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Marco Mani, 

”Nella vecchiaia daranno ancora frutti” 

 

 

 

 

 

L’anziano nella Bibbia.

Per dare valore a questa età della vita

 

 

E’ uno sguardo che attraversa quasi due millenni questo libro di Don Marco Mani, con l’attenzione rivolta agli anziani presentati nei testi sacri, per cercare di capire cosa ci abbia voluto trasmettere Dio. Si tratta quindi di personaggi, di episodi, di parole da meditare e custodire e amare e mettere in pratica perché sono il pensiero stesso di Dio.

L’autore parte dalla considerazione che è incerta, e non può essere che così, la data di inizio della vecchiaia (65 anni? 75?), dal momento che dipende non solo dall’anagrafe ma anche dal periodo storico, dal contesto ambientale, dalla durata della vita media, da fattori psicologici e sociali, ecc.

La parola anziano

Che significato ha la parola “anziano” nella Bibbia?  Nell’Antico Testamento spesso si usa il termine ebraico zaqen che significa colui che ha autorità e autorevolezza in una comunità. In altri passi si usa il termine ebraico sebath, che significa “canizie”. La vecchiaia è collegata soprattutto all’età. Gli anni passati inevitabilmente si accompagnano a debolezza fisica, a riduzione delle relazioni importanti. Vecchio è anche l’uomo che ha una lunga esperienza di vita e quindi si suppone sia anche saggio o sapiente. Ma poi si specifica che canizie non equivale sempre a sapienza né età avanzata a saggezza.   Nel Nuovo Testamento l’anziano viene definito dal termine greco presbùteros. Per inciso, da presbiteri deriva la forma abbreviata preti.

Longevità

Riferendosi alla durata della vita, l’Antico Testamento evidenzia personaggi di longevità eccezionale, come Matusalemme (969 anni), Noè (950), Adamo (930), Lamec (777); ciò era un segno della benevolenza di Dio verso l’uomo, che così moriva “sazio di giorni” in “felice canizie”. Nei secoli successivi l’età massima si ridurrà gradualmente fino ai 175 anni di Abramo, ai 180 di Isacco e ai 147 di Giacobbe. Mosè arriverà a 120 anni. E’ possibile dedurre che, dopo il diluvio, Dio abbia posto un limite di tempo alla vita umana, per far capire che la vita dipende da Lui e nessuno può impadronirsene. La vita va letta con la sapienza di Dio, il suo termine non è segno di condanna ma l’invito a scoprire, nella sua finitezza, la presenza dell’amore infinito di Dio. Nel Nuovo Testamento non troviamo anziani così longevi. Ma vi sono alcuni esempi sublimi, su cui l’autore ritorna in seguito.

Compiti dell’anziano

Con riferimento ai compiti degli anziani, alcuni presenti nell’antichità non esistono più ai nostri giorni. Quando non vi erano ancora i libri, è evidente che la storia, i costumi, gli insegnamenti avvenivano per tradizione orale e i depositari più accreditati di questo patrimonio erano gli anziani. Gli anziani in Israele, e parliamo dei maschi, svolgevano una funzione pubblica con compiti di responsabilità nella comunità. Essi guidavano le tribù di Israele e ne regolavano i rapporti. Così Mosè, dopo l’uscita dall’Egitto, comunica al popolo le leggi di Dio tramite gli anziani e Giosuè stabilisce che, entrando nel paese di Canaan, siano gli anziani a vigilare sull’osservanza delle nuove norme.                                                                               

  Nel Nuovo Testamento l’anziano presbùteros aveva diversi compiti e sempre importanti. Gli anziani sono la guida sia del popolo ebraico (erano membri del Sinedrio e presiedevano le sinagoghe) che della comunità cristiana nascente. Negli Atti Pietro riconosce il ruolo fondamentale degli anziani nella comunità a fianco dei capi del popolo. I presbiteri spesso sono pastori o vescovi o sovraintendenti. Essi trattano, assieme agli apostoli, il problema della circoncisione dei gentili nel Concilio di Gerusalemme. La stessa Apocalisse cita più volte gli anziani nella figura dei ventiquattro vegliardi seduti sui troni al cospetto di Dio nei capitoli 4, 5, 7 e 19.

I personaggi

Il testo poi analizza con dovizia di particolari le figure di numerosi personaggi anziani dell’Antico e del Nuovo Testamento, sia uomini che donne. Farò una breve sintesi di alcuni tra i più espressivi di loro. 

Di Abramoe Sara (Gen18,1-15) è esposto il racconto della promessa fatta ad Abramo alle Querce di Mamre e del suo compimento. Esemplare è l’ospitalità praticata da Abramo e Sara nell’accogliere i tre uomini, nel preparare per loro cibo e nel dare a loro ristoro. L’uomo, che per primo è stato ospitato da Dio e accolto da Lui, non può che ospitare a sua volta altri uomini e, senza saperlo, Dio stesso. Questi anziani che accolgono Dio ritrovano la capacità di generare, da sterili diventano fecondi.

