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Videogiochi e bambini

 

 

 

 

Autore: Giuseppe Cesa

Buongiorno, sono la mamma di due ragazzini di 7 e 11 anni e, come molti altri genitori, mi devo confrontare con l’inevitabile attrazione che i video giochi esercitano sui miei figli. Personalmente ho sempre sentito, anche esperti, parlare non tanto bene dei videogiochi e della forte seduzione che questi esercitano sui ragazzini.

Recentemente degli amici mi hanno parlato di una conferenza tenuta da uno psicologo in una città vicina, in cui si diceva che i videogiochi non sono poi così pericolosi e che addirittura possono favorire alcune abilità oltre che l’esplorazione del mondo emotivo.

Ma allora è giusto o sbagliato lasciare che i nostri ragazzini si divertano con i videogiochi? Sono passatempi davvero nocivi o, come sembra di capire, possono essere positivi?

Purtroppo non ho potuto assistere all’incontro, ma vorrei sentire il vostro parere.

Una mamma

 

 

Anch’io ho sentito parlare di quella conferenza, ma non conosco di preciso le posizioni del relatore; per questo motivo non posso riferirmi a quanto il collega ha espresso e mi limiterò ad esporre il mio pensiero al riguardo.

Personalmente non ho mai considerato negativamente i videogiochi, i vari altri giochi e cartoni animati attualmente in commercio, neanche quelli che enfatizzano aspetti aggressivi più o meno espliciti. Da sempre la gamma completa delle emozioni, con tutta l’estensione della loro intensità, costella favole, fiabe, narrativa oltre che la realtà; pertanto che gli individui in fase di crescita si trovino a confrontarsi con queste dimensioni mi pare una cosa del tutto naturale ed indispensabile.

Certamente, però, ritengo non solo importante ma fondamentale il modo con cui gli adulti di riferimento modulano l’esposizione dell’individuo in crescita a tali dimensioni e considero negativa, invece, la situazione in cui il videogioco diventa una baby-sitter comoda ed economica cui affidare o, ad essere più precisi, abbandonare il bambino. Tanto per intendersi, la figura dell’Orco non è meno spaventosa e cruenta di figure oggi in voga, ma era raccontata da un adulto di riferimento che era presente e modulava la narrazione.

 

Da quanto sopra, ritengo fondamentale l’accompagnamento da parte dell’adulto che modula l’esposizione e dà la giusta dimensione a quanto incontrato nel videogioco o nel filmato soprattutto riguardo alle dimensioni emotive.

Detto questo, inoltre, se il videogioco non ha invaso o precluso nel bambino la possibilità di sperimentare anche altre attività ludiche basilari, in particolare quelle manipolatorie e motorie in genere, può sicuramente favorire lo sviluppo di capacità, che genericamente definiamo “digitali” in cui noi adulti siamo spesso un po’ in difficoltà.

Un altro aspetto da considerare, infine, riguarda la dimensione relazionale. Cioè, a mio avviso, come avviene per ogni altro gioco, è fondamentale che si alternino momenti di sviluppo di abilità (che avvengono nel gioco solitario) a momenti di confronto e di “spirito di squadra” (che avvengono nel giocare sociale).

 

Concludendo, quindi, considero i videogiochi semplicemente come un’ulteriore campo di esperienza, anche divertente ed arricchente, che però non deve precludere concomitanti esperienze ludiche e tantomeno relazionali. Ritengo che sia precisa responsabilità degli adulti di riferimento accompagnare, e non abbandonare, i bambini in tale percorso di crescita e conoscenza.

Giuseppe Cesa, psicologo – psicoterapeuta

 

 

 

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