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Adolescenti : In viaggio   nel corpo

 

 Autrice: Laura Scibilia

Ci sono domande che attanagliano da sempre gli adolescenti e che a volte li possono spingere a cercare conferme in amicizie o in situazioni rischiose. Le risposte degli adulti, a partire da quelle dei genitori, non possono farsi attendere né, nel contesto attuale, non possono attendere la ritirata del virus, perché l’adolescenza, pandemia o meno, non va in pausa

 

L’adolescenza è certamente affare complicato. Quella che si apre tra gli 11/12 anni è, infatti, una fase di profondi cambiamenti psicologici: se, infatti, da un lato si accrescono le capacità cognitive, al contempo, subentrano i primi conflitti con i genitori/le figure di riferimento, compaiono istinti sessuali o come a volte dicono gli adolescenti “si diventa perversi”, cambia la sfera degli affetti e, lasciata alle spalle l’infanzia, ci si rende inevitabilmente conto di essere chiamati ad acquisire nuove competenze sociali.

 

 

 

Come se non bastasse, da che si era bambini, d’un tratto si trasloca in un corpo che cambia in continuazione e in cui non ci si riconosce, tanto che, a volte, la mente che lo abita sembrerebbe volerne fuggire. Un’immagine corporea in continua mutazione pone il problema della presa di coscienza del proprio nuovo io (fisico ?), della propria identità sessuale, così come della personalità in toto, nelle sue diverse sfaccettature e l’integrazione di ognuno di questi aspetti è essenziale per la costruzione di un’affettività adeguata e di un buon grado di autostima. In adolescenza, si nutrono molte aspettative nei confronti del proprio corpo-immagine e può accadere di sviluppare nei suoi confronti un rapporto molto intenso, in un senso o nell’altro. Il corpo, infatti, può diventare oggetto di attacchi forsennati o di un amore/una devozione viscerale, può trasformarsi nel luogo ove forgiare il proprio sentimento d’identità o incidere messaggi da inviare al mondo sulle rappresentazioni di sé che si stanno mettendo a fuoco. Che cosa fare, dunque, per affrontare questa convivenza e ristabilire l’equilibrio? Innanzitutto, è importante rapportarsi al nuovo io, cercando di non aderire in modo rigido ai canoni predefiniti di normalità e bellezza (talvolta irraggiungibili) imposti da una società, come quella attuale, dominata dalla comunicazione per immagini e in cui gli standard da “perfezione pubblicitaria” sono spesso veicolati direttamente dagli idoli dei ragazzi. In questo contesto è, dunque, fondamentale recuperare la dimensione della comunicazione attraverso le parole e condividere le proprie insicurezze e paure, sia con i coetanei, sia con gli adulti, i quali possono fornire una visione prospettica/tridimensionale di quelli che a un adolescente possono apparire come problemi insormontabili. Certamente lo scenario pandemico attuale può rappresentare - apparentemente - un’ulteriore difficoltà per i ragazzi, per i quali il contatto fisico sembrerebbe rappresentare la forma di comunicazione e di conforto più immediata ed elettiva, ma fortunatamente la tecnologia viene in soccorso, consentendo di cogliere e affrontare, anche in questo singolare periodo, le crisi e i disagi di tanti adolescenti.

 

Risorse e agenzie educative

La risposta del Consultorio alle domande di presa in carico di adolescenti ha, nell’attuale contesto, rinnovato la propria modalità. Sia in forma di videosedute individuali sia in quella dei gruppi organizzata su piattaforme online, i riscontri sono stati positivi, segno del fatto che ora più che mai gli adolescenti (e non solo) hanno bisogno di potersi confrontare e di non sentirsi soli, abbandonati ai propri problemi. Inoltre, la cooperazione tra il Consultorio e le agenzie educative sul territorio, tra cui scuole e parrocchie, consueti luoghi di crescita e aggregazione per i giovani, alla ricerca di amici veri e di adulti disponibili ad accompagnarli nel loro percorso, riveste rilevanza centrale nella costruzione di una rete di sostegno per gli adolescenti, i quali a volte possono avere timore/imbarazzo a ricercare un primo contatto con la figura dello psicologo.

