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1948: nasce a Milano il Consultorio familiare

 

Dopo 70 anni
non si è spenta la sua voce

 

 

Autrice: Alice Calori

 

Nel mese di marzo 2018 si sono compiuti 70 anni di fondazione del Consultorio familiare prematrimoniale e matrimoniale dell’Istituto La Casa, il primo sorto in Italia. Un’attività mai interrotta ha in sé una validità che non può essere sottovalutata anche se, da sola, non basta a legittimare la continuità della propria presenza nella società, ci impegna a considerare in quale contesto ha affondato e affonda le sue radici e quanto della prima intuizione è valido oggi.

A don Paolo Liggeri, un sacerdote dagli orizzonti ampi, dalla grande fiducia nell’uomo, in tutti gli uomini, e nella dignità di ogni uomo si deve la prima intuizione in un momento particolarmente grave per il nostro Paese dove già si avvertiva un clima di guerra. Dalle sue origini siciliane aveva conservato una creatività arguta e un’operosità instancabile. A Milano trovò il terreno in cui fare fruttificare le due doti native.

Le strade di Dio lo portarono nel 1943 a fondare l’Istituto La Casa, un centro assistenziale per venire incontri a quanti erano in condizione di disagio e di bisogno. Si trattava di rispondere alle necessitò più urgenti delle persone e di cooperare al salvataggio di perseguitati politici, di ebrei. La sua difesa dell’uomo gli costò la prigione e la deportazione dei nazisti in successivi cambi di concentramento da Fossoli a Bolzano, da Mauthausen a Dachau. Fu una esperienza che avrebbe sconvolto fibre meno robuste della sua. Don Liggeri che ha raccontato queste sue vicende in uno dei suoi libri, Il triangolo rosso, ne uscì consolidato nella fede, con un’intuizione nuova e profonda per il suo futuro. Tra le tante ristrutturazioni, la più importante, quella per la quale lui avrebbe dedicato la vita, era la ricostruzione della famiglia e dei legami familiari. Percorse tutta l’Italia, scrisse libri e articoli per promuovere il valore della famiglia e rafforzarne i legami. Nel 1948 inizio il primo Consultorio, quando ancora il disagio della famiglia non aveva nome e mezzi per essere risolto. La globalità dell’intervento e la dinamica delle relazioni, che avrebbe in seguito definito la metodologia consultoriale, era assicurata da un gruppo di professionisti di diverse competenze, insieme per promuovere il matrimonio e prendersi cura dei suoi mali. Dall’attività consultoriale ne seguì un’attività di ricerca , di studi, di proposte di leggi, di servizi nuovi che andavano via via emergendo.

Fu caratteristica di don Paolo rispondere ai bisogni emergenti e privilegiare l’educazione e la prevenzione. Ai collaboratori seppe dare fiducia e piuttosto che moltiplicare consultori come creature sue preferì, quando era richiesto, animare gruppi di laici perché, insieme, dessero risposte efficaci ai bisogni della famiglia nel loro territorio. La sua esperienza è quindi diventata patrimonio comune e le sue convinzioni si sono comunicate quasi per contagio e sono giunte a noi con la forza che la memoria tesa a porre attenzione ai bisogni relazionali emergenti. Oggi, ancora più di un tempo, i legami sono diventati più fragili e l’individualismo sembra dominare le relazioni, in un crescendo di separazioni e di divorzi. Sono molte le persone che vivono in coppia e chiedono aiuto nelle situazioni di conflitto e di insoddisfazione prima della rottura. Purtroppo altrettante esplodono annientando il legame coniugale, ma se ci son i figli permane il legame genitoriale che va curato e difeso se non si vuole che pesi sui figli l’esito dei propri fallimenti.

E sono molto i genitori che si rivolgono al Consultorio smarriti per la forza di una società che li sovrasta e induce i figli adolescenti, isolati o in branco, a esprimere il loro disagio con atteggiamenti pericolosamente trasgressivi.

Ed ecco che la cura del disagio o l’esperienza dei fallimenti porta gli operatori del Consultorio ad attivare misure di prevenzione e gruppi di educazione e ad aiutare le coppie a passare da una pura convivenza a un progetto di famiglia che di espande nei frutti dell’amore reciproco e della generazione dei figli. Una coppia non è l’affiancamento di un uomo e di una donna o un aggregato di individui, ma quanto un uomo e una donna lasciano passare l’uno all’altro di costruttivo nel cammino della vita. È una relazione generativa che può avere bisogno, per continuare ad essere tale, di cicli di cura in grado di produrre scambi tra le generazioni. Sono percorsi che don Paolo ci ha insegnato quasi per contagio, tanto era parco di parole, e trovano nel mondo di oggi, disorientato e smarrito, il terreno in cui riconoscere i bisogni emergenti e seminare speranza e competenza, insieme a quanti nel pubblico e nel privato sociale credono nel futuro del matrimonio e della famiglia.

 

Alice Calori

 

 

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