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Tu chiamale (se vuoi) emozioni: un’esperienza di

 

gruppo per adolescenti presso il consultorio

 

Autore: Breviglieri Paolo

 

 

Nel presente contributo si intende illustrare un’esperienza che dal 2017 si sta conducendo presso il consultorio familiare di Suzzara (ASST Provincia di Mantova); si tratta di un gruppo con scopi preventivi e di supporto psicologico rivolto ad adolescenti nella fascia d’età 15-20 anni.

L’idea e la motivazione ad intraprendere tale intervento nasce dalla frequenza con cui le consulenze psicologiche rivolte agli adolescenti intercettano un’area di fragilità che non si configura come franca psicopatologia ma come una sorta di arresto o di incompiuto processo di maturazione di alcune funzioni fondamentali nella vita sociale e psichica. Tra queste ricorre senza dubbio la difficile gestione emotiva sia sul versante dell’impulsività che dell’inibizione e la fatica a costruire relazioni e comunicazioni non aggressive o passive nei contesti familiari e amicali.

Per lavorare su queste aree di sviluppo mi sono reso conto che poteva essere appropriato, accanto ad una presa in carico individuale e familiare, anche un intervento gruppale che potesse sfruttare meccanismi di confronto, rispecchiamento, mutuo aiuto e soprattutto accrescere la percezione di autoefficacia e di resilienza rispetto alle situazioni problematiche.

Il titolo “Tu chiamale (se vuoi) emozioni”, introduce già alcuni temi del lavoro proposto ai ragazzi: il “chiamare” fa riferimento al presupposto fondamentale che consiste nel creare uno spazio di consapevolezza di sé che permetta al ragazzo di riconoscere e nominare le emozioni e anche i pensieri che lo attraversano in un dato momento. Il termine “se vuoi” si riferisce ad un’assunzione di responsabilità rispetto ai propri stati mentali. Questo elemento è importante perché è ciò che costantemente viene proposto nel gruppo dopo una certa analisi del problema con le domande: “che cosa si può fare per…”, “cosa decidi di fare…”, “come puoi reagire a..”. Il termine “emozione” indica l’area centrale di cui ci occupiamo che per i ragazzi costituisce quel grande universo spesso indomabile e indefinito che li fa agire e reagire in preda a forze che sentono spesso troppo potenti. Riuscire a definire questo universo emotivo acquisendo anche un modello semplificato del suo funzionamento, comprendere l’origine funzionale di queste reazioni, il loro valore in qualche misura adattivo, le modalità di regolazione dello stesso, costituisce un punto importante del percorso che abbiamo proposto. Tra gli ingredienti di questo lavoro vi è anche una componente psicoeducativa che è illustrata dalla seguente metafora: per saper guidare meglio la macchina è utile sapere come funziona e perché risponde in un certo modo.

 

Formazione del gruppo e caratteristiche dei partecipanti

Come anticipato, i ragazzi vengono invitati dopo una serie di colloqui di consulenza psicologica che talvolta continua parallelamente al gruppo stesso, mentre altre volte si sospende. In alcuni casi i ragazzi hanno invitato un loro amico\a. E’ stata sempre data la possibilità di coinvolgere dei compagni interessati previo un breve colloquio di conoscenza.

Complessivamente dal 2017 ad oggi sono stati coinvolti nel gruppo 25 ragazzi con un’età media di 16-18 anni. Le problematiche presentate sono piuttosto articolate ma si possono focalizzare attorno ai seguenti nuclei:

•        Comportamenti di rabbia esplosiva, di gesti impulsivi autolesivi, di rotture relazionali drastiche (per due soggetti ciò si è tradotto in Tentati Suicidio);

•        Comportamenti di inibizione sociale, ritiro, reazioni a situazioni di bullismo (uno dei soggetti presenta una forma di mutismo selettivo);

•        Depressione e rabbia a fronte a conflitti, carenze o rifiuti familiari importanti (in 5 casi un genitore era completamente assente)

Si nota nel gruppo la presenza significativa di ragazzi in adozione (4 ragazzi) e in 4 casi vi è anche una presa in carico di tipo psichiatrico o neuropsichiatrico.

Accanto a queste problematiche il gruppo presenta anche potenzialità interessanti ed eterogenee che lo rendono ben adatto anche a sostenere meccanismi di mutuo aiuto e peer education (5 ragazzi sono studenti universitari, 4 frequentano con successo una scuola superiore quinquennale, 2 lavorano stabilmente).

 

 

 

Obiettivi

Il gruppo ha la funzione di costituirsi come ambiente facilitante per realizzare diversi obiettivi comuni ai partecipanti:

•        Riconoscere gli stati emotivi, la loro causa e i loro effetti

•        Riuscire a verbalizzare gli stati emotivi e a condividerne le dinamiche

•        Acquisire strumenti di controllo emotivo

•        Discriminare tra modalità efficaci e meno efficaci di controllo ed espressione emotiva

•        Riconoscere le principali conseguenze di una dinamica emotiva disregolata ed essere quindi in grado di prevenire comportamenti a rischio.

 

Metodo e modalità di gestione del gruppo

Lo stile di conduzione è attivo e partecipativo, nel senso di favorire l’iniziativa e lo scambio tra i membri del gruppo orientandoli ad un lavoro di consapevolezza e di ricerca di soluzioni psicologiche. La metafora utilizzata è quella della “guida di un mezzo”: le emozioni sono il nostro mezzo e noi per viverle in modo costruttivo dobbiamo guidarle, nel senso di sentirle, dosarle, modularle, esprimerle, ecc.