Isacco, invecchiato e vicino alla morte (vedi Gen 27,1-9) non pensa solo a se stesso ma si preoccupa di garantire una guida sicura alle varie tribù e la individua nel primogenito Esaù. Questi però verrà soppiantato dall’altro figlio, Giacobbe, che riceverà, ingannando il padre, la sua benedizione ufficiale.

Lo stesso Mosè, centoventenne (Deut 29-31) a cui Dio aveva negato l’ingresso nella terra promessa per non aver creduto alle acque di Meriba, affida il compito di attraversare il Giordano e di entrare nella terra promessa a Giosuè. Prima però invita tutti alla fedeltà all’alleanza con Dio, condizione indispensabile per vedere realizzarsi appieno le sue promesse. Esorta Giosuè e il popolo a non avere timore dei nemici che abitano quelle terre, perché Dio sarà sempre presente in mezzo a loro e li guiderà.                                                               

A sua volta il vecchio Giosuè (Gs 13,1-8; 23,1-16), dopo aver portato il popolo nella terra di Canaan, ricorda le condizioni che permetteranno alle nuove generazioni dopo di lui di portare a termine gli insediamenti. Gli israeliti dovranno rimanere fedeli nell’osservare i comandamenti di Dio, senza deviare dalle sue vie, senza contaminarsi con le divinità pagane e senza rimpiangere il tempo della prigionia in Egitto.

Davide(1 Cr 23,1-5. 27-32; 28,1-3; 29,1-13) pensa, lui che abita in una casa di cedro, che si debba costruire per Dio un tempio di pietra al posto della tenda del convegno. Raccoglie quindi tutto il materiale necessario, compresi i legni pregiati, i metalli preziosi e le pietre preziose. Poi, ormai anziano, costituisce il figlio Salomone suo successore al regno e gli indica come dovrà essere costruito il tempio.

In Salomone (1 Re 11,4) la vecchiaia appare come un’età non di saggezza ma di decadenza e di corruzione, di declino fisico e morale. Salomone sposa donne straniere e introduce nel suo regno anche le loro divinità pagane. Mentre Davide era stato capace di risollevarsi dopo aver fatto uccidere Uria per potersi unire a Bersabea, Salomone precipita nell’idolatria ed il suo regno sarà destinato alla divisione.

Del Nuovo Testamento ricordiamo Zaccaria ed Elisabetta (Lc 1,5-25.39-56) giusti davanti a Dio secondo i criteri dell’Antico Testamento ma vecchi e sterili per la realtà del Nuovo Testamento. Solo quando la fede traballante di Zaccaria si trasforma in piena accettazione della promessa del figlio Giovanni, al sacerdote muto torna la parola ed egli parla il linguaggio di Dio e prorompe in un inno di lode sublime. La vecchiaia sterile diventa feconda di nuova vita e lo Spirito Santo mette sulla bocca di Elisabetta l’elogio di Maria.

Simeone e Anna (Lc2,22-38) sono altri due personaggi anziani, che sanno riconoscere nel bambino Gesù il Salvatore, non perché questi avesse qualcosa di speciale, ma per il loro atteggiamento interiore di ricerca e di attesa. E ora che ha visto e preso tra le braccia quel neonato, Simeone si sente sazio, pronto a morire serenamente, perché cos’altro di più bello gli può capitare ancora in vita? Anche Anna, 84enne e ai margini della società di allora in quanto vedova, esulta di gioia ed entra a pieno titolo nella nuova realtà della salvezza.

Paolo (Fm 1, 1-17), anziano per quel tempo (avrà avuto circa 55 anni) e in carcere, poco prima della sua condanna a morte, invita Filemone a riaccogliere Onesimo non più come schiavo infedele ma come fratello. In altre occasioni (vedi At 13,16-41; 17,22-31; 20,17-38) più che a se stesso pensa agli altri, invitando tutti i fratelli a mantenersi saldi nella fede ricevuta, ad essere vigilanti, ad esercitare il proprio ministero con disinteresse, a prendersi cura di deboli.

Pietro (1 Pt 5,1-11) da presbitero, cioè anziano, invita gli anziani come lui a ricordarsi delle sofferenze di Cristo per gli uomini, a guidare perciò il gregge con umiltà, sorvegliandolo e proteggendolo dagli attacchi del nemico, senza ricercare interessi personali, vivendo in comunione con i fratelli, consegnando a Dio ogni preoccupazione.

