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Un anno fa, sui social, si trovavano “post” più o meno simpatici che tutti ci divertivamo a condividere. Uno di questi sosteneva che passata la pandemia la professione di avvocato divorzista sarebbe stata molto gettonata.

Era una battuta scherzosa, ma effettivamente coglieva un aspetto molto importante delle dinamiche umane.

In quest’ultimo anno e mezzo la pandemia da Covid-19 ha rappresentato un evento molto forte sul piano sanitario ma non solo. Ha avuto pesanti ripercussioni anche sul piano economico, sociale, psichico e relazionale: dalla paura della morte personale o dei propri cari (purtroppo spesso verificatasi), al forzato isolamento e venir meno di tutta una serie di contatti sociali e corporei; dal disgregarsi dei ritmi e delle abitudini lavorative e scolastiche, alla convivenza forzata con i familiari ed al venire meno delle attività di svago e di scarico delle tensioni.

Il nostro modo consueto di essere e il nostro mondo, con tutti gli equilibri più o meno stabili, si è trovato ad impattare con un evento potentemente destrutturante.

In una prima fase, in cui prevaleva la paura e lo smarrimento, molte persone hanno reagito istintivamente con un senso di alleanza, condivisione e sostegno di fronte al male comune. Ciò ha comportato un intensificarsi del senso di vicinanza, fraternità e solidarietà.

Il senso di coesione ha aiutato tante persone a superare i momenti difficili mettendo da parte molte dinamiche conflittuali antecedenti.  Un po’ come recita il nostro inno nazionale: “… stringiamoci a coorte …”, cioè, serriamo i ranghi.

Ma questo modo di funzionare da “emergenza”, come avviene per moltissime reazioni di tipo istintivo, è fisiologicamente programmato per una durata temporale relativamente limitata, quindi non può durare a lungo.

Dopo questa prima fase in cui le persone che ci stanno vicine vengono vissute come rassicuranti, subentra verso le stesse una sensazione di urto e di fastidio. Emerge il bisogno di aria, di spazio e di uscire dalla “grotta” che è diventata asfittica, ad ogni costo. Quante volte nei decenni passati abbiamo visto film, più o meno di valore, ambientati in situazioni post-apocalittiche, situazioni in cui alcuni ribelli sfidavano lo status quo protettivo della comunità per uscire dal rintanamento dovuto ad una grave emergenza!.

Credo che qualcosa di simile, il “liberi tutti”, le spinte centrifughe ad ogni costo, siano dietro l’angolo anche nella nostra realtà.

Poter riconoscere e gestire in modo consono queste dinamiche rappresenterà un delicato impegno per tutti noi, non solo per quanto concerne il contenimento di possibili altre ondate pandemiche, ma anche nel senso di riuscire ad accompagnare una ristrutturazione degli equilibri economici, sociali, relazionali e psichici che ordinano il nostro modo di essere.

 

Giuseppe Cesa

Psicologo – psicoterapeuta

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