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L’aggressività nei due sessi

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L’aggressività nei due sessi

 


Uomini e donne vivono l’aggressività per cause e motivazioni diverse. Inoltre anche la gestione e le manifestazioni legate all’aggressività sono almeno in parte collegate al genere sessuale.

 Le reazioni alle frustrazioni. Queste sono diverse in base alla personale sensibilità e ai propri vissuti interiori ma sono anche diverse rispetto alle maggiori o minori aspettative presenti nei due sessi. Le donne risentono maggiormente delle frustrazioni quando queste sono legate agli aspetti sentimentali della relazione e alla cura ed educazione dei figli, mentre gli uomini soffrono maggiormente delle frustrazioni vissute nel campo sociale, lavorativo e sessuale.

La variabilità ormonale. Un maggiore o minore atteggiamento irritante e aggressivo è collegato, in entrambi i sessi, alla variabilità ormonale. Poiché questa variabilità è maggiore e più evidente nel sesso femminile, a causa della presenza del ciclo mestruale, un maggiore atteggiamento e comportamento irritabile e aggressivo è presente nelle donne nel periodo premestruale, mentre al contrario una maggiore accettazione e una migliore gestione degli impulsi irritanti e bellicosi è presente nel periodo preovulatorio e ovulatorio.

 

 

Le espressioni dell’aggressività. L’osservazione di bambini in situazione di gioco spontaneo permette di verificare come i maschi prediligano forme di gioco e d’interazione con un più alto contenuto aggressivo[1]. Nonostante che, in entrambi i sessi, con l’aumento dell’età e con la maturità, vi sia una netta diminuzione dell’uso delle manifestazioni fisiche dell’aggressività, quando queste sono presenti si manifestano maggiormente nei maschi. Inoltre questi ultimi, quando sono particolarmente arrabbiati, per difendersi o offendere, più che le parole, tendono a utilizzare il proprio corpo, mediante calci pugni, spintoni, sputi, schiaffi o, nei casi estremi, possono far uso di vere e proprie armi cruente.

Nelle femmine, la minore forza fisica ma anche l’inferiore quantità di testosterone presente in circolo, le stimola a utilizzare, per difendersi e attaccare, strumenti non di tipo corporeo. Le donne pertanto, se irritate o provocate, per aggredire e far del male, preferiscono affidarsi al linguaggio verbale, mediante frasi ingiuriose; oppure fanno ricorso ai ricatti morali, rifiutando il dialogo o le manifestazioni affettive e sessuali. A questi comportamenti possono aggiungersi, nei casi più gravi, anche l’allontanamento fisico e l’esclusione dell’altro dalla propria casa, dalla propria vita, dai figli e dal gruppo familiare o amicale, ma anche la messa in atto di una serie di strumenti legali e morali atti ad arrecare il maggior danno psicologico, economico e sociale alla persona verso la quale avvertono aggressività e rancore.

Quando in casi estremi, per fortuna rari, le donne sono decise a far del male fisico o anche uccidere il loro partner, il loro persecutore o nemico, preferiscono utilizzare strumenti non cruenti, come il veleno. In altri casi, pur di eliminare fisicamente la persona odiata, cercano il sostegno di altri uomini come il padre, i fratelli, l’amante o il nuovo compagno.

 

Un’altra diversità fondamentale riguarda la comunicazione ad altre persone o all’autorità giudiziaria delle violenze subite, per chiedere una punizione, un aiuto o un risarcimento. Mentre i maschi hanno una notevole resistenza a comunicare, confessare e ammettere di essere stati aggrediti o molestati dalle donne, perché temono che ne esca compromessa la loro immagine di uomini forti e virili; le donne, al contrario, nel momento in cui subiscono una qualunque aggressione o molestia, molto più facilmente avvertono, a volte anche a distanza di anni, il bisogno di far rilevare ogni comportamento e atteggiamento violento o molesto subito, pur di vendicarsi, farsi compatire o cercare protezione e accoglienza nel cuore degli altri.