L’autore non si dimentica poi di Maria, madre di Gesù e della Chiesa. Avrà avuto circa 45-50 anni Maria quando, alle nozze di Cana (Gv 2,1-12), si manifesta come antesignana dei discepoli di Gesù, spronando la sua potenza divina a compiere il primo dei suoi segni. Quindi l’anziana, per quei tempi, madre pensa a fare avere vino nuovo agli invitati alle nozze, cioè lo Spirito Santo ai commensali delle nozze del figlio.  Tre anni dopo (Gv 19,25-27) Maria la ritroviamo presso la croce, dove viene investita del titolo di Madre dei credenti, simboleggiati da Giovanni. Maria viene esaltata non perché ha generato Cristo ma perché si è fatta sua figlia, credendo nella realtà del nuovo regno; è stata la prima creatura ad essere rigenerata a nuova vita non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo ma da Dio. Gli Atti (At 1,12-14) raccontano poi che Maria e alcune donne erano unite agli apostoli nel cenacolo di Gerusalemme, perseveranti nella preghiera. Maria, madre spirituale della neonata Chiesa, è unita a tutti i credenti ed è realmente presente alla vita comunitaria.

Sintesi

La sintesi di questo dettagliato lavoro è già contenuta nelle note che accompagnano i singoli personaggi. Gli anziani sono portatori di valori importanti, di umanità, di accoglienza e ospitalità, di generosità, di solidarietà. Sono capaci di entrare in relazione con l’altro, di ascoltare e dialogare. Sono in definitiva capaci di amare. I limiti fisici correlati all’età non devono essere alla base del ritiro sociale dalla propria comunità; la debolezza e la fragilità non debbono chiudere il cuore al dono di sé. L’anziano ha il diritto-dovere di vivere con speranza e di sentirsi ancora utile agli altri; deve coltivare la comunione con Dio attraverso la preghiera e la lettura della Scrittura, per crescere nell’uomo interiore mentre quello esteriore sta deperendo, per trasmettere a chi lo avvicina la propria fede, le grandi cose che Dio ha fatto lungo i tanti suoi anni. Deve armarsi di pazienza per resistere agli affanni della vita; di sapienza, per accettare la realtà umana nella sua interezza; di speranza, certo che la vita attuale è solo una pallida ombra della realtà futura; di attenzione ai bisogni degli altri, uscendo da se stesso; di disponibilità verso le nuove generazioni, a cui serve il loro sostegno. L’anziano deve essere in pace con Dio e con se stesso, riconciliato con la vita e con la morte, non attaccato solo al passato ma con lo sguardo anche al futuro. Deve saper ringraziare Dio di tutto quanto ha fatto per lui nella sua vita; deve cercare ciò che è essenziale; deve pregare, ma non perché altrimenti non sa cosa fare; non deve avere timore, perché Dio e Maria lo accompagnano in questo cammino e nulla può separarlo dall’amore di Dio. Si potrebbe obiettare che molte di queste considerazioni valgono per tutti gli uomini. Certo. È così e proprio questo conferma che l’età anziana si diversifica dalle altre fasce di età per alcuni aspetti, che poi non sono quelli essenziali.

Anche le donne anziane sono importanti nella comunità sociale e in quella ecclesiale. Portano il contributo di grande umanità di chi ha tessuto nuova vita nel suo grembo. Hanno la tenacia di chi ama di un amore assoluto e fedele. Sanno accogliere i giovani che vogliono confidarsi con loro. Per i sacerdoti anziani l’autore si augura che venga data loro la possibilità di rimanere attivi. Dopo la pensione non vanno lasciati soli e, se ancora in discrete condizioni fisiche, bisognerebbe fare il possibile per non ricoverarli in strutture protette, dove si vive la solitudine come vissuto interiore, pur circondati da numerose e premurose figure assistenziali. In seno alla comunità possono essere ancora di aiuto ai parroci per le confessioni, per le celebrazioni eucaristiche; possono dispensare pareri e consigli ai sacerdoti più giovani. Importante è che si mantengano in relazione con i fedeli e con gli altri sacerdoti. Non si esclude poi che possano coltivare anche alcuni hobby (c’è chi ama fotografare, chi coltiva fiori e piante, chi scrive libri, chi studia e divulga arte,..). Il prete anziano deve costruirsi una spiritualità a tre dimensioni: cristocentrica (e per questa è fondamentale la preghiera e lo studio della Parola), eucaristica (nell’offrire ogni giorno la sua vita a Dio e ai fratelli) e comunionale (nell’essere rivolti alla comunità come pastori). I presbiteri debbono mantenere relazioni paterne con i fedeli, relazioni fraterne con gli altri preti, relazioni filiali con il vescovo.

Conclusioni

In conclusione l’età anziana va vissuta in umiltà come un dono e così può essere ancora bella Alla base di tutto c’è la certezza che Dio non ci abbandona, se ci lasciamo istruire da Lui, come recita il Salmo 77, 17-18: “Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. Venuta la vecchiaia e i capelli bianchi, o Dio, non abbandonarmi, fino a che io annunci la tua potenza, a tutte le generazioni le tue imprese”.

Alberto Zanoni

Medico Geriatra

Marcianum Press 2020. Euro 13,00

 

 

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