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Le emozioni nei bambini con disturbi autistici

 

È evidente la presenza di una disregolazione emotiva in tutti i minori e adulti che presentano e soffrono di disturbi psicologici. In questi ritroviamo spesso incoerenza tra le reazioni, gli obiettivi, le modalità espressive e le richieste dell’ambiente sociale.[1] Quest’alterazione è molto più grave nei bambini e negli adulti con disturbi autistici, nei quali si manifesta lungo un continuum di fenomeni dai più lievi ai più intensi. Pertanto si può passare da lievi variazioni dell’umore, a comportamenti esplosivi dovuti a un sovraccarico emotivo, cognitivo e sensoriale. Sono possibili le crisi di collera furiosa, il panico improvviso, l’eccitazione fuori controllo, le manifestazioni auto ed etero aggressive, le urla, gli atteggiamenti scomposti e anche le fughe. Queste e altre reazioni emotive abnormi si presentano per motivi che, ad un osservatore esterno, possono sembrare molto banali, ma non è affatto così.[2] In realtà nei soggetti con disturbi dello spettro autistico, il sistema nervoso è costantemente messo alla prova, a causa del bombardamento continuo di stimoli sensoriali, emotivi, cognitivi, sociali, che hanno il potenziale effetto di disorganizzarlo ed è da questa disorganizzazione interna che nascono queste manifestazioni strane ed eccessive.

Anche se tutti noi abbiamo certamente vissuto più di una volta nella nostra vita, sia le emozioni sia i sentimenti, ciò che caratterizza le emozioni dei soggetti con disturbi autistici non è la qualità delle emozioni ma la loro intensità e gravità. Essi mostrano una notevole sensibilità di fronte a ogni esperienza emotiva, ma si presentano chiusi ad ogni ragionamento logico.[3] Queste persone, quando riescono a riferirle, raccontano, ad esempio, di un’intensa e incontenibile rabbia, anche se di breve durata, come quella presente nei bambini piccoli. Essi parlano di un mondo che avvertono insicuro e minaccioso, che provoca loro numerosi momenti di angoscia e terrore. Riferiscono d’intensi stimoli dolorosi che non riescono a dominare, di odori opprimenti, di caos e confusione nella loro mente, ma anche di frequenti episodi di estraniamento dalla realtà. Ricorda De Rosa: ‹‹Ero molto angosciato, arrabbiatissimo, spesso in preda a una grande ansia che non riuscivo a comunicare››. [4]

Per Franciosi:

Le persone con autismo vivono intensamente il livello presente. Il loro paesaggio interiore è connotato da amplificazioni: paure intense, tristezze infinite, collere furiose, pensieri assorbenti, eccitamenti fuori misura. Sono costantemente esposti ad alti livelli di tensione interna, che si manifestano in molte forme: reattività alle piccole frustrazioni, resistenza al cambiamento, ossessività, comportamenti compulsivi, pensiero rigido e inflessibile, tendenza alla perseverazione, adesione rigida ai rituali, crisi acute di angoscia provocate dagli imprevisti, inquietudine manifestata di fronte all’impossibilità di riportare immediatamente le cose al loro ordine. La paura, in certo casi, si trasforma in terrore fobico, dando luogo a improvvise e frequenti oscillazioni del tono dell’umore.[5]

La disregolazione, nei soggetti con sintomi di autismo è evidente dalla mancanza di gradualità, che caratterizza le risposte emotive di queste persone.[6]

I deficit nei processi di regolazione emotiva possono condurre a comportamenti apparentemente senza scopo, disorganizzati, disorientati ma anche a condotte di evitamento, fuga, comportamenti oppositivi, variazioni improvvise di tonalità affettiva, instabilità dell’umore, risposte inappropriate, difficoltà a mantenere una risposta emotiva stabile, rigidità espressiva, iperattività motoria, tensione muscolare, cambiamenti posturali e vocali ma anche aumento di azioni ripetitive.[7]

Da Giuseppe, un ragazzo quasi adolescente con sindrome di Asperger, che abbiamo seguito nel tempo, questo mondo intimo e personale nel quale egli cercava di sopravvivere con grandi sforzi, era descritto come “l’inferno”. Alla nostra richiesta di chiarirci meglio che cosa intendesse affermare con questa terribile parola, ha aggiunto soltanto che era meglio per noi e per il nostro equilibrio mentale, evitare di spiegarci il termine che aveva usato.

Purtroppo la documentazione che abbiamo su questo “inferno” da parte di altri bambini e adulti con la stessa sindrome, è notevolmente corposa e gli dà ragione. Queste emozioni negative spesso sconvolgenti e intense, che sono presenti nei soggetti con sintomi di autismo, si notano facilmente dai loro disegni e racconti, i quali evidenziano un mondo interiore gravemente confuso e disordinato, instabile e pauroso, truce e crudele. Un mondo che in certi momenti riesce a sconvolgere i pensieri, le azioni e i desideri di questi bambini. Un mondo che rende notevolmente dolorosi e penosi molti momenti della loro vita.

