguardano i videogiochi che si propongono ad un pubblico adulto, le trasmissioni di programmi televisivi, gli incontri amicali da gestire con il telefonino o su Facebook, gli amori regolari e irregolari e gli incontri sessuali occasionali facilitati enormemente dall’uso di questi strumenti, con pesanti conseguenze sul benessere relazionale delle coppie e delle famiglie. In definitiva, mentre l’agorà reale presente in ogni paesino permetteva uno scambio e un dialogo solo in certi momenti del giorno sotto il vigile controllo sociale, la piazza virtuale permettendo gli stessi incontri senza alcun controllo, in modo anonimo, in ogni ora del giorno e della notte, ha notevolmente aumentato l’uso e l’abuso degli scambi sociali, con conseguente minore attenzione nei confronti dei bisogni dei figli e degli altri familiari più deboli.

Inoltre, come conseguenza di queste aumentate “distrazioni” sono aumentati le amicizie e gli amori, non sempre leciti, che inesorabilmente, insinuandosi nelle coppie e nelle famiglie preesistenti, provocano o accentuano i conflitti, le fratture e gli abbandoni. Queste realtà negative non potranno che riversarsi e colpire pesantemente anche i minori coinvolti.

Una nonna delusa e arrabbiata

Marina era passata dal nostro centro, insieme ad una sua amica, per discutere dei problemi del nipotino. Quando abbiamo consigliato a lei, come d’altra parte avevamo fatto con la madre, di limitare l’uso della tv e dei video – giochi del bambino in quanto questo abuso di strumenti elettronici aumentava le sue problematiche psicologiche e non favoriva il suo equilibrio, questa mi guardò con l’aria di dire: ‹‹Ma cosa si è messo in testa, dottore? Quello che lei chiede per questa famiglia è praticamente impossibile attuarlo››. Per farmi capire meglio come andavano le cose descrisse nei seguenti termini l’ambiente familiare:

‹‹Vede, dottore, io, nonostante l’età, ho alcune amiche con le quali mi vedo per andare al cinema, al teatro, per fare quattro passi e per prendere un tè insieme. Quando ritorno a casa, poiché io e la famiglia di mio figlio abitiamo nella stessa casa, loro al pian terreno ed io al primo piano, anche se potrei andare direttamente nella mia casa, spesso passo da loro per vederli e salutarli. Ma ogni volta rimango delusa, amareggiata e anche arrabbiata per quello che vedo. A casa di mio figlio sono in quattro: lui, la moglie e i due figli che lei conosce, ma vi sono sei televisori e quattro computer.

Quando entro nel soggiorno, trovo mia nuora che, seduta al tavolo da pranzo, scrive al computer; quando la saluto, lei mi guarda solo per un attimo, mi fa un cenno di saluto con una mano sola e continua a scrivere. Poi vado nello studio con la speranza di stare un po’ con mio figlio, ma trovo che anche lui guarda assorto lo schermo del computer pensando alla risposta che deve dare al suo interlocutore o interlocutrice. Quando lo saluto alza gli occhi e nello stesso tempo abbassa lo schermo del portatile, forse per paura che possa vedere cosa scrive e a chi scrive e poi risponde al saluto con imbarazzo, senza alzarsi dalla sedia, con un “Ciao mammina, tutto bene?” “Tutto bene” rispondo e chiudo precipitosamente la porta per evitare di disturbare ulteriormente.

Accanto allo studio vi è la stanza dei miei due nipotini, i quali hanno una scrivania megagalattica a forma di “S” in modo tale da poter esser utilizzata da entrambi. Sopra la scrivania vi sono due televisori, due computer, due consolle di video giochi, due video registratori. Insomma sulla scrivania di libri se ne vedono pochi ma di strumenti elettronici, tutti in doppio esemplare, per evitare che i figli bisticcino tra loro, se ne vedono tantissimi.

Uno dei nipoti, il più grande, è impegnato a far saltellare sullo schermo una specie di mostro verde per arrivare a non so quali tesori, dopo aver ”fatto fuori” miriadi di altri mostriciattoli rossi e aver conquistato tante stelline. L’altro è sdraiato sul divanetto e guarda alla tv i suoi cartoni preferiti.

