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Sono rientrato in servizio per l’emergenza

 

 

Autore: Paolo Costa

Il 17 Marzo 2020, in relazione all’emergenza Covid-19, sono rientrato in servizio all’Ospedale “Carlo Poma” (così mi piace chiamarlo senza utilizzare fredde sigle aziendalistiche), dopo oltre 4 anni dal pensionamento. La prima domanda è: perché? Credo che la risposta sia semplice e naturale, direi quasi scontata. Essere disponibili a dare il proprio contributo, mettersi a disposizione della comunità sanitaria per affrontare una epidemia del tutto nuova, inaspettata e in molti casi drammatica.

Ho parlato, non a caso, di “comunità sanitaria” perché questa è stata la sensazione respirata immediatamente; una grande squadra di operatori sanitari con esperienze e ruoli professionali diversi, spesso del tutto estranei alle tematiche cliniche della contingenza epidemica, legati tra loro nella comune battaglia. Nessuna esitazione a dare il proprio contributo con disponibilità totale e incondizionata senza orari e senza limitazioni motivate da fatica, frustrazioni professionali, impegni famigliari o di qualunque altra natura. Ognuno ha espresso il meglio delle proprie qualità umane e professionali con generosità ricca di energia positiva, difficile da descrivere in tutta la sua intensità. La forza vitale e l’umanità in risposta alla sofferenza, alla morte, alla fragilità delle persone e dell’organizzazione sanitaria di fronte ad una epidemia con caratteristiche che pensavamo appartenere solo alla storia della medicina.

Fragilità e sofferenza che hanno coinvolto pesantemente i malati ma anche i loro famigliari. I malati per le gravi conseguenze della malattia e la segregazione inevitabile a cui sono stati sottoposti, i famigliari per l’impossibilità di assistere e accompagnare i propri congiunti, oltre alle difficoltà nella comunicazione con i sanitari.  Alla sofferenza fisica si sono aggiunti il profondo senso di solitudine e la sofferenza psicologica che, nel caso dei famigliari, hanno raggiunto l’espressione massima di fronte alla morte dei loro cari, vedendosi negata addirittura la possibilità di dar loro un ultimo saluto.

Una riflessione finale riguarda la fragilità del sistema sanitario sicuramente orientato e organizzato per affrontare le problematiche specialistiche più raffinate e complesse, ma incapace di mettere in campo alcuni concetti basilari della strategia per il contenimento di qualunque evento epidemico: prevenzione, diagnosi precoce, identificazione dei contatti e isolamento. Azioni che sono tipiche di una buona organizzazione territoriale rivelatasi, al contrario, del tutto inefficiente. In questo modo il virus “nemico”, invece di essere limitato da adeguate trincee, ha potuto tranquillamente raggiungere e mandare in crisi i castelli ospedalieri tanto ricchi e potenti quanto fragili e impreparati.

In questo contesto il 18 Marzo, in piena emergenza Covid-19, è nato il mio primo nipote a testimoniare la gioia della vita che continua, secondo una legge di natura che tutti dovremmo forse tenere a mente e rispettare.

Dr. Paolo Costa

Infettivologo

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