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Don Virgilio Bianchi

Autrice: Gabriela Moschioni

 

 

Io non so se Don Virgilio abbia lasciato un testamento spirituale, ma sono certa che ha scolpito nel cuore e nell’anima delle innumerevoli di persone che ha seguito il segno indelebile dell’amore di Dio.

E’ una gioia per noi essere certi che adesso Lui è li a godere di quella tenerezza di Dio che in ogni modo ha cercato di farci conoscere, capire, sperimentare, gustare.

Un amore di Dio paterno e forte, ma anche dolce e premuroso come quello di una mamma.

Ricorderemo sempre il sorriso un po’ timido, un‘ po’ furbo di don Virgilio che ci dice  “quando stai tirando la carretta e fai fatica……. il Signore Ti sorride, Ti incoraggia è sicuro che ce la farai”, oppure  “il Signore Ti ama con una tenerezza che va oltre le Tue aspettative!”

Ricorderemo anche la forza e la sicurezza con cui ci ha sollecitato, secondo l’insegnamento di San Paolo, a diventare adulti nella fede e nel dono: non basta essere genericamente buoni, non basta fare qualche cosa di buono, ci si deve informare, approfondire, studiare.

L’amore conosciuto e sperimentato deve diventare servizio, umile generoso, ma anche forte e qualificato

Rifletto sull’eredità che ci ha lasciato: trent’anni di Consultorio : un incredibile numero di persone che hanno usufruito di un servizio nato dalla profetica intuizione di un sacerdote “il don Bianchi”, di un medico, “il dott.Terruzzi”, di un’assistente sanitaria “la Rosabianca”.

Diverse generazioni di professionisti operatori volontari; i piu’ giovani non l’hanno neppure fisicamente conosciuto il don Bianchi, ma erano tutti li stamattina in Duomo, con gli occhi lucidi e commossi a raccogliere un’eredità fatta di affetti di scienza e di coscienza.

Non mi sembra allora così pesante questa eredità da portare avanti perché la continuità ed il perfezionamento del sogno dei “fondatori del Consultorio” è ora portata avanti con impegno da tante persone a cui sono pervenuti i grandi valori che don Virgilio ci ha insegnato.

L’attenzione alla persone, il “religioso” ascolto dell’animo umano, la fiducia nelle risorse e nei doni che Dio ha dato a tutti.

Il rispetto umile e forte della dignità di ogni individuo indipendentemente dalla sua cultura, dalla sua posizione sociale, dalle sue miserie e difficoltà.

L’impegno a continuare sempre a studiare (quanti libri gli devo ancora restituire ?...) a confrontarsi, a lavorare insieme nelle diverse competenze scientifiche con umiltà e con coraggio prevenendo talvolta i tempi lunghi dei nostri pregiudizi.

L’amore per la Chiesa che si fa servizio e che si esprime attraverso l’umiltà del dono delle proprie competenze, ma anche con l’impegno concreto nella coerenza umana e cristiana.

L’amore di Dio che si fa piccolo coi  piccoli, povero coi poveri, divertito coi potenti.

Non ci sentiamo soli ora che don Bianchi è morto perché a poco a poco con la Sua lunga infermità fisica ci ha insegnato a camminare piano piano da soli e chissà  come si divertirà adesso quando ci vedrà tirare faticosamente le nostre carrette : “Dai che ce la fai” ……..

Gabriela Moschioni

direttore consultorio la famiglia di Como

 

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