Mi piacerebbe avvicinarmi a loro, prenderli tra le braccia come facevo quando erano piccolini e raccontare qualche favola, qualche storia del passato o dialogare con loro degli avvenimenti della giornata, ma ora essi non tolgono neanche gli occhi dallo schermo. Per farsi baciare mi offrono solo la guancia con un “Ciao nonna” e basta.

A questo punto non mi resta che salire le scale e ritirarmi nel mio appartamentino di sopra. Ogni volta salgo quei gradini, con tanto amaro in bocca, ma anche con tanta delusione e rabbia. No, dottore. Capisco quello che lei dice e lo condivido. So che farebbe bene al mio nipotino giocare all’aria aperta piuttosto che starsene sul divano a vedere cartoni animati per ore e ore, o far saltellare mostriciattoli come fa il fratello, ma per come oggi vive quella famiglia quello che lei chiede è impossibile››.

D’altra parte, le storie raccontate dal nipotino Fabrizio di cui parlava la nonna erano tutte di questo tenore:

‹‹C’era una volta un ragazzo di dieci anni, alto; stava davanti al computer, giocava a poker. Alcune volte vinceva, alcune volte perdeva. Accettava di perdere ma poi vinceva. Viveva da solo in una casa grande, spaziosa, in città: una villetta, con animali in casa (quattro gatti e un cane), coi quali aveva un buon rapporto. Dava solo da mangiare e carezze (a questi animali).

Si dedicava solo al computer ed un giorno ha fatto il compleanno e gli hanno regalato un PC che, collegato con quello di suo cugino era come se ne avesse due. Ha ricevuto una tv dallo zio. I genitori, invece, (gli hanno regalato) un tavolo da poker ed un campo di calcio in cui giocava da solo. A poker giocava con gli amici. Alcune volte vinceva, altre perdeva››.

Lo stesso bambino raccontò una volta una delle storie più brevi e drammatiche da noi mai ascoltate.

Un computer di nome Fabrizio

‹‹C’era una volta un computer che giocava da solo e stava sempre così a giocare. Era un computer buono che si chiamava Fabrizio››.

Da queste storie si possono trarre alcune notazioni.

  1. La dipendenza dagli strumenti elettronici non è solo dei minori ma spesso inizia dagli adulti per estendersi, successivamente, ai minori.
  2. Sia per gli adulti sia per i minori tale rapporto è spesso uno strumento di fuga dalla realtà. In questo senso somiglia molto a una delle tante dipendenze.
  3. L’ultima considerazione, che è forse la più importante, è che non è completamente vero, come spesso viene ripetuto anche dai benpensanti, che uno strumento, qualunque sia, è solo un oggetto e pertanto non è né buono né cattivo, ma tutto dipende dal suo uso, per cui non bisogna demonizzarne nessuno. In questi casi si fa sempre l’esempio del coltello, che può servire per tagliare il pane o le verdure in cucina ma può servire anche per uccidere una persona. A nostro parere, questa è solo una parte della verità che tende a coprire l’altra parte che non vogliamo affrontare. L’altra parte, quella che non vogliamo accettare e fronteggiare con coraggio e determinazione, è che se un’alta percentuale di persone, adulti o bambini che siano, mediante l’uso di uno o più strumenti, frequentemente, si fa o fa del male, bisogna riconsiderare seriamente la presunta neutralità di questo o questi strumenti e correre ai ripari, attivandosi nella prevenzione degli eventuali rischi, sia a livello familiare sia a livello politico e sociale.

Alcune indicazioni

Poiché l’informazione è utile, necessaria, e fondamentale per l’individuo come per la società, è necessario avere un rapporto positivo, ma anche attivo e critico. Pertanto, l’impegno della società non dovrebbe essere minore di quello svolto da parte dei genitori e degli educatori in genere.

