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Gruppi di parola per genitori separati

 

 

 

Genitori separati a confronto

Presso il nostro Consultorio di Mantova, dall’autunno del 2016, abbiamo attivato un’esperienza con gruppi di genitori separati o in fase di separazione: uno spazio aperto e gratuito per coloro che sentono la necessità di trovare, insieme a persone che vivono la stessa esperienza, momenti di riflessione, confronto e scambio.

Il gruppo di parola (così lo abbiamo chiamato) ha l’obiettivo di offrire innanzitutto supporto, ma anche di restituire nuove letture alle singole esperienze, in un’ottica di possibile cambiamento. Per realizzare questa iniziativa siamo partiti spinti, da una parte, dalle osservazioni di vari operatori che seguivano a vario titolo situazioni di separazioni e, dall’altra, dalle riflessioni di chi, occupandosi di minori, incontrava spesso le difficoltà dei genitori separati o in fase di separazione.

 

 

 

Un’ulteriore spinta è stata data, poi, dalla voglia di andare oltre le consulenze individuali e di intraprendere la strada del lavoro di gruppo, supportati, seppur in ambiti diversi, da precedenti e consolidate esperienze di gestione di gruppi. L’idea di fondo era che il gruppo, in quanto tale, potesse fungere da potente strumento che facilita ed accelera alcuni processi di identificazione e contenimento, oltre che favorire il cambiamento degli atteggiamenti. Il gruppo, inoltre, può rappresentare un’occasione di uscita dall’isolamento.

 

Problemi e scelte di impostazione

In una prima fase di riflessione tra operatori, si è cercato di trovare un compromesso tra varie istanze quali: aspetti burocratici, disponibilità di tempo e spazio, prudenza per la nuova modalità operativa, attenzione ad affiancarsi e non sovrapporsi ad eventuali percorsi individuali dei partecipanti, definire il gruppo come momento di confronto e condivisione di esperienze, con la convinzione che le persone che vivono le stesse difficoltà possono trovare, insieme, le risposte ai loro dubbi e il coraggio per affrontarli (quindi non psicoterapia di gruppo).

Si è pensato così ad un gruppo condotto da due operatori, una donna ed un uomo, con la funzione di facilitatori del gruppo stesso. Gli incontri sono stati pensati a cadenza quindicinale e della durata di un’ora e mezza. Tra i partecipanti non dovevano essere però presenti, nello stesso gruppo, coppie di separati o separandi, onde evitare che si innescassero dinamiche di scontro con il rischio di monopolizzare il gruppo stesso. Si è ritenuto altresì importante che la composizione fosse eterogenea, cioè che fossero presenti sia maschi che femmine, sia persone separate da tanto che da poco tempo e, infine, persone che hanno scelto la separazione che persone che l’hanno subita.

Per quanto riguarda l’argomento degli incontri, proprio per la novità dell’esperienza, si è scelto, pur avendo programma guida, di accogliere e sviluppare quanto sarebbe emerso, di volta in volta, dai partecipanti stessi. Come conduttori ci siamo proposti di dare spazio di parola a tutti, aiutare e stimolare il gruppo ad andare oltre l’aspetto puramente catartico del raccontarsi; quindi, disponibilità a parlare, disponibilità ad ascoltare e cosa importante, offrire opinioni senza essere giudicanti.

 

Elementi per un primo bilancio

Dall’autunno del 2016 ad oggi, sono state realizzate tre edizioni. Attualmente, il gruppo, che è partito nel novembre scorso, è composto da nove persone. Dall’esperienza fatta e che ancora stiamo vivendo, abbiamo potuto riscontrare alcuni elementi comuni.

Inizialmente, i partecipanti, nel raccontarsi, partono sempre dal dolore per la fine di un’esperienza di coppia e di famiglia; dolore che spesso si tramuta in rabbia verso l’ex.

I racconti, come immaginabile, sono sempre vivi e molto intensi; ma proprio la presenza di un gruppo in attento ascolto e qualche indicazione da parte dei conduttori, favorisce la possibilità di andare oltre il mero effetto catartico del parlare della propria storia per sfogarsi, consentendo a volte di vedere con occhi diversi il proprio ex e la propria situazione personale, in un’ottica di alleggerimento e magari di apertura a nuove soluzioni.

Emerge inoltre come la conflittualità tra i due ex, tenda ad invadere e minare le rispettive capacità genitoriali; si fatica a distinguere il proprio essere genitore, ruolo che permane nel tempo e che deve trovare sane mediazioni per il bene dei figli, dalla presa d’atto che la storia di coppia ormai si è esaurita e che deve trovare altre strade.

Praticamente, tutti i partecipanti si sentono coinvolti nei discorsi e nei racconti che emergono, tanto che anche i più riservati, ad un certo punto, esprimono il desiderio di volersi raccontare.

In alcune occasioni i partecipanti portano come feedback il fatto che raccolgono alcuni passaggi emersi nel gruppo per elaborarli nel loro percorso individuale. In altre occasioni alcuni partecipanti hanno esplicitamente chiesto al Consultorio uno spazio individuale in cui elaborare ulteriormente i propri vissuti.

Poiché ci siamo resi conto che, per alcuni partecipanti, sei incontri per ogni “edizione” pur essendo sufficienti a stimolare parecchie riflessioni, lasciavano la sensazione di qualche cosa di incompiuto, li abbiamo coinvolti nel percorso successivo.

Come operatori riteniamo l’esperienza che stiamo vivendo positiva sia sul piano umano che professionale e per questo, ci sentiamo spinti a continuare nella strada intrapresa.

Silvana Ignaccolo- psicopedagogista

Alessandra Nardi – psicopedagogista

Giuseppe Cesa – psicologo psicoterapeuta

 

 

 

 

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