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Un’autobiografia della terza età

 

AUTORE: Alberto Zanoni

Questa recente fatica di Enzo Bianchi è un libro che parla di vecchiaia ma fondamentalmente è un testo autobiografico, in cui l’ex priore di Bose parla della propria vecchiaia. Così, nell’ultimo capitolo, titolato Diario della vecchiaia, l’autore descrive i vari gradini che sta discendendo nel cammino della propria vita, cominciando dal primo segnale di invecchiamento del proprio corpo, il calo dell’udito, quel senso che è alla base della fede cristiana (“fides ex auditu” dice Paolo ai Romani 10,17). L’udito è indispensabile anche all’ascolto degli altri e, senza ascolto, sappiamo che non possiamo entrare in relazione con gli altri. Con il passare del tempo, Bianchi ha poi avvertito una riduzione di forza nelle gambe, così da rendergli faticoso il salire e scendere le scale che lo portavano nella sua stanza all’eremo di Bose, al punto di dover chiedere di installare un corrimano, cui appoggiarsi.

E il ricordo va alla nonna, che ripeteva di essere diventata come un corrimano per il marito incerto nel cammino. Anche la vista negli anni si è indebolita, impedendogli per prima cosa di leggere bene il titolo dei vari libri allineati sugli scaffali. Inoltre, per l’insorgere di una cataratta, non riesce più a percepire la luce in tutta la sua intensità; la luce, questo dono meraviglioso di Dio, la luce abbagliante dei luoghi del mediterraneo da lui visitati, l’isola di Santorini, la Provenza, la Sardegna.

Con grande sofferenza Bianchi ha vissuto la morte di amici cari, sacerdoti per lui maestri come David Maria Turoldo ed Ernesto Balducci, persone note e persone comuni ma a lui legate dal vincolo speciale dell’amicizia, che è poi un’esperienza di amore, tanto che gli amici che se ne sono andati sono ancora vivi dentro di noi.

Bianchi ricorda poi con nostalgia le lunghe passeggiate, che oggi non riesce più a fare nella loro interezza: la debolezza muscolare non gli permette più di andare come un tempo nel bosco, gli occhi non vedono più nitidamente gli alberi con i mutamenti stagionali dei loro colori, la quercia secolare cui si appoggiava cercando inutilmente di abbracciarla, i tigli profumati, i massi portati dai ghiacciai. L’orecchio non coglie più il gorgogliare dell’acqua del ruscello che risuona tra i ciottoli levigati, i canti degli uccelli, il fruscio tra le foglie delle lucertole e dei serpentelli che si allontanano, il canto sommesso delle fronde agitate dal vento. Il silenzio è meno interrotto dalle voci della natura e lo fa sentire più solo. Ha ridotto anche le passeggiate nella sua città, Torino, occasione per rivedere luoghi, colori, persone, volti, per sentire odori antichi di caffè, di pane, do dolci. Anche la preghiera è cambiata con gli anni, è diventata meno ossequiosa nella forma, è fatta più da seduti che in ginocchio, e più scarna nel contenuto, tanto il Signore sa tutto e non dobbiamo farla troppo lunga, quasi in preparazione all’ultimo amen. Proprio in relazione alla propria morte, l’autor svela di avere redatto la sua D.A.T., dichiarazione anticipata di trattamento, il testamento biologico in sostanza, in cui dichiara come vorrebbe essere trattato nella fase finale di vita. Accetta che vengano messe in atto cure proporzionate e con mezzi ordinari e che si cerchi di eliminare il dolore, che di per sé è un valore negativo, ricorrendo alle cure palliative, rifiutando sia l’accanimento terapeutico che l’eutanasia. Il suo desiderio intimo è di non morire solo ma circondato da persone che abbiano di lui compassione, che sappiano cioè soffrire insieme con lui. In questo modo la morte nemica, di cui parla Paolo ai Corinti, può diventare sorella morte di Francesco d’Assisi. Un ultimo cenno viene fatto alle recenti dimissioni dal ruolo di priore della comunità di Bose, rinuncia e non abbandono, ritirandosi da alcune responsabilità dirette ma non dai principi fondatori della comunità stessa.

Sulla scorta della descrizione della propria vecchiaia, nei capitoli precedenti Bianchi analizza vari aspetti della vecchiaia in generale, di come è ai nostri giorni e di come vorrebbe invece che fosse. Base di un corretto invecchiamento è una vita buona, bella e felice, il che non significa vita senza fatica, senza contraddizioni e avversità.