Per quanto riguarda la TV:

  1. Evitiamo di mettere davanti al teleschermo un bambino con un’età inferiore ai tre anni.                E ciò per vari motivi:
  • prima di questa età il piccolo non è ancora in grado di distinguere la realtà dalla finzione. Ciò può provocare in lui turbamento, paure e ansie;
  • prima dei tre anni il bambino ha necessità di effettuare esercizi attivi di linguaggio con gli adulti per acquisire normali e adeguate capacità linguistiche, mentre la Tv zittisce i bambini e ciò può comportare nel piccolo minori competenze linguistiche;
  • il trascorrere troppo tempo davanti al teleschermo interferisce sullo sviluppo dell’intelligenza senso- motoria;
  •  vi è anche il rischio che i lattanti si relazionino con il televisore come fosse un oggetto transizionale per cui il legame con questo strumento tenderà a perdurare nel tempo.

Per i bambini con un’età superiore ai tre anni, facciamo in modo che:

  1. il tempo che il minore trascorre davanti ad uno schermo televisivo sia limitato ad un massimo di mezzora nel bambino con un’età inferiore ai sei anni, mentre non dovrebbe superare l’ora giornaliera nel ragazzo inferiore ai dodici-tredici anni e a non più di un’ora e trenta nell’adolescente. Ciò in quanto un eccessivo uso di questo mezzo non aggiunge nulla alla cultura e alle conoscenze, poiché viene a mancare il tempo necessario affinché le immagini e le idee, sottese ad esse, siano normalmente assorbite, organizzate, criticate, in definitiva "metabolizzate “. L’eccessivo uso della tv toglie, inoltre, molte possibilità d’arricchimento personale, come il giocare liberamente, l’inventare, lo scoprire, il dialogare con gli altri coetanei e con i genitori, impedisce di scoprire il piacere della lettura, sottrae tempo allo sport e alla nascita di nuovi interessi;
  2. il televisore in nessun caso dovrebbe essere presente nella stanza dei minori, sia per il facile abuso, sia per evitare che venga acceso durante la notte, il che comporterebbe una maggiore carica emotiva e un più facile coinvolgimento nelle scene più drammatiche con conseguenti paure, ansie e insonnie;
  3. in una famiglia con minori il televisore dovrebbe essere unico per tutta la famiglia ed inserito in un luogo: cucina o soggiorno, nei quali la famiglia normalmente vive e si riunisce in modo tale da facilitare il controllo dei genitori;
  4. è bene selezionare in anticipo, in base all’età e alla sensibilità del bambino il tipo di programma più utile e adatto, aiutandolo a scegliere dei programmi piacevoli ma anche istruttivi e costruttivi della sua personalità e cultura. Tenendo sempre presente che ciò che piace non sempre equivale a ciò che è utile. Pertanto, quando i bambini sono più grandetti, è importante selezionare insieme a loro le trasmissioni che abbiamo contenuti vicini alla nostra sensibilità, ai nostri valori e alle nostre idee guida nel campo educativo, scartando tutti i programmi non idonei o poco utili. Per tale motivo il telecomando non dovrebbe essere nelle mani dei bambini, ma in quelle dei loro genitori.
  5. Il televisore dovrebbe essere tenuto spento in varie occasioni:
  • quando la famiglia è riunita per i pasti;
  • quando vi sono degli incontri sociali: ad esempio quando in casa vi sono degli ospiti, o la famiglia è riunita per festeggiare qualcosa, come un onomastico, un compleanno ecc.;
  • quando si svolgono i compiti o si legge un libro;
  • quando si discute insieme;
  • quando vi è la possibilità di giocare in compagnia di qualche amichetto. Teniamo presente che le occasioni di gioco con altri coetanei sono diventate rare, è quindi un peccato sprecarle per stare davanti ad un televisore;
  • quando non viene trasmesso niente di veramente interessante.

 