All’interno di questa metafora si prende coscienza dei diversi componenti del processo emotivo: intensità, velocità, connessione con gli stati corporei, connessione con gli stati mimici ed espressivi, connessioni con le rappresentazioni di sé e le interpretazioni degli eventi, dialogo interno, ecc..

Il gruppo si impegna in un lavoro basato su tre regole fondamentali (contratto):

1.      Libertà di espressione, ascolto e rispetto di ciò che viene detto

2.      Impegno a partecipare una volta data l’adesione

3.      Riservatezza rispetto a ciò che ognuno dice nel gruppo

Il gruppo non prevede un numero di sedute predefinite, né  un numero chiuso di partecipanti, si ritiene utile offrire al gruppo la possibilità di gestire nuovi ingressi e tollerare eventuali abbandoni. La cadenza degli incontri è tri settimanale o mensile.

Le tecniche di conduzione comprendono:

•        Momenti ludici per creare un clima giocoso e coinvolgente

•        Momenti espressivi

•        Riflessioni in sottogruppi

•        Simulazioni

•        Acquisizione di tecniche di rilassamento

•        Esercizi o esperienze da svolgere tra una seduta e l’altra

 Alcuni esempi di attività

1.      Gli acceleratori delle emozioni: i pensieri che mi fanno “andare giù di testa”

Si tratta di un’attività in cui abbiamo esplorato il nesso tra intensità delle emozioni e i pensieri che le accompagnano (pensieri catastrofici, pensiero assoluto, doverizzazioni, ipotesi malevole “lo ha fatto apposta”, ecc.);

2.      Tutti per uno, uno per tutti

Attività in cui si individua un problema portato da un membro del gruppo e in sottogruppi ci si impegna a trovare tutte le possibili soluzioni o strategie migliorative;

3.      Sentirsi capiti: come reagire, come favorirlo

Lavoro sulla comunicazione assertiva e su come portare all’altro le proprie necessità e il proprio punto di vista senza essere né aggressivi, né sottomessi.

4.      Sull’onda delle emozioni

Attività per discriminare quando un’emozione “ci fa viaggiare” come se fossimo su un surf e quando ci fa “perdere l’equilibrio” e sul modo per regolarne l’intensità.

 

Considerazioni complessive

L’esperienza svolta sta dimostrando molti aspetti positivi e costruttivi accanto ad alcune criticità, che cerco di sintetizzare.

Aspetti positivi

•        Il gruppo si è rivelato un ottimo strumento di attivazione sia motivazione che di processi di apprendimento sociale; in forma forse anche più netta rispetto al colloquio individuale, il gruppo fa emergere il senso di responsabilità individuale (“tu come rispondi a questo?”), la ricerca di soluzioni nuove, una visione della realtà complessa e multifocale.

•        Il gruppo restituisce un senso globale di normalità e di condivisione di talune problematiche e aiuta a cogliere in ciascun componente sia gli aspetti problematici, che quelli di potenzialità e creatività.

•        L’esperienza di gruppo integra e rafforza la relazione di aiuto psicologico individuale in quanto permette allo psicologo di cogliere una dimensione nuova del suo paziente e nello stesso tempo permette al ragazzo di vedere lo psicologo in un ruolo più libero e attivo.

•        Il gruppo è fondamentale per sostenere quelle operazioni di rispecchiamento identitario e di accrescimento dell’autostima, che vengono veicolate in questa età soprattutto dal rapporto con i pari; il gruppo costituisce una sorta di “utero psicologico” per quella seconda nascita che è propria del processo adolescenziale.

•        Nel gruppo è possibile produrre apprendimenti più incisivi perché mediati dall’identificazione con un soggetto simile a sé (peer education). La soluzione offerta da un compagno ha molta più possibilità di essere recepita e sentita come affidabile rispetto a quello costruita con lo psicologo adulto.

Aspetti di criticità

Il gruppo ha continuato la sua vita pur con un notevole fluttuazione di partecipanti; l’affluenza media è stata di 8/10 persone per incontro. Ciò è dovuto da un lato alla fisiologica instabilità adolescenziale, dall’altro alla presenza nei ragazzi in genere di molti e talvolta imprevedibili impegni. Nel complesso alcuni ragazzi hanno utilizzato il gruppo come un “luogo a cui ritornare” quando erano in difficoltà. Il limite tuttavia più significativo è quello di aver avuto degli invii solo da parte dello psicologo e non essere riusciti a “pubblicizzare” questa opportunità attraverso la scuola, le biblioteche, altri operatori sul territorio.

Sarebbe auspicabile quindi rinforzare sul territorio l’offerta di gruppi con questa caratteristica e finalità in modo da rendere più estesa e normale la possibilità per un ragazzo di accedere ad un aiuto che si collochi in una zona intermedia tra un servizio di psicologia clinica e una proposta di tipo educativo. Il gruppo emozioni che abbiamo condotto e costruito rappresenta una realtà di incontro e apprendimento che intende occupare questa “terra di mezzo”.

Breviglieri Paolo

Psicologo e psicoterapeuta

Consultorio Familiare di Suzzara

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