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Che cosa farò da grande?

Orientamento scolastico per i ragazzi di

terza media

 

 

Autrice: Laura Scibilia 

A breve i ragazzi che frequentano la terza media saranno chiamati a scegliere come proseguire il proprio percorso di studi e quale scuola superiore frequentare. Può non essere una scelta facile, sia perché deve essere fatta con anticipo rispetto alla conclusione della classe in corso (solitamente entro gennaio), sia perché i ragazzi non sempre hanno le idee chiare e sia perché le incertezze e i dubbi su come sarà la scuola post-Covid dei prossimi mesi e anni pesano molto. Ecco qualche suggerimento della dottoressa Laura Scibilia, psicologa del nostro consultorio familiare, che da anni si occupa di orientamento scolastico

 

 

Una premessa per i genitori

Per arrivare alla maturazione di una scelta è innanzitutto importante che i genitori sentano che sono i figli i protagonisti di questa scelta.  Per evitare valutazioni parziali, è utile raccogliere il maggior numero di informazioni possibili: rendimento scolastico, attitudini, interessi, sogni professionali, nonché offerta formativa disponibile. La scelta migliore è quella che permette di integrare più aspetti. Oltre alle osservazioni che vengono fornite dai docenti, è molto utile avvalersi anche dei dati che emergono da test psicologici (attitudinali e di interessi). Sia i test attitudinali, sia quelli sugli interessi sono strumenti somministrati da psicologi e offrono la possibilità di far emergere da una parte capacità scolastiche e predisposizioni, che magari i ragazzi, vista l’età, non sono in grado di “autocertificarsi” e dall’altra di scoprire interessi per attività e professioni, nonché evidenziare la motivazione allo studio e gli stili di pensiero (la modalità preferita di studiare, lavorare). Possono essere una fonte di elementi preziosi da raccogliere, perché essendo somministrati da figure esterne, restituiscono risultati più “neutrali”, rispetto alle valutazioni di chi è più coinvolto nel processo di scelta. Questi test possono essere somministrati a scuola, se sono previsti percorsi di orientamento effettuati da psicologi interni od esterni, oppure presso centri che si occupano di orientamento scolastico. 

 

Che tipo di studente sono?

I ragazzi devono avere il coraggio della responsabilità della scelta. Sono loro in prima battuta ad essere chiamati ad esprimere riflessioni sul percorso scolastico, sulla motivazione allo studio (che tipo di studente sono, sono stato e potrei essere?), sulle proprie capacità e predisposizioni, sugli interessi e sulle prospettive per il futuro. In questo periodo dell’anno mi capita di incontrare ragazzi nelle più differenti condizioni: c’è chi ha tante idee per la testa e si sente confuso, chi sa che scuola frequenterà da quando era bambino, chi pensa al lavoro che farà da grande, ma non sa che scuola frequentare, chi non ha nessuna idea e si sente perso. Non c’è da allarmarsi, occorre armarsi di pazienza e trovare il bandolo per dipanare la matassa. Parlarne con gli insegnanti e con i genitori è un primo passo.

 

Testa o cuore?
Scegliere quello che piace o quello in cui si ha un migliore rendimento scolastico? Se è possibile è meglio non sacrificare nessuno dei due! Se qualcosa ci piace, siamo più motivati ad impegnarci e consideriamo la fatica richiesta come un ingrediente inevitabile, ma sopportabile. D’altra parte se non siamo proprio portati per qualcosa, potremmo vanificare tutti gli sforzi profusi, collezionando troppi fallimenti, con il rischio poi che quello che ci piaceva smetta di piacerci.

 

Orientare senza imporre

I genitori sono giustamente preoccupati che i figli incappino in insuccessi e soffrano; d’altra parte una scelta imposta non è più una scelta. Orientare significa proporre percorsi che permettano di raggiungere degli obiettivi; le strade su cui muoversi possono essere molte e differenti. Spesso un errore che i genitori compiono è riproporre il proprio percorso scolastico ai figli o negarlo, sulla base di come l’hanno vissuto loro. Se così avviene, siamo di fronte ad un vizio nella taratura della bussola, così come se, parlando di sogni professionali, si proiettano sui figli le angosce che si vivono nel proprio rapporto con il mondo del lavoro.

Open day 

Dalle informazioni attualmente disponibili, è probabile che quest’anno gli Open day si svolgeranno in modalità online sulla piattaforma che la scuola utilizza abitualmente per la didattica a distanza. A seconda delle disponibilità della scuola potrebbero essere organizzati degli accessi agli istituti in piccoli gruppi su prenotazione. È bene quindi informarsi per tempo e monitorare i siti web delle scuole e le indicazioni che verranno date per i ragazzi e le famiglie.

 

Poche ma buone!

Spesso mi sento chiedere: “Quante scuole è bene andare a visitare?”. La mia risposta è: “Il minor numero possibile!” Per decidere quali scuole andare a visitare (direttamente oppure online) è meglio prima aver individuato l’indirizzo di studio, in modo da poter scegliere gli istituti, cioè le sedi fisiche in cui si effettueranno le lezioni.

 

Procedere con metodo

Una volta identificati gli istituti che si andranno a visitare, durante gli Open day (reali o virtuali che saranno) è bene tenere presenti alcuni elementi e procedere con metodo. Bisogna cercare di capire come è organizzata la scuola (dirigente, vicepreside o coordinatori del plesso, - referenti delle varie aree), i piani di studio, con le eventuali articolazioni realizzate, i percorsi per allievi DSA e DVA, i progetti attivi, le attività extra scolastiche, le proposte per l’alternanza scuola-lavoro.

 

Arrivare alla scelta

Una volta individuato il tipo di istituto si è già a un buon punto e si può passare a fare tutte le valutazioni successive. Ad esempio, se all’inizio del percorso di scelta la distanza da casa e il fatto che ci vadano degli amici possono essere degli elementi fuorvianti, una volta individuati gli istituti prescelti, valutare i tempi per gli spostamenti, nonché sapere se ci sarà qualcuno di conosciuto tra i compagni possono rivelarsi degli aspetti rassicuranti.

 

Scuola in tempo di Covid

L’alternanza tra scuola “in presenza” e Didattica a distanza, le nomine spesso mancanti dei docenti: le preoccupazioni sono molte e non è facile restare concentrati e sereni. Per alcuni ragazzi la ripresa in presenza, con tutte le complicazioni del momento, è stata più angosciante rispetto al periodo di lockdown, in cui si erano costruiti spazi protetti nelle loro case e dei tentativi di equilibri. Se ci è possibile, come adulti dobbiamo evitare di caricarli delle nostre angosce, stare nel presente, senza impedirci ed impedire a loro di fare progetti per il futuro. Il lavoro sull’orientamento ad esempio “s’ha da fare” comunque e, da questo punto di vista, è un buon modo per fare i conti con la realtà che stiamo vivendo e con la scuola che talvolta arranca e talaltra dà prova di grande resilienza. Mi pare molto suggestivo  questo pensiero dello scrittore Fernando Sabino: “Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino, della caduta un passo di danza, della paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno un incontro.”

 

Laura Scibilia

 

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