La Williams afferma di essere certa di avere e vivere emozioni e sentimenti, ma nota la sua difficoltà a comunicarli correttamente agli altri. [8]Per la stessa autrice ciò che caratterizza l’autismo è proprio la disregolazione emotiva.

L’autrice scrive:

Credo che l’autismo sia la condizione in cui ciò che non funziona adeguatamente è un tipo di meccanismo che controlla l’emotività, così che un cervello normale, in un corpo relativamente normale, non riesce ad esprimere se stesso con la profondità di cui sarebbe altrimenti capace.[9]

La Grandin, un’altra donna con autismo ad alto funzionamento, così descrive le proprie emozioni: ‹‹Alcuni ritengono che le persone con autismo non abbiano emozioni. Io ne ho, eccome, ma sono più simili alle emozioni di un bambino che a quelle di un adulto››. [10]

E poi aggiunge:

 Le mie emozioni sono più semplici di quelle della maggior parte delle persone. Non so cosa siano le emozioni complesse in una relazione umana. Io capisco soltanto le emozioni semplici, come la paura, la rabbia, la gioia, la tristezza.[11]

Sullo stesso argomento l’autrice afferma: ‹‹Nei bambini autistici la tendenza a rapidi mutamenti emozionali è piuttosto frequente a un’età successiva, in cui a volte presentano gli schemi emozionali di un bambino piccolo››.[12]

Le emozioni in questi soggetti sono molto vicine a quelli di un bambino piccolo, proprio perché il loro sviluppo psichico e affettivo non ha avuto la possibilità di evolversi normalmente. Tuttavia nel momento in cui il loro mondo interiore migliora, la loro maturità emotiva ed affettiva cresce rapidamente, tanto che essi si rivelano desiderosi di affetto, attenzione e vicinanza che manifestano mediante degli espliciti comportamenti teneri e delicati ma anche mediante parole di gratitudine, verso chi è disponibile a capirli e ascoltarli e dimostra con i fatti e non certo solo con le parole, di rispettare i loro bisogni emotivi.

L’esempio più evidente l’abbiamo avuto proprio da Giuseppe, del quale abbiamo detto sopra, il quale, nel momento in cui è migliorata la sua grave ansia e tensione interiore, quasi in ogni seduta, pur di continuare a provare la gioia di parlare ed essere ascoltato, prospettava a me e ai suoi genitori il desiderio di avermi a casa sua: in occasione del suo onomastico, del compleanno o anche soltanto per una semplice passeggiata.

Lo stesso ragazzo fece un commovente racconto nel quale evidenziava il suo bisogno e desiderio di avere il suo vecchio dottore che egli chiamava “Doc” sempre con sé:

Un vecchio cellulare per amico

‹‹C’era una volta un vecchio cellulare di nome Doc. Aveva problemi ad accendersi perché la batteria era malandata. Un ragazzo di 20-25 anni lo trovò ed iniziò a ripararlo e poi iniziò a programmarlo. Solo che poi il ragazzo scordò dove lo aveva messo. Non lo trovò, ma alla fine lo trovò, ma non era più funzionante perché la carica era finita. Visto che era l’ultimo telefono al mondo di quel tipo e tutti i caricabatteria erano distrutti, ad un certo punto ricordò ciò che gli aveva insegnato un suo caro amico, prima di essere esiliato, ovvero, che poteva recuperare cpu e ram da un altro telefono. Quel telefono si risvegliò ed era più veloce e disse: “Cosa mi hai fatto?” e lui: “Ti ho modificato per salvarti la vita”. Ed il telefono rispose: “Grazie mille finalmente”. E vissero per sempre felici e contenti››.

L’interpretazione di questo racconto non è difficile. Il ragazzo avverte il vecchio medico che lo segue come una delle poche persone che lo comprendono e lo mettono a proprio agio. Pertanto per lui questa persona è diventata importante, tanto importante che egli vorrebbe ringiovanirla per farla vivere di più, così come si potrebbe fare con un vecchio cellulare, aggiornando le sue componenti essenziali!

Nei disegni effettuati nei soggetti con autismo, non ritroviamo quasi mai i classici elementi presenti nei disegni dei bambini normali: casette con balconi fioriti, soli splendenti, alberi, altalene e bimbi che giocano in mezzo al prato. Quando non riescono a controllare le loro gravi pulsioni interiori, sono presenti soltanto dei caotici scarabocchi, ma se il loro mondo intimo è un po’ più sereno e controllato, l’osservatore riesce facilmente a scorgere nei loro disegni una realtà interna deformata e alterata a causa delle intense pulsioni emotive presenti nella loro psiche. Una realtà nella quale predominano la confusione e l’angoscia, il terrore e l’aggressività, le paure e la violenza. 


[1] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 37.

[2] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 22.

[3] Brauner A., Brauner F. (2007), Vivere con un bambino autistico, Firenze, Giunti, p. 36.

[4] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 24

[5] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 20.

[6] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 121.

[7] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 23.

[8] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 46.

[9] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 174.

[10] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, p. 96.

[11] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, p. 98.

[12] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 100.