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Anziani, nonni e dintorni

 



 

Anziani è bene; nonni è ancora meglio!

Se diventare anziani equivale ad una vittoria contro il tempo, diventare nonni è elevare alla potenza questa vittoria.

Da una parte gli anziani sono la garanzia del nostro futuro, perché è la loro longevità a dare ai giovani la certezza che anch’essi potranno invecchiare ed avere quindi un futuro. Dall’altra i nonni sono il frutto di una continuità generazionale che permette il dialogo tra persone di epoche diverse, talora molto lontane, e la trasmissione alle nuove generazioni del bagaglio esperienziale del passato.

 

 

 

I nonni di una volta

Più volte Papa Francesco nei suoi discorsi ha parlato dei nonni ed ha riconosciuto in loro la saggezza di un popolo, le radici dell’albero dell’umanità, senza le quali il tronco non può generare nuovi rami. I nonni sono la memoria del passato e senza di loro non ci può essere prospettiva di futuro. Certo, potremmo dire, non ci sono più i nonni di un tempo, in una famiglia allargata che abbracciava tre o quattro generazioni. E’ solo nei ricordi la figura del nonno che alla sera si scaldava vicino al camino e raccontava storie vere e fantastiche ai bambini, mentre i genitori preparavano i lavori del giorno dopo. Racconti di storia vissuta, di fatiche improbe, di umiliazioni. Erano i nonni sopravvissuti a due conflitti mondiali, che avevano sofferto la fame, che avevano vissuto la povertà, che avevano perso neonati e familiari per l’epidemia di influenza spagnola o per una broncopolmonite in era pre-antibiotica, che avevano visto partire figli per la guerra e non li avevano più visti tornare. Questi nonni non ci sono più, almeno da noi, ai nostri giorni e nel nostro paese.

 

 

I nonni di oggi

Una volta erano persone di mezza età invecchiate precocemente, ora sono persone più avanzate in età ma dall’aspetto più giovanile. Ora i nonni non hanno lavorato fino alla consumazione del loro fisico, sono spesso pensionati con parecchio tempo libero. Il rischio è che questo tempo libero sia vuoto, vuoto di impegni, vuoto di affetti e di amore. Allora ben venga che i loro figli abbiano messo al mondo altri figli, sempre molto pochi in verità, perché così torna utile a tutti la presenza di una persona affidabile, affettivamente coinvolta, che porti i bambini a scuola e li vada poi a riprendere, li tenga a casa loro fino a quando i genitori non tornano dal lavoro, li porti a lezione di

danza o di musica o di karatè; e, perché no, passando davanti ad una chiesa entri con loro per dire una preghiera davanti all’immagine della Madonna e per accendere una candelina.

 

Anziani non nonni

Certo, non tutti gli anziani hanno la fortuna di essere nonni e di mantenere un ruolo così importante in ambito familiare. A volte capita, come ricorda Papa Francesco, che gli anziani vengano emarginati, in una imperante cultura dello scarto, che tende a mettere in un angolo varie categorie di persone, tra cui anziani e bambini, il passato ed il futuro. Gli anziani rischiano di essere esclusi, perché inadeguati ai tempi, non più produttivi e scarsi consumatori di beni.

Ai nostri giorni infatti trova considerazione chi consuma, così che l’anziano è oggetto di attenzione nella misura in cui aderisce ai viaggi organizzati, anche se low cost e fuori stagione, o acquista pasta per dentiere o lassativi o pannoloni, vasche da bagno ergonomiche, poltrone reclinabili, carrozzine elettriche con cui cercare di muoversi in una città, in cui le barriere architettoniche frenano ogni desiderio di autonomia.

 

Anziani soli

Se non è così frequente trovare anziani totalmente abbandonati, non è raro invece scorgere verso di loro un atteggiamento di indifferenza, che amplifica la loro sofferenza. L’indifferenza induce a passare oltre, a non fermarci vicino a loro, a non essere prossimi a loro, come il sacerdote e il levita della parabola del buon samaritano. L’indifferenza associata alla solitudine sono per un anziano una vera malattia, ben più grave da sopportare rispetto a qualsiasi altra malattia.

 

Il rischio dei tempi moderni

Un rischio per gli anziani e i nonni di oggi è quello di volersi adeguare ai ritmi veloci dei tempi moderni, inseguendo il mito della velocità, che ha pervaso pressoché tutti i campi della nostra vita.

 

 

Ognuno di noi, specialmente se siamo anziani e nonni, è bene che ogni tanto rallenti la sua corsa e si fermi a riflettere sul significato della propria esistenza, prendendo consapevolezza di quanto ancora può fare per gli altri E’ nel dono del suo tempo e della sua persona che l’anziano e il nonno trovano o ritrovano il senso di quel frammento di vita, più o meno lungo, che a loro rimane, di quel futuro che ogni giorno si accorcia e prima o poi finirà.

 

Termino queste brevi considerazioni con una caratteristica positiva che, a mio parere, hanno gli anziani di ieri e i oggi: una notevole dose di resilienza. Hanno saputo resistere e trovare soluzioni idonee nei momenti più difficili della loro storia personale, caduti si sono rialzati, hanno sanato le loro ferite e riorganizzato la propria vita senza avere perso se stessi, hanno trovato una via di uscita in ogni circostanza critica. Se così non fosse stato, non sarebbero diventati né anziani né nonni.

 

Alberto Zanoni  geriatra

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