Il «fallo di reazione» - La reazione impulsiva

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Il «fallo di reazione» - La reazione impulsiva

 

 

 Autore: Giuseppe Cesa

Non so se si chiami ancora così, ma con questo nome l’ho conosciuto da ragazzino nei campetti di calcio. Quello di reazione è il fallo fatto come reazione impulsiva conseguente ad un’aggressione o altro fallo subito, un botta e risposta, una giustizia fai da te.

Atto che in alcuni casi trova espressione nel concetto di vendetta fredda e procrastinata, a volte anche a lungo, nel tempo.

Dal punto di vista evolutivo, partendo dal regno animale, non è difficile riconoscere l’importanza fondamentale di tale pulsione per la sopravvivenza sia dell’individuo singolo che del suo gruppo.

 

 

A tale proposito è sufficiente pensare all’importanza della reazione istantanea di un corpo di fronte ad un affronto quando ancora non esisteva qualcuno o qualcosa che proteggesse e garantisse giustizia. Persino oggi è riconosciuto il diritto alla legittima difesa, anche se non deve scivolare nell’eccesso.

Di fronte a un pericolo, vero o presunto, la scarica di adrenalina istantaneamente invade il corpo mettendolo nella condizione ottimale per lottare.

Come per altri meccanismi istintivi che sono risultati vitali, la reazione è immediata, cioè non mediata. Negli animali però e, in progressione evolutiva, ancora di più negli umani abbiamo lo sviluppo della corteccia celebrale.

 

Compito di quest’ultima, tra l’altro, è quello di elaborare le percezioni interne ed esterne, confrontandole con una rappresentazione del mondo costruita sulla base delle esperienze passate oltre che dell’educazione ricevuta per poi, decidere cosa è meglio fare.

Ciò avviene già anche a livello animale; un animale, infatti, pur con una corteccia celebrale minore e con valutazioni meno sofisticate rispetto all’umano, se valuta che l’avversario è più grosso di lui, sa frenare il suo impulso alla lotta e cercare soluzioni diverse.

Quello della corteccia è un compito non facile perché a cospetto di potenti istinti selezionati e consolidati per la loro importanza vitale deve valutarne l’opportunità. Valutazione che richiede tempi di elaborazione maggiori rispetto all’immediatezza dell’istinto ma, soprattutto, dipende dal tipo di rappresentazione del mondo che l’individuo ha in testa.

Siccome l’istinto è più o meno uguale per tutti, ne consegue che il comportamento di un individuo di fronte ad una provocazione dipende da cosa percepisce ma, soprattutto, da qual è la sua rappresentazione del mondo.

Probabilmente chi ha avuto la possibilità di vivere ed interiorizzare sistemi relazionali affidabili e giusti avrà una maggiore capacità di trattenersi fidandosi di una giustizia sociale immanente, mentre chi ha vissuto in situazioni di minore affidabilità e giustizia tenderà più facilmente a reagire istintivamente.

Inoltre, un contesto in cui il sistema sociale e giuridico funziona aiuta a sviluppare quel senso di fiducia favorendo il contenimento dell’impulsività delle persone, mentre un contesto in cui la giustizia sociale immanente non svolge adeguatamente il suo compito favorisce il dilagare della pulsionalità negli individui.

Infine, poiché la visione del mondo dell’individuo è appresa e modificabile, anche la capacità di contenere la propria impulsività può essere modificabile a condizione che il soggetto abbia la possibilità di vivere una nuova esperienza emotiva correttiva.

 

Giuseppe Cesa

Psicologo psicoterapeuta