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Autorevolezza ed educazione

 

 

Autore: Emidio Tribulato       

 

L’ambiente autorevole è realizzato da adulti maturi, saggi ed equilibrati, nettamente consapevoli dei propri diritti ma anche dei propri doveri.

Questi adulti riescono a porsi nei confronti dei minori con amore e spirito di servizio[1]. Essi sono capaci di amare, ascoltare, rispettare ed educare i minori in quanto possiedono una grande forza interiore che riescono a trasmettere agli educandi, così che questi possano meglio affrontare i tanti problemi e le mille difficoltà della vita. Per tali motivi, questi adulti sentono profondamente la necessità di essere lineari e coerenti, tra ciò che dicono e ciò che fanno, in modo tale da incarnare pienamente i valori che propongono.

 

 

Gli adulti autorevoli non hanno paura dei minori ma non necessitano della violenza per farsi ubbidire e rispettare, in quanto hanno intrapreso insieme ai bambini a loro affidati un cammino lento, faticoso, a volte doloroso, ma che possiede finalità e obiettivi comuni importanti[2]. Essi sanno bene che i soggetti in età evolutiva hanno la necessità di una guida e di un sostegno efficace e solido. Pertanto, pur rispettando la personalità e la sensibilità di ogni minore, sanno guidarlo lungo il cammino verso la maturità e l’autonomia, con decisione, serenità, equilibrio, puntualità e attenzione. Gli adulti autorevoli hanno stima dei minori a loro affidati e al fine di dare sicurezza, gioia, ricchezza e forza interiore, sanno porsi nei confronti di questi con confidenza, dialogo e ascolto. E poiché li considerano importanti, hanno fiducia nelle loro capacità, potenzialità e possibilità.

Gli adulti autorevoli sanno offrire ai minori un’equilibrata fiducia che tiene conto dell’età, della possibilità di giudizio e della capacità di gestire pericoli e rischi, senza eccedere sia nella libertà sia nell’imporre dei limiti.

In questo tipo di ambiente vi è un profondo rispetto dei minori e, pertanto, questi ultimi sono gratificati per ogni comportamento positivo e per ogni sforzo teso a migliorarsi. In questo ambiente per evitare di svilire la personalità in formazione, il numero, la frequenza e l’intensità delle critiche e delle punizioni, quando gli atteggiamenti ed i comportamenti dovessero essere nettamente inadeguati o poco consoni al vivere civile, sono pochi e si applicano senza “togliere la propria considerazione per il valore della dignità altrui”[3].

L’educatore autorevole amando la libertà sa che il bambino, per poterla vivere pienamente, ha bisogno di limiti, regole e norme, così che sappia discernere con chiarezza: ciò che è giusto e ciò che non è giusto; ciò che è possibile e ciò che non è possibile; ciò che è bene e ciò che è male; ciò che è utile a lui, alla famiglia, ai genitori, alla società, e ciò che è inutile o dannoso.

Per tale motivo in questo ambiente vi sono molti “sì” espressi con gioia, in modo tale che il minore abbia un largo spazio per le sue scoperte e scelte, ma anche alcuni, pochi, indispensabili “no” detti con chiarezza e decisione ma anche con amorevolezza e gentilezza.


A

[1] Lombardo, P.,     (1994), Crescere per educare, Verona, Edizioni dell’aurora, p. 37.

[2] Lombardo, P.,     (1994), Crescere per educare, Verona, Edizioni dell’aurora, p. 61.

[3] Lombardo, P.,     (1997), Educare ai valori, Verona, Edizioni Vita Nuova, p. 134.

 

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