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Come stare accanto al bambino

 

 Presentazione di  Laura Brutti

“La pubblicazione di un libro sui bambini non è certamente un evento speciale: tutt’altro! [...] Il libro non ha certamente il fascino della novità”.   Così inizia l’introduzione del nuovo testo di pedagogia scritto da Don Aldo Basso, docente di psicologia e pedagogia, nonché consulente ecclesiastico nazionale della Federazione italiana delle scuole materne di ispirazione cristiana (Fism).In realtà, già a partire dall’immagine di copertina si avverte la sensazione che qualcosa di diverso ci sia. Questa infatti propone un uccellino, per la precisione un cucciolo di corvo, comodamente  appollaiato sul dorso di una mano che guarda fiero e incuriosito davanti a sé, oltre il limite dello spazio in cui si trova.                              

La domanda sorge spontanea : se l’autore voleva far nascere nel lettore sentimenti di tenerezza, visto l’argomento che andrà a trattare, perché utilizzare l’immagine di un piccolo corvo, anziché magari di un piccolo passerotto? E poi, perché appollaiato sul dorso anziché nel palmo di una mano, un luogo che rimanda maggiormente ad un senso di accoglienza e di protezione? Queste sono le domande iniziali che mi sono posta, che mi hanno accompagnata nella lettura del testo e che, mano a mano che gli argomenti prendevano forma, si chiarivano sempre più fino a giungere ad una conclusione che mi ha commossa.

Il saggio si snoda sostanzialmente in due parti: la prima, più teoretica, cerca di guardare e capire il bambino e i suoi bisogni, facendo anche un’attenta analisi del contesto socio- culturale in cui vive. Prezioso e molto interessante è il capitolo che descrive il contributo dell’umanesimo cristiano in un momento storico afflitto da una profonda crisi antropologica. La seconda parte, “Stare accanto al bambino”, dà una connotazione più pratica al voler sostenere il bambino e fa una ricca e peculiare analisi di quelle che sono le situazioni in cui una famiglia si può trovare nei primi anni di vita del piccolo. Di rilievo, a parer mio, è il paragrafo che tratta con delicatezza e profondità le problematiche inerenti alla sofferenza del bambino: la separazione dei genitori o la morte  sono momenti in cui noi adulti spesso ci troviamo senza argomenti validi da proporre al bambino che ci interroga. Dinnanzi alla sua sofferenza per la perdita di un genitore, di un nonno o anche semplicemente di un animaletto, ci sentiamo impotenti. Vorremmo in qualche modo “fare qualcosa” affinché il dolore cessi o si attenui.  In realtà l’autore ci esorta all’ascolto empatico del bambino, ci mette in guardia dal pericolo che spesso, nel tentativo di rendersi utili per aiutarlo a placare il suo dolore, si nasconda invece in noi un desiderio inconscio di mettere a tacere la nostra sofferenza legata a quella difficile situazione. Il rimando a considerazioni di psicoanalisti quali Selma Fraiberg, Bruno Bettelheim o di filosofi come Jean Guiton non fanno altro che arricchire il valore del contenuto dei suggerimenti per una riflessione che dovrebbe portare l’adulto, genitore o insegnante, a stare veramente accanto al bambino che soffre. Non mancano inoltre gli spunti per il lettore all’approfondimento di tematiche che caratterizzano il nostro vivere quotidiano di cristiani che si interrogano, come fossero bambini, sul perché della sofferenza dei bambini. Un ulteriore aspetto di grande importanza sono le considerazioni di ordine pratico che vengono proposte dall’autore al fine di fornire un supporto al lettore nell’accudimento del bambino. I rimandi alle condizioni che possono favorire la crescita dell’autostima nel bambino o le parole che l’educatore può utilizzare per cercare di crescerlo sempre più sicuro e assertivo sono di grande utilità e forniscono, in chi legge, una sorta di vademecum per cercare di fare meno errori possibili nel percorso educativo. 

Essendo l’autore egli stesso un insegnante, non poteva mancare nel testo una parte che affronti il legame tra bambini e insegnanti, ed anche in questo caso sono presenti molti spunti di riflessione e suggerimenti illuminanti.                                  

Cosa significa amare un bambino? E come si fa a stargli accanto? Questa è la domanda tipica di qualsiasi genitore e il fil rouge del saggio: “L’obiettivo finale dell’opera educativa è consegnare a poco a poco la persona a se stessa. Idealmente l’educazione ha termine quando la persona è in grado di prendere lei stessa la sua vita ed assumersi la responsabilità delle necessarie decisioni piccole e grandi che quotidianamente si devono prendere”.  La sfida di ogni educatore sarà sempre quella di proteggere il bambino, ma senza esagerare  in questo il senso del dorso della mano piegato in maniera tale da sembrare una piccola rampa di lancio su cui giace accovacciato un cucciolo di corvo dallo sguardo fiero e combattivo … altro che passerotto indifeso! Non è certo semplice lasciare andare i nostri bambini, a volte dobbiamo scendere a patti con la sensazione di sentirci meno utili e imparare a tenere sotto controllo il timore che accada loro qualcosa. Il piccolo corvo dunque non è tenuto nel palmo della mano, dove potrebbe sentirsi trattenuto e non stimolato a spiccare il volo, bensì sul dorso: l’autore ci esorta così a fare in modo che i nostri bambini ci lascino la mano, che prendano il volo quando sentono di poterlo fare, mentre noi rimaniamo a guardarli trepidanti nella speranza di essere stati educatori quantomeno “passabili”. 

                                                                                                                   Laura Brutti

Docente di Religione

 

Il libro: Aldo Basso, “Come stare accanto al bambino”, Editrice Morcelliana, 2019. Pp. 227. Euro 19,00

 

 

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