Per quando riguarda le persone che subiscono l’aggressività, mentre la violenza fisica dei maschi si esprime soprattutto verso gli altri maschi adulti e le donne, l’aggressività fisica femminile si manifesta soprattutto verso i figli piccoli o altri minori che, per le loro caratteristiche, sono per lo più incapaci di una difesa attiva.

 

 

Le espressioni dell’aggressività

L’aggressività può essere espressa in vari modi.

Aggressività indiretta

In questi casi la persona da colpire viene attaccata in modo obliquo. Per recarle del male si usa la maldicenza, la calunnia, l’ironia, le insinuazioni e le critiche denigratorie con lo scopo di porre quella in cattiva luce, sminuendone le qualità o cercando di colpevolizzarla.

Lo spostamento dell’aggressività

Non sempre le manifestazioni aggressive sono indirizzate contro la o le persone che le hanno provocate. Vi sono delle persone che è molto difficile odiare e tantomeno aggredire, giacché questo comportamento potrebbe generare dei conflitti interiori, dei sensi di colpa molto intensi oppure un danno personale o sociale. Pertanto l’aggressività viene trasferita su un bersaglio più sicuro e socialmente accettabile. In questi casi non potendo o sapendo reagire adeguatamente, si finisce con lo sfogare la rabbia non sul reale oggetto che l’ha provocata, ad esempio i genitori, il capufficio o la persona importante che non si ha il coraggio o non è conveniente affrontare, ma su un obiettivo meno temibile e più facilmente raggiungibile, che fa da capro espiatorio.

Quest’obiettivo può essere di volta in volta il proprio marito o la propria moglie, i figli, gli insegnanti o le persone di diverso colore, lingua, etnia: gli stranieri, gli emigranti, i rom ecc. Anche gli oggetti e gli animali possono subire le conseguenze dell’aggressività dislogata. Per tale motivo il maltrattamento degli animali può spesso far prevedere in un futuro anche episodi di violenza nei confronti delle persone[2]. Per Hacker [3]: “L’aggressività che non si osa manifestare nei confronti del più forte viene sfogata contro il più debole. Si urla con i figli perché si è presa una sfuriata dal capufficio senza aver avuto il coraggio di rispondergli per le rime”.

Rimozione dell’aggressività

L’aggressività può essere rimossa nell’inconscio da parte del super Io per evitare conflitto con l’ambiente. Tuttavia l’eccesso di aggressività rimossa a livello inconscio può generare  a sua volta angoscia che tende a sfogarsi e scaricarsi in maniera esplosiva e regressiva [4].

E ancora lo stesso autore [5]:

“Il controllo voluto dell’aggressività che si ottiene manipolando l’angoscia con punizioni e minacce può, attraverso l’angoscia e per causa sua, diventare motivo e causa dell’aggressività. L’angoscia porta alla rimozione; la rimozione eccessiva produce l’angoscia incontrollata che si manifesta con l’apatia, con l’aggressività esplosiva, con una combinazione di letargo e ansia o con continui risentimenti e sintomi nevrotici”.…  “A seconda delle circostanze, dunque, l’angoscia causa o controlla l’aggressività, la inibisce o la scarica”.

La dissociazione dell’aggressività

Un’altra forma di reazione aggressiva è la dissociazione descritta da Freud. In questi casi, una parte della personalità nascosta nega che l’evento aggressivo sia veramente accaduto, mentre, contemporaneamente, un’altra parte della personalità continuerà a crederci.



[1] Slepoj V. (2005), (Milano), Le ferite degli uomini, Arnaldo Mondadori Editore, p. 137.

[2] Bèque L. (2014), “Dalla crudeltà alla violenza”, Mente e cervello, n. 113, maggio p, 89.

[3] Hacker F., (1971), Aggressività e violenza nel mondo moderno, Edizioni il Formichiere, Milano, p. 147.

 

[4] Hacker F., (1971), Aggressività e violenza nel mondo moderno, Edizioni il Formichiere, Milano, p. 147.

 

[5] Hacker F., (1971), Aggressività e violenza nel mondo moderno, Edizioni il Formichiere, Milano, p. 148.

 

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