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LA PREGHIERA NEL TEMPO DELLA

PANDEMIA…..

Autore: Mons. Egidio Faglioni

 

Le catene di sant’Antonio? che male c’è?

[ … ] Invialo a dieci persone e riceverai un miracolo, se lo respingi, ricorda che ella (la Madonna) disse: se mi rinneghi fra gli uomini io ti rinnegherò davanti al Padre. Tra 4 minuti ti daranno una buona notizia. Fidati, un abbraccio.

All’inizio di marzo i messaggi con le catene di sant’Antonio erano quasi quotidiani, incoraggiati dall’autentico bisogno di buone notizie e dal timore di offendere la persona che a sua volta in perfetta buona fede l’aveva inviato. Un certo tipo di devozione popolare poi faceva il resto: non sarà vero, ma … non si sa mai… In fondo che male c’è?

E invece il male c’è proprio: si diffonde la falsa immagine di una Madonna vendicativa e si alimentano forme di superstizione che nulla hanno a che vedere con la preghiera, scambiata per un magico rituale. Perché la preghiera è tutt’altro. E la pandemia per molti è stata una scuola di preghiera, alla guida di Papa Francesco e con il sostegno di clero e fedeli.

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La casa Chiesa domestica

Nelle case riscoperte come Chiesa domestica si sono allestiti gli angoli della preghiera; si sono diffuse la recita del Rosario e la partecipazione televisiva alla Messa quotidiana, soprattutto a quella delle ore 7 celebrata la Papa Francesco in Santa Marta; si sono moltiplicate le iniziative di sostegno spirituale sia con le omelie del Papa postate sulle chat, sia con date e orari delle preghiere comunitarie scambiate in WhatsApp, in una comunione apparentemente solo virtuale, ma di fatto spiritualmente intensa, uniti nella stessa supplica di intercessione: essere liberati dalla pandemia. Ci si è sentiti Chiesa orante: si è compreso che la preghiera non è mai individuale perché è unita alla preghiera di Cristo; che non è mai soltanto per sé ma che è sempre e comunque per tutto il mondo, perché così è stato il sacrificio di Gesù.

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Il Papa: sacerdote del mondo

Rimarrà nei cuori e nella storia l’immagine del vecchio Papa che – solo, sotto la pioggia battente in una piazza San Pietro deserta - sale lo scalone della basilica per presentare a Dio tutta la sofferenza del mondo e implorare pietà. È l’immagine della Chiesa che si fa portavoce del dolore dell’umanità intera e che si fa strumento della divina misericordia nell’indulgenza plenaria estesa ai defunti spirati senza i conforti religiosi. Mai si era vista una Chiesa così cattolica, cioè universale, rappresentata da un uomo forte nella sua fragilità, perché la sua forza è il Crocifisso-Risorto di cui è successore per opera dello Spirito Santo.

Signore, allontana da me questo calice, ma sia fatta le tua e non la mia volontà. Abbiamo pregato e continuiamo a farlo com’è giusto che sia, come la vedova con il giudice iniquo, pur sapendo che le vie di Dio non sono le nostre vie e che i suoi disegni sono misteriosi. E chiediamo l’intercessione della Beata Vergine Maria e dei Santi a noi cari perché ci aiutino a liberarci dal peso delle nostre croci, ma anche perché ci sostengano nell’accettare con filiale fiducia quello che il Signore ha disposto per noi.

La solennità dell’Assunta: fede e tradizione

La solennità di Maria Assunta celebrata alle Grazie è stata una grande e corale preghiera di intercessione perché il malefico virus scompaia per sempre e preghiera di ringraziamento perché con l’aiuto di Maria potremo affrontare il futuro con fiducia e intemerata speranza.

Il Santuario non era gremito come in passato, ma era spalancato all’Italia intera e al modo. Da una piccola frazione tra i campi è salita la preghiera della Chiesa universale al Creatore e Signore del cielo e della terra.

Fede e tradizione ancora una volta si sono congiunte nel rinnovato ricordo delle passate generazioni, quando i nostri predecessori venivano a deporre ai piedi della Vergine il fardello del loro dolore, e c’era chi tornava portando gli ex voto a perpetua testimonianza della grazia ricevuta. È il Santuario delle nostre famiglie, è la casa della nostra fede: qui sono le nostre radici e da qui ripartirà il nostro futuro. Ave Maria, prega per noi. 

Anna Orlandi Pincella  

 

            

Mons. Egidio Faglioni

                                                                                                  Parroco Emerito

                                                                                                               Suzzara

 

 

 

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