  1. Commentiamo insieme quanto visto alla Tv. Se possibile sarebbe bello che almeno qualche programma sia visto insieme ai figli in modo tale da commentarli “a caldo” ; oppure si approfitti dei momenti della colazione, del pranzo e della cena, nei quali il televisore è tenuto sistematicamente spento, per discutere apertamente e serenamente di quanto visto, o di quanto ci si propone di vedere, in modo tale da abituare i bambini a sviluppare uno spirito critico che permetta loro di vagliare i vari contenuti così da abituarli alla selezione e alla scelta.
  2. Inseriamo un temporizzatore direttamente nel televisore o nella spina della corrente elettrica, per evitare continue ed estenuanti discussioni, oltre che rimproveri e mugugni, a causa del tempo da il bambino trascorre davanti alla Tv;
  3. Cerchiamo di limitare al minimo la visione della pubblicità anche attraverso l’uso delle videoregistrazioni, discutendo, inoltre, con i figli sulla funzione della pubblicità, sul valore degli oggetti e su come impostare le nostre scelte;
  4. Facciamo in modo che almeno un giorno alla settimana sia un giorno senza Tv per tutti. In modo tale da lasciare più tempo ad altre attività come il dialogo, il gioco nel quale è coinvolta tutta la famiglia, la lettura, il racconto, lo sport, ecc.

Da parte della società sarebbe necessario accettare il fatto che l’ambiente psichico è una realtà come lo è quello fisico. Pertanto se si vogliono veramente rispettare i bambini, che sono poi il futuro dell’umanità, è indispensabile imporre tutte le regole e le limitazioni che servono alla scopo. Ricordando che le regole e le limitazioni non solo non mortificano la libertà individuale di parola o d’espressione artistica ma la esaltano, la indirizzano, le danno consistenza e valore.

Basterebbe fare in campo psicologico ciò che viene fatto in campo alimentare.

Nessuno si sognerebbe di far vendere nei negozi d’alimentari cibi guasti o inquinati e quindi dannosi alla salute; come nessuno si sognerebbe di portare dentro ogni casa questi cibi chiaramente dannosi sia agli adulti sia ai minori e poi chiedere che siano gli abitanti della casa, in piena libertà, a regolarsi su quanto mangiare e cosa mangiare.

Nessuno si sognerebbe di affidare agli stessi abitanti la capacità di saper riconoscere i vari tipi di cibi, scartare quelli avvelenati, guasti, inquinati e poi avere l’autocontrollo necessario per prendere ciò che serve per la propria età e per la propria condizione.

Eppure questo è ciò che ogni giorno è richiesto ad ognuno di noi, dentro ogni casa, dentro ogni famiglia. È permessa l'entrata di centinaia di programmi e migliaia di messaggi pubblicitari: alcuni ottimi, ricchi di contenuti e di valori e quindi adatti a tutti, altri utilizzabili proficuamente solo dagli adulti ma non dai minori, altri mediocri, scialbi, inutili, altri infine chiaramente dannosi per tutti. Nel frattempo si chiede agli abitanti di quelle case che sappiano capire, da qualche sequenza, se il contenuto è positivo, ed è a loro adatto, oppure “no”. Si chiede che abbiano poi la capacità di discriminare e la volontà di utilizzare solo i programmi a loro più utili e adatti. Lo stesso, naturalmente, si chiede di fare, per ogni messaggio pubblicitario che compare improvvisamente, interrompendo il programma che è visionato e per ogni sito internet con il quale si entra in contatto, anche senza volerlo.

 Tutto ciò naturalmente non è possibile per gli adulti e soprattutto non lo è per i soggetti in età evolutiva.



[1] 58 minori su 100 hanno avuto un’esperienza negativa on-line. MADERNA R. In “Famiglia cristiana” N°37, 2010, p. 35.

[2] È di undici ore il tempo trascorso settimanalmente in Rete dai ragazzi italiani nel 2010, con un aumento medio del 20% rispetto al 2009. Ibidem.

[3] Dall’incontro annuale della American Public Health Association di Denver si rileva che il 19,8% dei ragazzi delle scuole secondarie del Midwest supera i 120 messaggini al giorno e che l’uso eccessivo dei Social network colpisce l’11,5% dei teenager.

[4] Nel 2002 sono stata segnalate all’autorità giudiziaria 581 persone per reati perpetrati in danno di minori attraverso la rete Internet, contro le 290 del 2000 (+100,3%).

[5] Silvia Bonino, “La fiducia. Responsabilità e trasparenza nelle società complesse, psicologia contemporanea, luglio-agosto 2010, p. 33.

[6] E. GALLI DELLA LOGGIA, Se la televisione si sostituisce alla èlite. Come cambia l’antropologia italiana. In “Corriere della sera”, 20 febbraio 2011, p. 30.

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