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COVID-19

Vaccini e sicurezza dei vaccini

 

 

Autore: Paolo Costa

Le malattie umane, fino ad ora conosciute, sostenute da infezioni virali sono oltre 100, alcune delle quali identificate negli ultimi 20 anni; basti ricordare SARS, Influenza aviaria H5/N1, influenza pandemica H1/N1, MERS.

 

 

A fronte di questa grande numerosità, che in diversi casi si associa a malattie gravi fino ad essere mortali, i virus per i quali esistono farmaci in grado di curare le rispettive malattie, non necessariamente guarendole, sono limitati ad un breve elenco: Herpes Simplex, Herpes Varicella-Zoster, Cytomegalovirus, Virus Epatite B, Virus Epatite C, HIV, Virus Influenzale. Non è pertanto assolutamente strano che i farmaci per curare la Covid-19 siano pochi e di efficacia limitata. Non si può dimenticare, inoltre, che la sintesi di farmaci antivirali efficaci, ha sempre richiesto tempi lunghi. Il Virus dell’epatite B è noto dal 1965 e il primo farmaco antivirale ad azione diretta efficace (Lamivudina) è entrata in uso nei primi anni 2000; il virus dell’epatite C è stato identificato nel 1989 e solo nel 2014 si è reso disponibile il primo antivirale ad azione diretta (Sofosbuvir). Per l’infezione da HIV, nota dalla prima metà degli anni 80, i primi farmaci veramente efficaci sono entrati in uso dopo circa 15 anni. In tutti gli altri casi il ruolo della terapia è indirizzato a sostenere le funzioni vitali dell’organismo e, migliore delle ipotesi, ad eliminare il virus.

 

Le armi contro i virus

 

Le armi più consistenti a disposizione della medicina nei confronti dei virus, non sono mai stati i farmaci ma i vaccini, che hanno saputo prevenire malattie causate da molte infezioni virali. Basti ricordare alcuni vaccini a tutti noti e altri meno consueti: Morbillo, Rosolia, Varicella-Zoster, Epatite B, Epatite A, Influenza, Parotite, Rotavirus, Papilloma virus, Febbre Gialla, Dengue, Encefalite giapponese, Encefalite da zecche, Rabbia, Ebola…e altri ancora.

In alcuni casi la vaccinazione di massa ha portato addirittura alla eradicazione della malattia virale, come è accaduto per il Vaiolo, in altri tale obiettivo si spera possa essere raggiunto a breve come nel caso della poliomielite o, come è negli auspici, per il morbillo.

Queste sono le premesse, suffragate dai fatti, che devono farci capire la straordinaria importanza della vaccinazione contro l’infezione da SARS-CoV2.

 

Vaccini anti SARS-CoV2 e tempistica

 

Non c’è dubbio che lo sviluppo dei vaccini in questione sia avvenuto con tempistiche molto ridotte rispetto a quelle convenzionali. Le Autorità Sanitarie nazionali e internazionali sottolineano come molti fattori abbiano contribuito al risultato: impegno massiccio e globale della comunità scientifica; grandi investimenti dell’industria farmaceutica e degli stati;  tecnologie estremamente avanzate e innovative messe in campo; ricerche già condotte in passato sulla tecnologia dell’RNA-messaggero; studi recenti sui coronavirus umani  re-

sponsabili della SARS e MERS; produzione dei vaccini parallelamente agli studi e al processo di autorizzazione;  valutazione da parte delle agenzie regolatorie dei risultati ottenuti contemporaneamente e non dopo il completamento di tutte le fasi degli studi (rolling review),come si fa abitualmente; ottimizzazione della parte burocratica/amministrativa. Nel caso della rolling review queste procedure vengono effettuate in tempi e con modalità molto più agili del normale: l’EMA offre alle aziende orientamento e supporto per presentare la domanda di approvazione, e si avvale di procedure rapide di analisi, valutando i dati non appena si rendono disponibili. Nelle situazioni di emergenza, questa procedura, garantisce una valutazione il più veloce possibile, comunque completa e approfondita rispetto a tutti i requisiti di sicurezza, efficacia e qualità del vaccino. Al termine del processo di valutazione, l'EMA può raccomandare un'autorizzazione condizionata all'immissione in commercio: un tipo di approvazione dei farmaci riservata a situazioni di emergenza, come nel caso della pandemia da SARS-CoV-2. Le autorità regolatorie fanno ricorso a questo strumento se il beneficio del farmaco supera chiaramente il rischio legato al fatto che non tutti i dati sono ancora disponibili. L’autorizzazione condizionata si basa infatti su dati meno completi rispetto a quelli richiesti per una “normale” procedura di approvazione e immissione in commercio. Tuttavia, una volta concessa, le aziende sono obbligate a fornire entro determinate scadenze ulteriori dati per confermare che i benefici continuino a superare nettamente gli eventuali rischi.

