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Suicido assistito, l'apertura del Comitato  Nazionale di Bioetica.

Nessuna raccomandazione favorevole, ma solo un parere

 

 

Autore: Armando Savignano

 

 

 

Rompe un tabù il parere del Comitato Nazionale di bioetica con un documento sul suicidio medicalmente assistito che non è omicidio e non prescinde dalla volontà dell’individuo. Ben diversa l’eutanasia anche se la conclusione è tuttavia la stessa.

Occorre subito precisare che non si tratta di una raccomandazione, bensì di un parere, come è consuetudine del Comitato nazionale di Bioetica, anche se, secondo alcuni, stavolta ci si è spinti oltre. Tuttavia i giudizi sono contrastanti anche perché non pare si sia raggiunta una maggioranza qualificata di consensi. Le opinioni, infatti, sono tre: la prima raccoglie 11 firme contrarie al riconoscimento etico e giuridico del suicidio assistito; la seconda raccoglie due firme e rappresenta una via di mezzo, anche se risulta contraria ad una legge che lo permetta; la terza, che raccoglie 13 firme, risulta favorevole, a determinate condizioni, all’introduzione di una legge sul suicidio medicalmente assistito.

I favorevoli osservano che «il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti, quali soprattutto l’autodeterminazione del paziente. Un bilanciamento che deve in particolare tenere conto di condizioni e procedure di reale garanzia per la persona malata e per il medico». I contrari – i cattolici - obiettano che «la difesa della vita deve essere affermata come un principio essenziale in bioetica. Il compito inderogabile del medico è il rispetto assoluto della vita dei pazienti. Agevolarne la morte segna una trasformazione inaccettabile del paradigma del curare e prendersi cura».

Ma, dal punto di vista bioetico, si può anche ritenere  che vi siano   ragioni etiche e giuridiche per negare che esista  un diritto al suicidio assistito, sia perché non esiste alcun diritto alla morte, sia perché il diritto costituzionalmente rilevante della tutela della vita, in modo particolare nelle condizioni  di estrema fragilità clinica, psicologica, sociale ed economica prevale sul diritto ad esercitare la propria autonomia quando questa si rivolge contro se stessa nell’atto della richiesta del suicidio. Pertanto, più che ciò che divide, è importante sottolineare ciò che unisce ed è condiviso da tutti i membri del Comitato di bioetica, con speciale riguardo al ruolo delle cure palliative e al curare e prendersi cura dei malati. Forse, se si fosse partiti da queste considerazioni fondamentali, il parere del Comitato sarebbe stato più organico e meno lacerante.

Poiché, in definitiva, si tratta di un parere, al Parlamento spetta il compito di   depenalizzare o legalizzare il suicidio assistito medicalmente, modellato sulla falsariga di quello effettuato in alcuni Paesi europei per colmare alcuni vuoti presenti in determinate situazioni del fine vita secondo quanto affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza del 23 ottobre 2018 in riferimento al caso Fabo. Come è noto, il Parlamento aveva iniziato la discussione che è stata rimandata al prossimo autunno.

Armando Savignano

 

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