logotype
Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 

 

 

La mediazione familiare:

gestione del conflitto della coppia e

attivazione di nuove risorse per affrontare il

cambiamento di una separazione

 

Nel mezzo
     del conflitto

Autrice: Alma Bianchi

Per le coppie in fase di separazione o già separate, soprattutto la gestione della genitorialità diventa un “campo di battaglia”. Addolorati, feriti o confusi per la fine della relazione affettiva, le coppie spesso faticano a trovare punti di accordo e modi nuovi di relazionarsi e ristabilire alleanze almeno come genitori. È in queste situazioni, nel mezzo del conflitto, che opera il mediatore familiare, una delle figure dell’equipe del consultorio che lavora per facilitare la comunicazione e l’interazione delle coppie in questo delicato momento della loro vita.

 

Il mediatore familiare è un professionista con una formazione specifica. L’intervento del mediatore è rivolto a coppie che si stanno separando, o che sono già separate ed è finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari, per raggiungere un accordo condiviso che metta al centro i bisogni dei bambini e il benessere di tutti i membri della famiglia.

 

Mediazione e alleanza genitoriale

Il mediatore è una persona imparziale e terza che cerca di facilitare la comunicazione tra la coppia, che aiuta chi si trova nel conflitto “ad andare oltre” e a proiettarsi nel futuro, pensando a come riorganizzare la vita familiare in vista della separazione. Da soli è molto difficile tenere viva l’alleanza genitoriale, a causa dell’ostilità che deriva dal fallimento del proprio matrimonio o della propria relazione, e dare ai figli un’educazione condivisa: la mediazione supporta la coppia di genitori proprio in questa delicata fase di passaggio. Affinché il percorso di mediazione familiare sia efficace, è necessaria la convinzione e l’impegno dei genitori, la loro disponibilità a “mettersi in gioco” e a tenere duro, una motivazione sincera, autentica e personale, non dettata esclusivamente dall’adesione alla richiesta di giudici o avvocati. Il mediatore accoglie i diversi punti di vista e aiuta la coppia a capire, tramite una negoziazione, quale sia la scelta migliore per il benessere dei figli. Ha un atteggiamento non giudicante ma accogliente.

 

Il mediatore familiare in consultorio

Spesso il mediatore familiare collabora con altre figure professionali in una presa in carico più complessiva del singolo e/o della famiglia. Quando ad esempio uno dei due componenti della coppia è particolarmente sofferente e fa fatica ad accettare e a elaborare la separazione, può essere suggerito un percorso di sostegno individuale con un terapeuta; in altri casi può essere necessario un sostegno ai figli, di tipo educativo oppure psicologico. Le figure con cui il mediatore familiare collabora più frequentemente sono gli psicologi, assistenti sociali e i legali, ma il lavoro di equipe multidisciplinare, caratteristica peculiare del consultorio familiare, può aprile a lavorare in sinergia non solo con figure dell’ambito psico sociale.

 

Mediazione culturale, coordinazione genitoriale e consulenza familiare: nomi simili, interventi e professioni diverse
Volendo dare sinteticamente alcune macro indicazioni, si può iniziare dicendo che la mediazione culturale e linguistica si occupa di favorire la comunicazione tra persone, gruppi, servizi della propria cultura con quelli delle culture straniere. Il metodo della coordinazione genitoriale invece è indicato per i genitori separati o in fase di separazione che vivono un momento di elevata conflittualità; è diversa dalla mediazione familiare, è un intervento molto più normativo e direttivo. Si applica in quei casi in cui la coppia non riesce più ad agire in modo lucido le sue competenze genitoriali, allora il giudice suggerisce la figura del coordinatore, che ha la facoltà, qualora la coppia non riuscisse, di prendere decisioni in merito ai figli e alla loro gestione. Il professionista, adeguatamente formato aiuta i genitori, altamente conflittuali, a mettere in pratica la bi-genitorialità e a costruire un nuovo modo di relazionarsi. Infine, la consulenza familiare aiuta i singoli, le coppie o le famiglie a uscire da momenti crisi, per cercare di superare problematiche di difficoltà relazionale, per migliorare la comunicazione. È un intervento mirato a ristabilire un equilibrio relazionale laddove c’è o c’è stata una difficoltà.

 

Il percorso di mediazione familiare

Il percorso di mediazione è sempre molto utile quando una coppia si separa, soprattutto se c’è un conflitto che non permette una comunicazione costruttiva per il bene dei figli. Il mediatore aiuta a trovare un nuovo equilibrio, a porre al centro dell’attenzione i bisogni dei figli, spesso messi in ombra dai grandi conflitti tra la coppia. I primi incontri, di “pre-mediazione”, servono proprio per valutare la mediabilità della coppia; ci sono, infatti, casi nei quali la conflittualità è troppo accesa e la coppia non è in grado di mediare su nulla. Il percorso si termina in genere dopo circa dieci incontri e con il raggiungimento di accordi condivisi, che riguardano la riorganizzazione della famiglia: il tempo dei figli con ciascun genitore, la comunicazione ai figli della separazione, l’aspetto economico, la condivisione di uno stile educativo.

 

Lo “stile” della mediazione familiare

Il punto chiave della mediazione familiare, il punto di partenza consiste innanzitutto nell’accogliere la sofferenza della coppia e nel cercare di trasformare la crisi e il cambiamento, che una separazione implicano, in una risorsa. Il mediatore familiare aiuta a vedere un futuro quando il conflitto annebbia tutto e si pensa che non ci sia più una speranza di felicità.

 

Resistenze e paure

Ci sono diversi momenti critici durante il percorso di mediazione, resistenze, paure, passaggi che vanno affrontati e superati. Una delle difficoltà maggiori che le coppie vivono ed è comprensibile, è quella di “stare” nella stanza della mediazione con chi le ha fatte soffrire. È una prova dura, è pesante e la sofferenza si sente. Il percorso di mediazione familiare aiuta le coppie proprio in questo, cerca di costruire la “coppia genitoriale separata” partendo da quella coniugale, che non esiste più.

 

Sempre “nel mezzo”: faticoso ma necessario
Stare in mezzo è faticoso anche per il mediatore, perché siamo tutti essere umani, ognuno con la propria sensibilità, ma è necessario e… si impara. Personalmente, ciò che mi aiuta è cercare di vedere il lato positivo nelle persone che incontro e valorizzare la loro umanità che il conflitto ha offuscato. Questo sentirsi capiti e accolti, da una persona esterna al conflitto, li aiuta le persone a stare meglio, a sentirsi supportati e a trovare nuove risorse che gli permettano di pensarsi in un modo diverso e più sereno.

 

Alma Bianchi

2022  UCIPEM NAZIONALE   globbers joomla templates