logotype

 

Genitori e figli adolescenti

 Quali genitori quali figli
           

 

Autrice: Elena D’Eredità

All’interno del progetto Sbulla-Mi, di cui l’Istituto La Casa è stato partner, nato per prevenire e contrastare forme di bullismo e cyber bullismo, il dottor Matteo Ciconali, psicologo e psicoterapeuta del Consultorio familiare, ha condotto percorsi di gruppo per i genitori di ragazzi delle scuole medie e superiori. A lui abbiamo posto alcune domande sulle preoccupazioni dei genitori alle prese con l’adolescenza dei figli.

 

 

Elena D’Eredità: In quest’anno di progetto hai incontrato nei gruppi oltre 200 genitori. Quale immagine emerge?

Matteo Ciconali: Ho potuto notare sostanzialmente due situazioni: i genitori attivamente preoccupati e i genitori che invece arrivavano agli incontri per informarsi e capire qualcosa di più. In generale, quello che è emerso dai partecipanti è stata l’importanza e la necessità di dedicare del tempo a riflettere e a confrontarsi. I percorsi prevedevano tre incontri e hanno anche creato l’occasione per un dialogo tra genitori stessi. Alcuni genitori sono arrivati con l’aspettativa, più o meno esplicita, di ricevere indicazioni univoche e sempre valide, di essere legittimati ad assumere un atteggiamento piuttosto che un altro. Questo ovviamente non è possibile. Le situazioni sono complesse e in continua evoluzione. Ad esempio si è partiti da una contestualizzazione, dal notare cioè come tutti, adulti compresi, siamo inseriti in un modo che è anche virtuale. L’uso di smartphone, Internet e Social è un’abitudine anche dei genitori. Occorre riflettere su come effettivamente le nuove tecnologie hanno introdotto delle modalità relazionali diverse rispetto al passato. Non è in sostanza un problema solo dei ragazzi.

 

Elena D’Eredità - Qual è la domanda che ti sei sentito fare più frequentemente?


Matteo Ciconali. Mi sono sentito dire molte volte dai genitori: “Mio figlio è sempre connesso a Internet, non so cosa fare!”. I genitori si trovano disorientati e in dubbio tra un atteggiamento più autoritario e uno più permissivo. Credo che sia importante riflettere sugli stili di comportamento che ogni famiglia ha al proprio interno. Certo l’utilizzo delle nuove tecnologie ha anche implicazioni specifiche, ma alla base resta comunque la questione educativa. Se in famiglia è tollerata l’intemperanza, l’alzare la voce, la mancanza di rispetto, allora i comportamenti dei figli tenderanno ad adeguarsi a questi modelli. Che la causa del comportamento sia il voler continuare la sfida di un videogioco o il restare fuori casa fino a tardi con amici “non virtuali” il risultato è lo stesso. Non possiamo demandare al mezzo (videogioco o Social che sia) la responsabilità delle condotte dei ragazzi. La trasmissione di condotte relazionali sane e positive è trasmessa dai genitori, dalla famiglia. A volte i genitori tendono a ingigantire la componente virtuale. Sentono spesso di muoversi su un terreno minato. Preoccupati da dinamiche che non conoscono, e che sono in continua evoluzione, scelgono spesso comportamenti punitivi ai quali poi non è sempre facile tenere fede. Riportare la riflessione sui modelli educativi può essere una buona strada per aiutarli a sentirsi adulti autorevoli e credibili.

 

Elena D’Eredità: Cosa è cambiato nei modelli educativi?


Matteo Ciconali: Quello che attualmente spesso si nota è la compresenza di figli sempre più fragili da una parte e genitori sempre più preoccupati dall’altra. Entrambi i poli s’influenzano, aggravandosi vicendevolmente. Lo stile educativo è mutato negli ultimi cinquant’anni. Da un modello patriarcale e autoritario, si è passati a un modello relazionale. I bambini sono diventati il centro delle attenzioni, del tempo, delle energie dei genitori. Quando i figli arrivano all’età della preadolescenza e adolescenza, i genitori spesso mutano atteggiamento, iniziando a predente dai figli comportamenti responsabili e coerenti proprio in un momento di maggiore difficoltà. I ragazzi si sentono disorientati da questo brusco cambiamento, faticano a reggere la noia e la frustrazione - alle quali non sono stati abituati - e sentono di deludere i genitori. I genitori davanti alle intemperanze, trasgressioni o regressioni dei figli faticano ad accettare che i loro bambini, prima quasi perfetti e speciali, diventino improvvisamente problematici.

Elena D’Eredità: Quanto sono informati i genitori in materia di Internet, Social, videogiochi?


Matteo Ciconali: Ho potuto notare un cambiamento durante l’anno di progetto. Negli incontri iniziali, quando presentavo nomi di videogiochi o applicazioni che i ragazzi utilizzano, i genitori erano poco informati. Già negli incontri svolti nella fase conclusiva del progetto la situazione è mutata. Dell’elenco che proponevo tutti i genitori ne conoscevamo tutti almeno cinque. Non è obbligatorio conoscere tutti i tipi di videogiochi o di applicazioni disponibili, l’importante è averne almeno una conoscenza minima per parlare con i ragazzi e capire cosa usano e quando.

Elena D’Eredità: Un’ultima domanda sui ragazzi in relazione a bullismo, cyber bullismo e Social. Che cosa puoi dirci?


Matteo Ciconali: Dal punto di vista delle informazioni i ragazzi sono a conoscenza del fenomeno del bullismo e cyber bullismo. Non sempre, ed è un lavoro continuo, sono del tutto consapevoli delle implicazioni e delle conseguenze delle loro azioni, anche per quanto riguarda l’uso dei Social Network in generale, non con intenti “da bulli”. Cognitivamente sanno, ma emotivamente non hanno lo stesso grado di maturità, per questo non sempre riescono ad assumere comportamenti coerenti, soprattutto quando c’è in gioco il loro bisogno di debuttare nel gruppo dei pari, di sentirsi inseriti e accolti tra i coetanei.

Elena D’Eredità

 

2019  UCIPEM NAZIONALE   globbers joomla templates