La consistenza degli studi registrativi è difficilmente discutibile se consideriamo la numerosità dei soggetti arruolati, di cui circa la metà sottoposti a vaccinazione e l’altra metà a controllo con placebo: Pfizer-Biontech 43.448, Moderna 30.351, Astrazeneca 23.745, Johnson&Johnson 43.783. Per un confronto, a titolo esemplificativo, riporto che lo studio registrativo di uno dei più recenti vaccini contro l’infezione da HPV è stato condotto su 29.953 donne di cui 16.142 sottoposte a vaccinazione. Non c’è dubbio che, come per tutti i nuovi farmaci, quando si passa da un impiego comunque numericamente limitato ad una somministrazione di massa possono modificarsi i risultati di efficacia e altrettanto le conseguenze in termini di effetti indesiderati.

 

Efficacia

 

L’efficacia, dopo pochi mesi dall’inizio della campagna vaccinale in diversi paesi del mondo, è testimoniata, senza dubbio, anche dai risultati di diversi studi sul campo sintetizzati, in parte, nella tabella che segue:

 

 

Tipo di vaccino

Riduzione Infezione

Riduzione Malattia sintomatica

Riduzione Malattia grave

Riduzione Ricovero in ospedale

AstraZeneca (1 dose)

-

76%

 

94%

AstraZeneca (2 dosi)

-

66-81%

-

100%

Pfizer (1 dose)

46%

57%

62%

74%

Pfizer (2 dosi)

92%

94%

92%

87%

 

In Gran Bretagna, a seguito della vaccinazione di massa, la mortalità settimanale per Covid-19 è scesa da 79 a 11 decessi per milione di abitanti. Diversi studi, in vari paesi tra cui l’Italia, hanno documentato una riduzione fino al 90% della Covid-19 negli operatori sanitari vaccinati rispetto ai non vaccinati. Negli USA dove, a tutto il 10 Aprile 2021, sono state somministrate 183.000.000 di dosi e il 60% della popolazione sopra i 65 anni ha completato il ciclo vaccinale, la mortalità per Covid-19 è in progressiva e rapida riduzione: circa 3400 decessi medi al giorno nella seconda settimana di Gennaio ’21, 1500 nella seconda settimana di Marzo e 675 nella seconda settimana di Aprile.

 

Effetti indesiderati

Così come sono innegabili i risultati, altrettanto lo sono gli effetti indesiderati: i dati della sorveglianza AIFA (dal 27/12/20 al 26/02/21), dopo la somministrazione di 4.118.277 dosi, riportano sospette reazioni avverse nello 0.7% dei casi, con un tasso di eventi severi pari a 44 ogni 100.000 dosi somministrate.  Ma il problema che ha comprensibilmente creato più allarme è legato al vaccino AstraZeneca, il cui percorso è stato senza dubbio molto controverso fin dall’inizio. In base a quanto rilevato dall’EMA, al 22 Marzo 2021 sono stati segnalati complessivamente 62 casi di trombosi del seno venoso cerebrale più 24 casi di trombosi venosa splacnica, 18 dei quali mortali, su circa 25 milioni di persone vaccinate (tasso complessivo 0,00344 ogni mille persone vaccinate; letalità 0,72 per milione di persone vaccinate). Al 4 di Aprile 2021 i casi segnalati di trombosi venosa cerebrale e splacnica sono 222 su circa 34.000.000 di dosi somministrate, senza variazioni significative delle dimensioni del problema. Due studi pubblicati su una importante rivista internazionale il 9 Aprile 2021 confermano il possibile legame tra il vaccino e una rara variante di “piastrinopenia autoimmune con fenomeni trombotici”. Analoghi eventi hanno portato alla temporanea sospensione, negli USA, del vaccino Johnson&Johnson.

Conclusioni

La doverosa prudenza nei confronti di effetti indesiderati severi associati al vaccino, oltre alla consapevolezza che le nostre conoscenze sono in continuo divenire, non può far passare in secondo piano lo straordinario impatto epidemiologico della pandemia (OMS): all’11 Aprile 2021 134.957.021 casi riportati nel mondo con 2.918.752 morti (2.16%); 47.528.894 casi con 1.008.023 morti (2.12%) in Europa; 3.754.077 casi con 113.923 morti (3%), oltre due volte la città di Mantova in un anno. Ma non basta, in Italia l’eccesso di mortalità complessivo, durante la prima e seconda ondata epidemica del 2020, ha raggiunto quasi il 50% rispetto agli analoghi periodi del quinquennio 2015-2019. I numeri sono quelli di una guerra tra le peggiori mai verificatesi che, oltre allo straordinario tributo in termini di salute pubblica e di vittime, ha pesantemente condizionato la vita sociale e il sistema economico a livello mondiale. Evitiamo di cadere, come scrive Enrico Bucci in un significativo articolo pubblicato sul “Foglio” del 13 Aprile, nella “paralizzante fallacia da perfezione irraggiungibile”: per combattere efficacemente la pandemia da SARS-CoV-2, senza sottostimare o nascondere i problemi, la strada da percorrere, in attesa di terapia altrettanto efficace, è comunque quella della vaccinazione.

 

Paolo Costa

Infettivologo

Mantova, 14 Aprile 2021