Una vita che vale la pena di essere vissuta è la vecchiaia, forse è un autunno i cui cadono le foglie ma la natura si carica di colori caldi, forse è una sera al termine di una giornata di lavoro ma è il momento dell’incontro a cena con le persone care.

Certo è che, in un’epoca pervasa dal mito della giovinezza, la vecchiaia è spesso rimossa e, in chi le si avvicina, diventa fonte di paure, la paura di perdere il senno e di ammalarsi di Alzheimer, la paura di perdere l’autosufficienza e di dover dipendere da altri, la paura di rimanere soli e di soffrire soli. Eppure, la Bibbia, soprattutto i libri più antichi del Vecchio Testamento, attribuiva grande valore alla vecchiaia, alla “barba”, ai “capelli bianchi”, sinonimo di saggezza e di benedizione divina. Anche gli autori sacri però successivamente si sono confrontati con la realtà più dura dei vecchi insipienti, ingiusti, lussuriosi. Molto realistica è la descrizione del vecchio che si trova in Qoelet 12,1-8, con immagini poetiche del decadimento delle varie parti e funzioni del corpo. Il salmo 90 parla di anni di fatica e di dolore, che fuggono rapidamente. Pieno di speranza invece è il vecchio del salmo 70, che ringrazia Dio per quanto ha ricevuto in tutta la sua vita per cui nella vecchiaia è certo di non essere abbandonato.

Bianchi invita ogni uomo a prepararsi alla vecchiaia, prendendo coscienza del proprio limite, facendo scelte, attuando uno stile di vita sano, imparando dai vecchi che ci stanno vicini. Prepararsi significa avere il coraggio di invecchiare mantenendo la speranza, non lasciandosi sorprendere dal suo arrivo, amando ed essendo amati, camminando assieme agli altri verso quella meta che per i cristiani non è la fine del viaggio ma la penultima tappa del cammino verso la vita piena. Importante nel percorso della vecchiaia è il distacco graduale dai mille impegni che in precedenza sembravano dare senso alla vita. Certi distacchi sono naturali, come il pensionamento, altri sono non voluti e dolorosi ma ugualmente da accettare, come la perdita del coniuge o di un amico. Occorre accettare anche di lasciare qualcosa di incompiuto, sicuri che altri porteranno avanti il nostro lavoro. “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere” (1 Cor 3,6). Le cose compiute poi rimangono nella memoria di chi invecchia, quale patrimonio da elargire ai più giovani. La memoria di Bianchi poi è colma dei ricordi della sua terra natale, di quel Monferrato ricco in colori e profumi, dell’orto e dei sui frutti stagionali, del bosco che circonda la casa di Bose, degli odori della cucina, del pane, delle vivande preparate col cuore per un buon pasto con gli amici, per esprimere loro il proprio affetto.

Ritroviamo poi i consigli per esercitare attività utili per un buon invecchiamento, cioè leggere, scrivere, ascoltare e vedere, praticando l’otium degli antichi latini, che non è vuoto, passività, ma il nutrire la propria vita interiore lontano dai clamori della vita di ogni giorno. Leggere è il presupposto per pensare, meditare, conoscere; leggere le Sacre Scritture, ispirate da Dio, ma leggere anche il pensiero di altri uomini per viaggiare con la mente, per imparare cose nuove, per esprimere le nostre idee rispetto a chi la pensa diversamente da noi. Per gli anziani non abituati a leggere può essere utile vedere programmi televisivi di carattere storico o naturalistico. Se l’udito non è poi particolarmente compromesso l’ascolto della musica è un’attività consigliata, dalla musica classica concertistica od operistica alle canzonette. Chi si sente può anche avvicinarsi alla scrittura, per dettare le sue memorie, per trasmettere ad altri la vita di un tempo, gli usi e costumi della tradizione, i proverbi popolari.

In conclusione, abbiamo parlato di un libro il cui autore, attraverso la sua storia personale, cerca di spiegare la propria vecchiaia ed in generale quella di tutti, filtrata dalla sua esperienza, non limitandosi ai ricordi del passato ma cercando di vivere il futuro che resta, in modo sereno, accettando i limiti, allentando la presa, lasciando alle nuove generazioni qualcosa di incompleto da perfezionare.

Alberto Zanoni

Geriatra

 

Enzo Bianchi, La vita e i giorni. Sulla vecchiaia. Il Mulino, Bologna 2018. Euro 13,00

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