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In gruppo per sviluppare la resilienza:

l’esperienza di “Viaggiare Nella Tempesta”

 

 

 

All’interno del Consultorio familiare del Distretto di Suzzara della ASST di Mantova, da circa un anno stiamo portando avanti un’interessante esperienza di gruppo volta a potenziare le capacità delle persone nel fronteggiare eventi gravi e traumatici o situazioni che hanno completamente stravolto la loro vita: la cosi detta resilienza. Con questo termine ci si riferisce all’insieme delle risposte messe in atto dagli individui e dai sistemi familiari o sociali per reagire in modo costruttivo a cambiamenti radicali ed avversi.

 

 

Gli studi hanno evidenziato in molti ambiti come a parità di evento negativo ciò

 

che produce effetti più o meno devastanti nella persona è il tipo di risposta emotiva, cognitiva e comportamentale che viene messa in campo.

 

Di solito possiamo classificare queste risposte attorno a diverse modalità principali:

 

·        una resa catastrofica e depressiva,

 

·        una reattività rabbiosa e ostinata,

 

·        una modalità più equilibrata che contiene in sé sia gli aspetti dell’accettazione, sia quelli della continua lotta per creare condizioni di vita il più possibili soddisfacenti.

 

Quest’ultima risposta, che possiamo identificare come resiliente, è caratterizzata nel dettaglio da alcuni elementi fondamentali:

 

·        un buon grado di accettazione della realtà nei suoi diversi aspetti, sia in termini di limitazione, sia in termini di potenzialità;

 

·        un riconoscimento e un’accoglienza non giudicante dei propri stati mentali emotivi;

 

·        una visione di sé stessi e del proprio percorso di vita che possa essere incluso in una visione esistenziale e/o religiosa che ci porti complessivamente a vederci come creature soggette a limitazioni ma chiamate a dare prova di umanità e dignità;

 

 

 

·        una capacità di legarsi agli altri per chiedere e dare aiuto, esprimendo senza vergogna il proprio bisogno e i propri stati d’animo.

 

·        una capacità creativa di cogliere nelle complesse vicende esistenziali il valore e la positività anche in situazioni in cui le limitazioni sono rilevanti.

 

 

La resilienza quindi non è la pura e semplice capacità di resistere agli stress o ai traumi ma è la possibilità di reagire trovando un nuovo equilibrio che renda accettabile e significativa la propria esperienza di vita.

 

Dopo questa breve introduzione, vengo a descrivere la nostra esperienza di gruppo.

 

Il gruppo, formatosi nell’ottobre dell’anno scorso, era formato inizialmente da persone affette da patologie diverse ma tutte con grande impatto invalidante, accanto ad esse in una seconda fase si sono aggiunte persone che avevano dovuto affrontare traumi familiari (lutti, separazioni, problematiche nei figli). In tutto le persone erano una quindicina per arrivare nell’ultima fase a circa 20 partecipanti, la cadenza degli incontri è stata mensile.

 

Per affrontare i diversi temi si è usata fin dall’inizio una metafora che ha dato poi il nome al gruppo stesso: Viaggiare nella tempesta. Come delle navi che si imbattono nella tempesta devono reagire cambiando rotta e modificando il loro assetto, senza tuttavia rinunciare a “pilotare” la propria rotta, così i membri del gruppo si sono trovati in diverse tempeste e hanno attraversato tutte le fasi di disperazione, confusione, rinuncia o lotta che sono tipiche di queste reazioni, per cercare ora insieme di delineare una rotta “resiliente”. Si sono quindi esplorati i diversi aspetti del processo della resilienza: i sentimenti e le emozioni connesse, i pensieri e i giudizi su di sé, sulla vita, sulle altre persone, le modalità per trarre qualcosa di buono dalla propria vita quotidiana, la capacità di vedere in un “nuovo approdo” qualcosa di significativo in cui vale la pena comunque vivere.

 

Il gruppo ha fin da subito reagito riconoscendo nel gruppo stesso un grande strumento di aiuto e di sostegno, nel giro di pochi incontri si è creata una fortissima solidarietà e un senso di vicinanza che tuttora caratterizza quest’esperienza. Ciò ci fa capire che il primo ingrediente di benessere e di efficacia di questa esperienza è senza dubbio la possibilità di uscire dall’isolamento, di trovare qualcuno che condivida le proprie fragilità e di sentirsi capito fino in fondo.

 

Questo ingrediente che abbiamo chiamato condivisione è il fattore centrale della nostra esperienza ed è quello che ha prodotto i primi effetti positivi facendo superare quel senso di vergogna, inferiorità e sconfitta che in molti era presente.

 

Il secondo fattore terapeutico che si è prodotto lo potremmo chiamare valorizzazione, intendendo tutto ciò che ha fatto sì che le persone trovassero nella loro esperienza e nella loro persona numerosi elementi di valore e di stima per se stessi. Affrontare in certo modo la propria disabilità diviene già di per sé un grande elemento di stima e dignità di fronte agli altri e fa sì che la persona si senta portatrice di una sorta di testimonianza umana ed etica.

 

Questa dimensione di acquisizione di stima in se stessi e di visibilità della propria esperienza è sfociata poi in un’attività in qualche modo inaspettata. Riconoscendo che i contenuti delle nostre riflessioni e delle diverse esperienze individuali meritavano di essere condivisi anche al di fuori del gruppo, si è pensato di creare uno spettacolo teatrale che le raccontasse. Grazie allo straordinario apporto della regista Nicoletta Ferrari, siamo riusciti a tradurre quanto il gruppo aveva elaborato in un testo teatrale - che è stato rappresentato con un notevole successo dai partecipanti e dagli operatori stessi - dal titolo appunto “Viaggiare nella tempesta”.

 

L’esperienza individuale di lotta contro le difficoltà e di ricerca di un equilibrio diviene, nel racconto teatrale, un’esperienza paradigmatica di ciò che ogni uomo deve cercare dentro se stesso: come dice Gabriella - una partecipante al gruppo, nel suo monologo - “La bellezza della vita la scorgi nell’attimo in cui sai dare un senso ad essa”.

 

Ora il gruppo sta continuando il suo percorso esplorando altri approcci che possono favorire e sostenere questi processi di resilienza: uno di questi è l’uso della creatività e l’altro è l’utilizzo di tecniche di meditazione (mindfulness). Attraverso il primo canale cerchiamo di sperimentare come dentro ognuno di noi vi sia la possibilità di dar vita a cose nuove; percepire in sé questo “semplice potere” attraverso diverse tecniche è di per sé liberatorio e rinforza la nostra percezione di poter trasformare in una certa misura la realtà o vederla con occhi nuovi. Con la meditazione intendiamo dare uno strumento per padroneggiare meglio il proprio flusso mentale e divenire meno reattivi ma più accettanti sul piano emotivo in modo tale da rinforzare il proprio senso di sé.

 

Il gruppo sta dimostrandosi un solido strumento di intervento capace di favorire una pluralità di processi relazionali ed emotivi; a differenza di altri assetti di aiuto, parte dal presupposto che i partecipanti siano contemporaneamente utenti e membri attivi, beneficiari e benefattori, persone che chiedono conforto e persone che sanno dare speranza e sanno soprattutto testimoniarla nella loro storia.

 

Paolo Breviglieri

 

Psicologo Consultorio Familiare

 

Distretto di Suzzara ASST Mantova

 

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