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L’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni

 

 

 Autore: Armando Savignano

Una sfida per il nostro tempo

L’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni rappresenta una sfida per il nostro tempo, caratterizzata, specialmente in Italia, dalla crisi demografica. Occorre sensibilizzare l’opinione pubblica sul contributo che le persone anziane possono ancora dare alla società. Invecchiamento attivo significa essere in buona salute, partecipare appieno alla vita della collettività, insomma, sentirsi più realizzati.

Non è fuori luogo richiamare un aneddoto classico sul rispetto per gli anziani tramandatoci da Cicerone (Sulla Vecchiaia). Questi mostra come nel mondo greco si attribuisse grandissimo valore all’età e la vecchiaia fosse più onorata, allorché narra che ad Atene, essendo venuto a teatro un uomo molto anziano, non gli fu fatto posto dai concittadini, ma accostatosi agli spartani che, essendo ambasciatori sedevano in un settore distinto, essi si alzarono tutti in piedi e fecero sedere il vecchio. Di qui un lungo applauso, anche se uno di loro affermò che gli ateniesi sapevano ciò che era giusto, ma non volevano farlo.

 

È solo il caso di ricordare che nel così detto Primo Mondo, per il drammatico declino demografico, viviamo in presenza di un cospicuo numero di anziani, anche se forse sono pochi coloro che immaginano che questa problematica fra breve potrebbe investire anche i paesi del Terzo Mondo. Se infatti il XX secolo può essere caratterizzato dalla crescita demografica, il XXI secolo sarà caratterizzato dal grande invecchiamento. Secondo l’Istat, gli ultra sessantacinquenni nel 2020 saranno 14 milioni. Nel 2040, gli over 65 costituiranno il 31% dell’intera popolazione italiana e la metà saranno ultra-ottantenni.

Ma non è una sciagura il magnifico fenomeno dell’allungamento della vita, una realtà che per la prima volta è stata conseguita nel millenario corso della storia umana e che è sempre apparsa come un miraggio, grazie ai progressi scientifico-tecnologici nel campo della medicina e nella qualità di vita di cui purtroppo può beneficiare solo una piccola parte del Primo Mondo. Pertanto, tutte le dispute sugli oneri pensionistici che tanto spaventano la classe politica non sono da considerarsi in modo drammatico se non sul piano economico, ma non nei risvolti umani e sociali.

Già Goethe, profeticamente, assegnò una funzione fondamentale ai medici nella soluzione di alcuni problemi basilari della terza età affermando: «Noi viviamo tanto a lungo quanto Dio ha stabilito. Ma c’è una grande differenza se, durante la vecchiaia, viviamo miseramente come dei poveri cani o bene arzilli, e, a tal fine, un medico intelligente è in grado di fare molto».

 

Italia ai vertici europei per aspettativa di vita

Secondo una recente indagine dell’Istat, la vita media degli uomini cresce da 77,4 anni nel 2005 a 83,6 nel 2050; quella delle donne da 83,3 a 88,8. L’Italia è collocata ai vertici della graduatoria dell’Europa. Le ragioni sono rintracciabili nella crescente adozione di stili di vita salutari e nelle terapie sempre più efficaci per contrastare le tipiche patologie dell’età anziana. Ma ci sono tanti modi di invecchiare. A tal proposito nel mondo anglosassone vi è una felice espressione “success full aging”, che potremmo tradurre come “vecchiaia di successo”. Si tratta insomma di invecchiare bene, intendendo con ciò l’assenza di una malattia cronica, un livello di salute percepito come soddisfacente anche in presenza di una malattia cronica stabilizzata, la presenza di autosufficienza con capacità di orientamento spazio-temporale accettabile.

 

Tre tipi di invecchiamento

Esistono tre tipi di invecchiamento:

patologico: caratterizzato da malattia e disabilità;

fisiologico: caratterizzato dall’assenza di una patologia evidente ma dalla presenza di un lento declino funzionale;

l’invecchiamento di successo: con scarsa perdita fisiologica e un’assenza di malattie.

La vecchia può essere considerata un iniquo confronto tra i desideri e la possibilità viepiù ridotta di poterli soddisfare, anche se la dichiarazione di vecchi deriva da altri prima ancora che da se stessi. L’americano Mulford, nel libro “Della stupidità del morire” (1937) affermava: «Le capacità di resa diminuiscono solo perché ci si è lasciati convincere che con l’età debbono diminuire».

Ma la vecchiaia non comporta solo dei limiti e delle carenze, perché può rappresentare, nonostante tutto, anche una risorsa. Ad esempio, se si indebolisce la funzione della memoria la si può compensare con la creatività. Insomma, la vecchiaia può essere vista come un’ulteriore opportunità per svolgere delle attività che fino a quel momento non è stato possibile attuare onde poter migliorare se stessi e soprattutto per ricercare il significato della propria esistenza. Tale ricerca di senso trova una delle massime espressioni nella trasmissione trans-generazionale (genitori-figli; nonni-nipoti) in cui si sente di avere ancora qualcosa da offrire e donare. La vita, in quest’età, nonostante molte difficoltà, presenta anche tante opportunità come quella di poter intrecciare nuovi rapporti amichevoli – volontariato, ecc., - ed affettivi.

Armando Savignano

 

 

 

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