 

Corpo e coetanei
Ci sono domande che da sempre attanagliano gli adolescenti, prime tra tutti quelle sul proprio corpo e quelle sul rapporto con i coetanei. “Che cosa devo fare per credere di più in me stessa/o?”. “Cambiamo il nostro corpo per sentirci accettati o differenziarci dagli altri, ma che senso ha farlo se poi non si è più se stessi?”. Tra i tanti dubbi, gli adolescenti si domandano come rinforzare la propria autostima e sono preoccupati di perdere la propria identità nel tentativo di cambiare il proprio corpo per farsi accettare o per differenziarsi dagli altri. Difronte a queste domande che cosa possono fare gli adulti? Innanzitutto, prestare attenzione ai segnali e non sottovalutare le situazioni. Stare attenti a che i ragazzi non confondano la necessaria cura del corpo e una sana spinta al miglioramento con l’ossessione per un corpo perfetto. Ricordarsi e ricordare agli adolescenti di casa che occorre superare le visioni assolute tipiche dell’età: cercare di non vivere ogni situazione come solo “nel qui e ora”; un fallimento/insuccesso oggi non significa che siamo finiti per sempre! Scoprire che le situazioni non sono immodificabili e che non esiste un solo concetto di bellezza può far sentire confusi, ma apre a nuove possibilità.

 

Alimentazione
L’esempio dell’alimentazione può aiutare a chiarire meglio il concetto dell’equilibrio: un conto è seguire una dieta (modello corretto di nutrizione per il nostro corpo, calibrato sulle nostre esigenze e utile per aiutarlo a crescere), un conto sono quelle ricette fai da te/suggerite dagli amici o di dubbia provenienza che garantiscono il successo in poco tempo, magari al prezzo di privazioni drastiche che, alla lunga (e neanche dopo poi così tanto tempo), possono fare del male. In adolescenza, spesso i disturbi alimentari esordiscono sotto forma di una spinta a controllare le sorti di un corpo che si sente sfuggire e in un contesto in cui l’adolescente sente di non riuscire ad attingere a relazioni “nutrienti”, che permettono di far crescere l’autostima, senza perdere di vista il senso di realtà. Allenamenti forsennati per trasformare il proprio corpo, quasi a volerlo domare, e aderire ai modelli fit diventano attività di rinforzo per privazioni o eccessi a tavola, soprattutto se il gruppo di riferimento sposa queste regole o, viceversa, ci si isola dagli amici e si diventa autoreferenziali. Lo stesso vale per l’uso di alcool e droghe che, con l’illusione di governare o soffocare le emozioni che si sentono non sopportabili, alla fine prendono il comando, rendendo di fatto le persone schiave.

 

Accorgersi

È fondamentale che chi vede un disagio non si volti dall’altra parte e lo faccia presente, direttamente all’interessata/o, e poi alle persone che possono in concreto intervenire. Il fatto che qualcuno dall’esterno si accorga che le cose hanno preso una brutta piega può davvero fare la differenza per i ragazzi. Affermazioni come “Ci siamo passati tutti” e “Sono cose da ragazzi”, che tradiscono un atteggiamento di superficiale sottostima dei problemi dei ragazzi, possono avere effetti deleteri. Il fatto che un adolescente stia male o peggio si faccia del male o, ancora, trovi sollievo, facendosi del male, non deve mai lasciare indifferenti perché “gli adolescenti vivono veloci” e, una situazione trascurata, può in breve sfuggire di mano. L’appello è quindi a trovare il coraggio di dire anche parole “scomode”, per il bene dei ragazzi, pur consapevoli che molto probabilmente con quelle non ci si conquisterà di certo nell’immediato il loro favore. I ragazzi però, nel profondo, sanno che, se le critiche distruttive mortificano e non servono a nulla, bisogna guardarsi anche dai cosiddetti “Yes men/Yes women”, perché sono soggetti che garantiscono solo un falso supporto e poi, quando realmente c’è bisogno, sono i primi a dileguarsi.

 

Buoni amici

Un elemento chiave che aiuta nella crescita è trovare dei buoni amici. Anche se può apparire impresa ardua, non è impossibile. Certo occorre prestare attenzione ed evitare di identificare come tale chi non ci ha mai visto, non conosce il nostro percorso, e si limita a mettere un “like” o a seguire il nostro profilo sui social network. Ogni crociata contro la tecnologia è anacronistica, ma occorre ridimensionarne il ruolo, chiarendo ai ragazzi che questa è solo un valido strumento e non un fine. Gli amici devono esserci in carne ed ossa, sono quelli con cui condividiamo un percorso, trascorriamo metaforiche giornate di sole, viviamo interessi e passioni e con cui talvolta sopportiamo insieme il “maltempo”. Valgono quelli conosciuti spontaneamente, ma anche quelli “forniti” da quelle agenzie educative che abbiano dei valori alla base e permettano, oltre al rapporto tra pari, il confronto con degli adulti disposti a non tirarsi indietro, laddove ci fosse bisogno. 

 

 

Laura Scibilia

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