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La scelta di una psicoterapia

 

 Autore: Giuseppe Cesa

 

Sono stato stimolato ad improntare questo scritto da un conoscente che mi chiedeva delucidazioni sulle varie forme di psicoterapia, in particolare era curioso di sapere come mai alcune psicoterapie risultano molto lunghe e costose mentre altre sono più brevi e, di conseguenza, anche più economiche. Curiosità, questa, più che legittima per chi può trovarsi a dover scegliere un percorso piuttosto che un altro.

Certamente è difficile riassumerne in poco spazio un mondo molto ampio come quello della psicoterapia, ma cercherò di porre alcuni punti di riferimento che, comunque, non eliminano l’opportunità di una consulenza diretta con un esperto in caso di necessità.

 

 

 

Dal punto di vista generale, rifacendomi a Gregory Bateson, mi sembra calzante l’affermazione secondo la quale “la mappa non è il territorio”. Questo significa che ogni teoria psicologica ha un suo valore in quanto tentativo più o meno elaborato di descrivere aree del funzionamento psichico e relazionale. È un po’ come se ogni teoria fosse una cartina geografica tematica che descrive alcuni aspetti del territorio piuttosto che altri. La cartina stradale cerca di rappresentare le strade, quella idrografica i laghi ed i fiumi, quella economica le attività prevalenti in ogni zona, ecc.

Ovviamente nessuna rappresentazione potrà mai descrivere il territorio nella sua completezza. Questo vale anche per le teorie psicologiche. Se vediamo le cose in quest’ottica risulta ovvia l’utilità di saper interpretare varie cartine tematiche. Ma, da ciò consegue anche che a seconda

della problematica che si presenta e delle esigenze manifestate risulterà preferibile orientare l’intervento in una direzione piuttosto che in un’altra.

Ad esempio, nel caso di una coppia in crisi può risultare più indicato un lavoro sulla relazione; nel caso di una persona con problematiche personali è indicato un lavoro individuale; nel caso poi di forme di dipendenza da sostanze risulta spesso utile il lavoro di gruppo.

La diatriba tra terapie lunghe e brevi, infine, è in realtà inesistente in quanto è vero che a volte con interventi brevi e mirati si possono risolvere delle situazioni, ma è anche vero che comunque si altera l’equilibrio di un sistema che a volte, nel suo nuovo assetto, può far emergere altre problematiche. Problematiche che la persona e lo psicoterapeuta dovrebbero affrontare. Può succedere, inoltre, che la persona stessa oltre che alla soluzione di eventuali condizioni di disagio desideri essere accompagnata in una rivisitazione estesa ed approfondita di sé. Un po’ come di fronte ad una crepa sul muro di una casa; qualcuno può scegliere un intervento mirato e limitato alla parte coinvolta mentre altri possono decidere per una valutazione e ristrutturazione più estesa.

A conferma di quanto sopra il fatto, spesso osservabile, che una persona, dopo una fase iniziale improntata più sulla risoluzione di un disagio, possa decidere di fermarsi lì come anche scegliere di procedere, a volte per necessità, a volte per curiosità, più spesso un po’ per l’una e un po’ per l’altra.

Una cosa importante, infine, che va ricordata è che nel lavoro psicoterapeutico pesa moltissimo anche l’alleanza terapeutica.

In tutte le forme di psicoterapia, infatti, la relazione che si viene a stabilire tra il paziente ed il terapeuta e la capacità dello stesso di accompagnare empaticamente la persona nell’esplorazione delle varie aree di sé assume un ruolo molto importante. Personalmente credo sia impossibile un lavoro psicoterapeutico se non si stabilisce una buona e corretta relazione tra i due o più protagonisti.

Giuseppe Cesa,

psicologo – psicoterapeuta

 

 

 

 

 

 

 

 

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