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C'è un grande prato verde …

 

Autore: Giuseppe Cesa

Tra operatori del consultorio ci siamo trovati recentemente a condividere una osservazione, che ovviamente può non avere rilevanza dal punto di vista dei grandi numeri, ma che pensiamo meriti qualche riflessione e qualche approfondimento.

Praticamente, ci siamo accorti che sta aumentando anche presso il nostro consultorio il numero di giovani adulti, o tardo adolescenti, che cercano un aiuto per situazioni di ansia ed incertezza, a volte con la presenza di una velatura di tristezza e demoralizzazione.

 

 

Molte volte sono giovani con un buon livello intellettivo e culturale, persone laureate, con esperienze di studio e lavoro all'estero. Persone capaci, quindi, di uscire dalla cosiddetta confort-zone e di cavarsela anche in realtà nuove e relativamente complesse. Giovani capaci di applicarsi con relativa serietà e costanza nel tempo, raggiungendo anche livelli buoni in vari ambiti e con buone competenze relazionali in genere. Non abbiamo a che fare, quindi, con soggetti disadattati, con caratteristiche devianti o con la presenza di più o meno marcate patologie psichiche; almeno apparentemente.

Anche la storia familiare di queste persone sembra sufficientemente buona, nel senso che non appaiono presenti esperienze negative di rilievo. Insomma, dei "bravi ragazzi".

Nel racconto delle loro storie sembra emergere tante volte una partenza connotata da grande entusiasmo e speranza, carica di ideali e buone intenzioni, ma che ad un certo punto si arena in un contesto di carenza, se non assenza, di sbocchi vitali in cui poter investire se stessi. Un po’ come se avessero creduto un po' troppo alle promesse degli adulti ed ora si trovino col nulla davanti o comunque con il poco.

Alle persone della mia generazione torna facilmente in mente la canzone di Gianni Morandi richiamata dal titolo “C’era un grande prato verde …”.

Una ipotesi che mi balza facilmente in mente riguarda il fatto che questa situazione sia conseguenza di un "imbroglio generazionale" perpetuato a carico delle nuove generazioni, come dire che le generazioni precedenti hanno mal amministrato e sprecato anche le risorse di quelle future lasciando loro poche briciole. Ovviamente, l'assetto sociale attuale è frutto di dinamiche molto complesse che vanno ben al di là delle competenze degli operatori di un consultorio e questa ipotesi, anche se avesse qualche fondamento, non spiegherebbe una seconda osservazione inerente al fatto che altri giovani cresciuti in condizioni oggettivamente più difficili, riescono magari a cavarsela meglio. 

 

Questa seconda osservazione, forse più di nostra competenza, può aprire le porte ad una seria ed ampia riflessione sulle dinamiche educative e formative che hanno concorso all'impasse di queste persone.

Non è facile fare ipotesi, ma desidero buttare sul tavolo una qualche idea, più che altro provocatoria, rispetto ad un dibattito che potrebbe aprirsi.

Personalmente credo che dopo tanti anni in cui la nostra cultura ha enfatizzato il cosiddetto ruolo materno, quello che offre un caldo accoglimento e protezione allo sviluppo di una vita, queste osservazioni evidenzino la carenza del cosiddetto ruolo paterno.

Precisando anticipatamente che ruolo materno e paterno stanno ad alludere a funzioni non necessariamente di competenza esclusiva materna o paterna, ma semplicemente che si tratta di ruoli in passato attribuiti prevalentemente alla madre o al padre.

Oggi per fortuna il ruolo paterno non ricalca più quegli schemi rigidi ed autoritari di qualche decennio fa, tuttavia come ruolo è rimasto spesso soffocato se non a volte delegittimato.

Un aspetto importante della funzione paterna, credo sia anche quello di costruire un ponte tra il caldo morbido ed accogliente della madre e il crudo che comunque fa parte dell'esperienza di vita di ognuno. Penso che proprio questo sia il fulcro del discorso: la carenza di una formazione che consenta di vivere in contesti anche crudi, tollerando la frustrazione ed il dolore di inevitabili sconfitte.

 

Giuseppe Cesa

Psicologo - Psicoterapeuta

 

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