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SOS il sonno del mio bambino!

 

 

In questo nostro consueto appuntamento affronteremo insieme il delicato tema del sonno dei neonati. Mai come in questo periodo ho ricevuto telefonate, messaggi e richieste di consulenze in merito al sonno dei più piccoli e confrontandomi con altri professionisti non sono la sola ad aver notato questo crescente bisogno dei genitori. Stanno inoltre spopolando esperti consulenti del sonno i quali impongono metodi che in realtà sradicano le necessità fisiologiche dei bambini.

 

 

Personalmente invito a diffidare da chi afferma di lasciare piangere i bambini affinché si abituino (porto a questo proposito un esempio, forte, ma esplicativo: si immagini di essere in fondo ad un pozzo, inizialmente si urla e si chiede aiuto, ma dopo un po’ quando i soccorsi non arrivano, rassegnati si interrompe la manifestazione del bisogno), oppure di non attaccare i piccoli al seno durante la notte (ricordiamo che il seno rappresenta la risposta a molti bisogni: fame, sete, consolazione...come possiamo privarli di tutto ciò?) o far sì che si addormentino da soli, magari nella loro stanza, senza contatto, affermando che altrimenti la loro autonomia venga minata. Falso! E gli studi più recenti lo dimostrano.

Ricordiamo anche quanto raccolto nelle linee guida per la prevenzione della morte in culla: l’infante dovrebbe dormire nella stanza con i genitori fino all’anno d’età poiché le madri hanno un sonno più leggero e possono di conseguenza monitorare più facilmente il neonato. Inoltre dormire vicini favorisce l’allattamento al seno e l’ossitocina rilasciata con la suzione permette alla madre di tranquillizzarsi e ne favorisce il ri-addormentamento.

Durante gli incontri di accompagnamento alla nascita, insieme alla collega psicoterapeuta, riflettiamo con i genitori rispetto alle abitudini del sonno di un neonato e spesso si hanno delle aspettative distorte. Solitamente nei primi mesi di vita dormono circa 15-20 ore al giorno, chiaramente con una modalità fortemente diversa da un adulto, in quanto si tratta di un sonno frammentato, caratterizzato da intervalli di due o tre ore, per la necessità di essere nutriti.

Il sonno dell’essere umano si compone di cicli, della durata di circa 60 minuti per i neonati e per gli adulti solitamente di 90-120 minuti. Tali cicli si susseguono e si compongono di varie fasi (REM e non REM). È fisiologico che tra un ciclo di sonno e l’altro ci si possa svegliare (pensate a quanto accade a noi adulti, spesso però modifichiamo semplicemente la posizione assunta a letto e un nuovo ciclo può iniziare), per i bambini ed i neonati i cicli sono più brevi con una prevalenza della fase REM (sonno più leggero) ed assistiamo a dei micro risvegli nei quali spesso fisiologicamente necessitano di mamma o papà per riaddormentarsi (il contatto è un bisogno vitale).

 

La fisiologica esigenza neonatale di un elevato numero di ore di sonno è dovuto al fatto che, soprattutto durante la fase REM, si rafforza il sistema immunitario, viene stimolato l’ormone della crescita, favorito lo sviluppo cerebrale ed i piccoli rielaborano quanto vissuto durante l’intero giorno. Proprio per questo ultimo motivo, in alcune fasi della crescita delle nostre piccole persone può accadere che i risvegli tra un ciclo di sonno e l’altro possano aumentare, influenzati dalle diverse situazioni di vita in cui vivono: momenti di crescita dell’autonomia, l’inserimento dei cibi solidi (svezzamento o auto-svezzamento), acquisizione della capacità di spostarsi nello spazio (strisciare, gattonare, camminare), dentizione, ripresa dell’attività lavorativa della madre, inserimento al nido, tensioni famigliari o cambiamento di routine famigliari.

Abbiamo quindi compreso che i risvegli sono fisiologici: non si tratta di capricci o di sbagli dei genitori, vi è un’importante componente soggettiva (per questo confrontarsi e paragonare i propri figli alle abitudini di altri spesso non è rassicurante né utile).

Potremo sicuramente provare ad avere delle accortezze nella gestione del sonno introducendo un rituale serale (solitamente da introdurre dopo i due mesi di vita dei nostri cuccioli in quanto prima non si è in grado di costituire una routine), come bagnetto, se gradito, luci soffuse, canzoncina, filastrocca..., che si ripeta quotidianamente per rassicurare il piccolo; cogliere i segnali di sonno e stanchezza dei nostri bimbi, assecondandoli; evitare nelle ore serali giochi troppo eccitanti; addormentare i piccoli nel luogo in cui trascorrerà la notte, questo farà sì che in caso di risvegli notturni riconosca il proprio spazio e sia più facile il ri-addormentamento.

Sicuramente la situazione di pandemia ha sconvolto e drasticamente modificato le nostre abitudini e la nostra socialità. Un antico proverbio africano dice che per crescere un bambino serva un intero villaggio: la situazione che stiamo vivendo purtroppo non permette per nulla questo. I più piccoli infatti sono delle spugne e riflettono esattamente il sentire di mamma e papà, su cui gravita l’arduo compito, di conseguenza affinché i vostri piccoli stiano bene anche mamma e papà devono star bene. Per questo motivo un’ora presa per se stessi può far sì che in seguito il tempo che si trascorre con i propri piccoli sia ancor più di qualità.

 

Alessandra Venegoni

Ostetrica del Consultorio

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