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Intelligenza artificiale.

 

 

Aspetti bioetici in ambito sanitario

 

 Autore: Gabrio Zacché

 

L’intelligenza artificiale (IA) comprende quelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione che hanno come obiettivo di imitare alcuni aspetti dell’intelligenza umana, per sviluppare “prodotti informatici o macchine” in grado sia di interagire e di apprendere dall’ambiente esterno, sia di assumere decisioni con crescenti gradi di autonomia.

Gran parte dei timori e delle incertezze attuali sull’IA si basano sulla presupposizione di situazioni oggi ancora irrealistiche come la “sostituzione” della capacità decisionale dell’umano, o la “autonomizzazione” della macchina che può sfuggire al controllo dell’umano. Per quanto teoricamente possibile, siamo ancora lontani da questo scenario. L’IA è uno strumento potente ma accessorio alla decisione umana.

Il problema semmai riguarda il fatto che un sistema esperto che diventa ottimale nel suggerire “decisioni” all’uomo rischia di ridurre l’attenzione umana con la possibile conseguenza della riduzione delle abilità umane.

 

Applicazioni in medicina

L'IA è stata impiegata in un'ampia varietà di campi e applicazioni come la medicina, il mercato azionario, la robotica,  la ricerca scientifica e perfino i giocattoli. In alcune applicazioni si è radicata a tal punto all'interno della società o dell'industria da non essere più percepita come intelligenza artificiale.

Oggi nella medicina esistono già molte applicazioni di IA finalizzate a migliorare la pratica sanitaria. Fondamentali gli algoritmi: programmi che risolvono una classe di problemi attraverso un numero finito di istruzioni elementari chiare e non ambigue.

 

Con queste modalità si riduce in particolare l’incertezza diagnostica, fisiopatologica, terapeutica e prognostica, incrementando la predizione dell’insorgenza o evoluzione delle patologie. Si creano inoltresistemi robotici. Questi sono dei sistemi integrati che fanno riferimento all’umano integrando: capacità computazionali (il pensiero), immagazzinamento dati (la memoria), apparati sensoriali (la vista, l’udito, il tatto) e gli attuatori per generare azioni fisiche (il sistema muscolo scheletrico).

La sinergia di questi fattori è applicata all’interno del robot per operare secondo le necessità dettate dall’operatore (il medico).

Molti i sistemi brevettati utilizzabili. Tra questi ad esempio “Expert System”, un’applicazione che consente ai ricercatori biomedici e scientifici di cercare, filtrare e fare controlli incrociati d’informazioni critiche presenti nei principali database di studi clinici, pubblicazioni scientifiche nonché flussi di dati provenienti da fonti aperte e social media. È aggiornata e arricchita in tempo reale.

 

Nella pandemia Covid-19

La IA è utilizzata per dare un contributo decisivo alla lotta contro il virus Sars-Co V-2. Trattandosi di un’epidemia e con una diffusione repentina, su una scala globale, è indispensabile avere strumenti altrettanto veloci e applicabili simultaneamente in aree diverse. Molteplici gli usi fatti dell’IA e come prevalenti:

- osservazione e predizione dell'evoluzione degli andamenti della pandemia;

- finalità diagnostiche della patologia;

- ricerca di un vaccino o di una cura;

- assistenza al personale sanitario e ai pazienti;

- condivisione della conoscenza e rilevazione della disinformazione;

- controllo e tracciabilità dei comportamenti della popolazione.

 

Problemi etici emergenti

 

L'intelligenza artificiale è una disciplina dibattuta tra scienziati e filosofi poiché manifesta aspetti etici oltre che teorici e pratici. Partendo dalla premessa per cui i governi devono garantire l’impiego dell’Intelligenza Artificiale nel massimo rispetto dell’etica, nell’aprile del 2019, l’Unione Europea ha elaborato il suo Codice Etico, predisposto da un gruppo di 52 esperti, che contiene le linee guida su utilizzo e sviluppo di sistemi di IA. Il principio base è: la IA deve tenere l’uomo al centro e deve essere al servizio del bene comune per migliorare il benessere e garantire la libertà.

In ambito sanitario questi a mio avviso i problemi principali:

1-     Nella relazione paziente-medico. Non esclude la specificità della relazione tra medico e paziente. L’IA va considerata esclusivamente come un aiuto nelle decisioni del medico, che rimangono controllate e supervisionate dall’uomo.

2-     L’affidabilità e l’opacità degli algoritmi.Bisogna ricordare che è l’uomo (con l’aiuto della macchina) che raccoglie e seleziona i dati, e che costruisce algoritmi. Per un essere umano è praticamente impossibile analizzare l’enorme quantità di calcoli compiuti dall’algoritmo e scoprire esattamente come la macchina è riuscita a decidere, quindi fornire una spiegazione al paziente. Può non tenere conto delle varianti che può presentare un particolare paziente. Può indurre a privilegiare una classe di farmaci rispetto ad una altra classe che abbia le stesse indicazioni per un determinato sintomo o patologia. Può privilegiare un percorso diagnostico che favorisca l’utilizzo di determinati reattivi piuttosto di altri. Può suggerire l’impiego di determinate apparecchiature e tecnologie più costose in alternativa ad altre più economiche. Può influenzare il medico a prescrivere trattamenti piuttosto che a stimolare il paziente a migliorare buoni stili di vita.

3-     Tra privacy e condivisione dei dati.L’insistenza sulla protezione della privacy e confidenzialità è spesso sottolineato come un ostacolo allo sviluppo della IA. Esistono metodi e tecnologie per eseguire le transazioni di dati preservando la sicurezza dei dati.

4-     Consenso e autonomia.Il consenso informato a trattamenti sanitari basati su IA può influire sull'autonomia del paziente. Il paziente ha ancora idee molto confuse sulle applicazioni dell’IA, ne verifica i vantaggi, ma non ne comprende appieno i rischi.

5-     La responsabilità.L'automazione in medicina può contribuire alla riduzione degli incidenti e della mortalità. Ma le macchine possono essere mal programmate e mal impiegate.

6-     La formazione in ambito medico, tecnologico e sociale.Necessaria la reimpostazione dei programmi di educazione medica, destinando una parte significativa della formazione del futuro medico alle problematiche derivanti dalla digitalizzazione della medicina che sta alla base delle tecnologie di IA di cui il futuro medico dovrà usufruire essendo in grado di comprenderne vantaggi, limiti e pericoli. E’ auspicabile un rinnovato incontro tra cultura scientifica ed umanistica. Ciò suppone, secondo l’economista Marco Magnani, una attenzione alla formazione integrale, dove il quoziente emotivo abbia uguale valore di quello intellettivo: “La tecnologia fornisce all’uomo l’opportunità di concentrarsi su quelle mansioni che, nell’ambito di ogni professione, generano maggior valore aggiunto. Quelle basate su caratteristiche difficili da automatizzare, come pensiero critico e creativo, capacità di risolvere problemi e prendere decisioni, empatia e altre dimensioni dell’intelligenza emotiva, attitudini relazionali, sociali e comunicative”.

 

La problematica etica quindi è riassunta dallo slogan: per una medicina “con” le macchine e non “delle” macchine, affinché la tecnica non diventi una forma di espropriazione dell’umano. Ogni tecnica è ambivalente. L’uso, per non essere tossico, richiede, come scrive la bioeticista Susy Zanardo (2020) “l’intelligenza della somministrazione e il governo responsabile dei mezzi”.

 

Gabrio Zacché

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